La mia Africa

Destinazione: Tanzania
Data di inizio: dal 13 al 28 febbraio 2008
Itinerario: Zanzibar – Arusha – Lake Manyara – Lake Eyasi – Empakaai Crater – Parco Serengeti – Ngoro-Ngoro – Arusha – Zanzibar
13 febbraio 2008

Dopo qualche mese passato a preparare in dettaglio il viaggio nell’Africa nera, con qualche residuo timore relativo all’effettiva riuscita del viaggio, finalmente è arrivato il giorno della partenza.
Alle 21,30 circa abbiamo l’aereo da Malpensa. Ci accompagnano in auto Davide e Michela.
Abbiamo appuntamento con Fiorella e Rigo e i nuovi compagni di viaggio, Franca e Otto, in aeroporto. Il primo contatto con i nuovi amici è positivo, penso saranno due buoni compagni di viaggio mentre Fiorella e Rigo sono già sperimentati, quindi andiamo tranquilli.
Il volo che pensavamo fosse diretto su Zanzibar in realtà fa uno scalo tecnico a Luxor. E’ in perfetto orario anche se durante la notte, a causa dello scalo, il sonno è disturbato e intermittente.

14 febbraio 2008

Giungiamo intorno alle 10 a Zanzibar. Il tempo è nuvolo ed abbiamo il primo impatto con la disorganizzazione di Fabrizio, il nostro intermediario di Terra di Confine in Italia che ci aveva assicurato la visita in mattinata a Stone Town (compresa nel prezzo) e ripartenza in aereo nel pomeriggio per Arusha. La guida locale, Nana, ci comunica che l’aereo per Arusha, via Dar es Salaam, parte alle 13,10, che non aveva alcuna notizia di doverci portare a visitare la città, che il tempo non è sufficiente e che forse ci conviene tentare di prendere l’aereo precedente, alle 11, in modo da non dover passare troppo tempo in aeroporto a ciondolare.
Ci cambia i biglietti e si libera di noi. Peccato che l’aereo da Dar es Salaam per Arusha non è stato anticipato e quindi ciondoliamo semplicemente in un aeroporto diverso. In pratica perdiamo la giornata in aeroporti vari, con diversi balzelli (visti, mance) richiesti ad ogni piè sospinto.
Finalmente arriviamo ad Arusha ed abbiamo per la prima volta la percezione vera dell’Africa. Bello!! L’aeroporto è molto piccolo con posteggiati dei piccoli aerei da pochi passeggeri; scendendo dall’aereo si attraversa un prato e per un sentierino si arriva al cancello dove troviamo la nostra guida per i prossimi giorni.

Si chiama Seidi, un giovane sui 30 anni (qua tutti dicono di averne 29, non so se è proprio così), non molto loquace ma pare un bravo figliolo.
Il cielo verso la città segnala pioggia ed infatti lungo il tragitto in jeep viene giù acqua a catinelle. Seidi ci conduce in agenzia, dove prendiamo accordi con Mbogo, il capo, per il programma sulle giornate di safari. Approfitto per scrivere a Fabrizio (Terra di Confine) facendo presente le manchevolezze ad oggi verificatesi. Vedremo … Andiamo poi in hotel all’Impala. Non è malissimo, forse un po’ decaduto e bisognoso di qualche riparazione, ma può andare. Dopo una doccia, un riposino, la cena crolliamo fino a mattina confidando nel miglioramento del meteo per domani.

15 febbraio 2008

Oggi il tempo sarà bellissimo. Colazione in allegria e partenza per il nostro primo safari al lago Manyara. Entusiasmante!!
Vediamo tra gli altri macachi, cercopitechi, impala, elefanti, zebre, bufali, giraffe, aironi, cicogne, ibis in una natura bellissima: savana e foresta. Temevamo di trovare molte jeep ed invece la mattina ne incontriamo pochissime. Forse con il tempo sarà il caso che arrivino a limitare il numero giornaliero dei visitatori in modo da non rovinare questa natura quasi incontaminata con troppe presenze umane e non infastidire troppo gli animali che sono qua i padroni di casa, noi ospiti.
La giornata è piacevolissima, ciò che abbiamo visto fino ad ora di questo paese ci ha rivelato una realtà molto diversa rispetto agli stereotipi che avevamo in mente. Pur con strade sterrate e case modeste, l’impressione generale è di un ordine e pulizia sorprendenti.
Per fare un esempio, le toilette all’interno del parco del Lake Manyara erano addirittura lussuose e perfettamente pulite. Continuo a pensare che la presenza di servizi igienici disponibili al pubblico e il loro grado di pulizia sia un indicatore di civiltà: quindi noi italiani siamo dei cavernicoli, mi dispiace dirlo.
Questa sera dopo il safari ci rechiamo a Karatu, al Crater Rim, un hotel leggermente naif, sobrio ma dall’atmosfera piacevole. Le stanze sono molto ampie, anche se abbiamo un piccolo inconveniente perché in due delle nostre tre stanze non arriva l’acqua calda. Noi abbiamo fatto la doccia in una camera diversa, Rigo e Fiorella il secondo giorno cambieranno stanza.
Ceniamo insieme a Seidi che ci racconta di essere sposato e ci mostra la foto della sua piccolina di un anno e mezzo. La cena non è male, ci diamo appuntamento per la colazione alle 6,30, in modo da poter partire alle 7 per il safari di domani. Speriamo che la giornata sia altrettanto piacevole.
I nostri compagni i viaggio sono una buona compagnia, simpatici e socievoli senza eccessi. Buonanotte!

