Diario di viaggio: Singapore, Borneo (Sarawak) e Malesia peninsulare

Diario di viaggio: Singapore, Borneo (Sarawak) e Malesia peninsulare

Periodo: aprile 2009, durata 24 giorni

Cambi applicati dalle banche all’epoca di questo viaggio:
1 SGD (Singapore Dollar) = 0.51 €
1 RM (Ringgit Malesiano) = 0.215 €
Vaccinazioni: epatite A, antitifica, antidiftotetanica + assunzione quotidiana di un farmaco omeopatico (Ledum Palustre) che rende l’odore della pelle sgradito agli insetti.

9-10/4 Partiti da Bologna con un inaspettatamente ottimo volo Lufthansa comprato su Expedia a 520€ a testa. Aereo nuovissimo, cocktails gentilmente offerti dalla ditta mentre ciascuno sceglie il film più gradito dal menu proposto sul monitor personale posto sullo schienale del sedile di fronte, coincidenze perfette. Così sì che si viaggia come si deve.
Arrivati a Singapore, sotto un diluvio universale fortunatamente subito quietatosi. All’aeroporto Changi, per raggiungere il nostro hotel, ci propongono uno shuttle taxi: in breve, con 9 dollari di Singapore a testa si raggiunge la meta, dividendo però il taxi con altre persone. Noi invece, optiamo per un taxi convenzionale che sorprendetemente per la stessa cifra, ci recapita al nostro hotel acquistato su Wotif, il Grand Copthorne Waterfront. Un cinque stelle direttamente sul fiume, molto scenografico esteriormente soprattutto by night, che mostra però i suoi annetti e al quale darei quattro stelle più che cinque. Ad ogni il modo il receptionist gentilissimo ci assegna un stanza al 24 piano con una bella river view. Bagno spazioso e letto confortevole, quel che più conta, in fondo c’è. La posizione è discretamente centrale, unica pecca la distanza (circa 20 min a piedi) dalla prima stazione della metro (Clarke Quay), il che induce quasi necessariamente all’utilizzo del taxi.
Considerando che durante il volo siamo riusciti a dormire abbastanza, partiamo subito alla scoperta della città: abbiamo davanti a noi tutto il pomeriggio. C’è già un taxi fuori dall’hotel che ci aspetta e ci facciamo portare per pochi dollari a Chinatown. Con mio grande rammarico trovo il Sri Mariamman Temple completamente coperto per lavori di restauro con durata prevista fino al 2010. Non resta che immergersi nel dedalo di viuzze del quartiere cinese. Ovunque negozietti pieni di cianfrusaglie, curiose bancarelle di cibo, offerte di massaggi e riflessologia plantare. Vengo subito affascinata da questo mix di immagini inusuali, odori esotici e parole incomprensibili. Qui comunque l’inglese è di dominio pubblico, lo parla correntemente anche la vecchina nell’angolo che legge le carte! In una coloratissima bancarella compriamo un frullato di Dragon fruit, niente male, ma quel che più colpisce è il suo colore fucsia quasi fluorescente. In un altro chiosco assaggiamo un gustoso pezzetto di carne glassata e cotta sul fuoco fino a diventare croccante. E’ caldo, sembra di trovarsi all’interno di una stanza con il riscaldamento acceso! In fondo, siamo all’equatore no? Visitiamo il People’s Park Complex, dove allo stand con migliore cambio, lasciamo qualche euro al posto di altri dollari di Singapore. Al secondo piano c’è un food center, dove ci divertiamo ad osservare la gente del posto che mangia le cose più bizzarre, ma considerando il livello di igiene globale, nonostante le vaccinazioni, noi non ce la sentiamo.
A piedi raggiungiamo invece Boat Quay dove non potevamo farci mancare il Black Pepper Crab, un po’ caro per gli standards asiatici (90 S$ per un granchio in due), ma buono. Da lì in pochi passi si raggiunge Clarke Quay, zona carinissima fitta di localini alla moda che specchiano le proprie luci multicolori sul fiume, offrendo drinks ai numerosi giovani avventori.

Proprio piacevole questo movimentato angolino on the river.

