Namibia: giugno 2012 – viaggio con bimbi al seguito

Namibia: giugno 2012 – viaggio con bimbi al seguito

“… non andate se non volete tornare con il mal d’Africa …”

In breve:

Perché questo viaggio: siamo contro agli zoo, acquari e quant’altro quindi erano anni che sognavamo di portare in nostri bimbi a vedere gli animali nel loro habitat naturale. Abbiamo aspettato che avessero un’età tale che gli consentisse di ricordarsi questo viaggio (Martina ha 9 anni e ½  e Matteo quasi 12) e che avessero un minimo di sopportazione allo strapazzo. Tra le varie possibilità abbiamo scelto la Namibia perché tranquilla e sicura e perché non ci sono profilassi da fare in questo a giugno è pieno inverno e non ci sono zanzare.

Organizzazione generale: abbiamo letto che tanti turisti hanno prenotato tutto on line per conto proprio. Noi ci siamo rivolti all’agenzia del nostro paese per amicizia e ottimo servizio offerto. Con loro abbiamo prenotato i voli e poi loro si sono appoggiate ad una piccola agenzia namibiana con sede a Windhoek per bloccare lodge e macchina (http://www.leadingtravelofafrica.com/index.html referente: Martina). Facendo così, non prenotando con i tour operator classici, si risparmia tantissimo. I costi logicamente sarebbero ulteriormente abbattuti facendo tutto da soli anche se alcuni lodge non li si può prenotare senza passare da un’agenzia. Il nostro è stato un giusto compromesso. Considerate che ci siamo fatti fare un preventivo da un tour operator famoso e ci ha chiesto 3.000 € in più in solo B & B.

Itinerario: Windhoek – Etosha – Opuwo – Epupa Falls –  Palmwag – Skeleton Coast – Swakopmund – Deserto del Namib – Windhoek. Ci avevano consigliato di fare il giro in senso orario in quanto è tutto un crescendo di emozioni fino al top che è l’Etosha. Noi invece abbiamo voluto farlo in senso opposto perché è una vita che sognavamo di vederlo quindi avremmo avuto premura di finire il giro per arrivare lì. L’unica cosa negativa è che avendo visto tutti gli animali nel parco da vicino, la zebra o la giraffa visti da lontano non ci lasciavano più così tanto a bocca aperta come se li avessimo visti per la prima volta. Comunque in un senso o nell’altro è tutto una meraviglia.

Cambio: 1€ circa 10 NAD (dollari namibiani). Abbiamo sempre considerato, anche se non precisissimo, il cambio 1 a 10 per semplificarci i conti. I costi riportati di seguito servono per dare un’idea di massima di quanto potrebbe venirvi a costare il viaggio. Abbiamo cambiato all’aeroporto di Johannesburg euro per rand (usati in Namibia e dello stesso valore del dollaro namibiano) e poi all’aeroporto di Whindhoek e poi con carta di credito in un paio di banche.

Voli: li abbiamo prenotati tramite agenzia ad ottobre dell’anno prima per un totale di € 3.090,00. Logicamente prima si prenota più i prezzi sono convenienti. Abbiamo volato con Ethiopian Airlines (Malpensa – Addis Abeba – Johannesburg) e poi con Air Namibia (Johannesburg – Windhoek), idem il rientro. Non ci sono voli diretti dall’Italia. Si deve fare minimo uno scalo o in Europa o in Africa. Facendone due come abbiamo fatto noi, si risparmia qualcosina ma si rimane in ballo per più tempo.

Hotel: non conviene rischiare di non prenotarli, neppure in bassa stagione. Si rischia di arrivare e non trovare posto oppure di trovarli chiusi (come alle Epupa Falls). Bisogna considerare che le distanze sono notevoli quindi magari si dovrebbero percorrere anche 100 km. prima di raggiungere un altro lodge. Per luglio e agosto bisogna prenotarli con larghissimo anticipo come pure a dicembre/gennaio quando ci sono le loro vacanze estive. I costi riportati sono riferiti a due adulti e due bimbi (si ha un po’ di sconto se hanno meno di 12 anni, oltre questa età pagano adulto ma in alcune cose hanno comunque pagato prezzo pieno), per quadrupla si intende una camera con 4 letti ed un bagno, per 2 doppie due camere indipendenti con il proprio bagno, per famili unit due camere doppie con i rispettivi bagni che all’occorrenza vengono rese comunicanti da una porta, per family chalet due camere con un bagno solo:

 

08.06.12 Villa Verdi Guesthouse(Windhoek)(quadrupla)     NAD 1.389  €  139       (colazione)

09.06.12 Namutoni – (Etosha) (2 doppie)                             NAD 2.470  €  247    (colazione)

10.06.12 Okaukuejo – (Etosha) (family chalet)                     NAD 3.010  €  301    (colazione)

11.06.12 Opuwo Country Lodge (family unit)                        NAD 3.526  €  353    (cena e colazione)

12.06.12 Opuwo Country Lodge (family unit)                        NAD 3.526  €  353    (cena e colazione)

13.06.12 Palmwag lodge (family chalet)                              NAD 3.990  €  399    (cena e colazione)

14.06.12 Cornerstone Guesthouse (Swakopmund)(quadr)     NAD 1.634  €  163    (colazione)

15.06.12 Cornerstone Guesthouse (Swakopmund)(quadr)     NAD 1.634  €  163    (colazione)

16.06.12 Namib desert lodge (family chalet)                        NAD 3.150  €  315    (cena e colazione)

17.06.12 Sussusvlei lodge (x bimbi no sconti) (family unit)    NAD 4.920  €  492    (cena e colazione)

18.06.12 Villa Verdi Guesthouse(Windhoek)(quadrupla)        NAD 1.389  €  139    (colazione)

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TOTALE                  NAD 30.638      € 3.064

 

Macchina: Toyota Hillux double cab con hard top (fondamentale altrimenti si trovano le valigie piene di polvere appena si arriva sullo sterrato) con doppia ruota di scorta (non abbiamo mai forato). Prenotata dall’Italia all’Asco Care Hire (http://www.ascocarhire.com/ orari 7.30 – 16.30 non sono flessibili) per 10 giorni NAD 9.120 (€ 912). Navigatore satellitare Garmin NAD 60 al giorno x 10 giorni = NAD 600 (€ 60) semplifica tanto ed è stato precisissimo. Ci vuole la patente internazionale (costo: € 90 – tempistiche: 3 settimane). Ricordarsi che la guida è a sinistra. I benzinai sono segnati sulle cartine. Ce ne sono ma non tantissimi quindi conviene sempre fare il pieno anche se si è a metà serbatoio perché è capitato ad alcuni turisti di arrivare e trovare i distributori vuoti in attesa del camion con il rifornimento. Questo comporterebbe gravi ritardi. E’ scritto dappertutto: andate piano. Le strade sono diritte e si è portati ad accelerare ma è veramente pericoloso. Su sterrato la macchina si comporta in modo completamente diverso dall’asfalto. Ci sono molti dossi che non si vedono e tanti animali liberi che possono attraversare creando incidenti. Dicono, è crudele ma è vero, se vi capita davanti un animale conviene investirlo piuttosto che cercare di evitarlo. Si sbanderebbe e ci si capovolgerebbe. Non viaggiate dopo il tramonto, le strade sono completamente buie. Ci sono stati tanti incidenti mortali. Un anno fa dei signori di un paese vicino al nostro, sono tornati con uno nella bara per questo motivo. Quindi: andate adagio.

Km. percorsi: fatti con la nostra macchina realmente 3.370 di cui circa 1262 di asfalto, circa 2100 di sterrato, 8 di sabbia. Con l’autista da e per l’aeroporto 100 km. e con la guida a Sanwich Harbour 100 km. Ore di viaggio totali, fatte con la nostra jeep, date dal navigatore 64.

Costi: oltre agli importi dei voli, hotel e auto bisogna aggiungere l’assicurazione che varia in base alle scelte personali e poi le spese sostenute in loco: benzina € 350 (costa circa 1 € al litro), spesa al supermercato per tutti i pranzi € 175, 3 cene non previste nel pacchetto € 180 , escursioni € 580 (guida Epupa Falls € 20, jeep a Palmwag € 120,  barca a Walvis Bay € 220, jeep a Sandwich Harbour € 220), ingressi ai parchi € 69 (Etosha € 34, Cape Cross € 9, Welwitschia Drive € 9, deserto del Namib € 17), regali da portare a casa e mance € 300.

Cibo: si mangia davvero bene. Tutte le colazioni e le cene le abbiamo fatte nei Lodge dove abbiamo pernottato (sono isolati e fuori non c’è assolutamente nulla quindi non si hanno alternative), i pranzi invece, per lo stesso motivo, li facevamo con quello che riuscivamo a trovare … seduti nel cassone della jeep … I supermercati, a parte un paio, sono più che mai riforniti, si trova di tutto. Compravamo pane, formaggi (viste le temperature duravano tranquillamente un paio di giorni), frutta a volontà, dolci e bibite. Dovesse interessare, al rent a car affittano anche dei piccoli frigo da collegare alla jeep. Non conosco però i costi.

Acqua: dicono che sia potabile ma per sicurezza non abbiamo mai mangiato cose crude ma ci siamo lavati i denti con quella del rubinetto. Nessuno di noi ha avuto problemi gastro-intestinali.

Strade: tutte in ottimo stato. Ci sono posti di blocco in entrata ed uscita da Windhoek e lungo le strade asfaltate (tarred road) che portano a nord e a sud dalla capitale spesso ci sono poliziotti con l’autovelox. Qui c’è il limite dei 120 km./h. Le piste sterrate (gravel road) hanno il limite dei 100 km./h ma è troppo, consigliano i 60/80 anche perché le jeep sono dotate di una black box che rileva la velocità ed in caso di incidente oltre gli 80 l’assicurazione non copre le spese. Sono comunque ottime e ben battute, abbiamo più volte trovato delle ruspe con apposite benne che le sistemavano ulteriormente. Non so come può essere viaggiare con una berlina (lo sconsiglio vivamente) ma con la jeep non si sente la minima vibrazione. Bisogna comunque informarsi sulla loro percorribilità dopo le piogge. Molte vengono rovinate e ci vuole tempo prima che vengano risistemate tutte. Ci sono infine le piste di sabbia (sand road) percorribili solo se capaci di guidare in queste condizioni e solo per 4×4 (vedi alcune deviazioni sulla Skeleton Coast e il pezzo finale facoltativo per raggiungere Sossusvlei). Bisogna tenere le gomme gonfie a 220 su asfalto e sullo sterrato mentre su sabbia sgonfiarle a 200.

Paesaggi: 100 km. non sono uguali ad altri 100. Bisogna viaggiare tante ore ma non ci si annoia perché cambiano in continuazione. Ciascuna zona ha le sue caratteristiche che non smettono mai di sorprendere. La Namibia è un bignami di paesaggi. Con le dune del Namib sembra il Sahara; con le foche, le balene ed i pinguini (si trovano vicino a Luderitz a Halifax Island) sembra i poli; con il Fish River Canyon e le strade senza curve per tantissimi km. sembra gli Stati Uniti; con gli Himba sembra Africa Nera e con gli animali sembra Tanzania, Kenya e Sud Africa; con l’atmosfera di Swakopmund e Windhoek e la torta di Solitarie sembra Germania; con le incisioni rupestri sembra Australia o Norvegia; con lo Spitzkoppe (il Cervino d’Africa) e con i ragazzi che fanno sandboarding sulla Duna 7 vicino a Walvis Bay sembrano le Alpi di casa nostra; con i paesaggi del Moon Landscape sembra la Dead Valley statunitense oppure … la luna … Che dire di più … una meraviglia …

Namibia da record: Questo stato detiene alcuni primati mondiali. Il deserto del Namib è il più vecchio al mondo. Le dune del Namib (Big Daddy e Big Mama) sono le più alte e la Duna 45 è la più fotografata. La Skeleton Coast è uno dei posti più inospitali e la colonia di otarie di Cape Cross è uno dei posti più puzzolenti. La pianta Welwitschia mirabilis è una delle piante più antiche. Nel Damaraland vivono gli unici rinoceronti neri allo stato brado. La Namibia è uno dei posti migliori al mondo per fotografare le stelle visto che c’è pochissimo inquinamento luminoso. Il Fish River Canyon è il secondo per dimensioni dopo il Gran Canyon. L’Hoba Meteorite è la più grande trovata al mondo e la grotta di Dragon’s Breath è il lago sottomarino più grande. L’Etosha National Park è uno dei migliori luoghi per osservare gli animali.

Flora: le Welwitschia mirabilis (piante millenarie, crescono solo 1 cm. all’anno e non vengono mangiate da nessun animale), albero faretra, camelthorn o acacia erioloba (sul quale gli uccelli tessitori fanno dei nidi enormi che sembrano balle di fieno poste sui rami), moringa ovalifolia (sembra un baobab bonsai), baobab, ecc. ecc.

Fauna: un tempo chi andava in Africa voleva come trofei di caccia i “Big five” (i primi 5 dell’elenco di seguito) ma ora questi trofei sono per lo più fotografici quindi sono diventati i “Big nine”. RINOCERONTE bianco o nero (più raro). La differenza non sta nel colore del mantello (entrambe sono grigetti) ma nel labbro. Quello bianco ha la forma della bocca più squadrata adatta a brucare negli spazi aperti della savana. Quello nero ha la bocca più tondeggiante con il labbro superiore prensile adatto a mangiare rametti e foglie di acacia nel bush. Questo fa si che si differenzino anche nella gestione dei cuccioli. Quello bianco segue i piccoli perché negli spazi aperti può brucare e tenere d’occhio la prole, quello nero, deve precedere i cuccioli perché deve far loro strada in mezzo alla vegetazione fitta. Quello bianco si muove in piccoli gruppi, quello nero è più solitario. ELEFANTE, LEONE, BUFALO (tra tutti è il più pericoloso perché, se viene isolato dal gruppo e si sente braccato, attacca. Ha bisogno di grandi spazi per spostarsi), LEOPARDO (caccia di notte, durante il giorno si riposa all’ombra), GHEPARDO (lo si distingue dal leopardo per una linea nera che gli parte dagli occhi ed arriva, contornando il naso, fino sotto alla bocca. Lo si può vedere facilmente nell’Africat Foundation oppure al Cheetah Conservation Found vicino ad Otjiwarongo), GIRAFFA, IPPOPOTAMO (vive di giorno in acqua e di notte pascola, mangia fino a 60 kg.di erba ma non magia quelle acquatiche), ZEBRA. Oltre a questi si possono vedere tanti tipi di antilopi, gli gnu, i babbuini, le iene, i facoceri, gli sciacalli, le procavie, coccodrilli, struzzi (femmine grigie e maschi neri) e chi più ne ha più ne metta … Ci sono anche i “Little Five” che vivono sotto la sabbia nelle dune del deserto: il gecko palmato che la pelle trasparente, un tipo di ragno (Dancing White Lady), uno di serpente (Peringuey Adder), uno di camaleonte Namaqua, uno di lucertola. Ci sono anche molti insetti e scorpioni. Ci sono tantissime specie di uccelli tra i quali pellicani e fenicotteri e serpenti. Sul mare c’è una colonia di otarie (Cape Cross) e si possono vedere delfini e balene. Noi abbiamo visto: 6 leoni (2 maschi), elefanti, giraffe, gnu, zebre, sprinbok e oryx e varie antilopi tra le quali 1 dik-dik,  1 rinoceronte, struzzi, istrici, 1 iena, manguste, babbuini, sciacalli, facoceri, 1 serpente simile alla nostra vipera ed 1 gecko verde poi nel mare otarie, delfini e pellicani. Quando eravamo via abbiamo letto un articolo di una rivista specializzata che riportava l’elenco dei 9 animali sudafricani che hanno ucciso più persone: ippopotamo (sottovalutato perché non carnivoro ma diventa pericolosissimo se disturbato e se si sente in pericolo), la zanzara che trasmette la malaria, l’elefante, il serpente Black Mamba (se lo si incontra bisogna stare immobili, non serve correre per scappare in quanto raggiunge una velocità di 20 km./h), il coccodrillo, il leone, il serpente Puff Adder (che noi abbiamo visto dalla macchina all’Etosha), il bufalo ed infine il rinoceronte nero.

Pulizia: la natura è sovrana e l’uomo fa di tutto per preservarla sottostando alle regole del suo delicatissimo equilibrio. Questo fa si che non ci sia immondizia in giro e che tutto sia curato. L’uomo deve essere solo uno spettatore e deve lasciare tutto come lo trova. Questo farà si che tra tanti anni sarà tutto come ora. Pur essendo in Africa non ho mai avuto la sensazione di sentirmi sporca (polvere a parte ma mi dava l’idea che fosse polvere pulita). E poi ho trovato che la Namibia sia profumata. Specialmente in qualche punto c’era un profumo simile alla nostra limonina.

Spiagge: non si può fare il bagno perché la corrente del Benguela (che arriva dall’Antartide) è fredda. Ci sono onde grosse e per di più fino a tarda mattinata (anche fino a 50 km. dal mare) c’è la nebbia. Questa si crea quando l’aria fredda portata da questa corrente si scontra con quella calda del deserto. Quando il sole riesce a scaldare il terreno la nebbia sparisce. E’ solo grazie a questa, e all’umidità che porta, che molte piante ed animali riescono a sopravvivere in questi luoghi desertici.

Gente: Squisita (con la S maiuscola). Lungo le strade salutano tutti. Se lo fanno loro per primi alzano la mano, se lo facevamo prima noi alzavano il pollice con le altre dita chiuse, come dire: tutto ok. Ci è solo capitato una volta che uno ci ha alzato il medio. Probabilmente non sopporta i turisti. Sono poveri ma con una dignità incredibile.

Popolazioni: la densità è pari a meno di 2 persone per kmq, è una delle più basse al mondo. Ci sono i seguenti gruppi etnici: i Baster nella zona di Rehoboth, i Subia e i Fwe nel Caprivi,  i Kavango ad ovest del Caprivi, gli abitanti di “colore” (razze miste africane/europee) e gli Owambo  nelle regioni centro meridionali, i Damara e gli Himba nelle regioni del nord/ovest, gli Herero nelle zone centrali, i Nama ed i San (boscimani)a sud, i Tswana al confine con il Botswana ed infine i bianchi.

