Rahjasthan, Dehli, Agra e il Goa. La nostra esperienza dell’India.

Ho meditato e sperato lungamente un viaggio in India, in passato rinviato per le difficoltà organizzative e probabilmente anche per la inconscia preoccupazione di trovarsi in luogo non propriamente rilassante (perlomeno non del tutto). L’India rappresentava per me il viaggio per eccellenza ma anche come dicono in molti “la prova del nove di ogni viaggiatore”.
Occorre, accingendosi a conoscere l’India, abbattere molte delle nostre barriere interiori; la paura della povertà e delle condizioni di vita anni luce distanti dalle nostre, e la tolleranza (non dico comprensione) dei molti paradossi sociali, politici e religiosi che caratterizzano questa nazione. All’epoca del nostro viaggio, si erano già verificati attentati che avevano provocato vittime, ma non gravi come quelli di Mumbai del 27-28 Novembre 2008. Ragion per cui, anche se con qualche preoccupazione siamo partiti alla volta di Nuova Dehli.
Gli attentati che hanno scatenato l’inferno di Mumbai, avvenuti lo scorso Novembre certo, rappresentano un ulteriore deterrente per coloro che avevano programmato un viaggio in questo Paese.
195 vittime e 295 feriti sono numeri da paura, ma la paura è proprio il sentimento che i terroristi volevano suscitare nel mondo intero. Forse non sapremo mai esattamente di quale terrorismo si tratta, chi ha perpetrato gli attentati e chi c’è dietro. Quel che è certo è che molti turisti intenzionati a recarsi in India, hanno repentinamente e prudentemente, cambiato la loro destinazione.
La Farnesina, visto il carattere indiscriminato degli attentati avvenuti nel Paese, che hanno colpito luoghi, ristoranti ed alberghi abitualmente frequentati da turisti occidentali, giustamente, invita ad evitare tutti i luoghi affollati quali: templi, mercati, piazze, stazioni degli autobus e aeroporti. Viene da se che volendo evitare questi luoghi é impossibile anche solo arrivarci in India.
Le Autorità indiane hanno vietato nello Stato di Goa i festeggiamenti sulle spiagge, temendo nuovi attacchi terroristici contro i turisti.

La mia speranza è che la spirale della tensione si interrompa e che tutto possa tornare alla stessa anormalità di prima, scrivo anormalità perché non è che prima in India non ci fossero problemi. Più della conflittualità politica e religiosa, il male dell’India è dovuto alla povertà dilagante e alle differenze sociali che si vanno accentuando, ma questo ormai non fa più notizia.

In attesa che la Farnesina ci dica se e quando sarà possibile ripartire per l’India, rispolvero il mio racconto di viaggio con l’intento di mantenere vivo l’interesse per l’incredibile sub-continente indiano.

La prima parte del racconto è volutamente più pratica ed ha l’intento di comunicare quelle informazioni che secondo noi potrebbero essere utili per la buona riuscita del viaggio.
Per chi ha voglia di sorbirsi anche la seconda parte, questa descrive invece più nel dettaglio il nostro diario di viaggio.

Informazioni pratiche:

-per ottenere il visto ci siamo rivolti ad una agenzia trovata in rete: http://www.vistonline.it, che ha sede a Roma, tempo necessario 15 giorni, costo 50 di tassa euro più 30 di agenzia.
Se andate personalmente a Milano ve lo rilasciano in giornata pagando solo i 50 euro, ma noi non potevamo…

-Volo Alitalia, (quando ancora esisteva) comprato on-line, era il più economico, Bologna-Milano-Dehli e ritorno 620 euro circa. Bisogna dire che sono stati puntuali e che all’andata è filato tutto bene, aereo discreto con buona scelta di film, mentre il ritorno.. sembrava un’intercontinentale low cost: apparecchio decisamente più vecchio con sedili sfondati, nessun monitor e pulsantiera rotta ai nostri posti e quindi luce costantemente accesa, così che non potendo guardare niente, se per caso uno decideva di dormire, non era affatto facile con la luce sparata in faccia e moltissimi bambini indiani urlanti di contorno. La nostra di allora compagnia di bandiera era purtroppo, come noto, già in odore di crisi.

