San Pietroburgo dalla A alla Y

San Pietroburgo deve essere bella in tutte le stagioni: d’estate con le sue notti bianche, d’inverno sotto un manto di ghiaccio e neve. Noi l’abbiamo vista all’inizio dell’autunno, con i colori degli alberi che già viravano al giallo e al rosso, splendido accostamento ai colori pastello dei palazzi, rosa, azzurro, verde. C’è anche tanto grigio, però. C’è lo smog di una Prospettiva Nevskij intasata dal traffico, ci sono tanti edifici che avrebbero bisogno di un bel restauro, e ci sono, ovviamente, i palazzoni di stampo comunista che ci ricordano che, nonostante l’antica passione degli zar per l’architettura europea, siamo pur sempre in Russia. Non è un caso che il posto che ho più amato, più fotografato, più rivisto, sia la chiesa dalle cupole a cipolla d’oro e smalto, la Chiesa sul Sangue Versato.


Ricorda San Basilio a Mosca, ma è più dolce, forse più scenografica vista da Nevskij, laggiù, lungo il canale Griboedova; e l’interno è una meraviglia, con tutti quei mosaici, semplicemente splendido.
Sono tutte belle da vedere le chiese all’interno, ognuna ha la sua particolarità: le tombe degli zar a San Pietro e Paolo, le varietà di marmi e pietre usate per la costruzione di Sant’Isacco, i mosaici del Sangue Versato, appunto. Mettete in conto però di sborsare di norma 300 rubli (circa 9 Euro) a testa in ogni chiesa o museo o palazzo, più 100 rubli (3 Euro) se volete il permesso di scattare le foto. E non pensate di fare i furbi scattando le foto senza aver pagato: delle signore attentissime vengono a chiedervi di mostrare il biglietto, altre volte danno invece un post-it giallo da attaccare al laccino della fotocamera. D’altra parte ancora i russi non sono smaliziati come noi, basta accampargli due scuse che ti credono nella massima buona fede (a saperlo parlare, il russo!), così ci dice Alessandro, che vive qui da qualche mese. Alessandro è il nostro amico che siamo venuti a trovare e che ci ha ospitati. Da Firenze si è trasferito in Russia sia per lavoro che per amore, convive infatti con la bionda Elena in un grazioso appartamento che non ti aspetti dentro ai casermoni grigi, in un quartiere periferico dove abbiamo avuto modo di vedere alcuni scampoli di vita quotidiana a San Pietroburgo, o Piter come la chiamano i suoi abitanti.
E’ grazie a loro se per una volta ci siamo goduti una vacanza da visitatori, più che semplici turisti. Imparando un po’ di più sul modo di vivere dei russi, sul loro galateo, le loro abitudini, e trovando anche le somiglianze con la nostra quotidianità: i piatti dell’Ikea come i nostri, il bollitore e le bustine di tè delle stesse marche che abbiamo noi, in metropolitana la gente che legge Metro con la stessa grafica che c’è qua. Le chiacchierate (in inglese) con Elena (ed i chiarimenti di Alessandro in italiano) sono state un piacevole modo per apprendere tante curiosità, ad esempio, il fatto che d’inverno loro escono di casa con gli stivali foderati di pelliccia, per poi cambiarsi le scarpe appena arrivati in ufficio: sarebbe troppo caldo tenere quegli stivali al chiuso! Si è parlato anche di lavoro, visto che Elena ed io lavoriamo più o meno nello stesso campo, per capire le loro prassi in fatto di progetti, di impatto ambientale, se esiste un equivalente della 626 per la sicurezza nei cantieri: in giro infatti abbiamo visto voragini non recintate e ponteggi dalla stabilità precaria che da noi sarebbero sanzionabili (non che non ce ne siano, eh!). E ancora ci siamo confrontati sull’età a cui i ragazzi escono di casa, si fanno una vita propria, hanno dei figli, e sulle condizioni di vita dopo la pensione. Ci siamo resi conto che quando diciamo che “i russi sono i nuovi ricchi” ci si riferisce veramente a una piccola parte della popolazione, che talvolta ha fatto i soldi in modo poco chiaro o con scarsi scrupoli durante la perestroika. Adesso infatti le pensioni ammontano mediamente ad un centinaio di dollari mensili, e quasi tutti sono costretti a continuare a lavorare perché il costo della vita è del tutto paragonabile al nostro, forse di poco, pochissimo, inferiore. Solo la cultura ha un costo nettamente più basso, dall’ingresso nei musei e nei teatri (circa un terzo di quello che pagano gli stranieri) ai libri (circa 2-3 Euro l’uno). Certo i romanzi non saranno di grande qualità come carta e rilegatura, e le copertine poi sono davvero kitsch, stile fotoromanzi anni ’80, ma almeno qui c’è molta più gente che legge libri rispetto all’Italia, in metropolitana giovani e vecchi hanno spesso un libro in mano. Come controparte a questa meritevole mentalità, Alessandro non ha mancato però di informarci sulla censura che vige da queste parti, nell’editoria e nei media in generale, spiegandoci soprattutto della questione cecena e di Anna Politkovskaya, su cui lui si tiene informato grazie ai libri che compra quando torna in Italia.
Sempre grazie ai nostri amici, siamo stati in due posti che da semplici turisti non avremmo mai scovato, neanche con la Lonely Planet che pure ci ha dato un sacco di buoni consigli: un mercatino di artigianato e libri un po’ fuori dal centro, dove i pietroburghesi comprano le stesse cose che si trovano nei negozi di souvenir ma senza venire spennati, ed un ristorante elegante e tranquillo (Nebo, che vuol dire “cielo”), all’ultimo piano di un centro commerciale in Sennaya Ploschad, con una splendida vista sulla cupola di Sant’Isacco ed un’ottima cucina russa rivisitata all’europea.

