In (mezza) Corsica su due ruote

Innanzitutto devo dire che…

Da anni desideravo andare in Corsica; avendone sentito parlare sempre molto bene ero curiosa così, vista anche la necessità di fare una vacanza low cost, abbiamo optato per un tour fai da te del centro-nord in moto e tenda.

Siccome il “piazzamento” della tenda richiede tempo staremo in campeggio se siamo fermi in un posto per più di 2 notti invece, se si tratta si una sola notte o due, dormiremo in albergo. Gli alberghi sono stati prenotati a maggio tramite Booking, i campeggi trovati grazie alla Lonely Planet (che è stata di grande aiuto anche nella scelta dei ristoranti ecc…). Questo il nostro itinerario: 

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Iniziamo…

Partiamo da Livorno alle 8.00 di domenica 11 agosto, quattro ore e mezza dopo il traghetto Moby (prenotato a febbraio e pagato 145 euro – due persone e una moto) attracca nel porto di Bastia. La nostra BMW è carica come un mulo ma senza problemi ci avviamo verso Macinaggio, prima tappa del nostro giro. 

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La strada che risale il “dito” è piacevole e in poco tempo arriviamo alla nostra meta: abbiamo scelto il Camping U Stazzu, consigliato anche da amici che ci sono stati in passato; campeggio spartano ma ben tenuto, dotato dei comfort di base. Fondamentale avere la luce per la notte in quanto completamente privo di illuminazione, fatta eccezione per i bagni e il bar. Praticano un prezzo forfait di 10 euro a persona/giorno a prescindere da mezzo di trasporto e tenda (totale per 3 notti: 60 euro da pagare in contanti, le carte di credito non sono accettate).

Da qui abbiamo fatto diverse escursioni:

Siamo stati a Tollare e Barcaggio, i paesini sulla punta del dito, dove abbiamo ammirato paesaggi favolosi, il mare blu e trovato delle belle spiagge con l’acqua limpida (sassi a Tollare, sabbia a Barcaggio).

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Siamo stati alla spiaggia di Tamarone (che è ad 1 km dal campeggio) che però non ci ha entusiasmato più di tanto: tanta gente e in gran parte piena di alghe.

Una giornata l’abbiamo dedicata a percorrere il “Sentiero dei Doganieri” che in 45 minuti di cammino (sotto il sole quindi indispensabile acqua e cappellino) ci ha portati ad una bella spiaggetta vicina ad una vecchia torre genovese.. il percorso è un po’ faticoso, più che altro per via del caldo, ma ne vale la pena perchè si arriva in un posto bellissimo..

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Dopo tre notti a Macinaggio il 14 agosto ripartiamo, tappa successiva Desert des Agriates, da raggiungere facendo il giro del dito in senso antiorario (sconsigliato da tutti per via della strada a strapiombo sul mare!). I panorami sono mozzafiato, non fosse che vedo gli strapiombi ad un metro dalla ruota della moto sarebbe un paradiso. La strada in alcuni punti è un po’ stretta, in altri maltenuta, in alcuni entrambe le cose..ma merita, tanto..ho visto cose che voi umani…

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Ci fermiamo a Saint Florent per chiamare il campeggio, per raggiungerlo si devono percorrere 12 km di strada sterrata e vogliamo essere sicuri che abbia posto. Purtroppo U Paradiso è pieno quindi dobbiamo ripiegare sulla seconda opzione.. pieno anche quello. Per fortuna la Lonely Planet ha sempre una risposta per noi, ci suggerisce il camping Acqua Dolce che pare essere anche vicino alla spiaggia..andiamo lì!

Anche stavolta troviamo un bel campeggio: servizi ben tenuti, piazzole ombreggiate, spiaggia a due passi… alla fine, forse, non poteva andarci meglio. Passiamo tre notti al Camping Acqua Dolce e spediamo in totale 52,50€ (anche qui niente carte di credito, solo contanti). La spiaggia vicinissima al campeggio non è nulla di eccezionale, ma il mare è pulito la gente è tanta ma mai troppa quindi un giorno ce lo passiamo volentieri, tra un libro e una nuotata ci rilassiamo molto.