Sicurezza: a Windhoek sono da evitare le township ed  è bene non girare dopo il tramonto a piedi. Prendere un taxi per andare fuori a cena. Non lasciate nulla sui sedili che possa interessare e fate in modo di trovare un hotel che abbia il parcheggio interno. Girare a piedi durante il giorno senza attrezzatura fotografica. Non voglio spaventare ma qualsiasi città è pericolosa specialmente se la gente è povera e rubando cerca di garantirsi un paio di pasti gratis. Se parcheggiate durante il giorno, vi si avvicineranno dei “parcheggiatori”. Se gli garantite una ricompensa al vostro rientro, vi controlleranno la macchina. Se si usano poche accortezze andrà tutto bene. Anche a Swacopmund dicono di stare un pochino attenti ma, dietro suggerimento del proprietario della Guesthouse, siamo andati a piedi al ristorante ed era tutto tranquillo. Solo per sicurezza anche qui scegliere un hotel con parcheggio recintato. Per il resto la Namibia è più che mai sicura anzi, è veramente sicura. Spesso non si incontra nessuno per tantissimi km. e se ti fermi tutt’al più ti chiedono se hai bisogno. L’unica nostra paura era di poter aver problemi con la macchina anche se quelli del rent a car assicurano auto nuova entro 24 ore.

Lingua: inglese e tedesco e le varie lingue locali.

Documentazione: itinerari di Turisti (che ringrazio per aver messo a disposizione di altri viaggiatori le loro esperienze) e informazioni chieste a Ric (la guida per caso contattabile nel sito, disponibile e gentile), informazioni varie trovate su internet, cartina della Freytag & Berndt acquistata on-line (http://www.maps-store.it/namibia/immagine-mappa-namibia-488.html) a € 9,95, guida della Footprint (Edizioni White Star) acquistata on-line (http://www.whitestar.it/Libro/1925/3007/guide-turistiche-footprint/namibia.htm) a € 17,50 (la mitica Lonely Planet un mio amico me l’ha imprestata e prima di partire l’ho letta) poi informazioni chieste all’Ufficio del turismo (info@namibia-tourism.comwww.namibia-tourism.com). Ci hanno inviato una cartina ed un dvd contenente 300 pagine di informazioni ed elenco hotel.

Siti internet:

www.namibia-tourism.com

http://www.namibia-travel.net/

http://www.Jacanaent.Com/Maps/NamibiaEtosha1.JPG – cartina dell’Etosha

http://www.map-of-namibia.com/etosha-maps.html – cartina dell’Etosha con dettaglio sulle singole pozze

www.etosha.it

http://www.etoshanationalpark.co.za/

http://www.visitingnamibia.com/index.html

www.namibiatravel.com

www.swkmun.com.na

www.Namibian.Org

www.youtube.com/watch?v=fVw6gf8YWJg (documentario di Alberto Angela sugli Himba)

http://www.youtube.com/watch?v=bIhB1Q20M2Q&feature=related (video sulla Namibia in generale)

Telefonini: volevamo affittare un telefono satellitare perché avevo letto che in alcuni punti non c’è copertura. Abbiamo chiesto a Vodafone che ci ha garantito il servizio in quasi tutto il paese. Anche Ric (la guida per caso di Turisti per caso) ha detto che non è necessario in quanto manca il segnale solo in qualche punto nel deserto del Namib. Se volete però essere più tranquilli affittatelo. Con il senno di poi avremmo dovuto prenderlo. A volte di proposito non guardavamo se c’era segnale, in caso negativo avremmo avuto un po’ di ansia. Mi preoccupavano:  il tratto fino alle Epupa Falls (ma avendo lasciato detto in hotel ad Opuwo che andavamo lì in giornata, se la sera non fossimo tornati ci sarebbero venuti a cercare), il tratto da Opuwo fino a Palmwag (si è veramente nel nulla più totale e non abbiamo incontrato macchine) e fino all’ingresso della Skeleton Coast (dentro nel parco no perché ti registrano all’ingresso e ti devono cancellare all’uscita quindi anche qui ci sarebbero venuti a cercare). Per i restanti posti passano macchine. Comunque dovesse interessare li affittano al rent a car su prenotazione (non ricordo di preciso ma a meno di 10 € al giorno). Noi abbiamo chiesto quella mattina se eventualmente ce l’avevano ma la risposta è stata negativa. Ci hanno levato quindi d’impiccio il dubbio che avevamo.

Fuso: – 1 ora in meno rispetto all’Italia

Bambini: per loro è stata un’esperienza indimenticabile. Sono dei bravi viaggiatori ed in questa occasione lo hanno dimostrato ancora di più. Chi volesse intraprendere questo viaggio con prole al seguito glielo consiglio assolutamente. Ci sono davvero tante cose che a loro possono interessare come l’Etosha, le popolazioni che vivono in modo così tanto diverso dal nostro e più che altro senza nulla (serve a far aprire gli occhi su come ci si può accontentare delle piccole cose), le otarie a Cape Cross, la gita in barca a Walvis Bay, l’escursione su e giù per le dune con la jeep, la scalata delle dune del Namib con i relativi ruzzoloni per scendere, ecc.ecc. Certo, non è un viaggio semplice per loro, devono sopportare tanti km in macchina, le levatacce la mattina prima del sorgere del sole, il cibo diverso dal nostro ed i pasti non sempre garantiti al ristorante  … , l’escursione termica notevole, la polvere. Dovete valutare il grado di “sopportazione” che hanno prima di avventurarvi in un’esperienza del genere. La cosa positiva è il fuso. Non faticheranno sicuramente ad abituarsi. Nel complesso comunque ritengo che è una cosa che si può fare.

Fotografia: state attentissimi alla polvere che arriva ovunque. Proteggete l’attrezzatura e tutte le sere vi conviene pulirla. Come lenti ho usato il 18-55 ed il 75-300. Indispensabile il cavalletto per fotografare gli animali di notte alle pozze. Ho fatto 2400 foto e 1 ora e mezza di telecamera.

Corrente: acquistare nel primo supermercato che trovate nella capitale un adattatore. Noi ce lo siamo fatti recapitare all’agenzia in hotel a Windhoek  al costo “esorbitante” di 25 Nad (2 euro e ½). La corrente è a 220.

Temperatura e abbigliamento: in Africa si vive in base al sorgere e tramontare del sole. Dal tramonto all’alba le temperature possono scendere fino a pochi gradi sopra lo 0. Quando sorge il sole aumenta fino ai 20/25. Questa è la situazione nel loro inverno (nostra estate). Abbiamo controllato sul www.ilmeteo.it le temperature fino al giorno della partenza. Scendevano di un grado o più al giorno. Il posto in cui abbiamo trovato la minima più bassa (4°) è stato nel Namib. Abbiamo portato giubbotti pesanti, pantaloni lunghi, pile, pantalonici e magliette ed un costume da bagno per i bimbi per fare un tuffo nelle piscine dei lodge (mai usato) . L’acqua è sempre fredda visto che di notte la temperatura scende così tanto. Bisogna vestirsi a cipolla quando si parte la mattina presto e prevedere di svestirsi poco per volta. Abbiamo portato i pigiami pesanti e siamo stati più che mai felici di indossarli. Gli hotel non hanno il riscaldamento né nei ristoranti né nelle camere quindi la temperatura è bassa ovunque. Oltretutto tengono ovunque spalancato. Non è neppure molto piacevole fare la doccia. Nell’unico lodge tendato nel quale abbiamo pernottato (a Sesriem) abbiamo avuto freddo. I letti hanno piumoni pesanti e coperte supplementari. Ci sono i condizionatori per quando fa caldo (9 mesi) ma i per i restanti 3 non hanno investito soldi in fonti di calore. Basta saperlo e ci si organizza con cose pesanti anche per la notte.

Documenti: passaporto con due pagine vuote per i due visti (uno d’ingresso ed uno d’uscita). Avendo fatto scalo a Johannesburg ci hanno messo anche i timbri del Sud Africa.

Sole: alba alle 6.30 – tramonto alle 5.30.

Giornata tipo: sveglia alle 5.30, colazione ed in auto con il sorgere del sole. Arrivo in hotel verso le 17. Cena alle 18.30 e a dormire alle 20/20.30 cotti.

Valigie: 4 di cui una e mezza solo per vestiti usati da lasciare lungo le strade ai bambini. Col senno di poi avremmo dovuto portare più cose ma i nostri vestiti pesanti occupavano tanto spazio e non potevamo avere un ulteriore bagaglio.

Pronunce: Windhoek = Windok, Swakopmund si legge come scritto mentre il Vlei (Sossusvlei o Deadvlei) si pronuncia Flei.

Tempi di percorrenza segnati sotto: sono da considerarsi comprensivi di tante ma tante soste. Il bello del viaggio non è nella destinazione finale dove si trova solo l’albergo ma il viaggio stesso in macchina. I bambini solo il primo giorno ci hanno chiesto le tempistiche ed i km. Hanno poi capito che i km. e le ore erano tante ma non pesanti visto che ci si fermava spessissimo.

Nota: cerco di essere più precisa possibile comunque specifico che quello che riporto è ciò che ho visto e vissuto. E’ da prendere con le pinze soprattutto quello che riguarda le strade. Noi le abbiamo trovate come descritto ma voi verificate bene. Non vorrei che qualcuno si trovasse in situazioni spiacevoli per aver seguito delle mie indicazioni. Altra cosa, mi scuso se ci sono riferimenti personali che non servono a nessuno per organizzare il viaggio ma è l’unico itinerario che scrivo quindi lo faccio completo.

Opinione generale: un viaggio irripetibile. Non sono esagerata … potete tralasciare di visitare tutto il resto del mondo ma non la Namibia …

 

Itinerario nel dettaglio:

1) 07.06.2012:

Finalmente dopo tanti mesi di attesa alle 19.00 si parte. Chiudiamo casa, portiamo le nostre due adorate Labrador dal nostro veterinario che si è offerto di tenerle (per la prima volta partiamo più sereni, lasciarle è l’unico neo dei nostri viaggi ma quest’anno sappiamo che saranno trattate da regine … grazie Enio !!!!!). Questa mattina ci hanno comunicato che il volo parte in ritardo da Milano e che quindi abbiamo solo 45 minuti di scalo ad Addis Abeba. Abbiamo paura di perdere la coincidenza o che non facciano in tempo a spostare i bagagli.

 

2) 08.06.2012:

Dopo 6 ore di volo scendiamo e corriamo fino all’imbarco. Le altre persone erano giù salite da più di mezz’ora. Aspettano solo noi. Ci rilassiamo quando dopo 5 ore e ½ arriviamo a Johannesburg  e vediamo che ci sono tutti i nostri bagagli. Nuovo check-in perchè cambia compagnia aerea. Cambiamo un po’ di euro in rand (1 € = 10 rand circa) visto che non sappiamo se il banco cambio all’aeroporto di Windhoek è ancora aperto. Dopo 2 ore di volo atterriamo alle 20.00 ora locale (1 ora in meno rispetto all’Italia) all’aeroporto Hosea Kutako. Il cambio è aperto quindi ne approfittiamo (1 € = 10 Nad circa). Capiamo subito che tipi di persone sono i namibiani in questa situazione. Pier si avvicina al banco e la signorina oltre il vetro gli chiede: sei arrabbiato? Lui rimane decisamente stupito di questa domanda e le risponde che è solo stanco. Da noi quante volte ci è capitato di avvicinarci ad uno sportello pubblico e ricevere, ad essere fortunati, un misero saluto? Sempre. Quante volte invece si trova una persona che addirittura si preoccupa del tuo viso scuro? Mai. I namibiani sono persone solari. Vivono di pochissimo eppure sono felici. Nella loro logica è impensabile che una persona sia in vacanza e che sia arrabbiata. Troviamo il pulmino che ci porterà nella capitale. Sono 50 km. di asfalto ed impieghiamo 50 minuti. E’ buio pesto e fa freddo. L’hotel è Villa Verdi Guesthouse (http://www.leadinglodges.com/lodges/lodges-in-namibia/villa-verdi-guesthouse). La nostra camera è una quadrupla spaziosa ma bruttina. Per dormire comunque va benone. Dalle foto su internet le doppie sono più belle. Ha il parcheggio interno, piscina, ecc. ecc. e si trova vicino al centro. Dopo 28 ore da quando siamo partiti da casa, tocchiamo il letto sfiniti.

 