Grazie ad Elena poi abbiamo assaggiato squisiti piatti tradizionali fatti in casa, come ad esempio i bliny o le patate con i funghi raccolti in dacia, e dei dolci eccezionali, uno diverso ogni giorno. Per ringraziarla della perfetta ospitalità abbiamo pensato di portarle dei pensierini, come dei fiori (scoprendo che se da noi portare un numero pari di fiori semplicemente non usa, qua è addirittura funesto) o dei libri di autori italiani. Entrando nella più grande e bella libreria sulla Prospettiva Nevskij (Dom Knigi) abbiamo cercato i libri di autori italiani tradotti in russo, e interpretando la traslitterazione in cirillico dei nomi degli scrittori, abbiamo trovato una buona scelta di Baricco ed Eco, oltre a qualcosa di Italo Calvino, al Decamerone…. ed a “3 metri sopra il cielo” e Luciana Littizzetto! Per noi abbiamo invece preso un libro illustrato di icone russe, anche per la soddisfazione di avere un volume in cirillico nella nostra libreria. Devo dire che la fatica di aver studiato il cirillico prima di partire è stata ricompensata dalla relativa facilità con cui poi ci siamo mossi per le strade, mappa alla mano, e nella metropolitana: classica scena, dover decidere se il nostro treno era sul binario di destra o di sinistra, guardando di fronte a noi la lista delle stazioni scritte rigorosamente solo in cirillico. Con un po’ di fatica, ma sempre a buon fine, siamo riusciti a leggere le destinazioni, ma mai a prendere un convoglio al volo: uno Sliding Doors con una sola opzione, praticamente.
L’unica volta che abbiamo potuto passare l’intera giornata insieme ad Alessandro e Elena, la domenica, siamo andati a Petehof (che si pronuncia Petergof) prendendo l’autobus da Avtovo, la più bella stazione della metropolitana di Piter. Da soli non ce la siamo mai sentita di provare l’ebbrezza di prendere un autobus o, ancora peggio, una marschrutka. Cos’è questa cosa dal nome impronunciabile? E’ un minibus, tipo taxi collettivo, che ha il suo bravo numero come i normali bus e il percorso scritto – in cirillico – sul vetro e sulla fiancata, insieme al prezzo da pagare direttamente al guidatore, e vi si può salire, fermandolo con un gesto della mano, o scendere in qualsiasi punto del percorso. Solo che le condizioni fatiscenti della maggior parte dei pulmini e soprattutto le difficoltà con la lingua hanno fatto sì che il nostro mezzo di trasporto preferito fossero i nostri piedi. La metropolitana, bella ed efficiente ma non capillare, la prendevamo solo per i tragitti casa-centro e ritorno. Alessandro ci ha spiegato che non era difficile neanche fermare un “taxi privato”, praticamente stando sul marciapiede con una mano in avanti (tipo autostop) prima o poi si sarebbe fermato qualcuno che con la sua macchina ci avrebbe portato a destinazione. Senza parlare il russo, avremmo dovuto mostrargli la destinazione sulla cartina, e con l’altra mano i contanti che gli offrivamo – come a dire “ti vanno bene 100 rubli per portarci fin qua?” ma alla fine abbiamo sempre ritenuto che camminare fosse il modo migliore per assaporare la città. Ad esempio per arrivare a visitare la cattedrale di Smolny c’è da camminare per quasi mezz’ora dalla stazione della metro più vicina, per fortuna attraversando un bel parco, in un quartiere tranquillo. Peccato però, arrivati a destinazione, non poter salire sulla torre campanaria per godere del panorama, semplicemente perché eravamo i primi della mattina e la cassiera non aveva da farci il resto a 1000 rubli, ci mostrava la cassa vuota spiegandoci in inglese “ho appena aperto, come faccio ad avere i soldi per farvi il resto?”
La più bella camminata, tuttavia, è stata quella dentro il parco di Peterhof, un mondo incantato di fontane, alberi, vialetti, piccoli edifici che culminano con la grande cascata ed il palazzo.