-Per l’organizzazione del tour al nord ci siamo rivolti alla Khushaal Travels ed in particolare a Mr. Dinesh Sharma http://www.kuhshaaltravels.co.in, Attraverso la stessa agenzia abbiamo ottenuto anche i voli interni per il Goa.

-Salute e Vaccinazioni: eravamo già coperti per tifo, tetano, epatite b e così abbiamo fatto soltanto la prima delle due dosi del vaccino antiepatite a. una sola dose garantisce già una copertura quasi del 90%. Non abbiamo fatto la profilassi antimalarica essendo il mese di Dicembre abbastanza secco, siamo anche stati punti più volte da zanzare ma ci è andata bene. Abbiamo portato con noi un pacco di medicinali da ipocondriaci, con tantissimi fermenti lattici, disinfettanti intestinali, antibiotici, un paio di siringhe sterili, paracetamolo, integratori, farmaci personali, ecc.. e … abbiamo purtroppo usato quasi tutto! Non solo: abbiamo anche dovuto comprarne altri.
Un vero colpo per la nostra autostima immunitaria. Infatti, dopo i racconti di istantanee diarree occorse ai nostri amici viaggiatori, dopo 19 giorni di ottime libagioni accorte ma non paranoiche, trascorsi indenni, ci sentivamo degli immortali. Così sono stata punita improvvisamente il 19esimo giorno con vomito, diarrea, febbricola e una gran debolezza. Siccome non smettevo di vomitare ed il giorno dopo dovevamo prendere l’aereo per il Goa, M. nella notte mi ha portato in un ospedale privato di Dehli con l’aiuto di un taxista. Così, tra un “lo sapevo che non dovevamo venire in India” e un “voglio andare a casa e non partire mai più”, con una iniezione si è arrestata l’eruzione vulcanica. I due giorni successivi sono stata un po’ debole ma poi è passato tutto, tranne un gran bruciore di stomaco non appena mangiavo qualcosa. Non dimenticate quindi di portare qualche farmaco contro la nausea e qualche gastroprotettore (tipo Domperidone e Omeprazolo).
Da segnalare, come anche segnala la LP, le affezioni delle vie aere legate all’inquinamento dell’aria nelle grandi città: l’irritazione era tale che starnutivamo sangue, gli occhi lacrimavano, i capelli ed i vestiti assumevano uno sgradevole odore ma poi tutto passava quando ci si allontanava dai grandi centri.
Ma anche lontano dai grandi centri M. ha cominciato ad avere febbre e tosse il 21 esimo giorno e se la è trascinata per 4-5 giorni. Siccome aveva paura di morire di malaria, abbiamo anche chiamato il medico a casa, che è arrivato in scooter, per rassicurarlo sul fatto che non si trattava di malaria ma solo di intossicazione alimentare (io lo sapevo).
Comunque fondamentale avere una assicurazione sanitaria: noi la abbiamo stipulata con “Viaggi sicuri” http://www.viaggisicuri.com La nostra richiesta di rimborso è stata soddisfatta dopo circa due mesi dall’inoltro all’agenzia, della documentazione.

-Abbiamo acquistato in Italia un prodotto chiamato “acquaclean” per la disinfezione dell’acqua che usavamo per la pulizia dei denti. Non dimenticate uno o due rotoli di carta igienica perché spesso quelli degli alberghi hanno al massimo 10 strappi e finiscono subito. Sarà una raccomandazione poco elegante ma potrà preservarvi dal vivere situazioni ancor meno eleganti. E non scordate nemmeno i tappi per le orecchie per difendervi dai rumori di traffico e clacson a tutte le ore e soprattutto per la chiamata alla preghiera dei Muezzin alle 4/5 del mattino (a meno che non siate di fede mussulmana)..

