New York, la mia scommessa d’amore

Ho sempre avuto un’attrazione per New York, penso sia una questione di DNA. Sì perché mia mamma è nata proprio lì, a Brooklyn, da mamma italiana e papà newyorkese, ma da bambina si è trasferita in Italia e non è più tornata in America. Da qualche anno in lei era riemersa la volontà di vedere ancora una volta la sua città ma per motivi personali ed economici questo desiderio non si è mai realizzato. Anch’io però covavo questa grande voglia di andare a New York e l’occasione si è presentata con una bella offerta volo. E’ mia! Organizzo subito il viaggio per me, marito, mamma e papà, certamente due accoppiate un po’ strane alla mia età, ma questo sarebbe stato un viaggio particolare…

MARTEDI 30/04

La sveglia suona prestissimo, il tempo di fare un po’ di coccole al nostro gattino, e passiamo a prendere i miei genitori per andare a Venezia. Alle 12.30 il nostro boing 767 Delta Airlines parte puntuale diretto a New York. Dopo neanche 9 ore di volo atterriamo ed ecco per (quasi) tutti noi il primo passo su suolo americano! Usciti dall’aeroporto ci mettiamo in fila per prendere il taxi; dopo una breve attesa siamo già su uno yellow cab direzione Manhattan. Ad un certo punto intravediamo di fronte a noi il celebre skyline… è sempre più vicino e il cuore comincia a battermi forte. Era il primo sentore di un legame con questa città che sarebbe cresciuto ogni momento di più. Il taxi ci accompagna al nostro hotel, il Jolly Hotel Madison Towers all’incrocio tra la 38th e la Madison Avenue (a due isolati dall’Empire State Building, la cui imponenza accompagnerà ogni nostro rientro in hotel): buoni prezzi e in posizione ottimale per visitare Midtown. E, cosa che non fa mai male, il personale parla un perfetto italiano! Un’occhiata veloce alle camere e siamo già fuori per la prima passeggiata a New York. Quale miglior primo luogo da visitare se non Times Square, il centro più animato della città, a solo 10 minuti a piedi dall’hotel. Il traffico, i taxi gialli, le limousine, le auto NYPD, le tantissime persone che camminano velocemente, le insegne luminose, i colori, i rumori… è esattamente quello che mi aspettavo e che volevo. Siamo al centro del mondo!

Intanto è anche giunta l’ora di cena ma sarà per l’adrenalina, il fuso orario o i pasti serviti sull’aereo, non abbiamo tanta fame e ci accontentiamo di un gustoso hot dog da mangiare proprio lì, in quell’affascinante caos.

MERCOLEDI’ 01/05

Sarà il fuso orario, sarà l’emozione di essere qui, ma io alle 4 sono già in piedi. Facciamo colazione accanto al Chrysler Building, bel grattacielo in stile liberty, e andiamo quindi alla Grand Central Station lì vicina per ammirare il suo grande affollato atrio (e con il naso all’insù, per vedere le costellazioni raffigurate sulla volta) e per prendere la metropolitana per Lower Manhattan. Su suggerimento di altri giramondini avevo acquistato i New York City Pass (prima dell’aumento di prezzo) che prevedono l’accesso a sei attrazioni e oggi cominciamo con la prima: il traghetto per la Statua della Libertà. Il biglietto prevede lo sbarco su Liberty Island ed Ellis Island ma al momento sono chiuse a seguito dei danni causati dall’uragano Sandy. Il battello piano piano si riempie; grazie alla bella giornata di sole, tutti noi passeggeri siamo sul ponte scoperto con macchine fotografiche e videocamere in mano. Il giro è bellissimo, si costeggia Ellis Island, Liberty Island con Lei, The Lady, poi Lower Manhattan e infine si punta verso nord-est, passando sotto i ponti di Brooklyn e Manhattan.

Sbarchiamo a Battery Park soddisfatti di questo bellissimo giro che ci ha permesso di vedere la città da un affascinante punto di vista e la statua forse più famosa al mondo da così vicino. Cominciamo quindi la scoperta di Lower Manhattan: sotto lo sguardo di alcuni scoiattolini attraversiamo il parco e arriviamo al charging bull, il toro bronzeo simbolo della Borsa (con ovvie toccate di genitali e corna che dicono porti fortuna). Siamo a Wall Street, il cuore pulsante dell’economia mondiale, un paradiso per un’economista come me.

