Negril: "profumi" e colori in riva al mare

Ad un mese dal rientro alla routine quotidiana, mi prendo una pausa per raccontare a tutti i “giramondini” la mia esperienza jamaicana, condivisa con le mie due fidate compari di viaggio.

La nostra vacanza è durata, purtroppo, solo una settimana, dal 16 al 24 marzo 2008. Ancora una volta ci siamo affidate ad un tour operator per poterci rilassare senza avere nulla a cui pensare. In realtà qualche informazione prima me l’ero cercata in questo forum e così le sorprese non sono state troppe, per fortuna. Una su tutte però è stata determinante, non tanto per la nostra vacanza, quanto per quella di alcuni ospiti del nostro hotel. Abbiamo alloggiato, in regime di all inclusive, al Fun Holiday Beach di Negril, un tre stelle. Tutto sommato l’hotel era carino, semplice, pulito ed essenziale. Certo dalle nostre parti due stelle già sarebbero troppe, ma se uno non ha grosse pretese credo possa il giusto compromesso per una vacanza divertente, in un magnifico angolo del mondo, senza svenarsi.
Il piccolissimo dettaglio è il periodo in cui effettuare questa vacanza al Fun Holiday Beach, piccolissimo dettaglio di cui anche la nostra agente di viaggi era all’oscuro: lo spring break. Ossia le vacanze di primavera dei collegiali americani! Non potete immaginare quanti sono e che casino facciano!!! Il nostro hotel era specializzato nell’accogliere questo tipo di turismo e così, gli unici 30 italiani ospiti nella medesima settimana non hanno potuto far altro che subirli! Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di valutare bene il periodo e la struttura in cui alloggiare per evitare di trascorrere una settimana di notti in bianco al ritmo della musica reggae/disco, tra le grida di ragazzotti ubriachi e donzellette strillanti. Un vero incubo. C’è da aggiungere che per far posto a queste orde di “americanini” la direzione dell’hotel ha ben pensato di ridurre la spiaggia antistante, allargando la zona ristorante-bar, dato che costoro passano ben più tempo con un bicchiere in mano e davanti un piatto di patatine e ketchup, piuttosto che sdraiati a prendere il sole e a guardare gli splendidi colori del mare. Naturalmente sulle 7 miglia della Seven Miles Beach non mancano luoghi in cui godersi sole e mare in santa pace, senza musica assordante, grida e schiamazzi. Davanti ad ogni struttura alberghiera o bar sono disponibili lettini utilizzabili a patto di effettuare una consumazione al bar. E visto che il buffet è l’altra nota dolente del Fun Holiday Beach, un pranzo in un qualsiasi altro bar di Negril non poteva che essere ben accetto, nonostante l’all inclusive.
Ma andiamo con ordine. Dopo un volo infinito della compagnia aerea Volare, durato oltre 12 ore compreso uno scalo tecnico a L’Havana (Cuba), atterriamo all’aeroporto di Montego Bay. Una costruzione recente e molto all’avanguardia, in rigorose file passiamo il controllo documenti, dove addetti inflessibili e poco propensi al sorriso, minuziosamente controllano la compilazione della carta di sbarco. Al nostro arrivo nell’altra sala le valigie già girano sui rulli (proprio come a Malpensa!!!), anche se una delle nostre è danneggiata nonostante l’incellophanatura. Ad attenderci il corrispondente locale del tour operator che ci indica l’autobus con cui raggiungere l’hotel. In realtà sono due: uno per i 30 passeggeri, l’altro più piccolo per caricare le valigie; operazione per la quale l’omino di turno ESIGE la mancia, in caso contrario promette di lasciare il bagaglio a terra. Ma siamo in Africa??? Non ci sono cascata a Zanzibar, figurarsi se mi lascio corrompere in Jamaica! Controllo che il bagaglio venga caricato, dopodiché mi abbandono ad un’oretta e un quarto di pisolo, dato l’orario di tarda serata. E’ circa mezzanotte quando arriviamo all’hotel; l’insegna un po’ cadente ci spaventa subito! Rinunciamo alla cena per fiondarci a dormire nelle nostre “celle frigorifere”, pardon camere da letto. Noi occupiamo una spaziosa tripla lato strada in cui ci sono due letti queen size e una branda delle stesse dimensioni; una poltrona di pelle, une televisione impolverata e una cassettiera completano l’arredo. Nell’ingresso c’è lo spazio, solo lo spazio, per un armadio, sostituito semplicemente ed efficacemente da una barra di ferro con qualche gruccia. Il bagno è altrettanto spazioso, semplice e pulito. L’aria condizionata è per fortuna regolabile e l’idea di tenere aperte le finestre per mitigare il gelo si rivela pessima: sta iniziando la musica a palla sia nell’hotel che nella discoteca a lato della strada; i ragazzi fanno avanti e indietro, naturalmente senza risparmiare le corde vocali. Un po’ per sfinimento da musica e urla, un po’ per il fuso orario che si fa subito sentire (in Italia sarebbe la mezza), alle 6.30 ci alziamo. Secondo le istruzioni della nostra assistente ci rechiamo al ristorante per la colazione, servita a buffet dalle 7.30. Così 30 italiani, svegli come grilli in un hotel silenziosissimo, attendono fiduciosi fino alle 8.30, quando, ripetutamente sollecitati, alcuni camerieri scocciati iniziano a rifornire il termos del caffè e dell’acqua, aprono il cartone del latte e portano vassoi di muffin, biscottini, uova strapazzate e fette di papaia e d’ananas (ananas a cui la sottoscritta è allergica). Tutto sommato si può colazionare, anche se a fine settimana sentirò la mancanza del mio yogurt (la frutta invece si può acquistare in spiaggia: banane, cocco, papaia). Per il primo giorno l’ordine imperativo è: assoluto relax! E questa spiaggia e questo mare cristallino invitano davvero ad godersi il sole abbandonati tra le braccia di Morfeo, sotto un sole cocente mitigato da bagni ristoratori nelle acque cristalline e qualche benedetta nuvoletta qua e là. I quasi 10 km di spiaggia bianca invitano a passeggiare e il Fun Holiday per questo si trova in una posizione invidiabile: a metà della Seven Miles. Da qualsiasi parte si vada c’è da camminare per almeno un’oretta! Fantastico!

