Tutti i colori della Provenza

Una terra ricca, suggestiva e che sa di poter fare colpo con una certa facilità grazie ai suoi graziosi paesini medievali arroccati sulle colline, ai suoi campi di lavanda (che prima o poi fioriscono), ai gustosi piatti regionali, alle sue solenni vestigia romane, ai graziosi café e ristorantini all’ombra di platani secolari, alle imponenti testimonianze lasciate dai papi durante la cattività avignonese e alle sue quiete paludi dove sguazzano liberi cavalli e fenicotteri rosa. La Provenza incanta fin da subito e non manca di rispettare le promesse fatte prima della partenza. Non provate nemmeno a cercare di resisterle… davanti a tanta bellezza non potrete fare altro che lasciarvi andare ed amare questi luoghi!

Si potrebbe dire che la Provenza è molto turistica e forse è pure una meta poco “originale” dato che l’Italia non è poi molto lontana, così come la cultura e le tradizioni. Si potrebbero dire tante cose ma, sopra ogni personale considerazione, resta il fatto che sia una regione indiscutibilmente bella ed affascinante, che è pure capace di sorprendere il visitatore.

La scelta di questa meta è scaturita, essenzialmente, da un budget piuttosto limitato. Il fatto di poter partire con la propria auto di certo permette di risparmiare un po’ di soldini sul volo aereo e sul successivo noleggio.

Il nostro tour di 5 giorni ha toccato le principali attrazioni della Provenza. Diciamo che è stato un assaggio delle principali pietanze presenti ad un buffet! Non ci siamo abbuffati proprio perché il tempo a disposizione non era molto e non abbiamo potuto concederci i ritmi rilassati che i tranquilli paesini del Luberon sembrano suggerire però siamo riusciti comunque a cogliere l’essenza della Provenza, visitando molti luoghi e attrazioni differenti. Pur essendo molte le tappe, ci siamo presi comunque i nostri tempi e, solo raramente, abbiamo dovuto fare le cose di corsa. Le attrazioni sono principalmente paesini e cittadine in cui i monumenti imperdibili sono proprio pochi e, più che altro, il bello sta proprio nel passeggiare e nel perdersi tra viette, ristorantini e negozietti.

La Provenza non è certamente un luogo economico ma vi è una larga possibilità di scelta per ogni esigenza di tasche. Si possono spendere pochi soldi dormendo negli ostelli delle città o negli hotel meno pretenziosi e mangiando facendo rifornimento presso le botteghe dei fornai o presso i supermercati. Oppure si può puntare su fantastici poderi dispersi nella campagna e nel lusso e pranzare elegantemente ad uno dei tanti ristoranti chic con vista su paesaggi mozzafiato. Noi, che siamo stati abbastanza attenti e che abbiamo mantenuto una posizione intermedia alle due indicate, abbiamo speso circa 450 euro a persona (viaggio compreso).

 

Ecco il racconto del mio tour:

PRIMO GIORNO (sabato 15 giugno): da Bergamo a Roussillon

Lo ammetto è presto. Puntare la sveglia per essere pronti alle 4.30 del mattino è decisamente presto ma, occhiaie, grugniti e frasi insensate a parte, eravamo contenti di partire per un nuovo ed esilarante viaggio. Ancora cullati dal buio della notte, viaggiamo a bordo della nostra Polo con impianto GPL verso la Liguria e, poi, oltre il confine francese. Le ragazze dormono serenamente mentre l’alba inizia a rischiarare il cielo, pesante sotto una spessa coltre di nuvoloni grigi.

Approdati in terra francese riteniamo sia giunto il momento di ascoltare per la prima volta la nostra Provenza Compilation, una nostra raccolta di canzoni sul tema del viaggio appena iniziato, che costituisce ormai una tradizione lunga otto anni. Le nuvole sembrano pian piano allontanarsi quando arriviamo a SAINT PAUL DE VENCE (durata viaggio da Bergamo circa 4.30 ore), la nostra prima tappa, voluta per spezzare un po’ il lungo percorso fino al Luberon. Troviamo subito parcheggio (a pagamento) nei pressi di place des Boules dove, al ritorno, assisteremo ad una partita di bocce combattuta da alcuni arzilli abitanti del paese.

In giro ci sono pochi turisti e l’aria fresca del mattino è carica del profumo delle vacanze… e ci lasciamo condurre da esso lungo le medievali stradine del borgo, cariche di botteghe artigianali, di negozietti di souvenir e di gallerie d’arte. Il paesino è davvero piccolo ma è di una bellezza incredibile! E’ tanto bello passeggiare per le sue viuzze, ascoltando il gorgogliare dell’acqua delle fontane o il racconto delle pietre antiche delle case, che Moira quasi si scorda di cercare un posticino per la colazione. Ma non dura a lungo così, arrivati nella piazza principale, troviamo un piccolo bar dove prenderemo il primo café au lait (caffelatte) e il primo croissant (rigorosamente vuoto ma carico di burro) della vacanza.