Ma poi, dietro l’angolo, la parte più cupa, quella che stringe il cuore: Ground Zero. St Paul’s Chapel, piccola chiesa tra i grattacieli, divenuta ricovero d’emergenza dopo gli attacchi terroristici, ci accoglie con il suo personale memoriale dell’11 settembre: foto, striscioni, biglietti d’affetto, divise e caschetti dei pompieri, banchi rovinati, una bandiera con il lunghissimo elenco dei nomi delle vittime. Viene spontaneo fermarsi un attimo a pregare, mentre una lacrima scende sulla guancia. Ci dirigiamo quindi alla Freedom Tower (One World Trade Center), sorta sulle ceneri delle Torri Gemelle, il più alto grattacielo di tutto l’emisfero occidentale. E’ così bello, slanciato, riflette l’azzurro del cielo, e quasi mi vergogno di esserne affascinata, non vorrei mancare di rispetto a chi in quello stesso posto più di 10 anni fa ci è morto.

Il nostro programma prevede di proseguire ancora verso nord, ma quando vedo che il Pier 17 di cui avevo letto sul forum è davvero a pochi passi da noi mentre lo stomaco comincia a brontolare, facciamo una piccola deviazione e ci fermiamo a pranzare al ristorante esterno del centro commerciale, nelle vicinanze del Ponte di Brooklyn. Dopo una visita ai vari negozi del centro (imperdibile lo Studio Manhattan Art Design) riprendiamo la nostra camminata verso nord, e arriviamo a Chinatown e a quel che resta di Little Italy.

Considerato che è ancora pieno pomeriggio optiamo per un fuoriprogramma: la salita al Top of the Rock, l’osservatorio del Rockefeller Center, la seconda attrazione prevista dal NY City Pass. Non c’è molta coda, quindi riusciamo subito a entrare nell’ascensore. Impressionante: mi aspettavo qualche minuto di salita e invece l’ascesa è velocissima! Lo sapevate che la famosa foto degli operai seduti sulla barra durante la costruzione di un grattacielo è stata scattata proprio qui? La città è ai nostri piedi mentre in lontananza il sole comincia a scendere. Mia mamma si emoziona nel guardare la sua Brooklyn là in fondo ed io mi emoziono con lei; mi rendo conto che le mie origini sono in parte anche qui, in questa meravigliosa città davanti ai miei occhi: qui è nato e vissuto mio nonno con i suoi fratelli, qui è nata e cresciuta mia mamma, qui c’è qualcosa che prende la mia anima dal profondo…

Scendiamo dal grattacielo, visitiamo alcuni negozi del Rockefeller Center e rientriamo in hotel per riposarci un po’; la sera ceniamo al Dallas BBQ con le sue famose (e buonissime) costine in salsa barbecue.

GIOVEDI’ 02/05

Dopo una buona colazione allo Starbucks sotto l’Empire State Building entriamo nel famoso grattacielo. E’ la terza attrazione del NY City Pass e ci fornisce gratuitamente l’audioguida in italiano, la salita notturna nello stesso giorno, e una coda dedicata e molto più veloce. Grazie al cielo sereno, riusciamo a guardare fin giù all’orizzonte e mentre l’audioguida ci conduce alla scoperta dei palazzi che si stagliano ai nostri piedi, scattiamo una foto dopo l’altra. Laggiù in fondo Brooklyn…

Usciti sulla 34th Str, prendiamo la metropolitana direzione Brooklyn. Scendiamo nel quartiere dove abitava mia mamma e in pochi minuti siamo lì, nella sua via. Quante volte ne avevo sentito parlare: il viale alberato, le casette basse con la scalinata all’ingresso, la chiesa la cui campana svegliava sempre mia mamma e poi… la casa. Il numero civico è quello, mia mamma la riconosce: è lì che abitava. Anche se in teoria ora lì non ci sono più nostri parenti, io mi emoziono mentre a mia mamma scende una lacrima di nostalgia: ora neppure io posso nascondere questo sentimento che mi lega a questa città. Passeggiamo in questo ameno quartiere residenziale e le vicine Brooklyn Heights, così distanti dalla frenesia di Manhattan: signore con le borse della spesa, ragazze con i cani al guinzaglio, le automobili parcheggiate ai lati della strada.

