Mauritius, l’isola che c’è.

Eccoci rientrati da un altro splendido viaggio che soddisfa sia il desiderio di cultura, sia la passione per le spiagge tropicali. Mauritius, un nome che evoca luoghi lontani ed esotici e che, nonostante il grosso boom turistico, mantiene ancora quel fascino orientale che la contraddistingue.

Partiamo il 6 agosto da Roma con la Air Mauritius, compagnia tanto decantata su internet, ma che risulterà alla fine appena al di sopra della media, se non altro per la bellezza delle sue hostess e la comodità dei monitor individuali. Il volo è comodo perché parte la sera ed è bellissimo risvegliarsi il mattino successivo in un nuovo mondo.

Martedì 7 agosto
Atterriamo con un’ora di ritardo, siamo ancora nella media. Sono curiosissima di capire effettivamente qual è il clima dell’inverno australe, dopo giorni passati in Italia a preoccuparmi della scelta azzardata di questa meta nella bassa stagione. Mi precipito all’esterno dell’aeroporto e avverto subito una piacevole brezza né caldissima, ma neanche fredda. Proprio quello che si cerca quando si scappa da un clima troppo caldo come quello che c’e in Italia nei primi giorni di agosto.
Ok, il primo dubbio è risolto.
Saliamo sul bus del tour operator che ci porterà in un’oretta al nostro albergo, il Mauricia, situato proprio nel centro della famosa Grand Baie. Secondo dubbio: come sarà questa tanto decantata “Saint Tropez” mauritiana? Presto svelato: carinissima, mi piace subito al primo impatto, ma completamente diversa da come me l’aspettavo.
Arrivati in albergo, anche il terzo dubbio viene risolto: è bellissimo, appena ristrutturato (è stato inaugurato il giorno precedente) mi dà l’idea di una villa privata, anche se di grosse dimensioni, per il gusto con cui è stato rinnovato. Parquet, sedie di design, quadri post-moderni ai muri. Ad accoglierci è un bellissimo ragazzo dai tratti indiani, alto, capelli neri lunghi e lisci, vestito in abito tipico, che ci offre succo d’arancia e ci spiega come funziona l’organizzazione del resort. Il primo impatto con il popolo mauritiano è da 10 e lode. K. ci accompagna al buffet per pranzare ed un’altra meraviglia si svela ai miei occhi: in un giardino di palme e bouganville con una piscina che sembra un lago per il suo pavimento in ardesia, c’è una zona ristorazione mezza all’aperto, dove vari chef, con tanto di cappello, preparano prelibatezze dall’arrosto al pollo, dai gamberoni al marlin, pasta, pizza e montagne di dolci. Il tutto da assaporare con sottofondo di uccellini di varie dimensioni e colori. Ci sediamo ed un primo brivido corre lungo la mia schiena. E che vento! Sarà la stanchezza? Chissà, ma non sarà mica sempre così ventilato?
Dopo pranzo ci rechiamo in camera, nuova di zecca, profumata di vaniglia, con vista sulla splendida baia. Ci cambiamo in fretta, dobbiamo vedere com’è il mare di Grand Baie, visto che qualcuno si è permesso di parlarne male.
Intanto la spiaggia è carinissima, piccola e riservata, attrezzata molto bene: ombrelloni di paglia, sdraio di legno nuove e molto comode. La sabbia è chiarissima, piena di frammenti minuscoli di corallo e conchiglie e soprattutto l’acqua è trasparente, nonostante ci troviamo in una baia. La temperatura dell’acqua? Direi freddina, ma non mi impedisce di fare il bagno, anche se questo può durare solo qualche minuto. La giornata terminerà con varie perlustrazioni negli immediati dintorni, d’altronde siamo stanchissimi, siamo in viaggio dalle due del giorno precedente.
La sera è uno dei momenti più belli al Mauricia: cena, spettacolo veramente folkloristico e musica dal vivo, il tutto accompagnato da un elegante free-bar, che non guasta. Dopo due settimane ci accorgeremo di aver svuotato una damigiana di vanilla rum!