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Anche qui si paga, e non poco, sia per entrare nel parco che per l’interno del palazzo, dove ci si deve accodare ad una visita guidata in russo indossando dei copriscarpe stile ospedale per non danneggiare i preziosi parquet, camminando come tanti pinguini che scivolano sul ghiaccio.
Vabbè, mi accorgo di aver parlato tanto del più e del meno, di aver divagato un po’…. mi faccio perdonare riepilogando un po’ le informazioni utili in una specie di “San Pietroburgo dalla A alla Y“!

Autobus: gli autobus o le marshrutka (i minibus tipo taxi collettivo) non ci sono sembrati facilissimi da prendere. Ce ne sono alcuni nuovi nuovi ma la maggior parte sono vecchiotti, affollati e soprattutto con le scritte in cirillico, senza sapere i percorsi…. non ne abbiamo mai preso uno!

Bancomat: sono ovunque, dentro la metropolitana, nei grandi magazzini, anche dentro le chiese-museo. L’abbiamo ritenuto il modo migliore per prendere i rubli, invece che andare agli uffici di cambio. Per fare un cambio approssimativo, a mente, da rubli in euro, basta moltiplicare per 3 e dividere per 100.

Caffè: un buon caffè – forse il migliore che abbiamo mai assaggiato all’estero – si trova nelle catene Kofe Haus (КОФЕ-ХАУЗ), chiedendo il Single Espresso che costa 55 rubli. Meritano anche i dolci, a partire da 45 rubli per un croissant semplice, hanno anche il menu in inglese con le foto dei dolci. Per una merenda o un pranzo a base di dolci o di torte salate è buonissimo anche Stolle (ШТОЛЛЕ), che ha più di una sede, noi siamo stati in quella vicina al Sangue Versato. Se invece siete amanti del tè, siete nella città giusta, qui accompagna anche i pasti principali ed è sempre di ottima qualità e con tanta scelta.

Distanze: San Pietroburgo è veramente enorme! Il centro è raccolto, al confronto, ma le stazioni della metropolitana molto distanti tra loro costringono comunque a camminare molto. Occorre dunque armarsi di scarpe comode, possibilmente non bianche…. non lo rimarrebbero a lungo! Le strade infatti sono sempre un po’ polverose, un po’ sconnesse anche per via dei molti lavori che stanno facendo… non so come facciano le ragazze pietroburghesi a camminare così spedite con i tacchi, sarà questione di abitudine.

