Botswana Explorer con CC Africa

Eccomi qui, dopo quasi due anni dal mio ritorno, a scrivere qualche impressione su questo viaggio.
La settimana scorsa ho pubblicato sul mio sito le foto del viaggio (circa 270 sulle 2400 che ho scattato…), se volete farvi un’idea andate qui:
http://www.stefanozausa.net

E’ stata un’esperienza incredibile!
Ho visto panorami incredibili in technicolor, tantissimi animali, persone di grande dignità e intelligenza. Quando sei lì sperimenti l’infinito dei luoghi, del tempo, della vita animale, e ti chiedi come possiamo noi occidentali vivere con un ritmo così sfrenato, pieni di preoccupazioni e tensioni. E parlando con gli africani scopri che come noi vogliamo andare in Africa, così loro desiderano l’Europa, vedere Parigi, Londra, Roma, viverci! Non hanno idea del circolo vizioso del lavorare-accumulare-spendere, però vedono nell’Europa le “opportunità” che molti fra loro non hanno.
In Botswana la situazione economica non è poi disperata come in altri Paesi (eccetto la piaga dell’AIDS), perché il governo democratico investe le royalties derivanti dai diamanti anche in istruzione e sanità, ma nello Zimbabwe, dove abbiamo visto le Victoria Falls (il luogo più celestiale che abbia mai visto, ho fatto il “volo degli angeli” sopra le cascate in elicottero), l’inflazione era al 1200% (ora è arrivata al 150.000%) e l’economia allo sbando, con poca disponibilità di cibo e carburanti in un paese ricco di risorse naturali, ma spogliato dalla corruzione e da un dittatore, Mugabe, che in 28 anni non ha mai vinto un’elezione e che, per garantirsi l’appoggio dell’esercito, ha permesso nel tempo che fossero occupate con la forza le terre dei bianchi, le uniche coltivate, divenute estesi latifondi improduttivi.
L’esperienza in campo tendato è stata molto avventurosa, abbiamo trascorso 8 notti nei parchi nazionali, lontani chilometri dai lodge e dagli altri turisti. L’accampamento veniva allestito nel nulla, la parola d’ordine in Botswana è “no fences”, quindi ci potevamo aspettare che un elefante o un antilope o… un leone si trovassero a passare tra le tende! A noi non è mai capitato ma la guida ci ha raccontato alcuni episodi elettrizzanti (da sentire, credo terrificanti da vivere), come quella volta che un leopardo è passato davanti ad una signora seduta davanti al falò, e l’amico che era con lei l’ha piantata in asso per correre in tenda a prendere la macchina fotografica:shock:), o quella volta che durante il pranzo una gazzella a gran velocità si è diretta verso il tavolo su cui stavano pranzando, l’ha superato con un balzo, e quando anche il licaone che la inseguiva è passato sulle loro teste, uno degli ospiti ha sollevato in aria il suo piatto ed è caduto dalla sedia tirandosi dietro tutta la tovaglia… O ancora quella volta che una iena inseguita da un leone ha puntato la tenda del ranger (che era all’interno), ci è saltata sopra facendola crollare (sulla sua testa), e lui si è trovato con il leone e la iena che litigavano al di fuori. La iena poi è riuscita a divincolarsi, il leone l’ha rincorsa per alcuni metri, poi è tornato in mezzo al campo è ha cominciato a ruggire per richiamare altri leoni: ne sono arrivati una dozzina, se ne sono subito andati come erano venuti, intanto il ranger diceva calmo ad alta voce “there are lions in the camp: everybody stand still in the tents!”.
Il primo giorno ci ha quindi dettato le regole di sopravvivenza: di notte il bagno è chiuso e non si esce per nessun motivo dalla tenda, che garantisce l’incolumità. E non ci si può allontanare nemmeno di giorno dalla zona delle tende, del bagno e della cucina da campo, per avventurarsi nel bush. La doccia si può fare solo in piena luce, nel primo pomeriggio. Se ci sono animali selvatici pericolosi in vista, non si scappa a gambe levate, ma si indietreggia lentamente, si sale in jeep o si entra in tenda.
