Kenya… con gli occhi e con il cuore

Sono passati più di due anni dalla nostra prima volta in Africa e per tutto questo tempo ho desiderato ritornare… Perché quella prima volta mi regalato ampi spazi, colori caldi, profumi intensi, animali liberi, sorrisi timidi di bambini… anche se l’Africa non è solo questo… è povertà estrema, fame, mancanza di infrastrutture, malattie incurabili (in Africa)…
La scelta è caduta sul Kenya, tanto decantato e amato dai turisti italiani, ma soprattutto un giusto compromesso tra l’Africa selvaggia e il buon mare.
Appena scesa dall’aereo l’agitazione del volo si trasforma in desiderio… divento impaziente voglio uscire dall’aeroporto, ma la trafila è piuttosto lunga e lenta nonostante il visto fatto a Fiumicino.
Saliamo sul pulmino che ci condurrà a destinazione, il Diani Sea Lodge a Diani Beach (circa 30 km a Sud di Mombasa) e partiamo… il tragitto, che durerà circa due ore, mi porta di colpo alla realtà Keniota… ai lati della strada immondizia su cui camminano e giocano bambini scalzi, galline magre che scorrazzano ovunque, bancarelle in cui si vende ogni cosa, case minuscole di pietra o di legno, donne che attingono l’acqua dove capita, strade dissestate, piene di buche, in alcuni punti allagate… mi vergogno. Da occidentale mi vergogno di osservare queste cose venendo qui da turista, mi sembra di spiare… indosso gli occhiali da sole e distolgo lo sguardo…
L’arrivo all’hotel ti porta in un’altra dimensione, benché non sia di lusso. Appena arriviamo nel giardino, meravigliosamente verde e pieno di palme, veniamo contattati, tramite altri ospiti, dai beach boys…
Capiamo subito che non abbiamo scelta, o li si ascolta o non ci lasceranno in pace finché non lo faremo! Alla fine, non senza aver contrattato, acquistiamo da loro le nostre escursioni, il prezzo è più conveniente e abbiamo la garanzia di un’agenzia locale alle spalle con tanto di assicurazione. Ma non è finita qui: dobbiamo acquistare anche qualche oggetto nelle bancarelle sulla spiaggia ai lati dell’hotel per poter riuscire ad arrivare al mare! Dopo questi “obblighi”, finalmente ci gustiamo due passi sulla sabbia bianca e morbida di Diani e arriviamo fino al mare azzurro e trasparente! Un paradiso… :serenata:
Paradiso che però va conquistato, ogni giorno, perché se è vero che i beach boys appostati davanti al nostro hotel ormai ci conoscono appena ti sposti e passeggi vieni affiancato da qualcuno che, apparentemente vuole solo conversare, ma che finirà per chiederti di acquistare da lui qualcosa (un oggetto, un’escursione, un pranzo…) o semplicemente di dargli qualche soldo, una maglietta, una penna…
Dopo il primo acquisto o regalo, le cose sembrano cambiare, si può parlare con loro liberamente della loro vita, delle loro abitudini, di come vedono e vivono i turisti… ma arriva sempre il momento in cui c’è una richiesta, che sia di pubblicizzare i loro servizi, che sia di un regalo… sono dei veri commerciali!!!
Nei bambini sulla spiaggia e dei villaggi toccati dai passaggi turistici ho visto l’insoddisfazione, rispetto a quelli incontrati in zone interne, per aver ricevuto “solo” una penna e un quaderno, ho percepito la “pretesa” di qualcosa di più; questo atteggiamento, benché sia giustificabilissimo vista la situazione in cui vivono, mi ha rattristato profondamente.
L’abitudine a pretendere di più, il non accontentarsi, il cercare di approfittare della gentilezza del turista probabilmente è la causa di un turismo spesso poco sensibile ai veri bisogni del paese che lo ospita, il primo pensiero va alle mance erogate a priori ai funzionari all’aeroporto per far chiudere un occhio sul peso del bagaglio, per evitare di farlo aprire o semplicemente perché per noi occidentali un euro non è nulla…
Fortunatamente ci sono anche persone che vivono il turismo in maniera diversa, che entrano nella vita quotidiana dei villaggi, che aiutano i bambini ad avere una scuola e a trovare i mezzi per andarci, che insegnano con il loro comportamento che nulla è dovuto, che un regalo va sempre apprezzato e che un sorriso non deve avere un doppio fine… una di queste persone fa parte di questo forum, Roberta/Tuppa.
Ma tornando al paradiso… quello vero lo ritroviamo durante il safari… abbiamo la fortuna di visitare due parchi, lo Tsavo est, con la sua terra rossa e la sua vegetazione rigogliosa, e l’Amboseli arido quasi desertico con piccole zone verdeggianti grazie, ci dice la guida, alle falde acquifere del Kilimangiaro, che lo domina anche se si “fa vedere” solo la mattina presto e nel tardo pomeriggio.
Gli animali, presenti in entrambi, sono a loro agio in questa natura selvaggia e incontaminata, liberi di correre, di giocare, di mangiare e di mangiarsi… LIBERI!!!
Ammetto che il safari guidato (da altri) è decisamente meno emozionante di quello “fai da te” in quanto toglie il piacere della ricerca e della scoperta ma rimane un’esperienza unica, che entra nel cuore, che non può deludere e che ti regala quel senso di infinito, di libertà, di pace che solo l’Africa e la natura possono dare…