Certo però che alla spiaggia di Saleccia ci vorremmo andare, ne abbiamo sentito parlare troppo bene, alla fine siamo vicini e poi… cosa saranno mai 12 km di sterrato??? Insomma abbiamo una moto da enduro!

Il 16 agosto, armati di pranzo al sacco acquistato al centro commerciale Leclerc di Saint Florent, due ombrelloni (entrambi non siamo esattamente amanti del sole) e moto, partiamo in tarda mattinata per l’escursione nella spiaggia sulla quale abbiamo riposto le maggiori aspettative. La deviazione per Plage de Saleccia si trova sulla D81 all’altezza di Casta, il cartello sulla destra indica il sentiero. 

Dunque, è il caso di fare qualche considerazione sulla strada…

Le moto tipo la nostra ce la fanno, le macchine ce la fanno se vanno a velocità minima, a piedi si può fare, anche in bici se si è parecchio allenati.. ce l’ha fatta anche il pulmino Wolkswagen verde degli anni ’80 che abbiamo incrociato ad un certo punto. Il fatto è che la strada è tanto sterrata e in alcuni punti si fatica, non tanto ad attraversare questo strano deserto verso la spiaggia, quanto a ritornare verso la civiltà, ci sono alcuni punti in salita davvero faticosi da gestire. L’unico pensiero che ho mentre scendiamo tra la polvere e le rocce verso il mare è che ci è andata bene… con la moto stracarica non saremmo mai riusciti ad arrivare alla meta.

La spiaggia di Saleccia non ci delude, ne è valsa la pena, il paesaggio è una meraviglia, sabbia bianca e mare cristallino…sembra di essere ai tropici! Certo gente ce n’è parecchia, tante barche ormeggiate (e questo rovina un po’ la bellezza del panorama), ma è talmente grande (1 km di sabbia bianca) che c’è posto per tutti.

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Sabato 17 agosto smontiamo la tenda, carichiamo per bene la moto e partiamo; oggi si va in montagna, destinazione Corte. Percorriamo la D81 e poi la N197, cercando la deviazione per Corte, non la troviamo perchè sbagliamo direzione di marcia e finiamo a Ile Rousse. Per non rifare la stessa strada ci avventuriamo in mezzo alle montagne Corse, saliamo verso Monticello, attraversiamo Blegodère e poi prendiamo la strada per Ponte Leccia e Corte. La strada è bellissima, curvosa e piena di mucche che pascolano libere a bordo strada.

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A pochi km da Ponte Leccia ci sorprende un temporale, acqua a secchiate, siamo zuppi e infreddoliti e appena vediamo un barlume di civiltà ci fermiamo per pranzare ed attendere che smetta. Ci va piuttosto bene, tempo di pranzare tranquillamente con un panino gigante e una bibita che esce il sole. Si riparte, l’aria fresca ci asciuga giacca e pantalone e in poco tempo siamo a Corte.. purtroppo qui il tempo non è dei migliori.. minaccia ancora pioggia.

Ci rifugiamo all’Hotel de la Paix (1 notte 65 euro. Carte di credito non accettate), albergo carino, pulito, in una zona silenziosa  e a due passi dal centro. Mettiamo al riparo anche la moto nel garage dell’albergo a disposizione di moto e biciclette e ci godiamo un po’ di meritato riposo. Verso le 18, vedendo che il tempo sembra reggere senza pioggia, andiamo a fare un giro nella Valle della Restonica, l’idea originaria è fare il bagno nelle famose piscine naturali che si creano nel fiume. Purtroppo il clima non lo consente, è nuvoloso e c’è un’arietta frizzante ma soprattutto l’acqua è ghiacciata! Il lato positivo è che non c’è nessun altro e possiamo goderci tutta la pace del posto.

