La Svizzera d’Africa

La Svizzera d’Africa

Dopo circa dieci ore di volo notturno, trascorse tra pisolini ed un improponibile pasto, il comandante ci annuncia l’imminente atterraggio all’aeroporto di Plaisance. Devo dire che nonostante il bisogno di riposo, la voglia di sole e mare e la scomodità dei voli Eurofly un poco mi dispiace scendere, avevano cominciato a proiettare “Kung fu panda” che sospendono a metà. Una precisazione è dovuta rispetto a Eurofly: nell’assegnazione dei posti vale la formula roulette, pertanto, monitor, telecomandi, audio, luci per la lettura possono essere non funzionanti singolarmente o in combinazione variabile. Sono stata abbastanza fortunata nel volo di andata, avendo potuto vedere e sentire parte del film, quindi non nutro molte speranze di poterne rivedere la fine nel viaggio di ritorno. Mi concentro allora sul film che viene proiettato dal finestrino: monti, laghi, foreste e tutte le tonalità dell’azzurro del mare. Considerata comunemente un arcipelago, Mauritius è una sola isola grande come un terzo della Corsica che ha nei contrasti naturali e negli standard di vita quasi paragonabili a quelli europei i suoi punti di forza. Mi correggo, il paragone con l’Europa forse è eccessivo, diciamo standard di vita paragonabili a quelli italiani.
Vere e proprie acrobazie della natura, arricchiscono come gioielli il paesaggio e l’intera isola è dominata da un altopiano centrale che digradando verso la costa disegna scenari di rara bellezza.

Impieghiamo circa un’ora per raggiungere la nostra sistemazione a Mont Choisy. Durante il tragitto, incontriamo pioggia, sole, nuvole e poi di nuovo sole. La continua variabilità del cielo è un’altra caratteristica di Mauritius, anche nella stagione che viene definita come metereologicamente migliore, il periodo Ottobre-Novembre-Dicembre. Il sole va e viene in rapida successione, cambiando notevolmente i colori del paesaggio, per cui alle volte si ha l’impressione di essere non ai tropici ma piuttosto sulle coste della Cornovaglia. La temperatura del mare per i primi giorni del nostro soggiorno è stata davvero fredda, quasi inaffrontabile per poi riscaldarsi nei giorni seguenti, consentendoci qualche momento di snorkelling.

Le dimensioni dell’isola e la comodità dei trasporti permettono di visitare abbastanza agevolmente le attrazioni più importanti, per cui dopo i primi due giorni di relax e passeggiate, quando ormai cominciavo a sbattere la testa contro il palo dell’ombrellone, poiché in ferie vengo abitualmente colpita da ipercinesia, M. compagno di vita e di viaggio, ha acconsentito a seguirmi nelle prime uscite.

Descriverò le nostre escursioni in sequenza temporale.

Pamplemousses Botanic Garden, ingresso 100 MRs e non gratuito come scrive la Lonely Planet. Questi giardini, famosi in tutto il mondo, sono facilmente raggiungibili in autobus e rappresentano un luogo tranquillo e rilassante dove passeggiare. Come inesperta di botanica non sono riuscita ad apprezzarli come meriterebbero, peraltro le piante non sono etichettate e quindi ad eccezione delle ninfee giganti, palme di tutti i tipi e degli ibischi, tutto il resto è passato ai miei occhi in maniera abbastanza indifferenziata sotto la generica categoria di categoria “piante”! All’interno si trovano anche tartarughe giganti, capre e cervi.

Cap Malhereux, “capo sventura”, raggiunto in autobus, suggestivo e solitario con la sua famosa chiesetta dal tetto rosso Notre Dame Ausiliatrice. Offre scorci apprezzabili con il picco di Coin de Mire e la Ile Plate sullo sfondo. Nelle giornate nuvolose sembra un po’ Scozia ed un po’ Brughiera.