Arriviamo fino alla Brooklyn Promenade, da cui abbiamo una meravigliosa vista sull’ancor più meraviglioso skyline di New York: davanti a noi Lower Manhattan, a destra il ponte di Brooklyn e lassù si vede anche l’Empire! Lo stomaco comincia a brontolare, per fortuna lì vicino c’è la famosa pizzeria Grimaldi, proprio sotto il ponte. La lunga fila all’entrata non deve scoraggiare perché si viene ripagati da una pizza buonissima. Si può scegliere in due dimensioni, servita su alzate e già tagliata a fette. Cominciamo quindi la passeggiata sul ponte in direzione Manhattan. Purtroppo una parte è impacchettata per ristrutturazione ma ciò toglie davvero poco alla bellezza della struttura.

Arrivati all’altra sponda ci riposiamo al City Hall Park e ci troviamo improvvisamente in mezzo a un’esibizione di street dance di un gruppo di ragazzi di colore. That’s America, guys! Io comincio a sentire male ai piedi dal tanto camminare e allora la metropolitana lì accanto sembra la scelta ideale: scendiamo in prossimità del Flatiron, un elegante palazzo di 22 piani dall’affascinante forma triangolare (un ferro da stiro appunto!).

Riprendiamo quindi la camminata verso nord, all’albergo, ma con un giro più largo per fare una sosta da Macy’s. La sera ceniamo a un fast food sotto l’Empire State Building, in modo da essere lì vicino per la salita notturna prevista dal NY City Pass. Vedere la città ai propri piedi di notte, con le sue mille luci, i grattacieli illuminati… è davvero uno spettacolo!

VENERDI’ 03/05

Anche oggi è una bellissima giornata di sole ma il mio programma non cambia: si va al Metropolitan Museum, la quarta attrazione del NY City Pass. Per non restare in questo immenso museo tutto il giorno avevamo già studiato la disposizione delle sale e scelto quelle per noi più interessanti. Usciti dal museo  vediamo che la scalinata d’accesso è piena di persone che pranzano con lo street food proposto da due ambulanti. Un hot dog mangiato in questo contesto, seduta sulle scale e deliziata da una jazz band di strada, mi sembra una delle cose più buone mai mangiate in assoluto. Entriamo quindi a Central Park a sud del grande lago dedicato a Jacqueline Kennedy Onassis, ci imbattiamo nel famoso obelisco di Cleopatra e poi nel Belvedere Castle, riproduzione di un castello medievale da cui si gode un bellissimo panorama. E’ così piacevole passeggiare per questo parco visto tante volte nei film e telefilm: le persone che fanno jogging, portano a passeggio i cani, prendono il sole, le carrozze coi cavalli, addirittura alcune coppie di sposi che posano qui per il loro album di matrimonio.

Usciamo dal parco sulla 5th Avenue e, dirigendoci verso sud, passeggiamo lungo la famosa strada del lusso: la Trump Tower, Tiffany, Cartier e le boutique dei più grandi stilisti italiani. Veloci tappe di questa lunga camminata verso l’hotel sono la St Patrick’s Cathedral (purtroppo impacchettata per ristrutturazione), il Rockefeller Center e Bryant Park. La sera ceniamo all’Hard Rock Cafè.

SABATO 04/05

Anche questa mattina è in programma un museo, il MoMa, la quinta attrazione del NY City Pass. Per non rimanerci tutto il giorno visitiamo solo gli ultimi due piani, dove si trovano le opere più famose. Pranziamo al ristorante del museo, che propone delle buone insalatone. Usciti dal MoMa Design Store (impossibile non fare acquisti tra ricordi del museo e oggetti di design) prendiamo la metropolitana per l’American Museum of Natural History, la sesta attrazione del NY City Pass. Dobbiamo prendere il treno locale che ferma in ogni stazione, perché quello express va diretto verso il Bronx. Non so bene come quando e perché, ma saliamo sull’express e così arriviamo ad Harlem, prima fermata possibile. Ma non siamo stati i soli a sbagliare perché siamo in tanti a salire la scalinata e scendere all’altro binario! Dopo questo fuoriprogramma riprendiamo il treno giusto per il museo. Anche qui dobbiamo fare una scelta di cose da vedere (ovviamente imperdibili i dinosauri). Uscendo dal museo, entriamo nuovamente in Central Park per scoprire altri angoli di questo immenso parco.