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La mattina dopo siamo di nuovo in partenza, prossima tappa Porto, sulla costa ovest. Prima di lasciare Corte facciamo colazione da DULCIS in Rue Paoli. Questo piccolo bar è una vera chicca: gestito da cinque donne (nonna, mamma, figlia più altre due che non ho capito che grado di parentela abbiano..), offrono la colazione a 5,5€ con: bevanda calda, succo d’arancia e pane-burro-marmellata.. tutto buonissimo! Andiamo a pagare e vediamo che il pasticcere (unico uomo) ha appena sfornato qualche delizia salata, così ne approfittiamo e acquistiamo anche il pranzo.

La strada che collega Corte a Ota e Porto è molto varia, inizialmente si snoda tra le rocce, sotto il sole, ma dopo Calacuccia  si trasforma: ci troviamo a viaggiare in mezzo ai boschi, insieme a maialini, caprette e mucche che pascolano a bordo strada.

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Attraversando la Foret de Valdu-Niellu un cartello cattura la mia attenzione: “Parco Avventura 3 km”… ci dobbiamo fermare! il parco avventura è divertente, e poi una variazione di itinerario così ci sta benissimo. Bene, passiamo le due ore successive ad arrampicarci sugli alberi, spostarci tra i pini con le liane, lanciarci nel vuoto con le carrucole.. Il tutto a svariati metri di altezza (il percorso più alto arriva a 20 metri). Pomeriggio faticoso, in qualche punto spaventoso ma divertente. (Il costo è di 17 euro/persona per 4 percorsi). Finiti i percorsi ci rimettiamo in viaggio, non senza prima aver fatto il conto delle ferite di guerra: schiena graffiata per Mau, io me la cavo con un’unghia sanguinante. Dopo due ore di curve, strapiombi (ma questi corsi non conoscono il termine GUARD RAIL???) e panorami mozzafiato arriviamo a Porto.

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Dormiamo all’hotel Le Colombo, che si trova sulla strada che va verso Calvi, esattamente al bivio per Ota. Albergo molto carino, pulito e il personale è gentilissimo. Paghiamo 160 euro per 2 notti (+ 8 euro/persona per la colazione – gli alberghi, a differenza dei campeggi, non sono propriamente economici). La sera ci godiamo lo splendido tramonto e i colori delle rocce illuminate dal sole, ceniamo e poi, distrutti dal viaggio e dalle arrampicate pomeridiane, andiamo a nanna.

Il giorno seguente ci godiamo il mare di Porto, con la sua spiaggia di ciottoli e il mare limpido. Io sono senza parole, Porto è un posticino davvero particolare: è sul mare ma totalmente abbracciata dai monti.. e che monti! Avevamo deciso che Corte era la nostra preferita, ma dopo aver visto Porto la sfida si fa davvero complicata.

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Martedì 20 agosto lasciamo la bellissima Porto e risaliamo la costa verso Ile Rousse con l’idea di fare sosta pranzo a Calvi. La strada è lunga, impegnativa ma come sempre magnifica. Dopo quasi due ore di viaggio le nostre gambe gridano aiuto e il nostro lato B anche.. ma non dovevamo già essere arrivati? Dall’ultimo cartello che indicava 26 km a Calvi ne abbiamo fatti almeno 1000… aiuto, abbiamo bisogno di fare una sosta. Vediamo l’indicazione per Notre-Dame de la Serra e, senza sapere esattamente cosa troveremo, seguiamo la strada. Arriviamo nel punto più ventoso del pianeta Terra, c’è talmente tanto vento che i caschi, appoggiati ad un tavolino, si spostano da soli. C’è una piccola chiesetta, un porticato, una statua e soprattutto un panorama bellissimo sulla baia di Calvi.

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Dopo esserci sgranchiti le gambe siamo pronti per rimetterci in sella, Clavi è vicina, siamo quasi arrivati. Parcheggiamo al porto, prendiamo la fedele Lonely Planet e ci mettiamo in cerca del posto scelto per il pranzo.. che è chiuso! Ci fermiamo in un vicolo all’ombra, ci sediamo e selezioniamo un’alternativa.. ma l’alternativa non ci da’ da mangiare, hanno già chiuso la cucina (sono le 14.30). Di nuovo vicolo all’ombra, di nuovo selezione.. optiamo per A Scola, localino nella Cittadella, facciamo altra strada sotto il sole, stavolta anche in salita. Per fortuna qui ci sediamo e pranziamo. Arriva il momento di pagare e arriva anche il momento “panico in vacanza” che segue:

Ire: mi passi la borsa così pago?