Mercoledì 8 agosto:
Stamattina decidiamo di rimanere sulla spiaggia del nostro albergo, siamo ancora scombussolati, non dal fuso orario perché è di sole due ore, ma siamo forse ancora stanchi. E poi il vento continua a darci fastidio. Nel pomeriggio usciamo per visitare Grand Baie. Questa è una piccolissima località, dove convivono pacificamente turisti e mauritiani, dove non si respira affatto quel clima da industria del turismo, ma piuttosto l’atmosfera da Francia del nord (forse per il clima?), nonostante non ci sia nulla a ricordarla, se non la lingua francese, diffusissima. Una strada principale che costeggia il mare, dove al pomeriggio c’è sempre un minuscolo mercato del pesce (e che colori!), tre o quattro bancarelle che friggono dholl puri, roti fatti al momento, un piccolo tempio hindu. Camminando verso ovest arriviamo al Sunset Boulevard, una zona piena di piccoli negozietti dal sapore occidentale più che indiano, mentre verso sud ci si imbatte nel Grand Baie Bazar, più caratteristico perché fatto di stretti cunicoli pieni di merce dozzinale, ma caratteristica. A tal proposito suggerisco le migliaia di braccialetti di metallo colorato che usano le indiane quando indossano il sari. Un souvenir originale.
In serata assaggeremo anche il menù del ristorante a la carte del Mauricia, davvero ottima nouvelle cousine. Intanto noto che la clientela del Mauricia è costituita prevalentemente da francesi, poi inglesi ed infine italiani. Non so se è perché amo i francesi, ma mi sembra che attorniati da loro si stia benissimo, sono più civili e rispettosi di noi italiani.

Giovedì 9 agosto:
In mattinata decidiamo di visitare un’altra spiaggia del nord: Trou aux Biches. Così, per 600 rupie, ci facciamo accompagnare dal tassista all’albergo omonimo, visto che fa parte della stessa catena del Mauricia, in modo da poter utilizzare i suoi lettini. Qui il mare dà veramente il meglio di sé: decine di sfumature di turchese immobile su una spiaggia di sabbia bianca autentica. Che meraviglia! Anche il tempo sembra essere clemente, c’è poco vento e quando smette il sole si fa sentire forte. Ma quello che più mi colpisce è l’immobilità della laguna, non ci sono praticamente onde, protetta dalla barriera corallina che si vede da lontano. Torniamo a pranzo in albergo veramente soddisfatti di mare e sole. Nel pomeriggio gironzoliamo di nuovo per Grand Baie. Intanto ho scoperto un paio di outlet interessanti.

In serata siamo di nuovo al bar dove facciamo la conoscenza di una coppia in viaggio di nozze. Da stasera passeremo praticamente tutta la vacanza insieme, ad esclusione delle escursioni, che loro hanno prenotato con il tour operator.

Venerdì 10 agosto:
Oggi abbiamo appuntamento con C. alle 8 per l’escursione all’isola dei cervi. L’abbiamo prenotata ieri dal più famoso beach boy di Trou aux Biches. Per 25 euro mi sembrava abbastanza economica, visto che ci hanno anche promesso un barbecue di aragoste.
Però il tempo non promette, tant’è che appena saliti sul bus viene a piovere, il primo e unico acquazzone che vedrò a Mauritius. Ma il nostro accompagnatore ci promette che dall’altro lato dell’isola il tempo è buono. Vedremo. Infatti il temporale dura una ventina di minuti, il tempo di raccogliere le altre tre coppie che partecipano all’escursione. Arrivati sulla costa est il cielo si apre e da grigio diventa azzurrissimo. C. ci porta prima a vedere le spiaggie di Belle Mare e Palmar, poi, una volta saliti sul motoscafo a Trou d’Eau Douce, visitiamo le cascate. Infine attracchiamo sull’isola dei cervi dove, per un paio di ore, facciamo il bagno in quella splendida acqua trasparente, scattiamo foto e prendiamo il sole. All’una vengono a prenderci per spostarci su un’altra piccola spiaggia, a nostro uso “esclusivo”, dove hanno preparato il barbecue ed una simpaticissima tenda improvvisata. Ma cos’è questo bellissimo prato inglese che in parte ci circonda? Non ci credo, siamo praticamente sul bordo del campo da golf del lussuosissimo albergo Touessrok! Beh, non male: da un lato il green, dall’altro il blu del mare dell’Ile aux Cerfs.
Visto che il barbecue si dimostra all’altezza delle promesse, in otto ci stendiamo sulla spiaggia a riposare, coccolati dalla chitarra e dalla dolce voce di uno dei mauritiani, prima cuoco, poi cantante. Veramente bel ricordo, allietato anche dalle coppie di ragazzi simpaticissimi che erano con noi.
Soddisfatti, rientriamo in albergo, dove ci aspetta l’hammam a disposizione degli ospiti del Mauricia ed i nostri oramai inseparabili amici italiani. In serata ci scambiamo opinioni sulle esperienze fatte in escursione.