16 febbraio 2008

Jambo – ciao
Jambo see jambo – ciao ciao
Assante sana – grazie molto
Karibu – benvenuto e anche prego
Hakuna matata – nessun problema
Questo è per ora il mio dizionario. Vedremo di migliorarci.
Oggi è prevista la visita al lago Eyasi con soste presso un paio di tribù. A questo riguardo io mi sento n po’ a disagio, non mi piace andare a “vedere” degli esseri umani quasi come andassi allo zoo. Ne discutiamo tra noi in macchina e Rigo sostiene che invece il fatto che il turista sia interessato a vedere il loro stile di vita li aiuta a mantenere le tradizioni. Sarà! Ma io continuo ad essere perplessa ed a sentirmi non a mio agio.
La pista lungo il percorso è tutt’altro che comoda ma il paesaggio ti fa dimenticare la scomodità: abbiamo percorso un tratto di pista fatta di terra rossa piuttosto accidentata, forse per la pioggia dell’altro giorno, oppure è sempre così.
La nostra prima visita è appunto alla tribù degli Hadzabe che vivono in queste zone. Ci sono stati descritti come una tribù che mantiene ancora uno stile di vita primitivo, vivendo di caccia e raccolto e abitando in capanne molto provvisorie. Forse è così, ma è altrettanto vero che fumano marijuana in gran quantità elargendola anche a quelli che per noi sarebbero bambini, che rifiutano la civiltà ma si esibiscono per la medesima con grande disinvoltura, vendendo poi collanine e braccialetti.
Ci hanno condotto con loro a caccia (con arco e frecce), hanno cacciato due uccellini ed immediatamente hanno acceso il fuoco sfregando due legnetti, hanno arrostiti le loro prede e se li sono mangiati (e fortunatamente non ce li hanno offerti).
Dopo la caccia hanno inscenato una esibizione di canti e balli ed infine hanno aperto il mercatino di collanine e monili vari. Non posso dire mi siano riusciti simpatici.
Ho letto che gli Hadzabe sono l’unica popolazione di ceppo boscimane che vive nell’Africa dell’Est, vivono in piccoli gruppi, spostandosi continuamente alla ricerca dei frutti della terra e della selvaggina che cacciano con arco e frecce; non conoscono nè la metallurgia, né l’agricoltura, né l’allevamento del bestiame.
Pare che il Governo abbia cercato di aiutarli fornendogli una scuola ed assistenza sanitaria ma dopo poco tali servizi sono stati sospesi in quanto nessuno si è mai presentato a scuola né tanto meno dal medico.
Dopo averli lasciati visitiamo un’altra tribù, i Datoga che fabbricano oggetti in ferro e metallo in genere, e ci mostrano come forgiano il metallo (con mezzi molto primitivi, ma efficaci). Queste mi sembrano persone molto più dignitose e sono molto diversi anche dal punto di vista fisico. Sono più alti e hanno diversi tratti somatici.
Scendiamo poi al lago e ci fermiamo per il pranzo sotto un baobab, in un posto poco felice. Il lago non è niente di che. Torniamo quindi a Karatu al Crater Rim e constatiamo che l’acqua calda nelle due camere di ieri non è ancora arrivata, nonostante le rassicurazioni. Per questo Rigo si sposta. Noi non ne abbiamo voglia, anche perché domattina lasceremo l’albergo. Ci limitiamo quindi a recarci in altra stanza a fare la doccia e poi ci riposiamo un poco, ma visto che non siamo capaci di stare fermi poco dopo io e Sergio andiamo a fare un giro lì attorno. Per strada tutti ci salutano e un gruppetto di bambini si scatenano per noi, per farci fare alcune foto.
Questa sera, dopo cena, ci viene offerto uno spettacolo di canti e danze di cultura locale. E’ stata una piacevole sorpresa. Il gruppo è formato da due ragazze e cinque o sei ragazzi, tutti bravissimi. Alla fine siamo stati coinvolti a ballare con loro e Fiorella, Rigo ed io non ci siamo tirati indietro e ci siamo molto divertiti.
La compagnia devo dire che dà il meglio di sé in jeep la mattina. L’autista, che temo non capisca le nostre battute o doppi sensi, si chiederà perché ci divertiamo tanto!
Chiudiamo la serata in veranda da Fiorella e Rigo e poi tutti a nanna.
Domattina si parte per l’area del Ngoro Ngoro, per la precisione andremo all’Empakaai Crater.