Ecco in breve il nostro itinerario:

26-28 Nov: Dehli,BROADWAY HOTEL
28-29 Nov: Mandawa, HERITAGE HOTEL
29-30 Nov: Bikaner, HARASAR HAVELI HOTEL
30 Nov-2 Dic: Jaiselmer, RANG MAHAL HOTEL
2-4 DiC: Jodhpur, PAL HAVELI HOTEL
4-6 Dic: Udaipur, RAMPRATAP PALACE HOTEL
6-7 Dic: Pushkar, JAGAT PALACE HOTEL
7-9 Dic: Jaipur, MADHUBAN HOTEL
9-10 Dic: Ranthambhore, ANKUR RESORT
10-12 Dic: Agra PUSHP VILLA HOTEL
12-13 Dic: Delhi, BROADWAY HOTEL
13-22 Dic: Calangute, Goa, PARK AVENUE RESIDENCE

Veniamo ora al diario di viaggio:

26/11/06 Arrivo in serata a Dehli. L’aeroporto è gremito di gente del posto che attende, ma regna uno strano e surreale silenzio. Troviamo ad accoglierci Mr.Dinesh in persona, venuto apposta da Jaipur dove ha sede la sua agenzia e che a bordo dell’Ambassador Tata su cui viaggeremo per l’intero tour ci accompagna all’Hotel Brodway. Al piano della nostra stanza i muri dei corridoi sono scrostati, qualcuno dorme con la porta aperta, le lenzuola hanno delle impronte di scarpe! Durante la notte: versi di galli, generatore rumoroso, muezzin urlante seguito da coro di preghiera. La mattina mi affaccio alla finestra che dà sulla moschea e vedo una pecorella che si abbevera alla fontana. Quando rientriamo dalla colazione a base di uova dal tuorlo bianco e brodo piccante, la stessa pecora di poco prima era stata decapitata, scuoiata e lavata nella fontana dove prima docilmente si abbeverava. Che inizio!!

27/11/06 Old e New Dehli. Visitiamo la Jama masjid, il Red Fort (solo da fuori perché di Lunedì è chiuso), il memoriale di Gandhi, il centro di Dehli con l’India Gate, la via reale, la casa del presidente e il magnifico Qutub Minar. La guida vuole portarci a fare shopping in alcuni negozi (dove lui ha la commissione) cosa che, come scopriremo più avanti, diventerà un piccolo problema. Riusciamo a scamparla solo in parte. Abbiamo avuto frequentemente l’impressione di essere trattati come merce di scambio: sarà perché il turismo è una delle voci più importanti del P.I.L. dell’India ed il turista fa ormai parte del processo produttivo.
La sera usciamo in autonomia e siamo imbarazzati spettatori di una specie di girone infernale. Prendiamo contatto con quanto la guida e l’autista ci avevano in parte filtrato: il mondo di chi ha come casa la strada, e lì sono tanti.
La nostra permanenza nella capitale è durata poco, probabilmente non abbiamo avuto modo di coglierne l’essenza ma devo anche confessare che non ci è dispiaciuto particolarmente lasciarla in quanto gli aspetti meno amabili, come il caos, l’accattonaggio, l’inquinamento ed i procacciatori d’affari prevalgono su quelli positivi.

28/11/06 Partenza per Mandawa, per strada: mucche, cammelli, capre, cani, tanta polvere e uomini che orinano ad ogni metro (saranno i chai). Non mi dilungo sul traffico per uscire da Dehli e sulle condizioni delle strade, semplicemente inimmaginabile il primo e terrificanti le seconde. Arriviamo nel primo pomeriggio all’Hotel Heritage, molto scenografico, ma M. dopo avere insistito per avere la biancheria del letto, la riceve a rate, a alla fine se vuole dormire, il letto deve farselo da solo. Poco male, chi fa da se…
La struttura sembra gestita da un gruppo di ragazzini simpatici ma un poco sprovveduti. La sera, doccia fredda e a letto con calze di lana e piumone. Nella notte veniamo svegliati dal solito muezzin, da incessanti rombi di motore e da musica a partire dalle 2.00 di notte (?).

29/11/06 Viaggio Mandawa-Bikaner con sosta a Fathpur per vedere le Haveli, lascito di uno splendido passato ma oggi in deplorevole stato.
Lungo il tragitto nel deserto un sassolino manda in frantumi il vetro anteriore dell’auto, e così siamo costretti a fare una trentina di km a passo d’uomo perché senza parabrezza. Questa esperienza ci mancava.
Nel pomeriggio, visita al Junagarh Palace e alla Camel farm, notevole il primo e assolutamente inutile la seconda se non forse per gli appassionati di zoo. La sera visitiamo in autonomia il Lalgarh Palace, uno splendido palazzo ora divenuto albergo.
Noi però alloggiamo all’Harasar Haveli: affrontabile ma con acqua fredda o al massimo tiepida dietro insistenze.