Ermitage: non ho intenzione di scoprire l’acqua calda, dicendo quant’è grande, quant’è bello, che emozione dà trovarsi di fronte al Ponte di Waterloo di Monet. Dico solo che conviene, prima di entrare, farsi un’idea di dove sono localizzate le opere che interessa di più vedere, ed in ogni caso merita partire direttamente dal terzo piano, quello degli impressionisti e post-impressionisti, e già organizzandosi così partiranno almeno 4 ore per la visita. Prima di partire si può anche comprare il biglietto sul sito Internet del museo, noi lo abbiamo fatto spesso per tanti altri musei, si compra con carta di credito e mandano per email il voucher da stampare. L’inconveniente è che alla biglietteria non c’è uno sportello apposito per cambiare il voucher, più di un addetto ci ha confermato che dovevamo andare alla cassa normale, saltando la fila. Non rientra assolutamente nel mio carattere saltare una fila e prendermi i giusti accidenti di chi è in coda, forse se l’attesa fosse stata molto lunga l’avrei presa in considerazione, ma di venerdì di Settembre forse c’è meno gente e allora ci siamo messi diligentemente ad aspettare il nostro turno, con la coda che peraltro scorreva molto velocemente. La cassiera ha preso i nostri voucher ed ha iniziato a mettere timbri, fare fotocopie, verifiche al computer…. insomma avremmo fatto prima a pagare direttamente in contanti! Altre due note sull’Ermitage: dal museo più grande del mondo mi sarei aspettata una bella caffetteria (almeno quanto lo sono i negozi che vendono i poster e i souvenir del museo), non un piccolo bar con i tavoli che ricordano la mensa dei ferrovieri, così come per i bagni non si devono avere troppe pretese…. come in quasi tutti i musei che abbiamo visto del resto, fatta eccezione per Palazzo Yusupov.

Fontanka, Moyka e Griboedova: sono i tre canali che attraversano il centro di San Pietroburgo, oltre alla Neva. Solcati da numerosi ponti, alcuni dei quali molto belli, vi si affacciano spesso importanti palazzi, ma più spesso le naberezhnaya (lungofiume) sono dominate dalle auto. Pur senza conferire alla città quel fascino “acquatico” che hanno Amsterdam e Venezia, è comunque piacevole passare un’oretta con un giro di dei canali in battello. Noi ne abbiamo preso uno quasi al volo vicino al ponte Anichkov, sulla Fontanka, senza sapere l’itinerario, infatti abbiamo scoperto poco a poco che non era un giro dei canali, ma dalla Fontanka andava direttamente sulla Neva, arrivando fino all’Ammiragliato e poi passando intorno all’isola della Fortezza di Pietro e Paolo: un bel punto di vista privilegiato sull’Ermitage! Un battello che fa il giro dei canali, lo abbiamo visto poi, parte dalla Griboedova, vicino all’ex edificio Singer, sede della libreria Dom Knigi.

Guida: in Russia guidano come dei pazzi. Negli stradoni a 4 corsie fanno degli zigzag da paura tra una corsia e l’altra, salvo poi fermarsi per colpa delle code continue. Occhio ad attraversare la strada anche con il semaforo verde, non si fanno grossi problemi a passarvi rasente a tutta velocità!

Ingressi: nota dolente. Passi per l’Ermitage che alla fine costa meno degli Uffizi e di tanti altri musei d’Italia, ma l’obolo di circa 300 rubli va pagato in tutte le chiese, musei e palazzi, grandi e piccoli. Solamente Kazan è a ingresso gratuito perché è, tra le chiese famose, l’unica aperta al culto. Aggiungete un centinaio di rubli per poter scattare le foto; se siete studenti – o potete spacciarvi per tali grazie a qualsiasi tipo di tesserina studentesca – risparmierete almeno 50 rubli a volta. Fate conto che alla fine per entrare in cinque o sei, tra musei e palazzi, vi partiranno una cinquantina di Euro.

Kunstcamera: il museo di Etnografia ed Antropologia con la collezione iniziata da quel pazzo dello zar Pietro merita una visita, è un’esperienza indubbiamente fuori dal comune, e può portar via anche pochissimo tempo. Basta fare come noi, che siamo andati diretti alla sala anatomica dove sono esposte le “mostruosità” (riprendo il termine della Lonely Planet), animali e feti deformi di cui non scendo in descrizioni (qualche immagine si trova anche in rete comunque). Se all’inizio un interesse scientifico può portare a leggere tutte le didascalie – che sono anche in inglese – dopo poco la presa di coscienza di cosa erano o potevano essere questi esserini può dare un leggero mal di stomaco, che renderà la visita decisamente breve. Non resta che soffermarsi un po’ sulle collezioni di farfalle per riconciliarsi con il mondo prima di uscire.

