A zonzo per la Provenza e Camargue.

La stagione primaverile non ha eguali per visitare una tra le più belle Regioni della Francia: il clima generalmente favorevole e il ridotto affollamento rispetto ai mesi estivi fanno della Provenza e Camargue la meta ideale per il lungo ponte del 25 Aprile – 1 maggio.
Unico neo: in questo periodo la lavanda non è ancora in fiore, ma regala egualmente scenari di grande effetto.
Prima di partire mio marito ed io abbiamo steso con cura l’itinerario e selezionato di conseguenza le soste per la notte, scegliendo tra la vastissima offerta di “chambres d’hotes” (equivalenti ai B&B ma innegabilmente di grande atmosfera).
Siamo partiti con la nostra auto, una Opel Meriva e abbiamo percorso in totale 1928 chilometri (586 in Italia e 1342 in Francia).

1° giorno: 25 aprile 2008
Milano, Saint-Paul-de-Vence, Vence, Tourrettes-sur-Loup, Grasse
Partiamo da Milano verso le 7,30 e, a causa di rallentamenti all’immissione sulla Genova-Ventimiglia e poi tra Savona e Finale Ligure, raggiungiamo il confine intorno alle 11,15.
A Cagnes sur Mer lasciamo l’autostrada A8 e prendiamo in direzione Saint-Paul-de-Vence, nostra prima sosta.
Ci troviamo nel dipartimento del Var, alle spalle della Costa Azzurra. Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento ed entriamo nel villaggio, arroccato su uno sperone di roccia (da cui la denominazione “village perché”), dalla Porte Royale percorrendo la Rue Grande. Ci perdiamo per le strette stradine lastricate e arriviamo in una piazzetta dove, protagonista assoluta è la celebre e tanto fotografata fontana, costruita nel 1.850 e punto d’incontro del villaggio.
Prima di lasciare il villaggio percorriamo la strada esterna che corre lungo i bastioni e da cui si gode di una vista incantevole.
Lasciamo Saint-Paul e ci dirigiamo verso Vence, cittadina da sempre meta di artisti, poeti e pittori.
Il centro storico è più raccolto e meno particolare rispetto a Saint-Paul ma merita ugualmente una sosta. Passeggiamo per il paese e mi diverto a fotografare le tipiche finestre che saranno una costante per tutto l’itinerario: con le imposte in colori pastello e un tripudio di fiori. Anche a Vence si trova una fontana che sembra la fotocopia di quella di Saint-Paul, solo che l’ambientazione è meno caratteristica e così pure la sua fama.
A Vence ho il mio primo impatto con le cicale. Più che le cicale souvenir che occhieggiano dai negozietti mi sorprendono quelle in ceramica che decorano gli ingressi delle abitazioni. Infatti, la “cigale” è il simbolo della Provenzae e si trova ovunque: di ceramica, di legno, di terracotta, di sapone e riprodotta sui tessuti.
Proseguiamo il nostro viaggio che ci porterà alla penultima ultima tappa della giornata, nonché sede del nostro primo pernottamento: Tourrettes-sur-Loup.
Tourrettes-sur-Loup e’ definito il “villaggio delle violette” dal momento che la coltivazione di questo bellissimo fiore rappresenta da più di un secolo una delle principali attività dei suoi abitanti. Ne troverete traccia ovunque, anche dipinta sulle lastre che pavimentano una delle porte di accesso al villaggio medievale. In Marzo si tiene il festival della violetta.
Ancor più che a Saint-Paul si resta affascinati da questo curatissimo villaggio abbarbicato alla roccia calcarea e circondato da splendidi panorami. Anche qui gli atelier degli artisti si sprecano.
Non mancate una sosta nella gelateria lungo la Grand Rue, dove potrete assaggiare il gelato alla violetta decorato da una (vera) violetta candita.
E’ ancora presto e decidiamo di fare una tappa non prevista: Grasse, città dei profumi fin dal XVII secolo, situata a 20 km da qui.
Dopo le meraviglie che abbiamo vistato fino a questo momento Grasse è una delusione.
La parte vecchia della città è piuttosto desolante, finché ci imbattiamo nella sede storica delle profumerie Fragonard e decidiamo di entrare: siamo ancora in tempo per accodarci all’ultima visita guidata gratuita alla scoperta delle tecniche di estrazione delle essenze.
Il percorso termina inevitabilmente allo spaccio dei profumi. A quanto ci dice la guida i prezzi sono decisamente inferiori rispetto alle profumerie. Non ci lasciamo tentare eccessivamente e ci limitiamo ad acquistare qualche confezione di blasonate saponette da regalare agli amici.
Torniamo a Tourrettes alla ricerca della nostra prima chambre d’hotes: “Le Mas des Cigales” (www.lemasdescigales.com), ubicato appena fuori del centro abitato.
Una doppia con colazione costa 105 euro. Tra i B&B prescelti e’ uno dei più cari, ma secondo noi vale la spesa, per la particolarità della costruzione e delle camere. Ogni camera, che ha accesso privato dalla piscina, ha un nome diverso ispirato alla Provenza ed è decorata con un trompe l’oeil a tema sulla testata del letto. La nostra stanza si chiama “La violette” e il trompe l’oeil raffigura una finestra spalancata sul mare con degli uccellini posati sul davanzale.
Ci sono un campo da tennis, una bella piscina e persino una vasca idromassaggio rivestita di legno e allestita nel giardino.