Mau: non ce l’ho io qui, ce l’hai tu attaccata alla tua sedia..

Ire: no, no, io qui non ho nulla!

Panico, borsa sparita o, meglio, dimenticata da qualche parte ma DOVE????? Ci siamo fermati in mille posti ed è passato un sacco di tempo!!! Era nella stessa borsa della guida e se la guida è qui vuole dire che non è rimasta nella borsa della moto.. ottimo..siamo senza soldi, senza documenti, senza carte, senza più nulla e per di più entrambi visto che era tutto insieme! Mauro parte alla ricerca, io resto ostaggio del ristorante e nel frattempo ripasso come spiegare in francese alla gendarmeria che non abbiamo più nulla…

Per fortuna tutto si risolve per il meglio, poco dopo Mau torna con la borsa che è rimasta per più di due ore in bella mostra sulla sella, ci facciamo il cazziatone a vicenda perchè: “non si mettono MAI insieme tutti i portafogli e documenti, dobbiamo tenerli separati, almeno uno dei due è salvo!!”, tiriamo un sospiro di sollievo e ci rimettiamo in viaggio.. tragedia scampata!

A Ile Rousse piazziamo la tenda al Camping Les Oliviers, anche questo campeggio è bello e ben attrezzato; c’è anche un ristorante dove la pizza è molto buona. Per arrivare alla spiaggia bisogna prendere un sentiero che attraversa i binari del treno, da fare a proprio rischio e pericolo… non esiste nulla ad indicare l’arrivo dell’eventuale treno, ma basta avere un buon udito e si sopravvive. Ile Rousse è carina e merita un giretto per le sue vie centrali ma la cosa che, secondo me, non si deve perdere è il tramonto visto dal faro (punta più estrema di Ile Rousse). Noi siamo stati anche piuttosto fortunati: tramontato il sole è bastato voltarci per vedere sorgere la luna piena.

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Il 22 agosto, smontata la tenda e impacchettato le nostre cose, ci dirigiamo verso Bastia, ultima tappa della nostra avventura su due ruote. Ci arriviamo nel primo pomeriggio seguendo la N197, lasciamo le nostre cose all’albergo Hotel du Sud (80 euro a notte) e ripartiamo per l’ultima escursione in programma: il Col de Teghime (ribattezzato Col de Tegame!) da cui si può vedere il panorama da entrambi i lati del “dito”. Effettivamente la vista è bella ma la distesa di ripetitori sciupa parecchio l’atmosfera. Scendendo dal colle ne approfittiamo per fare un tour motociclistico della città.

 

La mattina dopo, giorno della partenza, prepariamo il tutto e andiamo al porto. La nave parte puntuale alle 14 e ci riporta a casa un po’ tristi per la fine della vacanza, ma felici per la bellissima avventura.

Per concludere…

…la Corsica è un’isola meravigliosa, mi ha stupito molto. Ha paesaggi mozzafiato, mari cristallini, montagne che non ti aspetti; ha profumi buonissimi e abitanti gentili e disponibili. Sicuramente ci torneremo concentrandoci, la prossima volta, sul sud. Se devo proprio trovare una nota negativa l’unico appunto che posso fare riguarda il cibo, in particolare i ristoranti. Nonostante il cibo fosse la parte più dispendiosa della nostra vacanza (essendo in moto non potevamo portare l’attrezzatura da cucina) siamo comunque sempre riusciti a stare intorno ai 20 euro a testa, il cibo è anche piuttosto buono e il pesce sempre fresco. Il problema è che il cibo vegetariano non viene quasi considerato, per fortuna comunque Mau si adatta ed è sempre riuscito a trovare qualcosa. Certo però che un bel ristorante veg a Corte o Porto potrebbe essere un business per il futuro…       

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