3) 09.06.2012 – km.575 di asfalto – tempo di percorrenza 7 ore

Perdiamo 3 ore. Avremmo voluto prendere la macchina ieri sera in modo tale che questa mattina alle 6.00 potevamo partire per l’Etosha. Avremmo avuto  la possibilità di girare qualche ora per il parco ma il rent a car chiude alle 16.30 quindi abbiamo dovuto far slittare tutto a questa mattina (orari 7.30/16.30). Facciamo colazione attaccati al caminetto. Tengono tutto spalancato quindi non c’è una gran temperatura. Puntuali alle 8.00 arriva il pulmino dell’Asco Car Hire a prenderci. Tutte le macchine da affittare sono bianche. Hanno principalmente Hillux, come quella che prendiamo noi. Molti hanno le tende sul tetto per dormire e loro forniscono anche tutta l’attrezzatura. I lodge hanno sia camere che spazio campeggio con tanto di docce ecc.ecc. per chi sceglie questa soluzione (non si può pernottare fuori dagli spazi autorizzati). Questa è un’ottima soluzione per abbattere i costi degli hotel ed oltretutto fa molto più safari. Ci fanno la strisciata di € 450 della carta di credito (no pre-pagate) come garanzia. La consegnano con il pieno fatto e così bisogna consegnarla. Considerate che nel rent a car c’è una pompa di benzina e poi si può pagare con carta di credito negli uffici. E’ da tenere in considerazione se non si vogliono tenere troppi contanti fino alla fine e poi magari o non bastano per fare rifornimento in un normale distributore o rimangono lasciando l’incombenza di cambiarli ancora. La macchina è una meraviglia (targa N 33901 W). Ha in dotazione due ruote di scorta, un attrezzo per sgonfiare le ruote per viaggiare su sabbia, la pala, corda traino, un tanicone in metallo pieno di acqua (non potabile) per emergenza e noi l’abbiamo sempre usata per rinfrescarci e per lavarci le mani, ha il black box (come detto sopra rileva la velocità ed in caso di incidente oltre gli 80 km./h.l’assicurazione non copre le spese). Controllo ammaccature precedenti, spiegazione sul funzionamento del navigatore e via. L’avventura comincia viaggiando tutto il giorno sulla B1. Ci siamo fatte tantissime risate perché i comandi sono al contrario quindi ogni volta che Pier mette la freccia per girare, accende i tergicristalli. Le macchine che incrociamo ridono e ci salutano. Con la macchina bianca, la svincolo fatto senza inserire la freccia e i tergicristalli accesi con il sole si capisce lontano un miglio che siamo turisti appena arrivati nel paese. Pasticciando con il GPS il ragazzo ha fatto delle impostazioni. Siamo convinti che sia stato impostato Namutoni ed invece ha memorizzato lo stadio. Ci porta quindi niente po’ po’ di meno che nella township di Katutura, il posto più pericoloso di tutta la Namibia, dove vivono le persone di colore più povere. Se si volesse visitare questo posto consigliano di farlo solo con una guida. C’è tanta gente lungo la strada, fuochi accesi dove cucinano chissà quale cibo e si vedono tante case in condizioni pietose. Reimpostiamo la nostra destinazione finale e si riparte. 120 km./h. è il limite di velocità. Subito dopo la città c’è un posto di blocco della polizia. Ci controllano la patente internazionale. Lungo la strada ci sono 4/5 metri di erba tenuta corta su ogni lato e poi la recinzione. Vediamo diversi macchine della polizia con l’autovelox. Ci sono tanti aree pic-nic segnalate da un cartello con albero e panchina. Il primo animale che vediamo è un babbuino con il piccolo attaccato al pelo. Ci sono cartelli stradali di pericolo gazzelle e facoceri. In effetti vediamo tantissimi facoceri. Ogni gruppetto è formato da una o due mamme con i piccoli. Ricordo di aver letto un articolo, che mi aveva fatto ridere, di Patrizio di Turisti per Caso, in cui parlava di un suo viaggio in Sud Africa. Diceva: il codino sta al facocero come l’ombrellino sta alla guida turistica: serve per farsi seguire … E quanto è vero!!!! Sono troppo buffi … la mamma cammina con questo codino drittissimo e tutti i piccoli dietro. Certo che però sono proprio bruttissimi. Dopo 101 km. arriviamo ad Okahandja. Ci sono anche banca, supermercato e benzinaio. E’ uno degli insediamenti più antichi della Namibia ed il centro amministrativo della popolazione Herero. Volendo si possono vedere: 2 mercati artigianali – Ombo Show Ostrich ande Crocodile Farm (centro coccodrilli e struzzi) –  Von Bach Recreation Resort (diga dove si può nuotare e paradiso per tantissimi uccelli) – Gross Barman Hot Springs (sorgenti termali calde e passeggiate). Noi facciamo solo tappa in supermercato rifornito per acquisti di bibite, pane, formaggi e frutta e poi proseguiamo. Purtroppo dobbiamo percorrere questo pezzo di strada in un’unica tirata. Con il senno di poi avremmo dovuto spezzarla. Dopo altri 176 km. arriviamo ad Otjiwarongo. 30 km. prima del paese c’è una strada sulla destra, la C22 che porta al Waterberg Plateau Park: altopiano (50 km. x 16) con l’unica riserva di montagna della Namibia con animali a rischio di estinzione – passeggiate ed escursioni anche di più giorni – lodge per pernottare (http://www.nwr.com.na/waterberg_plateau_park.html). Anche ad Otjiwarongo ci sono banca, supermercato e benzinaio. Dovesse interessare si possono vedere una locomotiva del 1912 – Crocodile Ranch (fattoria dove allevano coccodrilli per la pelle, http://www.namibia-1on1.com/a-northern/crocodile-ranch.html) –  Otjiwarongo Museum (sono esposti oggetti storici) – Cheetah Conservation Fund (44 km. ad est della città sulla D2440, centro recupero e studio dei ghepardi,  http://www.cheetah.org/) – Africat Foundation (centro recupero e reintroduzione habitat naturale per ghepardi e leopardi, http://www.africat.org/ possibilità di pernottare). Ci fermiamo solo per pranzare seduti sul portellone della jeep (il primo di tanti pranzi on the road). Ci mettiamo un po’ isolati e siamo diffidenti sulle persone che ogni tanto passano ma tutti ci fanno dei tremendi saluti e ci sorridono. Soliti pre-concetti che si hanno quando si arriva in un paese che ancora non si conosce. Ripartiamo passando per Otavi dopo 122 km. Il paesino non offre nulla. Qui c’è la deviazione di 140 km. totali che porta verso Grootfontein dove si trovano l’Hoba Meteorite (meterorite più grande mai visto, pochi km. ad ovest della città) e la grotta di Dragon’s Breath Cave (a 46 km. dalla città, il più grande lago sottomarino al mondo). Noi abbiamo proseguito sulla strada principale e dopo 62 km. siamo passati vicino a Tsumeb: centro minerario con relativo museo – Tsumeb Cultural Villane (villaggo che ospita varie popolazioni locali per far vedere come vivono, gli introiti vengono divisi tra le persone) – lago Otjikoto (24 km. a nord della città, non si può nuotare) – lago Guinas (appena dopo l’altro) entrambe sono su riserve private, c’è la possibilità di immersioni solo per esperti, sono gli unici laghi naturali della Namibia. Dopo altri 102 km. (di cui 78 sempre sulla B1 per poi svoltare sulla C38) siamo arrivati alle porte dell’ingresso est dell’Etosha, al Von Lindequist Gate (http://www.etoshanationalpark.co.za/). Le altre possibilità sono Anderson Gate a sud, King Negale Gate a nord. C’è un altro ingresso ad ovest, il Galton Gate, ma hanno accesso solo i clienti del Dolomite Camp. Tutta questa grande parte del parco ho letto da qualche parte che tra pochi anni verrà aperta al pubblico. Al momento è interdetta. Note tecniche: Chiusura cancelli ore 5.21 – apertura 6.20, i costi sono a notte (€ 8 a testa gli adulti ed € 1 la macchina, noi dobbiamo considerare due notti quindi  totale € 34, i bambini sotto i 16 anni sono gratis). L’emozione è immensa, era una vita che sognavamo questo momento ed ora siamo qui, non mi sembra vero. Qui segnano soltanto i nostri dati e ci danno un foglio con informazioni e regole del parco: VIETATO scendere dall’auto se non nelle zone segnalate, uscire dalle piste (tutte le strade percorribili sono sterrate), dare da mangiare e disturbare gli animali (si potrebbe rovinare un’azione di caccia). Gli animali non associano le auto ad un pericolo oppure a qualcosa dal quale possono prendere cibo quindi rimangono indifferenti e per nulla impauriti. Si fanno avvicinare. Ci si può facilmente immaginare il pericolo che ci sarebbe se, ad esempio, degli elefanti affamati attaccassero un’auto per cercare da mangiare. Diventerebbe seriamente rischioso. Inoltre  la loro dieta è completamente diversa da pane piuttosto che biscotti. I cancelli d’ingresso e dei lodge vengono aperti all’alba e chiusi al tramonto. Se qualcuno viene trovato fuori dagli spazi consentiti oltre l’orario viene espulso dal parco dopo aver pagato una multa. Mi immaginavo cancelli con addetti che gestissero le auto e che evitassero  l’uscita degli animali ed invece nulla. Un passaggio come se fosse il casello dell’autostrada. La responsabile gira tranquilla senza la minima protezione. Probabilmente gli animali non si avvicinano alle uscite e vivono più al centro del parco comunque basta un solo leone che decide di fare un giro diverso e tu che sei lì che ti registri finisci la tua vacanza, e non solo, all’istante. Ripartiamo con gli occhi vigili. Non vogliamo correre il rischio di non vedere qualcosa di interessante. I bimbi sono elettrici. Il limite è di 60km./h. ma se vai a quella velocità non vedi assolutamente nulla. Bisogna andare piano, avere la vista da aquila ed avere fortuna. Il primo animale che vediamo è un nyala. Avevo fatto a casa due libricini con le foto e la descrizione di tutti gli animali che si possono trovare. I bambini li consulteranno tantissimo. Vediamo da lontano anche qualche springbok ma nulla di più. Arriviamo dopo 12 km.al lodge di Namutoni (http://www.etoshanationalpark.co.za/accommodation/inside-the-park/namutoni). Note tecniche: colazione 5.30/9.00, pranzo 12.00/14.00, cena 18.00/21.00, bar 10.00/22.00. A chi dovesse interessare organizzano dei game drive di 3 ore al costo di 50 € di giorno (orari 5.00/8.00 oppure 14.00/17.00) e 60 € di notte (19.00/22.00), minimo due persone. Tutti li sconsigliano perché le jeep rimangono sulle piste segnate percorribili dalle macchine private quindi tanto vale girare da soli. Namutoni si trova ad est, gli altri lodge dentro nel parco sono Halali, a metà strada tra ingresso est e sud, e poi Okaukuejo vicino all’ingresso sud. Namutoni dista da Okaukuejo 140 km. sulla strada principale ma facendo le deviazioni alle varie pozze aumentano nettamente. Sono le 16.00. Abbiamo viaggiato 7 ore.  Anche qui ho avuto la stessa sensazione di insicurezza. I cancelli sono spalancati ma non c’è nessuno che controlla l’ingresso. All’interno ci sono molti facoceri e quindi come sono entrati loro perché i carnivori non possono farlo? Ci sono degli avvisi che dicono di non cercare di avvicinare gli animali che girano all’interno dei lodge perché potrebbero portare malattie oltre che essere pericolosi. Andiamo subito alla reception che si trova nella costruzione a sinistra, di fronte al benzinaio (tutti e 3 i lodge ne hanno uno). Qui paghiamo i permessi per poter visitare il parco. Lasciamo 50 € di cauzione. Ci verranno restituiti domani mattina quando riportiamo le chiavi. Con una radiolina avvisano gli addetti che controllano che la camera sia a posto e se si è consumato qualcosa al minibar. Fanno così in tutti e tre i campi nel parco. La struttura è un vecchio forte bianco molto caratteristico. All’interno c’è un negozietto di souvenir (se dovesse interessare qui vendono al costo di 3,90 € la cartina del parco più l’elenco di tutti gli animali presenti),  uno di alimentari ed  il ristorante. C’è la possibilità di salire sulle mura di recinzione. Da qui si possono vedere animali che si muovono del canneto che si trova nella parte esterna. Le camere si trova fuori dalle mura. I bungalow sono tutti con il tetto in paglia e sono collegati da passatoie in legno leggermente rialzate dal terreno. Anche la zona della piscina è tutta in legno. Purtroppo l’acqua è gelata quindi nessuno fa il bagno. Abbiamo due camere doppie vicine, la n°17 e 18.  Hanno due letti sotto al baldacchino con la zanzariera, bollitore e tutto il necessario per fare il te, minibar, bagno con vasca e la doccia è esterna nel piccolo spazio recintato con legni. Bella e ben curata. Lasciamo i bagagli ed andiamo subito alla waterhole. Ci sono panchine sotto una tettoia in paglia. La pozza non è vicinissima ed una parte è piena di canne. Ora è vuota  e c’è un silenzio impressionante rotto solo dal verso di qualche animale nascosto nella vegetazione. Le pozze dei 3 lodge nel parco sono artificiali ed illuminate di notte. Si può osservare gli animali in sicurezza in quanto ci sono protezioni. Doccia e poi andiamo a cena. E’ bassa stagione quindi non serve prenotare. Consiglio a luglio ed agosto di farlo. Di solito è a buffet, questa sera è alla carta e spendiamo 50 € (adulti 15 € – bimbi ½).  Mangiamo bene. Prendiamo l’oryx e sarà il primo e l’ultimo pasto fatto a base animali namibiani per me e Martina. Dal giorno seguente, vedendoli liberi e meravigliosamente belli nel loro ambiante, non ce la faremo più. Pier e Matteo assaggeranno di tutto sotto lo sguardo disgustato di Martina che è ad un soffio dal diventare vegetariana. Già a casa fatichiamo a farle mangiare la carne, figuriamoci qui. Mangiamo velocemente perché vogliamo correre alla pozza. Fa freddo e ci vestiamo pesanti. Ci sono solo 3 signori tutti in religioso silenzio. Devo essere sincera, non sono tranquillissima a stare a così poca distanza da dove potrebbero esserci dei felini. Per di più c’è solo la luce del faro che illumina la pozza. Per il resto è buio pesto. Ora si sentono ancora più versi visto che non ci sono rumori delle persone nel lodge. E’ una sensazione indescrivibile, un misto di agitazione, emozione, paura. Preparo macchina foto sul cavalletto ed aspettiamo. Ad un certo punto mi manca il fiato perché vedo un lungo collo che spunta da un cespuglio e si ferma. Tocco i bimbi: la nostra prima giraffa. Nessuno l’aveva notata da quanto era immobile. Poi, dopo aver sondato il terreno, trova coraggio e si avvicina all’acqua. Scruta e poi allarga le zampe anteriori per avvicinarsi bere. Loro non entrano con le zampe nell’acqua come fanno invece le zebre e gli oryx.  Beve un po’ poi sente un rumore e si raddrizza subito. Poi prosegue. Dopo due giorni nel parco ci siamo resi conto di una cosa. Gli animali vivono costantemente con il cuore in gola. Non hanno mai la possibilità di rilassarsi, sono costantemente sul chi va là. E di notte è ancora peggio perché i felini vedono, gli altri no. Poveracci, una vita di paura. D’altronde c’è una frase che dice: in Africa, che tu sia gazzella o leone, quando sorge il sole incomincia a correre e sopravviverai. Quanto è vera. Dicevo della giraffa. Si blocca per l’ennesima volta perché arriva niente po’ po’ di meno che … un elefante … deve aver bevuto nella parte di pozza con non vediamo perché ha le zampe bagnate fino al ginocchio. Passa, si scrutano e poi se ne va. Sembra di assistere ad un documentario. Anche la giraffa se ne va e poi dopo una mezz’oretta ce ne andiamo anche noi perché sono “già” le 20.00 ed è ora di andare in branda. Vediamo il primo di tanti cieli stellati. Sapevamo che la Namibia è uno dei posti migliori al mondo per fotografare le stelle ed ora capiamo il motivo. Notte con sonni agitati. Io e Martina sogneremo giraffe …

 

4) 10.06.2012 – km.230 di sterrato – tempo di percorrenza 10 ore e 1/2

I cancelli aprono alle 6.20 quindi mettiamo doppia sveglia, per non correre il rischio di non svegliarci, alle 6.10. Ci prepariamo velocemente ed andiamo nella camera di papà e Matteo e … guarda a caso … la sua sveglia del telefono, essendo impostata per i giorni feriali e oggi è domenica, non è suonata. Meno male che abbiamo messo anche la mia. Andiamo ai cancelli e siamo i primi ad uscire. Decidiamo di percorrere la pista intorno al Fishers pan (circa 33 km.), fare colazione al rientro, lasciare il lodge e poi proseguire fino ad Okaukuejo. I colori dell’alba sono bellissimi. Vediamo subito una cinquantina di giraffe sparse in pochi km. Sono troppo buffe con quei cornini … si sono tanti piccoli un po’ cresciutelli. Ci piacciono un sacco. Mangiano le foglioline delle acacie spinose. Si vedono i loro colli lunghi che spuntano oltre le piante. Se ci si avvicina troppo si spostano con una corsetta leggera decisamente scoordinata. Costeggiamo il pan (distesa di fango bianco secco) circondato da erba gialla. Incrociamo solo due macchine ed una si ferma dicendo che alla pozza Chudop hanno appena visto 10 leoni. Decidiamo di andarci subito dopo colazione. Vediamo sciacalli e zebre poi facciamo una curva e troviamo un elefante a 2 mt. dalla strada. Non si scompone, non si sposta e prosegue a mangiare con tranquillità. Rimaniamo a lungo ad osservarlo. Ha una calma pazzesca. Mette in bocca i rametti con le spine delle acacie. Probabilmente gli avanzi delle giraffe. Gli fotografo ogni particolare del corpo dall’occhio al codino. La più bella sarà quella fatta alla punta della proboscide. Lo lasciamo e finiamo il giro. Colazione (buona e varia), chiudiamo le valigie, lasciamo le chiavi alla reception e via verso la pozza Chudop dove c’erano i leoni questa mattina. Andiamo piano e vediamo già tanti animali. La pozza è molto bella e la mattina ha la luce a favore. Rimaniamo un’oretta a guardare questo spettacolo della natura. La pozza è piena di gnu poi questi si spostano ed arrivano le zebre. Poi arrivano papà, mamma e figlio nyala poi gli oryx. Tutti assolutamente diffidenti, alcuni bevono ed altri controllano poi si danno il cambio. Un cucciolo di zebra inciampa sulle rocce facendo rumore e tutti scappano. Abbiamo ancora tanto da vedere e quindi ci spostiamo. Facciamo una deviazione per la pozza Kalkheuwel. Poco prima di arrivare c’è un grosso spiazzo sulla destra. Entriamo e vediamo una macchina ferma. Ci guardiamo in giro ed … eccolo … sdraiato in mezzo all’erba alta , gialla come l’oro. Sembra una sfinge con la criniera scura che contrasta con il resto dei colori. In macchina nessuno più riesce a stare fermo. Martina per l’emozione si fionda davanti e si appollaia sul nostro poggiolo, Pier involontariamente con il gomito suona il clacson: cazziato da tutti noi 3. Chiediamo scusa ai signori dell’altra auto che ridono per la scena. Il leone non fa una piega. Non pensavo di provare un’emozione così grande di fronte ad un leone. Ad un certo punto pensa bene di grattarsi la schiena e si mette a pancia all’aria. Faccio una foto zummata solo alla sua zampa. Certo che si vede che qui è in cima alla catena alimentare … gli animali insicuri non mostrano mai la pancia … Sembra la mia labrador quando vuole farsi accarezzare … per una frazione di secondo penso di scendere a farle un grattino poi sbadiglia ed io ritorno in me … sembra un gattino carino carino ma ha dei canini paurosi. Girandosi finisce contro la sua compagna che si alza e si sposta infastidita. Non l’avevamo neppure vista. Poco dopo si sdraiano entrambi e quindi scompaiono dalla visuale. Tanta gente viene all’Etosha e non riesce a vederne neppure uno noi dopo 1 ora addirittura due … che fortuna … Ci sono anche diversi springbok lungo la strada. Alla pozza invece non c’è nessuno. Proseguiamo visitando tutte le pozze e facendo ogni deviazione. Arriviamo al pan dove c’è un punto pipì vicino alla pozza Okerfontein. Questo è segnalato come posto in cui si può scendere dall’auto. La recinzione c’era ma ora è tutta distrutta. Oltre che i bagni ci sono anche dei tavolini. Scendiamo guardando in ogni direzione perché non si è assolutamente protetti. Bello il paesaggio sul pan dal punto di osservazione “lookout”. Per pranzo arriviamo al lodge di Halali (http://www.etoshanationalpark.co.za/accommodation/inside-the-park/halali). Lungo la strada vediamo sempre tanti animali. Le zebre ci bloccano la strada un paio di volte. Hanno tanti cuccioli carinissimi. Se dovesse interessare ad Halali si può accedere al bar, servizi e ristorante (orari 12.00 – 14.00) senza essere ospiti dell’hotel. La struttura esternamente non è bella. Tra le 3 viste nel parco direi che metterei in ordine Okaukuejo, Namutoni ed Halali. Sono molto più belle quelle appena fuori dall’Etosha però pernottando nel parco si possono vedere gli animali alle pozze di notte. Andiamo subito alla waterhole. C’è un cartello che dice che si accede a questa zona a proprio rischio e pericolo. Anche qui è bello. Ci sono panche su di una roccia, rialzata rispetto alla pozza, sotto una tettoia. Ci sono piante grigio argento tutte fiorite. C’è un rumore che sembra folate di vento ed invece è un gruppo di uccellini tipo passerotti che volano cambiando direzione continuamente, tutti all’unisono. Il frullare delle ali fa questo suono particolare. Nella pozza invece c’è un grosso elefante anziano. Ha le zanne quasi tutte distrutte. Saremo in una decina di persone tutte in silenzio. L’elefante si sposta lentamente e viene verso di noi con le orecchione allargate. Foto a non finire. L’unico altro rumore che c’è, oltre gli uccellini, è il rumore del risucchio dell’acqua. Si riempie al proboscide e poi la svuota in bocca. E’ poco carino da dire ma sembra il rumore dello sciacquone del gabinetto … non so quanta acqua possa bere ma siamo rimasti lì quasi un’ora e non ha mai smesso. Intorno girano sprinbok, sciacalli e degli uccelli che sembrano fagiani ma neri a pois bianchi. Li chiamiamo quaglie giganti modificate. Andiamo alla macchina e pranziamo nel cassone della nostra jeep. Ci sono degli uccellini blu/verde petrolio che ci portano via le briciole. Giusto il tempo di ingerire l’ultimo boccone e proseguiamo. Vediamo un gruppo di elefanti con piccoli ad un centinaio di metri. Alcune pozze sono vuote. Avevo grandi aspettative dal Olifantsbad, la pozza degli elefanti, ma non ce n’è nessuno. Gironzoliamo ancora e vediamo lungo la strada il serpente Puff Adder. Scopriremo che si tratta di questo pericoloso esemplare solo a casa confrontando le foto con immagini di internet. Arriviamo ad Okaukuejo (http://www.etoshanationalpark.co.za/accommodation/inside-the-park/okaukeujo) verso le 17. I cancelli chiudono un paio di minuti dopo Namutoni in quanto siamo più ad ovest ed il sole tramonta un pochino dopo. Lo stesso vale per l’apertura. Note tecniche: colazione 5.30/9.30 (€ 11 a buffet), pranzo 12.00/14.00 (€ 12 alla carta), cena 18.00/21.30 (€ 17 a buffet) tutti i prezzi sono escluso il bere, bambini metà prezzo . A chi dovesse interessare organizzano dei game drive di 3 ore al costo di 50 € di giorno (alle 6.00 ed alle 14.00) e 60 € di notte (alle 19.00).  Anche qui solito discorso per la caparra per il controllo della mattina alle camere. Esternamente è tutto molto bello. I boungalow e la zona ristorante hanno il tetto in paglia e la struttura in pietra. Ci sono due piscine ed una torre sulla quale salire per poter ammirare il complesso e la savana dall’alto. La nostra camera è un appartamento (n° 97 Tam). Ci sono due camere con due bagni (soliti letti a baldacchino), una zona salotto con i divani, la cucina attrezzata, il portico con le sedie ed il brai (grigia) e il posto macchina sotto una tettoia in legno. Anche qui lasciamo le valige ed andiamo alla waterhole. Ci sono alcune camere vicino a questa dalla quale poter vedere gli animali a qualsiasi ora del giorno e della notte. Le panchine sono messe dietro ad un muretto a semicerchio intorno alla pozza. Oltre il muretto reti per evitare che gli animali possano avvicinarsi. Anche qui penso che non  sia molto sicuro, voglio vedere se un elefante arrabbiato non fa saltare tutto con un colpo di proboscide. C’è un albero molto fotogenico vicino all’acqua ma nessun animale. Andiamo in camera, aperitivo con le nostre patatine ed una birra, docce, cena a buffet (qui è d’obbligo la prenotazione). Fa parecchio freddo anche al ristorante. Spendiamo 60 €. Il cibo è buono. Andiamo subito alla pozza. Quando arriviamo ci sono mamma elefante e figlioletto. Dopo poco se ne vanno ed arrivano due giraffe poi è il turno di una iena ed infine un rinoceronte. Bellissimo. Foto a non finire. I bimbi sono stanchi quindi, anche se rimarrei qui tutta la notte, andiamo in camera. In branda alle 20.30.

