Texas, The Lone Star

Ho scelto il Texas perché ero convinta che fosse uno degli stati chiave della cultura americana.

Non nascondo di aver incontrato difficoltà nel reperire informazioni, ma di pari passo, cresceva la mia convinzione che non sarei rimasta delusa.

Eravamo indecisi tra questo e una settimana alle Bahamas.  Ma io sognavo il Texas.  Quindi ho convinto il marito e siamo partiti, con moltissime aspettative, e questo quello che abbiamo vissuto le ha superate abbondantemente!  

Ragazzi, il Texas è fantastico!

VOLO  

Tampa-Dallas FW con Spirit Airlines, prenotato 40 giorni prima
255$ (comprese tax e bagaglio a mano)

AUTO  

Ford Focus per 8 gioni, noleggiata da Alamo aeroporto, circa 30 giorni prima, completa di assicurazioni varie e carburante  330$

Totale miglia percorse 2050 (3300 km)
Costo medio della benzina  2.35$ al gallone

ALLOGGI
Abbiamo dormito sempre nei motel, senza prenotare.
Prezzi variabili  tra i 45 e i 75$ per camera matrimoniale, letto unico, e free wi-fi.
Quasi mai con colazione ma con macchinetta del caffè in camera (o in reception).  Al limite, era presente l’angolo breakfast con muffin, bibite calde e frutta.
Strutture essenziali ma pulite, quasi sempre poste su hwy trafficate, quindi,  i tappi per le orecchie, a me,  hanno fatto dormire sonni perfetti!
I prezzi che ho riportato sono tutti con lo sconto militari US che corrisponde a circa il 15% del prezzo reale, che credo equivalga allo sconto se si prenota tramite Abn Save.

Itinerario

Prima tappa, Fort WorthWhere the West begins“.
Così vicina a Dallas, appena una trentina di miglia, eppure così diversa.
La città è famosa perchè era il più grande crocevia di bestiame alla fine dell’800 quando le grandi mandrie transitavano per gli Stock Yards.

E noi decidiamo di iniziare il nostro viaggio da lì.

Questo quartiere storico ha mantenuto la struttura originale con i binari, le stalle, gli edifici con le facciate tipiche e le porte da saloon.
E’ un full immersion divertentissimo per chi come noi è cresciuto con il mito del far west!
Moltissimi negozi di abbigliamento cowboy e saloon . Noi, tra un margarita e una birra facciamo i primi acquisti, d’altronde tocca attrezarsi con i vestiti giusti.
Compriamo quindi cappelli e stivali e poi aspettiamo il passaggio della piccola mandria di longhorn che, un paio di volte al giorno, attraversa le strade sotto la guida dei cowboys.
Sono bestie enormi, con corna gigantesche e, come abbiamo appurato in seguito, danno la migliore carne in assoluto.
Un po’ di disappunto quando realizziamo che è mercoledì e i rodeo si svolgono solo nel weekend.
Pazienza, ceniamo in uno dei locali tipici (H3 Ranch Live Hickory Grill – Exchange Ave corner Main St) con una mega bistecca alla griglia: inutile dire che è ottima, così come la birra Shiner Bock, prodotta nello Stato fin dagli anni ’20 quando alcun coloni cechi e tedeschi fondarono il birrificio.

Molta gente gira per il quartiere vestita da cowboy: alcuni lavorano nei locali e nei negozi o per la municipalità che organizza gli eventi.
In linea di principio, però, i texani girano davvero con stivali e cappello.
Sempre e ovunque.
Tranne ad Austin, dove noteremo questa cosa domani.

Dormiamo nel Motel 6 sulla West Freeeway per essere, l’indomani, fuori dal traffico  (decisamente sostenuto soprattutto tra Dallas e FW per via di continui lavori di ampliamento della rete viaria di grande scorrimento).

Le contee che attraversiamo per andare verso Austin, in questa stagione, sono un’esplosione di colori grazie ai milioni di fiori di campo.