Curiosiamo nella pacifica e romanica Collégiale de la Conversion-de-Saint-Paul e in alcune gallerie d’arte che espongono pezzi di tutto rispetto (tra cui alcune opere di Mirò, Warhol e Roy Lichtenstein). Dopo un’ora e mezza abbiamo esplorato praticamente buona parte del borgo così, ampiamente soddisfatti per la prima visita e desiderosi di continuare il cammino (sono necessarie 3 ore per raggiungere il Luberon), ritorniamo in auto.

La musica ad alto volume e il chiacchiericcio incalzante ci rapiscono completamente finché un’auto ci sorpassa, ci fa dei cenni timorosi indicando la nostra ruota e interrompe la magia del momento. Maria mette la testa fuori dal finestrino e constatiamo con preoccupazione che la ruota anteriore della nostra auto è decisamente a terra. Essendo un’auto con GPL non abbiamo il ruotino di scorta e siamo costretti a dirigerci alla torretta SOS della piazzola di sosta dell’autostrada per chiedere soccorso in un francese scimmiottato. Appoggiati al guard rail la mettiamo sul tragicomico, mangiamo una merendina e prendiamo un po’ di sole mentre attendiamo l’arrivo del carro a trezzi che, una volta sopraggiunto e caricata l’auto sul mezzo, ci porta presso un gommista dei dintorni (fortunatamente aperto il sabato pomeriggio). Per essere a metà del primo giorno il bilancio non è male: 180 euro per il rimorchio e 230 per il cambio delle due ruote anteriori … iniziamo bene!

Nonostante gli imprevisti, con un’abile variazione al programma, riusciamo a rispettare comunque la tabella di marcia. Arrivati all’ABBAZIA DI SENANQUE, nei pressi di Gordes, ci attende un’altra triste sorpresa (anche se, in fondo, ce l’aspettavamo): la lavanda, a causa della brutta stagione primaverile, non è ancora fiorita! Nooooo!! E’ davvero un gran peccato perché l’abbazia è collocata in un luogo davvero magico, ai piedi di una piccola vallata costellata di campi di lavanda … ma senza fiori.

Entrati nell’edificio religioso ci aggreghiamo al tour guidato (obbligatorio e in lingua francese) delle ore 16 (ticket 7€, info su www.senanque.fr) che ci porta alla scoperta della maestosa ma semplice architettura dell’ordine cistercense, basato sulle privazioni e sulla funzionalità (come si può ben vedere anche negli interni dell’edificio). Il chiostro, con le sue belle colonne decorate, rappresenta certamente l’elemento di maggiore interesse del complesso. La visita dura circa 50 minuti e, a mio avviso, è piuttosto piacevole ed interessante. Non aspettatevi però di vedere grandi opere d’arte o interni opulenti perché ne rimarreste delusi.

In 5 minuti di auto raggiungiamo il paesino di GORDES, famosissima meta turistica del Luberon, immortalato anche nel film “Un’ottima annata” con Russell Crowe. Arrivati alla piazzetta dietro il castello, proprio come nel film, ci troviamo a girare ripetutamente per il piccolo rondò in cerca di un posto auto! Posteggiamo infine poco lontano (parcheggio a pagamento) ed esploriamo il paese, adagiato su una collina con, sulla sommità, la chiesa e il castello. Ci sono bellissimi scorci sia degli edifici che della campagna circostante ma, personalmente, mi attendevo qualcosa di più. Non mi è sembrato poi così vivo e, a parte qualche attività nei pressi della piazzetta centrale (quella in cui si trova il ristorantino nel quale sono state girate numerose scene del film), non c’è praticamente nulla.

In 20 minuti facciamo un giro completo e, acquistate presso il fornaio delle buonissime quiche al formaggio (non abbiamo ancora pranzato e già sono passate le 18!), andiamo a sederci su una panchina con una splendida vista sulla pianura e sui campi coltivati. “Ehi, guardate laggiù!” esclama Tinel “non sono dei campi di lavanda in fiore?”. Non essendo riusciti a raggiungerli, il quesito rimarrà un mistero irrisolto.

Prima di allontanarci definitivamente dal paese, parcheggiamo al fantastico punto panoramico che permette di scattare bellissime foto al paese (lo riconoscerete subito passandoci accanto in auto). Il sole è basso e colora di arancione tutte le case sulla collina … lo spettacolo è davvero incantevole.