17 febbraio 2008

Sveglia, colazione e partenza. Le strade asfaltate qua sono una minima parte e quindi per coprire 100 Km ci vorranno tre ore. Entriamo nell’area protetta del Ngoro Ngoro e subito il paesaggio ci entusiasma: si vedono foreste fitte e una vegetazione rigogliosa, un ambiente ancora incontaminato. Dopo le foreste avvistiamo il cratere e poi, dirigendoci verso l’Empakaai attraverso l’altopiano percorriamo un ampio territorio Masai. Spettacolo bellissimo. Vediamo molti animali selvatici: zebre, bufali, iene, sciacalli, etc. Ma anche molte mandrie di mucche e asini, capre e pecore dei Masai che mantengono il diritto di pascolo su tutti questi territori.
Oggi è domenica e forse per questo incontriamo lungo la strada molti Masai, uomini e anche donne, con i loro abiti intensamente colorati ed abbigliati con le loro tipiche collane e copricapi. Forse stanno recandosi ad un mercato e ci ripromettiamo di convincere la nostra guida a condurci a visitarlo. Ci pare recalcitrante …
Si unisce a noi un ranger armato che ci scorterà lungo la discesa a piedi verso il fondo del cratere. E’ indispensabile la presenza del ranger armato di fucile per possibili incontri con bufali e iene. Fortunatamente ciò non si avvera.
L’escursione è faticosa, con qualche difficoltà in discesa per la scivolosità del sentiero ripido e fangoso, ma aiutati da un bastone fornito a noi tutti dal ranger. La risalita è decisamente dura, anche perché ci troviamo ad una altitudine di circa 2500 metri slm e quindi i circa 300 metri di dislivello si sentono.
Pranziamo in cima all’orlo del cratere e poi facciamo una puntata al mercato Masai. Non abbiamo molta fortuna perché sono già le 16,30 ed è scoppiato improvviso un temporale quindi non è rimasto granché da vedere. Inoltre non permettono che li si fotografi. Ci dirigiamo quindi verso il lodge. Questa sera dormiremo al Ngoro Ngoro Wildlife. La struttura non è male anche se stanno eseguendo lavori di ristrutturazione, ma è in una posizione magnifica.
Mandiamo una mail in agenzia per lamentare alcuni inconvenienti, vediamo anche qua un balletto stile “tribale”, ma decisamente più turistico. Si cena e a nanna.

18 febbraio 2008

Oggi è il nostro anniversario di matrimonio. Vediamo se Sergio se ne ricorda! La mattina presto partiamo, dopo la colazione, dal lodge verso il Serengeti.
Il Parco nazionale del Serengeti è una delle più importanti aree naturali protette dell’Africa orientale. Ha una superficie di 14.763 km², e si trova nel nord della Tanzania, tra il lago Vittoria e il confine con il Kenya.
È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1981 per la sua ricchissima biodiversità.
Il parco rappresenta una delle principali attrazioni turistiche della Tanzania, e la più importante di un sistema di quattro aree naturali protette, che include il già visitato Parco nazionale del lago Manyara, il parco nazionale del Tarangire, che non vedremo, il parco nazionale di Arusha e la riserva naturale di Ngorongoro.
Il nome del parco, nella lingua delle popolazioni masai locali, significa “pianura sconfinata”.
Prima di iniziare il safari fotografico, facciamo una deviazione verso un importantissimo sito archeologico, le gole di Olduvai conosciute come culla dell’umanità. Qui vennero rinvenuti resti di uomini primitivi risalenti a circa 1.75 milioni di anni fa e svariati fossili di animali risalenti all’età della pietra. Nel 1972, a circa 40 km dalla gola, vennero scoperte da Mary Leakey le famose “orme di Laetoli”: impronte fossilizzate di ominidi risalenti a circa 3 milioni e mezzo di anni fa.
Dopo la visita al luogo e al piccolo museo in cui è esposto un calco delle impronte di due persone (mamma e papà?) ci inoltriamo nel Serengeti, speranzosi di avvistare il leone.
Decisamente pensavamo di avvistare molti più animali di quanti ne vedremo in questa immensità. Le prime leonesse le individua Sergio, sono tre femmine adulte e un paio di piccoli. Non c’è traccia del maschio. Nel corso della giornata vediamo poi diversi tipi di gazzella, bellissime giraffe con i piccoli, zebre, gnu, iene, sciacallo, antilopi, ippopotami, aquila pescatrice, coccodrillo, iguana, altri leoni, manguste, iraci, diversi tipi di uccelli, babbuini.
Il paesaggio del Serengeti cambia diverse volte da savana a piccole oasi di foresta e con altitudini diverse, da 1000 a 2000 metri e oltre slm.
Il pranzo lo consumiamo presso un’area attrezzata molto curata e la sera ci dirigiamo verso il Lobo Lodge. (inizialmente era previsto il Seronera, posizionato molto meglio al centro del parco)
Il Lobo comunque è in una bellissima posizione, costruito in mezzo alle rocce e così ben dissimulato che dal basso si stenta a vederlo.
E’ l’albergo più bello che fino ad ora abbiamo avuto. Molto curato, con un’attenzione all’ambientazione spiccatissima.
La sera a cena ho la sorpresa di scoprire che Sergio non aveva dimenticato l’anniversario, ma aveva organizzato una festa, con torta e spumante portato in tavola dal corpo di ballo cantando canzoni tanzaniane di cui ovviamente non ho capito le parole … Gli amici mi hanno regalato un telo dipinto che avevo ammirato alle gole di Olduvai. La serata quindi si conclude in bellezza.
Aggiunte al dizionario swahili:
pole pole – piano piano
mjinga – stupido