Port Luis. Arriviamo dopo un lungo viaggio a Immigration Square, il capolinea degli autobus che provengono da nord. Le cartine della Lonely Planet sono come al solito inutili per orientarsi, chiediamo aiuto ad un ragazzino che parla inglese, il quale ci indica che siamo vicini a Caudan Waterfront, un belvedere commerciale di recente costruzione che a me ricorda la Barceloneta mentre in realtà credo sia ispirato ad un altro centro commerciale sudafricano. Questa zona della città, ben tenuta, ricca di locali alla moda, alberghi a cinque stelle e negozi, con bagni pubblici gratuiti ed immacolati, conferma il dato che Port Luis è fra tutte le capitali africane quella più ricca. Seguiamo quindi l’itinerario a piedi proposto dalla nostra guida cartacea, ma l’impressione immediata è che Port Luis non abbia molto da offrire ai suoi visitatori. L’autore, tale Tom Masters, tende a sopravvalutare alcuni luoghi, come quando descrive come magnifico l’edificio del Municipal Theatre, obiettivamente gradevole palazzo giallo di medie dimensioni, del 1800. Ci chiediamo allora con un po’ di campanilismo, se questo è magnifico, quali aggettivi avrebbe usato il Signor Masters per descrivere Piazza San Marco o Trinità dei Monti? Ma tant’è!
Affrontiamo anche la faticosissima salita al Forte Adelaide, al momento in fase di restauro, che offre una veduta d’insieme della città, con il suo porto ed i grattacieli.
Alla collina sotto il Forte, al tramonto i ragazzi di Port Luis vengono ad amoreggiare. Sono romantici questi mauriziani; come nel continuo ricordo del Dodo, una specie di grande gallina, soppresso per sempre dalla caccia selvaggia dei bianchi colonizzatori e dalla distruzione delle sue uova per bocca dei maiali e dei cani importati dall’Europa. I mauriziani ne parlano con fresca commozione come se si fosse estinto ieri, e invece sono passati più di tre secoli, ricordandolo con riproduzioni della sua immagine ovunque sia possibile. Sono sentimentali questi mauriziani, lo dimostrano anche le frequenti immagini ed i continui riferimenti a Paul e Virginie, la love story locale con finale tragico. Per la cronaca, i due sfortunati innamorati sono anche sulla confezione del the locale che mi sono portata a casa, un po’ come se Paolo e Francesca venissero rappresentati sulle confezioni dei cappelletti.
Facciamo ritorno in albergo sul peggior autobus mai provato in vita nostra. Viaggiamo in piedi con continue brusche frenate da parte dell’autista. Qualche ingenuo passeggero seduto abbassa fatalmente la guardia e cade dai sedili alla prima frenata, ma nessuno sembra impressionarsi più di tanto.

Giro del Sud dell’Isola. Per questa escursione ci siamo affidati a Rafic, un taxista che ci ha chiesto 45 € più il dazio consistente nel fare tappa in un negozio ed un laboratorio artigianale per la costruzione di navi, dove neanche a dirlo aveva la commissione. Per fortuna sua, la commissione era indipendente dai nostri acquisti, dal momento che non ci sono stati. Abbiamo quindi cominciato da un passaggio veloce nella cittadina di Floreal e successivamente ci siamo diretti al Cratere di Trou aux Cerfs. E’ il cratere di un vulcano ormai estinto, con una circonferenza di quasi un chilometro ed interamente ricoperto di fitta vegetazione. L’aria è fresca ed i benestanti abitanti dell’interno dell’isola, vengono qui a passeggiare o a fare footing.

La tappa successiva sono le Alexandra Falls all’interno del Black River Gorges, il parco nazionale di Mauritius, attraversabile anche in auto. In verità al punto panoramico segnalato le cascate non sono visibili ma si può soltanto sentirne il rumore. Il Black River Gorges offre comunque memorabili paesaggi e avvistamenti ornitologici per gli appassionati (compreso l’uccello bianco con la coda lunga simbolo di Air Mauritius).
Abbiamo quindi raggiunto il Grand Bassin, lago sacro agli Indù, preceduto da una enorme statua di Shiva. E’ un luogo di pace, al di fuori delle celebrazioni annuali, calmo e tranquillo anche se, il tempio non è nulla di particolare. Una piccola percentuale delle acque del Grand Bassin è composta di acque del Gange che gli Indù hanno trasportato fin qui. E’ possibile incontrare anche comitive di intraprendenti scimmie, avide di banane lasciate in dono dai devoti.

