Luna di miele a San Diego e in Baja California

Luna di miele a San Diego e in Baja California

Periodo: 26 maggio – 18 giugno 2008
Mezzo di trasporto: aereo + auto affittata
Km percorsi: 2.850
Spesa per persona: 2.650 € circa
Guide: Stati Uniti Occidentali 2 e Baja California della Lonely Planet

Introduzione
In viaggio di nozze in Baja California: grandi aspettative per deserti, colori e spazi emozionanti!
(dove non specificato il diario è stato scritto da Andrea… capirete perchè…)
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[LEFT]Diario [/LEFT]
[LEFT]26 maggio – In auto da Biella a Milano Malpensa – Aereo per New York[/LEFT]
Alle 7.20 Luciano e Piera (i miei genitori) suonano il campanello per portarci a Malpensa. Tempo a disposizione ce n’è, non fosse che a Oleggio la strada per Malpensa è chiusa! Perdiamo un’ora a cercare la strada giusta e poi finalmente alle 9.30 arriviamo all’aeroporto! Problemino al check-in per over-booking e mancata prenotazione del posto da parte dell’agenzia… prendiamo 2 posti non vicini, ma all’imbarco chiediamo e ce li cambiano, così viaggiamo vicini! Meglio ricordare all’agenzia di prenotare anche il posto a sedere, non solo il volo!
Che bello sull’aereo non hanno caricato le cuffie per la musica… Dopo 8 ora di volo arriviamo finalmente a New York! Abbiamo anche 20 minuti di anticipo, molto bene, abbiamo qualche minuto in più per prendere la coincidenza per San Diego.
E qui iniziano i problemi: arrivati alle 14.40, aspettiamo 30 minuti sull’aereo il bus, che poi a sua volta impiega 20 minuti per scaricarci. Poi perdiamo ancora 30 minuti all’immigrazione e poi ancora coda alla dogana. Insomma, arriviamo alla consegna bagagli alle 16.20! Ecco, coincidenza persa…
L’addetto della Delta riconosce che il ritardo non è colpa nostra e così ci da un biglietto per San Diego per il giorno successivo e ci assegna una doppia al Ramada Hotel e 21 dollari a testa per mangiare. E ok… Facciamoci sta notte a New York! Il Ramada Hotel è a 3 minuti dall’aeroporto e la camera che ci è stata assegnata costerebbe 235 dollari! Non la troviamo tanto bella, anzi! Comunque ci sistemiamo e ci rassegniamo. Per cena hamburger e poi alle 20.50 siamo a letto: questa giornata è stata dura!

[LEFT]27 maggio – New York e poi aereo per San Diego[/LEFT]
Ci svegliamo alle 6.00, il fuso orario in questo aiuta, chiudiamo la valigia e andiamo a New York! Prendiamo l’AirTrain e poi la subway. Alle 8.00 siamo a Manhattan, tra la 53 St. e Lexington Av. Facciamo colazione e poi andiamo verso Central Park. Per fortuna nel frattempo ha smesso di piovere. Il nostro piccolo tour di New York consiste quindi in una passeggiata tra i palazzi e poi nel Central Park. Alle 10.30 prendiamo la subway per tornare in hotel. Il ritorno è veloce e alle 12.30 abbiamo già recuperato i bagagli in hotel e siamo già al Terminal 3 dell’aeroporto JFK. Facciamo il check-in e andiamo ad aspettare il volo per San Diego delle 16.20.
Imbarco ok, peccato per la partenza! Alle 18.00 siamo ancora in coda sulla pista aspettando il nostro turno…
Poco prima delle 19.00 partiamo… e dopo 6 ore di volo interminabili e scomode arriviamo a San Diego alle 22.00. Sull’aereo ci hanno dato solo acqua e salatini: per avere qualcosa in più si doveva pagare!
Comunque recuperiamo i bagagli e con il taxi andiamo all’hotel Best Western Bayside Inn. Ovviamente il taxista prima ci ha portato a un altro Best Western… La prossima volta diremo l’indirizzo, non il nome dell’hotel!
L’hotel è carino, noi siamo distrutti e dopo la doccia nanna!

