Yemen e Socotra, un viaggio tra magia e natura.

Ho riassunto in un solo diario i 2 viaggi fatti nel magico Yemen nel 2008 che si aggiungono ai 2 del 2007… e con questi sono 4 nel giro di un anno…. Si può parlare di …mal di Yemen e Socotra? Credo di si visto che ho in programma di tornarci a breve..

Socotra: 30 Dicembre 2007 – 13 Gennaio 2008

Sarà perché è una parte d’Africa, sarà per la sua anima così selvaggia e ancora incontaminata, sarà per la sua bellezza talvolta emozionante.. sarà forse per amore, fatto sta che dopo 9 mesi il richiamo di Socotra si è fatto così forte da farmi mettere da parte tutte le ansie legate a problemi economici, di ferie, famiglia, cane, gatti e…sono ripartita per la mia isola! Carpe diem.
La botta di fortuna è stata trovare un volo Turkish Milano Sanaà a 445 Euro che sotto le feste di Natale sembrava davvero impossibile. Rimaneva il problema del volo per Socotra ma grazie all’aiuto di un’agenzia locale che mi ha prenotato il biglietto elettronico ecco che il sogno è diventato realtà. Evvai, kullo tamam, Suqutra aspettami!
Il viaggio di andata è stato piuttosto lungo, 6 ore di attesa a Istanbul, qualche ora a Sanaà, poche per poter fare anche solo un giro del suk, una notte a Mukalla e poi finalmente l’arrivo a destinazione.
Rispetto al viaggio fatto ad Aprile ho visto un’altra faccia dell’isola: verdissima dopo le piogge delle settimane precedenti, i wadi pieni d’acqua cristallina, il contrasto fra le rocce rosse, i graniti bianchi e tutte le tonalità di verde delle stranissime piante endemiche. Una flora unica: l’incenso e la dracaena cinnabari (l’albero del drago), la pianta dell’aloe, l’adenium obesum e innumerevoli specie di piante grasse.
Solo il tragitto dall’aeroporto ad Hadibu riempie gli occhi e il cuore, da una parte il mare blu, celeste, azzurro, dall’altra la montagna con le sue cime ancora coperte da nuvoloni neri e lungo la strada le strane forme degli alberi bottiglia, i fichi socotrani, le palme…
Sull’isola si concentrano gli interessi di molti naturalisti e studiosi: è in corso un progetto delle Nazioni Unite (UNP: United Nation Offices for Project Service) per fare di Soqotra un Parco Naturale protetto. Da tutto il mondo arrivano studiosi per esplorare lo straordinario patrimonio naturale di Soqotra e delle altre isole del suo arcipelago: Abdalkuri; Samhah, Darsa, Heartha e Cal Farun.
In aeroporto mi aspettava Mohammed, la mia guida di fiducia che con macchina ed autista mi avrebbe portata a scoprire nuove bellezze dell’isola.
Avere una buona guida sull’Isola di Socotra è fondamentale. Spesso i turisti fai da te per risparmiare 50/100 euro decidono di affittare solo la macchina con l’autista che in genere parla solo arabo e non fa nient’altro che il…taxista.. Una buona guida vi accompagnerà alla scoperta delle bellezze dell’isola, vi racconterà degli usi e costumi della popolazione, cucinerà gli spaghetti migliori che abbiate mai mangiato, preparerà il chai sotto un cielo stellato mentre vi racconterà le leggende dell’isola. Se decidete di partire per Socotra non perdetevi il contatto umano con chi vi farà vivere l’isola nel modo migliore.
Darete inoltre una mano a chi vive sul turismo solo pochi mesi all’anno per poter sopravvivere poi durante i monsoni quando l’isola diventa davvero ostile con tutti. Per avere informazioni sui tour visitate il sito socotraguide.com che è l’agenzia con la quale ho sempre viaggiato.
Appena arrivati ad Hadibu pranzo al Taj restaurant, pesce, riso e verdure e spesa al mercato per prendere tutto il necessario per campeggiare e via, verso uno dei posti più belli dell’isola, Qualansia.
Che emozione festeggiare il Capodanno con le sole luci del cielo stellato, il rumore delle onde sulla spiaggia e la musica delle cicale come colonna sonora.
Il viaggio continua nella splendida spiaggia di Shoab dove abbiamo campeggiato in assoluta solitudine godendoci fin dalle prime luci dell’alba il mare cristallino dai colori visti solo alle Maldive e ai Caraibi.