Sulla battigia si vedono passare i personaggi più strani, gente con i dred fino alle caviglie, o tinti di biondo, che vende qualsiasi cosa, compreso se stesso.

Noi prendiamo l’abitudine di comprare da alcune donnine della frutta contenuta in gradi cesti che portano in equilibrio sopra la testa. Ci sono anche personaggi che vendono i gelati in bicicletta, con un piccolo frigorifero portatile in cui li tengono al fresco; e per finire coloro che vendono le sigarette…e non solo quelle! L’aroma che circola ovunque sulla spiaggia è inconfondibile! Evidentemente questi “giamaicani” fanno affari nonostante il “fumo” sia illegale! Volenti o nolenti per tutta la settimana si respira “gratis” un po’ di tutto!!! Passeggiando sulla spiaggia si vedono susseguirsi per tutti i 10 km hotel, bar e localini vari che di sera si trasformano in “music live”.
Sempre di giorno sventolano nelle “boutique” i coloratissimi parei e sulle bancarelle si possono trovare oggetti di ogni forma e materiale con gli inconfondibili colori della bandiera jamaicana e quelli di Bob Marley rosso-verde-giallo.

La giornata trascorre velocemente tra passeggiate, nuotate, letture e vero e proprio relax, anche se, per una persona come me, stare ore sotto il sole cocente diventa praticamente impossibile, nonostante la protezione 50, se non quando le nuvole, spesso grosse e nere, oscurano il sole.

