La Martinica e il "Mal delle Antille"

Sì sì… avete letto bene.. non sto parlando del “MAR” delle Antille bensì del famoso “MAL” delle Antille, nuova forma di virus che colpisce coloro che almeno una volta si sono recati in una di queste isole dell’arcipelago caraibico, Martinica, Guadalupa…
Si manifesta al ritorno con forti crisi d’identità del tipo “mollo tutto e mi trasferisco lì”, accompagnati però da insistenti dubbi del tipo “cosa ci farò in un luogo in cui parlano solo francese se io non ne capisco neanche una parola??”; sudorazioni notturne dovute alle immagini delle palme che frusciano al vento di una spiaggia deserta oppure del tramonto da cartolina l’ultima sera sulla tua spiaggia preferita…… e che dire del sorbetto al cocco venduto in spiaggia dalle gentili signore in abito tradizionale? Al pensiero del misero sorbetto confezionato che hai appena comprato al supermercato ti salgono le lacrime agli occhi…:(

Tutto ciò e molto di più sono i Caraibi francesi, Guadalupa e Martinica, due isole meravigliose che mescolano l’atmosfera e le tradizioni creole alla quelle francesi, in cui si possono trovare spiagge incredibilmente deserte in bassa stagione, e da visitare in completa libertà in lungo e in largo con un’auto a noleggio. Riguardo a queste isole secondo me la Francia ha il merito di non averle trasformate né in un luogo di turismo di lusso, né di turismo di massa.. sono semplicemente luoghi “normali” (si fa per dire) in cui andare in vacanza, soltanto che sei ai Caraibi! Con hotel, residence e appartamenti da prendere in affitto da privati e, credo, un solo villaggio turistico, il Club Mediteranneè. Vedendo come vive la gente del posto e il tenore di vita che è buono, ti viene da pensare che forse potresti fare quella vita anche tu… per dire: dal lunedì al venerdì si va in ufficio e poi alla sera invece che nel tuo appartamento di città, ritorni in una casetta in stile creolo in cui ti gusti un bel ti-punch guardando il sole che tramonta sul mare… poi nel fine settimana, tutti in spiaggia! Con tende, bambini, cagnolini e barbecue!
Ahi ahi ahi… son pensieri pericolosi!! *-)

Dopo essere stati in Guadalupa due anni fa, il nostro ultimo viaggio ci ha portato quindi in Martinica dal 17 al 31 maggio.
Abbiamo deciso di dividere il soggiorno in due settimane: la prima sulla costa caraibica, a Petite Anse, e la seconda sulla costa atlantica dell’isola, a La Trinitè. In entrambi i casi abbiamo affittato una casa da privati: a Petite Anse una villa tutta per noi con vista panoramica sulla baia, veramente spettacolare ma abbastanza isolata e lontana dal mare. A La Trinitè invece, una cittadina che dà sull’oceano Atlantico, nell’appartamento a piano terra di una villa in cui risiedevano anche i proprietari, piccolo ma grazioso e più vicino al mare. La differenza tra la costa caraibica, in particolare nel sud, e quella atlantica si fa notare a tal punto che a volte sembra di essere in due isole diverse! Sul versante caraibico si trovano molte spiagge bianche, mare calmo e, a tratti, panorami quasi aridi; dall’altra parte invece, a nord della penisola de La Caravelle, il mare è molto mosso, con onde violente, spiagge di sabbia nera (Martinica è un’isola vulcanica) e divieto di balneazione. La costa sud-atlantica invece è orlata dalle mangrovie e vi si trovano molte isolette al largo, e belle lagune, il tutto orlato da una natura molto più lussureggiante.
La zona più turistica si trova quindi nel versante sud-caraibico; in una giornata abbiamo attraversato una serie di paesi e cittadine uno più bello dell’altro, da Diamant, attraversando Sainte Luce, a Marin, porticciolo turistico incastonato in fondo ad una splendida baia, fino a Sainte Anne, conosciuta soprattutto perché nelle sue immediate vicinanze si trova la ben nota spiaggia di Salines, lungo nastro di sabbia orlata da palme e con mare calmo, l’unica spiaggia abbastanza frequentata che abbiamo trovato durante tutto il nostro soggiorno. Il bello della bassa stagione è che ti permette di trovarti quasi da solo su spiagge fantastiche che magari altrimenti troveresti affollate, sederti lì e guardarti attorno, e…… iniziare a fantasticare!! Ci ha colpito in modo particolare Diamant. Il paese è graziosissimo, con le sue casette colorate, la chiesetta sul piazzale antistante la spiaggia, una baia molto grande con una striscia di sabbia orlata di un’unica fila di palme, altissime e svettanti nel cielo azzurro. L’immagine della baia con sullo sfondo il Rocher du Diamant è veramente incantevole, peccato solo per il brutto pontile. Il Rocher du Diamant è uno scoglio fotografatissimo che si trova al largo della baia e che in realtà è proprietà non della Francia, bensì della Marina Britannica….. reminiscenze di tempi che furono, in cui le flotte di nazioni avversarie si scontravano in questi mari per contendersi l’isola! Nei pressi di Diamant si trova il Memorial Anse Cafard, un monumento costituito da una serie di statue bianche: rappresentano uomini che guardano verso il mare e vogliono ricordare l’inabissamento di una nave negriera al largo della costa, in cui tutti gli schiavi incatenati a bordo perirono.