Soddisfatti della location torniamo in centro alla ricerca di un ristorante. L’offerta è piuttosto limitata e optiamo per “Le Medieval”, che si trova sulla destra appena varcata la porta occidentale di accesso al villaggio; pochi tavoli in una gradevole saletta lunga e stretta. In Francia quasi tutti i ristoranti propongono, oltre ai piatti della carta che possono avere prezzi elevati, interessanti e convenienti menù, che consentono di assaggiare le specialità della zona senza svenarsi.
Scegliamo due menù da 23 Euro composti di Entrée + Plat + Dessert, e mezzo litro di vino della casa. Nel complesso ci riteniamo soddisfatti anche se, come ci accorgeremo proseguendo il viaggio, la varietà delle entrées (i nostri antipasti) è piuttosto limitata e si compone generalmente di un piatto di insalata mista su cui è adagiato l’ingrediente che dà il nome al piatto. Oggi abbiamo scelto chèvre chaude (formaggio di capra caldo) e terrina di coniglio.

2° giorno: 26 aprile 2008
Tourrettes-sur-Loup, Trigance, Gorges du Verdon, Aiguines, Lac-de-Ste-Croix, Moustiers-Sainte-Marie, piana di Valensole, Forcalquier, Niozelles
La colazione, non particolarmente ricca, è servita ad un grande tavolo rotondo apparecchiato con gusto, collocato nella veranda prospiciente la piscina e il giardino.
Saldiamo il conto e partiamo alla volta delle Gorges du Verdon. Ci avviamo in direzione Castellane passando nuovamente per Grasse. Avendo deciso di percorrere la riva sinistra del fiume Verdon, chiamata Corniche Sublime, superata Castellane imbocchiamo la D952 e, all’altezza di Point de Soleil deviamo verso sud sulla D955. Procedendo diritti avremmo costeggiato la riva destra del fiume e, all’altezza di La-Palud-sur-Verdon avremmo potuto percorrere l’anello di 32 km chiamato “la route des cretes” a strapiombo sul Verdon. Per risparmiare tempo optiamo per la riva sinistra e per raggiungerla deviamo per Trigance, scoprendo così un bel paesino che merita assolutamente una sosta. Ne approfittiamo per una merenda di metà mattina e ripartiamo.
La Corniche Sublime offre scorci impressionanti sulla gole che si aprono sotto di noi. L’acqua del torrente che scorre sul fondo è di un colore verde smeraldo che contrasta con il candore della roccia calcarea. I punti di osservazione sono riconoscibili dalle piazzole di sosta ai lati della strada: fra tutti segnalo i Balcons de la Mescla e il Pont de l’Artuby dove intercettiamo una comitiva di più di 30 motociclisti.
Superato il Col d’Illoire (quasi 1000 m di quota) la strada inizia a scendere verso Aiguines. Ancora un paio di soste per fotografare, nello squarcio della montagna, l’ultimo tratto del fiume prima del Lac-de-Ste-Croix (un immenso lago artificiale creato da una diga costruita nel 1975 a sbarramento del Verdon) finché, alle 12,30 raggiungiamo Aiguines. Il paese è caratterizzato dal castello a quattro torri circolari, originariamente residenza privata, poi restaurata e trasformata con la costruzione dei giardini.
Dopo pranzo ci dirigiamo al Pont du Galetas, splendido punto di osservazione allo sbocco del fiume nel lago.
Prossima tappa l’incantevole villaggio di Moustiers-Sainte-Marie a 630 m di altitudine, reso celebre da una stella dorata sospesa al di sopra della cappella di Notre-Dame-de-Beauvoir tramite una catena tesa tra due guglie di roccia distanti quasi 300 metri. Si dice sia stata appesa in segno di gratitudine da un cavaliere sopravvissuto alle Crociate.
Questo villaggio fa parte dei più bei villaggi di Francia; infatti le fotografie si sprecano, anche se il cielo si è un po’ rannuvolato. Mi attirano in particolare le cascatelle formate dal torrente Rioul e le immancabili finestre in tinte pastello.
Ancora qualche acquisto e ci mettiamo in marcia verso la prossima destinazione, Niozelles, dove sosteremo per la notte.
Ci troviamo ad attraversare la piana di Valensole dove, nei mesi di giugno e luglio è tutto un trionfo di lavanda in fiore. Purtroppo a fine aprile le coltivazioni di questa pianta, disposte in bande ordinate, si presentano di un colore grigiastro con riflessi violacei. Dobbiamo accontentarci e riusciamo comunque a scattare delle foto suggestive.
Varcato il fiume Durance intorno alle 16 raggiungiamo il “Relais d’Elle” (www.relaisdelle.com), un bel cascinale in pietra cui si accede direttamente dalla N100, l’antica Via Domitia.
Ci accoglie Catherine, che ci conduce sul retro dell’edificio per mostrarci la stanza in cui alloggeremo. Il locale ha un ingresso indipendente dal giardino terrazzato e arredato con tavolini e sedie di ferro smaltato. Qui, nella stagione estiva, viene servita la colazione.
La stanza si trova in posizione sopraelevata, in quello che una volta doveva essere il granaio, e vi si accede tramite un saliscendi di gradini. Arredata con mobili in legno stile arte povera si rivelerà l’alloggio più “rustico” e certamente più “autentico” di tutta la vacanza (oltre che il più economico, al prezzo di 65 euro a notte, compresa la colazione).
Lasciamo i bagagli e, dal momento che è ancora presto, decidiamo di visitare Forcalquier a 5 km dal relais, nota per le sue specialità gastronomiche.
Saliamo verso la Cittadelle e attendiamo l’ora di cena godendoci gli ultimi raggi di sole dalla terrazza che circonda la cappella di Notre-Dame-de-Provence.