La strada è fiancheggiata di macchie colorate e il colpo d’occhio sugli immensi ranch è magnifico.
Facciamo subito una sosta da Robertson’s, una piccola bottega dove assaggiare diversi tipi di beef jerky prodotti artigianalmente, con carne di longhorn e di bufalo: una leccornia, infatti facciamo scorta per il viaggio, hai visto mai un calo di proteine…. :D

Siamo tranquilli in macchina quando il cellulare ci avvisa dell’allerta tornado, ma per fortuna stiamo lasciando la contea interessata.

 

Austin, “Keep Austin weird”
La temuta e annunciata ondata di freddo è arrivata e la temperatura cala drasticamente di 10° portando cielo coperto e vento.

Per fortuna in mezzo ai grattacieli tutto è attutito e approfittiamo per fare un giro nella downtown della città più alternativa dello Stato.
E’ considerata la capitale della musica e infatti, ogni locale prevede musica e concerti. Ci sono anche molte istallazioni colorate che ingentiliscono la promenade a ricordare questa caratteristica.

 

Attraversiamo il Colorado River su Congress Bridge (che ospita una grande colonia di pipistrelli che purtoppo, però, possiamo vedere solo “dormienti” visto che è giorno) e percorrendo la Congress Ave si arriva al Texas Capitol.
La nostra curiosità ci porta a percorrere la 6th St, che,  specie sul lato est, è caratterizzata da edifici di fine ottocento ed è piena di locali, ristoranti e bar.

Il nostro battesimo della cucina tex-mex è al Chupacabra (404 E 6th St), un locale carino con davvero moltissimi tipi di birra e un’ottima tortilla soupe.

Questo quartiere rende il meglio di se la sera, quando si popola di gente e la musica di ogni genere, dal country all’hip hop, fa da padrone.

Attraversando una campagna verdissima,  in mezzo a vigneti, cantine e pescheti in fiore, si arriva a Fredericksburg, un antico insediamento tedesco.

Si tratta di un paesino con edifici ben conservati dove si respira un’atmosfera ferma a due secoli fa.

 

Un paio d’ore bastano per assaporare quest’atmosfera e, anche se la signora della camera di Commercio ci segnala tantissimi ranch dove poter dormire e fare escursioni a cavallo, noi salutiamo Fredericksburg diretti a sud.

La nostra strada prosegue in direzione di San Antonio ad appena 70 mi, e siamo felici di vedere che il tempo sta volgendo al meglio e le temperature rialzano velocemente.

 

San Antonio, “Remember Alamo!”

E’ davvero una piacevole scoperta: la downtown è deliziosa, singolarmente strutturata su due livelli, quello stradale e quello del fiume, grazie ad una tenace opera di rivalutazione urbanistica che ha dato ottimi risultati.
La Riverwalk infatti, sviluppa un’estesa rete pedonale con magnifiche aree verdi e un’infinità di locali per mangiare.
La vicinanza con il Messico si fa sentire, i ritmi sono molto rilassati e anche i ristoranti non chiudono alle 10 come nel resto del paese!
Esiste anche un servizio di taxi/crociera sul canale davvero molto carino, turistico ma decisamente gradevole.

Dormiamo al Motel RoadWay Inn Downtown, ad appena 15 min a piedi dal centro il che ci consente di evitare i costosissimi parcheggi!
La mattina sveglia di buon ora per vedere Alamo senza fare a cazzotti con decine di ragazzini in gita scolastica.
Infatti alle 8 siamo davanti a quella che rappresenta una delle battaglie epiche nella storia degli Stati Uniti il cui ricordo, in modo più o meno leggendario, continua ad emozionare…

Si tratta di uno dei siti più visitati ed infatti di lì a poco arriva la marea umana!
All’interno c’è un’interessante parte museale con ricostruzioni e reperti (compresa la ciocca di capelli di David Crockett  8-O  );  ci sono centinaia di persone eppure l’atmosfera è silenziosa e rispettosa come sarebbe in un’antica abazia.
Proseguiamo la mattinata al Market Square (512 W Commerce St) ad una quindicina di minuti a piedi da Alamo, dove si trova uno dei più grandi mercati messicani fuori dai confini.