Dopo una doccia rigenerante fatta al buio e conseguente vestizione sempre fatta al buio x il balck out, siamo pronte per la cena. “Non male” diciamo il primo giorno; “buono” è il commento del secondo. “Ancora questo?” è invece la voce più diffusa per il resto della settimana sia a pranzo che a cena. Purtroppo il buffet non è molto vario: pollo, riso, patate e un’insalatina di verze la fanno da padrone. I dolci però non mancano ed ogni giorno ci sono deliziosi pezzetti di torte di vari colori, ma dallo stesso inconfondibile sapore delle torte istantanee in busta! Scherzi a parte ho sentito molta gente lamentarsi del buffet, ma la mia personale opinione è che ovunque si vada non si mangerà mai come in Italia; occorre adeguarsi anche perché di sicuro non si muore di fame! E se proprio uno ha ancora fame nel centro di Negril, centro raggiungibile sia dalla strada che dalla spiaggia in una mezzora a piedi, c’è pure un Burger King!
Avendo cenato alle 19:30 ci rendiamo conto che è terribilmente presto e visto che, dando un’occhiata sommaria in giro, ci sembra non ci sia granché da fare alla sera, decidiamo di andare a letto presto, approfittando del silenzio causato dal provvidenziale black out che ha interrotto la musica tenuta a volume altissimo per tutta la giornata! La tattica che poi adopereremo nei giorni seguenti è invece quella di salire dalla spiaggia dopo il tramonto, quando in teoria si dovrebbe essere devastati dai sand flyes di cui non abbiamo visto l’ombra. Si aspetta un pochino la cena facendo quattro chiacchiere con gli altri ospiti dell’hotel e dopo cena finalmente la doccia rigenerante, si spera non al buio. La nostra paura era che fosse “sconveniente” presentarsi al buffet in costume e kaftano, ma alla fine a parte qualche esemplare di sciura italiana, il resto degli ospiti era vestito, per modo di dire, in maniera veramente informale. Posso affermare che è stata la volta in tutti i miei viaggi , in cui mi sono sentita stupida ad aver messo in valigia sandali, ciabattine, pantaloni lunghi! Assolutamente neanche tolti dal bagaglio! Ovviamente di giorno non servono e tantomeno di sera, quando la “vita” si incontra solo ed esclusivamente lungo la spiaggia. Per questo motivo più che le infradito flip flop, un paio di shorts e una canottiera non ho mai indossato! Forse qualche sera un giubbetto di jeans o un maglioncino per l’aria. Che meraviglia! Più drastico è stato il rientro in Italia e il ritorno agli stivali, dopo una settimana di piedi scalzi!
Dopo l’incontro mattutino con la responsabile del t.o. decidiamo di fare un’escursione: quella alle cascate YS e al Black River. Sarebbe stato bello andare a vedere le Dunns Falls a Ocho Rios, ma 8 ore di viaggio tra andata e ritorno non ce la siamo sentite di farle! Oltretutto in questa escursione guidata era inclusa anche la visita alla casa di Bob Marley, cosa di cui non ci importava nulla. Sinceramente la musica reggae non è il mio genere e se anche lo fosse stato, dopo una settimana di questi suoni, avrei cambiato idea!!! Ci sarebbe anche l’escursione alle cascate Mayfields di Negril, ma abbiamo pensato che le YS, ad un’ora e un quarto di strada fossero un buon compromesso. E così è stato! Una giornata davvero divertente durante la quale il bel tempo ci ha assistito nonostante la presenza di nuvole minacciose! Le cascate appartengono ad una tenuta perfettamente curata, in cui il proprietario alleva mucche e cavalli da corsa. La zona interna della Jamaica è incredibilmente verde e ci dicono anche che quello che abbiamo visto non è nulla in confronto alla zona delle Blue Mountains.
L’autobus ci lascia in un piazzale accessoriato di tutto punto con bar, servizi igienici, spogliatoi e l’immancabile negozio di souvenirs, davanti al quale è possibile vedere i colibrì che bevono un nettare colorato. Da qui un trenino trainato da un trattore ci porta fino ai piedi di una spettacolare cascata, facendo un percorso tra alberi secolari e fiori coloratissimi.

La visione è impagabile e soprattutto il fatto di essere i primi ad arrivare, senza altri turisti tra i piedi, ci godiamo una bella nuotata rinfrescante sotto le cascate, che immortaliamo da ogni angolo.

Per chi lo desidera c’è la possibilità di fare il “Canopy Tour”, una discesa con una imbragatura lungo un cavo che sorvola le cascate. Si può anche poltrire al sole o passeggiare lungo le cascate. La mezza giornata passa molto velocemente e dopo una tappa ristoratrice (il ristorante è diverso, ma il menu è lo stesso!), si parte a bordo di una barca dal fondo piatto per un giro lungo il Black River; si tratta di un fiume la cui acqua è incredibilmente trasparente anche se sembra davvero torbida e scura.
Nelle sue acque si nascondono, ma neanche poi tanto, diversi coccodrilli di dimensioni differenti, molti dei quali restano immersi quasi totalmente. Altri approfittano di qualche raggio di sole x scaldarsi sulle rocce. Il Black River è contornato da mangrovie spettacolari. C’è anche la possibilità, per i temerari che lo desiderano, di farsi un tuffo! No grazie, i denti del coccodrillo sono abbastanza eloquenti!

