In canoa sui laghi canadesi

:) Ovvero prendi una libraia e fanne una vera squaw!
Mi è nata per caso l’idea di andare in Ontario a trovare un’amica che si è trasferita lì da un anno e mi è stato proposto una escusione in canoa di 5 giorni sul lago Temagami – nord Ontario.
Visto che l’esperienza mi ha entusiasmato, vi racconto come è andata e come poterla fare.
Volo Air France da Bologna a Toronto via Parigi, prenotato in giugno a circa 1000 €. E’ stato il mio primo volo intercontinentale e non è stato lungo come temevo, tra l’altro ogni posto poteva scegliere che film vedere sul suo mini-schermo in tutta pace.
A Toronto ho preso un bus-shuttle della Northern Airport Service, che mi ha portato fino a North Bay: un servizio molto comodo per raggiungere in breve le località più sperdute. Praticamente il pullmino ha un itinerario prestabilito e ferma solo dove viene richiesto, addirittura abbiamo accompagnato una signora sotto casa, visto che era tardi.
Da lì a Temagami, ho fatto il tragitto con l’auto della mia amica, altrimenti sarebbe stato un pochino scomodo. In totale da Toronto sono quasi 450 km.
Ho soggiornato in una “cabin” presso il Wolf within adventures di Temagami. E’ una sistemazione molto diffusa in questi luoghi a stretto contatto con la natura: praticamente una baita in legno con cucinina annessa, ma senza acqua corrente, per cui per i servizi igienici ci si reca in una pittoresca “out house” a pochi passi :lol:
Il primo giorno, Francesco, la mia guida e Maestro di vita per l’intera escursione, ci ha introdotto nel magico mondo della canoa – mai vista prima in vita mia – e il primo approccio mi è sembrato drammatico!
La canoa per due persone è lunga, larga e pesante e talvolta bisogna “trasportarla” via terra per raggiungere luoghi più pittoreschi. Inoltre tutto il bagaglio – zaino-tenda-viveri,ecc – vanno agganciati per evitare di perderli in caso di ribaltamento della canoa…. detto il primo giorno ad una pivellina sembra terribile. Sul lago privato del centro escursioni facciamo le prove per salire/scendere dalla canoa e soprattutto pagaiare, in una direzione precisa, soprattutto. Insomma alla fine del primo giorno ero depressa e forse terrorizzata, considerate che il mio sport più faticoso durante l’anno è sfogliare un libro!
Comunque l’avventura inizia e la mattina del secondo giorno un pulmino ci porta al “landing” sul lago Temagami, un lago che visto sull’atlante sembra una pozzanghera, ma in realtà ha oltre 3000 km di coste frastagliate e molto pittoresche e offre innumerevoli possibilità di campeggiare nella natura più incontaminata e nel silenzio più assoluto.
L’escursione comincia sotto un cielo plumbeo, spioviggina a tratti tira vento fa freddino, insomma il clima cambia ogni 10 minuti, restando orribile. Si pagaia per i primi km, per lasciare la zona più trafficata, piena di cottages e motoscafi. A pranzo, mangiamo un panino visitando autentici tepee dei nativi – qui gli indiani pellirossa li chiamano così – e si prosegue fino al nostro primo camp-site, dove monteremo la tenda. Mi sembra di aver fatto una faticaccia e in effetti abbiamo pagaiato per 14 km, mai la terra mi è parsa più allettante e sacco a pelo più confortevole. Qui Francesco ci insegna che per rispettare la natura, non bisogna portare via nulla, nè lasciare nulla e per accendere il fuoco andiamo a raccogliere la legna da una casa di castoro abbandonata. Cena e caffè sono deliziosi e davanti al fuoco, si lavano i piatti – ecologicamente -e raccontano storie.
La giornata è stata proprio lunga e si va nanna presto, nella quiete più totale.
