Il cielo d’Irlanda

Approfittando del ponte tra il 25 aprile e l’1 maggio di quest’anno, io e la mia fidanzata Annalisa, abbiamo deciso di effettuare questo viaggio alla scoperta della fantastica Isola di Smeraldo. La passione di Lilli (Annalisa), per le fate, le fiabe e tutti ciò che riguarda la fantasia, mi ha convinto che forse l’Irlanda era la meta ideale per una vacanza in bilico tra sogno e realtà. Convinti; mi misi subito a lavoro per organizzare orientativamente un minimo di itinerario, in modo da poter ammirare ogni giorno qualcosa di unico. Ma parliamo del viaggio.

PARTENZA: 26-04-2008

RITORNO: 03-05-2008
COMPAGNIA AEREA: Aer Lingus
SOCIETA’ AFFITTO AUTO: Europcar

-1° GIORNO (26-04-2008) Ancona – Milano – Dublino – Belfast

La partenza è programmata per le ore 02:00 del mattino alla stazione ferroviaria di Ancona, nel quale il treno Intercity ci aspetta per intraprendere la nostra avventura. Dopo ben sei ore di viaggio siamo arrivati all’aeroporto di Milano Linate. Imbarcati e partiti, arriviamo alle 13:00 in punto, senza nessun tipo di problema, all’aeroporto di Dublino dove pur essendo la città più grande dell’isola, si odora già aria nuova, pulita, non più la soffocante e umida aria di Milano. Non volendo perdere neanche un secondo della nostra permanenza in questa favolosa isola, ci accingiamo a ritirare l’auto già prenotata da casa, una Ford Fiesta nuovissima e pronta a fare tanti e tanti chilometri. Caricate le valige nel bagagliaio, siamo saliti in macchina ed essendo io il pilota salgo dal lato sinistro ma noto subito che mancava qualcosa. La guida è a destra…! Saliti ognuno dal lato giusto cerco di prendere confidenza con il nuovo mezzo: le frecce, il cambio, i pedali, sembra tutto al loro posto. Che ridere… ci sono addirittura gli adesivi che ti ricordano di guidare a sinistra. Capito come funziona, ingrano la retromarcia e “TOCK…” la prima delle tante capocciate al finestrino. Ci immettiamo sul traffico di Dublino e dopo i primi chilometri la guida, essa risulta più tranquilla di quello che ci aspettavamo e con l’aiuto del navigatore, in un attimo siamo fuori città. Viaggiando in direzione Belfast, lungo la M1, decidiamo di fare una sosta, quindi lasciano la strada principale e percorriamo una strada secondaria parallela alla precedente la quale ci porta a Collon, un paesino tipico irlandese con i suoi negozi dalle facciate coloratissime e gli immancabili pub. Mangiamo velocemente qualcosa e mentre ci accingiamo a risalire in macchina una chiesa ci ruba l’attenzione. “Entriamo” dice Annalisa, e i colori ci inondano. Un tripudio di rossi, di blu e di verdi vivacissimi, le bifore e le grandi vetrate decorate, crea un’atmosfera surreale, un vero spettacolo cromatico. Ripartiamo e riprendiamo la M1, che ci porterà in un batter d’occhio a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord e città del Regno Unito. Belfast è situata sulla costa orientale dell’Irlanda del Nord, affiancata a nord-ovest da una catena di colline, tra la quale Cavehill, presumibilmente il luogo che ispirò il racconto dello scrittore Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver: si dice, infatti, che la collina gli ricordasse la sagoma di un gigante dormiente a guardia della città. A Belfast inoltre, ebbe i suoi natali la famosa quanto sfortunata nave Titanic, costruita nel 1912 nei cantieri navali di Harland and Wolff i quali erano i più grandi al mondo. Sono ormai le 18:00 e stanchi del viaggio decidiamo di iniziare a cercare un posto per dormire dato che il vitto e l’alloggio è l’unica cosa non programmata da casa. Essendo Belfast una città universitaria, non è stato semplice trovare una camera libera, per di più il nostro inglese non è così fluido e chiaro, ma nonostante sia solo il primo giorno non ce la caviamo male. Troviamo dopo una lunga ricerca un hotel con l’immancabile pub all’ingresso dove per nostra fortuna, alla reception c’è ragazza italiana molto gentile, la quale ci dice che non sarà facile trovare un posto per dormire dato che gli studenti impegnano quasi la totalità dei B&B e degli Ostelli, ma gentilissima ci offre a metà prezzo (50 Sterline), una camera dedicata alla servitù. Non è il massimo, ma trovandosi al 5° piano sottotetto del palazzo e si gode di un’ottima vista della città. Cala la notte, anche se molto tarda (alle 22:00 si gode ancora un bellissimo tramonto) e Belfast si trasforma. Le abitudini irlandesi sono molto differenti dalle nostre, si esce da lavoro alle 17:00 e si entra subito nei pub, nel giro di un’ora le strade diventano deserte, difficilmente trovi persone in giro per la città, sembra quasi surreale. Abbiamo optato così di andare anche noi in un pub, e quale pub migliore di quello all’interno del nostro hotel. Luci soffuse, musica tipica irlandese forse anche troppo alta e tanta ma tanta gente che balla, ride e beve, e quanto beve. Ci sistemiamo in un tavolino e decidiamo di contattare casa anche perché il pub è dotato di rete wireless gratuita, ci beviamo un paio di ottime guinness e verso la mezzanotte tutti a nanna.