 

5) 11.06. 2012 – km. 100 sterrato nel parco (4 ore) – km.517 di asfalto – tempo di percorrenza 6 ore

Anche questa mattina come ieri usciamo all’apertura dei cancelli e torneremo dopo a fare colazione. Non ho mai visto i miei figli così veloci nell’alzarsi dal letto e vestirsi. Prima facciamo una corsa alla pozza ma non c’è nessun movimento. Vogliamo andare verso la parte ovest del parco, alla pozza Okondeka. Ieri nel libro degli avvistamenti che c’è alla reception (vengono segnati dai turisti gli incontri più rari, ognuno dei 3 lodge ne ha uno) abbiamo letto che hanno visto tanti leoni ad orari diversi. Questa zona è priva di vegetazione. Una pianura di erba gialla. Vediamo i soliti springbok, gnu, zebre, sciacalli e tanti struzzi. Da come abbiamo capito questa zona non deve essere abitata da elefanti e giraffe in quanto non abbiamo visto piante delle quali si nutrono e neppure i quintali di cacca che solitamente lasciano sulla strada. Vediamo le pozze Wolfsnes, Okondeka e Leeubron ma sono tutte senza nessun animale. Si è fatto tardi quindi dobbiamo rinunciare a vedere la foresta degli alberi Moringa Ovalifolia perché l’allungheremmo troppo. Queste piante crescono quasi solamente in questo punto. Noi ne abbiamo visti alcuni esemplari piccoli (sembravano baobab in miniatura) nell’ultimo tratto di strada verso Palmwag. Questa foresta è anche chiamata foresta incantata o foresta degli spiriti (haunted forest). I rami di queste piante sembrano radici ed in effetti una leggenda boscimane dice sono state piantate al contrario in quanto Dio si era dimenticato di loro creando il mondo. All’ultimo le ha lanciate in cielo e sono cadute in questo punto del parco. Hanno dovuto recintare la zona in quanto gli elefanti mangiavano le cortecce. Torniamo a fare colazione. Andiamo alla pozza. Con la luce favorevole faccio tante foto alle zebre ed agli oryx. Le zebre hanno tanti cuccioli che corrono in modo scoordinato sulle rocce facendo rumore e destabilizzando i grandi. Prendiamo le valige e, pur dovendo procedere verso nord, non riusciamo a staccarci dal parco. Decidiamo di fare ancora un giro verso Olifantsbad. Ripassiamo alle pozze viste ieri pomeriggio. Ci fermiamo a Gemsbokvlakte. Nella pozza si stanno abbeverando zebre e springbok poi l’occhio ci cade ad una quindicina di metri e vediamo l’inconfondibile criniera. E’ sdraiato nell’erba alta con la testa sollevata per scrutare le sue prede. E’ infastidito da qualcosa. Ad un certo punto si alza e cammina con passo decisamente felino. Tiene le orecchie indietro e la testa più bassa delle spalle. Chiaro atteggiamento d’attacco. In un battibaleno 4 sciacalli scappano e lui si rilassa guardando in giro tranquillo. Ecco cosa gli dava fastidio. Aveva paura che puntassero le sue prede. Ora si rilassa e torna a sdraiarsi. Ce ne andiamo a malincuore perché saremmo rimasti a guardarlo per ore ma sono fissata di voler vedere gli elefanti che fanno il bagno quindi ripartiamo per Olifantsbad. Appena sulla strada fermiamo una macchina dicendogli che c’è un leone. C’è solidarietà tra turisti. Si tende ad informare gli altri se c’è qualcosa di interessante nelle vicinanze. Arriviamo all’altra pozza ma anche questa mattina è vuota. Peccato. Vorrà dire che dovrò tornare qui per vedere gli elefanti che giocano con l’acqua. Tornando indietro ci fermiamo ancora dal leone. Ora non si vede più. I ragazzi di prima ci dicono che si è alzato ancora ed è andato a bere poi si è spostato di una decina di metri verso la savana e si è messo a dormire nell’erba alta quindi non lo si vede più. Accipicchia. Non dovevamo muoverci di qui. Ma non si possono logicamente prevedere gli spostamenti. I leoni si muovono mattina e sera. Durante in giorno dormono quindi si rischia di fissarne uno per ore senza che muova un baffo. Con queste immagini ci dirigiamo all’uscita. Facciamo un’ultima puntata a Ombika, appena prima dell’Anderson Gate. Zebre e quaglie giganti modificate ci salutano. Sono ormai le 11.00. Avevamo previsto di partire alle 7.00 … Dicono che l’Etosha non delude mai … ma quanto è vero … Fuori dal parco ricomincia l’asfalto fino ad Opuwo poi per i restanti giorni di vacanza sarà tutto sterrato. Percorriamo la C38 per  117 km. poi 9 km. prima di Outjo giriamo sulla C40. Ad Outjo ci sono una pasticceria / panificio tedesco dove dicono siano ottimi i dolci, negozietti, banche e benzinaio. Noi siamo a posto con cibo e carburante quindi non andiamo fino al paese. Da qui in su si entra proprio nell’Africa vera. Non tutti i turisti arrivano fino ad Opuwo. Solitamente da Outjo passano per Khorixas per arrivare a  Twyfelfontein e poi si dirigono verso sud. Ricominciamo come due giorni fa a vedere facoceri e termitai lungo la strada. Arriviamo dopo 146 km. a Kamanjab. Facciamo benzina. Ci guardiamo in giro. E’ il primo paese africano vero e proprio che vediamo. Sono 4 strade che si incrociano. Ci sono persone accalcate sotto la poca ombra che c’è, sono tutti di colore. Avrei una voglia matta di fare foto ma non vorrei avere a che ridire con qualcuno. Scendiamo per integrarci nell’ambiente e facciamo due chiacchiere con il benzinaio, un ragazzo cordialissimo. Il sole è caldo ma l’aria è fredda. Notiamo alcuni Himba (tipica popolazione locale col corpo ricoperto d’ocra rossa). Il loro abbigliamento consiste in un gonnellino di pelle di capra e basta ma, essendo inverno, si coprono in qualche maniera con delle coperte marroni. Pier aspetta in macchina con Martina mentre io e Matteo entriamo al supermercato. Facciamo scorta di pane, formaggio, frutta ed acqua. Il negozietto ha lo stretto necessario. La sensazione di insicurezza che provavamo svanisce quasi subito perché ci rendiamo conto che tutti si fanno i fatti loro e non si interessano a noi. Mi passa vicino una ragazza Himba. Fa effetto vedere una donna a seno nudo tra gli scaffali del supermercato. Siccome le donne non si lavano (solo agli uomini è consentito), pensavo che puzzassero ed invece no. Hanno un odore strano dovuto all’ocra mescolata al latte di capra che usano come maschera di bellezza, ma non si può dire che sia sgradevole. Ripartiamo sulla C35 per 196 km. Sempre più a nord … e ci fermiamo dopo pochi km. per pranzare in una piazzola. Costeggiamo i recinti dell’Etosha e vediamo il gate aperto solo per le persone che pernottano al Dolomite Camp, nella parte privata del parco. Ad un certo punto, dopo un dosso, troviamo un elefante enorme. Mega inchiodata e lui si allontana velocemente ma io riesco ad immortalarlo in alcune foto. Si avvicina alle reti e le butta letteralmente giu passando oltre senza la minima fatica. Appena dopo c’è un cartello stradale di pericolo elefanti. Probabilmente ci deve essere qualche falla nelle recinzioni del parco perché dopo un paio di km. vediamo anche una giraffa. Se tanto mi da tanto possono uscire anche i leoni quindi conviene stare all’occhio se si scende dalla macchina. Nella parte nord occidentale della Namibia, essendo la meno frequentata, anzi, alcuni posti non lo sono proprio, c’è il rischio di trovare grandi felini liberi quindi è bene stare attenti. Questa cosa la dico perché ce l’hanno comunicato la guida dell’escursione di Palmwag e quella di Sandwich Harbour. Passiamo la barriera per il contenimento veterinario (a 180 km. da Opuwo) . Serve per evitare che il bestiame ad uso privato dei territori del nord si mescoli con quello controllato e destinato alla vendita dei territori del sud. La strada è completamente bloccata. Ci chiedono se trasportiamo carne (anche se il problema sarebbe in senso opposto) e vogliono vedere la patente internazionale. Poi aprono i cancelli e proseguiamo. Incontriamo un paesino, rallentiamo ed una quantità di bimbi si riversa in strada. Non ci fermiamo ma lo facciamo appena dopo per prendere un borsone di vestiti dal cassone. Da qui in poi vediamo tante baracche lungo le strade e ogni tanto ci fermiamo a lasciare qualcosa. So che una maglietta oppure un biscotto non possono cambiare la vita di queste creature ma li possono fare felici per 5 minuti. Sono poverissimi ed hanno fame ma hanno dignità  e sono rispettosi. Ci circondano la macchina urlando e ridendo. Quando un bimbo prende una maglietta o ringrazia o fa un inchino. Pazzesco. Matteo e Martina osservano e tacciono. Non so quali pensieri possano avere per la testa ma sicuramente sono immagini forti e difficili da dimenticare. E’ questo che volevo che provassero. Sono bimbi e bisognerebbe lasciarli nell’ovatta il più possibile ma credo che rendersi conto che ci sono realtà così tanto diverse dalle loro li faccia diventare dei bambini migliori. In silenzio proseguiamo. A noi piace viaggiare e di posti ne abbiamo visti ma le emozioni che ci ha trasmesso la Namibia non le abbiamo mai provate. Credo che questo sia il famoso “mal d’Africa” e l’ho iniziato a provare percorrendo questa strada da questa mattina. Già il fatto che non volevamo lasciare l’Etosha era un segnale … eravamo ancora nel parco e già ne sentivamo la mancanza. Non so se riesco a spiegarmi. Ho perso il filo … stavo dicendo della strada. Svoltiamo sulla C41 e dopo 58 km. arriviamo ad Opuwo (in lingua herero vuol dire “la fine”). Da qui in poi è tutto sterrato e non c’è più nessuna banca piuttosto che negozio o benzinaio.  Questo paese è la capitale del Kaokoland, una delle ultime aree selvagge dell’Africa del sud. È la capitale degli himba anche se principalmente vivono della parte più a nord. Questa regione è delimitata a nord dal fiume Kunene, ad ovest dalla Skeleton Coast, ad est dalla strada C35 che abbiamo percorso noi ed infine a sud dal fiume Hoanib che passa per Sesfontein. In questa regine gli animali liberi non sono tantissimi. Il loro numero è ridotto drasticamente per colpa dei bracconieri. Vivono ancora elefanti del deserto, il rinoceronte nero (l’unico posto al mondo dove vive ancora libero), leoni, leopardi, ghepardi, zebre, giraffe e vari tipi di antilopi. Vogliono fare diventare questi territori parco nazionale ed incrementare il n° degli animali. Speriamo che vada in porto almeno sarebbero protetti. Dicevo del nostro arrivo ad Opuwo. Il sole sta tramontando dietro alla collina ed il paese è costruito sul versante verso est in modo tale che ci sia prima l’ombra quando fa caldo. Abbiamo la luce negli occhi. C’è un leggero fumo che rende tutto più caratteristico. Per le vie tantissime persone di colore vestite nei modi più strani. Alcune Himba, altre Herero con i loro vestitoni e il cappello con le corna, persone vestite di stracci, mamme con i bimbi sulla schiena, donne che portano di tutto e di più in equilibrio sulla testa. Incredibile. Un caleidoscopio di colori, di suoni e di luci. Scatto qualche foto cercando di non farmi vedere. Come in ogni paese è educazione chiedere il permesso ma non mi va di scendere con la macchina in mano. Sono sempre dell’opinione che è meglio evitare di andare a cercarsi grane. Ci sono alcuni supermercati, negozi, banche, benzinaio, scuola, caserma della polizia. Il nostro hotel, l’Opuwo Country Lodge (http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g1596656-d652643-Reviews-Opuwo_Country_Hotel-Opuwo.html) si trova in cima alla collina. La strada per salire è brutta e sconnessa. Arriviamo e c’è ancora il sole. La struttura è davvero bella. Ha il tetto in paglia ed un bel porticato con piscina infinity che guarda verso l’Angola. Ci offrono da bere ed intanto guardiamo il tramonto. Andiamo in camera (la 26 e 27). Sono due camere doppie con due bagni, con una porta che le rendi comunicanti. Molto belle. Qui c’è il serio problema dell’acqua quindi bisogna dosarla (però hanno la piscina ?!?!?! che controsenso). Spesso capita che finisca quindi ci sono due taniche in bagno per le emergenze. Sulle informazioni che ci sono in camera c’è scritto che questo posto non è malaria free quindi di prendere i dovuto provvedimenti medici. Ora è inverno quindi non c’è problema. In effetti non c’è neppure una zanzara. Non ricordo l’orario della cena ma sicuramente dalle 18.00 in poi. Questa sera è alla carta e per noi è compresa nel prezzo. Sul menù c’è scritto che sarebbe costata 27 € (bimbi metà). Mangiamo benissimo anche se fa freddo e teniamo indossato il giubbotto. Corriamo poi in camera. Piagiamoni felpati e sotto il piumone. Alle 20.00 dormiamo già tutti.

 

6) 12.06.2012 – km.360 di sterrato – tempo di percorrenza effettivo 6 ore ma stiamo via tutta la giornata