Ci spostiamo quindi alle cascate ed alle Terre colorate di Chamarel. Le cascate presentano un unico salto di un centinaio di metri ed in questo caso sono ben visibili. Le terre colorate mostrano dune di colori differenti a causa del raffreddamento non uniforme della roccia fusa. Complessivamente gradevoli, soprattutto se il cielo non è nuvoloso, ma a mio avviso un poco sopravvalutate.
In ultimo visitiamo il Casela National Park, il biglietto di ingresso costa 270 MRs. Si tratta di un grande zoo con tartarughe giganti libere, tre lemuri in gabbia, moltissimi uccelli ed un angolo per la pet therapy con capre cerbiatti e pappagalli. Nel complesso vi si possono trascorrere un paio d’ore piacevoli pur trattandosi alla fin fine di uno zoo, io avevo insistito per andare soprattutto per incontrare i lemuri, ma vederli chiusi in gabbia ci ha un po’ rattristato. Ci sarebbe anche il rarissimo piccione rosa, ma noi non siamo riusciti a trovarlo.

Ile aux Cerfs
Abbiamo acquistato l’escursione dall’agenzia Northview tours di Grand Baie al costo di 750 MRs, pranzo incluso e sconto del 10%. Il tempo è stato come sempre imprevedibile, con una continua alternanza di nubi, sole e qualche goccia di pioggia. L’isola è bella, palesemente tropicale e purtroppo per questo è diventata meta di un turismo di massa “mordi e fuggi” che la rendono affollata come l’Ipercoop il sabato pomeriggio. Pare però, che sia impensabile andare a Mauritius senza visitare l’Ile aux Cerfs.
L’escursione ha avuto il sapore della farsa. Siamo partiti con mezz’ora di ritardo e rientrati con quasi un’ora di anticipo rispetto a quanto previsto da programma. Detto questo anche se non c’è molto da fare, il tempo di permanenza è davvero troppo poco, bisogna infatti lasciare l’isola non più tardi delle 15.30 perché diversamente la bassa marea non permetterebbe la navigazione. La tappa alle cascate di Grand Riviere sud-est, da noi ribattezzate di Iguaggiù, con navigazione tra le Mangrovie, si può tranquillamente evitare. La spiaggia più frequentata dell’isola è quella davanti alla laguna, dove è impossibile fare snorkelling , troppa gente e sovraffollamento di barche. Spostandosi un poco si trovano baiette più isolate, ma mentre lo fate è scaduto il tempo ed è già ora di ripartire.

Isole del nord.
Dalla Spiaggia di Pereybère è possibile acquistare questa escursione in catamarano al costo di 30 € (incluso pranzo con aragosta e bevande). Queste isole completamente disabitate sono situate al di fuori della barriera corallina e quando il mare è agitato, il viaggio in catamarano può essere molto movimentato. Navigando sull’oceano si sfiora dapprima il maestoso Coin de Mire e dopo circa un’ora si approda a Ilot Gabriel. L’isola è uno spettacolo della natura, ma è purtroppo più affollata della Ile Plate, in quanto avendo un fondale più profondo possono approdarvi anche grosse imbarcazioni con conseguente maggiore afflusso di turisti. Sulla Ile Plate invece si godranno le sue sabbie bianche, le acque trasparenti e le mangrovie in completa o quasi solitudine. La barriera corallina è apprezzabile per lo snorkelling inoltre, i più fortunati (non noi, almeno in questa vacanza) potranno godere del privilegio di nuotare con le tartarughe.

Le spiagge del nord-ovest sono pubbliche, con sabbia chiara ma non bianca. Hanno bagni e docce pubblici, gratuiti e puliti. E’ possibile affittare ombrelloni e lettini per poche Rupie. La parola d’ordine sembra essere Parasailing, una delle poche attività vendibili, che tutti ti offrono in continuazione, pertanto M. non ha potuto esimersi dal provarlo, con soddisfazione.

Mont Choisy. Lunga e stretta, ombreggiata da alberi di Casuarina che danno un effetto pineta mediterranea. Affollatissima nei fine settimana dalla gente locale, grandi comitive di indiani attrezzati con tende formato condominio, dotati di pentole e vettovaglie con cui cucinano di tutto. Il camioncino dei gelati suona una musichetta malinconica mentre i bambini giocosi sguazzano in mare e fidanzatini pomiciosi tubano sotto lo sguardo vigile di un parente adulto. Il punto più bello è verso nord, a Pointe aux Cannoniers, dove casualmente ha sede il Club Med..