11/4 Questa mattina, cominciamo la giornata con una gustosa e variegata colazione a buffet presso il nostro hotel. Croccante bacon, omelette cucinate al momento dal solerte chef secondo i propri gusti, ampia scelta di piatti asiatici, di pane, pasticceria e frutta. Assolutamente consigliata!
Catturato il primo taxi ci dirigiamo poi alla scoperta del tanto famoso Zoo di Singapore. Al posto dello standard ticket (18S$) acquistiamo per 25S$ a testa il biglietto comprensivo del giretto in battello (che non è nulla di imperdibile) e dell’unlimited hop on/off bus. In realtà troviamo le dimensioni dello zoo più ridotte di quanto ci immaginassimo, quindi a conti fatti, per chi come noi non ha problemi a camminare, lo standard ticket sarebbe stato sufficiente. Qualche ora trascorre veloce zigzagando fra tigri bianche, maiali cornuti, scimmie di ogni tipo e quant’altro. Bella l’ambientazione immersa in una vegetazione lussureggiante e tropicale.
Sempre in taxi ci dirigiamo al centro commerciale specializzato in elettronica Sim Lim Square. Avevo letto di viaggiatori che avevano fatto grandi affari qui. Sinceramente invece i prezzi mi paiono molto allineati ai nostri in Italia.
Subito fuori, fatti pochi passi, ci si trova a Little India. Nutrivo molte aspettative su questo piccolo quartiere, che invece mi ha un po’ delusa. Romanticamente lo immaginavo più intimo e raccolto nella spiritualità tipica indiana. In realtà le vie che lo percorrono sono caotiche e trafficatissime. Non so se siamo capitati in un momento sbagliato, ma non ne sono rimasta affascinata.
Per il rientro in hotel si sperimenta la metro: efficienza estrema. Alla ticket machine c’e una gentile addetta che ci mostra come digitare sul touch screen la nostra meta, in base alla quale viene calcolata la tariffa. Ottenuta la tessera, tramite transponder si accede alla metro che rapidamente ti recapita a destinazione. Prima di uscire è sufficiente inserire nuovamente la tessera nella macchinetta per riottenere il deposit refund di 1S$ a scheda.
Arrivati in hotel giusto in tempo: si scatena il diluvio, un’oretta circa di pioggia a catinelle, poi il cielo si rasserena.
Per la cena optiamo per il food center Lau Pa Sat, zona Chinatown est. Scelta azzeccata: si tratta di una grande costruzione ottagonale in ghisa bianca stile vagamente liberty, al cui interno pullulano banchetti di cibo di ogni genere. Sfizioso l’angoletto esterno dedicato ai satay: su piccoli fumosi barbecue vengono arrostiti alla brace mini spiedini di carne marinata molto gustosi. E’ divertente spizzicare a destra e a manca fino a sazietà.
Ora non resta che raggiungere Marina Bay per una passeggiata digestiva! Sotto gli eleganti grattaceli che si slanciano snelli contro il cielo si erge fiero il Merlion, simbolo di Singapore, sullo sfondo dell’Esplanade. Foto assicurata!

12/4 Nella prima parte della giornata puntatina a Orchard Road. Enormi centri commerciali si susseguono senza tregua, è domenica e la zona è affollata all’inverosimile. Non passa molto tempo che ci stanchiamo di questa bolgia umana e ripieghiamo sul quartiere Bugis. Anche qui, nei mercatini saturi di odori al limite della sopportazione, si fatica a procedere fra la ressa della folla. Fra l’altro piove, il che non aiuta di certo. Comunque, fra una cosa e l’altra, si è fatta l’ora di rientrare. Passiamo in hotel a ritirare le nostre valigie e via verso l’aeroporto: il Borneo ci attende!
Il volo AirAsia parte con 20 minuti di ritardo, ma a parte questo, vale assolutamente quei pochi Ringgit malesiani che costa! Per le tratte Singapore/Kuching, tenete d’occhio anche la http://www.tigerairways.com, pare che prenotando per tempo, offrano tariffe molto competitive.
Purtroppo non siamo riusciti a sfuggire alla pioggia: anche a Kuching ci attende un bell’acquazzone. Per 22 RM un taxi ci porta all’hotel acquistato su Booking, il Tune Waterfront. Lo slogan di questo ho(S)tel aperto da appena un paio di mesi è: dormi a 5 stelle al prezzo di una stella. In effetti spendiamo circa 25€ per due notti in due. A questa tariffa base va poi aggiunto il prezzo di eventuali asciugamani, aria condizionata e collegamento internet, il tutto a costi comunque molto contenuti. L’hotel è nuovo e sufficientemente pulito, il letto discreto come anche la doccia. Tutto il resto però, molto basic se non inesistente.