Dimenticavo che un punto fondamentale (tanto fondamentale che me lo ero scordato) di questo tour è una tappa lungo la Bamboo Avenue. Ci si ferma ad una bancarella di frutta dove chi vuole, non io, può assaggiare dei gamberi d’acqua dolce piccanti. Lungo questa via hanno girato uno spot con i nazionali giamaicani di Bob (per la FIAT Doblò) e per questo motivo ne fanno una tappa turistica! Questi giamaicani se ne inventano di tutti i colori!

Al rientro in hotel, anche se ne restava il tempo, abbiamo dovuto, in un primo momento, rinunciare alla spiaggia per una pioggia incessante, che ci ha permesso però di rilassarci un po’ in camera fino a che, smesso di piovere, non ci siamo fatte mancare una lunga passeggiata prima di cena. Dopo mangiato, sempre con una passeggiata in riva al mare, abbiamo raggiunto un locale carinissimo: il KUYABA. Era stranamente poco frequentato. Dico stranamente anche se, in tutta la settimana, mi sono resa conto che in realtà i locali, anche quelli sulla spiaggia erano davvero poco popolati, se non quelli dove si esibivano artisti locali (e non) dal vivo. Quella sera, in uno di questi locali, toccava a Shaggy, che probabilmente aveva calamitato tutte le attenzioni. Buon per noi che abbiamo trovato un bel tavolo x sorseggiare un cocktail ascoltando musica ad un volume decente con la possibilità di scambiare quattro chiacchiere. Il locale si trova a circa 10-15 minuti a piedi dall’hotel. Ovviamente è raggiungibile a piedi scalzi e c’è il rischio, anzi la certezza, di bagnarsi i piedi ad ogni onda, ma il divertente è proprio quello! Sulla spiaggia, specie nei tratti liberi, senza hotel, particolarmente bui non è il massimo passeggiare, anche perché i personaggi strani sono sempre in agguato. Devo ammettere che a parte qualche pesante complimento, le solite proposte di vendita di qualsiasi cosa, se stessi compresi, era sufficiente un “no tank” o due per levarseli di torno. La maggior parte di loro era sicuramente sotto l’effetto di fumo, quindi anche poco in grado probabilmente di fare del male. Mai come in questi casi si rivela la filosofia jamaicana del vivi e lascia vivere, del “no problem”.
Altra escursione proposta dal tour operator era quella di un pomeriggio di shopping a Negril, con aperitivo al Rick’s Cafè, un famoso locale. Decidiamo però che per spendere non c’è bisogno di spendere e ce ne andiamo per i fatti nostri con un taxi dopo una giornata all’insegna del sole e della pioggia, tra le solite attività: passeggiata, nuotata, dormita. Si unisce a noi una coppia di amici e il simpatico tassista George ci accompagna in lungo e in largo per i negozietti della città, al Faro (che però è chiuso) e al Rick’s Cafè.
Qui ci sono dei ragazzi fisicatissimi che si tuffano dalle scogliere. Già, dimenticavo di scrivere che Negril è particolare anche per avere una zona con 7 miglia di sabbia bianca e una zona con alte scogliere rocciose. Da qui si lanciano in tuffi acrobatici dei tuffatori, che penso lo facciano per professione, dei ragazzini, che si tuffano solo per essere fotografati e ringraziati con mance, e anche tutti i turisti che lo desiderano.
Il tutto all’ora del tramonto, quando il sole va a nanna colorando il cielo di un arancio incredibile.