30/11/06 Visitiamo il tempio Jainista di Bikaner ed il Karnimata temple (tempio dei topi) . Un luogo unico al mondo, dove dimorano migliaia di topolini adorati dai fedeli. Secondo la leggenda Karni mata, chiese al Dio della morte Yama di riportare in vita il figlio di un cantastorie addolorato per questo grave lutto. Yama rifiutò e karni mata fece reincarnare tutti i cantastorie defunti in topi. I topi sono ritenuti sacri al punto da credere che porti fortuna mangiare il cibo toccato dalla loro bocca. La visita non è consigliata alle persone più schizzinose, ma sappiate che se un topo vi passa sopra un piede (ovviamente scalzo) è segno di buon auspicio.
Proseguiamo il nostro viaggio in direzione di Jaisdalmer: 6 ore di auto nel deserto con una sola tappa per il pranzo nell’unico autogrill per turisti incontrato. A Jaisalmer alloggiamo al Rang Mahal Hotel, forse il migliore che abbiamo trovato, biancheria candida, splendido giardino, architettura stile “fort” e ricco buffet a colazione. Per fortuna staremo due notti.

1/12/06 Al mattino, visita del Forte in arenaria gialla, imperdibile. Il pomeriggio, cammellata nel deserto da turista “pacchetto comitiva” per vedere il tramonto ad un prezzo secondo me, esorbitante (quasi 50 euro per stare due ore su un cammello, in India sono davvero tante!). E poi M. riporta lesioni (non gravi per fortuna), al posteriore. La sera, cena al ristorante Trio, turistico ma con piatti di qualità discreta e abbondanti.

2/12/06 Viaggio Jaisalmer-Jodhpur, 5 ore circa. Jodhpur, città assolutamente infernale per traffico, smog, caos, polvere e rumore ma… ricchissimo mercato locale e siti interessanti. Alloggiamo al Pal Haveli, bello, molto centrale e con boiler autonomo. Finalmente doccia calda. Cena al Pushpa Bhojnalaya dining hall, consigliato LP, esperienza indimenticabile perché si tratta di un locale decisamente non turistico. Una volta entrati, (meglio non dirigere lo sguardo sulla cucina perchè sembra un cantiere aperto), abbiamo ordinato un kashmiri paneer, un piatto di palline di farina di ceci, che il proprietario ha frantumanto con le sue mani nel nostro piatto (cena per due 125 Irs, poco più di due euro), buono e saporito e dopo non siamo stati male.

3/12/06 Visita al fiabesco Jaswant Thada e al forte Meherangarh, molto suggestivo nella sua maestosità architettonica, con ottimo servizio di audioguide multilingue compreso nel prezzo del biglietto di ingresso. Nel pomeriggio, uscita indipendente con il Tuc-Tuc, unico mezzo ad eccezione degli scooter, in grado di circolare nelle strette viuzze della città, intasate di traffico.

4/12/06 Partenza per Udaipur, con sosta al tempio Jainista di Ranakpur: grande e spettacolare. Lungo il tragitto il paesaggio cambia notevolmente, dal deserto, alle montagne ripide ed infine ai verdeggianti campi coltivati. Arrivo nel tardo pomeriggio al Rampratap Hotel, albergo esternamente elegante ma con stanze alquanto vetuste. In bagno fortunatamente il boiler è autonomo e la doccia è molto calda. Ristorante discreto con tempi di attesa al solito.. indiani.

5/12/06 Visita della città di Udaipur: il tempio jainista Jagdish, poi il City Palace e poi su nostra insistenza ci rechiamo al giardino delle principesse (o Saha Lion) con guida scocciata che si arrabbia (anche se gli lasciamo una discreta mancia) perché spendiamo poco nel negozio di miniature dove ha la commissione. La guida viene tempestivamente liquidata ed andiamo con il driver, di cui non abbiamo mai capito bene il nome e che chiamavamo “Mister Optik” prima al complesso di Ahar e poi al Monsoon Palace. Qui si ammira una vista notevole della città, ma il palazzo è in condizioni deplorevoli, la scala è utilizzata come orinatoio. Alle 16.00 uscita romantica in barca sul lago e visita alla Jagmadir Island. La sera, cena al Sunrise (consigliato LP), really indian con scarrafone morto spiaccicato sull’ingresso della cucina, ma piatti appetibili, cena per due 105 Irs.