La nostra “residenza” della prima settimana, Petite Anse, fa parte del comune di Anses d’Arlet, insieme a Anse d’Arlet e Grande Anse. Si tratta di una zona particolare dell’isola, tre paesini fuori dal tempo adagiati sul mare tra un saliscendi di verdi colline, vicinissimi tra loro ma molto diversi. Il più turistico è Grande Anse, con una bella e sottile spiaggia di sabbia su cui si affacciano alcuni bar e ristoranti, con possibilità di alloggio in qualche residence sulla spiaggia: si esce dalla stanza e si è già con i piedi nella sabbia! Poi c’è Anse d’Arlet, secondo noi il più bello dei tre: la spiaggia è più ampia e il mare più cristallino, un piccolo lungomare, un vecchio cinema, una boulangerie, una chiesa (in restauro dopo i danni provocati dall’uragano Dean), un pontile… e una manciata di case, questa è Anse d’Arlet! Ancora più piccola Petite Anse, paese di pescatori e null’altro, dove invece la sabbia è grigia, e un ciuffo di palme fa ombra a un piccolo bar al centro della spiaggia…. Il ghiacciolo al cocco era buono ma… quanto ci abbiamo messo per far capire che gelato volevamo?? Le possibilità di alloggio in questa parte dell’isola sono più che altro in case di privati o piccoli residence, inoltre è indispensabile l’auto; nei tre paesini non c’è neanche un supermarket, tanto per intenderci, soltanto qualche “epicerie”, negozietti che vendono alimentari confezionati e bibite, peraltro a prezzi esorbitanti.

A qualche chilometro da Grande Anse si trovano le due spiagge “gemelle” Anse Dufour e Anse Noire, una a fianco dell’altra, ma anche in questo caso completamente diverse; la prima di sabbia bianchissima e la seconda di sabbia nera. Ad entrambe si accede attraverso una lunga gradinata; ci siamo diretti verso la seconda, l’atmosfera è quella di un luogo selvaggio alla “Robinson Crusoe”, in cui un piccolo lodge offre un’ospitalità spartana e nelle cui acque si può fare snorkeling e, se si è fortunati, avvistare anche qualche tartaruga!