Pin It
Tags:

Ci sono 14 commenti su “Kenya… con gli occhi e con il cuore

  1. Brava, Vero!
    hai messo “il dito nella piaga”…

    [i:4d89d62720]Fortunatamente ci sono anche persone che vivono il turismo in maniera diversa, che entrano nella vita quotidiana dei villaggi, che aiutano i bambini ad avere una scuola e a trovare i mezzi per andarci, che insegnano con il loro comportamento che nulla è dovuto, che un regalo va sempre apprezzato e che un sorriso non deve avere un doppio fine… [/i:4d89d62720]

    questa è la strada meno facile e immediata, ma migliore e più costruttiva per portare un aiuto sincero in un mondo così lontano dal nostro :rose:

  2. Devo dire che pochi parlano di questo aspetto del Kenya, che forse per chi non è preparato, potrebbe risultare anche spiacevole trovarsi in certe situazioni.
    Dopotutto siamo noi turisti che contibuiamo a questi comportamenti, che “viziamo” questa gente… ho imparato ad amare questa terra anche senza conoscerla, mi sono interessata, documentata, ho studiato ogni piccolo particolare di essa e spero che il giorno in cui ci metterò piede, non farò come la maggior parte della gente, ma riuscirò nel mio piccolo a dare il mio contributo… magari solo a strappare un VERO sorriso ad un bambino…
    ecco…questo mi basta!!!!

  3. Devo quotare tutto quello che ti hanno già detto!Spesso ho letto altri diari sul Kenya dove le persone e i vari regali e mance fatte,sembravano quasi una parte del pacchetto turistico!Brava per il diario e soprattutto per la sensibilità che hai! :rose: :bacio:

  4. E mi aggiungo anche io :)
    Ti riscrivo cose che ti ho già detto:
    l’ho letto tutto d’un fiato e lo trovo molto bello. Le cose che hai pensato tu (nella pretesa di qualcosa di più a ogni tuo gesto nei confronti della gente che hai incontrato) le penso anche io e le conosco bene. E è un male incurabile. E neanche io posso curarlo. Una volta che io lascio Mombasa, tutti i miei “insegnamenti” se ne vanno nel cesso, perché è più facile continuare a vivere come prima piuttosto che seguire un metodo un po’ complesso che porta qualche sacrificio in più a quelli che già fanno per sopravvivere.

    E’ un racconto fatto col cuore il tuo, e lo si percepisce. E si sente anche la tua tristezza profonda che è anche la mia, quella di chi sa di non poter davvero fare niente di concreto.

    Conosco bene la realtà in cui mi sono tuffata e i dolori di cui parlo nei miei racconti vengono anche dal senso di impotenza per dei cambiamenti imposti dal nostro modo di essere turisti che vogliono per forza fare del bene.

    Il tuo racconto è uno specchio della realtà così com’è e come sei riuscita a vederla in pochi giorni. E’ più di quanto tanti turisti non riescono a capire e sono felice che tu abbia colto ogni essenza.

    baciabbracci e per l’ennesima volta, grazie per quell’abbraccio a Mombasa, quando in lacrime, in coda al check in cercavo disperatamente una spalla da bagnare :)

    Roberta

  5. Cara Mandorla, ti ho chiesto il perché della piccola delusione dell’africa perché speravo di trovare in essa un po’ della mia.
    Sono tornata in Kenya dopo 11 anni (anni in cui ho visto molta africa) e sono tornata con il magone. Ricordo che dopo il primo viaggio pensai a lungo il modo per poter andare, seriamente, a vivere in Kenya. Quell’africa mi aveva strappato il cuore, mi vengono le lacrime ancora oggi, se ci penso. Quei colori, quegli odori e gli occhi dei bambini che non dimenticherò mai.
    Il tuo diario è bello, preciso.
    Ho rivisto gli stessi tramonti di allora, ho rivissuto lo stesso senso di libertà di allora, ma la gente non è più la stessa. E la colpa è anche e forse soprattutto nostra. Perché il nostro modo di essere turisti ha sicuramente contribuito ad amplificare le loro pretese. Anche se in Madagascar ad esempio sono ugualmente molto poveri ma non “pretendono”, ti chiedono, con un sorriso e ti danno la possibilità di avvicinarti a loro anche solo per parlare.
    In aeroporto a Mombasa, dopo tutte quelle richieste (per non aprirti la valigia, per non controllare il bagaglio a mano…) non vedevo l’ora di salire sull’aereo, proprio io che sento di amare l’africa più di ogni altra cosa…
    Ciao :rose:

Lascia un commento

Commenta con Facebook