All’alba siamo i primi a fare colazione e poi via, sempre più a nord. Quando consegno le chiavi alla reception faccio presente che andiamo in giornata alle Epupa Falls. Dico loro ridendo che se entro questa sera non siamo tornati, di venire a cercarci. La signorina, molto gentilmente, mi dice di stare tranquilla e che la pista è bella. Sono 180 km. di pista effettivamente ottima. E’ quasi tutta diritta ad eccezione della parte finale dove c’è qualche curva. Ci impieghiamo 3 ore ad arrivare alle cascate.  Viaggiamo circa agli 80 km/h. ma non si sente la minima vibrazione. Questo tipo di jeep è un ottimo mezzo decisamente  stabile. Ha davanti quello che io chiamo “paravacche” che da ancora più sicurezza. L’unica cosa pericolosa sono i dossi. Non tutti sono segnalati. Sono degli avvallamenti dove, quando piove tanto, scorrono i ruscelli. Ora sono tutti asciutti. Non si riesca a capire la profondità quindi ogni volta dobbiamo rallentare parecchio. Tanto vale continuare ad andare piano. Teniamo davanti vestiti e biscotti e ben presto iniziamo a distribuirli. Se capita di vedere bimbi ci fermiamo. Alcuni scappano via impauriti, altri si avvicinano molto timorosi ed altri si girano verso le loro baracche e chiedono conferma alle mamme prima di avvicinarsi. Troviamo anche qualche ragazzina himba. Le donne di questa tribù non possono indossare altri indumenti che non siano le gonnelline di pelle di capra (agli uomini invece è consentito) quindi non so se poi li regaleranno a qualcun altro. A volte, se non piace quello che diamo loro, chiedono di cambiarlo e se lo scelgono loro. Ridono tra di loro e se lo mettono vicino al corpo per vedere come stanno. Sono molto vanitose, d’altronde, vedendo come sono tutte perfette nella cura del loro corpo, non mi stupisco affatto. Una ragazza ha un fagotto enorme in equilibrio sulla testa. Ogni volta chiedo se posso far loro delle foto. Ci fermiamo anche quando vediamo un bimbo con il papà che caricano sabbia su di un carretto trainato da 4 asinelli. Immagine bellissima. Doniamo loro delle magliette. Di una in particolare sono felice di sapere a chi è andata. La maglietta preferita del mio povero papà d’ora in poi avrà un viso nuovo che la indosserà. Lungo la strada passiamo per due villaggi. Notiamo anche due chiese (una in muratura mentre l’altra è fatte di rami con tetto in lamiera). Molte persone fanno l’autostop ma non riusciamo a caricarne nessuna perché viaggiano in gruppo e noi avremmo posto solo per uno. Notiamo che ogni tanto passano dei furgoncini e li caricano tutti insieme. A 120 km. circa da Opuwo notiamo una strada sulla sinistra con un cartello con scritto Muniomuhoro Kapika Primary School. Decidiamo di provare ad andare a curiosare al rientro. Ora vogliamo arrivare al punto più lontano. Lungo la strada prima vediamo solo baracche con recinzioni fatte di legno ma man mano che andiamo verso nord si incominciano a vedere i villaggi himba. Non si può accedere da soli, bisogna essere accompagnati da qualcuno e portare doni. Dopo spiego come funziona. Notiamo un cartello con scritto che è vietato fare foto. E’ un cimitero himba. Non riesco a capire cosa sono delle palline di paglia giallissima che sembrano gomitoli posizionati sulla punta dei rami di alcuni alberi. Ci fermiamo a curiosare. Sono nidi di uccelli tessitori. Dal sotto si vede il buco per entrare. Nella savana invece sono fatti in modo diverso. Sembrano balle di fieno messe nella parte centrale degli alberi, sui rami più grossi. Sono delle vere e proprie colonie ad anche questi, visti da sotto, hanno tutti i buchi, uno per ciascun uccellino. Non so se dentro poi sono comunicanti. Vediamo anche diversi baobab percorrendo gli ultimi km. Quando arriviamo a destinazione ci sembra di arrivare in un’oasi. Lungo il fiume Kunene è tutto verdissimo. Ci sono tante palme. Notiamo subito l’Epupa Falls Lodge & campsite  (http://epupafalls.com/) su palafitte a ridosso del fiume con vista sulla cascata. Ci sono bungalow con il tetto in paglia e una parte per il campeggio per chi ha la tenda sopra la jeep. Poco oltre c’è il centro del villaggio con un bar ed un negozietto con i beni di prima necessità. Scendiamo. Siamo gli unici turisti. L’aria è abbastanza calda ma non si suda. Scendiamo e ci avviciniamo ad un gruppetto di signori fuori dal bar. Chiediamo a chi possiamo rivolgerci per farci accompagnare alle cascate e ad un villaggio himba. Le cascate si potrebbero anche vedere da soli ma almeno abbiamo qualcuno che ci fa da cicerone. Un ragazzo dice che ci accompagna. Sale in macchina con noi ed andiamo al lodge. Ci presenta John. Avevamo letto di lui su vari itinerari e gli faccio vedere il suo nome scritto su diversi fogli che ho stampato. Gli diciamo che in Italia è un personaggio conosciuto e allora si gongola tutto. Dice che ci vorranno un paio d’ore per fare tutto e pattuiamo la cifra esorbitante di 20 euro … se avessimo prenotato questa escursione con l’agenzia (arrivando comunque qui in macchina da soli per conto nostro) ci chiedevano 40 € a testa (bimbi metà prezzo) mentre 110 € a testa (bimbi sempre metà) se ci portavano con una guida da Opuwo fino a qui. Lascio tirare a voi le somme. Andiamo alle cascate. Ci sono dei ragazzi che si lavano nelle lamette vicino al salto della cascata. Possono bagnarsi solo qui perché appena sopra e appena sotto la cascata ci sono i coccodrilli (noi non ne vediamo nessuno). John ci spiega che la portata d’acqua dipende della diga che c’è a monte, a Ruacana. Oggi dice che è bassa quindi non possiamo vedere l’arcobaleno che si crea con le goccioline mentre ieri il getto era abbondante. Non sa da cosa dipendono la chiusura e l’apertura. Ci avviciniamo al salto principale. Non ci sono protezioni, bisogna stare attenti. Diversi baobab crescono sulle pareti verticali delle rocce. Molto scenografici. Farò delle bellissime foto anche se siamo in controluce. L’ideale sarebbe venire qui la mattina presto. Ora è quasi mezzogiorno. Ci incamminiamo sulla collina seguendo il corso del fiume. Da qui si vedono anche le altre cascatelle. Davvero un posto bellissimo. Eravamo convinti che l’Angola fosse oltre il fiume ed invece ci spiega che è oltre la montagna che si trova di fronte a noi. Sulla via del rientro vediamo un paio di poliziotti di frontiera. Ci fermiamo a fare acquisti in un banchetto himba. Se volete un consiglio fate acquisti qui perché sono a buon mercato oltre che aiutare questa povera gente. Gli stessi oggetti al Namibian Cruft Center di Windhoek costavano più del doppio. Comprimo una scultura in legno che usano come cuscino per dormire (non so come facciano), dei corni di mucca che loro usano come porta ocra, dei braccialettini per i bambini, una ciotola in legno, una giraffa intagliata, una zucca con il tappino che usano come contenitore per  il latte di capra o per l’acqua. Ci regalano due portachiavi particolari. Hanno un cordino in pelle al quale è legato una pallina. Mi spiegano che è il frutto delle palme. Con la tecnica dell’alto rilievo intarsiamo la pellicina scura e disegnano animali piuttosto che altre cose e possono scrivere anche il nostro nome. Andiamo in macchina fino al negozietto dove compriamo i regali per gli himba (5 kg.di farina, olio, the, zucchero, ecc.) spendendo 12 €. Andiamo in macchina fino al villaggio. Ci impieghiamo circa 20 minuti. John scende a chiedere se possiamo andare. Ci fa segno e ci avviciniamo con i nostri doni. Li prende una signora e li ritira in quella che è la capanna cucina. Questi villaggi vengono costruiti nelle radure, sotto a qualche albero per ripararsi dal sole. Hanno un recinto dei rami intrecciati per chiudere di notte le mucche e le capre e tutt’intorno ci sono le capanne. Ogni donna ne ha una. La prima cosa che noto è la pulizia. Sembra quasi che abbiano rastrellato sotto gli alberi. Ci saranno in tutto una quindicina di capanne. Hanno la struttura in legno e sono coperte di sterco di mucca e fango.  Hanno la forma arrotondata. Entriamo in una. C’è un braciere all’ingresso e delle piccole finestrelle per fare uscire il fumo. Per terra c’è una stuoia di pelle ed un cuscino (morbido questa volta). Alle pareti sono appesi gioielli. Non c’è assolutamente puzza. John ci fa annusare un rametto delle piante che ci sono intorno. E’ profumatissimo. Loro usano questi rami come profumo. Bruciandoli di notte nelle capanne il loro corpo ed i loro indumenti lo assorbono. Ci sono solo donne e bambini. Gli uomini sono in giro con il bestiame. Ci sono galline (anche il pollaio è fatto con lo stesso stile delle capanne) e gattini che girano. Possiamo fare foto e guardare ovunque ma noi cerchiamo di essere discreti. Quasi tutte le donne sono incinta. Gli himba sono poligami e ogni villaggio appartiene ad un solo uomo. Si capisce se sono donne sposate o da sposare, quanti figli hanno ecc ecc. in base a come sono agghindate e pettinate. Preferisco spiegare le sensazioni piuttosto che dilungarmi sui loro usi e costumi anche perché una buona guida è più precisa di me. Faccio una foto a Martina vicino a due donne con un pancione immenso. Hanno gli occhi dolci e ci fanno dei grandi sorrisi. Le toccano i capelli e commentano tra di loro. Avranno sicuramente la sensazione che siano fatti di niente confronto ai loro. Le toccano anche la pelle. E’ uno studiarsi vicendevolmente. Sono molto attratte dai suoi occhi azzurri. Non so come facciano ma hanno unghie corte e ben tenute e denti bianchissimi. Stanno pestando dell’ocra per preparare la loro maschera di bellezza che le protegge dal sole caldo e tiene lontani anche gli insetti. Ci sono tanti bimbi che girano. I più piccoli sono nudi mentre quelli più grandicelli hanno dei piccoli gonnellini e sono già pettinati con le caratteristiche trecce. Hanno allestito un banchetto con braccialetti ed oggettini vari da vendere. Pier non voleva fare questa visita perché aveva l’idea che fosse una cosa turistica ma si è dovuto subito ricredere. Loro vivono proprio così. Sono una popolazione incredibile. Anche questa esperienza la metteremo nel bagaglio di ricordi più belli. John ci chiede se vogliamo anche visitarne uno più grande ma a noi va bene così. Siamo più che mai soddisfatti. I bambini sono senza parole. Ascoltano con attenzione quello che traduciamo loro della spiegazione di John e fanno domande. Per loro sarà un’altra lezione di vita. Rientriamo alle cascate ed andiamo al lodge. E’ chiuso perché questo periodo non è molto turistico. Lavoreranno a tempo pieno a luglio ed agosto. Andiamo sulla terrazza del ristorante. E’ una struttura in legno con il tetto in paglia e su palafitta. Mangiamo i nostri panini e frutta guardando il salto della cascata. Offriamo il pranzo anche a John il quale accetta ben volentieri. Mangia  il primo panino e quando gli offriamo il secondo non si tira indietro. Arriverà ad un totale di 5 (fatti con due fette di pane dei toast e con formaggio). Addirittura finisce quello che Martina ha avanzato. Se non arrivavamo noi oggi cosa avrebbe mangiato quest’uomo? Gli lasciamo più della cifra pattuita perché è stato gentilissimo. Ci dice che anche lui è un himba come pure sua moglie e i suoi due bimbi ma si vestono con vestiti normali. Gli chiediamo se vuole dei vestiti e accetta felice. Lo vedremo allontanarsi con il suo saccone in mano. Lasciamo questo posto fuori dal mondo. Sarebbe stato bello dormire qui però obiettivamente è un’escursione fattibilissima in giornata. Sono le 14.00 e tutto quello che volevamo e potevamo  fare qui l’abbiamo fatto quindi rientriamo. Quando è periodo turistico organizzano rafting sul fiume ed altre attività adesso no. Sulla strada del rientro seguiamo l’indicazione per la scuola senza alcun dubbio … non sarebbe da noi evitare di andare a metterci nei casini … Dopo aver zigzagato per 5 minuti nella savana tra capanne himba arriviamo alla scuola. Questa vola ci è andata bene … La struttura è in muratura. Si avvicina una signora molto gentile di nome Sonia. E’ la maestra. E’ vestita con abiti normali. Le chiediamo se possiamo lasciarle penne e vestiti e lei ci invita ad entrare. Sentiamo un gran vociare e vediamo arrivare di corsa, dal nulla, un gruppo di 20 bimbi con in mano una fascina di rametti ciascuno. La buttano in un mucchio e poi via, sempre di corsa, ci passano davanti e vanno in classe. Che bell’immagine … Ci sono due classi, una con bimbi un pochino più piccoli, nell’altra sono più grandicelli. Alcuni sono himba, altri sono vestiti normalmente. Ci sono banchi, cattedra e lavagna. Faccio diverse foto anche con in nostri bimbi seduti in mezzo a loro. Si divertono a guardare sul display i loro visini sorridenti. Ho notato che questo piace molto. Anche questa mattina lungo la strada quando chiedevo di fare una foto mi facevano cenno di si con la testa ma non capivano cosa volessi fare. Quando gliela mostravano guardavano stupiti. Lasciamo i bimbi ai loro studi ed uscendo diamo alla maestra molti vestiti e penne. Ci ringrazia tantissimo anche se dice che il loro più grande problema è il cibo. Noi non abbiamo più nulla da mangiare (ci ha finito tutto John …) e poi sono una quarantina. Un pacchetto di biscotti ed un paio di mele creerebbero solo litigi. Sonia ci lascia la sua mail e l’indirizzo di posta della scuola (è una casella ad Opuwo, qui i postini non arrivano …). Vuole le foto che ho scattato. Una volta a casa cercheremo di studiare come funziona per inviare loro altri vestitini o cibo non deperibile. Riprendiamo il viaggio. Vediamo ancora gente che fa autostop. Stupidamente non carichiamo una signora himba che ci fa grandi cenni con la mano quindi rimediamo dopo con una ragazza con abiti occidentali. Avremmo voluto fare conversazione perché parlava inglese ma lei ha il cellulare in mano ed ascolta la musica con le cuffiette !!!! L’unica super moderna della zona l’abbiamo beccata noi … che jella. Avremmo dovuto caricare la himba … Davanti a noi c’è una vecchia moto con due ragazzi. Sbandano e cadono. La loro gomma si è bucata. Ci fermiamo. La moto è distrutta e si sono rotti i pantaloni sbucciandosi le gambe. Diamo loro dell’acqua per pulirsi. Purtroppo il disinfettante l’ho lasciato in hotel ad Opuwo. Nonostante si sono fatti male ci sorridono e ci ringraziano. Arriviamo ad Opuwo e scarichiamo la ragazza in “centro”. Prendiamo la strada che porta verso l’Etosha e troviamo subito il benzinaio. Andiamo al supermercato che si trova appena dopo. Pier e Matteo entrano mentre io e Martina stiamo in macchina. Fanno la spesa velocissimi (dimenticando di prendere le cose più importanti) perché Pier non è tranquillo visto che vede 5 persone vicino alla nostra macchina. Cercano di vendermi braccialetti e via dicendo ma onestamente non ho soldi. Torniamo in hotel giusto in tempo per il tramonto.  Siamo completamente impolverati. I capelli sono pieni e pure tutti i vestiti ma abbiamo la sensazione che, per assurdo, sia una polvere “pulita”. Siamo sporchi ma talmente tanto felici ed emozionati che non ci da fastidio. Ci siamo completamente integrati con il posto in cui siamo. Una doccia non ce la leva nessuno ma se non avessimo potuto farla (come è successo ad altri turisti perché l’acqua in hotel era finita) non ci avrebbe traumatizzato. In un altro genere di vacanza non l’avremmo tollerato. D’ora in avanti, viaggiando su tutte strade sterrate, la polvere sarà la costante del viaggio. La macchina è un’indecenza sia fuori che dentro. Questa sera la cena è a buffet a base di pesce e c’è ogni ben di Dio anche se mi chiedo cosa centra il pesce in un posto come questo. Costa 20 € gli adulti e 10 € i bambini ma per noi è compresa nel prezzo. Proviamo una sensazione di fastidio e mangiamo pochissimo. Con la povertà e la fame che abbiamo visto oggi tutto quello che c’è da mangiare è assolutamente fuori luogo anche perché siamo solo in 15 persone a cena. Non so se quando noi siamo andati via è arrivato un gruppo numeroso ma non credo proprio. Quanto spreco inutile. Molto meglio ieri sera con due possibilità di antipasti, due di secondi ed un dolce, anzi sarebbe stato meglio una sola possibilità e basta. Un’altra giornata meravigliosa è passata. Non voglio essere mielosa dicendo queste cose ma delle sensazioni e delle emozioni così forti non le abbiamo mai provate. A letto come al solito alle 20.00.

 

 

7) 13.06.2012 – km.249 di sterrato – tempo di percorrenza 5 ore

Questa mattina ce la prendiamo un pochino più con comodo. Colazione e via. Passiamo per il paese alle 7.30. C’è poca gente in giro. Tanti bimbi con le divise che vanno a scuola. Sono tutti infreddoliti. Notiamo uno che indossa i guanti da sci, sicuramente regalo di un turista. Davanti alla stazione di polizia ci fermano e ci chiedono la patente internazionale. Andiamo a prelevare al bancomat. Ci prende solo la carta di credito, il bancomat no.  Stanno aprendo ora la banca. Vediamo il direttore in giacca e cravatta che davanti alla porta d’ingresso, a fatica, cerca di pulire le scarpe dalla polvere. Lavoro impossibile. Andiamo ancora al supermercato a prendere tutto quello che Pier e Matteo non hanno acquistato ieri. E’ decisamente rifornito con tanto di carrelli e cestelli. Ci sono 3 himba che fanno acquisti e con i pochi soldi che hanno comprano solo l’essenziale. Quando siamo in fila per pagare la cassiera e la signora himba prima di noi parlano guardando Martina e sorridono. La himba le tocca i capelli e la pelle. Qui i diversi siamo noi. La cassiera che parla inglese mi fa i complimenti da parte loro. Dice che è bellissima. L’occhio azzurro fa sempre colpo … Le traduco e lei con la sua vocina delicata risponde con un timido thank you. Partiamo alle 8.00. Viaggiamo sulla C43 (136 km. fino a Sesfontein). Non incrociamo nemmeno una macchina per tutto il tragitto. Pur non volendo guardare buttiamo un occhio al cellulare. Non c’è segnale. Questo è il pezzo di tutto il viaggio che più mi preoccupava. Appena fuori dal paese ci fermiamo a fotografare un cartello stradale di pericolo elefanti. La pista è perfetta. Il paesaggio è meraviglioso. Ci sono baobab enormi nel primo tratto. Tante capanne lungo la strada. Vediamo le ultime degli himba. Man mano che ci si sposta verso sud si entra nel territorio degli Herero (la loro capitale è a Warmquelle). Troviamo tante mucche (anche loro con il pelo rosso come la pelle degli himba …), struzzi, un istrice e molti termitai di terra rossa. Facciamo anche un “passo di montagna”, il Joubert. La macchina arranca anche perché la stanno sistemando e c’è una ruspa che lavora. La zona di Sesfontein è completamente bianca e brulla. Il paesino dista dalla strada principale 12 km. Non ci andiamo perché non abbiamo bisogno né di carburante né di cibo. Da qui fino a Palmwag sono 113 km. Il paese che troviamo dopo è Warmquelle. Parcheggiamo e lasciamo gli ultimi vestiti. In cambio faccio foto ai bimbi e ad alcune donne nel tradizionale abito. Acquistiamo arance e pane. Non ci piacciono molto, ci sembrano abbastanza freddi (al contrario degli himba). Alcuni bevono birra anche se è solo metà mattina. Non chiediamo di poter visitare il loro villaggio e quindi proseguiamo. Lungo la strada vediamo dei banchetti dove vendono pietre. Ci fermiamo ed una donna himba arriva dal villaggio. Acquistiamo due bamboline vestite come loro, in legno e pelle di capra. Le paghiamo 10 € l’una. A Windhoek il prezzo è più del doppio. Ci fermiamo a fare foto a degli alberelli di meringa ovalifolia. Sembrano baobab bonsai. Hanno il tronco bianco e crescono in mezzo a pietre rosse. Alle 13.00 arriviamo al Palmwag Lodge (http://www.palmwag.com.na/palmwaglodge.htm).  E’ completamente isolato. Fuori non c’è nulla. Andiamo prima poco più avanti a far benzina e poi andiamo in hotel. Ci sarebbe la possibilità di fare un giro con la jeep nella loro proprietà ma ci dicono che non è possibile farlo per conto proprio. Bisogna andare con una guida. Non avendo nulla da fare qui nel pomeriggio prenotiamo e saremo solo noi ed una coppia del Belgio. Il costo è di 40 € gli adulti e metà i bambini. Dura dalle 15.00 alle 18.30. Alla reception ci fanno firmare un foglio per scarico di responsabilità del lodge nel caso avessimo problemi con gli animali selvatici. Si possono trovare elefanti del deserto (che spesso girano in mezzo ai bungalow),  zebre di montagna, rinoceronti neri ed i soliti springbok ed ory ma anche leoni and company … Il lodge è bello, molto stile africano. Andiamo alla nostra camera (la n°15 ), la penultima prima della savana. C’è una piccola piscinetta che sarebbe tutta per noi se solo fosse più alta la temperatura. La camera è molto grossa con il letto matrimoniale in una stanza e due letti singoli in quella attigua. Il bagno ha solo un separè di legno, non ha la porta. La signora ci fa vedere che c’è una tromba da stadio. Se abbiamo problemi con qualche animale basta suonare e corrono subito in aiuto. Le finestre si aprono solo 30 cm. per evitare che qualche animale possa intrufolarsi. Quando la signora va via chiudiamo subito la porta. Siamo proprio isolati e non mi sento molto tranquilla. Pranziamo con le nostre cose. Andiamo all’appuntamento con la guida una mezz’oretta prima così possiamo andare al ristorante a farci un the e mangiare due pasticcini (sono sempre a disposizione). Arriviamo fino alla reception in macchina perché al rientro dal giro sarà completamente buio e non vogliamo andare in camera senza luci. Lo sorseggiamo sulla terrazza in legno che si affaccia sulla piscinetta e sulla pozza piena di canne. Ci dicono che solitamente vengono ad abbeverarsi qui gli elefanti. Non c’è nessuna protezione. Alziamo gli occhi e a 500 mt. in linea d’aria vediamo un gruppo di 20 elefanti. In men che non si dica arrivano tutti dagli ospiti dell’hotel ai camerieri e cuochi. Chiedo ad uno di questi come mai sono così stupiti  e lui risponde che erano due mesi che non sie ne vedevano. Vengono verso di noi ma la nostra guida dice che gireranno verso le montagne quindi andiamo alla jeep. Per una volta va bene farsi portare. Il percorso inizia appena fuori dal lodge, sulla strada che porta verso Opuwo. La pista è  decisamente brutta. Vediamo tra i vari animali tre giraffe in lontananza, un dik-dik (la più piccola delle antilopi) e tante zebre di montagna (queste sono proprio bianche e nere mentre quelle che ci sono all’Etosha hanno anche una piccola riga marroncina). Ci fermiamo ed osserviamo una Welwitschia mirabilis. Non bella ma affascinate se si pensa che vive nel pieno deserto e sopravvive solo grazie all’umidità che si ferma sulle due grandi foglie. Le goccioline vengono incanalate verso il centro per poi arrivare alle radici. Arriviamo per il tramonto su di una collinetta. La guida prepara un tavolino con l’aperitivo. Berremo vino bianco con stuzzichini di carne secca, formaggio e salatini. Siamo completamente nel nulla. C’è un silenzio pazzesco. Tutto intorno solo rocce rosse e cespuglietti verdi che dall’alto sembrano battutoli di cotone posti sul terreno. Col tramonto si tinge tutto ancora più di rosso. Il sole cala e ci vestiamo pesanti perché la jeep è scoperta e fa freddo. Rientriamo velocemente dalla strada che abbiamo fatto oggi per arrivare al lodge. E’ buio pesto e le stelle sembrano così vicine che si ha la sensazione di toccarle con un dito. Doccia e poi andiamo a cena spostando sempre la macchina. Saremo paranoici ma se fanno firmare un foglio di scarico responsabilità c’è sicuramente un motivo. La cena è a buffet ed è semplice ma buona. Ci sono solo due scelte e poi tanta verdura. Infine il dolce. Anche questa sera è compresa nel pacchetto ma non sono riuscita a sapere quanto sarebbe costata. Chiedo notizie al cameriere degli elefanti di oggi e lui dice che sono venuti vicino alla pozza e poi sono andati verso le montagne. Che jella … noi siamo andati a cercarli nella savana … Andiamo subito dopo cena a dormire.