13/4 Oggi è previsto il noleggio dell’auto. Dalla prenotazione, con la CatCity Kuching, risultava che il ritiro dovesse avvenire in un’ufficio proprio davanti al nostro hotel. Non trovando tale autonoleggio, dopo aver telefonato, scopriamo che in realtà la loro unica sede è all’aeroporto. Comprensibilmente irritati quindi, con altro taxi torniamo all’aeroporto, ma, vista la sfiducia che tale disservizio ci ha ingenerato verso questa agenzia, noleggiamo una “fiammante” Proton da Herz, fra l’altro anche ad un prezzo migliore (150 € per 5 giorni).
E’ l’ora di scorrabandare sulle strade malesi, con tanto di guida a destra! Le strade sono perfette e il traffico non crea problemi. Ci dirigiamo a sud, fino alle longhouse Bindayhu, dove visitiamo un villaggio composto da alcune di queste tipiche abitazioni costruite su palafitte. I pochi abitanti che compaiono ci guardano gentili ma sicuramente incuriositi da questa presenza aliena.
Si avvicina l’ora del feeding time al Semenggoh Wildlife recreation park: alle 15.00 (ma anche alle 9.00 di mattina), i rangers nutrono con frutta fresca gli oranghi della riserva che desiderano partecipare al banchetto. Arriviamo sotto un cielo plumbeo che non lascia presagire nulla di buono. Appena entrati la fortuna ci assiste e ci imbattiamo in una femmina con neonato abbarbicato, che con poche sapienti mosse squarcia la corteccia di una noce di cocco, la apre sbattendola contro un ramo e se la beve compiaciuta. Al contrario, nonostante i richiami del ranger, all’ora della merenda, gentilmente servita su una piattaforma nella foresta, non si presenta nessun orango. Un po’ delusi rientriamo in hotel, anche perché come previsto, comincia a piovere.
Appena possibile, usciamo nuovamente per un po’ di sano shopping nei negozietti del Main Bazar. Riusciamo anche ad acquistare alcuni oggetti artigianali in legno molto graziosi, ma siamo costretti a limitarci in ragione della franchigia di 15 kg imposta da AirAsia. Al visitor center di Kuching, dopo aver raccolto qualche piantina, saldiamo ai rangers il pernottamento di domani al Bako (52 RM).
Per cena, ci fidiamo del giudizio di altri viaggiatori che prima di noi avevano visitato il Top Spot Food Court. Si tratta di uno spiazzo sul tetto di un parcheggio multilevel, proprio dietro al nostro hotel. Ambientazione spartana e posto introvabile se non si sa cosa cercare! Insomma in questo piazzale, circondato da una decina di stand, chi ama il pesce andrà in visibilio. Distese di gamberi, aragoste, granchi, pesci giganti, verdure di ogni tipo. Si sceglie la mercanzia, si stabilisce con l’oste il metodo di cottura più gradito e via con la festa! Per la gioia del gestore del chiosco da noi prescelto (il n° 6) e il divertimento delle curiose cameriere, in due abbiamo divorato un’aragosta, 2 King Prawns, 2 TigerPrawns, una frittura mista di gamberoni e seppiolini, riso e verdure a volontà, il tutto condito con abbondante birra ghiacciata… per la spaventosa cifra di.. circa 25 €. Da non credere! Veramente Ottimo!