Tornati ad Hadibu per rifornirci di acqua e cibo decidiamo di ripartire subito per l’area protetta di Dihamri dove è possibile fare snorkelling su una splendida barriera corallina. L’ultima volta avevo visto una manta grande come..un letto matrimoniale e avevo giocato con una tartaruga.. questa volta mi sono dovuta accontentare di un branco di delfini che in lontananza saltavano e piroettavano in una danza che ogni volta mi fa scendere le lacrime..
Ripartiamo per un breve trekking sul Momi Plateau dove si raggiunge una scogliera a picco sul mare. Mi sono seduta con le gambe a penzoloni a godermi una veduta aerea della costa sottostante che toglieva il fiato. Mi è venuta in mente la canzone del mitico Lorenzo “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare.. “ e anche qui ho aperto le cataratte sotto lo sguardo un po’ perplesso di un pastore che ci aveva accompagnati sul punto più panoramico della scogliera.
Dormiamo in mezzo alle capre che avevano appena finito i nostri avanzi di spaghetti con le verdure e al mattino presto smontiamo le tende alle luci di un’alba spettacolare sui monti dell’altopiano.
Ci dirigiamo verso il Wadi Mutief dove dopo un’ora di trekking raggiungiamo un villaggio sul mare. Siamo immediatamente circondati da una marea di bimbi ai quali faccio regalare dalle mani di Mohammed, che parla il dialetto di Socotra, piccoli peluche, penne e quaderni che mi ero portata dall’Italia. Questi piccoli villaggi non sono abituati alle visite dei turisti per questo motivo ho voluto che fosse una persona del posto a dare loro i regali. Non volevo che imparassero, come in tutti i posti turistici del mondo, a considerare gli stranieri come dispensatori di penne, caramelle o soldi…
Riceviamo l’invito di un pescatore che ci offre 3 splendide aragoste appena pescate accompagnate da riso e verdure. La cordialità e la generosità di questa gente, che condivide in ogni occasione il poco che ha, non può che farci riflettere sull’egoismo e l’individualismo che caratterizza la maggior parte dei rapporti umani nella nostra società occidentale.
La notte successiva campeggiamo fra le bianche dune del deserto di Zhaeg dove le luci del tramonto rendono l’atmosfera e il silenzio totale quasi irreale.
Uno dei disagi del campeggio libero sull’isola è che ci si lava proprio poco con acqua dolce.. quindi quando ci si tuffa nelle limpide acque delle piscine naturali del Wadi Aihaft la goduria è ancora maggiore.
Rinunciamo ancora una volta alle comodità dell’hotel in Hadibu e preferiamo campeggiare nella vicina spiaggia di Delisha per una passeggiata sulla duna e un bagno fra le onde. Le conchiglie e i coralli che si trovano in questa spiaggia sono una bellezza, fotografateli e lasciateli dove sono. Se proprio volete raccattare qualche cosa munitevi di un bel sacchettone e riempitelo di bottiglie di plastica, lattine, taniche.. purtroppo la spiaggia è piena dei resti lasciati dai locali che si ritrovano qui per una bella masticata di qat in compagnia. Portare via l’immondizia, anche quella degli altri, è un segno di ringraziamento all’incanto che la natura vi offre gratuitamente e incondizionatamente.
In giornata ripartiamo per la foresta degli alberi di incenso a Homil che con la sua piscina naturale che si affaccia sulla costa sottostante rimane uno degli scorci panoramici più belli di tutta l’isola.
Dall’area protetta di Homil scendiamo a piedi dove il nostro buon Said ci aspettava con la jeep e da lì proseguiamo verso la spiaggia di Ahrar che durante il mio primo soggiorno sull’isola mi aveva letteralmente conquistata.
Purtroppo la nuova strada in costruzione ha già modificato in pochi mesi il paesaggio della costa. Gli abitanti dicono che era necessario collegare i remoti villaggi ad Hadibu e credo che abbiano ragione ma la speranza è che tutto venga fatto in pieno rispetto per le esigenze della popolazione locale, preservando la selvaggia bellezza dell’isola.
A causa del tempo nuvoloso decidiamo di tornare a sud dove trascorreremo gli ultimi giorni sulla spiaggia di Homag che è stata attrezzata a spartano campeggio come Qualansya, Homil e Dihamri.
L’ultima passeggiata sulla spiaggia mi regala l’arrivederci di una coppia di delfini che mi piace pensare siano sempre gli stessi incontrati durante il viaggio.

