Yucatan, Chiapas e Riviera maya

E’ una soleggiata domenica 1 giugno 2008 quando Alice ed io ci sposiamo, il giorno dopo inizia la nostra luna di miele che ci porterà in Messico, dove percorreremo in auto quasi 2000 Km attraversando gli stati di Quintana Roo, Campeche, Tabasco, Chiapas e Yucatan. Il mio racconto vorrei fosse d’aiuto a chi teme di avventurarsi da solo in questi luoghi così affascinanti, preferendo le coccole dei resort nei dintorni di Cancun… Beh, se il tempo ve lo concede un tour, anche se più corto del nostro, merita sicuramente di essere fatto. E se vi spaventa l’idea di farlo da soli si può decidere di farlo in compagnia, organizzando tutto da casa. Leggete, e poi valutate che fare!

In questo viaggio le emozioni le racconterò in diretta, ho portato con me l’inseparabile nokia9500 communicator, sarà come avere un block notes sempre a portata di mano!

martedì 03 giugno 2008: puntuali alle 7.50 arriviamo in aeroporto a Malpensa, alle 8.30 avevamo già fatto il check in ed imbarcato i bagagli, Alle 10.25 siamo in volo, sorvolato l’oceano facciamo scalo a Montego Bay, in Giamaica, scendono i passeggeri qui diretti ed accogliamo i visi abbronzati di chi torna a casa, ci guardano con un pò di invidia, quella che si prova verso chi, la vacanza, la deve ancora iniziare. Atterriamo puntuali a Cancun (stato di Quintana Roo) alle 17.35 locali, ad accoglierci troviamo Manuela, l’assitente press tour che ebbi modo di conoscere casualmente un mese fa navigando in rete usando Skype, gentilmente ci accompagna a prendere l’auto noleggiata alla Hertz, la sede è proprio all’uscita dall’aeroporto, ci salutiamo, e attendiamo. Pochi minuti dopo ci consegnano una Hunday Atos nuova di concessionaria, il cruscotto segna 11 km, partiamo diretti al primo albergo, il Verano Beat, situato al Km.2 di Kukulcàn boulevard, nella zona Hotelera di Cancun, una striscia di sabbia lunga più di 20 Km, punto di partenza e riferimento per visitare tutta la penisola dello Yucatan e non solo. Qui sembra di essere a Rimini, dico sul serio! Turisti ovunque, e l’unica strada che solca la baia è disseminata di hotel, ristoranti, bar, banche, sale gioco e luoghi di divertimento. Guidare in questo viale è piacevole, Alice osserva divertita, rimanendo affascinata dal lusso di alcuni prestigiosi alberghi. Sappiamo che questo non è il vero Messico. La Lonely Planet, ovvero la guida turistica che leggiamo da più di un mese, parla di Cancun come una scommessa vincente fatta dai pianificatori del turismo del Messico, che negli anni ’70 volevano ripetere il successo di Acapulco, investendo ingenti somme di denaro in quello che è diventato il polo turistico meglio sviluppato di tutto il Paese, un pò mi scoccia per le popolazioni locali, che vivevano di pesca e artigianato, e che si sono dovute convertire al turismo, volenti o meno. Ad oggi la popolazione Maya viene ancora discriminata in queste località, e ciò che è consentito al ricco turista, sopprattutto americano, viene spesso negato a chi, queste terre, le abita da generazioni…Giunti all’albergo ci riposiamo un pò, usciamo per cenare, cambiamo un pò di dollari in pesos (1usd = 10pesos) c’è l’intenzione di fare una passeggiata e fermarsi in qualche locale ma la stanchezza del fuso orario ci costringe al riposo, domani ha inizio il lungo “tour del giaguaro”, il nostro regalo di nozze!