 

8) 14.06.2012 – km.437 di sterrato – tempo di percorrenza 9 ore

Sveglia alle 5.40. E’ buio pesto ma oggi abbiamo tanta strada da fare e tante cose da vedere quindi dobbiamo partire appena sorge il sole. Pier incomincia a portare in macchina le valigie che sono già pronte. Esce con la prima, si avvicina alla macchina e con il telecomando la apre. Prenderà uno spavento incredibile perché con le lucine dell’antifurto illumina una sagoma scura a due metri da lui. Anche l’oryx sicuramente si è spaventato perché è scappato via a zampe elevate … Bell’incontro. Andiamo subito a fare colazione e poi alle 6.30 andiamo verso sud. Il sole sta sorgendo. Ci fermiamo alla barriera del contenimento veterinario vicino al benzinaio. Notiamo una piccola tettoia dove c’è una donna himba. Ha il fuocherello acceso e sta raccogliendo la stuoia sulla quale ha dormito. Chissà dove andrà. Percorriamo 39 km. sulla C43 e poi deviamo sulla C39 che porta al mare. Qui si ha la possibilità di percorrere la strada che facciamo noi nella Skeleton Coast oppure la C39 verso est e poi la C35 che portano comunque a Swakopmund. Se si fa l’entroterra elenco cosa c’è eventualmente da vedere: 1) Twyfelfontein: incisioni rupestri dei Boscimani del 300 a.c. patrimonio dell’Unesco; 2) canne d’organo (serie di colonne basaltiche in fondo ad una gola); 3) Burt Mountain (montagna bruciata chiamata così perché non ha vegetazione ed al tramonto si colora di rosso come se fosse coperta dal fuoco); 4) pietrified forest (foresta pietrificata, ci sono vari siti, quello ufficiale è a 58 km.ad ovest di Khorixas, sono delle piante che nel corso dei secoli si sono fossilizzate); 5)  Brandeberg: montagna più alta della Namibia a 40 km. a nord ovest di Uis – escursione con guida di circa 2 ore a/r per vedere la White Lady, il più famoso dei dipinti boscimani; 6) Spitzkoppe: detto anche Cervino d’Africa, montagna con possibilità di escursioni e dipinti boscimani, il più famoso è il  Bushman’s Paradise. Noi seguiamo la C39 verso ovest per 93 km. fino al mare. Incrociamo solo una macchina. I paesaggi lungo questa strada sono bellissimi. I colori sono: principalmente giallo poi rosso, verde e bianco. Il giallo è impressionante. Dove è più brullo ci sono i cespuglietti che ieri ho definito batuffoli di cotone. Anche qui varie capanne di pastori. Vediamo sringbok, struzzi, kudù ed oryx. I più eleganti e belli sono sicuramente gli oryx. Li si vede sulle dune con il vento che gli muove la lunga coda nera. Dopo circa 60  km. arriviamo all’ingresso dello Skeleton Coast National Park allo Springbokwasser Gate (http://www.namibian.org/travel/namibia/skeleton.htm). Sono le 8.30. Il parco apre alle 7.30 del mattino. Arriva subito il responsabile. Non ci fa pagare l’ingresso. Non so se è perché siamo in bassa stagione ma a me risultava che avremmo dovuto pagare 8 € gli adulti e 1 € la macchina. Non hanno cartine. Speravo ne avesse una sulla posizione precisa dei relitti delle barche. Dobbiamo segnare in nostri dati. Oggi siamo i primi ad entrare e ieri leggiamo che sono passate solo due macchine. Sulla nostra guida c’è scritto che a fine giornata inviano un fax all’altra entrata in modo tale da depennare chi esce. Abbiamo quindi l’idea che se ci capita qualcosa ci vengono a cercare. A sinistra dei cancelli hanno un albero faretra con un tronco enorme. Il guardiano apre e possiamo entrare. Da qui fino all’altra uscita sono 148 km. Non c’è segnale del cellulare. Qui la vegetazione non esiste. Vivono solo tante Welwitschia mirabilis e i muschi. E’ tutto rosso scuro. Poi iniziamo a vedere le prime dune di sabbia gialla ricoperte di ciottoli rossi. Man mano che ci avviciniamo al mare si vedono le dune bianche che caratterizzano la parte nord della Skeleton Coast. In questo tratto di costa ci sono i relitti più belli della navi affondate tanti anni fa. Si può arrivare per conto proprio fino a 14 km.oltre Terrace Bay (fino alla Seal beach, relitto sulla spiaggia con foche). Oltre questo punto è chiuso al pubblico. Per poter accedervi ci vogliono permessi quasi impossibili da ottenere. Riducono al minimo l’accesso a queste zone perché vogliono preservare questo delicatissimo equilibrio. Anche noi non dobbiamo uscire dalle piste e non possiamo spostare neppure un sasso. Sotto questo potrebbe nascondersi un animaletto che morirebbe e di conseguenza morirebbe qualcun altro creando una catena. Mi immaginavo la Skeleton Coast avvolta dalla famosa nebbiolina, creata dalla corrente del Benguela, che rimane fino a mezzogiorno quando il sole scalda e riesce a dissolverla, ed invece c’è il cielo azzurro ed il sole. L’aria portata dal mare è fresca. Probabilmente il vento ha disperso la nebbia. Arriviamo allo svincolo che segnala Torra Bay a destra e Hentiesbay dall’altra. Vorremmo andare a vedere com’è un pochino più verso nord poi decidiamo di procedere verso sud perché abbiamo ancora tanti km. da fare. Il paesaggio non offre nulla ma solo i colori e l’atmosfera lo rendono affascinante. Ripeto, offre ben poco ma dovessi tornare qui la rifarei. Vediamo il mare in lontananza. E’ decisamente arrabbiato. Vorremmo deviare per verso Toscanini, una vecchia miniera di diamanti ormai in rovina, ma ci sono i divieti. Allora poco dopo giriamo a sinistra per vedere le rovine di un impianto petrolifero. Ci si può avvicinare. Scendiamo. Abbiamo l’istinto di guardare sempre per terra. Io vedo dalla mia parte tante impronte piccole con unghiette lunghe (scopriremo essere di sciacallo che tra l’altro sono pure carini, sono marroncini con una striscia bianca e nera sulla schiena). Pier mi chiama e mi indica una serie di impronte enormi che vanno verso le rovine. Ci guardiamo e senza dire nulla, in un nano secondo siamo in macchina. Come ho detto nella prefazione, scopriremo poi essere effettivamente di un leone perché non c’era il segno delle unghie mentre la iena, come il cane, lascia i buchi dopo i polpastrelli. Avevamo letto che lungo il corso dei fiumi nella Skeleton Coast che partono dalle montagne dell’entroterra ed arrivano fino al mare vivono animali tra i quali i grandi predatori. Non è poi tanto folle l’idea di poter vedere un leone sulla spiaggia. Decidiamo di fare un giro intorno all’impianto solo con la macchina. Caratteristico. Poco dopo facciamo anche un’altra deviazione  alla laguna che si crea alla foce del fiume Huab (indicazione per Huab Lagoon). Non è collegata al mare e c’è un po’ di verde. Non scendiamo. Ancora oltre ci fermiamo ed andiamo a vedere da vicino il relitto della nave Soulth West Sea affondata nel 1976. Avevo visto delle foto dell’anno scorso nelle quali si vedevano i motori e buona parte dello scavo. Ora fuori dalla sabbia non c’è tanto ma è comunque molto fotogenico con le onde grosse dietro. Scopriremo che è per colpa del mare mosso che i relitti si vedono di più o di meno. Vicino vediamo che la sabbia in alcuni punti è viola. Anche questo scopriremo poi che è una caratteristica delle coste namibiane. Il fiume Orange che c’è in Sud Africa ha sabbia di questo colore e poi il mare la porta fino in Namibia. Arriviamo poi all’uscita del parco (Ugabmund Gate). Qui i cancelli hanno la famosa immagine dei teschi  e le ossa di balena rappresentativa  della Skeleton Coast. Foto di rito. Da qui vediamo molti cartelli con il simbolo del pesce che indiano strade per soli 4×4 che portano al mare. Su di uno di questi c’è scritto Winston wreck. E’ il punto in cui si è arenata nel 1970 la nave Winston. Anche qui solo per 4×4 perché la pista è coperta in molti punti da tanta sabbia. Andiamo decisi e non ci insabbiamo. State attenti. Parcheggiamo ed andiamo in spiaggia. Del relitto neppure l’ombra. La prima idea è quella di aver sbagliato posto anche se il cartello era chiaro. Anche per questo relitto stessa storia del precedente solo che questo è completamente sommerso dal mare grosso. Il vento che arriva alza onde alte. Fosse stato il contrario sarebbe stato fuori dall’acqua. Peccato. Ci sono diversi relitti in questa zona solo che non li rendono accessibili ai turisti probabilmente perché la gestione delle piste che vengono sempre coperte dalla sabbia è troppo laboriosa. Qui i colori sono sul bianco mentre nella parte all’interno del parco della Skeleton Coast erano sul rosso. Percorriamo ancora 60 km. circa per arrivare allo svincolo per Cape Cross, uno dei posti più puzzolenti al mondo dove c’è una delle colonie di otarie più grande al mondo, circa 250.000 esemplari. Ci sono diversi banchetti in legno con esposti cristalli di sale rosa. Si possono comprare e i soldi devono essere messi nei barattoli di vetro o latta. Arriviamo all’ingresso per vedere le otarie sono le 12.30. Paghiamo 4 € a testa gli adulti ed 1 la macchina. Si può accedere dalle 8.00 alle 17.00. E’ questa signora alla cassa che ci spiega del perché un relitto l’abbiamo visto solo in parte e l’altro non l’abbiamo visto proprio. Andiamo in macchina fino al parcheggio. Ci sono delle passerelle in legno che passano proprio in mezzo agli animali. Appena scendiamo siamo contenti di non aver ancora mangiato. A fatica riusciamo a procedere poi torniamo in macchina, prendiamo un fresh & clin a testa e ce lo infiliamo nel naso. Così d’ora in poi quando userò queste salviette il loro odore lo unirò al fetore di questo posto. Così è leggermente più tollerabile, ma solo leggermente. Pier e i bimbi fanno un giro veloce di 5 minuti. Io ci passerei le ore a guardare queste meraviglie ma dopo 20 minuti non ce la faccio più, o vomito o me ne vado. Sapevo di questa puzza ma non immaginavo fosse così terribile. Siamo sfavoriti dal solito vento che dal mare porta tutto l’odore verso di noi. Fosse stato il contrario, detto da chi ha avuto questa fortuna, si sente pochissimo. Comunque, puzza a parte, è meraviglioso. Si differenziano dalle foche per il fatto che hanno due piccole orecchie mentre le foche hanno un buco come padiglione auricolare. Ci sono  tantissimi cuccioli più o meno grandi che camminano, si rotolano, giocano, si grattano, si scavalcano uno con l’altro, dormono oppure bevono il latte dalla mamma. Molti prendono il sole mentre altri sono in mare che pescano. Vedo un adulto enorme sotto la passerella mezzo insabbiato. E’ sicuramente morto. Chissà quanti ce ne sono morti sulla spiaggia. Ecco spiegata la puzza: cadavere, feci ecc.ecc. Dicono che sia ancora più terribile a novembre/dicembre quando partoriscono. Ci sono gli sciacalli che mangiano le placente e cercano anche di uccidere i piccoli. Molti di questi muoiono schiacciati dagli adulti (si sa, le otarie non sono un esempio di accortezza nei movimenti). Andiamo via. I bimbi hanno fame e proviamo a fermarci poco dopo in un’area pic-nic su una scogliera dove ci sono tavoli e wc. Scendiamo, il paesaggio sul mare agitato e bello ma la puzza si sente fino a qui. Ci riproviamo vicino all’ingresso e anche qui non si può stare. Ci spostiamo fino all’incrocio con la strada principale. Mi rendo conto che la puzza la sento perché ce l’ho addosso. Pier e i bimbi di meno perché sono rimasti fuori dalla macchina poco mentre io mi sono completamente impregnata i vestiti ed i capelli. Ho una nausea folle. Loro mangiano, io no. Faccio due passi per vedere da vicino i cristalli di sale rosa sui banchetti. Ce ne sono alcuni carini ma non li compro perché mi sono allontanata troppo dalla jeep e non ho voglia di rifarmi due volte la strada per andare a prendere i soldi. Ripartiamo. La strada in questo punto è monotona. Per arrivare a Swacopmund mancano circa 130 km. Passiamo per Henties Bay (cittadina che prende vita solo nel periodo estivo). Vediamo più avanti un relitto sulla spiaggia (a 48 km. da Swacopmund). Ci fermiamo e ci avviciniamo. E’ affondato solo da 4 anni. Ci sono gabbiani e cormorani appoggiati sulle paratie. Si avvicinano 3 ragazzi per venderci pietre. Ne acquistiamo solo una e gli lasciamo una bottiglia di succo di frutta. Arriviamo in città e facciamo benzina. La prima sensazione è positiva. Le case nelle vie centrali sono tutte color pastello. Sembra di essere effettivamente in Baviera, non in Africa. Cerchiamo subito l’ufficio del MET (Ministero Ambiente e Turismo) che si trova all’angolo tra Bismarck Street e Dr. Sam Nujoma Ave. Sulla guida c’era scritto che gli orari erano 8/15 ma sono sbagliati, sono dalle 8 alle 17. Qui si possono fare i permessi per la Welwitschia Drive (vogliamo andare dopo domani spostandoci verso sud – € 4 ad adulto + 1 per la macchina) e per il Namib (per il giorno seguente – €8 per adulto + 1 per la macchina). Volendo quelli per il Namib si possono fare direttamente ai cancelli d’ingresso ma so che quella mattina proferiremo non perdere tempo con le formalità ed arrivare velocemente alle dune. Andiamo subito perché domani non sappiamo a che ora torniamo da Sandwich Harbour. Non vorremmo correre il rischio di trovare chiuso. Facciamo poi un giro in macchina. Davvero molto carina questa cittadina. Tutte le case hanno i giardini molto curati. Un’oasi nel deserto.  Abbiamo due sere da passare qui e quindi optiamo per cenare questa sera da The Tug (ristorante costruito sul rimorchiatore Danie Hugo in secca vicino al molo) e domani sera al 22 South (ristorante che si trova nel faro da non confondersi con il Lighthouse Pub che si trova di fronte e proprio sul mare). Bisogna prenotare in entrambe quindi andiamo da The Tug e prenotiamo per le 18.30. Altre possibilità di ristoranti sono: Kucki’s Pub,  Ocean Basket, Erick’s e a Walvis Bay The Ruft.  Sono già le 17.00 e decidiamo di vedere domani sera il tramonto sul mare quindi andiamo in hotel (Cornerstone Guesthouse  – http://www.cornerstoneguesthouse.com/) dove rimarremo per due notti. Costruzione bassa gialla e bianca curata nei minimi dettagli. I proprietari (squisitissimi) sono una coppia di bianchi. Lasciamo la macchina nel parcheggio interno (anche qui come nella capitale è meglio lasciarla al sicuro anche se non abbiamo avuto la minima sensazione di insicurezza). Ci fanno vedere la nostra camera (letto matrimoniale e due lettini con salottino + angolo the e biscotti). Non sembra assolutamente di essere in Africa. E’ tutto bianco/grigio/tortora. Il filo conduttore di questo posto è la lavanda. La si trova ricamata sulle federe, sulla carta igienica, nel giardino e di conseguenza a tavola quando si fa colazione (non fanno pranzo o cena). Il proprietario (Peter) ci lascia un cellulare con il suo numero come chiamata rapida per qualsiasi evenienza. Gli chiediamo di prenotarci un taxi per andare a cena questa sera ma lui dice che è tranquillo e di andare pure a piedi visto che il ristorante è vicino. Non vedevo l’ora di togliermi i vestiti di dosso perché emano ancora una puzza pazzesca di Cape Cross. Metto tutto da lavare e a casa, quando apro la valigia delle cose sporche, la sento ancora. Non so se è l’idea ma giuro che non sono esagerata. E’ un vero peccato non riuscire a guardare quegli animali con calma. Dovessi ritornare mi procurerò una mascherina … Dopo un minimo di relax, col buio, ci incamminiamo verso il ristorante. Ci fermano dei signori che ci vogliono vendere le palline intarsiate (frutto delle palme). Uno in particolare ci parla e ci chiede i nostri nomi. Ci dice che ha due figli e che hanno fame. Noi gli diciamo che gli compriamo qualcosa quando usciamo dal ristorante. Il posto è caratteristico ed è pieno. Prendiamo 3 antipasti, 4 secondi + il vino. Ottimo. Spendiamo 73 €. La cena è un po’ rovinata dal pensiero di quel signore di prima. Ci facciamo portare 4 volte il pane e ci riempiamo le tasche. Quando usciamo c’è più soltanto lui, gli altri signori che c’erano se ne sono andati. Aspetta proprio solo noi. Gli diamo il pane e gli compriamo le 4 palline sulle quali ha intagliano in nostri 4 nomi. E’ contentissimo. Noi andiamo verso l’hotel e vediamo che anche lui se ne và. Apriamo con il telecomando che ci ha dato Peter. A dormire subito. Domani abbiamo un’altra giornata impegnata.