Contemporaneamente la moltitudine di gente che affolla questo locale ascolta musica dal vivo, beve e se lo desidera può anche cenare, cosa che faremo poi l’ultima sera.
Con una corsa in taxi di circa 5 minuti, è questo il tempo che separa il Rick’s dal Fun Holiday, arriviamo in tempo per la cena! Che fortuna!!!! ;-p Dopo cena scegliamo un altro localino sulla spiaggia, sempre in direzione Negril. La scelta però non si è rivelata fortunata e per le sere successive puntiamo nuovamente sul sicuro: il Kuyaba. Anche qui, come le sere precedenti, incontriamo gente strana in spiaggia e riscontriamo una particolare maleducazione da parte dei giamaicani verso i turisti non americani! Ho incontrato molta gente maleducata, arrogante, come mai mi era capitato nella zona dei caraibi! Devo ammettere che in Giamaica tutto sembra, fuorché di sentirsi ai caraibi. Non si ascoltano i soliti latinoamericani, ma solo reggae a sfinimento; la gente non balla, ma fuma e soprattutto non sorride come nelle altre isole caraibiche. Mi è sembrato di trovarmi molto più a Stone Town a Zanzibar che a Negril in Jamaica.
Nei giorni successivi decidiamo di “emigrare” e con il nostro telo mare raggiungiamo un altro hotel a pochi minuti di strada. I lettini ci vengono concessi a patto di consumare qualcosa al bar. Approfittiamo quindi per un pranzo “all’americana” al posto del solito buffet. Trascorriamo in questo angolo tranquillo di Negril le giornate all’insegna della vita di mare fino all’ora del tramonto, tranne il venerdì, quando decidiamo di tornare in città a piedi dalla strada, per fare un po’ di shopping e il sabato, quando George ci accompagna al Rick’s Cafè per la serata. Godiamo dello spettacolare tramonto assistendo ai tuffi dalle scogliere; ascoltiamo dell’ottima musica dal vivo che accompagna la nostra cena.
Al rientro in hotel ci aspetta la preparazione della valigia perché ahimè la vacanza è agli sgoccioli.
E’ Pasqua, e come le altre mattine, ci svegliamo di buonora riposate, anche perché oramai siamo abituate gli schiamazzi degli americani. La decisione, non condivisa dagli altri ospiti dell’hotel, è quella di assistere alla Messa Gospel. Mai scelta fu più azzeccata! In taxi raggiungiamo la Chiesa, situata in un capannone, dove i pochi turisti, si mescolano alla gente locale, agghindata di tutto punto per la festa. La nostra permanenza in chiesa è di un’oretta, anche se la sensazione è di esserci state soltanto qualche minuto. La funzione religiosa, a cui assistiamo da una zona soppalcata, è davvero uno spettacolo!
Uno di quelli più emozionanti a cui io abbia mai assistito. Ne sono uscita sorridente, gioiosa, contentissima di aver scelto di trascorrere la mattina di Pasqua alla messa gospel. Non penso sarà facile dimenticare gli abiti elegantissimi delle signore dai cappellini stravaganti; i visetti dolci delle bambine, anche loro vestite e acconciate per l’occasione; il sorriso del predicatore, scatenato in balli e canti, così come i cori accompagnati da battiti di mani e inevitabili movimenti del corpo che faticava a stare fermo, trascinato dal ritmo delle canzoni. Da brividi!

Il resto della giornata, in attesa della partenza prevista per la tarda serata, è trascorso in spiaggia, come al solito, sotto un sole cocente più che mai, senza pioggia né nuvolette, ad immortalare con centinaia di scatti gli incredibili colori del mare.

Dopo un assaggio di cena anticipata, con i soliti bus in cui stipano con violenza anche tutte le valigie, raggiungiamo l’aeroporto di Montego Bay, che ancora una volta mi stupisce per le sue dimensioni e la sua modernità, sia nei gates che nella galleria di negozi dai generi più svariati. Si possono comprare il pregiato, dicono, caffè delle Blue Mountain, il Rum jamaicano (servito anche nell’all inclusive dell’hotel), ciabattine di ogni colore, magliette, souvenirs vari, compresi quelli della nazionale giamaicana di Bob. Essendo però quasi mezzanotte i negozi abbassano le loro saracinesche non appena i turisti raggiungono i gates e non c’è il tempo per poterli vedere tutti. Le 9 ore del volo di ritorno passano molto più velocemente anche se, almeno per me, è impossibile dormire a causa del sedile rotto.
Lo sbalzo termico all’arrivo è di almeno 20° e come ogni volta torno a casa con un bagaglio di ricordi indelebile, anche grazie alle oltre 300 foto che ho scattato in questa settimana. Non so se io tornerei ancora in Jamaica, probabilmente sì, ma per visitare Port Antonio e Ocho Rios, tappe che mi sono persa in questa settimana, davvero troppo breve x visitare l’intera isola, ma sufficiente ad assaporare l’essenza della Giamaica. Di sicuro tornerei per rivedere i colori mozzafiato dei paesaggi giamaicani, ma non per rivedere la gente che mi negativamente impressionato. Soltanto alla messa Gospel ho visto gente allegra, sorridente. Ma se penso al resto dei personaggi che ho incontrato per la spiaggia….
Alla prossima meta!
Roberta, con Cristina e Laura
Negril, 16-24 marzo 2008

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