mercoledì 04 giugno 2008: CANCUN – TULUM – CHETUMAL (380Km) Sveglio come un grillo dalle 6 dò il buongiorno ad Alice, dormigliona cronica, alle 7.15 siamo già in viaggio. Ripercorriamo al contrario la strada di ieri, la caretera 307, ben tenuta, careggiate larghe, in direzione sud, verso Tulum. Lungo il percorso ricco di vegetazione si vedono indicazioni per le spiagge di finissima sabbia bianca della riviera Maya, oltrepassiamo Playa del Carmen, Akumal e percorsi 130 Km arriviamo alle rovine di Tulum. Quaranta pesos per il parcheggio custodito, non ci sono molte auto, ne approffittiamo per godere meglio dell’incantevole sito archeologico, facciamo i biglietti, 48 pesos a persona, visitiamo le rovine dei vari palazzi, arriviamo a “el Castillo” e il “templo del dios del vento” affascinanti per la loro posizione, a picco sul mare dei caraibi, vero spettacolo, finora visto solo sui cataloghi in agenzia ed ora qui,davanti a noi! Tulum, un tempo fortezza con cinta muraria alta anche cinque metri, è stata considerata un importante porto, in posizione strategica. Visse il suo massimo splendore fino al 1521, anno della conquista spagnola.

Dopo le classiche foto di rito riprendiamo il nostro viaggio in direzione Chetumal, dove arriviamo dopo aver percorso altri 250 Km. Ci orientiamo sulla mappa, e troviamo il nostro albergo, l’Holiday Inn, il tempo per una doccia e siamo in giro per le vie del centro, a curiosare tra i vari negozi che vendono di tutto. Prima dell’arrivo degli spagnoli anche Chetumal era un importante porto, dove partivano carichi d’oro, piume e cacao, la città che si presenta ai nostri occhi è molto recente, interamente ricostruita dopo l’uragano Janet che nel 1955 la rase al suolo. Passeggiamo incuriositi e la sera mangiamo un pollo alla griglia squisito, tacos, verdure fresche, un buon caffè espresso e poi a riposare, domani ci attende la visita di ben due siti archeologici.

giovedì 05 giugno 2008: CHETUMAL – CHICANNA’ (145Km) Una ricca colazione e poi via, direzione est, prendiamo la caretera 186 e percorsi 65 Km arriviamo a Kohunlich, questo sito non è molto visitato, sopprattutto in questa stagione, anche perchè dalla strada principale per raggiungerlo si devono percorrere 9 Km attraversando la foresta, la strada è disseminata di buche, ma andando piano fila tutto liscio.
Sono passate da poco le nove e mezza e siamo gli unici turisti presenti. Un silenzio surreale, solo il verso di qualche uccello ci distrae dall’osservazione dei monumenti presenti.Di interessante c’è il tempio delle maschere, una struttura con una scalinata e statue in stucco alte tre metri raffiguranti il dio sole. Purtroppo delle otto originali ne sono rimaste solo due, comunque un bell’effetto. Mentre ammiriamo la grande piazza centrale arrivano i tre custodi del museo e ci offrono della frutta selvatica, raccogliendola da una pianta davanti a noi, che simpatici questi messicani, scherziamo un pò con loro e poi riprendiamo il tour in direzione est, giungendo dopo 80Km al villaggio di Xpujil, nello stato di Campeche, dove ci fermiamo a pranzare su un ristorantino consigliato dalla guida, il “Mirador”, con 28usd ne usciamo sazi: pollo, bistecca di manzo, tacos, crema di fagioli, verdure fresche e patate fritte, tortijas e serveza fresca…l’appetito non mancava di certo! Proseguiamo altri 6 Km ed arriviamo alle rovine di Becàn. Sito davvero interessante, con alti edifici, anche di oltre 30 metri, dai quali si gode un panorama mozzafiato sulla giungla che lo circonda.