La parte moderna della cittadina non presenta particolari attrattive, a parte la Cathédrale Notre Dame du Bourguet.
Ceniamo al ristorante “Aigo Blanco”, dove ordiniamo due aperitivi, due fondue bourguignonne, due dessert, una birra e ¼ di vino rosso al costo di 55 euro.

3° giorno: 27 aprile 2008
Niozelles, Apt, Roussillon, Gordes, Abbaye de Sénanque, Fontaine-de-Vaucluse, Isle-sur-la-Sorgue, Maillane, Saint-Remy-de-Provence
La colazione, che ci viene servita in una bella saletta arredata con mobili d’epoca, è costituita da caffè, latte o the, accompagnato da croccante baguette, burro e ottime marmellate fatte in casa.
Alle 9 ci mettiamo in marcia verso una delle regioni più affascinanti della nostra vacanza: il Luberon.
Prima sosta veloce ad Apt, nota a livello mondiale per la produzione di frutta candita, di cui sono golosissima. Ad Apt il sabato mattina si svolge un importante mercato provenzale, per il quale siamo purtroppo in ritardo di 24 ore!
La prossima tappa è Roussillon, il paese dell’ocra. Parcheggiamo gratuitamente all’ingresso del paese e ci dirigiamo subito verso il “Sentier des ocres”. L’entrata costa 2,50 Euro, decisamente poco per lo scenario fantastico che offre: un itinerario a saliscendi tra percorsi segnalati che si affacciano su guglie in tutte le sfumature dal giallo al rosso.
Le scarpe inevitabilmente si colorano della finissima sabbia di tonalità arancio intenso su cui camminiamo.
La visita del villaggio di Roussillon riserva piacevoli scorci tra le stradine fiancheggiate di edifici negli stessi colori dell’ocra. Lungo la via di accesso al paese un bellissimo trompe l’oeil decora un ampio portone di legno con la vista prospettica di un giardino “alla francese” dove una fontana stile Versailles è fiancheggiata da cipressi e resti di archi e colonne, in cui dominano le tonalità dell’azzurro e del verde.
Riprendiamo la strada in direzione di Gordes, il terzo tra “i più bei villaggi di Francia” da noi visitati, dopo Moustiers-Sainte-Marie e Roussillon.
La cittadina è arroccata su una falesia (altro “village perché”) tra le vallate dei fiumi Imergue e Calavon, ed è dominata da un castello rinascimentale attorno al quale si snodano “calades” (viuzze lastricate), archi, portici, scalinate e passaggi coperti. La primavera è il periodo migliore per visitare in tutta tranquillità questo villaggio che, d’estate, è letteralmente invaso da orde di turisti.
A 5 km da Gordes si trova il Village des Bories, un vero e proprio museo a cielo aperto costituito da abitazioni in pietra a secco, risalenti forse addirittura al Neolitico. Purtroppo il denso programma della giornata non ci consente di visitarlo, perché il sito più fotografato della Provenza ci attende.
L’imponente Abbaye de Notre-Dame-de-Sénanque è situata in fondo a una stretta vallata scavata dal fiume Senancole. Vi si accede da Gordes imboccando la D177, appena fuori del paese. La strada è stretta e, nella stagione turistica, è a senso unico, cosicché per tornare indietro verso Gordes bisogna fare un percorso ad anello. Poco prima di giungere a destinazione la strada offre una bellissima vista dall’alto dell’abbazia nella sua interezza, immersa nei campi di lavanda. Non avevamo programmato la visita all’interno (le visite sono solo su prenotazione, a orari molto rigidi e con guida in francese), perciò ci limitiamo ad ammirare l’esterno, molto austero, di questo capolavoro dell’architettura cistercense.
Prossima tappa Fontane-de-Vaucluse, ovvero “sorgente della valle chiusa”. Qui, in uno scenario che tanto fu caro al Petrarca, nasce il fiume Sorgue. La sorgente si trova allo sbocco di un fiume sotterraneo, alimentato dalle acque piovane che penetrano attraverso le rocce carsiche dell’altopiano del Vaucluse per poi emergere con il loro colore verde smeraldo, dando vita a un paesaggio di grande atmosfera. Il senso di quiete che qui domina conquistò il poeta che, tra il 1337 e il 1352 vi soggiornò spesso, traendo ispirazione.
Purtroppo oggi un’imprevisto ci attende: forse per la troppa affluenza (oggi è domenica) l’ultimo tratto della strada che conduce all’abitato è sbarrato da un vigile. Veniamo deviati lungo una strada a senso unico e ci ritroviamo a percorrere la D24, costeggiando la Sorgue. In prossimità di un acquedotto romano alla nostra destra una serie di bassi edifici si affaccia su uno sbarramento fluviale che crea suggestive cascatelle. Le acque del fiume sono di un verde intenso. Lo scenario non fa rimpiangere troppo la mancata sosta a Fontane-de-Vaucluse. Tra l’altro ho letto che da qualche anno, soprattutto in estate, la sorgente è particolarmente a secco e quindi risulta essere poco più che una pozzanghera.
Riprendiamo la N100 in direzione di L’Isle-sur-la-Sorgue, un tempo fiorente centro industriale di tessitura sviluppato lungo il fiume da cui prende il nome. Oggi c’è un mercatino di brocantage e, complice la giornata di festa i giardini del lungofiume, dominati dalla bella palazzina sede della Caisse d’Epargne sono piuttosto animati. Passeggiando nei dintorni del fiume si scoprono numerose ruote ad acqua, alcune delle quali in funzione.