Si dice che le quesadillas mangiate qui sono come in Mexico ed effettivamente non restiamo delusi!
Inoltre ci sono più di 100 negozi di artigianato messicano dove si fanno buoni affari per quanto riguarda la pelle (cinture e borse).

 

Bandera, “Cowboy Capital of the World”

Decisamente,  uno dei posti che ci è piaciuto di più.

 

A poco più di un’ora di auto da San Antonio, c’è questo piccolo villaggio fermo nel tempo, dove gli appena 2000 abitanti conservano i ritmi e la tranquillità che apparteneva a questa terra (i negozi aprono con calma a metà mattina e chiudono alle 5 del pomeriggio! i commercianti sono estremamente socievoli ed un semplice acquisto diventa pretesto per fare due chiacchiere tra grandi sorrisi e loro sorpresa perchè qui, di italiani ne vedono pochissimi)Diversi locali dove mangiare, saloon, e tantissimi motociclisti!

Una delle immagini più rappresentative è quella delle Harley parcheggiate dove un tempo stavano legati i cavalli…

Mangiamo al Ost restaurant sulla Main St: un hamburger (carne, non panino) di rib eye memorabile, peso circa 400gr, con cipolle caramellate. Una roba slurposissima!

Il pomeriggio ci aspetta una lunga tappa. Il nostro obiettivo è di raggiungere il Big Bend National Park per la sera, in modo da essere pronti l’indomani per l’escursione.
Ma sono 353 mi, almeno 6 ore di macchina!

Alternandoci alla guida scegliamo di fare la US-90 che non consente la rapidità delle hwy ma permette di attraversare altri piccoli paesi sullo stile di Bandera e di godere di panorami davvero unici.
La natura cambia lentamente, dalle colline fiorite si passa alle steppe sempre più desertiche e i primi cactus prendono il posto dei latifoglie.

Sfioriamo il confine a Del Rio e poi ci fermiamo dopo una ventina di miglia, all’ Amistard Reservoir, un bacino formato dal Rio Grande e che presenta un colpo d’occhio davvero unico grazie  al contrasto dei colori.

Altra bella tappa, dopo appena 35 mi, al Seminole Canyon. Qui, oltre alle testimonianze di comunità umane risalenti a 5.000 anni fa c’è un bellissimo canyon che si perde nel deserto roccioso e, a dominare l’area,  si trova un’imponente statua bronzea che rende tutto molto suggestivo.

 

 

Purtroppo le visite sono consentite solo con una guida autorizzata e il sole sta calando. Non ci resta che godere di questi spazi, nel silenzio più assoluto, per contemplare l’opera che la natura ha fatto.

Attraversiamo il Big Bend National Park mentre il sole tramonta dietro la Sierra del Carmen regalando colori e sfumature uniche. La strada deserta ci permette di vedere molti road runner che come Beep Beep nel cartone animato, corrono rapidissimi, probabilmente per sfuggire a Willy coyote ;-)

Arriviamo a Terlingua in serata, giusto per chiedere una stanza al Mission Lodge Motel e schiantare di stanchezza nel letto.

Terlingua, “The Ghost Town”
Abitata  ormai solo da 52 persone dopo l’abbandono delle miniere, questo posto ha un fascino che non riesco a descrivere.

Poche case, un cimitero polveroso e il deserto. Sembra davvero di stare in un film western. Questa parte del Texas è quella che ho preferito in assoluto.

La giornata inizia presto, non voglio perdermi l’alba nel deserto.

Una colazione al buffet nell’unico posto che fa da benzinaio, ristorante e general store.
Rifornimento di acqua e frutta e una chiacchierata con il ragazzo del River Tour che ci spiega come sono strutturati i due parchi (il National e lo State Park) e ci consiglia alcuni tra i percorsi di trekking.
Poi si parte verso uno dei motivi che mi hanno fatto innamorare di questo Stato mentre cercavo le info : il Big Bend Nationa Park.