Trou aux Biches. Non è molto differente da Mont Choisy, qui si trovano più ville ed alberghi a ridosso della spiaggia. Il mare su entrambe è generalmente calmo ed è pertanto possibile fare snorkelling entro le aree recintate dalle boe, altrimenti si rischia di venire travolti da una delle numerose imbarcazioni che qui sfrecciano e attraccano.

Grand Baie. Nonostante sia la spiaggia più sfruttata il mare conserva degli splendidi colori. Il punto più bello è quello all’estremo nord. Quasi tutti i turisti giungono a Grand Baie per il suo Bazar, che in verità offre principalmente merce uguale a tutto il resto del mondo.

Perybere. La spiaggia principale è affollata di gruppi di pensionati francofoni che vengono a svernare a Mauritius, quindi l’effetto inevitabile è quello della riviera romagnola nei mesi di Giugno e Settembre, molti bambini ma soprattutto nonni. Camminando verso destra si incontrano piccole spiaggette dove spesso è possibile rimanere soli.

L’albergo che abbiamo scelto, il Coralia Club Mont Chisy, è molto carino, le stanze sono spaziose e pulite, la cucina apprezzabile, il personale molto gentile. La spiaggia è piccola ma ha tutto ciò che serve. Gli ospiti possono fruire gratuitamente di Pedalò, canoe, sci nautico e del giro sulla barca con fondo di vetro per ammirare i pesci e la barriera corallina. Quest’ultima da provare solo perché gratuita, non permette infatti di vedere granché. Simpatico il personale di cucina che tutti i pomeriggi organizzava il pokerino sotto il nostro ballatoio. Nelle vicinanze dell’albergo si trovano un supermercato, una banca e la fermata degli autobus che noi abbiamo ripetutamente utilizzato. Dopo le ore 17.00… il nulla, quindi per gli amanti della vita notturna è meglio alloggiare a Grand Baie, affollatissima di locali e cuore turistico pulsante dell’isola.

Il paragone tra Mauritius e la Svizzera mi è parso abbastanza scontato, per i numerosi casinò e per il tenore di vita alto se confrontato agli standard africani.
Mauritius come la Svizzera perché accoglie e occulta nelle sue banche conti esteri più o meno legali.
Inoltre, tutti i luoghi pubblici sono generalmente ben tenuti e puliti. Della Svizzera i mauriziani non hanno però fortunatamente la rigidezza protestante, si definiscono infatti il paese delle quattro S: sea, sand , sun and … sex. Le loro musiche e le danze, che trovano espressione nella Sèga sono estremamente sensuali, ma i mauriziani sentimentali e romantici non sembrano avvertire alcun bisogno di espiazione.

La popolazione è una commistione di gruppi etnici in convivenza apparentemente pacifica. Si scrive che i primi colonizzatori olandesi, una volta giunti sull’isola la trovarono disabitata. Successivamente i conquistatori cominciarono a trapiantarvi schiavi africani per lavorare la terra, da questi schiavi discende la popolazione creola, che rappresenta a tutt’oggi la porzione più svantaggiata della società mauriziana.
Gli indiani, i cui discendenti rappresentano il gruppo più numeroso, giunsero spontaneamente sull’isola in cerca di lavoro nei campi di canna di zucchero, ritrovandosi poi nelle stesse condizioni degli schiavi africani. Oggi gli indiani hanno saputo riscattarsi e rivestono un ruolo primario nella vita politica ed economica del Paese.
I cinesi sono poco numerosi e sono divenuti anche qui, nel segno della globalizzazione, abili imprenditori. Come da noi, lavorano sempre e non fanno mai feste.
In ultimo, il gruppo dei franco-mauriziani o dei bianchi ricchi, che non comprende solo francesi ma europei in genere e che controlla le attività economiche più importanti e redditizie del Paese; zuccherifici e grandi alberghi.
Nessun Mauriziano può quindi vantare di avere le proprie origini sull’isola, l’elemento comune a tutti è un passato di immigrazione più o meno recente. Non c’è una razza o una religione dominante perché autoctona. Ciascun gruppo mantiene le proprie tradizioni culturali e religiose in un clima di generale tolleranza che però e ben diversa dalla vera integrazione.