Ci spostiamo adesso verso ROUSSILLON (15 minuti in auto), nella cui campagna si nasconde il nostro B&B. Ecco, “nasconde” è la parola giusta. Gironzoliamo in lungo e in largo alla ricerca di qualche segnale che ci possa essere di conforto o di qualche essere vivente e, finalmente, dopo più di mezz’ora (nel frattempo ci siamo goduti un po’ di paesaggi campestri al tramonto), individuiamo la nostra Poterie de Pierroux (costo 29€ a persona in camera doppia, www.pierroux.fr). Si tratta di un B&B ospitato in un contesto molto carino e con dei proprietari molto cortesi. Le camere lasciano però a desiderare perché potrebbe capitarvi di trovarvi in una stanza con, nel mezzo, un wc separato solo da una misera tendina (addio pudore) o con le porte finestre che danno sull’esterno che non si chiudono. Diciamo che per il prezzo pagato si può tranquillamente trovare altro.

Siamo decisamente stanchi per la lunga ed intesa giornata ma, ristorati dalla doccia, raggiungiamo Roussillon (in auto, ovviamente) e in pochi minuti troviamo un bel ristorantino con terrazza affacciata sui tetti del paesino.

L’atmosfera è piacevole, il sole sta quasi definitivamente scomparendo all’orizzonte e il cibo è buono. Soddisfatte, le ragazze si alzano con la speranza in cuore di andarsene dritte a letto. Ma come? Non volete fare due passi per il paese così facilitate la digestione? E così facciamo un giro veloce in questo piccolissimo borgo in cui le case, nonostante il buio della sera, sono tutte dipinte delle infinite sfumature dell’ocra. Molto carino davvero!

 

SECONDO GIORNO (domenica 16 giugno): da Roussillon a Nimes

Un nuova giornata si leva all’orizzonte e, consumata la prima colazione nella bella veranda del B&B in compagnia del cane e della simpatica e un po’ selvaggia figlia dei gestori, ci dirigiamo verso il SENTIERO DELLE OCRE (costo 2.5€). Lasciata l’auto (ovviamente pagando il ticket) proprio ai piedi di Roussillon ci rendiamo conto di quanto, tutto attorno a noi, sia rosso, giallo e arancione! Il sentiero è un bel tragitto di terra rossa, facilmente percorribile con un paio di scarpe comode, che corre attraverso la vegetazione regalando spettacolari vedute sui canyon di ocra.

Con le luci del mattino i colori sono davvero sensazionali! Siamo tanto affascinati che percorriamo il sentiero più lungo dei due proposti (i tempi di percorrenza sono assolutamente più brevi di quelli indicati, pur considerando le necessarie soste). All’uscita Moira si chiude nel negozietto che vende ogni tipo di pigmenti naturali e minerali e acquista una mezza dozzina di vasetti con cui avvierà la sezione cosmetici della sua piccola produzione di creme e prodotti naturali.

AVIGNONE (viaggio di circa 1 ora) ci accoglie in tutto il suo prepotente splendore. Ci tiene a mostrarsi bella e potente e fa subito sfoggio del suo famoso ponte e delle sue belle mura. Non abbiamo ancora parcheggiato e già ci ha conquistati! Acquistiamo il biglietto cumulativo ponte + palazzo dei Papi (costo 13€, www.avignon-tourisme.com) e, audio guida alla mano, percorriamo il ponte di Saint Benézet (quello della famosa canzoncina per bambini!) e la sua interessante storia. Dopo tanta cultura, una sosta sotto i verdissimi platani della bella piazza de l’Horloge è d’obbligo. Ci sono tantissimi ristorantini e bar all’aperto e, trovato il nostro prescelto, ci gustiamo una bella baguette ripiena.

Il patrimonio di questa città è davvero molto ampio e va ben oltre i monumenti più famosi. Passeggiare lungo le assolate stradine nei dintorni di rue de la Republique è davvero piacevole: ad ogni angolo si scoprono antiche dimore, cornicioni decorati, scorci caratteristici e bellissime chiese gotiche (come, per esempio, quella di Saint Pierre). La tranquillità di queste viuzze contrasta in modo eccessivo con la folla chiassosa che si riversa nella piazza antistante il Palazzo dei Papi, che anche noi ci apprestiamo a visitare. Ritirata l’audioguida (un po’ lunghetta ma assolutamente necessaria per apprezzare al meglio il complesso di edifici), seguiamo il percorso guidato e scopriamo gli antichi fasti della corte papale. Oltre ai fantastici cortili interni, le cui pietre sembrano aver molto da raccontare, restiamo incantati dagli imponenti saloni interni, dai resti degli affreschi e delle decorazioni, dalle cappelle e dagli scaloni monumentali. Rimane ben poco degli arredi di un tempo (quelli presenti provengono da altri luoghi) ma la visita, che potrebbe tranquillamente durate un’ora e mezza, è assolutamente emozionante ed imperdibile.

All’uscita del palazzo, risaliamo la scenografica scalinata che conduce a Notre-Dame des Doms e ne visitiamo gli interni (nulla di imperdibile). Dal piazzale di fronte alla chiesa si può accedere al curato parco Rocher des Doms, un’oasi di pace e tranquillità dove la vegetazione rigogliosa e i fiori si alternano a laghetti e cascate artificiali. Da quassù si gode anche di una bella vista sulla città e sul fiume.