2° GIORNO (27-04-2008) Belfast – Carrick a Rede – Giants Causeway – Londonderry – Donegal

Inizia presto il secondo giorno di vacanza, sveglia ore 07:00 e dopo circa un’ora siamo già pronti per la colazione. Scendiamo giù al primo piano ed entrando nella sala colazione, ci accorgiamo subito che lo stile di quella sala aveva un qualcosa di familiare, finché scopriamo che siamo in un bellissimo soppalco, e si affaccia sul pub dove la sera prima avevamo passato la serata. La luce del sole che entrava dalle finestre, il colore del legno così forte e deciso e i dipinti sulle pareti e sui soffitti ha trasformato quel posto. La sera prima, a causa delle luci soffuse e della confusione non avevamo fatto caso a quanti particolari ci stava nascondendo. Ma parliamo un po’ della colazione. Immaginavamo che la colazione fosse molto simile al brunch tipico nord’americano o inglese ma non in quella maniera. Essendo entrambi molto curiosi abbiamo ordinato la tipica colazione irlandese che la chiamano “Full Irish breakfast”, formata da: Uova, pancetta, salsiccia, funghi arrosto, pomodori arrosto, pane tostato, marmellate, burro, latte e caffè, e per chi aveva ancora appetito c’erano a disposizione merendine, jogurt, succhi di frutta e macedonia di frutta. Dopo aver mandato giù tutta quella roba sfido io a sedersi a tavola per il pranzo, si passa direttamente alla cena! Quando si e’ all’estero, a contatto con diverse culture, in alcune circostanze ci si può adattare, in altre invece e’ davvero difficile farlo, se non impossibile. In questo caso penso sia decisamente meglio tornare ad una colazione all’italiana, o continentale, e non perdere di vista le nostre tradizioni. Alla fine restiamo sempre i tipici italiani all’estero, sempre alla ricerca della buona cucina e rispettoso delle buone abitudini. Sono ormai le 09:00 del mattino e ci mettiamo in marcia per riprendere il nostro tour. Sempre grazie al nostro navigatore riusciamo subito ad uscire dal traffico di Belfast e ci dirigiamo verso nord alla volta di Larne ma lo superiamo molto velocemente anche perché essendo un porto industriale non c’è molto da vedere. Costeggiamo tutta la costa orientale, salendo sempre più a nord superando Glenarm, Carnlough, Glenariff, Cushendun, tutti paesini marinari tipici dell’Irlanda, con il suo porticciolo, le sue casette in stile coloniale rigorosamente bianche e tante, tante pecore. Il panorama è fiabesco, colline di un verde smeraldo stupendo, tante piccole chiazze bianche che sono le innumerevoli pecore sparse per tutto il territorio, il cielo di un azzurro intenso mai visto e l’oceano di un blu profondo degno di un oceano. E’ qui che io ed Annalisa ci siamo fermati a lato della strada e ci siamo detti: “Trasferiamoci subito!” Proseguendo e continuando ad ammirare questi panorami bellissimi, arriviamo a Carrick-a-Rede Rope Bridge, che si trova a Nord Antrim Coast, tra Ballycastle e Balintoy. Carrick-a-Rede è un ponte sospeso in corda che collega un isolotto, Carrick Island, alla terraferma. Lungo 20 metri, è fissato ad una scogliera molto suggestiva ad un’altezza di circa 30 metri. Esso fu costruito dai pescatori locali perché in inverno quando i salmoni migrano verso occidente, essi passano proprio lungo la costa di Carrick Island e dato il mare non proprio tranquillo da quelle parti adottarono questo stratagemma per poter pescare dalla terra ferma. Finita la visita al ponte, l’abitudine di un buon italiano, giunte le ore 12:00, è quella di far pranzo… grazie ad un piccolo market incontrato lungo la strada ci siamo organizzati con qualche panino, un paio di birre e dei dolcetti simili al classico plumcake ma variegati in mille modi, credo tipici del posto perché nei market sono sempre presenti. Proseguendo verso ovest, raggiungiamo il Selciato del Gigante (in inglese Giant’s Causeway, spesso non tradotto in italiano) è una formazione naturale situata sulla costa nord est irlandese a circa 3 km a nord della cittadina di Bushmills, nella contea di Antrim in Irlanda del Nord. È composto da 40.000 colonne basaltiche, formatesi da un’eruzione vulcanica circa 60 milioni di anni fa, generalmente a base esagonale, ma non mancano anche a quattro, cinque, sette o otto lati. Le più alte raggiungono i 12 metri d’altezza, ma alcune, essendo situate su delle scogliere, si innalzano anche per 28. Le formazioni visibili ad occhio nudo sulla costa sono solo una parte, poiché continuano anche nel fondale marino. La leggenda narra invece che un gigante, abitante di queste zone edificò un enorme ponte formato da queste colonne esagonali, in modo da poter raggiungere la costa scozzese (visibile ad occhio nudo), per sfidare un altro gigante che abitava da quelle parti. Alla vista di questo gigante più grande di lui, si impaurì enormemente e in preda al panico ritornò indietro e si nascose nella culla di suo figlio. Il gigante scozzese, lo inseguì fino a casa e chiese alla moglie se sapeva dov’era suo marito, nel frattempo vide il bambino all’interno della culla e pensò, “se il figlio e così grande figuriamoci il padre” e scappò anche lui rompendo dietro di se il ponte lasciandolo nello stato in cui lo vediamo tutt’ora. È stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1986 ed è una riserva naturale nazionale dal 1987. Giunte ormai le ore 16:00 decidiamo di ripartire in direzione di Londonderry Lungo il tragitto il cielo d’Irlanda sembra di seguire letteralmente la canzone di Fiorella Mannoia, appunto “Il Cielo d’Irlanda”.

