Eritrea

Destinazione Eritrea: scopo del viaggio è accompagnare Marina, responsabile del progetto, per visita annuale dei progetti e delle famiglie che sostengono a distanza e presa visione dei problemi segnalati dai referenti locali circa il peggioramento della malnutrizione infantile e l’aggravamento della povertà delle famiglie a causa della penuria di acqua e raccolti.
Siamo partiti nonostante l’incertezza fino all’ultimo momento, il giorno prima si erano rincorse delle voci circa un possibile colpo di stato nel paese africano. Questi dubbi non ci hanno fermato.

L’Africa ti lascia sempre senza respiro… ti lascia sempre a bocca aperta… ed è capace di metterti in condizioni di assenza mentale…
Ci vogliono diversi giorni per riprendere un po’ di lucidità e avere i piedi per terra.
Perché sono momenti che sembra di stare sulle nuvole!
Eppure non è la prima volta che vado in Africa, non è la prima volta che partecipo ai progetti di cooperazione, conosco le emozioni in tutte le volte che metto piede in questo immenso e speciale continente, è sempre stato così, ma stavolta è diverso, forse perché è la prima volta in Eritrea, forse perchè è un paese isolato.
Non so se dare la colpa all’acclimatamento dell’altitudine ma mi piace pensare che anche questo paese ha la capacità di penetrarti ed annientarti…
Questo mal d’Africa… vivere e comunicare a stretto contatto con la gente, ascoltare i loro problemi, le loro difficoltà nel sopravvivere, con grande strazio del cuore.
Questo popolo eritreo, soffocato dall’isolamento, merita di essere conosciuto.

Martedì 22 gennaio 2013 – Partenza per Eritrea da Milano Malpensa via Il Cairo, viaggio tranquillo.

Mercoledì 23 gennaio – ASMARA
Consegna passaporti alle autorità locali per ottenere il visto per poter circolare fuori Asmara, perché qui senza permesso non ci si può spostare.
Giornata dedicata all’incontro con le suore Figlie di Sant’Anna, e con la responsabile del progetto Selam dei frati cappuccini e nel ritaglio un breve giro per la città a piedi.
La comunità delle suore figlie di Sant’Anna è presente in Eritrea dal 1886 e svolge attività in varie regioni operando in campo educativo, sanitario e di promozione sociale.
Asmara e’ una città pulita ed ordinata, non soffocata dal traffico. Dà l’impressione di un buon tenore di vita, con bar e caffè pieni di gente. Una città ariosa, piacevole, con degli abitanti cordiali, sempre disponibili a chiacchierare con i visitatori, meglio ancora se italiani.
– Avenue Liberation, un lungo viale di edifici architettonici in stile coloniale ed incorniciato da palme, un via vai di mille colori che si manifesta tutta la multiculturalità, ma come si gira l’angolo non sembra più la stessa città. Ci sono due stili, due mondi: italiano e africano.
– Visita al mercato dove sotto i grandi portici spiccano i colori delle spezie e della frutta.
In serata otteniamo i permessi quindi domani partiamo per Zagher.

Giovedì 24 gennaio – ZAGHER, un villaggio rurale 40 km a nord di Asmara, si trova a 2700 metri s.l.m.
Durante il viaggio osservo il paesaggio che non saprei descriverlo, è una miscela variopinta di colori, il deserto roccioso, le piccole pianure verdi, i grandi alberi sparsi qua e là, una strana combinazione, una terra che ti lascia a bocca aperta… ma arrivati a Zagher è un …un paesaggio lunare…e ti toglie il fiato…
Gli abitanti sono circa 4.000 di religione cristiana (copti) e musulmani, e di etnia Tigrina. La popolazione si dedica principalmente all’allevamento del bestiame. Con l’arrivo della stagione delle piogge gli abitanti si trasferiscono in modo semi‐nomade con gli ovini e i bovini al bassopiano, dove coltivano cereali. Con la scarsità di piogge o un irregolare regime, possono portare carestie, il che sta accadendo, purtroppo, frequentemente.
Ci fermiano alla missione delle suore dove gestiscono solo un ambulatorio per mancanza di spazi adeguati. Ci riferiscono che la situazione sulla malnutrizione dei bambini è peggiorata a causa della grave siccità che sta avendo adesso i suoi effetti peggiori.
Nel pomeriggio, arrivano gli anziani del villaggio poi le donne con i loro figli e al seguito le pecore. Perchè le pecore sono state donate dai benefattori italiani con il progetto “una pecora per famiglia” che permette loro di avere un’alimentazione base sana.
Festeggiano il nostro arrivo, una semplice festa ma grandi discorsi di ringraziamento, in un misto di dignità e timidezza. Abbiamo mostrato loro un video sull’Eritrea.
Ci offrono il caffè tradizionale con procedimento completo (circa 2 ore) dalla tostatura dei chicchi, macinazione , bollitura e versamento finale nelle tazze. Il caffè eritreo è eccezionale. Il caffè viene accompagnato da pop corn, injiera, pane.
Stanotte ci sono stati due richieste di visita al “pronto soccorso”, la cosa che mi ha ferito è che non ci sono mezzi di trasporto, la strada non esiste e gli ammalati vengono trasportati su una barella da 5-6 ragazzi accompagnati da una persona adulta. Il villaggio rurale è arroccato sulle montagne e dista circa 4-5 km alla missione delle suore.