Anche le lingue parlate sono tante: il creolo è la lingua ufficiale, quasi tutti conoscono il francese ed in buona parte anche l’inglese. I mauriziani si sorprendono se un europeo, come me, non parla francese, ragion per cui si rientra automaticamente nella categoria dei sudafricani che numerosi visitano l’isola principalmente per fare shopping!

Credo di aver scelto Mauritius come destinazione e costretto M. ad accompagnarmi perché avevo voglia di India, possibilmente un’India un po’ più ordinata e meno faticosa di quella reale. Che errore, ho trovato poca India ma ancor meno Africa, il tutto però condito con un bel po’ di Europa! Le dominazioni europee hanno lasciato infatti parecchi segni nel bene e nel male. Nel bene hanno lasciato l’acqua del rubinetto potabile, i croissant, la baguette e molte infrastrutture. Nel male tutto quanto ha di negativo una colonizzazione per l’identità e la libertà di un popolo.

Mauritius è molto diversa da quella che molti turisti pensano, riferendomi ad immagini patinante di paradisi tropicali. E’ un’isola tropicale che secondo me ha poco di tropicale: non ci sono grandi spiagge bianche orlate di palme, le acque generalmente non sono calde, vige un clima di relativa serenità, sembra che tutti amino ballare e cantare ma ho trovato anche un certo rigore nei costumi, oltraggiato dalle solite turiste che devono per forza esibire le loro zinne anche quando le donne locali fanno il bagno in mare vestite.
Il gusto esotico, se c’è, è stato portato artificialmente nei grossi e costosi alberghi.

Ma forse proprio in questa sua originalità risiede il fascino di Mauritius, che devo confessarlo, ho impiegato un po’ a trovare, ma che vi assicuro esiste! Mi sembrava un luogo senza storia, se non recente, niente monumenti, non un vero carattere.
Mauritius è davvero come hanno scritto in tanti un mosaico di colori.
Sulle coste una vegetazione che ricorda la pineta mediterranea contrasta con le tonalità turchesi dell’Oceano Indiano.
Nell’interno risaltano le sfumature di giallo e verde dei campi di canna da zucchero, accesi dai raggi di sole che filtrano tra le nuvole plumbee. Le terre rosse, i massi neri di roccia lavica accatastati dai contadini per liberare i terreni e renderli coltivabili, i fiori fucsia delle Bouganville e quelli rossi del Flamboyant, le bianche case coloniali e i sari sgargianti delle donne indiane.

Aggiungiamo la sanità che funziona, la scuola pubblica gratuita per tutti ed evenienza assai rara a queste latitudini, il fatto di non aver visto in quindici giorni un solo bambino costretto a lavorare. Quindi, un’atmosfera di serenità anche a livello sociale.
Novembre è periodo di vacanze scolastiche e flotte numerosissime di bambini e ragazzi affollavano spiagge e mare, pressoché indifferenti ai turisti bianchi e pasciuti che occupavano i medesimi luoghi.
Insomma un’isola felice, dove i bambini, rifacendomi ad una frase di Mandela, possono divenire adulti in salute, pace e dignità.
Ebbene credo che quest’ultimo elemento, unitamente allo splendore della natura ed alla cordialità dei suoi abitanti, risieda il fascino di Mauritius, luogo meritevole di essere visitato a lungo ed assimilato con la giusta calma.
Mark Twain definendo l’isola come la copia del paradiso forse, non si sbagliava del tutto.

F&M

Pin It
Tags:

Ci sono 7 commenti su “La Svizzera d’Africa

  1. :notok:Scusate, mi sono accorta di un errore nella didascalia di questa foto! Non si tratta come descritto del cratere di Trou aux Cefs, ma di un complesso chiamato “Le tre mammelle” (non so come si scriva in lingua francese) ammirabile dalla sommità del cratere di Trou aux Cefs.

Lascia un commento

Commenta con Facebook