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce
Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
Ti annega di verde e ti copre di blu
Ti copre di verde e ti annega di blu
Il cielo d’Irlanda si sfama di muschio e di lana
Il cielo d’Irlanda si spulcia i capelli alla luna
Il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo
Si ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero
Si ubriaca di stelle e il mattino è leggero
Dal Donegal alle isole Aran
E da Dublino fino al Connemara
Dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
Il cielo d’Irlanda si muove con te
Il cielo d’Irlanda è dentro di te
Il cielo d’Irlanda è un enorme cappello di pioggia
Il cielo d’Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
Il cielo d’Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
Ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
Ma dopo un momento li fa brillare più del vero
Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore
Il cielo d’Irlanda è una gonna che gira nel sole
Il cielo d’Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica
Dal Donegal alle isole Aran
E da Dublino fino al Connemara
Dovunque tu stia ballando con zingari o re
Il cielo d’Irlanda si muove con te
Il cielo d’Irlanda è dentro di te
Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
Il cielo d’Irlanda è dentro di te
Il cielo d’Irlanda è dentro di te.

In altre parole, il cielo diventa grigio, ed inizia a piovere, e che pioggia. Un acquazzone non violentissimo ma a cause dei venti sempre molto presenti e forti in Irlanda, ha causato un po’ di disagio per le strade, anche se la carreggiata è sempre stata all’altezza di drenare tutti i tipi di precipitazioni che abbiamo incontrato, “altro che in Italia”, nessun allagamento, nessuna buca, semplicemente strade perfette. Giunti all’incirca a metà strada, attraversiamo un paesino, Castelfinn e ci fermiamo. Stanco di guidare con la pioggia, entriamo in un pub per concederci un po’ di riposo, bevendoci un paio di birre. Dopo due chiacchiere con la ragazza al bancone usciamo per riprendere il cammino verso la nostra meta. Arriviamo finalmente nella costa occidentale dell’Irlanda. A Donegal per l’esattezza, una cittadina irlandese che dà il nome all’omonima contea, pur non essendone paradossalmente né il capoluogo né la città più grande o popolata, spettando a Lifford il primo merito e a Letterkenny il secondo. La cittadina sorge al centro della Baia di Donegal, a ridosso dei monti Bluestack. Di origine quasi certamente vichinga, si distingue da molti altri centri abitati della contea per come è costituita ed è oggi una ridente località dedita principalmente alla pesca e al turismo. Decidiamo quindi di cercare un B&B, dove passare la notte e la cosa non è stata affatto difficile, trovata al primo tentativo. Sistemati in camera i bagagli, usciamo a fare due passi e a cercare qualcosa da mangiare, ma dato il periodo, non ci sono molti locali o ristoranti aperti e i pub da queste parti non fanno da mangiare; decidiamo così di buttarci sul fastfood. La notte a Donegal è molto tranquilla, forse anche troppo anche perché le poche persone che abitano in città in questo periodo si ritira tutta nei pub e noi non siamo da meno, anche perché il temporale del pomeriggio, aveva abbassato molto le temperature. Solite pinte di Guinness, un buon Jameson e a nanna. Il B&B è molto accogliente, interamente in legno, è gestito da una famiglia che vive lì con noi, in una parte privata dello stabile. Dotato di tutti i confort come la rete wireless, TV satellitare, ecc, a 60 euro a notte, niente male dati i confort offerti.