 

Per prima cosa decidiamo di andare al Santa Elena Canyon, una magnifica ferita scavata dal Rio Grande nelle montagne granitiche.
La strada per arrivare attraversa il parco nella sua splendida natura rocciosa e desertica: il nulla è interrotto solo dai sotol e dalle agavi.
Anche tra le pietre sotto il sole cocente però,  il deserto regala delle fioriture insolite e inaspettate.
Poi niente, solo rocce, a tratti colorate con striature surreali, spazi sconfinati, e aquile che volteggiano.
Il Rio Grande è ridotto a poco più di un ruscello e questo, purtroppo,  impedisce non solo le escursioni in rafting, ma anche in canoa.
La siccità, però, consente almeno di entrare nel canyon attraverso un sentiero che costeggia le acque.

La temperatura è intorno ai 90°F, nel deserto si comincia a sentire il caldo.

Ci spostiamo verso il Chisos Basin che ci è stato consigliato dal ranger, per uno dei percorsi più rappresentativi delle Chisos Mountains, sia naturalisticamente che sotto l’aspetto visivo.

Tra le varie tracce, scegliamo il Lost Mine Trail, 4 ore circa di trekking con un dislivello abbastanza impegnativo ma che rende imperdibile soprattutto il tratto finale quando si giunge al picco che domina la valle sottostante per decine di miglia, sul versante che guarda il Messico.
La magnificenza dello spettacolo ci lascia senza fiato.
Ci fermiamo per quasi un’ora estasiati e felici.

Rientriamo con il sole che già tramonta, polverosi e affamati ma titubanti perchè non sappiamo bene se, in questo posto sperduto, mangiano anche gli escursionisti ritardatari!

Ebbene, Terlingua ci sorprende ancora.
Sulla Lonely avevo letto dello Starlight Teatre e appena lo vediamo da fuori decidiamo che è perfetto per la serata.
La sala è essenziale, ricavata in un vecchio cinema, e decorata con opere di artisti locali. C’è anche uno spazio dove a volte suonano dal vivo.
Ottima cena con carne e chili beans, assaggi di birre texane e vasta scelta di tequila che la ragazza la bar descrive appassionatamente.
La serata termina sotto il portico ad ascoltare due tipi davvero incredibili che suonano banjo e cantano.
Il cielo è incredibilmente stellato e noi trascorriamo un paio d’ore chiacchierando con Larry, uno degli abitanti,  che ci racconta di Terlingua, di com’era e di come alcuni di loro stanno cercando di non far morire nella polvere.
Il mondo è piccolo, e viene fuori che lui è un ex militare, ha vissuto in Italia, insomma, una serie di coincidenze davvero incredibili ci fanno abbracciare al momento dei saluti, quando ci regala uno dei suoi disegni con gli occhi lucidi.

Ora tocca spostarsi a nord, verso Amarillo.

Avrei voluto fare una tappa anche alle Guadalupe Mountains e a El Paso ma il navigatore sentenzia che per arrivare a nord sono 450 mi, 7 ore stecchite! Tocca rinunciare a qualche cosa.
Vabbè, si parte e si attraversa un’altra fetta del paese, che cambia i suoi profili sotto i nostri occhi.
Qui cominciano a farsi sempre più frequenti i pozzi di petrolio. Un paio di controlli da parte della polizia di frontiera (pignoli ma abbastanza rapidi) e facciamo una sosta alle Monahans Sandhills.

Un paesaggio assurdo, un deserto di sabbia bianca con dune arrotondate dal vento come se fossimo nel Sahara.
Noleggiamo dei dischetti in plastica per fare le scivolate e vediamo che anche la gente del posto viene con gli snowboard!
Il parco prevede anche una traccia che mostra la biodiversità botanica di quell’oasi così insolita insieme ad alcune aree per il bird-watching.

Il resto della strada fino ad Amarillo è abbastanza monotona: una distesa sconfinata di campi di grano, mais e allevamenti di vacche.

Anche Amarillo in se non ha particolari attrattive, a parte un tratto della Route 66.
Prendiamo una camera al Motel 6 (Interstate 40East) e andiamo a cercare il tratto della Mother Route nel suo tracciato originale: diversi bar e molti antiquari/robivecchi rendono particolarmente vivo questo miglio di strada, frequentato da tantissimi centauri.