La visita ci impegna più di un’ora e mezza, ma ne valeva la pena. L’afa si fa sentire, abbandoniamo le rovine e percorriamo ancora qualche Km prima di arrivare a Chicannà, dove pernotteremo all’Ecovillage, uno stupendo albergo immerso nella natura. I bungalow sono simili a quelli visti in tanzania, con il tetto makuti, fatto da un intreccio di pali e ricoperto di foglie di palma, un tuffo nella piccola piscina e qualche foto al tramonto ed è già ora di cenare. Anche questa giornata ci è volata, meglio andare a dormire, la tappa di domani è tra le più impegnative. Peccato non restare in questo angolo di paradiso, il personale gentile e sorridente ci saluta con l’augurio di rivederci ancora.

venerdì 06 giugno 2008: CHICANNA’ – PALENQUE (370Km) Partiamo alle 7.30, percorriamo verso est la caretera 186, disseminata di cantieri stradali per il raddoppio di careggiata. I tempi si allungano, la velocità di marcia è tassativamente limitata dalla massiccia presenza di controlli di polizia e dai frequenti dissuasori di velocità, i famosi dossi artificiali chiamatii “topes”, non sempre segnalati, un errore potrebbe compromettere seriamente le sospensioni dell’auto, meglio non correre rischi! Lasciamo lo stato di Campeche entrando in Tabasco, il controllo dei militari al confine fila liscio, ci chiedono semplicemente di scendere dall’auto, la perquisiscono in maniera blanda e ci lasciano andare. Riprendiamo il percorso puntando l’obiettivo di oggi, la città di Palenque. Arriviamo al confine con lo stato del Chiapas con un pò di apprensione, sappiamo che qui non si scherza, la polizia cerca di contrastare i traffici illeciti e il posto di blocco ce ne ha dato prova. Un militare ci invita ad accostare e scendere dall’auto ed in tre si mettono a controllare tutto, sotto i sedili, nel bagagliaio. Ispezionano il beauty, la custodia di cellulare, macchina fotografica e videocamera e chiedono di aprire la valigia di Alice dove trovano il suo portafoglio, lo aprono e sembrano particolarmente incuriositi dagli euro… Alla fine ce la caviamo regalando loro tutta la serie delle nostre monete, le banconote ci vengono tutte restituite. Ci rimettiamo in marcia e finalmente arriviamo a Palenque, anche oggi abbiamo percorso un bel pò di strada, niente male! L’hotel Mission Palenque è molto bello, a ridosso della giungla è circondato da giardini ben curati, visitiamo un “cenote”, ovvero un pozzo naturale di acqua dolce, ed andiamo per una passeggiata in città, molto caotica, colma di piccoli negozi, ristoranti ed attività varie.
La Palenque moderna dista 7 Km dalle rovine dell’antica città, ed è un punto di ristoro per i turisti che vanno a visitare i siti maya, nulla di più. Ritorniamo all’albergo dopo aver mangiato un gelato, il cielo si fa sempre più minaccioso, un temporale si abbatte rapidamente riversando una fitta pioggia che durerà per tutta la sera. Beh, ottima occasione per cenare in albergo, ascoltando la musica dal vivo della piccola orchestra presente. Meglio andare a dormire coccolati dal rumore della pioggia, fiduciosi in una giornata di sole.

sabato 07 giugno 2008: PALENQUE – CAMPECHE (380Km) Sono le 6.30 ed a svegliarci ci pensa l’incessante pioggia, il nostro programma prevedeva la visita alle rovine di Palenque di buon mattino, per evitare caos e caldo, con la pioggia sarà più problematico, ma non ci scoraggiamo. Posticipiamo la sveglia di un’ora e, manco a dirlo, smette di piovere. Ci mettiamo in auto, alle porte della città prendiamo la caretera 199, la strada è breve, un Km prima di arrivare al parcheggio si deve pagare il biglietto per l’ingresso al parco naturale di Palenque, 20 pesos a persona. Sono le 8.15 quando arriviamo alle rovine di quello che viene considerato uno tra i più importanti luoghi cerimoniali Maya, nei pressi della biglietteria un pullulare di persone che si prestano come guide turistiche, vendono souvenir, repellenti contro gli insetti, impermeabili per la pioggia, vivande e frutta. Paghiamo i soliti 48 pesos a persona ed entriamo. Un breve vialetto immerso nel verde e si presenta subito il primo tempio. Uno scorcio di sole basta a sollevare una nebbiolina sopra la giungla, rendendo tutto più mistico, A quest’ora siamo in pochi dentro al sito, che meraviglia, si sentono rumori provenire da ogni parte, qualche uccello che prende il volo, un ruscello in lontananza. Percorriamo il sentiero guidato, leggendo nella guida la descrizione di ogni edificio, dal tempio del sole a “el palacio”,costruzione del V secolo, residenza dei sovrani di Palenque, il tempio della croce è il più maestoso tra tutti e, come nelle altre visite, il campo per il gioco della pelota, che non manca mai.