Ogni notte fuori dalla tenda c’era un concerto di rumori, suoni, migliaia di rane che cantavano, piccoli uccelli che calpestavano foglie secche e da dentro ti parevano grossi come elefanti, una notte poi ci siamo svegliati di soprassalto con una iena che ululava in vicinanza, un’altra sera abbiamo cenato alla luce delle lanterne ascoltando un gruppo di leoni che ruggivano nella boscaglia a non più di un chilometro di distanza, dopo averli visti un’ora prima da tre metri divorare una gazzella, e aver sentito il loro ruggito, un suono impossibile da dimenticare… Insomma eravamo immersi nella natura! E il buio, lì sì che ho sperimentato la vera oscurità, il non vedere nulla a un metro da te, il nero più assoluto, avevamo solo le torce e le lanterne ad olio per fare un po’ di luce.
Ma bastava alzare la testa per vedere nel cielo lo spettacolo più grandioso, la volta stellata dell’emisfero australe, con decine di stelle tanto luminose da poter distinguere con chiarezza le costellazioni, la croce del Sud, lo Scorpione…
Le pile poi le usavamo anche per guardare dentro i bicchieri prima di bere, per non berci anche qualche insetto, e le appoggiavamo al bordo dei piatti per vedere bene quel che si mangiava ed evitare “intrusi” croccanti, dato che la luce delle lanterne era troppo circoscritta. D’altra parte abbiamo mangiato benissimo, minestre, carne alla brace, spezzatino, verdure, dolci e pane cucinati nella savana, e ci chiedevamo sbigottiti come potessero quei due cuochi preparare quelle delizie in mezzo al nulla, usando solo il fuoco a legna.
E’ stato anche un viaggio scomodo, 15 ore di volo dall’Italia cambiando 3 volte, 7 ore di attesa negli aeroporti di Parigi e Johannesburg aspettando le coincidenze, tutto da solo perché i primi compagni li ho incontrati all’aeroporto di Victoria Falls nello Zimbabwe. Poi in Botswana due trasferimenti in jeep su piste di sabbia, un giorno 7 ore per fare 170 Km, due giorni dopo 8 ore e mezza per farne 140… E intorno la savana e la boscaglia infinite, e ogni tanto i villaggi di questa gente, baracche di ferro o case di terra col tetto di paglia, e tutti che ti salutano e ti guardano incuriositi ma non ti rincorrono nè ti chiedono la carità.
Poi, per arrivare al delta dell’Okavango, 30 minuti di volo in un minuscolo aeroplanino ad elica a 4 posti… All’andata il volo è stato tranquillo, al ritorno il pilota ci ha detto “today it’s a little bumping but not any problem!” e invece ogni minuto sobbalzavi di qualche metro in alto o in basso! Ma sotto di te lo spettacolo delle palme, della boscaglia, delle isole nella palude, dei rami del delta che rigano la savana descrivendo ampie anse e specchi d’acqua, e non vedi nulla muoversi, nessun elefante, e avendone visti centinaia nel safari (specie al Chobe) capisci che è tutto così sconfinato che per quanti animali ci siano è comunque tutto deserto, e capisci quanto brava sia la tua guida a scovare il leone dietro il cespuglio a 50 metri, o l’uccellino in cima a quell’albero che non hai nemmeno visto (l’albero).
Insomma un’esperienza in cui impari ad apprezzare la natura in tutti i suoi aspetti, non solo leoni ed elefanti ma anche gli uccellini (mi son scoperto ornitologo, tra aquile, gufi, anatre e avvoltoi…). E mi son trovato meno schizzinoso di quanto pensassi, d’altronde in quel paradiso era facile…

I miei compagni di viaggio sono stati 2 coppie di inglesi, di Cambridge e Londra e due Svizzere di Berna, madre di 65 anni e figlia di 35, quindi abbiamo parlato 12 giorni in inglese, e devo dire che me la son cavata! Ci siamo trovati subito bene, gli inglesi sono molto simpatici e sanno esorcizzare i timori, gli svizzeri pure, specie quella volta che a cena sentivamo i leoni e abbiamo discusso un piano di salvataggio insensato (ma praticabile) consistente nel saltare tutti nel carrello bagagli dispondendoci come sardine… ma nessuno si voleva sacrificare e sedersi fuori, sopra lo sportello del trailer, per tenerlo chiuso!
Con noi c’erano il ranger e i due cuochi che montavano anche il campo e ci precedevano nei vari luoghi, 3 persone incredibili! Il nome della guida era See+qualche altra decina di lettere, che significa “don’t hate each other”, “non odiamoci l’un l’altro”, utile da ricordare anche nel caso di dialogo forzato con un leone…

Per finire, un viaggio che apre la mente e gli orizzonti, come si capisce ho lasciato la testa (e il cuore) in Africa… Se avete domande, sono qui! ;)

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