In bicicletta tra Trieste, Budapest e Vienna

7/8/2007 Da Mestre a Trieste in treno

Alè, partiti. Era tanto che volevo fare di nuovo un viaggio in bici, all’avventura. Con Franco abbiamo deciso questa rotta: da Trieste a Budapest. Poi proseguiremo per Vienna, lungo il Danubio, per tornare in Italia in treno con il trasporto bici.Dopo un anno di militanza NO TAV mi piace questa idea: lasciare a casa certezze e comodità, godere più del viaggio che della meta.Un viaggio leggero, in punta di piedi, senza lasciare il segno del nostro passaggio, neanche un po’ di gas di scarico (a parte i nostri personali… ma questa è un’altra storia). Inizialmente l’idea era di partire da Torino e farsi un bel pezzo di percorso del famigerato Corridoio 5, l’asse ferroviario che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. A questo progetto avrei voluto contrapporre il nostro viaggiare a bassa velocità. Visto il tempo a disposizione abbiamo deciso in un primo tempo di usare il treno fino a Trieste. Poi, alla faccia della coerenza, abbiamo optato per l’auto fino a Mestre per poi proseguire in treno fino a Trieste: per prendere i treni con il trasporto bici si trattava di perdere 9-10 ore tra treni e stazioni: ci sembrava un po’ esagerato. Pazienza.Il parcheggio custodito a Mestre costa 4,5 euro al giorno, scegliamo un parcheggio libero piuttosto illuminato, speriamo bene.Alla stazione prendo una bibita al distributore automatico, con lei scendono una decina di bottigliette: sembra proprio un buon segno.Bagaglio: borsello sul manubrio, borsello triangolare sul telaio, zainetto legato dietro la sella, 1 maglia da bici, 1 maglietta, 1 paio di pantaloncini, 2 mutande, 2 paia di calze, 1 paio di sandali, 1 pile leggero, k-way, manicotti e gambali da bici, 1 libro (“E’ Oriente” di Paolo Rumiz), 1 guida pocket di Budapest, taccuino da viaggio, macchina fotografica, 1 paio di occhiali da sole, spazzolino…. stop.Il controllore si informa sulle nostre bici ed è particolarmente incuriosito dalla forcella in carbonio di Franco. Una signora chiede: “arriva la tisana?” “Sì, adesso arriviamo”. Strabuzzo gli occhi, diamine che servizio da queste parti! Poi arriviamo in stazione e capisco: stazione di Latisana. Passiamo da Acquileia dove abita Altan e dove lavora Emilio Rigatti, l’autore degli ultimi due libri che ho letto, mi piacerebbe incontrarlo.Arrivati alle 17:30 a Trieste, trovato il BB: l’alloggetto è fornito di cucina, possiamo risparmiare un po’ sul mangiare. Il proprietario ci parla di una trattoria lì vicino… al diavolo il risparmio, stasera si mangia pesce. Trieste è proprio bella, la giriamo prima di cena. Saliamo al castello, vicino la basilica e il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale: una scultura in bronzo molto commovente. Penso a quei giovani morti per un lembo di terra. Dico: “Bisognerebbe scrivere: caduti per una guerra del *****”. Franco mi sfotte: “Già sei NO TAV, non puoi contestare tutto…”. Vabbè, però morire per quasi niente è ancora peggio che un’opera idiota come il TAV. I vicoletti sono molto belli. Arriviamo alla trattoria, ci sediamo ad un tavolo s****tissimo, vicino alla cucina con i camerieri che ci passano a pochi centimetri. Però mangiamo bene, la grappa è buona e le chiacchere belle e profonde.Faccio l’ultima telefonata dall’Italia alla Micky: bella questa cosa fra di noi, non so ancora dargli un nome, però è bello avere una persona da tenere nel cuore in giro per il mondo. Domani si va.

