"Lì dove la terra termina e il mare ha inizio"

Dopo aver vissuto quasi un anno in Portogallo, la nostalgia di certi luoghi non ti abbandona mai, provi a scrollartela di dosso e allontanare ogni singolo ricordo che ti torna alla mente ma non puoi, la saudade è insita nell’anima dei portoghesi e di chi a loro, e al loro meraviglioso paese si avvicina con l’animo sgombro da aspettative, un animo che vi rimane però impigliato e del Portogallo porterà sempre con sé un sorriso placido e tranquillo, sereno…”sossegado”… non resta allora che abbandonarsi alla saudade e ricordare con quello stesso sorriso ma allo stesso tempo con il cuore stretto dalla malinconia quei luoghi meravigliosi, quel sole forte, quel vento continuo, quelle nuvole che scappano spinte dall’oceano che le rincorre.

Del Portogallo ho visto tanto, forse troppo poco, ho deciso di raccontarvi il viaggio più bello che ho avuto la fortuna di fare nei miei undici mesi di permanenza lì, è stato un viaggio un po’ avventuroso, un po’ di corsa, zero soldi (si sa gli studenti non ne hanno mai), zero riposo, tanto mare…ops oceano…e paesaggi meravigliosi.

Partiamo da Lisbona in 8 con due scassatissime Matiz noleggiate incoscientemente dall’abusivo di turno (…che lavora quasi esclusivamente con Italiani) e che trasbordano di bagagli. Siamo attrezzati con due immancabili tende (che non si sa mai) e tanta allegria. Usciamo da Lisbona passando per Campolide, vicino all’Aqueducto das Aguas Livres, costruito nel 1748 con il denaro della popolazione di Lisbona, e estasiati sopra al ponte rosso, il 25 aprile, quello che fa tanto Brooklin, passiamo sotto alla enorme statua del Cristo Rei e ci dirigiamo verso sud, l’ardente terra: l’Alentejo.

L’autostrada corre veloce sotto le ruote delle nostre piccole lattine rosso fuoco e argento vivo, a destra e a sinistra si aprono immensi campi di un giallo rosolato dal sole e punteggiato dalle sagome scure dei sugheri. Non ci vuole tanto, in poco più di un’ora siamo all’uscita di Grandola, la cittadina per sempre scolpita nelle memorie dei portoghesi dalla canzone rivoluzionaria “Grandola, vila morena”, la canzone che diede inizio alla Rivoluzione dei Garofani nell’ormai lontano 25 Aprile 1974.
Da qui ci dirigiamo (sbagliando strada, finendo in mezzo a uno di quei campi che vedevamo dall’autostrada e proseguendo per strade sterrate) verso Santiago do Cacem qui in un bar un cartello ci avverte che la vendita avviene solo con lo scambio di denaro…rincuorati paghiamo il nostro caffè e dopo aver chiesto informazioni continuiamo per la nostra strada alla volta della costa, vi giungiamo dopo pochi chilometri alla nostra destra, verso nord, lontane, le siderurgie di Sines cominciano già a sparire all’orizzonte. Davanti a noi l’oceano profondamente immenso si apre…un insegna di pietra ci avverte che siamo a Porto Covo, una piccola baietta racchiusa da una scogliera di roccia bluastra e scagliosa ci accoglie, la sabbia a grana grossa è leggera e si stacca in fretta quando dopo il primo bagno decidiamo di proseguire.
La strada costiera pian piano si allontana dalle spiaggie portandoci un po’ più verso l’interno, seguiamo i cartelli che ci riportano verso la costa, attraversiamo campi gialli di paglia e arriviamo a Ilha do Pessegueiro, una piccola isoletta che si vede a una cinquantina di metri dalla costa, nei pressi dei ruderi di un fortino militare il cui ingresso non ci è impedito da nulla.
Qui apprezziamo uno dei più bei tramonti che abbia visto in vita mia e mentre verso nord c’è ancora qualche lontana sagoma che ci ricorda la civilizzazione, verso sud un sentiero deserto sgattaiola via verso il blu della notte che stà arrivando. Ci fermiamo a mangiare lì al ristorante davanti al fortino, i prezzi non sono affatto buoni ma la fame è tanta…

Tornando su una strada principale arrivamo a Vilanova de Milfontes…qui troviamo un altro pezzo della comitiva partito poco prima di noi, passiamo qualche ora con loro in questa cittadina di mare…ma ancora non ci fermiamo,
riprendiamo in mano la macchina che è già notte destinazione Cabo Sardao…non ci arriveremo mai…ci perdiamo nuovamente (ma non è forse questo il bello?) e, proseguiamo in direzione sud verso Zambujeira do Mar, qui in Agosto fanno il festival del Sudoeste, ma è ancora Giugno e in giro non c’è proprio nessuno, decidiamo di accamparci nella spiaggia principale del paese, forse non la più bella ma la più sicura di notte, le piu folli aprono una tenda e dormono sulla spiaggia gli altri dormono tutti aggranchiati in macchina…il primo sole del mattino mi sveglia svelandomi uno spettacolo meraviglioso, decine di gabbiani che si rincorrono sulla riva dell’oceano a pochi metri da me…nel pomeriggio dopo un escursione nei dintorni più intimi e selvaggi, riprendiamo le macchine questa volta diretti a Odeiceixe, la spiaggia che un tempo era la meta favorita dei capelloni di mezza europa che qui si accampavano nei loro camper e camioncini volkswagen, la caratteristica della di Odeceixe è che la spiaggia si apre larghissima tra due speroni di roccia a strapiombo, proprio vicino alla foce di un piccolo fiumiciattolo di acqua bassa limpida e pulita che proprio poco prima di arrivare all’oceano si apre in una larga ansa che termina poi in piccole rapide, intorno solo verde…è qui che si unisce a noi l’ultimo pezzo della comitiva, siamo in totale in 16 in 4 macchine, decidiamo di proseguire e passare la serata insieme andiamo a mangiare a Lagos una delle cittadine più grandi dell’Algarve e proseguiamo poi verso Albufeira per la notte, passiamo la nottata lì accampandoci nuovamente nella spiaggia principale fino a quando qualcuno non viene a dirci che è meglio “levare le tende”!!!

Decidiamo di separarci e noi del gruppetto iniziale sebbene esausti decidiamo di continuare lungo la costa dell’Algarve in direzione Spagna, ci fermiamo a Tavira, con un barcone arriviamo sulla piccola isoletta attrazione del luogo…un po’ troppo commerciale forse ma ormai distrutti da due nottati quasi in bianco ci fermiamo, vediamo il tramonto dal piccolo molo dove aspettiamo inutilmente che il barcone ci venga a riprendere…sarà un acqua taxi che ci verrà a ripescare…torniamo sui nostri passi in direzione Faro, qui mangiamo qualcosa e poi…è già ora di tornare verso “casa”…verso quella che per tanti mesi è stata “casa” e che nel nostro cuore un po’ lo sarà sempre…torniamo a Lisbona ma con il cuore carico di un altro pezzo di Portogallo visto di corsa, forse e vero ma con quell’incoscienza e quell’insensatezza che fanno vedere tutto il meraviglioso che c’è!

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