Tre settimane a zonzo per il Sud -Est asiatico

Dopo mesi di ricerca su Internet abbiamo comprato i biglietti per KL con Malaysia a 716 euro gli adulti e 545 il cucciolo di casa. Siamo partiti il 23 Giugno da Fiumicino e siamo tornati il 13 Luglio
Il volo è stato piacevole, specialmente per quanto riguarda il programma di intrattenimento, in punto servizio una classe economica vale l’altra. All’arrivo abbiamo preso un taxi a 62 ringitt, veramente al desk avevano provato ad ammollarci la limousine con la scusa dei bagagli, ma 180 ringitt mi sembravano tanti e così quando ho detto che avremmo preso il treno è miracolosamente spuntata una macchina abbastanza capiente.
Abbiamo soggiornato a KL per due giorni,abbiamo prenotato con una agenzia sul web, 2 camere per due notti al Melià, di fronte al Times square shopping center, in totale 132 euro colazioni escluse.
La prima serata malese l’abbiamo trascorsa cenando sulla Menara tower, al Seri angkasa revolving restaurant, è stata una esperienza piacevole, il conto stratosferico per la Malesia… 523 ringitt, come a dire 30 euro a testa. La città l’abbiamo visitata usando i bus KL hop and off, è pratico, economico e il biglietto dura tutto il giorno.
Kuala Lumpur ci è piaciuta, è moderna e tradizionale allo stesso tempo, Merdeka square ci ha affascinato con la sua atmosfera coloniale e le Petronas poi sono bellissime come d’altronde il gigantesco shopping center situato ai loro piedi, dove per il colmo della fortuna c’erano i SALDI !!!
Il 26 Giugno abbiamo preso un bus dalla stazione centrale e siamo andati al LCCT, il terminal di Air Asia da lì abbiamo raggiunto BKK dove siamo rimasti 4 notti.
L’albergo era lo Zenith nella zona di Sukumvit, a soi Nana, l’avevamo prenotato con Sawadee.com al prezzo totale di circa 360 euro. Se devo essere sincera non mi ha entusiasmato, avevamo pagato una suite per 4 notti ma guardando le foto nella hall c’è sembrato che ci avessero assegnato una superior qualsiasi, inoltre l’albergo è frequentato esclusivamente e ribadisco esclusivamente, da clientela araba. Quindi un senso di grande disagio in piscina quando cerchi di farti 4 bracciate e ti accorgi di essere l’unica donna in costume, ancorché un castigatissimo olimpionico, mentre tutte le altre sono coperte dalle palandrane nere a mo’ di Belfagor, (e chi è degli anni ‘60 sa a chi mi sto riferendo) che lasciano a malapena scoperti gli occhi.
E’ stato scioccante vedere come si è trasformata la città, è vero che mancavamo da 20 anni ma in certi momenti mi sembrava il set di Blade runner! Siamo ritornati nei soliti posti come il Grand palace e Budda vari, in più stavolta siamo andati ad Ayuttaia, l’antica capitale con una gita organizzata: andata in pullman e ritorno in battello sul fiume, prezzo 1800 bath gli adulti e 1200 il bambino, comprensivi degli ingressi e del pranzo. La passeggiata a dorso di elefante nei giardini fra le rovine si paga a parte (e manco poco!).
A causa del traffico micidiale per spostarci in città abbiamo scelto di usare lo sky train e i battelli fluviali che fermano vicino ai luoghi di maggior interesse, l’abbonamento giornaliero per il battello costa 100 bath, ti attaccano un adesivo sulla maglietta e se non te lo perdi sali e scendi tutto il giorno dove ti pare. Soltanto per andare a vedere il budda d’oro a wat Trimit ci siamo un po’ incasinati, ma per il resto è andato tutto ok, specialmente lo shopping al Siam Paragon.
Per quanto riguarda il cibo, Dio benedica le food hall dei grandi magazzini e il ristorante italiano che si trova proprio all’uscita soi Nana dello sky train, il suo cuoco, almeno un paio di sere, mi ha salvato dall’accusa di infanticidio.