Una giornata ci ha portato verso nord, passando da Trois Ilets, da cui avevamo intenzione di prender il traghetto per Fort de France; purtroppo la giornata era festiva e quindi neanche l’ombra di un traghetto. Così abbiamo proseguito in auto e, bypassando volutamente la capitale, ci siamo diretti verso Sainte Pierre e il nord caraibico. Sainte Pierre è stata l’antica capitale, distrutta completamente da una terribile eruzione del vulcano Pelee all’inizio del ‘900: l’eruzione fece 30mila vittime, a quanto pare si salvò soltanto l’unico galeotto, protetto dalle spesse mura del carcere. A tutt’oggi nella cittadina si possono osservare i resti di edifici dell’epoca. La giornata festiva in questione era il 22 maggio, in cui si ricorda la Liberazione dalla Schiavitù. Nella piazza del mercato di Sainte Pierre era allestito di tutto: bancarelle di vestiti, ambulanti di frutta, venditori di bottigliette con chissà quale fantomatica bibita e infine un bel comizio in piazza: mi sarebbe piaciuto capire con chi se la stava prendendo l’oratore vista la foga con cui stava affrontando il discorso! Dopo aver fatto un giro in cui ci siamo addentrati verso l’interno per ammirare le piantagioni di banane che si estendono ai piedi del vulcano e avere pranzato in un bel ristorantino, il pomeriggio lo passiamo in spiaggia a Carbet (per la verità si chiama Grande Anse du Carbet: di “Grande Anse” se ne possono contare diverse in tutta l’isola).
Le restanti giornate passano tra pigre colazioni sulla ventilata veranda, un tuffo nella nostra piscina e la fatica di decidere se andare in spiaggia a Anse d’Arlet oppure a Grande Anse o magari spingerci un pochino più in là!

Quando termina la settimana facciamo i bagagli e ci spostiamo a La Trinitè. La proprietaria era stata molto precisa fornendoci tutte le indicazioni per raggiungerla con una bella cartina disegnata a mano e inviata via mail. Il tragitto dura circa un’ora e possiamo ammirare qualcosa di più dell’interno dell’isola, il verde è veramente lussureggiante e le palme sono bellissime: io ho un debole per le palme! Il giorno dopo il nostro arrivo iniziamo ad esplorare la penisola de La Caravelle, alla quale ci troviamo vicinissimi e che costituisce una riserva naturale; purtroppo le spiagge non sono sempre facili da raggiungere, un conto è la cartina che abbiamo in mano e un conto è trovarsi poi sulla stradina secondaria in cui si apre una voragine nella pavimentazione stradale e non si riesce a passare con l’auto. Le strade principali sono molto ben tenute, quelle secondarie decisamente no. Così dopo aver sostato con l’intenzione di visitare il Chateau Dubuc, un castelletto in posizione panoramica chiuso però per restauri, e inoltre aver constatato che la discesa alla spiaggia più bella della penisola a piedi durava circa 30 minuti (e chissà il ritorno sotto il sole cocente), ci siamo accorti che la nostra Opel Corsa aveva qualche problema. Dopo qualche buca di troppo, infatti, si era accesa una misteriosa lucina sul cruscotto, andiamo a controllare nel libretto di istruzioni della macchina ma naturalmente è scritto in francese…aiuto! Così decidiamo di tornare indietro e fermarci per un bagno sulla spiaggia di Tartane, dove poi ci recheremo altre volte, e presso la quale era in corso una festa con musica, famigliole che facevano il bagno, bimbi che si buttavano in acqua dal pontile con grida di giubilo… insomma, una tranquilla domenica in Martinica! La giornata seguente riportiamo l’auto, che comunque camminava senza problemi, all’Avis dell’aeroporto e senza colpo ferire ce ne hanno consegnata un’altra… è andata meglio del previsto, per fortuna che avevamo la kasko.
Un’altra giornata della settimana a venire ci ha portato poi verso il sud, alla ricerca di alcune fantasmagoriche spiagge di cui avevo letto la bellezza sulla guida… peccato che anche qui sia difficile raggiungerle. Eravamo alla ricerca di Grande Macabou ma lo sterrato non finiva più, non c’erano indicazioni… e consci di non voler rovinare la seconda auto, siamo tornati indietro, peccato. Ci siamo rifatti però ampiamente quando siamo arrivati in vista di Pointe Faula, la spiaggia di Vauclin: una laguna incredibile, in cui l’acqua arriva al polpaccio per decine di metri e poi improvvisamente si apre in uno slargo in cui diventa più profonda e si può fare il bagno: magnifico!
Mentre eravamo lì a mollo alcuni ragazzini ci salutano con un bonjour, si erano accorti che non parlavamo francese, ed erano curiosi: ma di dove siete, Italia? Una ragazzina mi dice che sua mamma è italiana, lei si chiama Paola ma non parla italiano e ha sempre vissuto lì, ma guarda un po’! Il sorriso e la gentilezza della gente della Martinica mi sono rimasti veramente impressi, questa scena poi.. con quelle due parole di francese che sappiamo noi, cercavamo di comunicare con i bambini martinicani a mollo nell’acqua e che volevano sapere dov’era Modena… per fortuna che dalle nostre parti abbiamo la Ferrari, posso sempre dire che abito vicino alla Ferrari! Dopo il bagno ho costretto il mio recalcitrante marito a “nutrirsi” solo con un panino per pranzo: infatti mentre a lui piacciono un sacco i ristorantini io preferisco i pic-nic e così quel giorno ho vinto io! Cotti come due cretini che hanno fatto il bagno sotto il sole dell’una del pomeriggio ai Caraibi, torniamo verso La Trinitè.