Ci inoltriamo nella giungla e scattiamo qualche foto alle cascate del fiume Arroyo Otolum, scendendo una scalinata arriviamo ad una costruzione chiamata “bagno della regina”, certo che si trattavano bene i reali di un tempo!
Sono le 10.30 quando terminiamo la visita, saliamo in auto e ripercorriamo la caretera 199 in direzione nord, svoltando dopo circa duecento Km in direzione di Campeche, sulla “Mexico 180”. Lasciamo questo incantevole angolo del Messico affascinati dalle dimensioni della sua natura selvaggia, la giungla tutt’intorno che ci fa sentire così piccoli, e la presenza di questa civiltà per molti aspetti ancora non del tutto conosciuta. Chilometro dopo chilometro ci rendiamo conto che il paesaggio intorno a noi cambia d’aspetto, la fitta boscaglia lascia spazio alle grandi praterie e ai numerosi “rancho” disseminati lungo la strada. Notiamo recinti, con diversi capi di bestiame al pascolo. Prendiamo la caretera 259, quella che ci porterà verso il mare, nel golfo del Messico, e dopo una cinquantina di Km finalmente arriviamo nella piccola cittadina di Sabancuy. Ci fermiamo per il pranzo, ascoltiamo il suggerimento della guida, optando per “El viaducto”, ottimo ristorantino spartano a ridosso della spiaggia, con specialità frutti di mare e pesce. Dopo pranzo una breve passeggiata sulla spiaggia, fotografiamo le colonie di pellicani per nulla intimoriti della nostra presenza.
Soddisfatti ci rimettiamo in viaggio e ci fermiamo poco dopo per fare un bagno nel golfo del Messico: l’acqua è calda, il colore è quello dell’oceano, ben diverso dal turchese visto nella costa di Tulum, prendiamo un po’ di sole e poi via, proseguiamo in direzione Campeche, dove giungeremo percorrendo anche un tratto di autopista.
L’Hotel Plaza Campeche è proprio suggestivo, anche per la posizione, nel centro storico di questa stupenda città dagli accesi colori pastello. Dopo esserci rinvigoriti usciamo un pò, per nostra fortuna c’è una festa popolare, nella piazza principale, e così ne approffittiamo per girare le bancarelle ed assaggiare un’ecezionale pinacolada. Ascoltiamo la musica dal vivo della folta orchestra presente, e visitiamo la cattedrale dell’Immacolata Concezione, in stile coloniale, situata davanti alla piazza. Anche il sabato se n’è andato, domani rientriamo nello Yucatan!

domenica 08 giugno 2008: CAMPECHE – UXMAL – MERIDA (295Km)Ci mettiamo in viaggio in direzione Mèrida, dopo 160Km facciamo tappa al sito Maya di Uxmal, oggi il sole è particolarmente forte, meglio abbondare con la crema protettiva!Visitiamo le rovine, maestose e ben restaurate, anche se diversi edifici sono ancora da sistemare e molti altri sono ancora immersi nella giungla. Spesso viene raffigurato in questi edifici il dio della pioggia, questo sito si trova in una posizione collinare ed è molto arido, gli studiosi credono sia stata proprio la siccità a far abbandonare queste terre verso il 900.