Il 30 giugno, sempre con Air Asia, abbiamo raggiunto Singapore, che, caldo allucinante e micidiale a parte, ci è piaciuta moltissimo, sembra la Svizzera messa all’Equatore. A Singapore c’è il bello dell’Asia con le sue atmosfere esotiche, i colori, i profumi ed i sapori in un contesto di pulizia ed ordine che qui neanche ce lo sogniamo. Dall’aeroporto abbiamo preso un taxi che ad un prezzo ragionevolissimo ci ha portato al nostro albergo, il Fort Canning Lodge dove avevamo prenotato una suite familiare a 250 dollari di Singapore a notte. L’albergo fa parte degli YWCA e questo vuol dire pochi fronzoli ma una robusta prima colazione, una bella, grande e rinfrescante piscina, una comodissima lavanderia a gettoni nel basement, il tutto a due, ma proprio due passi, da Orchard Road.
La città si visita velocemente, anche qui abbiamo usato i bus turistici che ti consentono di scendere per visitare i luoghi che ti interessano, i percorsi sono due, uno più storico così per dire (purtroppo il fatto di essere romana in questo senso mi influenza non poco) e l’altro più modernista. Abbiamo usato anche la metro che è spettacolare in quanto ad efficienza e pulizia. Naturalmente la presenza dei figli ci ha costretto alla visita di Sentosa Island, con tanto di teleferica, delfinario, acquario e farfallario (ma si dice farfallario?) dove per colmo della sfiga, a causa del caldo allucinante si è impallata la telecamera. Ci è piaciuto molto anche il giardino botanico e la zona dei quais, cioè il lungofiume dove consigliamo assolutamente un ristorante italiano dal nome di una nota via romana della dolce vita (ancora non ho capito se posso nominare i locali dove siamo stati bene), in cui, a prezzi assolutamente italiani, abbiamo mangiato linguine allo scoglio che un altro po’ manco nella patria natìa.
Il 3 Luglio siamo andati a Malacca con un bellissimo autobus a 24 posti che parte da una zona di Singapore ke si chiama Golden mile o qualcosa del genere. Il viaggio dura circa 5 ore, si fa dogana per rientrare in Malesia e bisogna scendere con i bagagli dal bus che ti aspetta oltre il confine. A Malacca abbiamo dormito una notte all’Aldy hotel, si trova proprio di fronte alla collinetta dello Stadthuis, praticamente nel cuore della città che, a causa del clima rovente, abbiamo visitato in risciò, compresa la sosta al tempio cinese e al calzolaio dei bondage feet, il quale naturalmente ci ha rifilato un paio di scarpine a SOLI 90 ringitt… ma d’altronde qualcosa bisognerà pur mostrare ai compagni di scuola, al ritorno, no?
Non so se sia stato per il caldo tremendo ma secondo me Malacca non vale la sosta che abbiamo fatto, nel senso che si può tranquillamente visitare da Kuala Lumpur in giornata.
Tornati nella capitale con il taxi al prezzo di 250 ringit, abbiamo preso un bus a lunga percorrenza dalla stazione Putra e dopo una notte di viaggio, il 5 luglio, siamo arrivati a Kuala Besut per imbarcarci per le Perhentian.

Quando siamo scesi dal bus con armi e bagagli, aspettavamo di vedere spuntare il ragazzo del Tuna bay; erano le 5.30 notte e buio pesto, gli altri passeggeri erano stati subito prelevati dalle lore agenzie di riferimento, invece noi lì come 4 fessi ad ascoltare i primi canti dei galli e il richiamo del muezzin che, forse, in altre circostanze sarebbe stato anche caratteristico e pieno di colore locale, ma in quei momenti ci faceva sentire ancor più abbandonati in mezzo al nulla .
Alle 6.30 se ne spunta il tipo che aspettavamo dicendo che aveva dovuto pregare (che faccia di bronzo…) e dopo averci fatto riempire un paio di moduli nella sede dell’agenzia tuna bay ci accompagna all’imbarco.
Pagata la tassa per il parco marino ci imbarchiamo e dopo circa 50 minuti arriviamo al Tuna bay.
Abbiamo un family bungalow garden-jungle a 360 r. al giorno. Le isole sono molto rilassanti, non c’è un gran che da fare a parte le immersioni e lo snorkelling.
Con i taxi boat ce ne andiamo in giro fra un isola e l’altra e da una spiaggia all’altra di besar. Quella del PIR è bellissima, ampia e dalla sabbia candida, al largo abbiamo visto una tartaruga gigante che ci è emersa vicino per respirare!