[LEFT]28 maggio – San Diego[/LEFT]
Alle 8.00 siamo in piedi e andiamo a fare colazione a buffet nel bar dell’hotel.
Poi andiamo verso Horton Plaza, ma è troppo presto e i negozi sono chiusi. Allora prendiamo l’autobus 901 per Coronado. Passiamo anche sul ponte che collega Downtown a Coronado: che panorama!
Coronado è molto carina, belle casette lungo strade spaziose. Dà l’idea di essere in un posto un po’ esclusivo. A piedi raggiungiamo l’Hotel de Coronado e facciamo 2 passi sulla spiaggia. Pranziamo e poi andiamo a prendere il traghetto che ci riporta a Downtown. Torniamo quindi a Horton Plaza, che nel pomeriggio si anima ed è un centro commerciale piacevole. Facciamo un po’ di shopping e poi torniamo in hotel. Dopo la doccia siamo bolliti e il fuso si fa sentire ma andiamo comunque a mangiare una pizza (pesantina…) vicino a Horton Plaza. Le vie 4th st. e 5th st. di fianco a Horton Plaza sono piene di locali, ma noi ne abbiamo abbastanza, torniamo in hotel dove il nostro queen bed ci aspetta!

[LEFT]29 maggio – San Diego[/LEFT]
Dopo colazione andiamo a prendere l’autobus per Oldtown Transit Center. Da qui prendiamo altri 2 autobus per raggiungere Cabrillo Point, altura che abbraccia la Baia di San Diego e da dove il panorama è vasto e piacevole.
Sempre in autobus torniamo a Oldtown per poi prendere il bus per Mission Bay. Scendiamo a Pacific Beach e, dopo aver pranzato da Denny’s, percorriamo a piedi il bel lungomare fino a Mission Beach. Questa passeggiata è singolare, si incontrano tipi in bicicletta, altri in skate, altri che corrono, tutti impegnati in quello che fanno! Abbiamo anche la fortuna di vedere come costruiscono le case qui: un telaio di legno che poi viene ricoperto… sarà robusto?
In bus torniamo quindi alla stazione di Oldtown, dove visitiamo la vecchia San Diego ricostruita: carina, sembra il vecchio west di Gardaland, ma più grande. Poi ancora in bus torniamo a Downtown.
Viaggiare in autobus a San Diego è molto comodo: basta capire quali linee servono e poi il servizio è ottimo ed economico: il daypass costa 5 dollari e fai tutte le corse che vuoi!
A cena scopriamo che lasciare la mancia con la carta di credito: strisciamo la carta per l’importo dovuto, a penna aggiungi la mancia e firmi, loro modificano l’importo strisciato prima includendo la mancia.
Dopo cena 2 passi e poi a dormire!

[LEFT]30 maggio – Da San Diego a San Isidro con il Trolley e poi in auto da Tijuana a San Quintin (360 km)[/LEFT]
[LEFT]Alle 6.30 sveglia e colazione. Poi usciamo con il bagaglio e a piedi raggiungiamo la fermata del Trolley. Facciamo il biglietto e in neanche 1 ora siamo a San Isidro. Passiamo il confine con il Messico a piedi e così siamo a Tijuana! Vorremmo prendere il bus fino in centro e poi un tour taxi per andare alla Hertz, ma ci convincono a prendere il taxi. Incredibilmente il taxista è stato veramente gentile, anche perché l’indirizzo della Hertz a Zona Rio indicato sul voucher era… senza via! Paghiamo 5 più 2 dollari di mancia e alla Hertz scopriamo che non hanno la nostra prenotazione… Ma la tizia è gentile e con un collega, via chat, trova la nostra prenotazione e alle 11.00 siamo in auto diretti a Ensenada. Fin dove possiamo usiamo l’autostrada (bella vista!!) poi procediamo con la Mex 1. Facciamo una pausa panino e dopo chilometri tra montagne brulle e prati coltivati arriviamo a San Quintin, dove abbiamo prenotato al Desert Inn. L’hotel è carino, il paese, a 3 o 4 km non un granché… Ma a cena facciamo una buona mangiata al ristorante Jardines Baja.[/LEFT]
[LEFT]Prima di cenare abbiamo anche raggiunto il vecchio mulino sul mare, ma niente di eccezionale. Dopo cena ci imbrandiamo, tanto siamo cotti![/LEFT]

