Madagascar – Nosy Be, l’isola grande

Dopo 6 anni siamo finalmente tornati in Madagascar, stavolta niente tour o parchi, purtroppo gli impegni che abbiamo a casa ci impediscono di star via per più di 10 giorni e ci “accontentiamo” di stare a Nosy Be e di goderci l’isola in ogni suo aspetto.
Appena arrivati io sono rinata: la stanchezza del volo, le ore di sonno mancanti, i giorni precedenti alla partenza con le valigie da fare, la casa da pulire, le ultime commissioni e il lavoro … ecco, svanito tutto nel nulla!
Per poco non mi metto a saltare di gioia come una bambina, non vedo l’ora di immergermi tra i profumi dell’africa, i colori della gente e dei paesaggi. Il tragitto in taxi mi rapisce, anche se l’aria è un po’ troppo fresca (sono le 6.30 del mattino) tiro giù tutto il finestrino per sentire e vedere meglio quello che mi scorre attorno, cerco di memorizzare quanti più particolari possibili, potessi dilateri i pori della pelle su tutto il corpo, chiudo gli occhi e annuso l’aria … il profumo di vaniglia e terra bruciata … credo di essere in una sorta di trance. Poi tutto ad un tratto l’auto si ferma e l’autista scende di corsa … *-) Strano, non c’è nulla attorno a noi, mi riprendo un attimo e Tonga (la nostra guida nelle future escursioni) che è seduto davanti dalla parte del passeggero, si gira e ci dice “Pissare … ” e poi scende anche lui …. hai capito!?!?!?! All’autista scappa la pipì!!!! … e pure a Tonga a quanto pare …
Finchè aspetto traffico un po’ sul cellulare per cambiare l’ora con quella locale (un’ora avanti), all’improvviso una grossa testa nera mi entra dal finestrino :? e mi lascia in mano una cosa verde! E’ l’autista (meno male!), un po’ timorosa guardo quello che mi ha lasciato: è solo un rametto di pepe con le bacche ancora acerbe (certo il bozzolo con il ragno che c’era attaccato lo poteva pure togliere!).
Riprendiamo la corsa e in pochi minuti arriviamo a Hellville, la capitale, per cambiare i soldi.
Appena scendiamo una valanga umana ci viene incontro, tutti ci chiedono qualcosa o ci vogliono vendere qualcosa, un vecchietto (credo sia ubriaco) parla inglese e faccio due chiacchere con lui, mi dice di non cambiare i soldi con il nostro amico (Tonga) perchè è un ladro … ovviamente lui sa da chi andare! Quando si rende conto che comunque non riceverà soldi da noi, chiede una sigaretta e se ne va, ma almeno saluta e a noi donne fa pure il bacia mano :) .
C’è una gran confusione, vedo Tonga entrare nel mercarto del pesce di fronte a noi e non resisto, lo seguo … sono troppo curiosa.
Aaaaahhhh … quante moscheeeee!!!!!! ma ci sono pesci di ogni forma e tipo, poi la carne, le spezie, i fiori e tanto tanto rumore … il banco del fegato non è proprio un bel vedere … e odorare … Raggiungo Tonga e mi dice che possiamo andare, ha organizzato tutto per la nostra cena di stasera. Bene, cambiamo i soldi e ripartiamo! :ok:
Arriviamo ai bungalow e restiamo piacevolmente sorpresi, sono proprio come nelle foto, niente di lussuoso, ma almeno abbiamo un letto comodo e un bel bagno spazioso … non c’è acqua per la maggior parte del giorno e c’è solo fredda, ma cerchiamo di non pensarci.
Non c’è corrente su tutta l’isola e le strutture turistiche hanno dei generatori che forniscono energia elettrica, ma non possono andare tutto il giorno a causa degli alti consumi di gasolio, quindi la corrente c’è solo in orari ben definiti.