La mattinata del 6 l’abbiamo trascorsa a Kecil, a Long beach; la spiaggia è molto bella ma è un po’ trascurata: ci sono diversi cantieri e molti mucchi di spazzatura in giro. E’ più easy going rispetto a Besar, piena di ragazzi, divertente e mi sembra, anche più economica.
Il giorno dopo siamo andati con K., il ragazzo dell’Abdul chalets a fare snorkeling al light house dove c’erano dei coralli bellissimi e poi in un’altra isoletta che chiamano Rawa ma non c’entra niente con quella vicino a Redang.
Il giorno dopo abbiamo raggiunto Redang, con un’altra barca insieme a 4 francesi (particolare non insignificante se pensate che l’amore di mamma si è presentato all’imbarco con il completo della nazionale e per 45 minuti di traversata non ha fatto che cantare: po popo po popopoooo) il prezzo è stato di 500 ringit., Redang ci è sembrata notevolmente più grande e incasinata rispetto al nostro piccolo arcipelago, comunque di fronte al Berjaya in 2 metri d’acqua abbiamo visto una murena dall’aria cattivissima… e poi pesci pagliaccio, napoleone e tantissimi altri.
Abituati come siamo ai cefaletti e alle occhiate del nostro canale d’Otranto potrete comprendere l’emozione! Al ritorno stop a Lang tengah per vedere i baby sharks.
Il 9 Luglio ci mettiamo d’accordo con un altro ragazzo e ci porta sulla punta del piccolo promontorio che divide la baia del flora bay dalla spiaggia dove si trovano il tuna e l’abdul. C’è molto più fondo rispetto agli altri posti ed anche più corrente e meno visibilità. Mentre mi tuffo chiedo al tipo che cosa andiamo a vedere e lui mi risponde:
“Shark”. Speranzosa (e un po’ scema) gli rispondo: “ Baby shark ?”
Beh, per farvela breve, dopo 5 minuti di sgradevole nuotata il ragazzo ci indica qualcosa a una trentina di metri da noi… erano due cugini dei baby sharks del giorno prima, solo che questi, ad occhio e croce, facevano almeno un metro e mezzo l’uno!!!
Ragazzi, che strizza, con una scusa qualsiasi ho acchiappato i familiari e ho pregato il barcaiolo di dirigersi verso un luogo più tranquillo… (a me m’ha rovinato Steven Spielberg!)
Così ci siamo diretti verso Kecil dove in una baietta incantevole, mi sembra si chiami D lagoon, abbiamo nuotato in mezzo ad un branco di pesci napoleone, loro li chiamano così, forse si chiamano pesci pappagallo da noi, comunque enormi e bellissimi.
Come sempre quando si sta bene, il tempo è volato e l’11 luglio abbiamo salutato i ragazzi del Tuna bay e ci siamo recati, via Kuala besut, a Kota Bahru da dove con il solito volo Air Asia siamo rientrati a KL. Siamo scesi al Renaissance, a pochi passi dalle torri, suite nella West wing e piscina di 50 metri che ci aspettava in giardino. Appena apriamo la porta della stanza, qualcuno di mia conoscenza ha cominciato a gridare:
“Mamma, voglio essere ricco tutta la vitaaaa! “
Effettivamente la suite, fra marmi, stucchi, salotti, boudoir, vestibolo, due bagni, due televisori, fax modem e chi più ne ha più ne metta, non è affatto male, avesse affacciato sulle torri sarebbe stata perfetta, ma tenendo presente che a questo prezzo in Italia non ci vado nemmeno alla pensione Mariuccia, va bene cosi.
Cena al Suria shopping center e la mattina, dopo una colazione a buffet strepitosa, taxi per Chinatown dove andare a spendere gli ultimi ringit a caccia di Roccotarocco.
Il concierge dell’albergo non ci ha lasciato la stanza per il late check out ma ci ha detto che possiamo lasciare le valigie in custodia e poi usare lo spogliatoio della piscina per cambiarci. Che carino!
Alle 20 abbiamo preso un taxi per l’aeroporto e il solito 777 della Malaysia air ci ha riportato a casa. La Malesia è un paese affascinante, ne abbiamo visto soltanto una piccola parte, contiamo di tornarci presto. :wink:

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