Sabato 11 agosto:
Stamattina andiamo in un altro albergo della catena, le Canonnier, visto che possiamo usufruire dei suoi servizi e del suo ristorante. Una buona scusa per visitare la penisola di Pointe aux Canonniers, visto che soltanto chi ci soggiorna può godere appieno della sua bellezza. Per 500 rupie il tassista è pronto ad accompagnarci, visto che distiamo solo 5 km. La posizione è veramente incantevole: vista a 180° sulla laguna con il Coin de Mire sullo sfondo. Qui i colori del mare sono veramente strabilianti, variano con l’alternarsi del fondo, sabbioso in alcuni tratti, ricoperto di corallo in altri. Al sole si sta benissimo, l’acqua è fredda ma non so se di meno o se ci stiamo abituando.
Pranziamo completamente circondati da uccelli, per i quali il Canonnier è tanto famoso.
In serata al bar conosciamo S., una ragazza parigina che si aggiungerà con nostro piacere al gruppo di nottambuli del tavolo del vanilla rum.

Domenica 12 agosto:
Oggi è una bellissima giornata di sole, il cielo è di un azzurro limpidissimo, non abbiamo nessuna escursione in programma, ma non vogliamo passare tutta la giornata in spiaggia. Così, scarpe da ginnastica ai piedi, andiamo a vedere il tempio tamil di Grand Baie. Anche se non il più importante, dicono che sia il più ricco di ornamenti ed il più colorato dell’isola di Mauritius. La differenza tra hindu e tamil, gruppo etnico originario del sud-est dell’India, è più o meno la stessa che esiste tra cattolicesimo e protestantesimo. Differiscono anche i templi delle due confessioni: quello hindu è più spoglio e sormontato da cupole bianche, mentre quello tamil è letteralmente traboccante di ornamenti. Il tempio dista circa 3 km dal nostro albergo, in effetti bisogna percorrere tutta la baia fino al lato occidentale. Il tempio è veramente bello, ricco di stucchi e statue di divinità indiane, tra cui spiccano Shiva il distruttore e Visnu il conservatore.
Trascorriamo il resto della giornata tra partite di tennis, sauna e ristorante.

Lunedì 13 agosto:
Altra bellissima giornata. Abbiamo il taxi che ci aspetta alle nove fuori l’albergo: siamo intenzionati a visitare Port Louis, la capitale. Una volta arrivati, concordiamo con il tassista di incontrarci all’una davanti al Caudan Waterfront per il ritorno. Questo è un grande centro commerciale costruito per favorire il turismo anche nella capitale, forse un po’ trascurata. Cominciamo con il mercato centrale, al chiuso, in parte antico. Quando entriamo siamo letteralmente invasi dai colori e soprattutto i profumi della verdura e della frutta tropicale. Con quanta pazienza la merce esposta viene ordinata nelle ceste! Usciti veniamo attirati dai venditori di spezie, ma non mi lascio convincere: ho già un indirizzo dove rivolgermi. E’ l’11 di Louis Pasteur street, consigliato dalla guida per acquistare spezie tipiche a prezzi locali. In effetti per circa 15 euro esco con una busta piena di pepe, curry, cardamomo, anice stellato e vaniglia. Successivamente ci dirigiamo verso il quartiere cinese, un incrocio di due strade piene di negozi e botteghe orientali, delimitati dalle tipiche porte a colonna. Visitiamo il Jardin de la Compagnie, che prende il nome dalla Compagnia delle Indie, ricco di maestosi baniani le cui liane ricadono fino a terra. Arriviamo alle case coloniali lungo Saint Georges Street, dove le famiglie agiate di Mauritius avevano le loro residenze nella capitale. Infine ritorniamo al Caudan Waterfront, dove abbiamo giusto il tempo per un po’ di shopping. Ed il taxi è lì che ci aspetta. Stanchi perché fa anche molto caldo.
Nel pomeriggio passeggiamo per Grand Baie, dove è bellissimo andare prima del tramonto, quando si vedono i mauritiani contenti di ritornare a casa dopo una giornata di lavoro.
La serata passa sempre troppo velocemente tra cocktail, chiacchiere e musica dal vivo.