Adempiuti i nostri doveri culturali, prendiamo d’assalto i numerosi negozietti di souvenir che propongono ogni genere di oggettini. Qui i prezzi sono decisamente più convenienti rispetto agli altri luoghi visitati, quindi prendetevi una buona mezz’oretta di tempo per arruffare ogni genere di strofinaccio, sacchettino di lavanda, confettura, tazza, sapone, olio e tanto altro ancora.

Il PONT DU GARD dista circa 30 minuti da Avignone e costituisce una tappa essenziale del viaggio. L’ingresso al grande parco che include questo imponente acquedotto romano è piuttosto caro: 18 euro per ogni auto! Noi abbiamo effettuato l’accesso pochi minuti dopo le 19 (ora a partire dalla quale il biglietto scende a 10 euro) e, a quell’ora, il museo e i negozi sono chiusi ma a noi importava giusto il famosissimo ponte. Dopo una breve passeggiata, l’acquedotto ci compare in tutto il suo massiccio splendore, sovrastando il fiume Gard e attraversando un verdissimo paesaggio ancora intatto. La luce rossastra del tramonto conferisce ora un aspetto sovrumano al luogo e invoglia al silenzio e alla contemplazione. Seduti al di là dal ponte, fissiamo lo scorrere dell’acqua interrotti solo da qualche scatto fotografico (mio) e dal tonfo di qualche avventuriero che si tuffa nelle fredde acque del fiume.

A malincuore ci allontaniamo da questi luoghi e, dato che ormai è tardi per raggiungere Nimes per cena, decidiamo di cercare qualcosa da mettere sotto i denti nel vicino paese di Castillon du Gard, di cui la nostra guida parla molto bene. Effettivamente il borgo è una piccola chicca, pieno com’è di edifici medievali ristrutturati. Però per le strade non c’è anima viva e i pochi ristoranti sono inspiegabilmente chiusi.

Ci rimettiamo in viaggio verso NIMES (durata viaggio 40 minuti), dove abbiamo prenotato all’Adagio Access Nimes (costo 20€ a persona in bilocale con 4 posti letto; www.accorhotels.com), una moderna struttura situata proprio dietro la stazione che propone appartamentini ben arredati anche per soggiorni di una sola notte. Abbiamo speso poco e ci siamo trovati molto bene.

Trovare cibo verso le 22 si rivela essere un’impresa più ardua del previsto. Diversi bar ci respingono avvisandoci che la cucina è ormai chiusa quindi, sopraggiunti in un’affascinante Esplanade De Gaulle ricca di giochi d’acqua e di luce, ci vediamo costretti a ripiegare verso un poco poetico fast food (che, subito dopo il nostro ingresso, chiude definitivamente le porte). Seduti su di una panchina addentiamo i nostri gommosi panini spiando, tra le piante, gli archi illuminati dell’arena.

 

TERZO GIORNO (lunedì 17 giugno): da Nimes a Saintes Maries de la Mer

Anche questa mattina splende un bel sole caldo così, raccolti i nostri averi e depositati nella portineria dell’hotel, percorriamo il bel viale avenue Feucheres e scegliamo un bar con dei tavolini all’aperto affacciati sul via vai dell’Esplanade De Gaulle e facciamo colazione.

Circumnavigata la splendida Arena alla ricerca dell’ingresso, acquistiamo il ticket (volendo c’è la possibilità di acquistare un biglietto cumulativo con la Maison Carrée e la Tour Magne a 11€) ed entriamo. Davanti ai nostri occhi stupefatti appaiono solo impalcature con le sedute per i concerti. Che orrore!! Gli 8 euro per l’ingresso non valgono assolutamente la pena di essere spesi… la valorizzazione del complesso è pari a zero in queste condizioni. Per un monumento di tale livello ci si aspetterebbe qualcosa di diverso. Piuttosto amareggiati usciamo e, gironzolando per le solitarie stradine della città (è lunedì mattina e i negozi sono chiusi), visitiamo la cattedrale di Saint Castor, beatamente adagiata in una piccola piazzette del centro storico, e raggiungiamo lo slargo dove, magnificamente conservata, appare la Maison Carrée in tutto il suo splendore. Si tratta di un antico tempio romano in perfette condizioni al cui interno, purtroppo, è stato allestito un cinema 3D sulla storia della città (che ci risparmiamo). Non perdetevi assolutamente, proseguendo per circa 10 minuti a piedi, lo splendido Jardin de la Fontaine. Delle belle cancellate in ferro battuto dorato permettono l’accesso a questi giardini settecenteschi ricchi di sculture, canali, laghetti e fontane. La scenografia è davvero sensazionale e, seduti ad osservare i cigni, mangiamo alcuni dolcetti presi poco prima in una pasticceria. A lato del parco sorge il bel Tempio di Diana, ben conservato, in cui si può accedere liberamente e contemplare, nel silenzio del parco, l’elegante arte degli antichi romani.