Un giro veloce per vedere anche le famose (ma deludenti) Cadillac conficcate nel terreno e poi, per la cena, cerchiamo il famosissimo Big Texan, il rinnomato locale della bistecca da 72 once!E’ indubbiamente molto carattteristico, enorme e merita una visita.

Nessuno sfida il timer per aggiudicarsi la corona di re del Big Texan , ma c’è comunque musica dal vivo e la cena è all’altezza della sua fama.

Io sono come i bambini la mattina di Natale, mi sveglio presto perchè sono impaziente di vedere Palo Duro Canyon di cui sogno da quando ho visto le foto in rete.

Cappello in testa, acqua di scorta e via, a poche miglia dalla città si apre quello che per dimensioni è il secondo canyon più grande degli Usa dopo il Grand Canyon.
I percorsi tracciati sono molti: per hiking, bici o a cavallo, di varia lunghezza ma tutti mediamente facili e prevalentemente piani.
Noi scegliamo il Lighthouse Trail perchè è quello che arriva al pinnacolo che è il simbolo del canyon ed è considerato il più rappresentativo del parco.
Quasi 6 miglia pianeggianti, su sentiero tracciato nella terra rossa e si arriva ai piedi della formazione da cui parte l’ultimo breve tratto di lieve scalata su terreno friabile e scivoloso.
Da lassù si vede una parte del canyon creato dal Red River e che è stato teatro della battaglia tra il 4th Cavalleria del Gen. Mcackenzie e le tribu Kiowa, Comanche e Cheyenne.
I colori di queste rocce sono assolutamente straordinari, le formazioni rocciose create dall’erosione rendono questo luogo quasi marziano così come questi strani incontri.

Prima di ripartire nel pomeriggio, ci fermiano al centro visitatori che è posto in alto, su uno dei costoni e che generosamente regala un colpo d’occhio mozzafiato.

La strada ci riporta verso sud, costeggiando il confine con l’Oklahoma, su un territorio prevalentemente agricolo, mentre continuiamo a stupirci per questi immensi spazi.
E’ tardi per pensare di raggiungere Dallas, quindi ci fermiamo a dormire a Wichita Falls a circa metà strada.

L’indomani, la strada per Dallas è davvero poca cosa in confronto alle miglia percorse fin’ora. Infatti, prima delle 11 siamo già al Motel vicino all’aeroporto, scelto per la comodità visto il volo all’alba di domani.

Dallas, “Everything is biggerinTexas”

Dallas, la gemella snob di Forth Worth. Le due non potrebbero essere così diverse, eppure sono sorelle siamesi. Sono così vicine una all’altra che la Metroplex, come chiamano l’area metropolitana, è comune e indefinibile.
La downtown ha un profilo particolarmente affascinante e insolito con diversi edifici art decò a contrasto con i grattacieli.
I parcheggi sono una cosa folle (si parla di 4$ per 20 min!) quindi lasciamo la macchina appena fuori  Dealey Plaza e in 5 min, arriviamo all’inizio di Elm St dove individuiamo subito il punto dove fu colpito JFK.
A fianco c’è il palazzo da cui sparò l’attentatore, ora trasformato in museo, e nei pressi, un paio di tizi che si offrono per illustrarti la vicenda facendoti ripercorrere i luoghi e spiegandoti anche le teorie parallele.
Girelliamo un po’ e ci imbattiamo in un’istallazione artistica originale: una mandria di tori in bronzo, a dimensione reale che scende da una collinetta verso il Lubben Park.
Davanti al monumento a JFK si sviluppa il West End, un piacevole quartiere con diversi locali in stile western. Su Commerce St ci sono quasi solo banche e uffici ed è divertente vedere che gli uomini d’affari sono vestiti tutti come J.R. : cappellone chiaro, abito scuro, laccetti in cuoio e argento al posto della cravatta e stivaloni texani. Fichissimo!