[LEFT]31 maggio – Da San Quintin a Catavina (192 km)[/LEFT]
Sveglia alle 7.30 e il cielo è tutto coperto… Ahi ahi! Dalla camera con vista sul mare vediamo però dei delfini che sguazzano! Facciamo colazione in hotel e poi due passi sulla spiaggia: incredibile, in circa 1 ora il cielo si è praticamente ripulito!
Partiamo quindi in direzione sud. Da El Rosario in giù il paesaggio inizia ad essere bello, aspro e selvaggio. In mezzo a questo deserto ogni tanto ci sono dei microscopici “bar” che vendono qualcosa da bere e mangiare e liquidi vari per auto e camion.
Diversi km prima di Catavina inizia uno splendido deserto roccioso, rocce arrotondate ovunque e in mezzo cactus e vari altri tipi di piante grasse: uno spettacolo! Andiamo anche a vedere le pitture rupestri, che si raggiungono con una breve passeggiata dalla Mex 1.
Arriviamo così a Catavina, dove pernottiamo all’Hotel La pinta prenotato da internet. Alle 14.00 fa un caldo torrido, cosi decidiamo di farci una doccia in hotel. Solo che l’acqua esce molto calda sia dal rubinetto dell’acqua calda che da quello dell’acqua fredda! Scopriamo così che il caldo scalda anche i tubi dell’acqua e bisogna farla scorrere un bel po’ per averla tiepida, non fresca! Prendiamo un po’ di sole e mi faccio pure un bagno in piscina. A cena mangiamo un ottimo pescado a la plancha (pesce alla griglia) al caffè di fronte all’hotel. Poi andiamo a vedere il tramonto ma ci ferma uno svitato che afferma di aver inventato l’hula-op, scritto canzoni per Elvis e Dean Martin, consigliato di esportare il McDonald all’estero e aver fatto da bambino l’attore con Tarzan. Poi ha investito tutti i soldi in lingotti d’oro presso una banca svizzera, solo che non glieli restituiscono perché non lo riconoscono! Io gli ho chiesto che ci faceva a Catavina e lui: “aspetto che gli svizzeri mi diano i soldi!”.
Dopo questo siparietto birra in hotel e sfida a bigliardo. Poi nanna… fa caldo!

[LEFT]1 giugno – Da Catavina a Guerrero Negro (290 km con visita alla laguna)[/LEFT]
A colazione paghiamo con 50 dollari il conto di 133 pesos. La cameriera torna con il resto di 74 pesos… ci facciamo 2 conti (1 dollaro è circa uguale a 10 pesos) e ci mancano 263 pesos! Facciamo un cenno alla cameriera e non conta neanche quello che ci ha dato, fa la sbadata, va alla cassa e poi torna con il resto giusto: che ce stai a prova?? Ok, niente mancia…
Partiamo verso sud e la bellezza del deserto ci conquista sempre più. Scopriamo che le strane piante a forma di candela si chiamano “cirio” e sono tipiche del posto. Il deserto è vario, solo che gli spazi sono enormi.
Scopriamo anche la pericolosità di questa strada: un frontale tra due auto che non lascia speranze, un paio di carri attrezzi che cercano di liberare la strada, poco più giù incrociamo l’ambulanza che arriva senza correre…
Rimaniamo molto scossi, sicuramente faremo più attenzione!
All’ora di pranzo arriviamo a Guerrero Negro dove troviamo da dormire all’Hotel Les Caracoles: carino, andiamo a mangiare al bar di fianco e sentiamo uno stridore di ruote e poi un auto in testa cosa e un furgone schizzare da un incrocio. L’auto finisce contro un altro mezzo in sosta e il furgone, che aveva speronato l’auto, scappa! Ehi… ma che succede oggi?
Dopo pranzo (solite porzioni enormi) andiamo a vedere la laguna Ojo de Liebre. In questa laguna si fermano tantissimi uccelli, ci sono le saline più grandi del mondo e delle enormi dune di sabbia. Ovviamente l’area è così vasta che per andare a vedere le dune bisogna fare 11 km di strada non asfaltata. E’ spettacolare, anche il vento che non ti fa stare in piedi.
Torniamo a Guerrero Negro, facciamo il pieno e poi riposino. Ci svegliamo alle 20.00 e andiamo al bar di fianco all’hotel. Ci avvertono che sta chiudendo e c’è solo pizza. Scopriamo così che passando il parallelo 28 avevamo tirato indietro l’ora, invece di portarla avanti, sono le 22.45! Comunque sono molto gentili e ci danno un’insalata e una pizza (che ci faremo impacchettare, ero pieno con 2 fette…). Così quasi a mezzanotte siamo a nanna.