14/4 Di prima mattina ci dirigiamo in direzione del Bako National Park. Si parcheggia l’auto fuori dal Kampung Bako, si paga l’ingresso (10RM a testa) e si salda direttamente al barcaiolo il costo del trasporto in barca (47RM sola andata). Se si ha voglia di aspettare, è anche possibile dividere la barca con altri turisti. Non è il nostro caso, visto che il meteo pare migliorare.., meglio approfittare! Abbiamo ridotto il bagaglio ad un solo trolley lasciando il resto in macchina, ma sarebbe stato più opportuno uno zainetto, visto il tratto da percorrere una volta sbarcati fino al centro accoglienza. Ci sono un paio di rumorosi cantieri aperti, con tanto di gru intente a costruire nuovi chalet e un nuovo centro accoglienza, il che rovina un po’ l’atmosfera. Ci comunicano che la nostra sistemazione, uno chalet in camera doppia con bagno privato, non sarà disponibile prima delle 14.00, quindi lasciamo tutto lì e partiamo per il nostro primo trail. Optiamo per il Tajor trail, intenzionati ad arrivare alle cascate. Avete presente la sensazione che si prova entrando in una serra tropicale? Ecco, qui è più o meno così! Si boccheggia letteralmente e già dopo pochi passi ci si trova madidi di sudore. Il trail si inerpica ripido su un letto di radici contorte e massi. E’ bello trovarsi in mezzo alla giungla. Intorno a noi si leva forte e costante il richiamo di insetti non meglio precisati.., forse cicale? E’ una bella faticaccia e a circa metà del trail decidiamo, visto anche l’esaurimento delle nostre risorse idriche, che è il caso di rientrare. Riusciamo ad avvistare da lontano un paio di macachi dalla coda lunga che saltano sulla cima degli alberi, ma niente di più.
Scegliamo un trail più breve, l’Ulu Assam, che dopo circa 1km ci conduce su una bellissima terrazza panoramica che si apre sulla foresta e sulla penisola di Santubong.
7 km nella giungla cominciano a farsi sentire, quindi rientriamo.
La nostra camera è spaziosa, ma molto spartana, ai limiti della decenza. Il bagno è davvero squallido e la doccia è inaspettatamente gelida, pazienza. Durante la notte sento un forte odore di muffa, e la mattina, togliendo le federe personali di riserva, mi accorgo, orrore, che il cuscino sottostante è completamente coperto di muffa. Per chi decidesse comunque di affrontare queste avversità, consiglio di portare carta igienica e asciugamani.
Il “ristorantino” offre un buffet a dir poco stantìo e poco invitante e noi ci accontentiamo delle noccioline che ci eravamo portati. E pensare che sarebbe così semplice offrire servizi un po’ più adeguati…mah! Questa mancanza di intraprendenza a volta mi lascia sconcertata.
Il buio cala rapidamente e armati di torcia ci facciamo una suggestiva passeggiata nell’oscurità totale della foresta e sulla spiaggia, sotto un cielo traboccante di stelle.

15/4 Oggi ci attende Damai. Siamo intenzionati a soggiornare al Singghasana Village House. Ma trovarlo si rivela più difficile del previsto. Chiediamo a destra e sinistra, sia a Damai che a Santubong, ma nessuno sembra averlo mai sentito nominare. Dopo lunghe ricerche sarei sul punto di desistere, ma mi intestardisco, visto che altri viaggiatori ci sono stati… come l’avranno trovato? All’ennesima abitazione cui chiediamo informazioni.. ma sono proprio loro! Niente cartelli, niente insegne, mah. Anzi, ci aprono il cancello solo dopo che dichiaro, anche se non è vero, che ho una prenotazione tramite internet: accettano solo ospiti previa prenotazione on-line, anche se l’hotel è quasi vuoto. Per fortuna che avevo scambiato un paio di mail con la proprietaria, che riconosce il mio nome e ci assegna una camera. Il posto è gradevole e accogliente, le camere su palafitte circondano una piccola piscina con arredi che creano atmosfera. La nostra camera al prezzo di 240RM è piccola ma confortevole, con letto dotato di zanzariera a baldacchino e un bel bagno. Chiedo ai gestori come mai non esistano indicazioni o insegne per il loro hotel e un po’ imbarazzati mi dicono che è un segreto… chissà, ci sarà sicuramente qualche problema burocratico sotto. Non abbiamo Ringgit malesiani in quanto in tutta Damai non esiste sportello ATM ne cambio valuta, quindi saldiamo il conto in euro, ma con una cambio non proprio vantaggioso!
Da non perdere il tramonto dalla spiaggia con il sole che si tuffa nel mare, per foto da urlo!
Per la cronaca, ci eravamo recati per altre informazioni al Damai Puri Resort, che offriva una doppia luxury a 320RM in una cornice davvero affascinante e lussuosa su una terrazza a picco sulla bella spiaggia privata. Se ci fossimo fermati un’altra notte, avremmo sicuramente soggiornato lì.
Ci rechiamo poi al Sarawak Cultural Village, che si definisce un museo vivente che offre la riproduzione di 7 abitazioni tipiche delle varie tribù. Col senno del poi, non ci tornerei, molto turistico a mio parere.
La sera ci rechiamo al villaggio di Buntal, che offre qualche semplice ristorante di pesce a prezzi onesti.