Acquistiamo delle colorate tovaglie provenzali e riprendiamo il viaggio.
Raggiungiamo Maillane dopo aver attraversato il Rodano a sud di Avignone e aver preso la direzione di Graveson. A Maillane, villaggio noto per aver dato i natali nel 1830 a Frédéric Mistral, fondatore del Felibrismo, movimento per la difesa della lingua provenzale, ci attendono Eve e David, proprietari del “Mas de Mouret” (www.masdemouret.com). Qui una doppia con colazione costa 80 Euro.
Nel mas ci sono due stanze. Quella a noi riservata, che già avevamo potuto sbirciare dal sito internet, è ancora più graziosa di come ce la immaginavamo. L’arredamento è semplice ma molto curato. Tutto, dal copriletto alle tende in organza, dai mobili di legno grezzo dipinti di bianco al piccolo bagno sopraelevato di due gradini rispetto alla stanza, denota una sapiente attenzione per i particolari. Dalla finestra che affaccia sul retro la vista è ariosa e spazia sulla campagna.
Ne approfittiamo per darci una rinfrescata prima di dirigerci verso Saint-Remy, città natale di Nostradamus, che si trova a soli 5 km da Maillane.
Saint-Remy-de-Provence si trova nel cuore della regione delle Apilles che prende il nome dalla piccola catena montuosa che la attraversa da est a ovest.
Questo luogo è famoso in particolare per aver dato i natali, nel 1503, all’astrologo Michel de Nostredame, più noto come Nostradamus. A lui sono dedicate una via e la fontana che ne abbellisce una delle estremità. La casa natale di Nostradamus si trova invece in Rue Hoche, una stretta viuzza defilata del centro storico. Dopo aver visitato la Collégiale Saint-Martin che affaccia su place de la République, e aver gironzolato in lungo e in largo per le stradine piene di negozietti (oggi chiusi), iniziamo a cercare un posto per la cena.
Veniamo attirati da “L’Olivade”, ristorante con veranda che si affaccia su Rue Chateau. Ordiniamo gli ormai consueti menu e, al prezzo totale di 56 Euro, ho la possibilità di assaggiare un ottimo petto d’anatra cotto nel miele. Come antipasto ci lasciamo tentare dalla rinomata soupe de poisson con salsa rouille. Su un piatto ci viene presentata una zuppiera contenente un denso brodo di pesce con accanto dei crostini di baguette, uno spicchio d’aglio e due ciotoline contenenti l’una una salsa tipo maionese alle erbe (la rouille), l’altra dei filetti di formaggio. Per chi volesse cimentarsi sappia che I crostini vanno strofinati con l’aglio e quindi spalmati con la salsa rouille; poi si cospargono di formaggio grattugiato (emmenthal o gruyere), infine si bagna il tutto con alcune mestolate di zuppa.

4° giorno: 28 aprile 2008
Maillane, castello di Tarascon, Pont du Gard, Uzes, Nimes, Maillane
Oggi purtroppo piove, ma fortunatamente abbiamo in programma quasi soltanto visite in centri abitati: a parte la Camargue, la parte più naturalistica della vacanza ce la siamo lasciata alle spalle con notevole soddisfazione.
Iniziamo da Tarascon, a soli 20 minuti di auto da Maillane. Qui ci attende la visita del castello di Roi René, costruito nel XIII° secolo in posizione privilegiata sulla sponda orientale del Rodano. La sua mole imponente ne fa il protagonista assoluto, se non unico, della città in cui Daudet ambientò la sua celebre opera “Tartarino”.
Il castello presenta due torri rotonde, rivolte verso la città e due a sezione squadrata affacciate sul Rodano. L’ingresso costa 6,50 euro e permette di visitarne l’interno salendo per una ripida scala a chiocciola che conduce ai piani superiori dove si trovano gli appartamenti reali e le varie sale in cui si tenevano le Udienze e il Consiglio. Dalla terrazza, situata a 48 metri di altezza, si gode di un panorama a 360 gradi sulla città, sul Rodano, sul Mont Ventoux, le Apilles, e sulla città reale di Beaucaire, che si trova al di là del fiume.
Lasciata Tarascon e attraversato il Rodano costeggiamo il porto canale di Beaucaire e prendiamo la direzione di Remoulins per poi giungere allo spettacolare Pont du Gard, dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”.
Questo ponte romano a tre ordini di arcate, edificato sul fiume Gardon sotto l’imperatore Claudio tra il 40 ed il 60 D.C., faceva parte di un acquedotto lungo circa 50 km che portava le acque dell’Eure dalla sorgente (localizzata nei pressi di Uzès) alla città di Nimes.
In estate le rive del fiume in prossimità del ponte sono prese d’assalto dai vacanzieri che, approfittando dell’accesso gratuito (si pagano infatti solo i 5 euro del parcheggio per l’intera giornata), si godono i raggi del sole e le fresche acque del fiume.
Ci troviamo a pochi km da Uzès, perciò ci dirigiamo verso questa città un tempo ducale, episcopale e consolare, in cui lo scrittore Jean Racine trascorse più di un anno.
La pioggia non concede tregua e la città è pressoché deserta. E’ ora di pranzo e tutti i negozi sono chiusi. E’ anche difficile trovare un luogo in cui mangiare qualcosa: dobbiamo accontentarci di un mediocre panino e una spremuta d’arancia seduti ai tavolini di un’improvvisata paninoteca sotto i portici della piazza principale, la Place aux Herbes.