[LEFT]2 e 3 giugno – Da Guerrero Negro a Mulege (329 km con gita alla spiaggia) (scritto da Ilaria)[/LEFT]
Partiamo presto da Guerrero Negro, non facciamo colazione nel locale della sera prima perchè è chiuso, decidiamo di prendere un caffè lungo la strada. C’è un bel pezzo di strada fino a Mulege, man mano che ci allontaniamo dalla costa il tempo migliora e ripiombiamo dentro il caldo del deserto, siamo allegri e curiosi di vedere il Mar di Cortez, mangiamo pizza fredda avanzata dalla sera prima e al primo stop per i soliti controlli della polizia ci fermiamo in un locale a bere il caffè.
Arriviamo a Mulege, troviamo un albergo molto carino e decidiamo di cercare una spiaggetta. Fuori il caldo è torrido e noi poco accorti. Andiamo prima in una spiaggia a Punta Prieta che non ci piace e poi ne troviamo una a 20 km da Mulege, molto bella. 2,5 km di sterrato ed eccoci al sole, ma che sole! Troppo caldo! Facciamo il bagno ma dopo un’oretta andiamo via. Andrea patisce il caldo, io lo prendo in giro, tornando indietro Andrea sta sempre meno bene, pensiamo ad un’insolazione. Beviamo e sembra andare meglio, ma è molto caldo, decidiamo di andare in camera, proviamo anche a passare in un centro medico, ma c’è molta gente e subito non capiamo che sarebbe stato meglio fermarsi…
Tra la sera e la notte la situazione peggiora, Andrea ha la febbre alta, vomita e ha dissenteria, non tiene nulla nello stomaco, nemmeno le medicine che ho dietro. Cerco di tenergli bassa la febbre con la tachipirina e gli asciugamani bagnati. Sono molto spaventata, alle 3 di notte esco a cercare un medico, il consultorio è aperto, chiamo ma non risponde nessuno. Sembra abbandonato, gli armadietti dei medicinali sono aperti, le stanze illuminate ma deserte, in strada solo scarafaggi grandi come biscotti.
Torno da Andrea, sono angosciata e terrorizzata, ho i pensieri più cupi e mi sento impotente, esco dalla stanza e piango non so quanto. Alle 6 ci riprovo, stavolta c’è gente in strada, mi dicono che al consultorio c’è il dottore, vado, deserto, dove è il dottoreee?? Torno in strada e trovo due signore molto gentili. Con uno spagnolo tra il tragico e il comico spiego loro la situazione, mi accompagnano al centro medico e mi spiegano che c’è un interruttore da suonare… Cavolo! Un campanello suona…suona… suona… arriva finalmente la dottoressa! Mi dice di portare Andrea, esco, corro, lo carico in auto e finalmente lo vede un medico. Gli fa un’iniezione per il male alla pancia e dopo vari tentativi trova la vena e gli fa due sacche di fisiologica. Cinque ore in ospedale, verdetto infezione grave gastro intestinale. Ci prescrive 2 antibiotici, 1 anti vomito, 1 medicinale per la febbre, 1 per il male alla pancia.
Andrea sta ancora male quando usciamo ma almeno abbiamo le medicine. Io non mangio da un giorno, non ho dormito la notte prima e continuo ad essere molto preoccupata. Non mi sento molto bene nemmeno io, ma decido di non pensarci, vado a prendere le medicine e torno in camera.
Ore 19.22 del 3 giugno: Andrea dorme senza febbre, il vomito si è calmato, per la dissenteria è presto, abbiamo appena preso gli antibiotici. La mia pancia non è a posto e ho cominciato gli antibiotici portati da casa, un po’ meno aggressivi, vediamo come va…
La Baja California è un paese aspro e imprevedibile, con climi che variano molto da zona a zona, noi ci siamo trovati impreparati e siamo stati troppo leggeri nel mangiare e bere, l’ultimo caffè preso in mezzo al deserto doveva avere l’acqua non buona e le conseguenze sono state gravi. Ora sono molto scossa e vorrei solo andare a casa!

[LEFT]4 giugno – Mulege (scritto da Ilaria)[/LEFT]
Abbiamo prolungato la permanenza a Mulege di due notti, Andrea si riprende lentamente ma i miglioramenti sono incoraggianti. Abbiamo abbandonato l’idea di scendere fino a Lapaz, troppo lontano e noi troppo scossi. Se riusciamo arriveremo al massimo a Loreto e poi ci avvieremo verso nord. Al momento mangiamo omogeneizzati e stiamo per lo più in camera a dormicchiare, questo Messico ci è un po’ ostile. Vorrei essere già sul volo verso casa, come si dice non tutti i viaggi riescono con il buco (… o erano le ciambelle?).

[LEFT]5 giugno – Mulege (scritto da Ilaria)[/LEFT]
Ultimo giorno a Mulege, oggi va meglio, Andrea si è fatto la barba, riesce ad alzarsi. A pranzo abbiamo mangiato riso in bianco, tanto per tastare il terreno, e a cena riso in bianco con pollo alla plancha. Il momento del mandar giù l’antibiotico è sempre un po’ tragico (Andrea dice che ha un gusto terribile), ma per il resto va decisamente meglio. Alla sera giretto per la micro cittadina dove abbiamo incontrato la Dottoressa Garcia, la nostra salvatrice, molto gentile e carina, avrà la mi riconoscenza per sempre!