 

9) 15.06.2012 – km.60 di asfalto e km.100 di sabbia con la guida 

Ci alziamo con calma. La colazione, come tutto in questa guesthouse, è curata nei minimi particolari. Ottima. Dobbiamo essere all’imbarco per l’escursione in catamarano alle 8.30. Questa mattina vediamo la famosa nebbiolina dovuta alla corrente del Benguela che crea una luce particolare, sul rosa-giallo-grigio. Me la immaginavo bassa ed invece è una nebbia alta. Andiamo al molo e faccio qualche foto dal pontile poi ci indirizziamo verso sud. Sono 30 km. e ci impiegheremo mezz’oretta. Mentre usciamo dalla città notiamo il contrasto del verde delle ultime case con il deserto. Finisce l’ultimo giardino e oltre … sabbia. La strada si trova tra il mare a destra e le due a sinistra. Spesso, con il vento, viene ricoperta dalla sabbia. Arriviamo a Walvis Bay, cittadina di vacanze. Ora è tutto chiuso. Andiamo al porto (al Walvis Bay yacht club) dove dobbiamo imbarcarci. Ci dicono che andremo in mare con il tour operator Ocean Adventures (http://www.oceanadvnamibia.com/). Noi avevamo prenotato tramite la Pelican Tours poi, visto che eravamo solo noi, ci hanno uniti al loro gruppo. Alle 9.00 puntuali siamo partiti con un bel catamarano, il Miandrì. Il mare fuori dalla laguna è agitato ma dentro è piatto. Saremo una ventina di persone. La nostra guida è un ragazzo giovane bianco. A Swacopmund e Walvis Bay le principali attività sono gestite da namibiani bianchi. Si vede subito che ci sa fare. Appena accendiamo i motori salta sulla barca, a poppa, un’otaria. Lui la fa scendere ed un suo aiutante rimane lì a controllare che non risalga. Partiamo e questa ci segue nella scia. La immortalo mentre salta tra le onde. Poco dopo il ragazzo fischia ed ecco un’altra otaria enorme che arriva. Ci spiega che alcune le conosce e sa che sono brave quindi le fa salire, altre le stuzzica, se mostrano i denti le fa andare via e  … che denti … sembrano quelli di un cane di grosse dimensioni. Dicevo dell’otaria. Questa lui dice che si chiama Spotty ma credo che le chiami tutte così. Incomincia a girare per la barca senza farsi i minimi problemi. Se c’è qualcuno in mezzo gli va addosso e via … per la sua strada … sale su tutti i divanetti. Sono troppo forti la sua sfacciataggine e la sua goffaggine. La imbocca con pezzi di pesce. Qualcuno cerca di fare delle foto con lei. Si siedono ed il ragazzo la fa passare alle loro spalle facendole vedere del pesce  poi, per arrivare a prenderlo, mette le pinne sulla loro teste. Quante risate. Poi la fa scendere dalla barca e ci serve un liquore alcolico. Acceleriamo per seminarla altrimenti cerca ancora di salire. Vediamo una fila di bidoni blu legati e delle barche che lavorano vicino a questi. E’ l’allevamento di ostriche per le quali è famosa la Namibia. Dicono che siano buonissime e di grande qualità. Poco dopo arriviamo ad un relitto molto fotogenico arenato sulla spiaggia. Vicino ci sono dei pali di legno sui quali sono appollaiati cormorani e gabbiani. Anche questi arrivano sulla barca per cercare di rubare un pezzo di pesce. Poco dopo c’è un faro a righe bianche e nere e davanti una bella colonia di otarie. Anche qui si sente leggermente odore ma a confronto di quello di ieri è niente. Belle foto. Il ragazzo ci spiega che la settimana prima ha visto una balena, capita spesso di vederne come anche le tartarughe di mare ed i pesci luna chiamati sun fish, anche se per esattezza vorrebbe dire pesce sole, oppure Mola Mola come un tour operator che porta la gente in barca qui a Walvis Bay. Ora cerca i delfini. Ne vediamo un paio da lontano e basta allora dice allo skipper di portarci in mare aperto. Viaggiamo 10 minuti e poi incomincia ad esultare. Ci troviamo in mezzo ad un branco di un centinaio di delfini bianchi e grigi. Precedono la barca facendo salti ed acrobazie. Una meraviglia. Impazzisco a fare foto al punto tale che mi metto in ginocchio per riprenderli quando spuntano fuori dall’acqua. Il catamarano prende male un’onda e si piega. Questa entra nella barca e mi bagna fino a metà coscia ma non mi importa. Lo skipper mi chiede scusa e io gli dico tutto ok. Considerando che indossiamo le giacche a vento e che la temperatura è fredda, non è una gran cosa stare con i piedi e le gambe completamente zuppe ma va bene così. Ho fatto delle belle foto. La nebbia è già da un po’ che si è dissolta ma non ce ne siamo accorti. C’è un tiepido sole e quindi cerco di asciugarmi. Sulla via del ritorno ci servono ostriche e altri stuzzichini con vino bianco del Sud Africa. Io e Pier avevamo le avevamo assaggiate solo una volta in vita nostra e non abbiamo più voluto ripetere l’esperienza ma qui decidiamo di assaggiarle. Sono enormi e carnose. Ci prova prima Matteo, che non si tira mai indietro a nulla, e poi io. Credetemi, una delizia. Poi ci prova Pier solo per curiosità. Riderà un sacco rivedendo la sequenza delle foto che ho fatto alla sua faccia prima titubante poi schifata e poi con la classica espressione di apprezzamento. Anche lui dirà che sono una meraviglia. Ne mangeremo solo 3 a testa perché non vogliamo rischiare di avere qualche problema intestinale. Finito di mangiare è il turno dei pellicani. Ma quanto sono belli. Hanno il piumaggio rosa ed il becco giallo. La guida li chiama con fischi e ne arrivano fino a 7. Hanno un’apertura alare notevole. Gli lancia il pesce e lo prendono al volo gonfiando la pelle sotto il becco. Ci siamo io ed un altro signore appassionati di foto quindi ci mettiamo vicini in posizione favorevole e ci diamo delle dritte. Un pellicano sale sulla barca e si fa toccare. Alle 12.00 arriviamo al porto. Questa escursione è piaciuta tantissimo ai bimbi ma anche a noi. E’ costata 55 € a testa (anche loro). Scendiamo e vado in macchina a cambiarmi. Non sapendole temperature del pomeriggio nel deserto avevo preso di scorta dei pantaloncini. Li indosso con sopra il giubbotto e le scarpe bagnate senza calze … un figurino … ma meglio di così non posso fare. Alle 12.30 la nostra jeep con la nostra guida, Paul. Guida e cammina tranquillamente senza scarpe. E’ un ragazzo bianco sui 30 anni. Il tour operator è Sandwich Harbour 4×4 (http://sandwich-harbour.com/) .  La macchina è un defender. Il giro dura 3 ore. Lungo la strada verso sud vediamo tante bellissime ville con giardini curati. Raggiungiamo le saline. Gli chiedo se è possibile andare a vedere i fenicotteri nella laguna. Dice che è distante e che dobbiamo scegliere se arrivare a Sandwich Harbour o andare nella laguna. Dice anche che in questo periodo non ce ne sono tantissimi. Optiamo per il sud. Dalle saline inizia la sabbia. Con i permessi si potrebbe percorrere un pezzo di questa strada ma bisogna sapere guidare bene su sabbia e poi bisogna conoscere il mare perché in alcuni punti si passa sulla battigia. Si deve prevedere di andare e tornare quando c’è la bassa marea. Paul ci va vedere delle foto. Tra queste ci sono delle macchine sommerse dall’acqua. Il suggerimento è quindi di andare con una guida e godersi il paesaggio senza preoccupazioni. Anche per questa escursione il costo è di 55 € a testa, bimbi compresi. Le saline decido di fotografarle al rientro (e farò male perché poi sarà nuvolo ed il rosa dell’acqua non renderà per niente … mai rimandare a poi quello che puoi fare ora … saggio proverbio …). Inizia l’avventura e … che avventura … Paul è molto abile e viaggia deciso. Si ferma su una piccola duna dove c’è la sabbia rosa (quella che arriva dal fiume Orange in Sud Africa). Gli chiedo se è possibile vedere i little five ma dice che nel pomeriggio è impossibile perché il vento cancella le loro piccole impronte. Al mattino è molto più facile. Si guarda un po’ in giro ma nulla. Pazienza.  Iniziamo a salire e scendere dalle dune. Ne raggiungiamo una altissima a strapiombo sul mare. Che paesaggio. Bellissimo. Risaliamo e lui ci guarda. Vuole vedere le nostre facce. Gira il muso della macchina verso il mare e … giù … mi esce d’istinto un: you are crazy … poi mi scuso. Siamo scesi sul versante di una duna alta 150 metri. Pazzesco. I bimbi ridono a più non posso. La duna arriva quasi fino al mare, ci sono onde grosse e noi passiamo sulla battigia. Anche qui sabbia viola. Poco più avanti vediamo i meloni nara. Sono un tipo di melone che cresce nel deserto, è importantissimo in quanto fonte di nutrimento per animali e persone (è vitaminico ed energizzante). Vediamo tantissimi sciacalli. Alcuni dormono appallottolati sulla sabbia. Arriviamo a Sandwich Harbour, sono 55 km. da Walvis Bay. C’è un cartello che vieta il passaggio alle jeep oltre questo punto. Parcheggiamo e a piedi ci indirizziamo sulla duna che da sull’insenatura. La scaliamo dal lato, non in cresta come si fa di solito. Dall’alto dei suoi 80 metri lo spettacolo è bellissimo. Si vede la baia con il mare davanti e il deserto alle nostre spalle. Paul dice che scende a preparare il pranzo. Noi rimaniamo ancora un attimo ad ammirare il paesaggio. Purtroppo il sole va via. Ci sono nuvole alte ma non è la solita nebbiolina. Paul dice che qualche volta capita ma che siamo sfortunati. In effetti i colori non rendono. Fa freddo. Scendiamo correndo sulla sabbia. Che bello. Arriviamo alla jeep e ci ha preparato stuzzichini a base di pesce,  un piattone di ostriche, bibite varie e due bottiglie di champagne. Che delizia. Purtroppo non tocchiamo le ostriche. Non avendole mai mangiate in vita nostra non vogliamo esagerare. Chiacchieriamo con Paul. E’ lui che ci spiega come sono le impronte dei leoni e delle iene e ci dice che a nord, nella Skeleton Coast se ne possono vedere. Si parla ancora e ci dice che è nato e ha sempre vissuto a Walvis Bay. Ha studiato ingegneria meccanica a Cape Town e poi ha lavorato un paio d’anni sulle piattaforme. Non gli piaceva ed è tornato a casa. Ora fa questo di lavoro. Con un sorriso indicando ciò che ci circonda dice: questo è il mio ufficio … e chi gli da torto … Ha avuto il coraggio di mollare tutto per fare ciò che più lo rende felice. Da ammirare. E’ una persona affascinante. Vedendo che faccio tutte queste foto mi chiede se lo faccio di professione … Pier gli dice che ne ho già fatte circa 2.000. Quando la volta seguente gli chiedo di fermarsi, molto serenamente e con un gran sorriso dice: 2001 … quanto ridere … Rientriamo prima sulla spiaggia e poi dirigendoci verso l’entroterra. Vediamo qualche springbok. Alle saline non chiedo neppure di fermarsi. La luce non rende. Torniamo al porto. Lo salutiamo e torniamo a Swacopmund. Andiamo a prelevare e poi al supermercato per far spesa per i prossimi giorni. Sembra di essere in Italia, c’è di tutto e di più. Purtroppo ci sono ancora le nuvole quindi non andiamo neppure al molo per vedere il tramonto. Decidiamo di rinunciare alla cena al faro perché siamo stanchi e poi anche un po’ scombussolati dalle montagne russe sulle dune. Avendo fatto una buona spesa ceniamo nel nostro salottino in camera usando la valigia come tavolo … questa cena la ricorderemo volentieri … In branda presto.

 

10) 16.06.2012 – km.340 di sterrato – tempo di percorrenza 6 ore e ½ 

Colazione e alle 7.30 siamo in macchina. Facciamo un giro per la città per fare due foto ma con la nebbiolina non rendono. Avrei dovuto farle per bene l’altro ieri quando siamo arrivati ma erano tutti stanchi ed io puzzolente quindi avevamo scelto la doccia … Ci spiace andare via di qui. Ieri sera chiacchierando abbiamo fatto due sogni ad occhi aperti: venire a vivere qui, visto che è una cittadina vivibilissima, e come lavoro portare le persone in barca al mattino (compito mio) e nel pomeriggio sulle dune (lavoro per Pier). Se solo si potesse fare … In tutti questi anni mi sono sempre chiesta se Angelina Jolie fosse pazza a venire a partorire in Africa, con tutte le cliniche attrezzate che ci sono in America. Ora che ho visto questa città ho capito il perché. E’ completamente all’avanguardia e dicono che lo sono pure gli ospedali. Imbocchiamo la B2 poi, dopo poco, giriamo sulla C28 direzione Windhoek e poi a sinistra per la Welwitschia Drive. Dietro il permesso che ci ha rilasciato il MET c’è una cartina con la spiegazione di tutti i punti segnati lungo la strada (si chiamano beacon). Nonostante siamo parecchi km. nell’entroterra c’è ancora la nebbiolina alta. Vediamo vari tipi di licheni e ci sono dei punti panoramici sul MoonLandscape. E’ un paesaggio particolarissimo. Andiamo fino all’oasi di Goanikontes. Scendendo vediamo da vicino la caratteristica pianticella  Dollar Bush che ha le foglioline a forma di moneta. Arriviamo allo svincolo che porta a sinistra, dopo 27 km., alla welwitschia più vecchia, dicono abbia 1500 anni e a destra alla C28. Decidiamo di proseguire verso sud perché il percorso non è ad anello e dovremmo tornare dalla stessa strada. Le welwitschia non le vediamo sulla strada che abbiamo percorso nel MoonLandscape. Sono solo sulla perpendicolare che dalla più vecchia arriva alla C28. Le più grosse sono circondate da un cerchio di sassi. Arriviamo sulla C28 e proseguiamo per 77 km. circa per poi girare sulla D1998. Sono 52 km. di strada nel nulla. Anche qui ci vogliono i permessi, ero convinta che fossero gli stessi per la welwitschia  drive ed invece mi sbagliavo. A Swakopmund avrei dovuto farmeli fare. Mi dispiacerebbe se ci fermassero per i controlli. Faremmo veramente una figuraccia per soli 9 € ma in coscienza non ci avevo pensato. Ci impressiona il colore che c’è, tutte distese di erba che sembra oro. Ogni tanto qualche pianta, le classiche della savana fatte ad ombrello allungato. Passiamo per le due oasi di Hotsas e Gabab. Vediamo tantissimi struzzi in gruppo poi i soliti springbok ed oryx ed anche diverse zebre. Molto bello. Ritorniamo sulla strada principale, la C14 e la seguiamo per 112 km.fino a Solitarie passando per il Kuiseb Pass ed il Gub Pass (non sono passi di montagna ma avvallamenti dove passa il fiume). La zona comunque è montagnosa. Ci sono colori incredibili. Troviamo il cartello del Tropico del Capricorno e facciamo la foto di rito. Lungo la strada vediamo tante piante camelthorn con i nidi degli uccelli tessitori ma non quelli singoli, le colonie. Sotto queste piante ci sono dei frutti duri a forma di luna. Arriviamo a Solitarie. Troppo caratteristico. Come il nome lascia intendere non c’è nulla a parte un distributore, un negozio con qualche genere alimentare, un piccolo lodge ed una pasticceria che è la fine del mondo. Si chiama Moose McGregor’s Desert Bakery. Il proprietario, un omone tutto tatuato, è tedesco e si è trasferito qui. Entriamo e c’è ogni ben di Dio. Ognuno sceglie qualcosa. I bimbi puntano al dolce noi grandi prendiamo delle tortine tiepide di pasta sfoglia con formaggio e prosciutto. Facciamo due passi perché in mezzo ai cactus hanno parcheggiato tante vecchie macchine arrugginite. Sembra di essere a Radiator Springs nel film di Cars. C’è anche una vecchia pompa di benzina. Davvero forte questo posto. Ci spostiamo di qualche km. sulla C19 e pranziamo con queste delizie. Velocemente arriviamo al nostro hotel, il Namib Desert Lodge (http://www.namibian.org/travel/lodging/private/namib_desert_lodge.html). Sono le 14.00 (scrivo sempre gli orari per dare un’idea di massima sui tempi di percorrenza). Ci accolgono dei ragazzi giovani ma non molto disponibili. Sono gli unici che troveremo in tutto il viaggio che non ci faranno una buona impressione e … sono bianchi … tutti gli altri lodge erano gestiti da persone di colore squisite (Cornerstone guesthouse a parte che erano bianchi ma gentilissimi). Prenotiamo il pacchetto colazione perché domani mattina andiamo via prima dell’alba. Ci propongono un’escursione di 2 ore con le jeep per vedere il tramonto (30 € adulti, bimbi metà prezzo) ma non la facciamo perché non abbiamo voglia. La camera è una family chalet con una camera matrimoniale, una con due letti singoli ed un bagno. La struttura è bella e si trova in una posizione meravigliosa. Peccato che le camere stonano parecchio visto che sono in muratura con il tetto rosso. Non so perché non le hanno fatte con il tetto in paglia come la costruzione del ristorante. Ci sono due piscine e il giardino ha tutte le piante presenti in Namibia con tanto di cartellino con il nome. Andiamo un po’ in piscina. I bimbi mettono il costume e provano a toccare l’acqua ma ci ripensano subito poi vanno in camera a lavarsi mentre io e Pier facciamo un giro fino alle dune pietrificate. Appena fuori dalla recinzione c’è un abbeveratoio per gli animali. C’è un sentiero segnato che porta a sinistra proprio sotto le rocce ma è all’ombra quindi andiamo verso destra. C’è una pianta enorme di camelthorn o acacia erioloba con un nido degli uccelli tessitori di notevoli dimensioni. Queste rocce sono impressionanti, di colore rosso e ricoperte in gran parte dall’erba color oro. La luce del tramonto rende tutto più bello. Non si sente un rumore. Andiamo a lavarci e poi facciamo un giro nella zona reception. Ci sono molti souvenir compresi dei libri fotografici della Namibia davvero belli. Noto una scultura di due giraffe messe in cerchio. Costa 40 € ed avendo l’illusione di trovarla a Windhoek a meno non la compro. Farò una grande stupidata perché la stessa la troverò a 100 € nella capitale quindi mi dovrò accontentare di una più piccola che super scontata l’ho pagata 30 €. Andiamo a cena (a buffet e molto buona). Ho visto che sarebbe costata 18 € ma per noi è compresa. Il cielo stellato è qualcosa di meraviglioso. Le dune sono illuminate artificialmente. Fa freddissimo.

