Bir Shalatin, lontano dai luoghi comuni

Come ben sapete, esiste un turismo “last minute”, prendi e scappa, un turismo frettoloso che permette a chiunque di andare ovunque anche se non sa dove va e perché ci va, un turismo che permette anche, al ritorno a casa, vanti da pseudo avventurieri coraggiosi ed esperti, bene la nostra scelta mia e di Antonella è quella che vuole trasformare ogni viaggio anche in una occasione di incontro, comprensione dei popoli e le culture del paese che visitiamo, nel limite del possibile e della lingua.

In questa occasione abbiamo scelto lo Shams Alam Beach Resort per la sua posizione di solo 220 Km da Bir Shalatin, la località dove commercialmente si fondono l’ Egitto ed il Sudan ; ogni giorno escluso il venerdi si tiene il mercato tribale antichissimo, di merci e dromedari.

Lo Shams alam è ubicato a circa 50 km a sud di Marsa Alam, inaugurato nel marzo 1999, si trova direttamente sul mare, all’inizio della riserva naturale di Wadi El Gemal.

La barriera corallina di costa è raggiungibile anche a nuoto, onde permettendo, esistono all’ interno della baia degli atolli di coralli dai colori vivissimi con tutti i classici pesci del mar rosso, facilmente raggiungibili da chiunque anche da chi non ha dimestichezza con il nuoto, il fondo è sabbioso non supera i tre metri, la spiaggia è di sabbia bianca e fine.

Bir Shalatin viene descritta da Adem, in arte tim, corrispondente di Alba tour, in perenne stato di stanchezza ed inerzia anche al difuori del ramadan:” Bellissima escursione alla scoperta delle coste del Mar Rosso ancora inesplorate, percorrendo 220 chilometri fra spiagge incontaminate e sullo sfondo di un meraviglioso deserto. Passando accanto alle rovine della città di Berenice, (non visitabili per la presenza di militari ) si arriva al mercato di Shalatin, da secoli meta delle popolazioni locali per lo scambio e l’acquisto di svariate merci, monili e meravigliosi oggetti di folklore locale.

Partiamo con il mini-bus o meglio con ” la macchina del tempo” che ci porta indietro di alcuni secoli in sole 2 ore tra deserto e mare dalle mille sfumature del blù.

Bir Shalatin si trova ad oltre 1600 chilometri a sud del Cairo, sulla costa, è una piccola cittadina di frontiera, l’ultimo avamposto egiziano abitato prima del Sudan, al confine amministrativo – quello politico si trova dopo una settantina di chilometri. È da Shalatin che arrivano i migliori cammelli dal deserto orientale del Sahara, attraverso il Sudan. Poi percorrono il triangolo d’oro di mercati di cammello dell’ Egitto, sulla rotta Shalatin-Aswan-Berkash (una quarantina di chilometri a nord del Cairo). E da lì, possono arrivare fino alla Libia, al Marocco, da un lato, e a tutto il Golfo, per le corse ad Abu Dabi.

Le origini del mercato di cammelli, si perdono nella notte dei tempi . Oltre 1700 anni fa questi animali costituivano una dote preziosa per il matrimonio. Ancora oggi, a Shalatin, i cammelli costituiscono un importante assetto patrimoniale del matrimonio: le invisibili donne di Shalatin, sposate, possiedono un cammello e mezzo. L’ altra metà appartiene al marito, che però, in caso di divorzio, la perde e si vede costretto a lasciarla alla consorte che si occupa della gestione (e costruzione) della casa. Insomma, delle leggende antiche, nella Shalatin di oggi, è rimasto poco. Adesso è tutto un po’ meno romantico. I cammelli non attraversano nemmeno più il deserto per passare da un mercato all’ altro, non sulle loro gambe, almeno. Vengono stipati in camion più o meno grandi. Hanno una zampa legata, affinché non scappino nell’ infinito deserto, che spesso li ostacola nel salire sulla vettura. Le loro urla sono lancinanti. La maggior parte dei clienti sono macellai, la carne di cammello, ricca di ferro, che gusterete nel tipico ristorante l’ unico esistente, viene anche macinata e spesso mischiata a carne di vitella nelle polpette tanto amate da ignari turisti.

Più che Alto Egitto, sembra Africa nera. Per le strade del villaggio non si vede una donna , solo uomini e bambini, in verità ne abbiamo vista una molto anziana con un colorato velo che vende bracciali , chiedendoci in italiano 1€uro; pelli scure e capelli ricci crespi distinguono i sudanesi. Profumi, odori, puzze, colori e un sole intenso. E una dilatazione di spazi e tempi che ci è difficile comprendere a pieno. Forse passato il tropico del cancro, per qualche strano fenomeno fisico, dobbiamo aver viaggiato nel tempo anziché fra la sabbia del deserto. Perché sembra di essere piombati in una cittadina che è rimasta identica nei secoli.

Nell’enorme spazio aperto riempito dai cammelli (che tecnicamente sarebbero dromedari, ma qui non fanno differenza, anzi ci spiegano che il dromedario altro non è che un tipo di cammello, proveniente da regioni diverse e che corre più veloce) si formano gruppi di gente che contratta affannata e a voce altissima. Gli uomini indossano delle lunghe tuniche (galabeya), con sopra dei gilet pieni di tasche dove tengono soldi, carte e una strana sostanza, impasto di un erba con proprietà anfetaminiche, che masticano per placare il nervosismo, tipo il cat Yemenita, lunghe strisce di stoffa bianca vengono arrotolate in testa con perizia, a mo’ di turbanti, per proteggersi dal sole.

La guida Said ci spiega che il commerciare in cammelli è un’attività assai redditizia, un buon cammello può costare circa 300 e 600 euro, al Cairo li rivendo fino a 1.250 €

I cammelli si vendono a peso, ma non esiste bilancia idonea, “Te lo dico io quanto pesa”, scoppia a ridere Jamal, incuriosito dalla video camera e che vuole a tutti i costi una foto abbracciato ad Antonella, .. “Si va a occhio”. Occhi esperti, che identificano anche gli etti, i maschi costano di più.

È la tribù dei Rashayda a controllarne il commercio, gli arrivi e le partenze da Shalatin. Nomadi e privi di cittadinanza egiziana, sono circa 2 o 300 famiglie, stanziate a circa 4 chilometri da Shalatin. Sono gli unici che possono andare avanti e indietro attraverso la frontiera con il Sudan senza necessità di visti o anche documenti. Negli anni, si sono talmente affermati, economicamente, nel business dei cammelli, che ora appaltano l’attività del trasporto per gli altri mercati dell’Egitto alla tribù dei Bashaira, da cui il nome di un tipo di cammelli.

Carne di dromedario viene servita per pranzo in ristorante tipico, ( molto, troppo tipico, il bagno fax simile di latrina, avrebbe messo in difficoltà anche “mastro lindo”) bevande incluse.

Se vi trovate nella zona di Marsa Alam non rinunciate a viaggiare nel tempo, tornerete nel 3° millennio entusiasti. Ciao, Claudio M.

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