-3° GIORNO (28-04-2008) Donegal – Achill Island – Westport

Abituati ormai a questo ritmo di vita, ci alziamo sempre molto presto la mattina, in modo da poter vedere il più possibile il giorno. Sono le 07.00 del mattino e siamo già pronti per scendere al primo piano dove ci aspetta un splendida colazione: pane tostato, burro, marmellate, biscotti, caffè, latte, succhi di frutta, ecc. Dopo un bella mangiata, ci mettiamo subito in marcia, le Achill Island ci stanno aspettando. Per raggiungerle bisogna fare un bel po’ di strada ma con il panorama che la costa occidentale ci offre e la splendida giornata, il tempo e la guida scorre molto gradevolmente e senza nessun problema. Lungo il tragitto attraversiamo molti paesi più o meno grandi come, Ballyshannon, Bundoran, Cliffony fino ad arrivare a Sligo. La città viene definita spesso come Northern gateway (Crocevia del nord) per la sua posizione strategica e di passaggio obbligato per chi si dirige a nord nel Donegal provenendo dal resto dell’Eire. Ma proseguiamo il nostro tragitto e ci dirigiamo verso Ballina e successivamente a Bangor Erris, dove decidiamo di fermarci per pranzare. In Irlanda il pranzo non è molto diffuso date le loro abitudini, ma per accontentare le esigenze dei turisti ci sono molti locati tipo tavola calda dove si mangia anche molto bene. Si può trovare zuppe calde con verdure, che a mio avviso sono deliziose e a basso prezzo e dei piatti unici composti principalmente da un panino al salmone o con carne di pollo, da verdure come patate, carote o erbe cotte, e da salse di ogni genere. Dopo una sosta di circa un’ora, riprendiamo il viaggio, scendendo verso sud, in direzione di Mallaranny per poi deviare a destra alla volta di Achill Island, un’isola, la quale è la più grande al largo delle coste dell’Irlanda. Collegata da un piccolo ponte levatoio tra Achill e Achill Sound, l’isola è meta in estate di folti gruppi di turisti, molti dei quali amanti del surf. Achill Island presenta un territorio piuttosto particolare, caratterizzato da montagne, alte scogliere e spiagge lunghissime. Solo girando per le strade di quest’isola si può percepire la bellezza e la completa predominanza della natura sull’uomo. Il terreno è quasi interamente formato da torba; (La torba è un deposito composto da resti vegetali sprofondati e impregnati d’acqua che, a causa dell’acidità dell’ambiente, non possono decomporsi interamente. Essa può includere molti altri tipi di materiale organico, come cadaveri di insetti ed altri animali). Proseguendo lungo la strada, incuriositi da questi cumuli di torba su tutta la valle, ci dirigiamo verso una montagna che sovrasta la spiaggia di Keel, la più famosa dell’isola. Da lassù si vede quasi tutta l’isola, lo spettacolo è allucinate. Discendiamo dalla parte opposta, dove appena dietro la spiaggia, si innalza un monte particolare chiamato Croaughan che nella pendice settentrionale cade direttamente in mare formando quelle che molti considerano le scogliere più alte d’Europa: questo record tuttavia viene assegnato formalmente alle Slieve League, sempre in Irlanda, perché la cima di Croaughan è assai difficilmente accessibile. Alle pendici dello Slievemore (altra montagna posta di fianco del Croaughan), c’è un villaggio abbandonato (Deserted Village) lasciato intatto dopo che fu abbandonato e distrutto durante la Great Famine (Grande carestia), ma la zona è ricchissima anche di tombe neolitiche di circa 5000 anni fa. Arrivati a Dooagh, un paesino totalmente turistico, decidiamo di fermarci per bere qualcosa in un pub e mentre stavamo bevendo la classica birra scura, notiamo che sul piazzale di fronte al pub, c’è un monumento a Don Allum, l’uomo che solcò per primo l’atlantico attraversandolo in 71 giorni con una canoa, per poi ritornare indietro. Ancora oggi Don Allum detiene questo Guinness. Proseguiamo la strada verso la punta più a ovest dell’isola fino ad arrivare nella spiaggia di Keem, un piccolo angolo di paradiso, con la sua sabbia finissima e ricca di ferro e l’acqua limpidissima ma anche freddissima. Dopo circa un’ora, decidiamo di ritornare indietro per dirigerci verso Westport, prossima ed ultima meta della giornata. Mentre ripercorriamo la strada di ritorno, notiamo che lungo il bordo della strada, ci sono numerose persone che guardano verso valle e poco più in là, la polizia aveva chiuso la strada nel senso opposto al mio. Incuriositi, siamo scesi dall’auto e ci anno detto che un motociclista per evitare un pecora che passeggiava in mezzo alla strada, è finito di sotto, cadendo in mare. E’ un’altezza impressionante ed essendo anche io un motociclista mi ha impressionato il volo che può aver fatto. Riprendiamo il viaggio e giungiamo finalmente a Westport, designata dal Board Failté Irlandese come una delle cittadine più ospitali di tutta la nazione, è situata al centro di un paesaggio a dir poco spettacolare. A ridosso di Croagh Patrick, poco più a sud, e affacciata sulla bellissima Baia di Clew, Westport è un grazioso centro in stile georgiano, uno dei pochi ad essere progettato in tutta la nazione, precisamente da James Wyatt nel XVIII secolo. Appena giunti in città decidiamo di trovare un B&B in modo da poterci rilassare prima di andare a cena. Vicino una scuola, nascosto tra il verde della vegetazione c’è un ostello molto gradevole, gestito da una giovane ragazza, studente della lingua italiana, gentilissima. Alla modica cifra di 60 euro, ci riserva una stanza matrimoniale unica in tutto l’ostello, e ci spiega l’organizzazione della colazione e degli spazi comuni. E’ un ambiente molto accogliente con una sala comune dove c’è una piccola videoteca, una libreria ricca di testi scolastici e non, un’internet point e quant’altro. Riposati dal lungo viaggio della giornata, decidiamo di uscire per visitare la cittadina. Westport è uno dei principali centri turistici di tutta la contea, sia per i numerosi festivi che per la posizione strategica: il Connemara, Achill, la baia di Clew e Croagh Patrick sono posti molto visitati e tutti abbastanza vicini alla cittadina. A parte questo, Westport in sé, offre tranquillità e scorci molto gradevoli e pittoreschi, uno di questi è senz’altro il Boulevard alberato, con relativi ponticelli in pietra sempre addobbati con fiori (The Mall) accanto al fiume Carrowbeg. Calata la notte ci rifugiamo in un pub, come tradizione irlandese e il Matt Melloy’s, il pub più noto da queste parti, ci sembra l’ideale.