Inevitabilmente la città non ci entusiasma più di tanto, eccezion fatta per la celebre Tour Fenestrelle, chiamata così per via delle numerose bifore che la decorano e che rappresenta l’unica superstite di un’antica cattedrale romanica del XII° secolo.
Ci sentiamo tuttavia di affermare che nelle giornate di bel tempo Uzès merita sicuramente una visita.
Sono le 14 e abbiamo tempo sufficiente per visitare Nimes, che dista meno di 30 km da Uzés.
Lasciamo l’auto nel parcheggio coperto Les Halles e ci avviamo in direzione del centro. La prima tappa è l’arena, che data alla fine del II sec. D.C., nei pressi della quale si trova la famosa statua del torero.
Il tempo atmosferico non accenna a migliorare mentre ci dirigiamo verso i Jardin de la Fontaine progettati nel XVIII° secolo dall’ingegnere militare J.P. Mareschal e realizzati alle pendici del monte Cavalier.
La fontana che dà il nome al parco, decorata con vasi e statue di marmo o in pietra, è in realtà una sorgente di acque piovane che si infiltrano nei terreni calcarei della garrigue, la “prateria” provenzale, e qui sgorgano in superficie.
Nei giardini, a lato della fontana, si trovano anche i resti del tempio di Diana, risalente al II° secolo e il cui nome non è attinente alla sua reale funzione. In effetti non si sa ancora oggi a chi fosse dedicato e da alcuni studiosi è ritenuto in realtà un postribolo!
Torniamo verso il centro costeggiando parte del canale de la fontaine, dirigendoci verso la Maison Carrée, il tempio romano meglio conservato al mondo. Peccato che il colonnato destro del tempio sia coperto da impalcature e non ci consenta di cogliere la bellezza del monumento nella sua interezza.
A questo punto decidiamo che la giornata può dirsi conclusa e torniamo verso Maillane.
Per la cena a Saint Remy ci attende “La Gousse d’Ail” in Boulevard Marceau, un ristorante molto particolare con una sala arredata con pezzi di modernariato, tra i quali un’intera giostra con automobiline e cavallini. Per due menu composti di entrée + plat + dessert, due birre e una grappa spendiamo 64 euro.

5° giorno: 29 aprile 2008
Maillane, Vaison-La-Romaine, Orange, Villeneuve-Les-Avignon, Avignon, Maillane
La giornata si annuncia con uno splendido sole. Ben carburati dalla favolosa colazione preparata da Eve partiamo alla volta di Vaison La Romaine, che raggiungiamo in circa un’ora dopo aver costeggiato Avignone, che visiteremo nel pomeriggio, e attraversato i filari delle uve che danno origine ai rinomati e costosi vini Chateauneuf du Pape.
Vaison-La-Romaine è costituita da una parte moderna, che si sviluppa lungo il fiume Ouvèze e ingloba un immenso complesso di rovine di epoca romana distinto in due quartieri, e una parte medievale, a sud del fiume, dominata dai resti del castello del XII° secolo. Un ponte romano scavalca il fiume e unisce le due “anime” di Vaison. Non avendo molto tempo a disposizione decidiamo di visitare il vecchio villaggio, per poi fare una puntata al colorato e vivace mercato che si snoda lungo la via principale della parte moderna.
Il borgo medievale è molto caratteristico, con la sua cinta muraria edificata in parte con pietre provenienti dalle rovine della città romana. Alcune delle case in pietra ospitano una curiosa mostra fotografica a cielo aperto: ingrandimenti di scatti in bianco e nero raffiguranti volti di anziani o gruppi di persone sono collocati in nicchie e anfratti o sugli architravi delle porte d’ingresso.
Saliamo fino al castello da cui si gode una panoramica vista sul Mont Ventoux per poi scendere nuovamente verso la parte moderna della cittadina.
Prossima tappa Orange, famosa per il teatro romano e l’arco trionfale, inseriti dall’Unesco nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità.
Parcheggiamo nei pressi del teatro e ci lanciamo subito alla scoperta di questa meraviglia, che rappresenta l’unico teatro romano in Europa di cui si sia conservato ottimamente il muro di scena, tanto che ancora oggi vi si tengono rappresentazioni e concerti, tra cui, in luglio-agosto, il festival musicale delle Chorégies.
Addossato alla Colline St. Eutrope, che ne sostiene parzialmente la cavea, domina con la sua imponente struttura la piccola piazza antistante, da cui si accede al centro storico della città.
L’ingresso al teatro costa 7,70 Euro e comprende un’audioguida nella lingua prescelta. La visita è preceduta dalla visione (facoltativa) di un film che ricostruisce la storia del teatro e il tipo di rappresentazioni che vi si tenevano nell’antichità. Edificato tra il I° secolo A.C. e il I° secolo D.C. segue lo schema tradizionale del teatro romano, con i gradini della cavea disposti a semicerchio intorno all’orchestra.
Per chi ha poco tempo o vuole vedere il teatro da una differente prospettiva consigliamo di recarsi al parco della collina St. Eutrope, cui si accede imboccando con l’auto la Montée des Princes d’Orange. Dall’estremità settentrionale del parco si gode una splendida vista dall’alto del muro di scena e della città intera.
Ripartiamo alla volta di Villeneuve-Les-Avignon, sulla sponda occidentale del Rodano, proprio di fronte ad Avignone. La giornata è splendida, il cielo è terso e di un blu intenso, la luce è perfetta per le fotografie. Facciamo una prima sosta all’esterno del Fort St-André, possente fortificazione eretta nel XIV° secolo a protezione dell’abbazia benedettina e del borgo omonimo, la cui porta d’accesso è fiancheggiata da due torri circolari gemelle.