8/8/2007 Trieste-Lubiana km 110

Al mattino si cazzeggia un po’, sono le 9:30 passate quando partiamo. Il gestore del BB è un gran chiaccherone. Partiamo. La prima salita è discreta. Poi statale fino a Postonja, fortunatamente non c’è troppo traffico.Visitiamo le grotte. Un trenino ci porta all’interno per due chilometri, poi le visitiamo con la guida Barbara. Nel gruppo noto un ragazzo con cappellino della Granfondo Gianni Motta. Alla fine facciamo “la conoscenza”con il Proteo: un cavernicolo che sembra un piccolo serpentello lungo 20-30 cm con zampette. La guida dice che può vivere fino a 100 anni e stare alcuni anni senza mangiare… a proposito di lentezza… potremmo proprio prenderlo come “padrino” di questo viaggio. Non so se il nostro viaggio è proprio così lento: usciti dalle grotte prendiamo un panino di gomma ad un chiosco e ci buttiamo in strada ai 30 all’ora: un po’ per paura del temporale in arrivo, un po’ perchè questa sera vorremmo arrivare un po’ dopo Lubiana. L’ultima ora però è piuttosto noiosa, la statale si fa trafficata e i camion ci passano piuttosto vicini. Arrivati a Lubiana siamo ancora indecisi sul da farsi. Chiediamo informazioni a due coppie di italiani in vacanza che ci magnificano le bellezze di Lubiana: venduto. Ufficio del turismo e ostello a 18 euro. Mentre giriamo per questa città studentesca bellissima e piena di vita incontriamo nuovamente gli italiani di prima. Chiacchieriamo un po’ e continuiamo il nostro giro. La bellezza di Lubiana ci ripaga appieno delle fatiche della giornata.

9/8/2007 Lubiana-Ptuj km 160

Dopo l’abituale saccheggio al buffet dell’ostello partiamo intorno alle 9. Ci mettiamo quasi un’ora a uscire da Lubiana. Chiediamo informazioni, due sloveni si mettono a discutere animatamente sulla strada da suggerirci con noi che aspettiamo speranzosi. Bella tappa. La prima parte viaggiamo con la Sava da una parte e la ferrovia dall’altra fino a Litia. Segue una stradina quasi deserta tra i campi. Proseguiamo fino a Latso (città di un’importante birra locale che beviamo tutte le sere), una delle zone più industriali che abbiamo visto. Poi Celie, siamo a 100 km e secondo i piani dovremmo andare a dormire a Maribor o più in là: ci rendiamo conto che è una sciocchezza: allunghiamo molto e siamo già parecchio in ritardo sulla tabella di marcia. Puntiamo quindi verso Ptuj su una strada molto bella. Inizia a piovere, per non bagnarci del tutto stiamo un’oretta sotto una pensilina a chiaccherare. La tappa si fa più dura, muri al 18% stile Amstel Gold Race. Finalmente arriviamo, ci parlano di un “albergo per le bici”. Dubbiosi andiamo a vedere e… è proprio così! Un ostello con a fianco officina e negozio di biciclette. La gestrice è carina e veramente molto gentile: si offre di portarci in macchina per far spesa. Vista l’ora scegliamo di andare a mangiare fuori. Dopo aver cercato inutilmente un ristorante messicano ripieghiamo su una pizzeria… vista la fame troviamo buona anche la pizza slovena. All’ostello ritroviamo Riccardo, il ragazzo di Bergamo già incontrato alle grotte di Postonja. Viaggia verso il lago Balaton con mezzi di fortuna. Ci presta il doccia schiuma: è merito suo se stanotte non puzziamo come delle capre! Domani Ungheria. 10/8/2007 Ptuj-Lago Balaton km 179 Al mattino piove, facciamo colazione con latte e biscotti offerti da Riccardo. Conosciamo il gestore dell’officina, compagno della gestrice… peccato, dovremo desistere da qualsiasi proposta di matrimonio. Facciamo i primi 20 km con Riccardo che ci accompagna. Sbagliamo strada un po’ di volte, prendiamo un sacco di pioggia. Alla frontiera smette di piovere. Finalmente l’Ungheria e le sue pianure… sulla carta… la strada è un saliscendi continuo. Fa caldo e siamo stanchissimi. Grazie al libro di Paolo Rumiz sappiamo che gli ungheresi sono gentilissimi, quindi su una collinetta entriamo in un bar, sfodero il mio sorriso migliore e chiedo di riempire le borracce. La barista si rifiuta di darcene. Uscendo provo pena per lei…è molto più quello che si perde a rifiutare una cosa tanto naturale e basilare. Penso a Gesù quando diceva : dove vi rifiutano uscite e togliete la polvere dai vostri calzari. I nostri commenti successivi sulla barista saranno tutt’altro che evangelici. Giunti al lago facciamo ancora una ventina di km su una bella ciclabile. Troviamo un ostello molto economico. Solo… non c’è nè sapone nè asciugamani. Pazienza, faremo senza, ci aspetta una gran cena ungherese.