Venerdì 25 gennaio – A metà mattina, assieme ad una suora, partiamo per KEREN, terza città del paese ed importante centro agricolo e crocevia tra l’altipiano e il bassopiano. E’ posta sopra ad un altipiano semidesertico a 1398 m s.l.m. La strada è tutta curve in quanto si scende verso il bassopiano del Sudan ma il paesaggio è stupendo, pieno di aphorbe in fiore, di acacie e grandi baobab. Nei pressi di Halib Mentel ci fermiamo in un villaggio tribale tradizionale formato da diversi tucul, tipica abitazione di forma cilindrica, con tetto conico di paglia dove, in una di esse, veniamo accolti dalle donne con abiti sgargianti. Ci offrono il caffè tradizionale. Come si sa, l’attesa è lunga ma piacevole. Proseguiamo il viaggio e arrivati a Keren andiamo a visitare il santuario di Mariam Dearit, detta Madonna del Baobab. Un maestoso boabab custodisce nel proprio concavo interno una statua della Madonna Nera, simbolo della fertilità.
Nel pomeriggio, dopo una riunione con le suore e la visita alla scuola di Sant’Anna, ci dirigiamo in centro città e a piedi attraversiamo il mercato della frutta e verdura, il mercato delle donne, i vicoli dove i sarti lavorano su vecchie macchine Singer, le vie degli argentieri specializzati nella lavorazione dell’oro e dell’argento a filigrana.
Questa piccola cittadina è ricca di villette ornate di bouganville, di strade asfaltate, di edifici in stile coloniale. Gli italiani avevano sviluppato il territorio creando grandi infrastrutture, si erano dedicati al’agricoltura realizzano grandi piantagioni, fra questo Elabered, l’ex De Nadai, peccato che a causa della guerra e con il trascorrere degli anni esse siano state abbandonate!
In serata torniamo ad Asmara.

Sabato 26 gennaio – Asmara
Al mattino facciamo una visita veloce al mercato delle pecore… odori, suoni, polvere, camminare scavalcando pecore e buoi, vedere uomini con i loro variopinti copricapi che contrattano il bestiame è un tuffo in un atmosfera surreale.
Dopo andiamo a fare visita presso una famiglia cui l’associazione li sta aiutando in un dei loro progetti di adozione a distanza. Zia Rose ci racconta le difficoltà quotidiane mentre prepara il the, anche questo con il suo rito di bollitura e vari svasamenti e aromatizzati con piante. Poi andiamo a visitare un orfanotrofio.
Nel tardo pomeriggio, in compagnia di un tassista che parla l’italiano, ho fatto il giro della città: la Chiesa Ortodossa copta Enda Mariam, la grande Moschea, il quartiere italiano.
Asmara, che viene chiamata “la piccola Roma”, è una città che conserva molto del periodo coloniale italiano, ha lasciato una forte impronta nell’architettura tra cui il Cinema Impero, il Palazzo del Governatore, ora sede del Parlamento eritreo, la Cattedrale cattolica di stile romanico lombardo dai mattoni rossi, l’officina Fiat Tagliero, ispirata alla forma di un aeroplano, le ville in stile liberty nella zona di Gheza Banda, chiamata anche quartiere italiano e si trova su una piccola altura.
Stasera abbiamo mangiato il piatto tradizionale, la injera, il tipico pane molto sottile, questa sfoglia si ricava dalla farina di miglio o grano, viene anche usata come “strumento” (posate) per prendere porzioni di cibo e si mangia in un unico piatto. Uno dei piatti più noti è il tsebhi uno stufato di carne accompagnato da verdure.

