Viaggio nel Salisburghese nel 2007

Partenza l’8 agosto, passiamo per la slovenia e poi l’Austria.
Quasi niente code, solo una decina di minuti per un tunnel in Austria.
Già il primo giorno andiamo a visitare le miniere di sale ad Hallein, molto carine, la guida parlava tedesco ed inglese molto bene, si è anche sforzata di dare le info anche in italiano.
Arrivo alla nostra fattoria, dispersa tra le montagne (oddio vicino alla strada, ma difficile da trovare).
La camera è carinissima, abbiamo fortuna e quella sera c’è la figlia dei proprietari che parla italiano perfettamente (si è sposata un italiano e vive a Varese). Quindi ci dà qualche dritta su dove andare a mangiare e come muoverci.
Secondo giorno:
Il giorno dopo, meta Salisburgo, ma c’è un festival, quindi…centro chiuso e ore di coda (siamo partiti alle 10 circa e siamo arrivati lì alle 14.00…40 km per capirsi). Parcheggiamo vicino alla fiera (a pagamento…) e con i mezzi andiamo in centro. Prima tappa il museo di storia naturale, pieno zeppo di bambini urlanti. Poi giretto col battello sul fiume. Per il primo giorno…basta, anche perchè io sono vittima del mal di testa da primo giorno…
terzo giorno: Salisburgo, di nuovo. Ce la giriamo abbastanza, a piedi ovviamente. Stavolta abbiamo avuto fortuna e abbiamo parcheggiato in un parcheggio libero a 5 metri dalla fermata dell’autobus!
La residenza (però peccato che le sale erano chiuse per un allestimento di una mostra…), il duomo (e relativo museo), l’abbazia di San pietro, la fortezza, la casa natale di Mozart, il museo delle cere.

Salisburgo è letteralmente una macchina da turisti (in senso buono eh…)
Chiunque abbiamo trovato parla inglese, (Dani mastica qualcosina di tedesco, ricordi scolastici…mentre io francese), pochi in italiano, ma visto che con l’inglese noi non ce la caviamo male non c’è problema.
Anche gli autisti dell’autobus…(e qui scatta il confronto…sia io che dani abbiamo pensato: Trieste…che vorrebbe tanto diventare meta turistica….già tanto se l’autista ti risponde e lo fa in italiano invece che in dialetto…figuriamoci in inglese).
Tra l’altro appena scesi dall’autobus che porta dalla periferia alla stazione, siamo stati subito individuati da un ragazzo, immagino dipendente comunale, che ci ha aiutati con le linee che ci servivano per raggiungere la nostra prima meta.
Mentre aspettavamo l’arrivo dell’autobus (puntualissimo tra l’altro) abbiamo notato che questo ragazzo non faceva altro che aiutare i turisti.
Altra piccola nota: i bagni pubblici erano + puliti di quelli di casa mia. Non appena usciva una persona, l’addetta entrava nel bagno, puliva e dava il via alla prossima!
(e cmq bagni e strade pulitissimi e in ordine dovunque!)
Merenda ovviamente…a base di un bretzel con crema pasticcera e pesche..(slurppp…) e cena a base di…wienersnitzel! (per chi parla tedesco se sbaglio a scrivere correggetemi!).
Io sono abbastanza tedescofona come gusti culinari, per cui mi piace mangiare l’insalata con lo yogurt, la carne accompagnata da marmellata di ribes o da panna acida…
Ah, pranzo rigorsamente al sacco, tra l’altro la signora della fattoria ci dava al mattino (senza chiedere niente) la carta per incartare i panini rimasti dalla colazione e i sacchetti. (parole sue (tradotte dalla figlia) : è roba vostra, l’avete già pagata, perchè spendere due volte?)