11/8/2007 Lago Balaton-Budapest km 187

Tappa durissima, molto più lunga del previsto. Al mattino due ore di pioggia battente. La ciclabile sul lago è molto bella, ma anche lunga e tortuosa. Con Franco abbiamo il primo litigio, dura 5 minuti, ci si manda a quel paese e si va avanti. Pranziamo vicino al lago, la media del mattino è molto bassa. Ripartiamo a tutta, quasi sempre sopra i 30 all’ora, dopo un paio d’ore siamo bolliti. A 25 km da Budapest mi dico: come da casa a lavoro, è quasi fatta! Al cartello Budapest un urlo liberatorio. Si dice che è più bello il viaggio che la meta, ma anche arrivare a volte è fantastico. Troviamo un alloggio in affitto. Il proprietario si chiama Ignaz ed è un vero personaggio. Ci propone di cambiare euro in nero. “Poco business”, ripete spesso strofinando pollice e indice. Diventerà il nostro tormentone. Ci aspettano due giorni di turismo per Budapest ed il viaggio verso Vienna risalendo il Danubio.

Riflessioni ungheresi

Viaggiando in autostrada si intravede il paesaggio, in bici sei parte del paesaggio. In questi giorni siamo stati la strada, i posti, le persone che abbiamo incontrato. Fra il luogo da cui partiamo e la nostra meta c’è un mondo su cui troppo spesso sorvoliamo, senza viverlo. Mi sembra emblematico che si parli di corridoi: il percorso tra Lisbona e Kiev, con tutto quello che sta nel mezzo, è diventato il “Corridoio 5”. Viaggiamo attraverso corridoi e non c’è più il tempo di aprire le porte che troviamo di fianco e metterci il naso dentro.Un viaggio poi, oltre a esserlo nello spazio lo è anche nel tempo. Può diventare l’occasione per fare un po’ il punto su noi stessi: non su quello che abbiamo realizzato e sui ruoli che abbiamo nella società (quello, in viaggio, si lascia a casa), ma su quello che siamo e che siamo diventati. Ma questa è un’altra storia…

13/8/2007 Da Budapest a Gyor in treno.

Bagno turco al mattino, piccoli acquisti, alle 16 andiamo a prendere il treno per Gyor. Mi rendo conto che 640 km in quattro giorni sono un ritmo un po’ “sportivo”, un giorno in più ci avrebbe permesso di godere di più dei posti attraversati… ma tant’è.Arriviamo a Gyor piuttosto stanchi, dopo un’ora troviamo un albergo ad una stella davanti alla stazione a 13 euro: un’autentica topaia. Sono stufo, non ho più voglia di continuare. Poi però si va a cena, riprendiamo subito voglia e ottimismo. Chiaccheriamo con una coppia olandese che sta facendo il percorso inverso al nostro, da Vienna a Budapest. Invidio un po’ Franco che parla con facilità in inglese. Sono stato in Olanda l’anno scorso ma non mi viene in mente una sola frase per spiegarlo. Come sempre, in questi casi, rimpiango per la mia scarsa voglia ad imparare le lingue.

14/8/2007 Gyor-Bad Deutche Attenburg km 109

Via il prima possibile dall’albergo: le formiche hanno assaltato le nostre cose. Facciamo colazione in un bel chioschetto in centro. Mentre spendiamo gli ultimi fiorini ungheresi incontriamo una coppia di cremaschi in bici: ci scambiamo impressioni. Viaggiamo su una bella pista ciclabile lungo l’argine del Danubio. Bratislava è molto bella, ci prendiamo il tempo per girarla. Prima però… doppio incidente. Su una salitella stretta fischio per chiedere strada ad un passante, lui si sposta dalla parte sbagliata, cado. “2 a 1” dice Franco, che è già caduto due volte. Poco più avanti uno slovacco centra in pieno Franco facendolo cadere tra le imprecazioni. “3 a 1”. La ruota è un po’ storta. L’uomo si scusa, ha una faccia simpatica. Più tardi lo incontriamo di nuovo, ci stava cercando. Ci regala un po’ di cartoline per scusarsi, facciamo una foto insieme. Gli chiedo il nome, forse non capisce e mi risponde “No name”. Lo chiameremo così: “No name”. Proseguiamo fino ad un paesino austriaco. Mangiamo e dormiamo in un posto carino (54 euro). Ci rifacciamo del postribolo dove abbiamo dormito il giorno prima.

15/8/2007 Bad Deutche Attenburg- Vienna 60 km

Al mattino consueto saccheggio al buffet della colazione. Prima di partire facciamo conoscenza con una famiglia di padovani, arrivati ieri da Vienna. Ci dicono che mancano 54 km, noi ci aspettavamo di meno. La strada è bella, tutta immersa nel verde, esclusivamente per le biciclette. I ciclisti seguono tutti la direzione della corrente del fiume, noi risaliamo come i salmoni. Aiutiamo un gruppetto a cambiare la camera d’aria e ripartiamo. Come per Budapest entriamo in città dalla porta di servizio. Dopo grande fatica troviamo da dormire. E’ fatta, dopo più di 800 km. Nel pomeriggio un po’ di turismo, domani si torna

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