Domenica 27 gennaio – MASSAWA
Mentre la responsabile è rimasta ad Asmara io mi sono concessa una giornata di vacanza. Il mio programma era prendere la littorina fino a Ghinda e proseguire per Massawa con l’auto ma siccome non ci sono turisti (la littorina si prende con un minimo di turisti) il viaggio è stato annullato quindi scendo direttamente a Massawa con l’auto. Viaggiare qui è d’obbligo con un autista iscritto ad una agenzia di viaggi locale. Percorriamo la strada “Semenawi Hahri Tollway” lunga 155 km, costruita nel giro di 3 anni e inaugurata nel 2007 esclusivamente per i turisti. Percorrendo questa strada, c’è un dislivello di 2600 metri e… una forte escursione termica, da 15° a 40° (la notte ad Asmara la temperatura oscilla tra 2° / 5°).
Sosta a Fil-Fil uno degli ultimi tratti di foresta tropicale, viene chiamata “il giardino dell’Eden dell’Eritrea”. Da qui si inizia una ripida discesa…dopo alcuni km finisce la foresta verde e inizia il deserto, uno spaccato di colori.
Sosta a DOGALI dove c’è il famoso ponte a tre arcate sul torrente Desset con inciso il motto della Brigata Aosta: “Ca custa lon ca custa” (Costi quel che costi), e dove ci sono il Sacrario e il cimitero dove il 26 gennaio 1887 si svolse l’omonima battaglia fra abissini ed italiani.
Arrivo a Massawa dopo 4 ore di viaggio, visito la città che è un pò fatiscente. Dominata dai turchi, poi dagli egiziani infine dagli italiani e con la guerra dell’Etiopia viene venduta agli inglesi che l’hanno lasciata morire… La città è affacciata sulle spiagge del mar Rosso, con le sue stradine, i minareti, le case basse con le porte ad ogiva, i palazzi con le verande di legno, la città ha una dolcezza orientale pieno di fascino e mistero.
Qui veleggiano i sambuchi, le tipiche imbarcazioni del Mar Rosso, costruite con legno leggerissimo e senza ricorrere all’uso delle viti. Ci fermiamo per dissetarci a Gurgussum, nota città balneare.
Nel viaggio di ritorno verso Asmara, facciamo un’altra strada, percorriamo la famosa Asmara-Massawa (famosa per precipitare dai 2400 metri dell’altopiano al livello del mare in circa 100 km. I primi 48 fino a Ghinda si snodano fra tornanti, dirupi e discese scoscese, si gode uno stupefacente panorama. Nel primo tratto si costeggia l’altrettanto famosa ferrovia, capolavoro d’ingegneria, costruita fra il 1887 e il 1932, con i suoi 64 ponti e 30 gallerie).
Durante il viaggio ci fermiamo a Maj Tal, stazione in disuso con vagoni arrugginiti e stazione di acqua termale, poi a Ghinda 1000 m s.l.m., la zona è ricca di arbusti di lantana camara, piante che producono coloratissimi e abbondanti infiorescenze il cui colore varia dal giallo al rosa all’arancione ( la particolarità sono i fiori di differenti sfumature sulla stessa pianta), poi a Nefasit, capolinea della ferrovia, qui viene girata la locomotiva per Asmara, ed infine ad Albegabo, prima stazione venendo da Asmara. Qui la zona è coperta dai fichi d’india portati dalla Sicilia dagli italiani per stabilizzare i terreni durante la costruzione della strada e del tracciato ferroviario. Il fico d’india ha delle radici che penetrano profondamente ed impediscono la formazione di frane.

Lunedì 28 gennaio – ASMARA, visita a Medeber, caravanserraglio, punto di raccolta e di riciclo di tutto il materiale ferroso di scarto di cui i fabbri realizzano una infinità di oggetti di uso quotidiano. E’ come rivedere i vecchi mestieri che da noi si sono persi nel tempo. Da loro dobbiamo imparare… Nel caravanserraglio si trovano anche le botteghe dove le donne macinano i peperoncini piccanti. Entrare e… starnutire a raffica è una cosa sola!
Dopo pranzo partiamo verso la valle di Siyah, un altopiano a 1850 metri s.l.m., 80 km a sud di Asmara. La prima sosta è Digsa dove la comunità di suore Figlie di Sant’Anna hanno una piccola clinica, poi partenza per Akrur, un villaggio rurale nascosto nelle montagne rocciose. Non vediamo quello che ci circonda, siamo partite che era già buio, ma percepisco perfettamente il fascino dell’ignoto…la strada è impercorribile, è un continuo sobbalzare nonostante la bassa velocità, 10/20 kmh, più forte non si può andare… 10 km per quasi 1 ora!!!… aspetto domani mattina quando torneremo indietro e vedrò… Nel refettorio della missione troneggia un cartellone con la scritta “Akrur capo mondo (caput mundi) ” e immagino già…. Anche se l’espressione caput mundi, riferita alla città di Roma come capitale del mondo, qui si intende in capo al mondo, in effetti è proprio così.

Martedì 29 gennaio – AKRUR, mattinata in giro a piedi per il villaggio cui le suore hanno una missione che gestisce un ambulatorio, un pronto soccorso e un reparto maternità e vaccinazioni; una scuola materna; delle attività di promozione della donna e quelle pastorali. Un porto sicuro se non altro il calore umano.
Nel pomeriggio ritorniamo ad Asmara, attraversiamo la fatidica strada impercorribile… il paesaggio è di una bellezza incantevole… tra le montagne rocciose a fare da sfondo, bellissime macchie di aphorbe in fiore, una marea di fichi d’india… poi finalmente arriviamo alla valle dei sicomori, uno dei paesaggi più belli dell’Eritrea, la piana punteggiata da bellissimi e maesosi alberi di Sicomoro, vecchi di 300/500 anni.
Pomeriggio dedicato ai saluti a tutta la comunità di suore e frati cappuccini.

30 gennaio – Ritorno in Italia

Pin It

Lascia un commento

Commenta con Facebook