-4° GIORNO (29-04-2008) Westport – Croagh Patrick – Connemara – Cong – Galway

La mattina del quarto giorno, il nostro tour prevedeva la visita alla famosa regione del Connemara. Ripartiamo quindi molto presto dal nostro B&B di Westport, e ci dirigiamo subito verso sud e imbuchiamo la R335, la quale ci porta verso Croagh Patrick conosciuta localmente anche come The Reek, è la montagna sacra degli irlandesi. Da secoli è luogo di pellegrinaggio in onore di San Patrizio, il quale nel 441 rimase sulla vetta per 40 giorni costruendo una chiesa tutt’oggi esistente. Leggenda vuole che al termine del quarantesimo giorno, il patrono d’Irlanda scagliasse una campana su una pendice del monte, scacciando dall’isola tutti i serpenti. Continuando il viaggio, lungo la R335 ci addentriamo nella regione del Connemara. Il paesaggio interno è soprattutto costituito da torbiere e da un territorio molto aspro, oltre ad un numero spropositato di laghetti, stagni e corsi d’acqua. Il fantastico panorama che ci accompagna da Louisburgh fino a Aasleagh è un susseguirsi di valli e ruscelli come Doolough Valley e il Delphi River, un vero e proprio paradiso terrestre, fino ad arrivare al Killary Harbour, uno strettissimo braccio di mare che si inoltra per 15 km all’interno del territorio irlandese. È l’unico fiordo dell’isola d’Irlanda e fa da confine fra due contee: Mayo e Galway. Il Killary Harbour si è formato molto probabilmente durante l’era glaciale, anche se questa teoria non è condivisa da molti esperti. Al centro il fiordo arriva a raggiungere anche 45 metri di profondità. Giunti a Aasleagh riprendiamo la N59, che ci porta a ovest alla scoperta di altri posti stupendi come l’Abbazia di Kylemore. Edificata in stile neogotico nel XIX secolo dal finanziere e parlamentare inglese Mitchell Henry, rappresentante a Londra della contea di Galway, l’imponente costruzione fu venduta successivamente ai lutti familiari che colpirono la famiglia Henry. In seguito passò in proprietà alle suore benedettine di Ypres, fuggite dal Belgio per la Prima guerra mondiale, che la trasformarono in un’abbazia. L’odierna abbazia è conservata perfettamente ed è ancora adibita allo scopo, oltre che sfruttata per scopi turistici. Ospita un collegio femminile ed è aperta ai visitatori all’interno e negli immensi giardini, nonché per il ristorante tradizionale e il laboratorio artigiano della lavorazione della ceramica. Ciò che attira i visitatori da tutto il mondo è la spettacolare cornice che circonda l’edificio, situato infatti in pieno Connemara sull’omonimo lago (Lough Kylemore) che riflette armoniosamente l’immagine biancastra dell’abbazia, e circondato dalle Twelve Bens (un complesso montagnoso di dodici celebri e pittoresche cime). Proseguendo lungo la N59 giungiamo a Letterfrank dove facciamo una piccola sosta per il pranzo per poi ripartire immediatamente perché volevamo girare questo territorio il più possibile, data la sua bellezza. Clifden è il paese successivo incontrato e da li lasciamo la N59 per prendere una stradina in direzione Ballinaboy, la R341. La strada costeggia tutta la parte meridionale del Connemara, regalandoci un angolo d’Irlanda, sembra dimenticato dal Signore. Dati gli innumerevoli stagni nell’interno e le isole lungo la costa non si riesce a capire se si sta costeggiando un lago o il mare, sta di fatto che il panorama ed i colori sono bellissimi. Giunte le 15.00 del pomeriggio iniziamo a sentire qualche goccia di pioggia, così decidiamo di ritornare verso l’interno convinti di lasciarci il maltempo alle spalle, ma dopo circa una trentina di chilometri, vicino Maan Cross, un temporale ci investe in pieno, costringendoci a fermarci sotto la tettoia di una stazione di servizio, data la quantità di acqua e di grandine che cadeva. Dopo circa dieci minuti di bufera, come se qualcuno avesse chiuso un rubinetto e acceso la luce, il bel tempo era ritornato sul Connemara. Riprendiamo così il viaggio e decidiamo di far visita a Cong, un villaggio del Mayo, al confine con la contea di Galway. È situato in una posizione geografica particolare, in quanto è posto precisamente fra il Lough Mask e il Lough Corrib, su un piccolo fiume che collega i due laghi e attraversa il centro abitato. Di particolare interesse è l’abbazia agostiniana di Cong, che fu fondata all’inizio del XII secolo da Turlough O’Connor, l’allora Re Supremo d’Irlanda, sul luogo dove sorgeva dal VI secolo un’altra chiesa. Fu depredata, saccheggiata e distrutta a più riprese, oggi rimangono alcuni esempi di arcate molto curate, di arte celtica tradizionale come una High Cross di influenza vichinga e, non ultimo, un curatissimo chiostro attraversato dal fiumiciattolo che collega i vari laghi della zona, con piante di ogni genere, casotti da pesca e giardini, un paesaggio fiabesco. L’Ashford Castle invece, situato subito dopo il confine con la contea di Galway, è ai giorni odierni, una manor house, ovvero un antico castello medievale adibito ad albergo raffinatissimo e di lusso. I locali interni pertanto non sono visitabili come luogo d’arte, al contrario dei numerosi e ampi giardini, delle mura e delle sponde del Lough Corrib dove il castello s’affaccia. Da Cong, ripartiamo alla volta di Galway, che grazie alla N84 lo raggiungiamo molto velocemente. Sfortunatamente il tempo non è a nostro favore e non ci fa visitare Galway come vorremmo ma a giudicare dalle guide consultate, la città dovrebbe riservare edifici e monumenti storici di una certa importanza come: Lynch’s Castle, una volta luogo del potere cittadino ed oggi sede distaccata della Allied Irish Bank, lo Spanish Arch (Arco spagnolo), chiamato così per la presenza in epoca mercantile di molte navi spagnole che portavano spezie e altri prodotti non conosciuti agli irlandesi, la St. Nicholas’ Collegiate Church, la più grande chiesa medievale ancora in uso d’Irlanda, fondata nel 1320 e l’Università Nazionale dell’Irlanda a Galway, frequentata da 14.500 studenti circa e costruita durante la Grande carestia irlandese che a suo tempo, insieme alle sedi di Cork e Belfast, formava la Queen’s University of Ireland. All’interno dell’edificio è conservato un archivio dell’UNESCO sulle lingue celtiche.