Ci allontaniamo da Nimes un po’ delusi. La città è carina ma, il colpo basso infertoci dall’Arena, non ci ha permesso di apprezzarla appieno.

Dato che per domani pomeriggio prevedono tempo nuvoloso, anticipiamo ad oggi il momento di relax al mare. Puntiamo quindi direttamente verso le spiagge attorno a Saintes Maries de la Mer, in piena Camargue. L’hotel Le Castelet (24€ a notte per persona in camera quadrupla ; www.hotel-lecastelet.camargue.fr), dove siamo alloggiati, è un due stelle che ricorda molto le pensioncine romagnole. E’ senza pretese ma ha un buon rapporto qualità/prezzo e si trova a due minuti a piedi dal centro della cittadina.

Indossata una più consona tenuta da mare ci dirigiamo verso il centro dell’abitato alla ricerca di un posticino dove mangiare qualcosa. Gli edifici affacciati sulle viette del centro, che si snodano attorno alla fortificata chiesa delle Saintes Maries, sono tutti imbiancati di calce e carichi di negozietti che espongono ogni genere di souvenir, alimenti e abbigliamento. L’atmosfera è molto carina e, come dicono anche le guide, sembra davvero di essere in un paesino della costa spagnola (saremo stati influenzati anche dalle grosse padelle di paella che espongono i ristoranti?). Mangiamo delle crepes salate seduti ad un tavolino all’aperto e visitiamo gli scuri e curiosi interni della chiesa fortificata. E’ un mix tra una fortezza medievale e l’esplosione kitsch di una festa gitana (con tanto di statua di santa Sara completamente sommersa da vestiti sgargianti e ricchi di lustrini).

Ma ora è tempo di mare. Stendiamo i nostri teli su una delle tante spiaggette di sabbia fine nei pressi del paese e ci godiamo il sole. La costa è sferzata dal vento e il mare è abbastanza agitato ma credo che qui sia la normalità. Non ci sono molti stabilimenti balneari e, a parte qualche sdraio nei pressi dei bar, non si trova altro. Tra una passeggiata e un tuffo in mare (l’acqua non è poi così fredda come ci aspettavamo), il pomeriggio trascorre in fretta.

L’animata cittadina che abbiamo tanto apprezzato durante il giorno, la sera riscopre il suo lato sonnolento. A parte i ristoranti, che comunque non offrono il servizio fino a tarda ora, tutte le attività e i negozietti sono chiusi. I locali propongono numerosi menu a prezzo fisso da gustare all’aperto e, un po’ a caso, ci fermiamo al La Grange dove rimaniamo sorpresi della qualità dei piatti e dei sapori (nonostante il menu a prezzo fisso da 18 euro!). Finalmente assaporiamo qualche piatto tipico della zona: cozze alla provenzale, carne di toro (un po’ legnosa) e anatra cucinata in una salsa di pomodoro come vuole l’usanza della zona.

 

QUARTO GIORNO (martedì 18 giugno): Saintes Maries de la Mer e dintorni

Essendomi alzato per primo e conoscendo la rapidità del gruppo, questa mattina mi preparo velocemente ed esco a fare due passi lungo la palude nei pressi del paese. Il silenzio e la tranquillità dominano in assoluto tutto il paesaggio, fatto di lunghe distese di acqua, ciuffi d’erba alternati a bassi cespugli, anatre e aironi e qualche bassa costruzione tradizionale con il tetto in paglia. Rientrato in hotel, trovo i miei amici a tavola ad attendermi con, in mezzo al tavolo, baguette e croissant. E oggi bisogna riempirsi di calorie se vogliamo affrontare la biciclettata che ci attende! Il programma prevede infatti, per la mattinata, l’esplorazione dei paesaggi tipici della Camargue con una pedalata lungo la Digue de la Mer, la diga che separa le acque dolci e tranquille delle paludi da quelle salate del mare, con l’obiettivo di raggiungere il Phare de la Gacholle (12 km). Noleggiamo le biciclette presso l’efficientissimo La Velociste (www.levelociste.fr) ad un prezzo di 10€ ciascuno per la mezza giornata (4 ore).

Superato il paese verso est e i numerosi camper accampati nelle molte piazzole di sosta, la strada si fa sterrata e, in pochi minuti, si penetra già nel cuore più vero e caratteristico della famosa Camargue. Mentre pedaliamo e qualcuno si concentra per mantenere l’equilibrio, alle nostre spalle sfrecciano il mare con le sue lunghissime spiagge bianche e sabbiose da un lato, e, dall’altro, i piccoli e grandi acquitrini dove non si faticano ad avvistare gruppi di fenicotteri rosa immersi nelle acque tranquille. Ci fermiamo a fotografarli e a contemplarli nel loro splendido habitat naturale … che meraviglie riesce a creare la natura!