19 febbraio 2008

Questa mattina sveglia alle 5,45, colazione e partenza alle 7, tornando indietro per il Serengeti alla ricerca di altri animali. Seidi ci ha comunicato che dovremo uscire dal parco entro 24 ore da quando siamo entrati. Il biglietto di ingresso è molto caro (50 dollari a testa al giorno) e quindi entro mezzogiorno dovremo essere fuori.
Siamo un po’ perplessi ma così è, quindi …
Fiorella non sta affatto bene, probabilmente si sta trascinando un’influenza che l’ha già colpita (con ricaduta) a Trieste. In jeep dormirà molto.
Oggi incontriamo ancora leoni, elefanti, gazzelle, zebre, giraffe, gnu, ippopotami, bisonti, iene, dik dik, antilope d’acqua, facoceri, genette, coccodrillo, iguana.
Usciti dal Serengeti incontriamo ancora grandi mandrie di gnu., zebre e giraffe.
Poiché abbiamo quasi tutto il pomeriggio libero, accettiamo di fare una visita fuori programma, a pagamento, ad un villaggio Masai.
Ero un po’ prevenuta, pensavo fossero finti. Il villaggio invece è vero, ciò che è proprio a nostro esclusivo uso è la cerimonia di benvenuto, con canti e ballo tipico, e l’esposizione di manufatti in vendita.
Mi sono parsi molto dignitosi, ci hanno spiegato un poco la loro vita, ci mostrano una loro casa e la scuola per i bambini piccoli (una sorta di asilo) dove i bambini, con un maestro, stavano recitando cantando le lettere dell’alfabeto e i numeri in inglese.
I bambini devono frequentare dopo i sei anni la scuola pubblica del paese più vicino, e quindi per integrarsi devono conoscere, oltre alla loro lingua, il swahili e imparano anche l’inglese. Interessante questa visita!
Penso comunque che i Masai che vivono ancora secondo le antiche tradizioni siano una minoranza, quelli che continuano ad occuparsi di pastorizia. Contrariamente a quanto si può pensare visitando questi luoghi, il popolo Masai non deve essere molto numeroso, anche se un censimento penso sia irrealizzabile allo stato. Ho letto che da stime effettuate da uno studioso della civiltà Masai il numero tra Kenya e Tanzania si aggirerebbe intorno alle 600.000 unità.
Quindi torniamo al lodge dove eravamo due notti or sono, al Ngoro Ngoro Wildlife.
Domani avremo la visita al cratere e penso sarà la cosa migliore di questi giorni (speriamo). Questa sera dalla terrazza Sergio ha visto in fondo al cratere (con il cannocchiale ovviamente) tre rinoceronti, che sono molto difficili da incontrare, ce ne sono 14 esemplari in tutto il Ngoro Ngoro. Speriamo domani! Buonanotte.