-5° GIORNO (30-04-2008) Galway – Aran Islands – Kilfenora

Giunti al quinto giorno della nostra vacanza, decidiamo di dedicarla per la maggior parte alle isole Aran, meta di molti turisti per la sua bellezza e la sua fama mondiale. Dopo la colazione in camera, preparata molto cordialmente dal titolare del B&B, ci dirigiamo verso Rossaveal, dove al porto ci sta aspettando il traghetto che in circa quarantacinque minuti di navigazione ci porterà sulle isole. Giunti in porto ci accorgiamo che il traghetto stava mollando gli ormeggi e che avremmo dovuto aspettare un’ora per poter prendere il traghetto successivo. Dispiaciuti per quell’ora persa in quel modo decidiamo di farci un giro nelle vicinanze in modo da far passare il tempo il più velocemente possibile, tanta era la voglia di visitare le famose isole Aran. Girando e rigirando giungiamo in un pub che sorpresi, traviamo aperto. Io ed Annalisa ci guardiamo increduli e decidiamo di entrare aspettandoci che qualcuno ci dicesse che il locale era chiuso, invece all’interno c’erano te signori sulla settantina che come i nostri nonni vanno al bar a bere una cedrata dopo un giro al mercato, li si fanno una bella pinta di birra scura. Meravigliati, ci accomodiamo su di un tavolino e ordiniamo anche noi due belle pinte di Guinness, mentre i signori al banco ci scrutavano e borbottavano in una lingua a noi indecifrabile. Premettendo che erano solo le 9:00 del mattino, dopo il terzo giro di birre ero completamente ubriaco e al solo pensiero di salire in macchine per tornare in porto per poi affrontare quasi un’ora di navigazione mi sentivo male, ma alla fine è andato tutto bene. Le Isole Aran, sono un gruppo di tre isole situate all’imbocco della baia di Galway. Sebbene siano più vicine e simili come paesaggio al Clere, fanno parte amministrativamente della Contea di Galway. In ordine di grandezza o, se si preferisce, da ovest verso est le isole sono chiamate: Inishmore o Aran, Inishmann e Inisheer. Sbarcati a Killronan sull’isola di Inishmore veniamo letteralmente assaliti dagli abitanti del luogo, i quali ci offrono a 10 euro a persona, la possibilità di visitare l’isola a bordo dei loro pulmini, oppure si può scegliere di visitare l’isola a bordo di una bicicletta presa a noleggio. Data la pigrizia di Annalisa optiamo per farci un giro a bordo di un pulmino, ma subito dopo aver deciso, ci guardiamo intorno e scopriamo che erano già partiti tutti, così ci accingiamo a girare l’isola a piedi, quando ad un tratto un signore nativo dell’isola ci invita a salire sul suo pulmino completamente vuoto. Iniziamo il giro e ci porta subito presso l’attrazione più famosa del luogo, il forte in pietra di Dún Aengus (risalente all’età del ferro), costruito sulla parte più alta e suggestiva della scogliera a picco della costa sud-occidentale dell’isola, è il forte in pietra più grande e meglio conservato delle tre isole, formato da tre muri circolari e da grossi pilastri difensivi di pietra calcarea. Altra particolarità dell’isola sono i più di 5000 chilometri di muri a secco costruiti dai nativi. Il significato della costruzione di questi muretti alti circa un metro, è molteplice: il primo motivo è per poter rubare terra coltivabile all’isola, altrimenti sarebbe contaminata di pietre sparse per tutto il territorio, un altro motivo è per proteggere le aree coltivate e il bestiame dal forte vento che caratterizza la zona e terzo motivo per dividere le varie zone in base al bestiame, al prodotto coltivato. Girando per le stradine dell’isola, il conducente che funge anche da guida, ci fa notare delle piccole casine in miniatura, e ci spiega che quelle casine sono le abitazioni dei Leprechaun. Il leprechaun, (a volte tradotto in italiano leprecano o lepricauno) è un termine inglese che indica una sorta di elfo o gnomo tipico del folclore e della mitologia irlandese. La traduzione italiana è forzata per cui viene talvolta reso anche con gnomo irlandese o, più genericamente, folletto. I leprechaum sono considerati parte del “popolo delle fate” e la tradizione vuole che abitassero l’isola prima dell’arrivo dei Celti, per questo motivo sono spesso associati a luoghi dove sono presenti strutture megalitiche come i cosiddetti “anelli magici”, luoghi spesso caratterizzati dai ruderi di costruzioni di epoca pre-celtica. Immaginate voi la faccia di Annalisa dopo la spiegazione della guida? Non potete immaginarla. Giunti di nuovo al porto dopo il tour il pulmino la guida ci invita a scoprire un’altra tradizione delle isole Aran, i maglioni; prodotti dagli abitanti dell’isola, nell’arco del XX secolo hanno accresciuto notevolmente la loro fama anche a livello mondiale. Fatti con della lana abbastanza grezza, si caratterizzano per i disegni formati da vari stili (circa 5-6) che percorrono il maglione in maniera verticale, comprendendo spesso anche le maniche. Erano ormai giunte le 17:00 e l’ultimo traghetto di ritorno a Rossaveal stava partendo, quindi ci accingiamo ad imbarcarci per rientrare e riprendere la macchina parcheggiata al porto. Da Rossaveal ci dirigiamo di nuovo verso Galway attraversandolo completamente fino ad arrivare nella zona del Burren. Il Burren (dal gaelico irlandese: Boireann, che significa “distretto pietroso” o “grande roccia”) è un vasto tavolato calcareo unico al mondo che si estende per gran parte del Clare. La sua formazione risale all’età del ferro quando le popolazioni dell’epoca disboscarono la zona per realizzare zone coltivabili. La vicinanza del mare e il forte vento quasi sempre presente nella zona a letteralmente spazzato via il sottile strato di terra che ricopriva il territorio lasciando le zone più esposte completamente desertiche proprio come oggi le possiamo ammirare. Dopo alcuni chilometri arriviamo a Kilfenora, un paesino proprio ai confini del Parco Nazionale del Burren, dove abbiamo deciso di passare la notte, dato che nel paese è presente un B&B ed il suo immancabile Pub.

