Appunti sul Rwanda scritti durante il viaggio

Kigali 1/8/04
Ho appena trascorso una settimana di safari in Kenya e sono atterrata da poco a Kigali – Rwanda.
Appena scendo sento che l’aria qui è completamente diversa, i sorrisi, i colori e l’affetto keniota sono del tutto assenti. Al controllo passaporti sono molto più fiscali che negli altri paesi africani in cui sono stata, ci metto quasi un’ora per avere il visto!

Negli occhi delle persone c’è ancora molta tristezza.. sono passati 10 anni dal genocidio del 94, ma il ricordo di quei terribili 4 mesi è ancora molto presente. Mi chiedono subito se sono una giornalista, qui il turismo è visto come una cosa strana… chi è che viene in Rwanda in vacanza????

Per le strade vengo guardata come un marziano, ma non riesco a capire quello che quegli occhi penetranti cercano di trasmettermi. A differenza di Kenya, Tanzania o Uganda qui nessuno ti regala un sorriso… Hanno tutti uno sguardo imbronciato, ma probabilmente è che tanti morti e tanta sofferenza non si possono dimenticare nemmeno dopo 10 anni e forse vedono l’uomo bianco come un invasore nel loro dolore e nella loro voglia di andare avanti. Guardo le persone e cerco di immaginare quello che potrebbero aver visto 10 anni fa su queste strade che oggi sto percorrendo… ma non posso nemmeno lontanamente arrivare a capire quello che hanno vissuto….

Kibuye 4/8/04
Sono in un posto bellissimo a Kibuye sulle rive del lago Kivu: ho i piedi in acqua e manca poco al tramonto, ma questo paese continua a darmi delle sensazioni strane…
Questo è il paese dai 1000 contrasti oltre che delle 1000 colline! Nelle città da Kigali a Butare la gente ti guarda sempre crucciata e non è disposta ad aprirsi, se gli sorridi o li saluti spesso non ti rispondono. Nei piccoli villaggi invece è diverso: le donne e soprattutto i bambini cercano un contatto anche se all’inizio sono molto titubanti. Sono partita un po’ diffidente verso questo paese soprattutto dopo un primo approccio a Kigali non proprio idilliaco. In questi primi giorni il cielo mi sembra rispecchiare il mio stato d’animo e quello della gente locale. È sempre grigio e non vedo nenahce uno spiraglio di sole, ma stamattina mi sono trovata per caso in una scuola, mi siedo e vedo che i bambini cominciano a spiarmi da dietro la porta della loro classe, osservo, ma non tiro fuori la macchina fotografica per non essere invadente. Alcuni bimbi si fanno coraggio e iniziano a salutarmi da lontano per scappare appena rispondo! Pian piano si avvicinano, iniziamo a sorriderci, ma non ho modo di comunicare con loro. Prendo la macchina fotografica e faccio guardare loro nell’obbiettivo, sono entusiasti… iniziano a ridere scherzare, poi istintivamente loro iniziano a “mettersi in posa” e io a scattare! È un momento bellissimo… guardo il cielo e per la prima volta c’è il sole!!! Quei bimbi sono la speranza del Rwanda, loro non hanno visto l’orrore anche se probabilmente sono senza qualche parente… spero davvero che possano crescere e vivere in un paese migliore…
A parte i bambini e le donne, negli adolescenti e negli adulti lo sguardo è sempre crucciato, è come se ce l’avessero con l’uomo bianco e se è pur vero che il genocidio è stato messo in opera da loro bisogna riconoscere che il mondo occidentale non ha fatto niente per fermare quella follia. Magari loro non pensano niente di tutto ciò, ma è quello che leggo io in quegli occhi rabbiosi. Gli uomini non si sciolgono mai nemmeno se gli sorridi o li saluti sono sempre altezzosi e col machete in mano… questo mi fa un certo effetto e proprio con quell’utensile che sono state uccise così tante persone… tanti morti e nemmeno uno sparo! Del genocidio preferiscono non parlare e se inevitabilmente si finisce sull’argomento cercano subito di cambiare discorso, è una ferita che fa ancora troppo male. Il Rwanda è un paese forte e per venirci bisogna avere una certa pace interiore che io forse in questo momento non ho, se no rischia di lacerarti.
È un paese che cerca di andare avanti, ma allo stesso tempo si sta ancora leccando le ferite, non puoi non pensare a quello che è successo quando continuamente vedi persone mutilate, croci o lapidi per le strade… e cmq non è giusto dimenticare, anche se se penso al Rwanda del futuro mi paice pensare a quei bimbi di stamattina sorridenti e affettuosi, questo paese è nelle loro mani e loro sono la 1° generazione che non ha assistito direttamente al massacro, forse loro potranno davvero guardare al futuro senza il rimorso del passato! Questo almeno è ciò che gli auguro!

Kinigi 7/8/04
E’ il mio compleanno… mi mancano gli auguri delle persone a cui voglio bene dato che qui in cell. non prende nessuno me li può mandare. E anche oggi come il resto del viaggio i sentimenti sono contrastanti!!! Ho appena visto per il secondo giorno consecutivo i gorilla di montagna… che meraviglia!!!! Però mi sento sola.

Domani riparto per l’Italia e posso tirare le somme su questo viaggio: il Rwanda è un paese davvero bellissimo, ha una natura splendida e incontaminata, il turismo è praticamente assente a parte il Parco dei Vulcani dove ci sono i gorilla. Per le strutture e il mangiare bisogna sapersi adattare, ma devo dire che questo per me non è mai stato un problema. Quello che non riesce proprio a passarmi nemmeno dopo una settimana è quest’ombra del genocidio che sento seguirmi continuamente… prima di venire qui ho letto tanto sugli avvenimenti del 94 e forse è proprio questo che mi ha condizionato tanto.
Bisogna però riconoscere che Il Rwanda offre degli scenari incredibili, tutte queste colline, delle foreste bellissime, cascate, i gorilla, gli scimpanzé, i vulcani, l’unico avvertimento è di cercare di guardare al futuro di questo paese e di cercare di pensare al genocidio come… passato!

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