L’isola di Socotra fa riscoprire i sensi, risveglia il carattere selvaggio che apparteneva ai nostri antenati, rimette in contatto con Madre Terra e Padre Cielo, esige rispetto per la Natura, insegna a non sprecare acqua, ad accontentarsi di un po’ di riso e di una scatola di fagioli mangiati con le mani in condivisione con gli altri.
Socotra ti regala lo sguardo emozionato dei bambini con le mani tese a ricevere un piccolo pupazzetto di peluche, uno strano animaletto che non hanno mai visto.
Socotra ti regala lunghissime spiagge deserte con i delfini che ti danno il benvenuto, imperdibili tramonti, canyon e montagne, dune di sabbia bianca abbagliante, oasi di verde e piscine naturali con vista sulla costa sottostante.
Se siete alla ricerca di una vacanza diversa, quella che davvero vi porti in un’altra dimensione, dove non esiste il superfluo, il cellulare, la comodità ma i ritmi della vita sono legati al sorgere e al tramontare del sole, l’isola di Socotra è il posto per voi che forse vi siete dimenticati chi siete veramente.

25 Aprile – 13 maggio 2008 Kerala- Yemen

Dopo 10 gg nella verdissima regione del Kerala, in India, per accompagnare un piccolo gruppo di turisti a scoprire la bellezza della natura e la spiritualità dei templi induisti, ho deciso di farmi un viaggio nel viaggio e di tornare per la quarta volta in un anno nella città dei miei sogni: Sanàa.
Ho lasciato gli hotel a 5 stelle, i massaggi ayurvedici e il trolley da turista che è tornato in Italia senza di me e con uno zainetto con l’indispensabile palandrana nera con il velo e poco altro ho preso il volo per Sanàa via Dubai.
In aeroporto mi aspettava Mohammed, ormai compagno insostituibile del mio vagabondare nello splendido Paese dell’Arabia Felix.
L’idea in realtà era quella di tornare a Socotra ma a causa delle condizioni del tempo ormai prossime ai monsoni ho dovuto rinunciare a malincuore. A maggio inoltrato il caldo sull’isola è quasi insopportabile e il mare, spesso molto agitato, non permette di godersi la principale attrattiva: le spiagge bianche deserte ed incontaminate e il mare calmo e cristallino. Anche il trekking in questo periodo è sconsigliato perché le temperature raggiungono facilmente i 35/40 gradi.
Il periodo migliore per visitare Socotra va da ottobre a fine aprile, solo i surfisti sfidano i forti venti monsonici che rendono l’isola quasi totalmente ostile ai turisti nei nostri mesi estivi. Forse questo è uno dei motivi che l’ha preservata dal turismo di massa e dalle colate di cemento che distruggerebbero la sua natura selvaggia, l’aspetto di maggior fascino di uno degli ultimi paradisi sulla terra.
La vacanza a Socotra non è facile, richiede forte spirito di adattamento, tolleranza nei riguardi di un’organizzazione turistica che ha pochi anni di esperienza, rispetto della cultura e della tradizione islamica.
Evitate possibili discussioni mettendo bene in chiaro le vostre esigenze prima di partire, l’itinerario e quindi il prezzo del soggiorno dipendono da molti fattori. Il giro standard di una settimana prevede 6 pernottamenti in tenda e 1 in hotel, la jeep vi segue per l’intero itinerario e i pasti sono organizzati con la cucina da campo. Se preferite la comodità di un letto in hotel e un comodo tavolo del ristorante dovete accordarvi prima sul prezzo perché logicamente sarà diverso dal costo del campeggio. Inoltre se la jeep deve fare avanti e indietro ogni giorno per tornare ad Hadibu vi richiederà degli extra per la benzina. Quindi il mio consiglio, per evitare spiacevoli controversie di natura pecuniaria, creare attriti, rovinare a voi la vacanza e alle guide togliere il loro dovuto guadagno, è quello di concordare chiaramente il giro da fare e relativo prezzo. Se poi la guida vi risulterà particolarmente simpatica e utile potrete lasciare la mancia, altrimenti nisba!
Navigando qua e là ho trovato il bellissimo racconto di Arrigo, surfista che ha descritto il suo viaggio a Socotra durante il periodo dei monsoni quando ancora non c’erano le strade asfaltate. Voglio citare alcune righe che traducono perfettamente quale è stata la mia esperienza a Socotra che ho cercato di trasmettere nei miei racconti.