Il terzo giorno la pagaiata è molto più breve e il sole splende, per cui arriviamo al camp-site per pranzo e ci rimane tutto il tempo per fare il bagno – l’acqua è fresca, ma non troppo – prendere il sole, andare a caccia di mirtilli e fare un giro al tramonto per vedere dove si abbeverano gli alci.
Vale la pena aspettare le stelle, qui sono splendenti e vicinissime e Francesco ci insegna a riconoscere le più famose costellazioni.
Anche il quarto giorno la pagaiata è breve, ma ci aspetta il nostro primo “portage”, cioè attraccare, scaricare tutto e portarlo attraverso un sentiero nel bosco fino a rimettere le canoe in acqua e ripartire. Bella fatica, ma ci permette di navigare su acque molto più tranquille e dove i motoscafi non possono proprio arrivare. Attenzione alle zanzare! Mentre hai le mani occupate, ti attaccano senza sosta, e i repellenti europei non funzionano, meglio chiedere alla guida o arrendersi.
Per cena mangiamo deliziose uova con bacon e sciroppo d’acero – mitiche e molto canadesi! :P
Stasera montiamo la tenda vicino alla tana dei chip-monkey, tipo scoiattolini vivacissimi e passiamo il tempo ammirati dai loro gesti, ma soprattutto dai loro discorsi concitati.
Di mattina imparo a impastare e cuocere sul fuoco le bannock o pane indiano e inizio proprio a sentirmi una “nativa”.
Un altro portage attraverso un bosco di alberi secolari apre il quinto giorno, ma ormai siamo esperti! Nel pomeriggio la scalata della Devil Mountain ci permette di ammirare un panorama straordinario dei vari rami del lago, con acqua e alberi a perdita d’occhio, certo salire non è proprio da ragazzini.
Seduta su un divano naturale di pietra liscissima, guardo i “loons” – tipo anatre – danzare nel tramonto e penso che domani sarà l’ultimo giorno dell’escursione e ho capito che vorrei fare almeno altri 3 giorni: ormai mi sono abituata a svegliarmi all’alba quando sul lago si formano strisce di nebbiolina da romanzo fantasy, pagaio serena senza più i dolori che i primi due giorni mi hanno fatto scoprire muscoli di cui non conoscevo l’esistenza, adoro i pasti deliziosi che Francesco ci prepara e con il gruppo si è instaurato un feeling straordinario; so dove far legna e come accendere un fuoco anche se piove, montiamo e disfiamo la tenda da professionisti, nel mio zaino riesco a far stare il doppio di roba del primo giorno e mi sono abituata a “fare i bisognini” sotto le stelle o a lavarmi nel lago.
Per addolcire il rientro, l’ultimo giorno il tempo torna grigio e francesco ci premia con un panino al burro di arachidi – scoperta meravigliosa!
L’avventura si conclude senza nessun ribaltamento: siamo tutti promossi e addirittura con un 8 in canoa e un 10 in campeggio.
A 40 anni è bello riscoprire confidenza con il proprio corpo, immergersi nella natura e superare qualche piccolo tabù o fobia, per esempio ho fattop amicizia con un serpente, ma qui sono tutti innocui e risulta più semplice.
Bagaglio consigliato: il minimo indispensabile per l’escursione, da mettere in uno zaino, tenendo presente che di giorno ci si può bagnare, per cui la sera occorre avere un cambio caldo e asciutto
pantaloni quick-dry
2 magliette m/m
2 pile leggeri
1 pile pesante
costume da bagno
2 calzettoni leggeri
1 calzettone pesante
panta di pile per la notte(fa freddo)
giacca da pioggia
cappellino visiera
cappello di pile/lana
occhiali da sole
crema solare non profumata
repellente zanzare
borraccia
Non userete altro, ve lo garantisco. La vita è proprio spartana, ma dimenticherete ogni stress!
Per informazioni sono a disposizione.
Ecco il sito per fare questa bellissima esperienza:
http://www.wolfwithin.ca

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