16/4 Si riparte in direzione ovest. Percorriamo una tortuosa strada che ci conduce fino al Gunung Gading National Park. All’accettazione ci comunicano orgogliosi che proprio stamattina è fiorita una rarissima rafflesia: che botta di fortuna!

Un ranger ci accompagna; ci togliamo le scarpe per guadare il fiume e sull’altra riva, sul tronco di un albero, c’è splendida una rafflesia nuova di zecca di circa 60 cm di diametro. Anzi, ci comunicano che solitamente questo enorme fiore ha sei petali, mentre questa ne ha addirittura sette. E’ emozionante trovarsi al cospetto del rarissimo fiore più grande del mondo e le foto si sprecano. Purtroppo inizia a piovere, il che non ci rende purtroppo possibile visitare questo parco che sembra bellissimo, con grandi rocce nel folto della giungla e scroscianti ruscelli.
Di nuovo in marcia, raggiungiamo Sematan, all’estrema punta ovest del Sarawak, vicinissimo al confine con l’Indonesia, dove la strada termina.
Breve parentesi sulla Lonely Planet, che qui consiglia come unica sistemazione un obsoleto, puzzolente e inaffrontabile Hotel Sematan. Evidentemente, in questa come in altre occasioni, devo riscontrare che l’unica cosa davvero aggiornata, è il loro prezzo di copertina.., il resto pare risalga ad una decina di anni fa. Da una guida così blasonata, ci si potrebbe aspettare un po’ più di precisione. Infatti pare che in loco esistano sistemazioni ben più confortevoli. In questo piccolo paesino sul mare, fuori dal mondo, la popolazione è cordiale e accogliente. Una sorridente e curiosa signora che ci vede un po’ spaesati, ci chiede come può aiutarci e dopo averci scorrazzato soddisfatta per tutti i negozietti del kampung, quasi orgogliosa di poter sfoggiare davanti ai suoi concittadini due turisti nuovi di zecca, ci consiglia l’hotel da lei pronunciato “Bamb-ish”, indicandoci la strada. Ormai tutto il villaggio sa chi siamo e come ci chiamiamo! Addirittura, mentre cerchiamo questo fantomatico hotel Bamb-ish, un signore in motorino, mai visto prima, ma che evidentemente sa perfettamente dove siamo diretti, ci scorta a quello che scopriamo essere in realtà il Palm Beach Resort! Qui alloggiamo in un gradevole chalet immerso nel verde proprio sulla enorme e deserta spiaggia orlata di palme. Al prezzo di 150RM ci offrono camera, una discreta cena e colazione. Il personale è estremamente servizievole e ci sentiamo vezzeggiati e coccolati. Consigliato! Al calar dell’oscurità tutta la zona si riempie di centinaia di simpatiche e minuscole ranocchiette che saltellano curiose.
Per chi fosse interessato a recarsi in questa località, consiglio di informarsi preventivamente, anche on line, con la Sarawak Forestry per ottenere il permesso a farsi trasportare in barca alle vicine isolette dove depongono le uova le tartarughe e dove dicono si possa fare un interessantissimo snorkeling. Senza questo permesso, nessun barcaiolo vi accompagnerà.

17/4 Che meraviglia svegliarsi con il sole! Ne approfittiamo stendendoci un poco ad abbronzarci sui comodi lettini del resort sulla spiaggia, mentre i pescatori a piedi davanti a noi trascinano le loro reti a riva in caccia di piccoli pesci.
Ci rimettiamo in marcia verso Kuching. Questa volta decidiamo di soggiornare all’hotel Brooke’s Terrace, 105 RM per una doppia con wifi. Trovarlo, ancora una volta risulta più complicato del previsto, visto che non si tratta di un vero e proprio hotel, ma di un’accomodation ricavata all’interno di un condominio. Ad ogni modo i gestori sono molto accoglienti e cortesi, addirittura ci posteggiano la macchina nel loro parcheggio privato e la camera non è niente male. Per chi fosse interessato, l’ingresso è proprio accanto all’ufficio AirAsia in Jalan Abell. Dall’hotel, telefonano gentilemente per nostro conto all’agenzia Chp per prenotare il wild life cruise del pomeriggio nei pressi della Santubong peninsula (160 RM a persona, 3 ore).
Alle 16.30 un minivan viene a prelevarci e un simpatico autista, che si rivelerà poi la nostra guida, ci conduce al Santubong Boat Club, dove, insieme ad altri turisti, ci imbarchiamo per questa piccola avventura. Avvistiamo quasi subito un branco di giocosi delfini Irradaway, talmente veloci da rendere quasi impossibile fotografarli, pesciolini volanti, aquile pescatrici, qualche lontana e timida nasica sulle cime delle mangrovie e un piccolo di coccodrillo.
Spettacolare il tramonto del sole in mare, in un’atmosfera da sogno tinta di rosa oro e azzurro.
Durante il rientro, con il buio, avvistiamo alcune colonie di lucciole lungo il fiume. Niente male!
A cena non potevamo mancare nuovamente il Top Spot al numero 6: stavolta 2 aragostine e 2 king prawns alla brace, 1 mega granchio e 2 king prawns al black pepper (succulenti!) e il pesce più buono da noi mangiato in vita nostra, un red snapper (grilled with garlic), superlativo! Costo complessivo circa 35€. Assolutamente consigliato!!