[LEFT]6 giugno – Da Mulege a Loreto (145 km) (scritto da Ilaria)[/LEFT]
Ore 8.00, lasciamo la nostra stanza prigione. Visitiamo la Missione di Santa Rosalia, molto ben tenuta e poi ci dirigiamo verso Loreto. I km sono circa 130, giornata bella e calda, sulla strada ci fermiamo a vedere delle belle spiaggette e verso le 12.00 arriviamo a destinazione.
Loreto è una città turistica, quindi ben tenuta e con più attività. Ci fermiamo all’Iguana Inn ma c’è posto solo per una notte. Così passiamo oltre e ci fermiamo all’Hotel Luna, delizioso alberghino nuovo, bello, pulito e con un proprietario di Lugano, sposato con una messicana che parla bene l’italiano!! Gentile e disponibile, ci racconta un sacco di cose e ci dà un bel po’ di dritte sui posti da visitare e su dove mangiare. Alle 20.00 usciamo per la cena, a base di pescado a la plancha più birra (solo io!). Andrea non beve perché è ancora un po’ malato. Dopo cena giro sul lungo mare… che buffi questi messicani, girano in macchina avanti e indietro con i finestrini giù e la radio a tutto volume mentre si scolano una birra dietro l’altra: la maleconada!
Che sonno… doccia e poi nanna!