Martedì 14 agosto:
Passiamo tutto il giorno tra l’albergo e Grand Baie, approfittando dell’uscita gratuita con la barca dal fondo di vetro. Andiamo sulla barriera corallina di fronte al Royal Palm, non è eccezionale, ma ci sono abbastanza pesci per dare un’occhiata. So che un bellissimo reef si trova all’Ilot Gabriel, ma sono un po’ terrorizzata dai racconti letti su internet: chiunque c’è stato dice di aver trovato mare sempre molto mosso, con onde enormi fuori la barriera corallina, dovute alle forti raffiche di vento. Non mi azzardo a rischiare, non soffro il mal di mare ma non mi va di mettermi alla prova, visto che tra l’altro questa è la stagione più ventosa.

Mercoledì 15 agosto:
Ormai le giornate sono tutte bellissime, i mauritiani sono soliti dire che dopo il 15 agosto sull’isola il cielo è sempre blu. Oggi abbiamo appuntamento alle otto e trenta con il nostro amico tassista. Abbiamo concordato di fare il giro dei classici punti turistici di Mauritius per 50 euro, tutta la giornata. Partiamo con i nostri pic-nic box al seguito. Visitiamo subito il giardino botanico di Pamplemousses, con una guida tutta per noi che parla italiano, per la modica cifra di 50 rupie a testa (mi raccomando, lasciate la mancia!). Pamplemousses è il più antico villaggio di Mauritius, dove Pierre Poivre, intendente dell’isola, acquistò la tenuta di Mon Plaisir per trasformarla in un lussureggiante giardino. Ricco di rari esemplari, dalle palme reali alla myristica del Madagascar, dal cosiddetto albero delle salsicce al bambù verde cinese, è soprattutto famoso per esemplari di ninfee giganti d’Amazzonia. Per ora l’ingresso al parco è gratuito, ma presto diverrà a pagamento, con prezzo ovviamente diversificato per i turisti ed i mauritiani, colpiti da questa sorta di ingiusta tassa verso quello che per loro costituisce uno svago del fine settimana.
Successivamente il tassista ci porta a fare qualche acquisto a “the Mauritius Glass Gallery”, la fabbrica di vetro riciclato, dove acquistare simpatici oggetti in vetro a prezzi equi. C’è un piccolissimo museo annesso, “Hands of Fame”, dove sono raccolti i calchi su vetro delle mani di alcuni personaggi più o meno famosi.
Raggiungiamo il famoso Grand Bassin, il lago sacro agli hindu. Sulle sponde del lago, che occupa il cratere di un vulcano spento, sorgono numerosi templi. I mauritiani ritengono che sia in collegamento sotterraneo con il Gange e che abbia quindi la stessa sacralità. Sono sempre presenti gruppi di pellegrini in preghiera che lo venerano offrendogli noci di cocco, frutti e canfora. Riusciamo anche a farci benedire da un hindu che ci dipinge sulla fronte il terzo occhio od occhio di Shiva. Gruppi di fotografi professionisti immortalano scene di vita quotidiana per noi così lontane e pittoresche.
Percorriamo diversi chilometri fino ad arrivare alle gole della Riviere Noire, dove ci fermiamo su un belvedere abitato da non sempre simpatici macachi. Il panorama si affaccia su una valle ricoperta di foresta, con belle cascate sulla destra. Ci fermiamo per fare un piccolo spuntino, proseguiamo poi lungo le colline, con paesaggi che spaziano dalle foreste al mare, con l’Ile aux Benitiers sullo sfondo. Raggiungiamo il sito delle cascate di Chamarel, tra terre rosse rigogliose e piantagioni di ananas. I suoi 55 metri di altezza mi fanno quasi girare la testa!
Superiamo una strada tortuosa lunga 3 km fino ad arrivare alle terre dei sette colori: delle recinzioni delimitano un terreno multicolore, corrugato e brullo, simile ad un enorme pezzo di stoffa spiegazzata. Il fenomeno, che crea colori dall’ocra al viola, è dovuto all’erosione di questa terra vulcanica.
Infine visitiamo il Casela Nature & Leisure Park, un parco lussureggiante ricco di bacini, in cui sono presenti numerose varietà di uccelli ed altri animali. E’ piacevole passeggiare per il parco con gli uccelli che gironzolano liberi tra le piante. Bellissimi i vari esemplari di “inseparabili”, uccelli simili ai pappagallini, colorati e tenerissimi.
Oramai sta per tramontare il sole, ritorniamo in albergo stanchi e soddisfatti di questa piacevole giornata.