 

11) 17.06.2012 – km.50 di sterrato – 120 km.di asfalto e 8 di sabbia –  tempo di percorrenza 7 ore.

Sveglia alle 5.15. E’ buio pesto. Si gela. Per fortuna che avevamo portato una pila frontale. Carichiamo le valige e lasciamo la chiave nella toppa. Andiamo al bar dove ci avevano lasciato i pacchetti con la colazione. Non abbiamo potuto farla qui perché la servono dalle 6.30 mentre i cancelli a Sesriem aprono alle 6.45 e noi vogliamo entrare all’alba. Ci impieghiamo 45 minuti per percorrere circa 50 km. Andiamo piano perché non si vede assolutamente nulla. Poco per volta viene sempre più chiaro. Giriamo a destra sulla C27 per gli ultimi 12 km. Siamo i primi ad arrivare davanti al cancello. Qui ci sono due distributori. Facciamo colazione in macchina. Quello che c’è nel pacchetto servirà anche per pranzo. Alle 6.45 aprono ed entriamo nel deserto più antico del mondo. Ha 80 milioni di anni. Andiamo diretti verso ovest visto che i permessi li abbiamo. Il sole sta sorgendo e colora tutto di rosso. La strada che porta a Sossusvlei (pronuncia Sossusflei) è asfaltata. Sono 60 km. e c’è il limite di 60 km./h. L’asfalto stona ma è stato fatto di proposito in modo tale che le auto non possono uscire dal percorso segnato. Se fosse sterrata ognuno cercherebbe la via migliore allargando notevolmente la carreggiata con maggior impatto ambientale. Ci sono prati color oro che sembrano non finire. Vediamo le prime dune dopo circa 30 km. Avendo il sole alle spalle le foto vengono benissimo. Si vede la parte illuminata rosso fuoco ed il retro nero. La S che il vento crea modellandole è molto fotogenica. Vediamo gente sulla Duna 45, la più fotografata al mondo. Se si pernotta al Kulala Desert lodge, che si trova all’interno del parco, si ha diritto ad accedervi prima rispetto agli altri quindi si riesce ad arrivare fino a qui, scalare la duna e godersi l’alba. Idem il tramonto, si può uscire più tardi. Chi non dorme nel parco deve uscire per le 17.00 (orario di giugno). Arriviamo fino al parcheggio 2×4. Pier sgonfia le gomme a 200 con l’attrezzo in dotazione della macchina. Le faremo rigonfiare all’uscita dal benzinaio. Da qui in poi può procedere fino al parcheggio seguente solo chi ha un mezzo 4×4. Sono 4 km. In alternativa si può prendere la navetta al costo di 11 € a persona andata e ritorno. Pier non ci pensa due volte, non ci siamo ancora impantanati in Namibia ma è una cosa che ci piace fare specialmente con il camper … Partiamo e dopo due metri sprofondiamo … alla grande … retromarcia e ripartiamo più decisi. Paul di Sandwich Harbour ci ha dato dei suggerimenti: mani salde sul volante, andare decisi senza però schiacciare troppo di colpo l’acceleratore perché farebbe slittare le gomme, marce basse in modo tale che si tiene un po’ su di giri il motore. Andiamo alla grande. Solo un paio di punti sono a rischio. Due lunghi tratti di sabbia soffice. Arriviamo velocemente all’altro parcheggio. Il cielo si è coperto leggermente. Meglio, va bene per scalare. Da qui si hanno due possibilità per raggiungere il Deadvlei che si trova a sinistra del parcheggio: 1) un km. a piedi sulla sabbia passando alla destra della duna che ci si trova davanti 2) andare a sinistra di questa duna e, passando attraverso un grosso piano, scalare la Big Daddy, la duna che con i suoi 390 mt., è la più alta del mondo. Noi scegliamo la seconda per l’andata e la prima per il rientro. Questa piana (pan) è allagato per gran parte. Le dune si specchiano nell’acqua. Dove non c’è l’acqua il fango è completamente secco e spaccato. Ci sono delle piccole pianticelle con 4 foglioline o verdi o viola che crescono in questo terreno così arido. Iniziamo la scalata della Big Daddy. Camminiamo in cresta perché si sprofonda di meno. Un namibiano che accompagna due turisti tutti sudati e stravolti indica loro Martina che cammina come uno dei nostri stambecchi. Io e lei in 38 minuti siamo in cresta mentre Matteo e Pier arrivano parecchio prima. Come faccio a non fare foto???? Abitiamo ai piedi del Monte Rosa e siamo abituati a camminare quindi non abbiamo fatto fatica. Non ho idea di come possa essere fare questa scalata sotto il sole cocente. Noi abbiamo freddo e non abbiamo mai torto il giubbotto. Arriviamo in cresta ed esce un sole meraviglioso che illumina questo spettacolo della natura. Indescrivibile. Siamo soli in questa immensità. Guardano verso la macchina vediamo il pan che abbiamo attraversato a destra, il Deadvlei a sinistra ed al centro una duna ad S con una parte illuminata dal sole quindi rossa e l’altra nera. Arrivano 4 signori e ci salutano con un bel: ciao. Non è possibile … non abbiamo trovato nessun italiano in tutta la vacanza … dovevamo trovarli proprio qui???? Due chiacchiere di rito, due foto a vicenda e via si scende verso il Deadvlei (vlei morto). Questo è il posto delle foto più famose della Namibia. Il pan è completamente secco e bianco (non si allaga da tanto tempo), le dune intorno sono arancioni ed in mezzo ci sono alberi di acacie nere rinsecchite da anni. Loro 3 rotolano a più non posso, io corro ma stando in piedi perché non voglio rischiare la macchina foto. Li riprendo da sotto che ridono come dei pazzi. Ci mettiamo 10 minuti a togliere la sabbia da ogni dove. Anche qui non fa caldissimo ma riusciamo a metterci in maniche corte. Passeggiamo tra le acacie e le fotografo in ogni posizione con lo sfondo della Big Daddy poi ci sdraiamo sulla sabbia mangiandoci un arancio ammirando questo posto. In 15 minuti raggiungiamo la macchina dal percorso in piano. Qui facciamo una grande stupidata non chiedendo a nessuno delucidazioni. Non mi era chiaro già prima di partire dove si trovasse di preciso Sossusvlei e neppure le cartine che avevamo in mano lo erano quindi, per essere breve, non ci siamo andati. L’ho scambiato per il pan che abbiamo percorso per salire la Big Daddy. Dopo varie scambi di opinioni sul forum di Turisti per Caso posso dire con precisione che dal parcheggio 4×4 si deve procedere per circa 2 km. in macchina e si arriva al parcheggio per Sossusvlei. Noi invece torniamo al parcheggio 2×4. Vediamo gli italiani che mangiano sui tavolini sotto le piante. Andiamo sempre verso sinistra (per intenderci dalla parte dove c’è il parcheggio, a sinistra della strada) verso l’Hiddenvlei (vlei nascosto). Bisogna seguire dei paletti alti un metro che indicano la direzione. Sono 2 km. a tratta da percorrere a piedi sulla sabbia. Non ci sono dune da scalare. E’ tutto in piano tranne l’ultimo pezzo in cui si sale leggermente. Ci impieghiamo 45 minuti ad arrivare. Si ha una bellissima visuale del posto dall’alto. Il pan è ancora più bianco di Deadvlei. Peccato che ci sono i solchi di una jeep che probabilmente è passata nel periodo delle piogge quando il fango era umido. Cerchiamo di passare lontano dai cespugli perché è il nascondiglio ideale per i serpenti. Vediamo dei ragni con le zampe molto lunghe. Tengono il corpo distante dal terreno caldo. Ci sono delle lucertole dello stesso colore della sabbia e vediamo due oryx che camminavano in cresta ad una duna. Come ho già detto sono elegantissimi con il vento che gli muove la coda. Ci sono anche degli springbok. Sulla via del rientro incrociamo nuovamente gli italiani che ci dicono aver preso spunto da noi per fare questa passeggiata. Qui il sole ci ha cotto, forse perché è mezzogiorno. Pranziamo al parcheggio 2×4 come al solito seduti sul cassone della jeep, all’ombra di alcune piante. Dovesse servire ci sono dei wc. Rientriamo. Le dune non rendono più come questa mattina perché il sole alto le illumina su entrambi i lati ma sono comunque molto scenografiche. Usciamo dai cancelli ed andiamo a destra al Sesriem Canyon. Dicono che sia bello da percorrere sul fondo. Noi buttiamo solo un occhio dall’alto poi andiamo dal benzinaio a far rigonfiare le gomme (non voleva nulla ma noi gli abbiamo lasciato 5 €). A chi dovesse interessare c’è la possibilità di vedere l’alba dalla mongolfiera ma costa sui 400 € a testa. Andiamo al nostro hotel, il Sossusvlei Lodge (http://www.sossusvleilodge.com/). Dire meraviglioso è dir poco. Ci offrono del succo di mela e alla reception c’è sempre disponibile the con biscotti secchi davvero buoni. Andiamo in camera (una family unit). Le nostre sono la 150 e 151 nell’ultima costruzione sulla destra oltre c’è solo la savana quindi abbiamo un panorama bellissimo. La parte centrale è in muratura e ci sono i due bagni separati solo da una porta mentre le due camere doppie sono nella parte più esterna. Hanno un muretto alto un metro in muratura ed il resto in tenda. Apriamo con la lampo tutte le finestre. Sembra di essere nella savana. La camera più esterna, la 151 ha davvero una vista magnifica. Facciamo un giro per il lodge. I bimbi vanno in piscina, io a fare foto. C’è una torretta dalla quale poter ammirare il paesaggio dall’alto. Gli spazi comuni sono davvero belli. Il bar si affaccia sulla waterhole illuminata di notte. C’è un albero camelthorn con un nido enorme di uccelli tessitori. Rimango diverso tempo ad osservarli che entrano ed escono. Le aiuole sono curatissime e ci sono diversi alberi faretra (caratteristici del sud della Namibia) con i fiori gialli. Questo è l’unico hotel in cui i bambini hanno pagato pieno ed è anche il più caro ma n’è valsa la pena. Questa è l’ultima notte “ufficiale” in Namibia (domani c’è il viaggio di ritorno e poi dormiremo a Windhoek). Guardiamo il tramonto sulla savana dal nostro portico. Una grande tristezza ci pervade. Appena cala il sole arriva il freddo. Chiudiamo tutto e dopo le docce andiamo a cena. E’ a buffet e costerebbe 25 € a testa ma per noi è compresa. Teniamo indossati i giubbotti. I tavoli sono all’interno ma ci si serve fuori. La zuppa è deliziosa. Ci sono due cuochi che cucinano al momento quello che uno sceglie. Ci sono tutti i tipi di carne degli animali presenti in Namibia. Dallo struzzo alla zebra, dall’oryx al kudù. Matteo assaggia ogni cosa sotto lo sguardo schifato di Martina. Per fortuna c’è anche la mucca, l’unico animale che a fatica riesco ancora a farle mangiare. Il buffet dei dolci è da mille ed una notte. Peccato il freddo. Se fosse la stagione calda si potrebbe mangiare anche fuori, ora è impensabile. Andiamo in camera sotto un cielo stellato davvero bello. Andiamo a letto e mettiamo sopra anche le due coperte che ci sono a disposizione. Fa freddo nelle camere in muratura, figuriamoci in tenda …ma è perfetto così.

 

12) 18.06.2012 – km.244 di sterrato – tempo di percorrenza 5 ore

Ci alziamo con calma ed andiamo a fare colazione. Anche questa ottima come la cena di ieri sera. Andiamo in camera a prendere le valige. Sono ormai le 8 e bisogna partire. Guardiamo per l’ultima volta la nostra camera. Io sono sempre stata sensibile verso tutto questo genere di emozioni, Pier no quindi mi impressiona vederlo così tanto preso dalla situazione. Lasciamo il Namib e facciamo ancora tappa a Solitarie per rifornirci di dolci. Per più di un’ora nessuno parla. Questa è solo una tappa di trasferimento per tornare a casa. La vacanza è ufficialmente finita ieri. Volevamo passare dalla D1275 e quindi dallo Spreetshoogte pass (dicono tutti sia bellissimo) però non abbiamo informazioni sulle condizioni della pista ed è una strada tratteggiata. Optiamo per la vicina C24 (o D1261) che sale sul  Remhoogte pass e attraversa il paesino di Nauchas. Questa è indicata come strada continua. Fatto sta che siamo talmente soprappensiero che dopo 90 km. circa avremmo dovuto girare a destra per arrivare a Rehoboth alla B1. Questa è poi asfaltata fino alla capitale. Noi invece andiamo a sinistra sulla D1265 e poi C26 quindi arriviamo tutto su pista fino alla fine. E’ destino che non vogliamo staccarci da queste strade … Il paesaggio è bello. Ci sono molti alberi faretra fioriti nel primo pezzo. Vediamo qualche casa in muratura nascosta tra le piante. Molte mucche lungo la strada. Ci sono diversi torrentelli da guadare ma l’acqua al massimo è alta 15 cm. Ci fermiamo a pranzare. Vediamo diversi gruppi numerosi di babbuini. Le femmine hanno i piccoli attaccati alla schiena. Appena prima della capitale c’è un posto di blocco della polizia ma non ci fermano. Andiamo subito in hotel, sempre il Villa Verdi Guesthouse, sempre stessa camera. Sono le 13.00. Chiediamo se è possibile avere il pacchetto colazione per domani mattina ma ci dice che non è possibile perché la cucina è chiusa (non fanno pranzo e cena). Dovesse interessarvi prenotategliela dall’Italia. Lasciamo le valigie, macchina foto e portafogli ed andiamo in centro solo con pochi contanti. Lasciamo la macchina nel parcheggio del Namibian Crufts Centre in Tal Street n°40, appena dopo la Sam Nujoma Drive (direzione Sud). C’è un parcheggiatore al quale affidiamo la macchina con promessa di pagamento al nostro rientro. Non so se è uno di quelli regolari comunque al rientro la macchina la troviamo intatta … Qui ci sono una serie di negozi dove vendono tutti i manufatti locali. I prezzi sono davvero cari. Non compriamo nulla tranne che le famose giraffe che mi piacevano tanto. Sono più piccole però molto belle. C’è anche un negozio dove vendono diamanti ed un piccolo ristorante. Facciamo benzina in un distributore sulla strada per finire i soldi e poi andiamo al rent a car per le 16.00 come da contratto. Facciamo il pieno nel loro benzinaio in modo tale che possiamo pagare con la carta di credito. La macchina è ok. La lasceremo in un angolino tutta impolverata. Ci riporta in hotel un loro addetto. L’idea era di andare a cena al tanto decantato Joe’s Beerhouse in Nelson Mandela Avenue n°160 ma nessuno ha voglia di uscire. Ceniamo in camera con le nostre ultime cose.

 

13) 19.06.2012:

Sveglia alle 4.00. Il taxi ci viene a prendere e ci porta all’aeroporto. E’ buio pesto. Salendo sull’aereo vediamo sorgere il sole. Un’altra giornata inizia in terra d’Africa e noi ce la perdiamo perché dobbiamo partire. Daremmo qualsiasi cosa pur di poter rimanere qui. Volo tranquilli di due ore fino a Johannesburg. Matteo vuole comperare le vuvuzela per lui e per i suoi amici da usare alle partite di basket. Ci riempiamo gli zaini. Altro volo di 6 ore e siamo ad Addis Abeba. Ultima tratta di 7 ore. L’aereo è praticamente vuoto e tutti e 4 ci sdraiamo in una fila da 3 posti ciascuno. Una pacchia viaggiare così …

 

14) 20.06.2012:

All’alba atterriamo a Malpensa e di corsa a recuperare le nostre cagnolone.

 

Spero di non essere stata troppo prolissa e quindi noiosa ma sono sempre dell’opinione che gli itinerari lunghi e magari un po’ pallosi sono quelli che servono di più perché danno maggiori informazioni. Quelli corti io non li leggo mai perché non danno suggerimenti. Spero essere di aiuto a chi volesse intraprendere questo bellissimo viaggio. Se volete chiarimenti sono più che mai disponibile. Mi ripeto … tralasciate di visitare tutto il resto del mondo ma non la Namibia … Noi già pensiamo all’anno prossimo … ci torneremo sicuramente …

Ciao a tutti.

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