La Tour Philippe Le Bel, costruita nel XIII° secolo a difesa del Pont d’Avignon, ci aspetta; la visita a pagamento costa solo 2 euro e permette l’accesso, attraverso una ripida e stretta scala a chiocciola alla terrazza merlata, da cui si gode un panorama eccezionale sul Palazzo dei Papi e la valle del Rodano: quale miglior modo per introdurre la prossima tappa?
Lasciamo l’auto nell’enorme parcheggio gratuito che si trova subito prima del ponte Daladier. Da qui una navetta, anch’essa gratuita, in meno di due minuti ci porta al di là del ponte, in prossimità della Porte de l’Oulle, da cui si accede alla spettacolare città dei Papi: Avignone.
Designata nel 2000 come la ‘’città europea della cultura”, annovera tra i suoi gioielli architettonici il Palazzo dei Papi, del XIV° secolo, e il Pont Saint Bénezet, del XII° secolo, entrambi Patrimoni Mondiali dell’Umanità.
Ad Avignone in luglio si tiene il celebre Festival del Teatro, durante il quale la città accoglie una folla di appassionati da tutta Europa, diventando un enorme palcoscenico, con circa 500 rappresentazioni ogni anno.
Ci dirigiamo subito verso il Palazzo dei Papi che visiteremo solo esternamente (l’interno tra l’altro è completamente spoglio), privilegiando la splendida vista che si gode dai Jardins du Rocher des Dons. Sviluppati su una superficie di 29.000 m2 questi giardini offrono un panorama impagabile sul Rodano, su Villeneuve-Les-Avignon e sul Pont Saint Bénezet, parzialmente distrutto da piene successive tra il 1603 e il 1669, e mai ricostruito.
Anche questa sera cena a Saint Remy, da “Saveurs de Provence” in Rue Carnot dove, per due menu composti di entrée + plat + dessert spendiamo 62 euro.

6° giorno: 30 aprile 2008
Arles, Parco ornitologico di Pont de Gau, Saintes Maries de la Mer, Aigues Mortes
A malincuore salutiamo i nostri ospiti e ci avviamo in direzione della Camargue. La giornata è nuvolosa e minaccia pioggia.
Facciamo una prima tappa ad Arles, città d’arte e storia capoluogo della Camargue, che annovera sette fra i monumenti classificati dall‘Unesco Patrimonio Mondiale dell‘Umanità: l‘anfiteatro, il teatro antico, i criptoportici, le terme romane di Costantino, le vestigia del circo romano, il chiostro e il portale della chiesa di Saint Trophime e gli “Alyscamps” (la necropoli).
Iniziamo la visita da Les Arenes (l’anfiteatro), mentre all’orizzonte si addensano neri e minacciosi nuvoloni; poi, costeggiando il teatro antico ci rifugiamo nella chiesa di Saint Trophime, costruita nel XII° secolo, il cui splendido portale raffigura scene del Giudizio Universale. L’interno della chiesa colpisce per la struttura dell’alta navata centrale a cinque campate, fiancheggiata da strette navate laterali.
Capitiamo quasi per caso davanti all’ingresso dell’Espace Van Gogh, l’ex Hôtel-Dieu, ora centro culturale polivalente, dove l’Artista fu ricoverato più volte per sospetta schizofrenia dopo essersi tagliato il lobo dell’orecchio sinistro. Van Gogh ne ritrasse il giardino e il cortile interno nel dipinto “Il giardino della Casa della Salute di Arles”.
Il colpo d’occhio è bellissimo: il giardino, diviso in settori trapezoidali che si dipartono dalla piccola fontana centrale, è un tripudio di fiori di tanti colori, tra cui dominano il giallo, il bianco, l’arancio e il viola. Tramite una delle scale situate agli angoli del cortile accediamo alla balconata superiore, alla ricerca del punto di vista scelto dal pittore per il suo celebre quadro.
Andiamo quindi alla ricerca del famoso dehor del Cafè Van Gogh, nella Place du Forum, soggetto di un altro celebre dipinto dell’Artista.
E’ ora di ripartire verso il cuore della Camargue. Il tempo non accenna a migliorare e comincio a temere di dover rinunciare alla visita del Parco Ornitologico di Pont de Gau, 60 ettari di percorsi naturalistici e punti di osservazione.
Imbocchiamo la D570 in direzione Saintes-Maries-de-la-Mer e, fortunatamente, quando avvistiamo il cartello di accesso del parco ha smesso di piovere e timidi raggi di sole si fanno strada a forza tra le nuvole.
L’ingresso al parco costa 7 Euro per gli adulti e 4 Euro per i bambini dai 4 ai 10 anni e, su un percorso guidato di 7 km, consente l’accesso a una delle più alte concentrazioni di fenicotteri rosa che vi capiterà mai di vedere. Ovviamente nel parco non ci sono solo i fenicotteri, ma secondo la stagione, incontrerete innumerevoli varietà di pennuti, tra cui cicogne, aironi bianchi, alzavole, rapaci, passeracei ed altri piccoli trampolieri.
Alcune voliere all’ingresso del parco accolgono uccelli feriti o, per qualche motivo impossibilitati a sopravvivere autonomamente nella natura. Riusciamo a fotografare un grosso gufo reale e, poco più in là, un’aquila nell’atto di dispiegare le ali, quasi a stiracchiarsi.
Abbiamo ancora tempo, prima di raggiungere Aigues Mortes, dove pernotteremo. Decidiamo perciò di spingerci fino a Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, che dista solo 4 km.