Giovedì 16 e venerdì 17 agosto:
Giornate di completo relax in albergo, a Grand Baie, tra mare, shopping e barca a vela. Intanto mi sono lasciata convincere da un beach boy: domani andiamo all’Ilot Gabriel con il catamarano Ile de France, che dicono sia il più grande di Mauritius. Spero che almeno sia imperturbabile al mare mosso. Spendiamo un po’ di più (3200 rupie in due), ma così mi sento più sicura.

Sabato 18 agosto:
Stamattina il catamarano salpa in direzione Ilot Gabriel. Sono emozionata, peccato il tempo un po’ grigio, mi perderò i colori della laguna, ma almeno non c’è un alito di vento. L’imbarcazione è veramente enorme, senza vela, ma solo a motore, praticamente una piattaforma sull’acqua. Non siamo in tanti e questo mi fa piacere, odio i posti affollati.
A metà traversata incontriamo il Coin de Mire, con la sua mole impressionante, abitata solo da bellissimi uccelli del sole, simbolo di Mauritius. Dopo un’ora e mezza di navigazione arriviamo all’isola Gabriel, disabitata, dove, anche se il tempo è un po’ nuvoloso, il clima è completamente diverso. Fa molto caldo ed anche questa volta siamo fortunati: infatti da lontano vediamo la costa di Mauritius completamente ricoperta da nuvoloni grigi, che ci siamo lasciati indietro lungo in nostro percorso. Riusciamo a fare anche un po’ di snorkeling, ammirando una bellissima barriera piena di vita. Qui il paesaggio è maldiviano, mare turchese e sabbia di un bianco accecante. Partiamo per una breve perlustrazione dell’interno dell’isola, ma oramai è già ora di pranzo, barbecue di carne e riso al curry. Ripartiamo in direzione Mauritius verso le tre e mezzo, contenti di essere riusciti a vedere quest’ultimo angolo di paradiso.

Domenica 19:
Stanotte si ritorna in Italia! Abbiamo tutti il magone noi italiani. Noto che invece i francesi sono quasi contenti di ritornare in Europa, ma non c’è da meravigliarsi: per loro andare a Mauritius è come andare in vacanza in Sardegna, c’è chi ci va tutte le estati! E probabilmente ci ritornerà anche l’anno prossimo!
Che dire? E’ stato tutto bellissimo, tutto è filato liscio come l’olio, siamo soddisfatti di aver visto un’isola che offre un mare da cartolina e un interno da scoprire, ma quello che più rimarrà nella nostra mente e nel nostro cuore è la gentilezza e il sorriso di questa gente, semplice e cordiale.
Attenzione però agli effetti collaterali: è veramente difficile rientrare in Italia dopo due settimane di ritmi così rilassati e sguardi così intensi!

Pin It
Tags:

Ci sono 4 commenti su “Mauritius, l’isola che c’è.

Lascia un commento

Commenta con Facebook