All’uscita dal parco siamo davvero stanchi dal tanto camminare e allora basta alzare un braccio e dopo pochi secondi ecco un taxi! E’ un mezzo molto conveniente per muoversi a Manhattan: con 8 dollari siamo in hotel! La sera torniamo a Times Square e ceniamo al Ruby Tuesday, con la promessa (mantenuta) di ottime recensioni in Internet (e infatti l’attesa è lunga, ma ne vale la pena).

DOMENICA 05/05

Oggi è l’ultimo giorno e decidiamo di prenderci una mattinata libera, senza programmi. Io e mio marito torniamo a Times Square per gli ultimi acquisti. Ci imbattiamo anche in una gara ciclistica con sponsor il Giro d’Italia!

A ora di pranzo ci troviamo tutti in hotel e optiamo per il ristorante americano Moonstruck proprio di fronte all’albergo, ma che non avevamo mai visto prima perché nascosto da ponteggi. Molto caratteristico, con i tavoli in acciaio e i divanetti. Peccato averlo scoperto proprio l’ultimo giorno. Dopo un’ultima passeggiata nei dintorni è ora di prendere il taxi e tornare al JFK. Il volo procede tranquillo e atterriamo puntuali a Venezia. Dopo una lunga trafila ai Bagagli Smarriti (la mia valigia è rimasta a New York, fortunata lei!) possiamo prendere la macchina e tornare a casa. Accendo l’autoradio e la prima cosa che sento è “New York New York, è una scommessa d’amore”. Mi perdonerà Cremonini se ho fatto mia la canzone stravolgendole il senso ma io sorrido, perché la mia scommessa d’amore con New York l’ho vinta: torno a casa senza valigia ma con un bagaglio di emozioni indescrivibili. Ho dato anch’io un morso alla Grande Mela, ma soprattutto sono andata alla scoperta delle mie origini e ora sono ancora più orgogliosa di dire “dentro di me scorre sangue americano”!

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Ci sono 20 commenti su “New York, la mia scommessa d’amore

  1. brava Babi, ….nerazzurra, new yorker, …sempre più simili :-) !!!
    l’iniziativa di riportare la mamma a casa sua è così bella che…..ti perdoniamo perfino le dimensioni delle foto !!! cosa sono, 10 Gb ciascuna ??? :rose:

  2. Grazie mille anche a voi :) Sono contenta che il mio diario sia piaciuto, e spero possa essere di aiuto a chi vuole organizzare un viaggio nella Grande Mela.
    Effettivamente quando ero piccola mi sono sempre vantata con gli amichetti di avere origini newyorkesi, anche se in realtà a suo tempo non avevo mai messo piede fuori dall’Italia nè avevo conosciuto i parenti americani :p

  3. Arrivo anch’io a leggere il tuo diario, molto bello, bravissima Babi, l’altro giorno mi avevi detto della tua emozione nel portare la tua mamma nei posti della tua infanzia e dalle tue parole scaturiscono tutte queste emozioni

  4. Federica hai ragione, New York non basta mai! Io in genere non torno due volte in poco tempo in una stessa città perché preferisco visitarne una nuova, ma con NY è diverso, non so spiegarlo in effetti ma nella mente ho già programmato quasi nel dettaglio la prossima visita, so che ci tornerò. Ci devo tornare.
    MariaElena, sono contenta che il mio diario possa essere utile e se hai bisogno di qualche info last minute scrivimi pure! Per l’hotel…vai tranquilla, ti troverai sicuramente bene! E poi è in un’ottima posizione, permette di girare quasi sempre a piedi. Però…scarpe comode, mi raccomando ;)

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