Impossibile non notare la mole imponente dell’Eglise des Saintes Maries che svetta al di sopra del villaggio; nessun’altra costruzione la eguaglia in altezza e si dice sia visibile fino a 10 km nell’entroterra (del resto la Camargue è assolutamente, inesorabilmente piatta!).
Per raggiungerla attraversiamo un grosso piazzale destinato al gioco forse più popolare in questa parte della Francia: la “petanque”, variante nata in Provenza del nostro gioco delle bocce. Il termine deriva dal provenzale “ped tanco”, ossia “piedi ancorati al suolo”: nel gioco infatti il giocatore che lancia deve restare fermo.
Costruita tra il IX° e il XII° secolo la chiesa è in realtà una vera e propria fortezza, il cui campanile, non fosse per le 5 campane che lo sormontano, appare come una torre semicircolare merlata. Il tetto della chiesa è percorso da un cammino di ronda, anch’esso merlato. Una stretta torre quadrata adorna la facciata nel suo versante meridionale.
All’interno un’unica, alta navata, completamente disadorna. Sulla sinistra una teca circondata di ex-voto custodisce una riproduzione della barca senza vela né remi con cui le “Marie” che danno il nome al paese, ovvero Maria Salomé e Maria Jacobé, in fuga dalla Palestina dove erano oggetto di persecuzioni, giunsero qui insieme alla fidata serva Sara, ora patrona dei Gitani, la cui statua si trova invece nella cripta.
Ogni anno a fine maggio si svolge la Festa dei Gitani, allorché la barca delle Sante viene portata in processione in una kermesse tra il sacro e il pagano con balli, processioni e corse dei tori, che richiama nel cuore della Camargue un popolo variegato di gitani, rom, e altre etnie nomadi da tutta Europa.
Lasciamo Les-Saintes-Maries non prima di aver fatto una passeggiata sul lungomare, quasi deserto in questo periodo dell’anno (salvo per la suddetta festa dei Gitani), ma affollato all’inverosimile durante la stagione estiva.
Torniamo indietro per la D570 fino all’incrocio con la D38c che indica la direzione per Aigues Mortes.
La città si trova al di fuori dei confini geografici della Camargue; per raggiungerla attraversiamo infatti il Petit Rhone, limite naturale occidentale della Regione. Lungo la strada incontriamo le prime mandrie di tori che brucano placidamente l’erba.
Aigues Mortes, il cui nome intuitivamente deriva dalle paludi e dagli stagni che si trovano tutto intorno al comune, si trova nel dipartimento del Gard e la sua edificazione risale al Medioevo. La cinta fortificata, che racchiude la cittadina ed è interamente conservata, fu realizzata a partire dal 1272 da Filippo di Francia e fu ultimata dopo 30 anni.
Abbiamo prenotato una stanza all’”Hermitage de Saint Antoine”, l’unico B&B all’interno delle mura (www.likhom.com/site_adherent.asp?site=www.hermitagesa.com&code=LR3006003), in prossimità della porta omonima. Situato in una deliziosa palazzina di soli due piani affaccia direttamente sul versante interno delle mura e dalle sue finestre con le imposte rosse come il portone di ingresso piovono cascate di piccole campanule bianche.
La nostra stanza si trova al primo piano, quasi all’altezza del camminamento merlato che percorre i bastioni nella loro interezza. Il cielo si è fatto di un blu intenso che contrasta col colore dorato della pietra a pochi metri dalla finestra… sembra quasi di poter raggiungere le mura con un salto.
La stanza (70 euro colazione compresa) è piccola ed essenziale (tutto in questo B&B lo è) ma molto accogliente. Da una porta finestra si accede a un balconcino attrezzato con tavolino e sedie di ferro, da cui si può apprezzare la struttura a saliscendi in cui si articola l’edificio.
Il bagno è quasi lillipuziano, anche se estremamente funzionale: non manca proprio nulla.
Dopo aver depositato i bagagli e fatto conoscenza con il gentilissimo e loquace gestore andiamo alla scoperta della città. Ci rendiamo conto immediatamente che si tratta di un luogo molto turistico che, durante l’estate deve soffrire una massiccia invasione.
La piazza principale, Place St-Louis, è infatti disseminata di ristoranti e in quasi tutte le vie del centro c’è almeno un ristorante. Credo che la città nel suo complesso ne annoveri più di 70!
Speravamo di poter fare il giro dei bastioni (visita a pagamento) per avere una visione romantica delle saline che circondano l’abitato nella luce del tramonto. Purtroppo è tardi, l’ultimo accesso consentito è alle 17,30 e sono già le 18. Domani, 1 maggio, i bastioni saranno chiusi al pubblico.
Percorriamo più volte le vie, perpendicolari tra loro, alla ricerca di un ristorante che soddisfi le nostre esigenze. Piatto tipico della zona è la carne di toro, cucinata in vari modi: dalla classica bistecca alla griglia alla tradizionale “gardianne de taureau”, uno spezzatino fatto cuocere per diverse ore con vino rosso e spezie e che, a detta del gestore dell’hermitage, vale la pena provare. Alla fine ci ritroviamo in Place St-Louis e scegliamo il ristorante “Le Capucine” i cui menu ci consentono di gustare entrambe le specialità (due menu 58 euro). Dopo cena torniamo verso il B&B accompagnati dalla sapiente illuminazione delle vie.

7° giorno: 1 maggio 2008
Salin de Giraud, Fos-sur-Mer, Martigues, Meyreuil, Aix-En-Provence
Scendiamo la ripida scala che dalle stanze porta alla reception e scopriamo che il piccolo locale d’ingresso è stato trasformato in saletta per la colazione, che in estate viene servita nel cortile interno.