6/12/06 Viaggio Udaipur-Pushkar, lungo il tragitto visita al Sas Bahu Temple di Nagda.
Arrivo nel pomeriggio all’Hotel Jagat: bello, nuovo, pulito, acqua calda, distanza percorribile a piedi dal centro. Dobbiamo dire che Pushkar ci è piaciuta molto, vi si può camminare in maniera più rilassata con il suo centro chiuso al traffico, l’atmosfera è un po’ fricchettona ma distesa e accogliente. I venditori del fornitissimo bazar sono generalmente meno assillanti rispetto alle altre città, e poi c’e il suggestivo lago sacro con le abluzioni e tutti i rituali da documentario sull’India. Cena al Raju (consigliato LP), buon cibo, ottimo lassi, bella vista sul lago, prezzo per due 145 Irs.

7/12/06 Visita al Brahma Temple di Pushkar e successivamente al suggestivo gaht. Poi, partenza per Jaipur, arrivo all’ora di pranzo all’Hotel Madhuban: buon livello, pulito, con giardino curato, molto piacevole in una città così caotica. Pranzo in piedi all’incredibile Rawat Kachari, banco con grande scelta di dolce e salato, frequentato esclusivamente da indiani (molti impiegati) in pausa pranzo, ottimo ed estremamente economico. Nel pomeriggio tentiamo un giro della città a piedi, ma risulta essere un’impresa impossibile per il traffico e per l’assillo di ciclo risciò e tuc-tuc. Contrattiamo così alcune tappe con un risciò per 200 Irs. Poi massaggio ayurvedico al Kerala Ayurveda kendra. Scegliamo un massaggio Abjanga, della durata di un’ora con olio caldo dall’odore di arachidi rancidi. La sera ceniamo tutti unti come sarde da friggere al Natrj Restaurant, lusso con capello nel piatto di riso, prezzo Irs 432. Ritorno all’hotel in ciclorisciò, che si rivelerà un’esperienza straziante, non lo faremo mai più.

8/12/06 Partenza con la guida per la visita della città di Jaipur. Vediamo esternamente il Palazzo dei venti, l’interno è chiuso per lavori e poi ci dicono non sia niente di particolare. A seguire vediamo L’Hawa Mahal, l’Amber Fort, l’esterno del Jal Mahal (o palazzo sull’acqua), il Jantan Mantar (osservatorio astronomico) ed il museo del City Palace. Pranzo al Or Tower, ristorante girevole con vista sulla città. Cucina curata, prezzo 754 Irs per due. Nel pomeriggio giro libero per il ricchissimo bazar.

9/12/06 Partenza per Ranthambhore park, che purtroppo si rivelerà la vera bufala del viaggio anche se non per colpa nostra. Durante il tragitto, peraltro di quasi 6 ore su strada impraticabile, si discute se sia preferibile il safari in gruppo sul più economico Canter o singolarmente sulla jeep. Arriviamo alle 12.30 all’Ankur Resort e sorpresa delle sorprese scopriamo che nella notte il governo ha deciso di chiudere la riserva per imprecisata ragione e che potrebbe riaprire, ma non è certo, l’indomani. Restiamo molto perplessi all’idea di trascorrere due giorni in un luogo dove ad eccezione della riserva chiusa non c’è assolutamente nulla da vedere. Il resort ha una hall molto originale con colonne a forma di tronco d’albero e rami che abbracciano il soffitto. Le stanze sono abbastanza spartane ma pulite, il bagno è decisamente vecchio, la biancheria immacolata a parte le coperte in peluche marrone che troveremo anche più avanti. Ristorante con buoni piatti ed economico. Il pomeriggio passeggiamo per Ranthambhore road: tutta campagna, ma per la prima volta abbiamo la piacevole impressione che qualcuno ci saluti senza secondi fini. La sera, doccia con acqua tiepida e moltissime zanzare in camera. M. che ha il terrore della malaria, cerca di colpirle sul soffitto con il sacchetto delle mutande sporche e si fa la doccia con l’Autan. Completato lo sterminio decide che può riposare e spruzza il deodorante sulle coperte di peluche marrone.
A cena ci comunicano che il parco non riaprirà e quindi l’indomani mattina partiremo per Agra con un giorno di anticipo. La notte che trascorreremo non sarà delle migliori per l’incessante strombazzare in strada e per il puzzo del fornelletto antizanzare.

