Da Socotra allo Yemen

Ho comprato il biglietto aereo per Sanàa il giorno prima dell’attentato nel Marib contro il pulmann di turisti spagnoli.
Probabilmente senza il biglietto in mano avrei rinunciato al viaggio nello Yemen come ha fatto la maggior parte di chi aveva in programma la visita dell’Arabia Felix…e mi sarei persa uno dei viaggi più affascinanti e ricchi d’emozioni che abbia mai fatto.
Parto da Malpensa con la Turkish via Istanbul. Arrivo a Sanàa all’1 di notte e faccio il visto direttamente in aeroporto per 30 $, non male considerando che le agenzie in Italia mi avevano chiesto 50 euri…
In aeroporto mi attende Mohammed, la guida che avevo conosciuto qualche mese prima sull’isola di Socotra. Eh si, sono recidiva! A Marzo avevo già assaggiato parte della bellezza dello Yemen con Fabio, il mio fantastico compagno di viaggi indimenticabili. Allora avevamo deciso di dedicarci esclusivamente alla scoperta delle bellezze naturali di Socotra dove abbiamo trascorso 3 settimane da favola.
E’ d’obbligo aprire una piccola parentesi su questa isola meravigliosa. Avevamo grandi aspettative e nessuna è stata delusa, anzi. La bellezza selvaggia, le spiagge bianche incontaminate, il mare cristallino, le dune appoggiate sulle scogliere a picco sul mare, i delfini, il trekking in montagna fra le popolazioni che vivono ancora nelle grotte…tutto questo e molto altro rende l’isola di Socotra un vero Paradiso Terrestre.
Per informazioni più dettagliate su Socotra, quando andare, i costi o altro, andate sul sito “socotraguide.com” in inglese oppure scrivetemi una email, sarò felicissima di darvi tutte le indicazioni utili.