Un’altra giornata ci ha portato più verso nord, dove le onde dell’Atlantico si infrangono impetuose e non ci sono più spiagge balneabili. La strada è incredibilmente bella per i panorami che si aprono davanti a noi, la natura sempre più lussureggiante, sembra quasi che stilli rugiada. Ci fermiamo a Sainte Marie, con spiaggia cittadina di sabbia nera e panchine per ammirare il mare e poi alla stupenda Anse Charpentier. Qui arriviamo che è pomeriggio inoltrato, la luce è radente, le onde sono cavalcate da qualche surfista, un piccolo sentiero consente di percorrere la lunghezza della spiaggia anche dall’interno, le mucche pascolano ovunque, la sabbia è nera con i riflessi dorati del tramonto, un gruppo di persone fa jogging. L’atmosfera è incredibile, qualcun’altro come noi si ferma a guardare il paesaggio senza parole.
Continuiamo per un tratto verso nord, ma di poco, perché ai Caraibi fa buio presto e così attraversiamo anche i paesi di Le Marigot, Le Lorrain e Basse Pointe. Qui tutte le persone che si vedono in giro sono di colore, le abitazioni sono veramente molto semplici, alcune fatiscenti, passiamo in auto a bassa velocità e tutti ci notano; noi notiamo invece i gruppi di ragazzi che scendono dal pulmino della scuola, sono tutti vestiti con maglietta o camicetta bianca e pantaloni/gonna scuri. Altrove invece altri gruppi di ragazzi passeggiano, i ragazzi scherzano con le ragazzine che si sono messe il jeans nuovo e il top più carino, tutto come da noi.. gli uomini aspettano il tramonto seduti con la faccia nel sole tutti in fila sul muretto di una strada, alcune donne guardano da un balcone… immagini della Martinica.

Le giornate si susseguono tra tuffi in piscina, puntatine sulla spiaggia di Tartane, dove il mare è uno specchio e le barche coloratissime si stagliano sull’acqua; esplorazione della cittadina di La Trinitè che ha un lunghissimo lungomare ma ben poche attrattive per i turisti, e si capisce che in giro se ne vedono pochi perché tutti ci guardano con curiosità, ma non è mai uno sguardo né insistente né scortese, anzi la gente saluta per strada senza avere la minima idea di chi tu sia. L’ultimo giorno facciamo anche il pieno di souvenir da “Tilo”, un negozio pubblicizzatissimo dove per la verità vendono anche cose carine: noi abbiamo acquistato degli oggetti in ferro battuto da appendere al muro, caratteristiche sono le lucertole coloratissime, e qualche articolo nella tipica stoffa Madras.

Tristemente constatiamo che due settimane sono volate ed è finita la vacanza, sabato 31 maggio ci aspetta il volo di ritorno dell’Air France….“au revoir” Martinique, ci portiamo via il ricordo di un’isola splendida dall’animo gentile, dall’atmosfera magica delle spiagge deserte al dolce ricordo dei sorrisi dei bambini.

Altre foto dall’album qui – Video di Viaggio qui

Pin It
Tags:

Ci sono 5 commenti su “La Martinica e il "Mal delle Antille"

  1. Wow…. sono tornata indietro di qualche anno e con il vostro racconto ho ritrovato l’atmosfera cordiale e allegra delle Antille. Io sono stata a Saint Martine e Anguilla…ma le sensazioni sembrano assolutamente le stesse!!!! Grazie:rose:
    Lilly

Lascia un commento

Commenta con Facebook