quarto giorno: diluvia. Molte cose che vorremmo vedere sono all’aria aperta…Ci dirigiamo a Innsbruck a vedere il museo Swarosky. Splendido a dir poco. Il negozio è una tentazione continua (e a qualcosa cedo…un paio di orecchini!).
Nel negozio ci sono degli oggetti (come dei pappagalli) che sono praticamente da esposizione. Non ho idea di quanto costassero…non ho avuto il coraggio di guardare il prezzo :P

quinto giorno: il tempo è un po’ instabile, ma almeno non piove.
Direzione Hellbrunn. Il tempo regge quindi ci godiamo il parco dove ci sono tantissime fontane e scherzi d’acqua.
Pomeriggio: Frilichtmuseum. Bellissimo. Sostanzialmente hanno “ricostruito” le 5 zone che costituiscono il salisburghese e hanno trasportato e ricostruito vecchie fattorie, mulini, chiese di montagna. Ci sono 60 fattorie ricostruite, la più vecchia del 1500/1600. Le hanno smontate e ricostruite pezzo per pezzo, con tanto di arredamento e ogni costruzione ha la sua storia (cos’era, il periodo in cui pensano sia stata costruita, quando è stata smontata, a volte foto d’epoca, a quando risale l’arredamento, se ci sono stati allargamenti nel corso dei secoli). Per fare il percorso completo ci vogliono circa tre ore).

sesto giorno:
Hohewerfen, un castello vicino a Salisburgo in cima alla montagna. Ovviamente saliamo con la funivia :P Assistiamo alla dimostrazione di volo con i falchi che dura circa 40 minuti e poi visitiamo gli interni, salendo fino in cima al campanile nella torre!
La discesa la facciamo a piedi e ci godiamo il sentiero.
Pranzo al sacco e ci dirigiamo verso il Lichtensteinklamm, un canyon. Ne avevamo uno in programma, ma poi abbiamo visto il volantino di questo…e ne siamo rimasti incantati. In effetti è splendido (anche se la prossima volta andremo a vedere anche l’altro) e si arriva ad una bella cascata!.
Camminata facile facile, visto che (come anche l’altro) è tutto attrezzato con passerelle di legno). In ogni caso…io non sono una camminatrice, Dani è fuori allenamento, per cui anche se le camminate erano facili, gira e rigira quasi ogni giorno abbiamo camminato dalle 6 alle 8 ore (salisburgo….quasi 10). La sera io arrivavo distrutta dalla stanchezza e crollavo prima delle 10 (ma decisamente soddisfatta)!

Ultimo giorno: al mattino direzione Eagles Nest (il nido delle aquile), residenza estiva di Hitler.
C’eravamo già stati, nel senso arrivati all’entrata (o meglio al parcheggio da cui partono le navette), ma l’ultima parte alle 4 (e non era scritto da nessuna parte) e la prima volta siamo arrivati verso le 5.
Praticamente nessuna indicazione per la strada. Per trovarlo devi sapere esattamente dov’è, l’unica indicazione è a 500 metri dal parcheggio.
E’ uno chalet, ora è un rifugio privato, si arriva con la navetta fino all’ingresso del tunnel, poi l’ascensore ti fa fare gli ultimi 124 metri di dislivello. (volendo dal parcheggio si può andare a piedi, ma sono oltre due ore di camminata in salita su sentieri di montagna…non è cosa per me).
Pomeriggio il ritorno…decidiamo di fare il passo del Grosslockner, e solo quando arriviamo lì, scopriamo che è anche un parco, per cui…decidiamo anche di visitarlo. Si arriva fino a quota 2571 metri, con una vista mozzafiato sulle montagne e su un ghiacciaio.
Con un po’ di fortuna c’è stato un pochino di luce tra le nuvole quindi sono riuscita a fare un po’ di foto.
E poi…strada del ritorno definitiva. Attraversiamo il passo del Monte Croce Carnico che dall’Austria ci porta in Italia, Tolmezzo.
Piccola annotazione (vera eh?): non appena abbiamo passato il cartello “Italia” sono cominciate le buche sulla strada.

Davvero un bel viaggio (tutto sommato anche economico, considerando che le entrate nei vari musei sono abbastanza care).
Panorami meravigliosi, io e Dani “giocavamo” a trovare una casa un po’ decadente…qualcosa che disturbasse, ma in tutta la zona montana non abbiamo trovato nulla del genere. Persino la centrale elettrica era “nascosta” dagli alberi.

Meravigliose quelle case in legno piene di fiori sui balconi, i prati verdi dove abbiamo visto tantissime mucche, spaventapasseri fatti benissimo (proprio belli, quasi pubblicitari), montagne stupende.

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