Metropolitana: efficiente, frequente e spesso affollatissima, è purtroppo poco capillare, ed è stata quindi indispensabile solo per raggiungere il centro da casa e ritorno. Ogni viaggio costa 14 rubli (40 centesimi), alla cassa o ai distributori automatici si comprano i gettoni che si infilano ai tornelli dove c’è scritto ЖЄTOH. Una curiosità rispetto alle altre metro del mondo è che le stazioni di interscambio, dove passano due linee cioè, hanno due nomi: ad esempio Sennaya e Sadovaya rispettivamente sulle linee blu ed arancione sono interconnesse tra loro per via “sotterranea” ma hanno due ingressi diversi. Anche nella mappa della metro il cerchietto che indica la stazione è diviso a metà, nei due colori, con i due nomi a fianco.

Nevskij: non aspettatevi lo stile degli Champs-Élysées o il glamour di Oxford Street. La cosa che per prima mi ha impressionato è il traffico che intasa ad ogni ora le 8 corsie della prospettiva. E’ comunque, anche sui marciapiedi, il cuore brulicante della città, un frenetico via vai di gente impegnata a scansare gli uomini-sandwich, i reduci di guerra mutilati che chiedono l’elemosina, o le guide turistiche con il megafono che propongono le loro gite in battello sui canali. Ed è su Nevskij che si affacciano alcuni dei più bei palazzi della città, eredità del tempo in cui oltre agli zar c’erano molte famiglie disposte a spendere pur di avere il loro palazzo firmato da un architetto italiano, come Rastrelli o Quarenghi. Merita anche un giro ai magazzini Gostinyi Dvor, non tanto (o non solo) per gli acquisti ma anche per ripararsi dal freddo o dalla pioggia percorrendolo all’interno, in mezzo ai negozi. E’ molto piacevole anche entrare nel Passage o Passazh (ПACCAЖ), quasi di fronte a Gostinyi, è una galleria più piccola ma più rilassante, con la copertura in vetro che si apprezza sia in una bella giornata di sole che in un giorno di pioggia… per motivi differenti, è ovvio.

Orari: dai negozi di fiori aperti 24 ore, alle chiese che aprono alle 11, non un minuto prima, passando per i negozietti che aprono quando vogliono loro… c’è un po’ di tutto. Il gommista di cui abbiamo avuto bisogno il primo giorno ad esempio chiudeva alle 21 così come il negozio di telefonia, i musei solitamente fanno 11-18 compreso l’Ermitage, sulle vetrine di tante attività commerciali si vede scritto 24 часa (24 ore)….. insomma ce n’è per tutti i gusti e tutte le esigenze.

Peterhof: gli interni del palazzo sono ben conservati e assai sfarzosi, con la visita guidata solo in russo però forse non si apprezzano molte cose. Molto meglio passeggiare per gli enormi giardini, con le tante fontane una diversa dall’altra, arrivando fin sul Golfo di Finlandia, sperando in una bella giornata come quella che è capitata a noi. Merita davvero il (breve) viaggio, sia che lo vogliate fare in autobus o che preferiate il veloce aliscafo che costa 10 volte tanto (300 rubli contro 30). Il fine settimana Peterhof è pieno di gente, è una classica gita domenicale per i pietroburghesi che arrivati qui si sbizzarriscono a farsi le foto nelle pose più assurde e impostate… spose comprese.

Ragazze: ebbene sì, a malincuore devo ammetterlo: le più belle ragazze che ho mai visto (dal vivo) le ho viste qui. Sono alte e snelle da fare invidia. Non solo bionde, le più carine secondo me erano le castane (Elena a parte!). Però mi permetto di annunciare a tutte le ragazze italiane che temono di dover andare a San Pietroburgo munite di paraocchi per il loro marito/compagno, che in media ci sono molte più ragazze normali, non troppo alte, non troppo magre, non troppo belle, non troppo bionde, senza i tacchi a spillo. Insomma, è una soddisfazione scoprire di poter girare per Piter e non sentirsi una cozza, piccola, tonda e nera.