Il paesaggio si sussegue nella sua piacevole monotonia che trasmette una sensazione di pace e tranquillità e, dopo circa un’ora di pedalata (intervallata da soste fotografiche), raggiungiamo un punto in cui la strada sterrata è completamente invasa dalla sabbia. Procedere a bordo della bicicletta è praticamente impossibile. Dopo una breve esplorazione constatiamo che il percorso procede per un bel tratto in quelle condizioni e decidiamo che non è il caso di proseguire oltre. Uno sciame di fastidiosi insettini ci avvolge e interpretiamo questa simpatica visita come un ulteriore suggerimento a tornare indietro.

Sulla via del ritorno, prendiamo una piacevole deviazione che ci permette di addentrarci fin verso le sponde degli acquitrini. Ci sono numerosi ponticelli di legno che collegano gli isolotti e il percorso è piuttosto semplice da praticare. Il caldo inizia a farsi insistente e le ragazze preferiscono rientrare così riconsegniamo le biciclette e, ricomposto il gruppo che nel frattempo si era smembrato, partiamo in direzione di AIGUES MORTES (durata viaggio in auto 0.35 ore). Chiuso all’interno delle sue possenti mura, perfettamente conservate, che lo cingono interamente, questo incantevole borgo medievale è una vera e propria calamita per i turisti. Varcata una delle numerose porte cittadine, appare l’antico paesino fatto di vecchie case, piacevoli scorci, negozi e ristoranti. L’afa non ci permette di muoverci agevolmente ma è comunque piacevole gironzolare alla ricerca di qualcosa per il pranzo. La nostra guida consiglia una focaccia tipica del posto ma scopriamo troppo tardi che si tratta di un dolce! Ritornati quindi nella piazzetta principale, carica di ristoranti con tavolini disposti all’ombra dei platani, visitiamo i freschi interni dell’antica chiesa, caratterizzata da colorate finestre realizzate da qualche artista contemporaneo, e ripieghiamo in uno dei tanti ristorantini dislocati nei pressi della piazza principale. La scelta purtroppo è pessima perché, sgarbatamente, ci vengono consegnate delle omelette completamente differenti rispetto a quanto ordinato.

Non si può andare ad Aigues Mortes e non percorrere la cinta muraria della cittadina. Così ci dirigiamo verso la Casa del Governatore, dove si acquistano i biglietti d’ingresso (costo 7.5 euro, www.ot-aiguesmortes.fr), e attraversate le due stanze dai bei soffitti a volte della Torre di Costanza, ne raggiungiamo la sommità. Da qui il panorama è sensazionale e la vista spazia sui tetti delle case, sulla perfezione della cinta muraria, sui canali navigabili dai quali giungevano le merci dalle altre località della zona e, ovviamente, sugli acquitrini circostanti caratterizzati da insolite sfumature di rosa (dovute a dei minuscoli crostacei rossastri di cui sono ghiotti i fenicotteri).

Tutti entusiasti iniziamo a risalire le mura e a percorrere il magnifico cammino di ronda che gira attorno a tutto Aigues Mortes. E se dico tutto, credetemi, intendo proprio tutto! Non è infatti possibile uscire a metà strada quindi o si percorrono tutti i 1600 metri o bisogna tornare indietro. In ogni caso, la passeggiata è piacevole e la vista è davvero molto bella. Lungo il cammino è possibile salire su numerose torri di guardia e curiosare all’interno di esse dove, nell’oscurità, sono state realizzate alcune installazioni luminose d’arte contemporanea. Sotto il sole battente, la torre di Costanza sembra a tratti un lontano miraggio … sembra avvicinarsi ma poi non riusciamo mai a raggiungerla. Quando finalmente varchiamo il traguardo decidiamo di esserci ben meritati un gelatino o una granita seduti in una bella gelateria ai piedi delle mura.

Prima di lasciare definitivamente questo bel luogo, prendiamo l’auto e circumnavighiamo esternamente un tratto di mura.

Rientrati a Saintes Maries de la Mer ci dividiamo: qualcuno si da allo shopping mentre altri si dirigono in spiaggia (dove però c’è un vento piuttosto fastidioso e freddo che non da tregua per un solo momento), in attesa della cena. Il ristorante della sera precedente è purtroppo pieno così cerchiamo qualche altro posticino con dei tavoli all’aperto e con dei menu a prezzo fisso. Ci fermiamo a Le Canardiere ma stavolta ci va un po’ meno bene (il cibo non è granché).  E’ l’ultima sera del nostro viaggio e non abbiamo voglia di andare in hotel alle 22 così giriamo in lungo e in largo finché non troviamo l’unico locale per giovani aperto la sera. Il locale “La Siesta” è molto carino, con dei tavolini all’aperto, un arredamento fashion e un gruppetto di ragazzi che suona dal vivo alcune versioni calde ed acustiche di canzoni conosciute. Il bicchiere di sangria ci mette poco a fare effetto e la stanchezza inizia a farsi sentire così, arrivati in camera verso mezzanotte, raccogliamo le ultime energie per fare una piccola sorpresa a Tinel che compie gli anni: bombolone al cioccolato con candelina musicale (nessuno ha prestato però ad un accendino per la fiamma) e un piccolo pensiero acquistato di nascosto ad Aigues Mortes. Ora però tutti a nanna!