-6° GIORNO (01-05-2008) Kilfenora – Cliffs of Moher – Dublino

Il sesto giorno del nostro tour è dedicato interamente alle Cliff e al rientro verso Dublino. Dato che abbiamo un altro giorno intero da passare qui in Irlanda, abbiamo deciso che esso lo dedicheremo interamente a Dublino, quindi il rientro nella capitale deve essere fatto oggi. La sveglia è molto anticipata questa mattina a differenza degli altri giorni, in modo da raggiungere le Cliff of Moher abbastanza presto. Dopo aver percorso una trentina di chilometri arriviamo presso il centro visitatori inaugurato circa un anno fa. Il nuovo centro prevede una struttura ricettiva completamente scavata nella collina che sovrasta le scogliere, diminuendo così l’impatto visivo. Precedentemente alla costruzione del centro la visita era libera e si poteva godere della libertà di visitare le scogliere prendendo anche qualche rischio. A dispetto del fatto che siano le più celebri e visitate, in realtà le Cliffs of Moher non sono, come molti immaginano o vengono erroneamente a sapere, le scogliere marine più alte, né d’Europa, né d’Irlanda: il record spetta diffusamente, infatti, in entrambi i casi alle connazionali Slieve League, nel Donegal, alte tre volte tanto, nonché di fatto alle scogliere di Croaughan su Achill Island, non considerate per la difficoltosissima accessibilità. In realtà, dalle recenti misurazioni, Croaghaun vanta il record dell’isola irlandese, ma segue in seconda posizione Capo Enniberg sulle Isole Fær Øer per quello europeo. Al contrario, le famose Bianche scogliere di Dover in Inghilterra, non sono più alte come altri credono, non sono nemmeno la metà delle scogliere di Moher. Al centro di uno degli speroni rocciosi più alti è situata la O’Brien’s Tower, una torre circolare in pietra di due piani costruita nel 1835 da Sir Cornellius O’Brien, presunto discendente di Brian Boruma, come osservatorio per i già numerosi visitatori del tempo: dalla torre possono essere individuati vari siti famosi irlandesi, come le isole Aran (facilmente individuabili anche dalle scogliere), la baia di Galway e le Montagne Maumturk nel Connemara. Detto questo posso garantirvi che il paesaggio è stupendo, da non perdere. L’impressionante maestosità delle scogliere ti toglie il fiato e il panorama che ti offre è bellissimo. Dopo avere visitato le scogliere in lungo e in largo, sempre per quanto possibile a causa delle barriere prima citate, ci dirigiamo verso il centro visitatori dove all’interno vi hanno realizzato oltre ad un’enorme negozio di souvenir, un piccolo percorso fotografico con alla fine la visione di un filmato riguardante la fauna del cielo della terra e dell’acqua presente alle Cliff of Moher. Un percorso secondo me importante da fare prima di visitare le scogliere in modo da collegare quanto visto sul video alla realtà. Dopo circa tre ore di visita e solo dopo aver acquistato alcuni oggettini in ricordo del posto, ci dirigiamo verso il parcheggio e notiamo che una bella fetta di Italia ci aveva raggiunto proprio qui alla Cliff. Un raduno pazzesco di Ferrari di ogni tipo e modello, cosa mai vista neanche dalle nostre parti, per il numero esagerato di Ferrari presenti nel parcheggio. Dopo aver curiosato per un po’ in mezzo a quei mostri, riprendiamo il viaggio verso Dublino, il percorso è molto lungo ma arriviamo in città all’incirca verso le 17:00 in modo da avere tutto il tempo di trovare una sistemazione per passare le ultime due notti della nostra vacanza. Trovato l’hotel a due passi da Temple Bar, ci affrettiamo a posare le valige in camera, in modo da poter visitare Dublino prima di crollare dalla stanchezza, ma non resistiamo alla tentazione di stenderci un po’ sul letto e passiamo gran parte della serata in camera.