[LEFT]7 giugno – Da Loreto alla missione di San Javier e ritorno (83 km) (scritto da Ilaria)[/LEFT]
[LEFT]Verso le ore 8.30 partiamo per andare a visitare la missione di San Javier. Per arrivarti bisogna andare per 1 miglio a sud di Loreto, poi si svolta in una strada spettacolare verso l’interno, lunga 35 km e completamente sterrata. Si procede molto lentamente e con continui sobbalzi, il panorama però è molto bello e lungo la strada si incontrano anche delle incisioni rupestri: anche se quelle di Catavina sono più definite è comunque affascinante trovare dei “disegni” così antichi. Procedendo lungo la via si vedono ogni tanto delle casette e ad un certo punto pure una chiesetta. Mi stupisce sempre come delle persone possano vivere in posti così inospitali. I km di sterrato sono un po’ lunghi ma alla fine vediamo una specie di oasi con delle palme e in mezzo spunta la torre della chiesa della missione. Finalmente ci siamo, la missione e la chiesa sono ben tenute e qui la strada è lastricata. La missione è stata fondata da Francesco Maria Piccolo, un famoso gesuita, nel 1699, intorno ci sono delle case abitate ed alcuni locali (chiusi). Fa molto caldo e in giro non c’è nessuno, la festa importante è il 2 di dicembre, in occasione della quale giungono pellegrini da ogni parte del Messico. Forse in quei giorni la missione prende vita, per il resto dell’anno rimane sperduta e sospesa come se il tempo si fosse fermato. Suona la sveglia dell’orologio di Andrea, è ora dell’antibiotico, ancora un giretto e poi saliamo in auto per il ritorno. Facciamo altre 2 ore di salti e finalmente arriviamo in albergo, pranzo da Ubaldo, che ormai è il nostro ristorante di riferimento. Il pomeriggio lo passiamo a dormicchiare in camera, fuori fa molto caldo, aspettiamo le 17 per uscire. Andiamo alla marina per informarci per andare sull’isola di Coronado, non ci bastano i soldi e quindi andiamo a prelevare 2.000 pesos al bancomat. Al ritorno entriamo in un negozio di souvenir (La Biznaga), quello indicatoci da Alberto, e facciamo festa! Ha un sacco di cose belle e compriamo un sacco di cose. Torniamo alla marina e prenotiamo la barca per andare sull’isola, ma quanti soldi abbiamo preso? Abbiamo frainteso il prezzo! Costa 1.045 in tutto, non a testa! Beh meglio così![/LEFT]
[LEFT]Alle 18 circa andiamo nel bar Eclipse di Alberto, si sta bene tra amici. Mangiamo totopos puciate in salsina piccante (ottimo rovina appetito…) e chiaccheriamo con Alberto, Carla e Andy il canadese. Per cena Andrea mangia il pesce ed io smangiucchio dal suo piatto, intanto bevo due margarita… oh oh… forse due sono troppi… [/LEFT]
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[LEFT]8 giugno – Loreto – Isola di Coronado (scritto da Ilaria)[/LEFT]
[LEFT]Oggi si parte per l’isola di Coronado: costume, teli da mare, 2 litri d’acqua e ombrellone prestatoci da Alberto. Ho smaltito la sbornia nella notte, ma non rifarò l’esperienza… Al porto troviamo il nostro capitano e si parte su una piccola barchetta. Le gite in barca sono una costante nelle nostre vacanze, mi piacciono sempre molto. Il cielo è blu, il mare calmo e il vento non fa sentire il caldo. Facciamo il giro dell’isola, vediamo un sacco di pellicani, che a me sembrano animali preistorici, ci sono i leoni marini che fanno un sacco di versi. Uno di questi fa troppo ridere: è a pancia in su a pelo dell’acqua con le pinne per aria! Qua e là banchi di sardine che increspano l’acqua. Ad un certo punto compare la spiaggia ancora deserta (lo resterà per poco), bianchissima con due palafitte per l’ombra. Il resto è mare e cielo blu. Sbarchiamo ed il nostro capitano va via, tornerà tra tre ore a prenderci (torna?). Restiamo soli per poco, dopo un po’ iniziano ad arrivare le altre barche con altre persone. Vicino a noi si piazza una famiglia di messicani, ma il capo famiglia è canadese e, come tutti i canadesi incontrati fino ad ora, attacca un mega bottone ad Andrea.[/LEFT]
[LEFT]Da lontano vediamo arrivare una coppia di italiani che avevamo visto a Mulege (gli intasatori di gabinetti), sono in albergo da Alberto e abbiamo quasi rischiato di fare la gita con loro, ma Andrea è stato bravo e li ha driblati. Non sono simpatici e a Mulege hanno fatto un sacco di storie per aver intasato il bagno (scopriremo che avrebbero fatto lo stesso anche da Alberto). In Messico non bisogna buttare la carta nei gabinetti, ma a loro evidentemente il concetto non è chiaro… [/LEFT]
[LEFT]Sull’isola Coronado intanto bagno, sole, bagno, ombra, ombra, ombra… il sole brucia!! E’ ora di tornare a casa, il comandante (è tornato!) ci carica a bordo e via! Ma cosa c’è là in fondo? DELFINI!? Ci avviciniamo, sono bellissimi, ci sono anche i piccoli, sono tanti, mi sento felice come una bambina! E’ tanto che desideravo vederli nel loro ambiente naturale.[/LEFT]
[LEFT]Si torna al porto, quanto sole e vento, siamo un po’ stanchi e non abbiamo mangiato. Alla sera non sono in forma, mangiamo un’ottima carne in un ristorante argentino, ma la cena non la digerisco. Questo malessere mi agita, mi rendo conto di essere ancora tanto scossa, basta poco e vado in super ansia. Alle 3 di notte, dopo una serie di su e giù fuori dalla stanza e una coca-cola mi addormento più o meno… altra notte pessima![/LEFT]