Per i prossimi 10 giorni vivremo praticamente sulla terrazzetta in legno vista mare, un po’ rialzata perchè con l’alta marea le onde arrivano fin sotto, vicinissime, vedremo dei tramonti stupendi, accompagnati dalle risate dei bambini che giocano vicino a noi e che ogni tanto ci lasciano una conchiglia cantando (e chiedendo) ” bon bon” … un po’ mi manca l’addormentarmi e svegliarmi cullata dal rumore del mare e la “risata” del gechetto che avevamo in camera, le colazioni a base di frutta e pane vecchio e noi assonnati che aspettiamo ci sia l’acqua per poterci lavare la faccia, le lunghe notti a chiacchierare illuminati solo dalla luce delle nostre torce, il guardiano notturno che incappuciato e con il macete trovavamo steso la sera davanti alla porta dei bungalow (a dire il vero in un paio di occasioni l’abbiamo pure calpestato, povero …) … si, mi manca tutto questo …
Non ci siamo fatti mancare nulla, dalle fregature per prendere un taxi pagando una tratta di pochi km come il giro dell’isola (poi ci siamo fatti furbi anche noi!), alle magnifiche passeggiate sulla spiaggia, il giro dell’isola con lo scooter, la colazione in una famosa pasticceria di Hellville, i cani che ti seguono dalla spiaggia fino nei ristoranti, il filetto di zebù, l’aperitivo ad ambatoloaka, il dopo cena nei locali dove le giovani del posto “intrattengono” i turisti, il continuo contrattare per i prezzi su tutto e le escursioni alle magnifiche isole vicine.
Prima su tutte Nosy Iranja, due isole congiunte da una lingua di sabbia finissima e bianchissima, che poi sparisce con il sopraggiungere dell’alta marea, un posto dai colori magnifici.
Nosy Komba, praticamente un giardino zoologico dove si vedono un paio di serpenti, un camaleonte, delle tartarughe e dei lemuri che vengono a mangiare dalle mani dei turisti, un’occasione unica per vedere questi primati da vicino. Non c’è molto altro sull’isola, a parte i bambini e le ragazze del posto che ti seguono per venderti qualcosa, ma regala comunque delle belle immagini.
Nosy Tanikely, unico posto in cui vale veramente la pena fare immersioni e snorkeling, merita una visita il faro dell’isola e poi l’albero con le volpi volanti.
Nosy Sakatia, un paradiso, non tanto per la bellezza della spiaggia, ma per la tranquillità dell’isola, tante baiette disabitate in cui rilassarsi e fare lunghe passeggiate.
Andilana, la spiaggia più bella di Nosy Be, la parte di spiaggia libera è veramente magnifica, l’acqua è calda e c’è la possibilita di prendere degli sdrai al ristorante del koreano (unico ristorante sulla spiaggia), dove tra l’altro si mangia benissimo.
Riserva di Lokobe, qui dovrei aprire una lunga parentesi … allora, premetto che proprio non ci andava di pagaiare un’ora per arrivare all’entrata del parco. Durante il tragitto in barca per Nosy Tanikely ho chiesto a Tonga cosa fosse tutta la zona verde che si vedeva, quando mi ha risposto “Lokobè” mi sono illuminata :cattivo: : c’erano un sacco di baiette, così gli ho chiesto se era possibile arrrivare con il motoscafo e accedere al parco da lì. Si poteva fare, quindi abbiamo organizzato la nostra Lokobe alternativa … più un’uscita in notturna. Purtroppo noi donne spaventate dal buio, dai serpenti e dalla foresta in generale non siamo andate, ma viste le foto ce ne siamo pentite: di notte è un mondo animato da mille rumori e animali stranissimi, gechi foglia, camaleonti, ragni di ogni colore e forma, lemuri … Di giorno non abbiamo visto nulla: un serpente, tre lemuri e un camaleonte … tra l’altro faceva molto caldo, c’erano un sacco di zanzare e non avevamo acqua con noi! Dopo un’ora siamo rientrati stanchi, arrabbiati e delusi. Probabilmente chi fa l’escursione guidata, quella ufficiale, vede sicuramente molte più cose di noi anche se l’impressione è che gli animali vengano posizionati a dovere per facilitare la visita, ma meglio questo che non vedere nulla! Comunque ci siamo rifatti la sera successiva, anche noi donne abbiamo preso coraggio e siamo tornate di notte, facendo solo il tragitto che porta alla foresta (circa un’ora di cammino) e non la foresta vera e propria. Ne è valsa la pena, su ogni albero c’era almeno un camaleonte che dormiva, non riesco nemmeno a raccontare la varieta e quantità di animali che abbiamo visto!
Avrei altri mille aneddoti e mille incontri da raccontare, alcune escursioni non siamo riusciti nemmeno a farle perchè a volte abbiamo preferito camminare e perderci in mezzo alla gente e nei villaggi, senza orologio, senza appuntamenti, prendendo le giornate così come vengono.
Non mi sono resa conto che il nostro viaggio era finito finchè non sono uscita dall’aereoporto di Malpensa, ogni singolo giorno l’abbiamo vissuto come fosse una nuova avventura, nel bene e nel male Nosy Be (l’Isola Grande in malgascio) ci è entrata nel cuore, con il profumo di vaniglia (spesso misto a quello di smog e pesce marcio), con le sue contraddizioni, i suoi problemi e tutto il resto, è stato veramente un viaggio indimenticabile.
Ed è sempre più mal d’Africa ….

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Ci sono 13 commenti su “Madagascar – Nosy Be, l’isola grande

  1. bello e divorato tutto in un boccone che sa ancora di vaniglia, un po’ misto pesce :)
    Si entra nel racconto come quando vai a Gardaland e ne esci confuso, carico di adrenalina e con la voglia di prendere il primo volo per partire al più presto.
    Scritto proprio bene!!
    baci :love:

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