 

QUINTO GIORNO (mercoledì 19 giugno): da Saintes Maries de la Mer a Bergamo

Stamattina la prendiamo con una certa calma. Il cielo fuori è grigio ed è il nostro ultimo giorno di viaggio. Lungo la strada per ARLES (durata viaggio 0.40 ore) ci fermiamo a scattare qualche fotografia ai fenicotteri e alle mandrie di tori che si incontrano lungo la strada. Avevamo in programma una visita al Parc Ornithologique du Pont de Gau ma decidiamo di passare oltre dato che già abbiamo avuto abbondantemente modo di visitare le paludi della Camargue e di avvistare i suoi pennuti abitanti.

Non so bene perché ma Arles ci piace fin da subito. Molti edifici del centro storico sono in pessimo stato di conservazione e l’idea non è proprio quella di città pulita ma ci attira comunque con il suo fascino fatto dalle numerose tracce lasciate nei secoli passati. Acquistiamo presso il Teatro Antico il ticket Liberté (www.arlestourisme.com) che, al prezzo di 9 euro,  permette l’accesso a quattro monumenti e ad un museo. Scopriamo che proprio dall’interno del teatro proviene la piacevole musica che sentivamo rimbombare tra le stradine della città. Sul palco del teatro, di fronte agli spalti deserti, un gruppetto di bimbette è impegnato nelle prove finali di un saggio di danza. Ci fermiamo un po’ ad osservarle e poi ci dirigiamo verso la grande attrazione della città: les Arènes, l’anfiteatro romano. Si trova circondato da edifici costruiti in secoli successivi ed esso stesso ospitava, fino all’Ottocento, delle abitazioni civili. Ora, invece, ci accoglie in tutto il suo splendore. All’interno troviamo le solite impalcature realizzate per ospitare concerti e spettacoli. Sono brutte ma non quanto quelle di Nimes. Dalla sommità delle sue poderosa mura è possibile godere di una bella vista sul complesso e sulla città.

All’uscita ci dirigiamo verso le sponde del fiume curiosando tra le varie viette, i negozi, i resti delle Terme di Costantino, place du Forum (in cui è riprodotto il famoso café del quadro di Van Gogh) e sbuchiamo infine nella grande Place de la Republique dove numerosi palazzi si affacciano sull’obelisco della fontana centrale. Visitiamo il chiostro di Saint-Throphine che però è pesantemente oggetto di restauri tanto che, dei quattro lati, solo uno (ancora da ripulire) è liberamente visitabile. Basta comunque poco per comprendere la raffinatezza delle sculture sui capitelli e sulle fini colonne, la leggerezza degli archi a sesto acuto e per percepire l’atmosfera mistica del luogo. Dal tetto del chiostro si può ammirare il campanile del duomo e gli edifici vicini. Il Museo Réattu è purtroppo chiuso per lavori di restauro così, prima di spostarci dal centro cittadino, ci fermiamo a mangiare una baguette in un bar ai lati della strada. Mentre i miei compagni di viaggio terminano di saziare la loro fame, io vado a dare un’occhiata alla Chiesa di Saint-Throphine che presenta delle belle sculture sulla facciata. Gli interni gotici hanno sicuramente subito diversi interventi nel corso dei secoli ma l’oscurità e l’atmosfera sono ancora gli stessi.

Poco fuori dalla città visitiamo Les Alyscamps che, detto proprio volgarmente, è una via acciottolata con dei resti di tombe romane ai lati. Ok, in modo più obiettivo, si tratta di un antico luogo sepolcrale in cui sono stati raccolti numerosi sarcofagi che risalgono anche al periodo di dominazione romana. Al termine del viale alberato si trova un complesso religioso restaurato ma abbandonato a se stesso. I piccioni che svolazzano all’interno della chiesa sconsacrata rendono pesante l’aria e creano un certo senso di angoscia e di voglia di tornare all’aperto.

Lasciata alle spalle la città di Arles, in circa 30 minuti raggiungiamo LES BAUX-DE-PROVENCE. Il tempo è nuvoloso ma questo non scoraggia i turisti che, in gran quantità, popolano questo grazioso paesino annoverato tra i più belli di tutta la regione. Lasciamo l’auto poco fuori dal centro abitato (ovviamente a pagamento) e già dopo pochi passi il borgo ci accoglie in tutta la sua bellezza e in tutta la sua… bontà! Già perché i primi due negozi che si incontrano sulla strada (si trovano uno di fronte all’altro) offrono qualche stuzzichino a chi entra a curiosare nel negozio. Neanche a dirlo, non ce li lasciamo scappare!