20 febbraio 2008

Questa mattina alle sette partiamo, subito dopo aver consumato la colazione.
Il cratere è profondo 660 metri e copre una superficie di 260kmq, ospita una popolazione permanente di oltre 30.000 animali, ed è uno pochi luoghi dell´Africa dove si ha la possibilità di vedere i “big five” (leone, leopardo, bufalo, rinoceronte ed elefante) in un solo safari.
Una caratteristica assolutamente unica del cratere è che i Masai del posto pascolano il bestiame sulle sue pendici.
Il cratere costituisce solo una piccola parte della Ngorongoro Conservation Area, che ha una superficie di 8 300km
Iniziamo a scendere da un sentiero molto ripido a senso unico che inizialmente attraversa una zona molto rigogliosa.
Ed iniziamo quasi subito ad incontrare animali diversi, padroni incontrastati del loro territorio. Sono infatti completamente indifferenti a noi, per nulla turbati dalla nostra presenza alla quale evidentemente sono abituati.
Sapevamo che il leone, il rinoceronte rf il ghepardo difficilmente avvistabili ed invece noi incontriamo tutti e tre. Il leone parecchio da vicino e si è anche esibito in una sfilata per noi. Il rinoceronte invece era piuttosto lontano ed il ghepardo non vicinissimo ma per due volte e la seconda impegnato in un agguato ad una gazzella fortunatamente non riuscito.
Osserviamo poi ippopotami (vicini), fenicotteri, elefanti, zebre, gnu, gazzelle, facoceri, sciacallo, gru coronate, aquile ed altri uccelli sconosciuti.
Pranziamo giù al cratere proteggendo il pranzo dalle aquile che ce lo ruberebbero di mano, e quindi risaliamo prendendo la strada che conduce ad Arusha.
Per strada facciamo sosta al Crater Rim per un pipistop e quindi puntiamo sull’Impala Hotel. Questa sera siamo tutti molto stanchi, forse è la stanchezza accumulata in questi giorni, ma siamo anche molto soddisfatti della visita odierna, anche per gli animali visti, ma soprattutto per l’ambientazione.
Il Ngoro Ngoro sembra la riproduzione dell’Eden, uno spettacolo unico. E’ difficile rendere a parole l’atmosfera di quel luogo.
In serata scriviamo una letteraccia a Fabrizio elencandogli tutte le inadempienze riscontrate, sottoscritta da tutti, ma elaborata da me e Rigo, cosa per la quale ci becchiamo i soprannomi di iena e sciacallo. Che gente, pappa pronta e criticano pure!!

21 febbraio 2008

Oggi è prevista un’altra giornata piuttosto stancante. Alzataccia alla 4,30, colazione alle 5, alle 5,30 ci vengono a prendere per portarci al pullman per Dar es Salaam che partirà alle 6. Un percorso di circa 600 Km per un tempo stimato di 8 ore. Diventeranno in realtà nove ore e mezza.
Il pullman è bello, pulito, con i posti prenotati. Oltre a noi c’è solo un’altra ragazza bianca (sola). Il resto dei passeggeri sono tutti locali.
Durante il viaggio è stata offerta una bibita a scelta, verso l’ora di pranzo abbiamo fatto una sosta a una specie di autogrill dove c’erano negozi di frutta e verdura, un bar ristorante, le toilette, un giardino curato e fiorito. Ad ogni fermata si trovavano venditori che offrivano la loro merce (alimentare e non) porgendola da cesti e scatoloni. Durante il viaggio ci viene offerto ancora acqua minerale.
Decisamente i nostri timori sul viaggio in pullman non avevano ragione d’essere, se non per la lunghezza del tragitto!
Abbiamo però avuto modo di ammirare il territorio tanzaniano che è decisamente bello, verdissimo, rigoglioso e coltivato. Veramente splendido!
Giunti a Dar es Salaam molto in ritardo (15,30 ca), troviamo ad attenderci un ragazzo con l’auto che ci deve condurre in aeroporto in tempo per imbarcarci sull’aereo delle 16,30 per Zanzibar. E’ stata un’impresa non da poco, il traffico era intensissimo, semafori rossi interminabili, siamo quindi un po’ in ansia. Ci chiediamo infatti se non riusciamo a prendere quel volo, che facciamo?
La città da quel poco che vediamo ci pare un gran casino! Devo dire che non vediamo niente, solo il traffico spaventoso che è comune a altre città di paesi in via di sviluppo. Ha tre milioni di abitanti, è stata la capitale, ma nella pratica lo è ancora.
Comunque, una volta arrivati, facciamo le corse all’interno dell’aerostazione per riuscire ad imbarcarci. Mentre facciamo il chek in l’impiegata telefona al personale d’imbarco per avvisare che stiamo arrivando. Riusciamo di misura, infatti appena saliti sull’aereo si parte.
A Zanzibar troviamo ancora Nana con auto e autista che in circa un’ora ci conducono al Nyota Beach.
Mentre attraversiamo l’isola abbiamo il primo impatto con una realtà molto diversa dalla Tanzania continentale. Le case, anche di costruzione recente, hanno un aspetto misero, sporco ovunque, in particolar modo ci colpisce vedere sacchetti di plastica vuoti sparsi a centinaia in giro.
Arrivando all’hotel ci rendiamo conto che pensare di uscire dal cancello a fare due passi è irrealistico. Fuori non c’è nulla, solo alcune case locali con le caratteristiche già dette e nient’altro. Qualsiasi cosa possa avere qualche attrattiva non è raggiungibile a piedi. La prima impressione di questo posto è negativa, anche l’hotel, che potenzialmente potrebbe essere una meraviglia, ha un’aria decadente, poco curato. Pare quasi che il proprietario (italiano) non sappia o voglia condurlo adeguatamente.
E’ costruito praticamente sulla spiaggia, subito dietro la fila di palme che la delimitano. I bungalow sono a due piani, ogni unità ha al massimo quattro stanze, due sotto e due sopra, ognuna con ingresso indipendente. C’è poi un bar ristorante e la reception. Tutto costruito in legno con i tetti in makuti.
Franca e Otto però sono molto delusi dalla struttura e dal grado di incuria, anche perché la loro camera è sporca e quindi lo fanno presente a Federico, il proprietario. Noi due, con Rigo e Fiorella, appena arrivati, senza osservare nulla ci infiliamo il costume e andiamo a fare un bagno prima che venga buio, per riprenderci dal lungo viaggio. A queste latitudini il buio ti piomba addosso in brevissimo tempo!.
Ristorati dal bagno, ci andiamo a vestire (si fa per dire…) per la cena e quindi a dormire: domani ci riposeremo passando la giornata spaparanzati in spiaggia!