Al ritorno dall’isola e dopo la breve visita di Sanàa e dintorni, Fabio e io ci eravamo promessi reciprocamente che saremmo ritornati a visitare lo Yemen nel più breve tempo possibile.. Purtroppo Fabio non poteva muoversi ad Agosto e io l’ho egoisticamente abbandonato al suo destino lavorativo e ho deciso di partire da sola. Temo che non me lo perdonerà mai.. Mi ha lasciata comunque in buone mani. Mohammed, che ci aveva accompagnati fra le bellezze dell’isola e che nella stagione dei monsoni lavora in Yemen, è stata una guida e un compagno di viaggio impagabile.
Trascorriamo la prima giornata a Sanàa, città di una bellezza e di un fascino incredibile che da sola vale un viaggio nello Yemen.
Ci rechiamo negli uffici della polizia turistica per avere il permesso di viaggio senza il quale non è possibile girare il Paese. Abbiamo dovuto stilare un itinerario preciso delle 3 settimane di tour e dopo qualche difficoltà dovuta alla lobby dei tour operator che non amano il turismo individuale otteniamo il pass.
Il giorno dopo alle 7 del mattino siamo già sul bus che ci porterà a Ibb. Il paesaggio che si gode dal finestrino è spettacolare: canyon, campi terrazzati verdissimi e i paesini di fango arroccati sulle rocce. I posti di blocco della polizia sono numerosi lungo la strada, per fortuna avevamo provveduto a fotocopiare il pass e le procedure di controllo risultavano veloci. Nonostante lo spiegamento delle forze di polizia, i kalashnikov e le camionette con i mitra, non ho mai percepito nessuna sensazione di minaccia o di pericolo.
A Ibb dormiamo a casa di una famiglia di amici di Mohammed. La cordialità e l’ospitalità delle gente yemenita è talvolta commovente. Nur, amico di Mohammed ci accompagna a visitare i dintorni, Jibla, le campagne coltivate a qat e ci porta a fare un “giro visita parenti” che dura una giornata intera. C’è un fortissimo senso della famiglia in questo Paese, grande rispetto per gli anziani, per le donne capofamiglia e per i numerosissimi bambini. Avremmo molte cose da imparare da questa vituperata società islamica…
Nur mi accompagna nelle case delle sue sorelle che mi presenta come “this is sister number 5” “this is sister number 9” e in tutte le case dovevo accettare qualcosa da mangiare o almeno un chai, il tè speziato yemenita.
Alla sera mi portano a casa di una cugina per farmi dipingere le braccia con l’hennè. Qui scopro un piccolo scorcio del mondo femminile yemenita. Tolti i vestiti neri e il velo che ricopre completamente il viso, le ragazze mostrano la loro bellezza, i sorrisi, i vestiti colorati, i gioielli, il trucco. Chiacchierano, ridono, spettegolano esattamente come noi occidentali, quando ci troviamo nelle serate solo donne. Nessun senso di oppressione, nessuna ombra di tristezza nei loro bellissimi occhi neri, nessuno sguardo di invidia nei miei confronti, l’occidentale emancipata che gira il mondo da sola. Tanta curiosità reciproca per sapere di più dei nostri mondi sconosciuti, peccato la barriera della lingua non ci abbia permesso di soddisfare la voglia di saperne di più.
Nei giorni seguenti, sempre con mezzi locali, visitiamo Taizz, il castello, le moschee, il suq. Ci spostiamo ad Aden dove per la prima volta incontriamo gente scortese e disonesta e decidiamo di ripartire subito, in realtà non c’era niente di particolarmente interessante da vedere.
Prendiamo l’autobus che percorre tutta la costa del mare Arabico, destinazione Mukalla. Nonostante avessimo avuto il divieto da parte della polizia turistica di fermarci sulla costa, Mohammed decide di scendere a Birhali, villaggio a ca 130 kilometri da Mukalla.
Dopo la delusione di Aden siamo ampiamente ripagati dalla bellezza di Birhali: spiaggia bianca caraibica, mare cristallino, capanne di paglia sul mare, cordialità ed accoglienza del manager del “resort” che ci racconta le sue difficoltà nel gestire un posto boicottato dalle agenzie che accompagnano i turisti solo per una breve sosta sulla spiaggia per poi ripartire verso gli hotel di Mukalla che rendono loro molto di più…
Ci godiamo le bellezze di Birhali per 3 giorni visitando il villaggio omonimo e il suo caratteristico mercato del pesce, saliamo sul vulcano spento da dove si ammira un grande lago verde e una vista incredibile della costa. Purtroppo non riusciamo ad organizzare il giro in barca nelle isolette circostanti a causa del forte vento.
Lasciamo Birhali con tristezza ma dobbiamo rispettare la tabella di marcia. Per un colpo di fortuna conosciamo uno studente tedesco con il quale divideremo le spese della jeep che ci porterà nel Wadi Hadramout, dove sarebbe stato difficile girare con i mezzi locali.
Il paesaggio dell’Hadramout lascia senza fiato: profondi canyon disseminati da piccole case colorate abbarbicate sui pendii, distese di palme di un verde brillante che sembrano un fiume che scorre tra le rocce ocra del wadi.
Al Khureiba, Seef, Seyun, Shibam, Tarim ogni paese ci offre una sorpresa diversa e incontri con gente cordialissima.
Il ritorno a Taizz è stato veramente allucinante.. quindici ore di autobus con un autista pazzo che pensava di essere Schumaker in pensione e che guidava il pulman gran turismo come fosse una Ferrari a Montecarlo. 100 km/h sempre, sui tornanti, superando in curva, nei paesini fra carretti, biciclette e cammelli, al buio…Tutto questo masticando qat per tutto il tragitto. Allah per fortuna ha guardato giù e siamo arrivati a Taizz sani e salvi anche se con l’adrenalina a mille…
Io giorno dopo si riparte per il Mar Rosso yemenita: Al Khawka, Al-Hudayda e l’isola di Kamaran. Mi aspettavo di più dalla costa del mar Rosso, ma gli incontri con la gente di Kamaran e lo snorkelling sui coralli incontaminati hanno ripagato la delusione iniziale.
Il caldo nella parte costiera è terribile in questa stagione, reso quasi insopportabile dal vestito nero di stoffa sintetica e dal velo che ho deciso di indossare per tutto il viaggio..
Per fortuna si torna sulle montagne e con la jeep del mitico Abdullah esploriamo i villaggi aggrappati alle alture dei Monti Haraz: Manakha, Al-Hajjarah, Al- Khutayb fra paesaggi meravigliosi e immense coltivazioni di qat.
L’ultima parte del viaggio ci regala ancora splendidi paesaggi biblici e antichi villaggi ognuno con caratteristiche diverse: Al-Mahawit, vivace città mercato, Al-Tawila villaggio fortificato incastrato fra le rocce, Thilla, con le alte case di pietra, Hababah, con l’ampia cisterna idrica trasformata in piscina per i numerosissimi bambini, Shibam e il suo famoso suq, Kawkaban, abbarbicata in posizione spettacolare da dove so gode una vista da urlo..
Rientriamo nella capitale, sempre bellissima, ospitale, affascinante, magica. L’atmosfera che si respira a Sanaà credo sia unica al mondo. Non ci si stufa mai di girare con il naso all’insù per ammirare le case merlettate, le piccole finestre in legno dalle quale sbucano i visi sorridenti dei bambini, l’odore delle spezie e dell’incenso, la dolcezza dei datteri, l’aroma del chai, la fragranza del pane, il suono del muezzin che interrompe i sogni della notte..
Se siete alla ricerca di una esperienza che appaghi tutti i vostri sensi e che vi proietti in un’altra dimensione, non potete assolutamente perdervi l’avventura nell’isola di Socotra e nello splendido Paese dell’Arabia Felix.

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