Nella solidarieta’ in Angola

Uige ; Angola, qualche anno fa.

Quanto ? nn lo ricordo nemmeno, tre quattro anni forse, era ancora in guerra, perchè ci andai ? I motivi erano vari, nessuno preciso. Il motivo ufficiale era andare a trovare la mia ex moglie di professione medico missionario laico, ma dentro di me c’erano altri due buoni motivi, il primo che avevo un conto aperto con l’ong a cui era affidato il programma e l’altro che l’angola mancava, ci sarei dovuto andare nn so’ quante volte, ma alla fine era saltato sempre qualcosa. L’impatto con Luanda fu strano, una citta’ ricca, un traffico della malora, automobili da 100 milioni che giravano per le strade. Si era molto diversa dalle altre capitali in guerra che avevo visto, quella guerra era davvero strana. Arrivare a Uige via terra era impossibile, soprattutto per un bianco, in questi casi si fa l’aereostop, un giro in aereoporto, e chiedi un po’ in giro. Il passaggio lo trovai col PAM, il responsabile di Luanda era un vecchio amico conosciuto a Maputo, un piccolo jet 8 posti, mi era andata bene. Bene per modo di dire, i piloti erano due ex-caccia inglesi, la discesa all’aereoporto di Uige, l’hanno fatta in picchiata e relativa curva per immettersi nella pista per evitare la contraerea, sceso a terra ho baciato la pista con i due inglesi che se la ridevano di gusto, idem i responsabili del PAM che mica mi avevano avvertito…. Finalmente ero nella famigerata Angola, finalmente ero a Uige, finalmente conobbi Enzo, ero di fronte a un mito della medicina per solidarieta’, ne avevo sentito parlare in ogni angolo dell’africa, una sorta di genio della medicina dedito anima e corpo al solidale, un caterpillar dei programmi di emergenza. Ci conoscevamo per fama reciproca, la prima cosa che mi disse fu ” tu sei quello che ha rifatto Sofala ho pronto il contratto per te”, ohi ohi pensai, qui si mette male, e come faccio a dire di no a questo ?
Cos’era Uige ?
Uige è una delle poche citta’ colonizzate dai portoghesi all’interno, era bella, era florida, il terreno fertile e acqua a volonta’. 25 anni di guerra quasi continua, 25 anni di assedio. Questo vuol dire che molti dei ragazzi che abitavano lì nn avevano mai visto e conosciuto nient’altro oltre a Uige, oltre l’assedio, oltre la fame, oltre la morte, oltre al risolvere ogni questione con la violenza. Era la capitale della regione, tutt’attorno foresta, bellissima foresta e colline verdi, bellissime colline, ogni 40-50 km circa un villaggio. Un frate cappuccino mi disse : prendi in mano un sasso e senti quanto pesa, pesa il doppio, questa terra è ricchissima di minerali. Non è che chi fosse nato prima se la vedesse poi tanto meglio. Le piantagioni di caffe’ erano la prima risorsa dei coloni, fazende immense, chi nn collaborava mi raccontarono, veniva sotterrato con la testa fuori e lasciato lì, finche’ nn si convinceva che per il bene di tutti era meglio che lavorasse nella piantagione a uno stipendio da fame. Ma si stava meglio allora mi dissero, speriamo tornino i coloni !…?!?!?
Il primo giorno andammo a Negage, 40 km, il giorno prima era scoppiata una mina per la strada, un bel buco, a fianco del buco crocefissa una divisa di un guerrigliero dell’UNITA, la rappresaglia dei governativi era lì appesa. 40 km splendidi, verdi coline d’africa e sullo sfondo un mato altrettanto suggestivo, si l’ Angola era davvero bella. Feci presto a capitolare per il contratto, mi basto’ vedere i casini che avevano combinato nell’ambito costruzioni. Si i soliti madornali cancrenici errori, quelli nn li sopportavo, e Enzo l’avava capita, mi tiro’ dentro con quello. Un paio di mesi nn di piu’ pero’, nn mi andava troppo lavorare con quella ONG. Qual’era il problema ? Il solito, in africa c’è tutto, programmi, personale, buone idee, ottime teorie, una quantita’ immane di denaro, ma quello che aveva bisogno l’Africa era di professionalita’ e competenza e che il denaro finisca realmente dove devrebbe finire, stop tutto qua, nient’altro, ma anche lì queste due esigenze eccetto per il lato squisitamente medico, mancava, tutto veniva disperso, energie buttate.