Il paese è percorso da un paio di strade principali sulle quali si affacciano dei begli edifici ristrutturati. L’atmosfera nel complesso è molto curata e i numerosi negozietti rendono il tutto molto colorato e dinamico. Superati i palazzi Jean de Brion e De Porcelet (che ospitano due musei) giungiamo nella suggestiva place Saint Vincent sulla quale si affacciano l’omonima e romanica chiesetta (in parte ricavata nella roccia) e la chapelle des Penitents Blancs (nulla di che). Dalla terrazza panoramica è possibile godere di una bella vista sull’intera vallata.

Proseguiamo allo scoperta di Les Baux-de-Provence giungendo fino al suo celebre e immenso castello. Il biglietto di ingresso (costo 9.5 euro; www.chateau-baux-provence.com) permette di visitare, con l’aiuto anche di un’audioguida, gli immensi ruderi del castello che occupano tutta una parte della collina. Nella prima parte del percorso si possono anche incontrare ricostruzioni di armi da assedio e, durante la giornata, pare organizzino numerosi spettacoli di vario genere (noi però non abbiamo avuto occasione di vederli). Il fascino del luogo cresce proseguendo in direzione del castello vero e proprio. Si tratta di un’infinita quantità di rovine che lasciano ben immaginare l’imponenza del complesso e la difficoltà nell’espugnarlo. E’ impressionante lo stretto legame che gli edifici avevano con la roccia della montagna, scavata per creare sempre nuovi spazi e nuove stanze.

I vari percorsi permettono di arrampicarsi sugli speroni rocciosi e sulle torri di guardia e, da essi, la vista sul paesino e sulla val d’Enfer è davvero molto suggestiva. Tenete però presente che molti di essi non sono facilmente percorribili in quanti le scalinate sono sconnesse e la possibilità di scivolare e farsi male è piuttosto elevata.

La visita al castello richiede molto più tempo di quanto immaginavamo (calcolate almeno un’ora e mezza) ma, soprattutto, molte più energie. Appena usciti, Moira, che per tutta la visita del borgo era alla ricerca di una creperia con terrazza panoramica, individua un localino in perfetto stile provenzale (ma senza terrazza) e, per recuperare le forze, ordiniamo delle belle crepes con la cioccolata! Ci volevano!

Sappiamo che la partenza da Les Baux-de-Provence significa anche la partenza dalla Provenza e la fine del nostro viaggio. Come si fa a non essere tristi? Nemmeno la crepes ha potuto fare molto… Così, mentre l’auto trasmette le note della nostra Provenza Compilation, rimaniamo silenziosi per buona parte del viaggio verso GRASSE (durata 2.35 ore). Decidiamo di far tappa in questo paese dell’entroterra della Costa Azzurra, famoso per la produzione di profumi, per spezzare un po’ il viaggio e, con la scusa di cenare, di fare una sosta prima di raggiungere l’Italia. Quando arriviamo sono circa le 19.30 e i negozi sono già tutti chiusi. Scorgiamo una bella chiesa e ci dirigiamo subito in quella direzione. Raggiungiamo infatti il duomo e il centro storico. Le viuzze sono carine, simili a quelle tipiche dei paesi liguri, con le case dipinte di giallo e rosso. C’è però qualcosa che non convince… con tutti i negozi chiusi e con la presenza di soli extracomunitari sembra quasi di essere finiti in un ghetto anche se in pieno centro storico. Un paio di ragazzi si fermano anche ad importunare Moira mentre noi stiamo facendo delle fotografie. Decidiamo così di cercare velocemente un ristorante (impresa che si rivelerà essere piuttosto ardua data la scarsità di locali aperti e dati i prezzi eccessivamente elevati) e di riprendere poi il viaggio.

Le ultime luci del crepuscolo si sono spente da poco quando ripartiamo da Grasse scendendo lungo i fianchi della collina su cui è adagiato. La notte accompagna la fine del nostro viaggio, dell’ultimo tratto di strada che ci condurrà a Bergamo e alla nostra vita di tutti i giorni.

Nel cuore della notte rientro a casa con la mia valigia piena di panni sporchi, di souvenirs e di indimenticabili ricordi. Cerco subito nei miei bagagli lo strofinaccio con il mazzetto di lavanda ricamato e lo metto al suo posto, vicino ai fornelli, e mi rivedo a fare acquisti ad Avignone, in un luminoso pomeriggio, e subito dopo, un fiume in piena di emozioni mi travolge. Quando finalmente raggiungo il letto e sprofondo nel sonno, nella mia mente ancora si susseguono le immagini di quel poderoso tramonto al Pont du Gard, dell’incantevole passeggiata tra le sfumature di ocra, della burrosa fragranza del primo croissant mangiato a Saint Paul de Vence, dell’indescrivibile biciclettata lungo la Camargue alla ricerca dei fenicotteri rosa e dei …. … zzzz!!

 

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