Camminiamo per più di un’ora e mezza tra tutti i palazzi, all’uscita ci fermiamo vicino al sito per il pranzo e per bere dell’ottima birra, percorriamo altri 80Km sulla caretera 261 ed arriviamo a Mèrida. L’albergo è davvero elegante, il Villa Mercedes, un palazzo coloniale interamente sistemato; dopo esserci rinfrescati usciamo ed andiamo a visitare il centro storico che merita davvero, per la gente che lo rende così vivo, per quell’eleganza che traspare dagli arredi in stile coloniale, le carrozze trainate dai cavalli, i numerosi artisti che suonano nei pianobar. Visitiamo un paio di chiese e giungiamo alla “Plaza grande”, il centro nevralgico della città. E noi che pensavamo di trovare tutto chiuso per la festività domenicale. Un delizioso mercatino ricco di bancarelle, chioschi che preparano vivande e servono da bere, negozi di souvenir ad ogni angolo. Ci dicono che c’è una ricorrenza religiosa, noi ci godiamo la serata, curiosando qua e là mentre facciamo una passeggiata. Imbonitori e procacciatori di clienti cercano di portare i turisti dentro i negozi di artigianato locale, altrettanto cercano di fare i camerieri dei bar. Il tutto con eleganza e cortesia, senza troppa insistenza. Si è fatto tardi, domani ci resta l’ultimo grande sito Maya del nostro tour, meglio rientrare in albergo!

lunedì 09 giugno 2008: MERIDA – CHICHENITZA (120Km) Con il pieno di benzina lasciamo Mèrida alla volta di Chichenitza. Invece di fare l’autopista preferiamo la “Mexico 180”, così da poter meglio apprezzare l’ambiente circostante, attraversando i piccoli centri abitati, tornati vivaci dopo la calma domenicale. Dopo poco più di un’ora arriviamo al sito di Chichenitza, considerato il più famoso e meglio conservato di tutta la penisola dello Yucatan. Già notiamo diversi pulmann nel parcheggio, e le guide turistiche sbracciarsi nel tentativo di richiamare l’attenzione, facciamo il biglietto ed entriamo trovandoci davanti decine di bancarelle con venditori di souvenir, disposti ordinatamente lungo il viale d’accesso. Preferiamo posticipare gli acquisti, ed andiamo subito verso “El Castillo”, o piramide di Kukulcàn. Un vero splendore!

Il sito abitato fino al IX secolo dai Maya successivamente venne occupato dai Toltechi, abili guerrieri esaltatori del sacrificio umano. Questa fusione di culture ha dato origine a capolavori architettonici di grande valore artistico e l’imponente piramide nè è prova concreta. E’ alta venticinque metri, rappresenta il calendario Maya. Realizzata su nove livelli ognuna delle quattro facciate è divisa in due da una scalinata di 91 gradini ciascuna. Se al totale dei gradini sommiamo la piattaforma alla sommità otteniamo trecentosessantacinque, il numero dei giorni dell’anno.

Tra una foto e l’altra visitiamo il più vasto campo del “juego de pelota”, uno degli otto presenti in questa città. Le due squadre dovevano far entrare una sorta di palla dentro un anello in pietra, una specie di antenato del calcio. Con particolare interesse osserviamo i rilievi ancora presenti nelle pietre, evidenti le cruente scene di giocatori decapitati, si ipotizza infatti che durante il periodo tolteco il capitano della squadra che perdeva, e forse anche il resto dei giocatori, venisse sacrificato… se penso ai giocatori della nostra nazionale che proprio oggi hanno perso 3 a 0 con l’Olanda…sorvoliamo! Dopo aver completato tutta la visita ci fermiamo a negoziare l’acquisto di qualche ricordo da portare a casa e facciamo rotta al vicino hotel Chichenitza. Elegante, sobrio e piuttosto informale,adatto a noi. Dista appena un chilometro dal sito archeologico, nel piccolo paesino di Piste, dove si trovano ristorantini improvvisati, ma anche lussuosi alberghi. Usciamo per il pranzo ma dopo un paio d’ore facciamo subito rientro, un violento temporale disturba la visita ai negozietti e mi sa che il cielo non promette nulla di buono… La pioggia insiste, ma la voglia di curiosare è troppa, così per la cena andiamo in un parador poco distante, dove il ristoratore, educato e sempre con il sorriso in bocca, ci serve un ottima bistecca, tacos, verdure fresche e patate fritte, ovviamente bagnate dalla sempre presente “Sol, cerveza fria”, la birra qui non manca mai. In tutto 130 pesos in due, nemmeno 9 euro. Dopo cena una breve passeggiata, ha smesso di piovere, ma il paesino si gira in poco tempo e facciamo rientro all’albergo, sentiamo che il nostro tour sta per volgere al termine e la cosa un pò ci dispiace.