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[LEFT]9 giugno – Loreto (scritto da Ilaria)[/LEFT]
[LEFT]Ci svegliamo un po’ più tardi, l’ansia di ieri sera con la luce del giorno è andata via, sto bene, non ho la febbre, mi convinco che era solo un po’ di mal di stomaco e non una malattia rara e incurabile… cosa mi succede? Io non sono così![/LEFT]
[LEFT]Colazione, giretto per negozi, pranzettino da Ubaldo che ormai è un amico. Dopo pranzo Andrea guarda la partita dell’Italia mentre io scrivo il diario. E’ fresco, si sta bene. Stasera siamo ospiti a cena da Alberto e Karla. Domani si parte, andiamo a Santa Rosalia, ci riavviamo verso nord.[/LEFT]
[LEFT]La cena da Alberto e Karla è stata ottima ed anche la compagnia di Angus: grazie ragazzi!![/LEFT]
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[LEFT]10 giugno – Loreto – Santa Rosalia (206 km)[/LEFT]
[LEFT]Sveglia con la solita calma, rimontiamo la valigia. Prima di partire salutiamo Alberto e Karla (ci spiace un po’ lasciare questa bella compagnia) e dopo colazione “in centro” ci dirigiamo verso Santa Rosalia. Sulla strada si susseguono tante belle piccole spiagge sulla Bahia Concepcion. Ci fermiamo così a fare il bagno su una di queste. E’ un peccato per lo sporco che si trova in giro perchè le spiagge e il mare sono proprio belli![/LEFT]
[LEFT]Nel primo pomeriggio arriviamo a Santa Rosalia, dove pernottiamo all’Hotel Frances: tutto di legno, bello e molto caldo… Il paesino è carino, un po’ di strade, una piazzetta, casette di legno dei minatori francesi e la chiesa realizzata da Eiffel. Dopo cena c’è poco da fare, torniamo a piedi in hotel e guardiamo un pezzo di “Eyes wide shut” in spagnolo. Fa caldo, molto caldo… E il condizionatore sembra il motore di un jet![/LEFT]
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[LEFT]11 giugno – Santa Rosalia – Bahia de Los Angeles (456 km)[/LEFT]
[LEFT]Dopo colazione visitiamo la chiesetta e poi partiamo. La strada è lunga ma piuttosto varia. Pranziamo a Guerrero Negro e poi procediamo fino a Bahia de Los Angeles. La deviazione della Transpeninsular è molto bella, ma la stanchezza si fa sentire. Così, dopo 456 km e 2 posti di blocco, arriviamo a destinazione.[/LEFT]
[LEFT]Il paesino è proprio piccolo, ma l’ambiente è forse il più bello visto fino ad ora sul mare. Tante isolette, un mare blu e rocce multicolore. Troviamo da dormire all’Hotel Costa del Sol che è molto carino e fa anche ristorante. Dopo cena (pescado alla plancia) facciamo 2 passi sul mare e poi torniamo in camera.[/LEFT]
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[LEFT]12 giugno – Bahia de Los Angeles[/LEFT]
[LEFT]Alle 9.00 abbiamo in programma una gita in barca con Guillermo. Solo che siamo rimasti senza soldi, dato che l’hotel l’abbiamo pagato in contanti! Per fortuna la proprietaria dell’hotel ci permette di pagare con la carta di credito restituendoci i soldi, altrimenti… niente gita![/LEFT]
[LEFT]La gita in barca ci permette di vedere da vicino una serie di isolette che si trovano nella baia. Incontriamo anche un branco di simpatiche foche e scendiamo anche su 3 spiaggette. Il giro dura 3 ore ed è particolarmente piacevole e rilassante, da vacanza vera![/LEFT]
[LEFT]Alla fine salutiamo Guillermo (e il suo furgone giallo del ’61) e andiamo a pranzare in hotel con il “solito” piatto in due: fa caldo, a pranzo mangiamo poco e per non lasciare avanzi mangiamo in due un piatto solo (le porzioni permettono di farlo…).[/LEFT]
[LEFT]Dopo la siesta facciamo un giro sulla spiaggia davanti all’hotel e vediamo tantissimi granchietti che viaggiano sul bagnasciuga, dobbiamo fare attenzione a non pestarli![/LEFT]
[LEFT]Poi a cena proviamo il pescado del ristorante dell’Hotel Villa Vitta, ma niente di speciale. Di vita in questo paese ce ne è proprio poca, poi in più è bassa stagione… non ci resta che andare in camera![/LEFT]
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[LEFT]13 giugno – Bahia de Los Angeles[/LEFT]
[LEFT]Dopo colazione facciamo un giro in auto avvicinandoci al faro e poi proseguendo a piedi fino al faro stesso. Il panorama è sempre bello, da una parte il Mare di Cortez con le isole della baia, dall’altra una piccola laguna e poi il deserto che circonda il paese. In auto poi procediamo verso la selvaggia spiaggia di La Gringa. Anche qui una piccola laguna e una spiaggia di ciotoli veramente lontani dal mondo. Pare però che piaccia agli americani che si piazzano con camper e barchetta…[/LEFT]
[LEFT]Torniamo in hotel dove pranziamo e poi siesta. Il caldo ci limita un po’… Nel tardo pomeriggio facciamo 2 passi sulla spiaggia e un timido tentativo di bagno. L’acqua però è troppo fredda e così lasciamo stare dedicandoci ad una Corona![/LEFT]