-7° GIORNO (02/03-05-2008) Dublino – Milano

Come ho già detto precedentemente, il settimo ed ultimo giorno di vacanza, lo strascorriamo interamente presso la città di Dublino. La sveglia è più rilassante del solito, ci concediamo un po’ di relax in più rispetto agli altri giorni, una colazione abbondante, e via con la visita alla città. Dublino, fu fondata dai Vichinghi come centro per il commercio di schiavi, la città è situata sulla foce del fiume Liffey, al centro della costa orientale dell’isola e di quella che oggi viene chiamata Dublin Region. È stata la capitale irlandese sin dai tempi medievali. Le prime notizie sull’esistenza di Dublino, la cui data di fondazione rimane incerta, ci giungono da Claudio Tolomeo (140 d.C.) che vi si riferisce con il nome di Eblana. Per i primi secoli dopo Cristo le notizie sono sporadiche e intessute di miti e leggende: il dato più antico, a parte la testimonianza di epoca romana, è la vittoria riportata dagli abitanti della città contro le popolazioni del Leinster nel 291, mentre intorno al 450 San Patrizio probabilmente era impegnato in città nell’opera di diffusione del Cristianesimo. Nel X secolo avvenne la fusione fra Ath Cliath e Dubh Linn, insediamenti l’uno celtico l’altro vichingo. L’avamposto fu infatti usato dai pirati vichinghi come base per le loro scorrerie sulle coste irlandesi. Dopo l’invasione anglo-normanna del 1171, che spodestò la Collina Reale di Tara, Dublino divenne capitale del regno irlandese, ottenendo lo status e i diritti di città nel 1172. Molti coloni lasciarono Inghilterra e il Galles insediandosi nella nuova terra conquistata e costringendo i vichinghi a spostarsi al di là del Liffey. Bisognerebbe scrivere molto sulla storia di Dublino ma cerchiamo di tornare a parlare del nostro tour. Per prima cosa ci dirigiamo verso il Phoenix Park situato a circa 3 Km da centro della città. Ricco di prati e viali alberati è esteso per circa 712 ettari ed è delimitato da una cinta muraria di circa 16 km di perimetro. Il parco ospita anche una colonia di daini e uccelli, attirati dai numerosi laghetti nel suo interno. Al contrario di quello che sembra, il nome Phoenix non ha nulla a che vedere col leggendario uccello della fenice, ma è la semplice anglicizzazione del gaelico “fhionn-uisce” che significa “acqua limpida”. Si tratta di uno dei maggiori parchi recintati d’Europa, più esteso sia del Central Park di New York che dell’Hyde Park di Londra; il Richmond Park di Londra supera il Phoenix Park di soli 10 km². All’interno del parco è presente anche la residenza del Presidente della Repubblica d’Irlanda. Spostandoci dal Phoenix Park ci dirigiamo a visitare l’antica distilleria del Jameson, famoso whiskey irlandese, prodotto per la prima volta nel 1780. In origine uno dei quattro principali whiskey di Dublino, il Jameson è ora distillato a Cork, sebbene la conservazione in tini avvenga ancora nella capitale irlandese. Con una vendita annuale di più di 22 milioni di bottiglie, Jameson è il whiskey irlandese più venduto al mondo. Uscendo da una distilleria entriamo in una fabbrica, ma di birra. La Guinness è una famosa birra di tipo stout o di tipo porter prodotta dalla Arthur Guinness Son & Co., una fabbrica di birra irlandese fondata a Dublino nel 1759 da Arthur Guinness nella celebre St. James’s Gate Brewery, un birrificio, conosciuto come “la casa della Guinness”. Affittato per 9000 anni nel 1759 alla cifra di 45 sterline all’anno, St. James’s Gate è stata la casa della Guinness da sempre. Nel 1838 divenne il più grande birrificio d’Irlanda e nel 1914 il più grande del mondo. Attualmente non lo è più, ma rimane il più grande birrificio del mondo a produrre birra stout. Ma proseguiamo il nostro tour della città. E’ la volta della Cattedrale di San Patrizio, fu costruita vicino ad un pozzo in cui, secondo la leggenda, San Patrizio battezzava quelli che si convertivano al Cristianesimo. Intriso di storia, questo luogo sacro non funge da museo, si tratta infatti di un edificio tuttora dedicato ai servizi religiosi ogni giorno dell’anno, e alle messe cantate sei giorni la settimana. La tradizione musicale a San Patrizio è molto ricca da quando il coro della cattedrale partecipò alla prima rappresentazione del Messia di Handel nel 1742. Ad oggi è l’unica cattedrale in Irlanda e in Gran Bretagna con un coro che canta durante due messe al giorno. L’attuale cattedrale fu costruita nel 1200 e completata nel 1270. Nel corso degli anni seguirono numerosi lavori di rinnovo, ciononostante l’edificio conserva la sua purezza storica ed offre ai visitatori un viaggio attraverso la storia, fino ai tempi in cui Jonathon Swift fu decano. La pantagruelica torre occidentale, costruita nel 1370, ospita alcune delle più grandi campane d’Irlanda. Un’escursione alla Cattedrale di San Patrizio e magari la partecipazione ad un servizio religioso sono un’ottima opportunità per meglio apprezzare la storia e la cultura della parrocchia associata al famoso santo che convertì l’Irlanda al Cristianesimo. Passiamo ora dal cristiano al profano. Temple Bar è una via del centro di Dublino particolarmente rinomata, una volta ritrovo di molti artisti di strada, ristrutturata e rinnovata a partire dagli anni novanta ed adibita ad autentico luogo turistico. Durante i fine settimana, specialmente di venerdì e sabato, i pub e club intorno a Temple Bar sono affollati di clienti all’inseguimento di pinte e craic, divertimento. Gli artisti di strada, pur popolando maggiormente la vicina Grafton Street, la rendono vivace anche con la luce del giorno. Epicentro turistico della vita notturna della città, ne sopporta anche le conseguenze per quel che riguarda la vivibilità. Tra i più importanti locali di questa zona ci sono il Temple Bar, che prende il nome dal quartiere, l’Hard Rock Cafe e la Porterhouse. Si suppone che questa rinomata via prenda il nome dalla famiglia Temple, che viveva in quest’area nel XVII secolo. Sir William Temple,rettore del Trinity College Dublin nel 1609, si fece costruire la casa in quest’area,non lontana da The Bar nome di una passeggiata pedonale lungo il fiume Liffey. Diverse attività culturali hanno luogo nei dintorni, promosse dal Temple Bar Cultural Trust, e l’area di Temple Bar vede anche la presenza dell’Irish Film Institute e di altri centri culturali come il Project. Oramai raggiunta sera ci dirigiamo verso il nostro hotel per riposare per l’ultima volta in terra d’Irlanda, dato che alle 5:00 del mattino abbiamo l’aereo di ritorno a Milano.

Spero che il nostro Tour dell’Irlanda vi sia piaciuto e spero vi possa essere d’aiuto per i vostri viaggi in questa straordinaria terra di fate, folletti e fiabe.

Un saluto da Mauro e Annalisa

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