22 febbraio 2008

Primo giorno effettivo di mare. Prima di colazione faccio un bagno anticipando la bassa marea. Dopo tutti in spiaggia, dove facciamo una lunga passeggiata. Bella, incontriamo un zanzibarino che ci propone alcune escursioni nei dintorni con prezzi interessanti. Ci consegna il materiale e il suo recapito, in modo da poter fare confronti e quindi decidere.
Rigo e Sergio prendono le scarpette di gomma per fare la camminata nell’acqua fino alla barriera corallina. Non resisto, vado anche io.
Non ne sono pentita, ma non sono riuscita ad arrivare fino in fondo. Mi sono riempita le scarpette di aghi di riccio, pungendomi quindi i piedi, ho sfiorato con un fianco i coralli, mi sono ferita leggermente ad una gamba e, con le ferite del combattente torno indietro.
A pranzo ci teniamo sul leggero tornando subito in spiaggia, qualcuno sotto gli ombrelloni (di paglia) altri al sole.
A metà pomeriggio, dopo aver confrontato percorsi e prezzi delle offerte dell’agenzia, del villaggio e di Mohammed, decidiamo sicuramente in favore di quest’ultimo e quindi Rigo e Sergio vanno a contrattare e fissare le due gite che intendiamo fare: Stone Town e Isola delle Prigioni domani e dopo due giorni il Safari Blu, con barca tipica, il dhow, passando per il canale delle mangrovie, gita che dura tutta la giornata, comprensiva quindi di pranzo a base di aragoste e gamberi.
Bene, il programma è fatto. Dopo la giornata di spiaggia, comunque impegnativa, si cena. Io e Sergio, che al solito siamo pronti per primi, in attesa degli altri prendiamo un aperitivo. Mezz’ora di preparazione, pole pole …
Prima di andarci a coricare scendiamo ancora in spiaggia ad ammirare il cielo: uno spettacolo meraviglioso! Le stelle, una miriade, la luna che illumina le palme che si stagliano contro questo cielo che pare disegnato …. Che bello!!

23 febbraio 2008

Colazione alle 7,30, abbiamo appuntamento con Mohammed alle 8. E’ puntualissimo ad attenderci con l’auto e partiamo per Stone Town. Ci fermiamo al porto, dove saliamo su una barca per la visita all’isola di Changuu (Prison o Quarantine Island). Quest’isoletta, di fronte alla città, è stata infatti inizialmente destinata a prigione, poi luogo di quarantena.
Durante gli anni 1920 nuovi abitanti arrivarono sull’isoletta: la comunità della non pericolosa specie di Aldabra Giant Tortoises (le tartarughe), un regalo che il Governo delle Seychelles fece agli inglesi residenti, dove ancor oggi vivono e si riproducono (e abbiamo visto come) un centinaio circa di esemplari anche molto grandi.
Non sono proprio belle, hanno l’aspetto di animali preistorici! Dopo il giretto sull’isola riprendiamo la barca e raggiungiamo con l’auto il centro, Stone Town.
Visitiamo per prima cosa il mercato, dove acquistiamo delle spezie ma rimango delusa: le spezie sono confezionate pro turisti; mi attendevo le spezie in sacchi, vendute a peso e invece …
Addentrandoci poi nel centro storico, un intrico molto animato di vicoli, troviamo negozi e bancarelle di oggetti artigianali ma più spesso di importazione kenyota, Mohammed ci mostra ciò che ritiene importante mostrarci: la cattedrale anglicana, eretta dove si teneva il mercato degli schiavi, alcuni degli antichi portoni di legno intagliato di vecchi palazzi, di solito disposti su tre piani, con cortili interni e con l’immancabile elemento architettonico e sociale: la “baraza”, una tradizionale panca in muratura che si trova al lato dell’ingresso di tutte le case arabe o swahili, dal terrazzo di un hotel indiano dove andiamo a bere vediamo le torri gemelle della cattedrale cattolica di St. Joseph, quindi entriamo nel vecchio forte portoghese, vediamo la costruzione più imponente della città – il palazzo delle meraviglie (House of Wonders), antica residenza del sultano, la casa natale di Freddy Mercury (che avevamo specificato che non ci interessava ma evidentemente è d’obbligo!
Ci aspettavamo tutti qualcosa di più e meglio. Terminato il giro in centro andiamo a pranzo in un bar ristorante pizzeria con balconata sul porto pieno di foto di Freddy Mercury e dei Queens (che mi piacciono anche, ma non facevano parte delle mie aspettative su Stone Town).
Torniamo quindi al villaggio e ci affrettiamo in spiaggia. Quindi si cena, si ammira ancora il cielo stellato, si chiacchiera e nanna.
Devo dire che questo villaggio, pur così trascurato, a noi piace un sacco. Il fatto che sia così piccolo, ha solo dieci camere, evita la massa e il genere di gente che puoi trovare nei grandi ed attrezzati villaggi turistici. La spiaggia è tutta nostra e dei locali perché accanto non ci sono altre strutture turistiche.
Il fatto che siamo un gruppo di sei persone affiatate e che si divertono insieme anche solo a chiacchierare ci evita anche ciò che alcuni temono come la peste: la noia.
Ne siamo comunque immuni e la tranquillità e la pace di questo posto è veramente apprezzabile.