10/12/06 Partenza per Agra. Il tratto iniziale di strada è uno dei peggiori sino ad ora percorsi: la strada è molto stretta e sterrata con numerosi avvallamenti che ci portano a continui sobbalzi. Le situazioni più strane sembrano voler ostacolare l’avanzamento della stoica Ambassador: branchi di oche, mucche, capre e pecore, cani appisolati nel mezzo del sentiero, un intero e maestoso albero trascinato da un trattore, camion con carichi debordanti in ogni senso per 3 volte il loro volume, ecc..
Facciamo una sosta al Tempio Indù di Balaji, famoso per gli esorcismi che si praticano al suo interno e frequentatissimo da gente che porta smisurate quantità di cibo. Internamente si trova una grande cucina dove i fedeli acquistano il cibo per le loro offerte. Verso le 16 arriviamo al complesso di Fatehpur Sikri ed alla vicina moschea. Decisamente impressionanti, ma la visita è disturbata da guide e venditori davvero insistenti che non ci danno pace. Arrivo ad Agra alle 18.00 dopo il più estenuante dei viaggi in auto sino ad ora compiuti. Alloggiamo al Pushp Villa Hotel, esternamente elegante, ma le camere standard sono molto vecchie, piccole e, la nostra, senza finestre. Doccia con acqua calda, per fortuna.

11/12/06 Visita alla città di Agra. Abbiamo la guida parlante inglese e cominciamo da quello che è notoriamente il simbolo dell’India: il Taji Mahal, peccato per la nebbia, ma comunque spettacolare. Davvero, imperdibile. Attenzione perché all’ingresso i controlli sono abbastanza intensivi: non si possono portare apparecchiature elettriche o elettroniche, cibo e nemmeno caramelle o gomme da masticare che verranno sequestrate.
Discussione con la guida perché nonostante ci fossimo dichiarati non interessati, ci porta comunque al laboratorio di marmo per l’acquisto di statuine prodotte dal mercato globalizzato. Ci rifiutiamo di entrare. Chiediamo di visitare il Red Fort e la guida ci vuole far credere che siccome, ormai siamo suoi amici, non vale la pena di pagare 300 Irs (che in realtà saranno 250) per vedere il forte che è chiuso per l’80% perché occupato dall’esercito (non sarà vero) e che non è poi così bello. Molto meglio secondo lui andare per negozi e laboratori! A noi invece è piaciuto molto e crediamo che valga davvero la visita e comunque più del laboratorio di marmo! Congediamo anticipatamente la guida, ma ormai è la regola visto che ci fanno regolarmente perdere tempo in discussioni per non andare nei negozi, e ci rechiamo da soli a vedere il Baby Taji, che secondo la guida era molto lontano (falso). Ci è sembrato invece molto suggestivo anche perché meno affollato del grande Taji.
Poi visita al tempio Indù in costruzione da 300 anni (non ricordo purtroppo il nome), ed al Chini-Ka-Ranza, mausoleo decrepito e sconosciuto.
Pranzo al ristorante Only, discreto ma un po’ caro per lo standard (480 Irs) e poi un giro al Sadar Bazar.

12/12/06 A colazione al Pushp Villa Hotel, mangio inavvertitamente le uova che mi costeranno due giorni di malessere, ma questo lo scoprirò solo la sera. Ripartiamo per Dehli e durante il tragitto facciamo sosta all’Akbar Mausoleum di Sikandra, molto suggestivo nella sua architettura e per i cervi, scimmie e antilopi che si muovono libere nel bellissimo e immenso giardino che lo circonda.
Impiegheremo poi due ore per entrare in città a Dehli. Nel tardo pomeriggio andiamo con il tuc-tuc a visitare il Chadndi Chows bazar ed il mercato delle spezie, entrambi molto autentici, non frequentati dai turisti e con prezzi e scelta ottimi. La sera salto la cena perché non mi sento di mangiare e poi.. crollo verticale: in rapida successione accuso mal di testa, vomito, diarrea e febbre. Poiché la mattina seguente abbiamo il volo per il Goa e non smetto di vomitare M. mi porta all’Ospedale privato della città dove mi fanno una iniezione antivomito.