Souvenir: non ho idea di quanto costi il caviale (che si chiama ikra ed è scritto ИКРА) nero in Italia, ma qua anche al supermercato ha prezzi proibitivi per noi. Ci siamo accontentati di riportare 6 vasetti di caviale rosso (quello di salmone, invece che di storione) che ha un prezzo del tutto accessibile. Abbiamo anche preso qualche bottiglia piccola di vodka, ma fa veramente schifo! Per il resto, preparatevi a spendere. I veri colbacchi di pelliccia inevitabilmente costano, le matrioske veramente belle sono anche care, tutte decorate a mano. Molto particolari gli oggetti in malachite ed in onice, la bigiotteria e gioielleria in ambra, e davvero tipica è la decorazione (Khokhloma) degli oggetti in legno laccato con fondo nero e dipinto in rosso e oro, per piatti, ciotoline, cucchiaini. La nostra guida diceva che sono anche lavabili, ma non ci si deve versare sopra liquidi bollenti: ed allora perché ho visto innumerevoli servizi da tè con queste decorazioni?

Temperature: in Settembre abbiamo trovato temperature assai variabili, diciamo tra i 10 e i 20 gradi, l’abbigliamento a cipolla è indispensabile soprattutto perché dentro la metropolitana e nei locali ci sono temperature tropicali… con tali sbalzi il raffreddore è assicurato. Ai primi di Ottobre, mi conferma Alessandro, le temperature della mattina si aggirano intorno allo zero… e per l’inverno le nostre normali scarpe invernali non bastano.

Usanze: come sempre quando si va in un paese straniero ci si imbatte in usanze diverse dalle nostre, alcune curiose, che talvolta è bene sapere per non incappare in figuracce o malintesi. Piccole cose, niente di fondamentale… però si rischia di perdersi se non si sa che qui non usa dire “piano terra” ma si parte direttamente dal primo piano, per cui se il vostro appartamento o la vostra camera in hotel è al quarto piano, in realtà si trova a quello che per noi sarebbe il terzo. Se entrate in una casa russa, poi, come in molti altri paesi del nord e dell’est dell’Europa, ricordatevi di togliere le scarpe. E viste le condizioni delle strade in cui le nostre scarpe camminano, come detto sopra, si capisce anche il perché. Ancora, ricordatevi che regalare un numero pari di fiori è associato ai funerali…. vietato presentarsi con la classica dozzina di rose da una fanciulla! E per non fare ulteriori brutte figure con le signore e signorine, sappiate che a tavola usa che gli uomini versino sempre da bere alle donne.

Visto: una parte molto dispendiosa ma necessaria del viaggio. Noi ci siamo rivolti ad un’agenzia di pratiche consolari di Roma a cui abbiamo spedito per corriere i passaporti ed una fototessera, e che per circa 135 Euro a testa ce li ha rispediti dopo una decina di giorni occupandosi dell’invito e dell’assicurazione obbligatori. All’arrivo a San Pietroburgo siamo andati poi all’agenzia a loro collegata, in Nevskij, dove i visti vengono registrati (nel giro di qualche ora) al costo di circa 23 Euro a testa.

(palazzo) Yusupov: dice bene la Lonely Planet: se avete tempo di vedere un solo palazzo, allora questo è quello che merita di più. Con l’audioguida in italiano è molto più godibile dell’interno di Peterhof, e ci sono un paio di sale veramente incredibili. E’ qui che fu ucciso Rasputin, per gli amanti del genere c’è anche una visita guidata delle cantine!

Se avete avuto la pazienza di arrivare a leggere fin qua, resistete ancora un minuto che poi ho finito. Non mi resta che ringraziare Alessandro e Elena per la loro ospitalità e gentilezza, e per averci dato l’opportunità di visitare una città che sognavo da tanto, facendocela vivere non solo come turisti immortalati dentro una cartolina, ma in tutti i suoi aspetti e colori.

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