Il tempo trascorreva inesorabilmente lento, Uige era una prigione, una stressata e stressante prigione dove la gente nn sapeva che fare, il problema era solo sopravvivere, inutilmente noiosamente sopravvivere. Uno dei pochi momenti di vita era l’arrivo della colonna dei rifornimenti, una volta ogni 10-15 gg, una sessantina di camion carichi di merce che serviva ad abbassare i prezzi (un panino di manjoca e frumento arrivava a costare 6 dollari e chi dei pochi aveva un lavoro ne gudaganava 40 al mese), entravano strombazzando e tutta la citta’ gli correva incontro festosa. Le alternative per gli abitanti erano due, abitare in ctta’ o abitare in campagna. Se abiti in citta’ nn hai da mangiare e nn hai un lavoro per cui devi arruolarti, se abiti in campagna sei soggetto alle razzie dei guerriglieri, per cui scappi in citta’ e rientri nella prima categaria. la guerra in realta’ nn esisteva per come l’avevo vista tante volte, era strategia della tensione, doveva semplicemente mantenere il tutto così, tutto senza una dimensione senza una direzione, tutto sotto la stella della paura. Ma perchè ? semplicemente perchè una ventina di persone da una parte e una ventina di persona dall’altra si erano spartite le ricchezze, il petrolio agli uni e i diamanti agli altri. Una quarantina di persone si arricchivano a dismisura e tenevano in scacco 20 milioni di persone, uno stato intero ricchissimo, bellissimo. Fu per questo che me ne tornai a casa, tutto questo nn aveva senso. Le organizzazioni di solidarieta’ garantendo la sopravvivenza e nulla piu’ senza volerlo alimentavano questa strategia della tensione senza soluzione, si perchè in questo modo tutto semplicemente rimaneva così, tale e quale, se almeno gli angolani nn avessero cibo, medicine, gli elementi basilari di sussistenza farebbe davvero una rivoluzione, si ribellerebbero, farebbero qualcosa, quella guerra era una guerra al minimum, il meno devastante possibile per mantenere il tutto così, e 40 persone si arricchivano e 20 milioni sopravviveano e basta e vi era una sola leva su cui agivano : l’ignoranza.
Non è che alla fine combinai molto, misi solo un po’ d’ordine, impostai un po’ di cose, misi basi per chi mi avrebbe sostituito, mi presi una malaria pazzesca, nn ricordo nemmeno quanto tempo rimasi lì, il tempo nn aveva un significato, ma ricordo bene che feci capodanno in aereo, che lo scalo a bruxelles nel mondo dell’opulenza per la prima volta nn mi fece rimpiangere l’Africa e che in aereo avevo due cose solo in testa : “la nausea” di jean paul sartre e “il mondo salvato dai ragazzini ” di elsa morante. Per la prima volta nn avevo piu’ il “mal d’Africa”.
Tornato in Italia pochi gg dopo per televisione vedo un programma strano, si chiamava “-omissis-” e mi torno’ in mente “la nausea” di Sartre, mi disgusto’ di nuovo il mondo dell’opulenza, capii che dovevo ammalarmi di qualche altro continente, anzi cominciai a sognare il mare……..
Ora l’Angola è in pace, se a qualcuno piace l’avventura e qualcosa di un po’ spericolato ci vada, è un paese splendido, e gli Angolani hanno bisogno che la vita ricominci.

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