13/06/07 Volo per il Goa. Un’ora di coda per controlli e check-in ai voli nazionali. Provo grande irritazione per gli indiani totalmente incapaci di rispettare una fila. Il volo Spice Jet parte con più di un’ora di ritardo, ma ne conservo un ricordo sbiadito, ancora non stavo bene e credo di essere quasi svenuta in aereo. All’arrivo M. organizza un taxi per Calangute e arriviamo al Johnny’s Hotel, tra non poche preoccupazioni, perché l’incosciente scrivente aveva prenotato dall’Italia una stanza in un albergo di categoria economica in India!!!! In realtà, arrivati all’Hotel scopriamo che si tratta di una sistemazione più che decorosa ma.. manca l’acqua calda. In buone condizioni di salute avrei tollerato bene l’acqua fredda ma non ora, così ci propongono un appartamento carino con boiler autonomo e ventilatore a soffitto per 800 Irs al giorno. E’ un po’ caldo, soprattutto la notte, ma accettiamo. La scelta si verificherà poi più che accettabile ad eccezione dei cumuli di spazzatura che si trovano lungo le scale del palazzo. Conosciamo tutta la famiglia di J., sono carini e da loro ci sentiamo un po’ a casa. La moglie ottima cuoca all’interno del ristorante di famiglia, vedendoci malconci, è stata carinissima e ci preparava gli spaghetti in bianco (anche se annegati in almeno un etto di burro) ed il the honey, ginger and lemmon che è rimasto anche a distanza di tempo il nostro rimedio naturale per molti malanni.

Dal 14 al 19/12/06 restiamo stanziali a Calangute poiché siamo entrambi abbastanza indeboliti. Io comunque frequento la spiaggia più vicina, la scorciatoia dal nostro residence (Park Avenue) prevede un passaggio su una stradina per nulla turistica, con cumuli di rifiuti, fuochi e capanne i cui odori anche soltanto di cibo, mi disturbano ancora molto.
In spiaggia lettini e ombrellone sono gratis in cambio di una consumazione a prezzi più che onesti; peccato che io riesca a bere solo acqua. La presenza di turisti indiani è molto forte, l’atmosfera è piacevolmente informale, la spiaggia pulita ed il mare mosso e quindi abbastanza torbido. Sono presenti anche turisti stranieri, soprattutto inglesi, nordici e russi ma di italiani.. neanche l’ombra.
A Goa, negli anni ’60, sbarcarono i Beatles insieme a Mia Farrow per incontrare Mahrishi ed apprendere i rudimenti della meditazione. Allora sui cento chilometri di spiagge orlate di palme di Goa, era tutto un pullulare di figli dei fiori, sostituitisi in un battibaleno ai colonizzatori portoghesi, che lasciarono definitivamente lo Stato nel 1961. Oggi, dall’Europa, arriva ancora qualche fedele Hippy ormai in età da pensione. Ma arrivano anche i figli dei figli dei fiori, i giovani alternativi, che continuano a darsi appuntamento all’ombra delle altissime palme di Goa. Tutto a Goa vorrebbe sembrare come un tempo, ma ovviamente non lo è più. Un maturo ragazzo italiano che dagli anni ’70, torna a Goa tutti gli inverni, ci ha raccontato che la popolazione locale ha fatto di tutto per limitare i rave-party che animavano le notti in spiaggia allontanando in questo modo il turismo più giovane a favore della clientela russa di mezz’età. Fortunatamente comunque, a Goa non si può ancora parlare di turismo di massa.

Nelle ore trascorse in spiaggia, mi dedico alla lettura di un bellissima storia ambientata poco più a Sud del Paese: “Il Dio delle piccole cose” di Arundaty Roy, profonda e commovente, ve la consiglio (anche se non dovete andare in India).