La downtown è collegata all’Art District attraverso una rete di tram storici ristrutturati.
Il servizio che si chiama M-Line Trolley (ed è presente anche a Forth Worth) è gratuito, con frequenza di 15 min e attivo fino al tarda sera.
Noi lo prendiamo per arrivare ad Up Town, poco sopra l’Art District, dove i grattacieli lasciano il posto ad una zona residenziale con diverse aree pedonali piene di negozi e locali.
Sulla McKinney ci sono decine di ristoranti e bar e noi decretiamo che è giunta l’ora per l’aperitivo fermandoci al The Quorter, un locale un po’ dark dove il ragazzo ci prepara uno dei migliori margarita in assoluto, spiegandoci le varie differenze tra le tequile e intendiamo  che per lui è una missione, non un lavoro!

Anche qui  fa caldo, davvero molto e questo fa capire che il Texas va visitato scegliendo bene la stagione.
Ultimi acquisti (limitati a causa del bagaglio, sob!) e ultima cena con mega T-bone e Lone Star ghiacciata, alla dieta vegetariana ci pensiamo a casa :D

 Poi nanna, domattina, il volo è alle 7.00…

Ultimo particolare divertente, in aeroporto, prima del body scanner c’è un attrezzo in legno con una fessura che serve appositamente per togliere gli stivali texani senza manovre assurde :-D

 

Considerazioni

Come sempre accade, ci sarebbe piaciuto avere qualche giorno in più. Otto giorni pieni sono pochi per uno Stato così immenso, ma sufficienti per rimanerne affascinati.

Lo consiglio a chi cercha un viaggio nella cultura Usa, in uno Stato che estremizza ancora di più quelle che sono le contraddizioni di questo popolo (religione ed armi, tanto per citarne qualcuna).

A chi ama la natura nei suoi spazi sconfinati.

A chi è innamorato dei film western.

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Ci sono 13 commenti su “Texas, The Lone Star

  1. ma grazie!
    @ sea breeze
    l’ondata di freddo è arrivata puntuale, ma in seguito al tuo consiglio abbiamo invertito il giro e tutto è andato alla perfezione.
    pensa che se non lavessimo fatto, avremmo trovato temperature intorno a 2° in tutta l’area di Amarillo…
    @ sealove
    mi fa piacere leggere quelo che scrivi perchè generalmente, il texas è poco considerato vista la concorrenza con altri stati più “conosciuti”

  2. Bel diario Coral, io del Texas ho visto solo Amarillo e a dirla tutta non mi aveva impressionato per nulla, tranne la mangiata di carne al Big Texan Ranch, ma il tuo diario mi ha fatto venire voglia di scoprire di più questo Stato!

  3. Complimentissimi per il diario, davvero bello e pieno di info che mi saranno sicuramente utili, visto che anche io sto per partire alla volta del Texas!!!!!!! Devo dire che trovo veramente pochi racconti e recensioni in giro su questo stato. Grazie al tuo diario mi sono assolutamente convinta di aver fatto la scelta giusta e non vedo l’ora di partire!!

  4. A giugno, un mese fa, sono stato in America per la terza volta. Ho visto NY, Miami, L.A. e Frisco le prime due volte, l’ultima ho optato per il giro dei parchi nazionali. Sono partito da Vegas e poi via via Sacramento, Reno, Salt Lake, Moab, Page, Williams per tornare a Vegas, passando per La Death, Sequoia, Yosemite, Lake Taohe, Archers, Canyolands, Monument, Antelope, Grand Canyon, Zion e Bryce. Ti dico questo non per darmi un tono ma perché questa volta mi sono detto che dell’America ho visto un bel pò! Ho pensato anche che se ci fosse una quarta volta sceglierei Chicago, Nigara Falls, Boston e Washington (a me piacerebbe anche New Orleans e Seattle). Per fartela breve il tuo diario, molto bello, mi ha fatto capire chiaramente che non si può dire di aver visto abbastanza gli States perché non finisce mai di sorprenderti per i mille luoghi, paesaggi e panorami stupendi che offre. Ti ringrazio per avermi reso partecipe e dato altre valide opzioni per il mio prossimo quarto viaggio ipotetico negli Stati Uniti d’America. Grazie!

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