[LEFT]Torniamo in hotel dopo aver inutilmente fatto il giro dei due benzinai: entrambi vuoti. A cena facciamo conoscenza di due ragazzi di un paese vicino a Milano (l’accento non inganna!) che ci dicono di essere partiti tre giorni prima da Los Angeles, dove hanno affittato un auto con assicurazione messicana con la Thrifty. Interessante alternativa, anche perchè i voli per Los Angeles hanno più scelta.[/LEFT]
[LEFT]Ci salutiamo e torniamo in stanza, dove l’elettricità non è disponibile dalle 6 del pomeriggio. Bene… fa caldo e il ventilatore non gira… Lascio un po’ la porta aperta! E così 5 zanzare ci entrano in stanza… ma che bell’idea! Dopo un’ora di caccia alle zanzare (per fortuna avevo una lampada) torna la luce! Evviva, così almeno dormiamo al fresco. [/LEFT]
[LEFT]Buon anniversario Nat, sono 4 anni che siamo morosi![/LEFT]
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[LEFT]14 giugno – Bahia de Los Angeles – Ensenada (558 km)[/LEFT]
[LEFT]Partiamo presto, oggi abbiamo un sacco di strada davanti. Cosi superiamo Catavina, El Rosario e ci fermiamo a mangiare al ristorande Jardin di San Quintin. Sbagliamo a prendere due piatti diversi, le porzioni sono enormi e questa volta non ci piacciono tanto! Ripartiamo e intorno alle 17.30 arriviamo a Ensenada, dove pernottiamo al Desert Inn. Non è niente di speciale ma è stato comodo prenotarlo da casa. Alla sera pizza (una in due…) e poi passeggiata per la via turistica. E’ molto viva, ma noi come al solito siamo cotti e andiamo a dormire.[/LEFT]
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[LEFT]15 giugno – Ensenada – Bufadora e ritorno (60 km)[/LEFT]
[LEFT]In mattinana facciamo l’escursione alla Bufadora, uno spettacolare e divertente geyser marino a circa 30 km da Ensenada. Sbuffa spesso, ma a volte sbuffa proprio alto suscitando urletti tra la folla. Sulla strada verso Ensenada mangiamo in un McDonald di una zona commerciale e poi proseguiamo verso il centro. Facciamo un giro sul malecon (lungomare), diamo un’occhiata al mercato del pesce e poi passiamo il pomeriggio sulla via turistica, osservando negozi e bevendo birra fresca.[/LEFT]
[LEFT]Per cena mangiamo di nuovo pizza, dato che siamo stanchi di cibo messicano… Dopo cena una breve passeggiata e poi a nanna, oggi non siamo stati fermi un attimo (la temperatura permetteva di farlo!).[/LEFT]
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[LEFT]16 giugno – Ensenada – Tijuana (110 km) e poi fino a San Diego con il trolley[/LEFT]
[LEFT]Partiamo alle 7.45 in direzione di Tijuana per consegnare l’auto alla Hertz. Abbastanza facilmente troviamo gli uffici, l’auto è a posto e uno della Hertz ci accompagna alla frontiera, con uno stile di guida piuttosto preoccupante… Cambiamo gli ultimi pesos e poi passiamo agevolmente il confine. Così con il trolley in un’ora siamo di nuovo a San Diego. Arriviamo al Best Western Bay Side Inn e ci sembra di essere a casa! Subito usciamo per andare a mangiare e fare ancora qualche acquisto in questa bella città. Dopo qualche ora a Horton Plaza e dintorni prendiamo l’autobus per andare al Balboa Park. Veramente bello, verde dappertutto e un sacco di musei. Peccato che alle 17.00 sia già tutto chiuso… Torniamo in centro, mangiamo molto bene da Malone’s nel quartiere Gaslamp e poi torniamo in hotel. Sistemiamo ancora il bagaglio, domani si parte![/LEFT]
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[LEFT]17 giugno – In aereo da San Diego a Malpensa con scalo ad Atlanta[/LEFT]
[LEFT]Sveglia alle 5.00. Alle 5.30 arriva il taxi e in 10 minuti siamo in aeroporto. Ci incolonniamo per i voli domestici, dato che facciamo scalo ad Atlanta, ma sbagliamo! Dopo 20 minuti di coda scopriamo che anche se abbiamo lo scalo il nostro volo è internazionale! Cambiamo fila, e ci incolonniamo su quella dei voli internazionali, molto lunga! Alle 7.00 circa abbiamo fatto il check-in, i bagagli vanno direttamente a Malpensa. Passsiamo quindi i controlli di sicurezza e in un attimo ci ritroviamo sull’aereo che parte in orario alle 7.45. Dobbiamo sorvolare una serie di stati per arrivare ad Atlanda in Georgia, dove facciamo scalo.[/LEFT]
[LEFT]Arriviamo in orario alle 15.00 e ripartiamo alle 17.00. Alle 8.20 circa del 18 giugno arriviamo a Malpensa: il viaggio in aereo ci ha stancato parecchio, ma i bagagli ci sono, possiamo tornare a casa tranquilli grazie al passaggio di Lorenzo e Regina.

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[LEFT]Conclusione [/LEFT]
I pochi giorni passati a San Diego ci hanno permesso di scoprire una bella città, piacevole da visitare, con ottimi servizi ed un bel clima. Il passaggio alla Baja California è stato forte, il paesaggio è desertico e brullo, a volte desolante, ma comunque affascinante. La zona di Catavina è splendida, mentre i soggiorni a Loreto e Bahia de Los Angeles sono stati molto piacevoli. Ancora un grosso grazie ad Alberto e Karla per la loro simpatia ed ospitalità! Chi passa da Loreto deve assolutamente andare a trovarli: l’hotel Luna Loreto è squisito e loro sono gentilissimi!

Andrea e Ilaria

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Ci sono 3 commenti su “Luna di miele a San Diego e in Baja California

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