“…Potrei andare avanti ancora ad elencare tutti quegli aspetti contrastanti tra loro, che fanno di Socotra un porto franco, una terra di scontro ed incontro, di bello e brutto, una terra così particolare, un’isola così unica dove sei tu a rapportarti con essa e a mettere in discussione le tue interiorità dell’anima. Perdersi nella solitudine di un paesaggio o una spiaggia, col vento che non concede tregua e ti snerva, è facile cosi come ritrovarsi felici e in armonia subito dopo, davanti a un branco di delfini in prossimità della riva – questa è la magia di Socotra, la chiave di un viaggio che porta alla radice delle cose e di se stessi, all’essenzialità della vita nostra e degli altri. Sta a noi la scelta se entrarvi o rimanere sulla soglia come spettatori.”

Torno al mio ultimo viaggio, scusate se ho divagato ma quando attacco a parlare di Socotra mi faccio prendere dalla passione…
Rimandato quindi il terzo soggiorno a Socotra, non restava che decidere dove trascorrere 6 giorni all’insegna del risparmio. Durante il viaggio di Agosto avevo visto gran parte delle principali mete turistiche tranne il Marib e il nord del Paese ma affittare una macchina da sola sarebbe stato troppo dispendioso e ho preferito optare per qualche giorno di mare.
Lo Yemen ha mille risorse! Dopo una giornata nella Old City of Sanàa a perdermi fra le affascinanti casettine merlettate e ad inebriarmi dei profumi delle spezie e del caffè yemenita, decidiamo di prendere il primo autobus in partenza per Aden per poi proseguire per la spiaggia più bella della costa yemenita: Birhali.
Il viaggio è decisamente massacrante, 12 ore di bus in parte mitigate dagli effetti del qat che ho quasi imparato a masticare e che mi dato un po’ di tranquillità e pazienza per affrontare lo scomodo viaggio. Certo sarebbe stato meglio un bel volo Sanàa – Mukalla che porta a solo 100 km da Birhali e che consiglio vivamente a chi ha poco spirito di adattamento e non ha problemi di budget.
Arriviamo al posto di blocco di Birhali in piena notte e gli ufficiali della polizia ci accompagnano con la loro jeep al “resort” sulla spiaggia.
La sistemazione nel resort, che ha un nome che dimentico sempre di segnarmi ( è comunque l’unico) è molto spartana. Piccole capanne di paglia sulla spiaggia, si dorme sui materassi di gomma piuma, la corrente elettrica dei generatori quasi sempre spenta, i bagni sono essenziali ma puliti e provvisti di acqua calda per la doccia. Il gestore è molto simpatico, la cucina l’ho trovata ottima durante la mia prima visita ad agosto, non un gran che quest’ultima volta ma pare che il cuoco fosse in ferie…
La spiaggia di Birhali ricorda molto le splendide spiagge di Socotra, il mare è calmo e limpido, la sabbia finissima e corallina e le sdraio in paglia con il tettuccio permettono di ronfare all’ombra senza il rischio di scottarsi e, volendo, di passare la notte in riva al mare cullati dal rumore delle onde.
Per gli amanti del movimento c’è una bellissima passeggiata panoramica sul monte che sovrasta la spiaggia. La vista che si gode da lassù è veramente spettacolare!
La zona è vulcanica e il nero della roccia contrasta con il bianco abbagliante della sabbia dando l’impressione di essere di fronte a un paesaggio lunare. Se state attenti durante la salita vedrete delle iscrizioni rupestri in alfabeto antico risalente al periodo della Regina di Saba. Non so se siano davvero originali di migliaia di anni fa..le guide del luogo sostengono di si.
Una parte del resort è stata adibita a museo, una piccola ma interessante collezione di pietre e cristalli della zona, utensili antichi, reperti archeologici, vestiti da sposa tipici e naturalmente armi da fuoco di diverse epoche. È piacevole da visitare e il ragazzo che se ne occupa merita la bakshish per l’orgoglio con cui mostra le antichità del suo paese.
Agli appassionati di snorkelling Birhali offre una serie di isole molto belle, circondate dalla barriera corallina che si possono visitare affittando una barca dai pescatori. Spesso si incontrano branchi di delfini. Portatevi il vs set da snorkelling perché non sono molto attrezzati.
Il vicino villaggio ha un piccolo e caratteristico mercato del pesce e a poca distanza con la jeep si raggiunge il cratere di un vulcano spento. Anche da lassù la vista è splendida soprattutto risalendo sopra al cratere. Il sentiero è un po’ difficoltoso a causa del terreno molto friabile quindi non andateci con le infradito. Se siete appassionati di cristalli sarete felici di trovare una gran quantità di olivina una roccia verde tipica delle zone vulcaniche e se credete nella cristalloterapia prendetene un pezzo e tenetelo con voi. Già nell’antico Egitto serviva per scacciare gli spiriti maligni, sviluppare la saggezza e promuovere l’amicizia e la disponibilità. Sarà per questo che qui sono tutti gentilissimi?