martedì 10 giugno 2008: CHICHENITZA – VALLADOLID – AKUMAL (170 Km) Partiamo con il sole da Chichenitza, percorriamo 33 Km in direzione Valladolid, e svoltiamo a destra in direzione Dzitnup, nemmeno un Km dopo troviamo questo piccolo villaggio caratteristico per la presenza di un cenote, chiamato X-Keken (in maya significa il luogo del cinghiale), un fiume sotterraneo che in una grotta ha formato una piscina naturale dal color turchese. Si scende sotto terra attraverso alcuni gradini scivolosi e appena entrati nel cenote si resta affascinati dal colore dell’acqua. Sulla sommità della grotta filtra la luce attraverso un varco largo un paio di metri, che sensazione fare il bagno osservando le nuvole ed il sole dall’interno di una grotta, ancor più bella se a nuotare si è soli. Siamo arrivati così presto che oltre a noi c’erano solo una coppia di francesi. Questa grotta è particolare anche per la presenza di stalattiti e stalagmiti, e dalla volta scendono anche le lunghe radici dei pioppi sovrastanti, così lunghe che arrivano a toccare l’acqua. Lasciamo il cenote e attraversiamo Valladolid, piccola città coloniale, conosciuta per aver duramente opposto resistenza all’invasione spagnola. Tuttora qui si parla uno spagnolo con forte cadenza maya e gli abitanti si sentono un pò diversi dagli altri messicani. La voglia di mare è così forte che spingiamo l’acceleratore in direzione Akumal, paesino di pescatori a una trentina di Km da Tulum, negli ultimi anni qui si è investito molto sulle strutture turistiche, meta ambita sopprattutto dai subacquei. Ci attende una settimana di relax, sulle spiagge di fine sabbia bianca, ed il turchese del mare caraibico, ma questa è un’altra storia. Abbiamo percorso 1920 Km, ed il ricordo di ciò che abbiamo visto resterà per sempre nei nostri cuori. Abbiamo incontrato persone cordiali, sorridenti, consapevoli della propria condizione economica, ma per nulla intimoriti da ciò che riserva il futuro, anzi, sempre pronti con fiducia a vedere il mezzo bicchiere pieno, e non quello vuoto… ovviamente pieno di tequila, che qui non può mancare mai!
Un ringraziamento a tutti gli invitati al nosto matrimonio che ci hanno regalato questo viaggio così ricco di emozioni. Buona vacanza a tutti, Andrea e Alice

Per vedere alcune foto clikka sul link qui sotto
http://picasaweb.google.it/andrea.cocarum/Messico2008

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Ci sono 3 commenti su “Yucatan, Chiapas e Riviera maya

  1. :\'( !!!!!! Mi viene nostalgia solo a guardare le bellissime foto che hai allegato.
    Io ho fatto lo stesso giro all’incontrario e sinceramente avrei evitato anch’io di fermarmi a Campeche, e avrei preferito visitare le rovine di Palenque. Ma mi sono rifatto a San Cristobal e visitando il canion del Sumidero.

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