Sui tavoli, rivestiti, così come le sedie, di un candido tessuto di cotone troviamo un assortimento incredibile di pane di vario tipo, marmellate fatte in casa, caffè, succo d’arancia e un piatto di frutta varia lavata e affettata di fresco. Ci sono anche uva, datteri, prugne secche, alchechengi e frutta sciroppata. Mentre mangiamo il simpatico gestore si rivela una preziosissima fonte di informazioni e suggerimenti sull’ultima parte del viaggio che ci prepariamo ad affrontare.
Recuperata l’auto costeggiamo l’Etang de Vaccarés in direzione delle saline più importanti della zona. Dopo pochi km avvistiamo piccoli gruppi di cavalli bianchi della Camargue.
Salin de Giraud non ci entusiasma più di tanto con le sue palazzine in mattoni tutte uguali disposte in lunghe file parallele. Usciti dall’abitato avvistiamo in lontananza i candidi cumuli di sale che brillano al sole. Il paesaggio è surreale: ci troviamo nel nulla più assoluto, tra montagne di sale intervallate da bacini di evaporazione. Proseguiamo in direzione sud. La strada corre tra stagni brulicanti di fenicotteri e termina in riva al mare, sulla sterminata spiaggia di Piemançon, dove il campeggio è libero, tanto che in estate si popola di centinaia di camper e roulotte. Oggi ce ne sono solo una decina. Sostiamo una mezz’ora in riva al mare. C’è gente che fa il bagno, ma l’acqua mi dà l’idea di non essere molto calda.
Ripercorriamo la strada da cui siamo venuti e, all’altezza di Salin de Giraud svoltiamo a destra in direzione del Grand Rhone: lo attraverseremo in battello al prezzo di 4,50 euro per un tragitto di poche centinaia di metri.
Per il pranzo sostiamo a Martigues, all’estremità orientale del Canal de Caronte che mette in comunicazione il Golfe de Fos con l’Etang de Berre, una sorta di mare interno verso cui guarda l’aeroporto di Marsiglia. Per questa sua localizzazione e per l’architettura delle case colorate che affacciano sul piccolo portocanale Martigues è detta “la Venezia della Provenza”.
Dopo una gradevole passeggiata a “Petit Venice”, imbocchiamo l’autostrada in direzione Aix-En-Provence.
Per la nostra ultima notte in Provenza abbiamo prenotato una “chambre d’hotes” a Meyreuil, a 5 minuti da Aix-En-Provence.
Raggiungiamo il “Domaine de Valbrillant” intorno alle 14,30 (www.domainedevalbrillant.com). La proprietà è una bastide del XVIII° secolo, ombreggiata da castagni secolari. L’edificio è indubbiamente di fascino e offre quattro camere doppie, una suite e tre appartamenti.
Noi alloggiamo nel miniappartamento Saint Victoire, uno studio di 50 m2 con un minuscolo angolo cottura e il bagno ricavato al di là di una parete in cartongesso. Il WC si trova invece in un piccolo locale chiuso da una porta, ma senza soffitto, cosicché, nella pratica, comunica con la camera da letto!
Nonostante le rifiniture gradevoli e curate 110 euro ci sembrano un po’ eccessivi, anche in relazione agli altri chambres d’hotes in cui abbiamo soggiornato.
Dopo esserci riposati ci dirigiamo ad Aix-En-Provence, città natale di Cezanne, dove resteremo per la cena.
Entriamo nel centro da Rue d’Italie; in fondo alla via svoltiamo a sinistra e ci troviamo all’inizio di Cours Mirabeu, centro nevralgico della città, ricco di importanti fontane.
Le fontane ad Aix sono un vanto: solo in centro ce ne sono più di venti. Le più celebri si trovano in Cours Mirabeu, come la Fontaine du Roi René e la fontana d’acqua calda che si dice sia costantemente circondata da vapore e ricoperta da muschio a causa della temperatura di 35°C dell’acqua. Nella Place Du Général de Gaulle, alla fine di Cours Mirabeu, si trova l’imponente Fontaine de la Rotonde che, con scenografici getti d’acqua, raffigura le tre grazie francesi (Giustizia, Arte, Agricoltura) ed è sorvegliata da leoni e osservata a distanza dalla statua dedicata a Paul Cezanne, ubicata all’estremità opposta della piazza rispetto a Cours Mirabeau.
Un modo facile per perlustrare la città è seguire “le orme di Cezanne”: dei cerchi di bronzo con impressa la “C” di Cezanne e uno stemma che si trovano per terra, e delineano un percorso tra i luoghi più cari all’artista e da lui raffigurati nelle sue tele. Prima di cena visitiamo anche la cattedrale di Saint-Sauveur dal ricco portale gotico, che si trova in Place de l’Université.
Per la cena ci accomodiamo ai tavoli del “Le Cintra”, in Avenue Napoléon Bonaparte, un ristorante piuttosto turistico all’apparenza che però non ci delude: con poco meno di 60 Euro gustiamo due abbondanti e gustose porzioni di cozze marinate, due secondi di carne, due birre e due dessert.

8° giorno: 2 maggio 2008
Aix-En-Provence, Milano
Purtroppo è giunta la fine di questa bellissima vacanza. Prima del rientro ci concediamo gli ultimi acquisti di prodotti tipici, tra cui vini, formaggi e i tipici “calissons” di Aix, dolcetti a base di mandorle e frutta candita ricoperti di glassa bianca.

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