24 febbraio 2008

Oggi ancora intera giornata di spiaggia. Il tempo è sempre bello quindi conviene proteggersi la pelle per cercare (ma forse non ci è riuscito perfettamente) di evitare scottature.
Nel nostro blocco bungalow è arrivata un’altra coppia di italiani coi quali ovviamente attacchiamo bottone. Colazione, spiaggia e una lunga camminata (4 o 5 Km) sulla riva.
Ritroviamo i nuovi arrivati a pranzo e parliamo con loro del viaggio: scopriamo così che anche loro hanno organizzato il tour con Terra di Confine e anche loro hanno delle rimostranze, anche se non gravi quanto le nostre. Scopriamo così di aver scampato un pessimo hotel ad Arusha, il Bella Luna, che ci dicono fosse una cosa indegna. In compenso loro hanno avuto sia l’autista che la guida, e anche molto bravi, mentre noi …
Torniamo in spiaggia dopo pranzo. Questa sera abbiamo in programma una delle due cene pagate, a base di aragosta. Ci offriamo quindi un aperitivo collettivo preparato da Sergio (caipiroska) ed è molto apprezzato da tutti.
Lo beviamo in giardino, sui dondoli, attendendo che la cena sia pronta. Sergio riceve anche il messaggio sulla vincita del Genoa e questo gli completa la serata.
Ma il clou arriverà con la cena. L’aragosta che ci servono è infatti favolosa, veramente ottima, con contorno, preceduta da antipasto e seguita dalla frutta squisita che hanno qua. Cena ottima e la compagnia altrettanto.

25 febbraio 2008

Oggi abbiamo in programma il Safari Blu, gita con auto e barca fino alla costa sud con pranzo sul posto e ritorno in serata. Fiorella questa notte è stata male ed è in dubbio se venire o meno. Alla fine deciderà di venire ma purtroppo per le i non passerà una bella giornata.
Noi cinque invece, pur dispiaciuti per lei, stiamo molto bene! Mohammed ci passa a prendere alle 8,30. Raccogliamo per strada altre sei persone da altri villaggi e una volta a Stone Town Mohammed si ferma a prendere, evidentemente ordinato in precedenza, un grande frigo con bevande, frutta, pane ed inoltre l’attrezzatura per lo snorkeling (pinne e maschere). Proseguiamo in auto per Fumba, villaggio di pescatori dove ci imbarchiamo sul dhow diretti verso una lingua di sabbia dove il mare è incantevole e si può fare snorkeling. Mohammed e il marinaio montano una tenda per procurare un po’ d’ombra a chi la desidera e puliscono e ci servono un po’ di frutta (cocco e ananas ottimo, dal quale attingiamo senza economia).
Dopo un paio d’ore si smonta tutto e ci spostiamo, chi a piedi e chi in barca, un poco oltre sull’isola di Kwale dove in capanni appositamente attrezzati, ci viene servito un pranzo luculliano.
Fiorella, che dopo il bagno sembrava sentirsi un poco meglio, ha invece lo stomaco sottosopra e quindi non tocca cibo e si va a stendere in spiaggia un poco distanziata da noi.
Il pranzo è tutto a base di pesce: aragostine, cicale., polpo, calamari, gamberetti e un altro non identificato, patate fritte (o al forno?), pane, frutta, bevande e caffè.
Sergio e Rigo, con la scusa di non sprecare la porzione di Fiorella, hanno mangiato da fare schifo! Così preoccupati per Fiore!!