Visto che il soggiorno a Birhali è stato davvero poco dispendioso abbiamo deciso di evitarci un altro massacrante percorso in pulman, goderci fino all’ultimo il sole e il mare e ritornare a Sanàa in aereo da Al Mukalla.
L’ultimo giorno l’ho dedicato a girovagare senza meta nella magica città vecchia che non finirà mai di stupirmi e di lasciarmi senza fiato per la sua bellezza così fuori dal tempo.
E così anche il mio quarto soggiorno nell’affascinante paese della Regina di Saba è giunto al termine, anche questa volta ho trovato il caldo abbraccio e la simpatia della popolazione yemenita, mi sono emozionata alla vista del tramonto sulla città vecchia dall’alto della terrazza dell’hotel, mi sono goduta paesaggi e bellezze naturali unici al mondo. Tutto in un’atmosfera da fiaba che credo sia la vera magia che mi ha fatto innamorare di questo antico Paese.

Se sono riuscita a trasmettervi l’entusiasmo e le emozioni che ogni volta lo Yemen mi regala contattatemi pure per i dettagli più tecnici.
Saluto tutti coloro che mi hanno scritto per avere consigli e al loro ritorno hanno condiviso con me le sensazioni e l’esperienza fuori dal tempo che Sanàa e Socotra regalano ai veri viaggiatori.

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Ci sono 4 commenti su “Yemen e Socotra, un viaggio tra magia e natura.

  1. ciao ragazze, scusate tanto ma ho scoperto ieri che i miei diari erano on line e non sapevo neppure di avere commenti…: :cattivo:

    non ho paura a girare da sola, forse perchè ho cominciato a 20 anni a girarmi il Brasile.. adesso nn so se lo farei, comunque viaggiare ha sempre il suo rischio quello che non credo per esperienza è che i paesi islamici siano più rischiosi di altri, anzi la piccola criminalità è senz’altro minore rispetto ai cosiddetti paesi civili… eppoi sono anche fatalista anche se sempre attenta.

    se volete info particolari scrivetemi pure, io sono ancora in forse se tornare in yemen e magari farmi socotra durante i monsoni.. settimana prossima decido..*-)

    buoni viaggi a tutti..

    sheba

    [email]cgabri26@hotmail.com[/email]

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