19/12/06 Panajim e old Goa. M. si sente un po’ meglio e quindi organizziamo con un taxi la visita alla vecchia e alla nuova capitale del Goa.
Old Goa vale soprattutto per le sue cattedrali di origine portoghese mentre Panajim è molto gradevole con le sue viuzze di case color pastello che fanno molto sud America. I contrasti e le differenze tra Goa ed il resto dell’India sono forti, basti pensare alla foltissima vegetazione che ricorda la foresta Amazzonica, entro cui spiccano numerosissime chiese bianche edificate dai cattolici sbarcati secoli fa su questi lidi. L’elevato numero di chiese contrasta con l’esigua presenza di templi Indù, sopravvissuti alla furia distruttrice dell’inquisizione o costruiti successivamente ad essa. I cattolici qui, fatto strano, sono circa il 35 % della popolazione ed è simpatico vedere come si tolgano le scarpe anche per entrare nelle chiese cattoliche.

20/12/06 Anjuna. Trascino M. che solitamente rifugge come la peste i mercati, al famosissimo mercatino delle pulci del mercoledì di Anjuna. Noi siamo andati in tuc-tuc, ma da Calangute se si è disposti ad un po’ di fatica in salita si può raggiungere anche a piedi. Il mercato è molto affollato e colorato: ci si trovano a buon prezzo i soliti souvenir incontrati già un po’ dovunque, ma non ha nulla più a che fare con il vecchio mercato delle pulci Hippie. Il mercato è il luogo ideale per osservare nell’arco di una giornata, gli ultimi cinquanta anni di culture alternative che si sono succedute e talvolta alternate in questi luoghi. Coloratissime venditrici arrivate fin qui dal Kashmir, gentili venditori Tibetani, ragazze europee che offrono capi vintage, incantatori di serpenti, guaritori e pulitori di orecchie. Tra loro si aggirano turisti a caccia di souvenir, ragazzi punk, ragazzi con i dred ed altri ricoperti di piercing e tatuaggi insieme ad obesi e rubicondi signori russi.
La spiaggia di Anjuna è simile a quella di Calangute, forse meno frequentata dai locali. L’unica nota spiacevole sono i pulitori di orecchie, ma c’è ne sono un po’ ovunque, che propongono insistentemente e con l’inganno questa pratica quanto mai schifosa e pericolosa. Mi domando: ma c’è qualche turista incauto che ci casca?

21/12/06 Palolem. Da Calangute percorriamo due ore e trenta di taxi all’andata e altrettante al ritorno su una strada pessima. La spiaggia ed il mare di Palolem sono simili a quelli delle altre località, se non fosse per i caratteristici capanni di paglia sugli alberi o su palafitte vista mare (praticamente l’unica soluzione per alloggiare qui). L’atmosfera è rilassata, il turismo giovane e senza particolari pretese in fatto di servizi. Visitare Palolem, può rivelarsi utile per meglio comprendere il fascino che da sempre, questo lembo di terra, così diverso dall’India tradizionale esercita sul viaggiatore. Tra le sue spiagge e nella sua vegetazione e ancora possibile perdersi anche senza l’ausilio di droghe o stordimenti vari.
Un miracolo operato forse da uno dei trentatre milioni di Dei induisti ha preservato questo luogo dai colonizzatori del terzo millennio: i grossi imprenditori del turismo. Sicché l’impatto ambientale è ancora sopportabile. Sopportabili sono anche i costi di una permanenza in questo angolo di modo abitato da gente ospitale. Ecco perché in molti sono arrivati fin qui e non sono più ripartiti.

23/12/06 Partenza per il rientro in Italia.

Per finire qualche libera considerazione non originale e solo apparentemente insensibile. Questo viaggio da me tanto desiderato, ci è piaciuto, abbiamo visto cose splendide ma anche cose che ci hanno rattristato o fatto arrabbiare. Se volete avere una descrizione del nostro stato d’animo e di alcuni dei nostri pensieri sull’India, senza che vi annoiamo, potete provare a leggere “Un’idea dell’India” di Alberto Moravia, scritto 47 anni fa, ma incredibilmente ancora attualissimo.

Buona India a tutti.
F. & M.

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Ci sono 4 commenti su “Rahjasthan, Dehli, Agra e il Goa. La nostra esperienza dell’India.

  1. Grazie a tutti per il tempo dedicato alla lettura di questo diario e anche per gli apprezzamenti.
    Noi ipocondriaci?…….noooooo:oops:
    Un buonissimo anno nuovo a tutti sia che andiate o che restiate, perché il viaggio è prima di tutto dentro di noi.
    f.

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