Per non essere da meno io mi lancio negli acquisti alle bancarelle accanto. Compero tre parei normali, uno doppio tipico di Zanzibar, un dipinto per Sergio, un abito. Il tutto per ben 39 dollari.
Avremmo dovuto proseguire la navigazione verso un’altra isola e attraversare il canale delle mangrovie, ma Fiorella sta troppo male, ha sicuramente la febbre, e quindi tutti si dicono d’accordo nel tornare indietro direttamente.
Nonostante ciò arriviamo verso le 18,30. Durante il ritorno capiamo di essere quelli che hanno pagato meno la gita odierna e questo non ci dispiace! Anche perché accompagnando gli altri vediamo dei villaggi mega, quindi la soddisfazione di aver speso meno non ci sta male!
Fiorella ha la febbre a 39 e Rigo va immediatamente in palle: è sicuro sia malaria! Fortunatamente trova il modo di far venire il medico che esegue un test ed esclude quella possibilità. E’ una normale infezione intestinale che non è certamente piacevole, ma è conosciuta. A quel punto Rigo rientra in sé e quindi … mangia!
Ancora due chiacchiere e dopo, molto soddisfatti della giornata ci corichiamo.

26 febbraio 2008

Oggi intera giornata in spiaggia, non abbiamo in programma gite. Fiorella sta ancora poco bene ed infatti passa praticamente la giornata in camera.
Noi due facciamo una passeggiata sulla spiaggia verso sud, fino a superare il Fairmont. Veniamo circondati da una trentina di bambini perché ai primi che erano comparsi diamo delle caramelle, ma non le abbiamo per tutti!
Oggi è la giornata dei bambini. Più tardi, mentre siamo sdraiati sotto l’ombrellone passano una decina di bambine velate che ci salutano da lontano e poi, piano piano, un po’ timorose, si avvicinano. A queste regaliamo le saponette degli hotel che avevamo raccolto a tale scopo. Una di loro andando via perde una sciarpetta.
La spiaggia va in ombra attorno alle 18, quindi la sera abbiamo abbondantemente il tempo di fare la doccia, ristorarci e recarci a cena (intorno alle 20,30/21).
Per domani Franca sta organizzando una gita verso Stone Town per il tour delle spezie. A me non interessava moltissimo ma vediamo cosa fare. Se vanno anche Fiorella e Rigo, salute permettendo, ci uniremo anche noi, altrimenti restiamo qua in spiaggia.

27 febbraio 2008

Oggi è l’ultimo giorno di permanenza, abbiamo l’aereo domattina. Passeremo la giornata al villaggio, in spiaggia. Infatti Fiorella non si sente di affrontare la gita quindi anche noi rimaniamo stanziali.
Questa sera è prevista la seconda cena pagata a base di pesce (aragosta?) preceduta da nuovo aperitivo.
Commissioniamo a Franca l’acquisto di ancora qualche confezione di spezie da regalare ad amici e conoscenti.
Stiamo tranquillamente in spiaggia, cercando di goderci il mare e il caldo che sappiamo per un po’ ci mancheranno, sia a Genova sia a Trieste.
Nel pomeriggio, con l’avanzare dell’alta marea, andiamo a turno con il kajak alla barriera corallina. Io e Rigo gareggiamo a chi scatta più foto alle donne e ai bambini che passano.
Ritorna anche il gruppetto di bambine di ieri. Io mi alzo con in mano la sciarpetta perduta ieri e quindi mi corrono tutte incontro meno timorose rispetto a ieri.
Fino a questa mattina non avevamo ancora ricevuto conferma da Nana circa l’orario di partenza di domattina. Rigo fa una serie di telefonate per sollecitare e finalmente, nel pomeriggio, ci comunicano che passeranno a prenderci domattina alle 5,30.
Quindi alzataccia per noi ed anche per chi ci dovrà preparare la colazione!
Verso le 18 lasciamo la spiaggia per andare a preparare i bagagli, nel frattempo sono rientrati anche Franca e Otto che ci hanno acquistato i souvenir richiesti, anche meglio di quanto commissionato.
Quindi aperitivo, cena (aragosta non s’è trovata, guarda un po’!) a base comunque di pesce e crostacei, un’ultima occhiata alla stelle e nanna.

28 febbraio 2008

Che dire, non vale la pena di dettagliare una giornata triste e noiosa passata in aeroporti e aerei!
Si possono però tirare le somme. Il viaggio, nonostante Terra di Confine, è stato molto bello perché:

La Tanzania è un paese bellissimo
I parchi sono luoghi incantati, speriamo rimangano sempre così
L’emozione dell’avvistamento degli animali selvatici anche a brevissima distanza non si può rendere a parole
Gli abitanti della Tanzania sono gentili, accoglienti, allegri e belle persone
Il soggiorno al mare è stato piacevole
La compagnia è stata eccezionale

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