18/4 Stamattina ci dirigiamo all’aeroporto, restituiamo la macchina e via che si vola verso Kuala Lumpur. Troviamo un taxista lento e prolisso che, dopo averci mostrato le foto delle sue 4 mogli e dei suoi 7 figli, per 60RM ci porta finalmente a destinazione. La nostra prenotazione per l’hotel Maya al receptionist risulta di 2 gg. anziché 3. Pazienza, recensiremo un altro hotel per la terza notte. Il Maya è un cinque stelle molto fashion, anche se la nostra camera mostra i primi segni di cedimento e le rifiniture non sono all’altezza della categoria. Nonostante la richiesta di un piano alto, dobbiamo accontentarci del 9° con vista cimitero e nessun upgrade viene preso in considerazione. In più sono cominciati rumorosi lavori di ristrutturazione ai piani alti. In compenso, apprezzo notevolmente la splendida piscina con i potenti idromassaggi e l’abbondante colazione.
Proviamo subito a recarci al vicino ufficio Avis, presso il quale abbiamo prenotato l’auto per il 21, per assicurarci che sia tutto a posto, ma nonostante sia orario di apertura, l’ufficio è chiuso. Ritenteremo domani.
Visto che siamo in zona, seguiamo in consigli della Lonely e con la metro LRT scendiamo a Kampung Baru, dove dovrebbe svolgersi un piacevole Saturday market. Invece dell’ameno e sonnolento villaggio di storiche case di legno immerse in boschetti lussureggianti, troviamo un quartiere tetro, sporco e assai poco raccomandabile di condomini neri di smog con le inferriate alle finestre, i cui abitanti ci guardano come se fossimo dei marziani. Ma quelli della Lonely, dov’erano stati? Mah, scappiamo via di qui. Ritentiamo con Little India, ma qui il traffico regna sovrano e l’aria è irrespirabile. Per cena, evidentemente non paghi, seguiamo i consigli della Lonely e ci rechiamo in Jalan Imbi al Restoran Oversea. Qui nessuno parla inglese e nessuno dei piatti dai noi richiesti è disponibile. Alla fine, ci portano un piatto di pelle di maiale e dei noodles in brodo! Dobbiamo per forza rimediare con Domino’s Pizza, dove cinque addetti sorridenti e felicissimi di avere finalmente due clienti, si affannano per assecondarci e addirittura si offrono di andarci a comprare la birra al vicino 7 Eleven. Simpatici!
Terminiamo la serata al lounge floor del nostro hotel, da cui si gode di una suggestiva vista sia sulle splendide e sfavillanti Petronas Tower che sulla Menara Tower.

19/4 Dopo aver inutilmente ritentato con l’ufficio Avis, trovandolo ancora irrimediabilmente chiuso durante l’orario di apertura, dedichiamo la giornata alla visita di Lake Gardens e dintorni. Simpatico il parco delle farfalle, Taman Rama Rama, ancor più quello degli uccelli, dove si può familiarizzare con estroversi pappagallini multicolori. Invece abbastanza deludente il parco di ibischi e orchidee.
In Jalan Imbi troviamo anche una lavanderia in cui lasciamo tutto il necessario da lavare e lo ritiriamo pronto e pulito dopo qualche ora.
Per stasera abbiamo prenotato un tavolo con vista al ristorante girevole della Menara Tower, con cena a buffet (400RM). Il cibo è abbondante e ben presentato, ma piuttosto deludente dal punto di vista qualitativo. Non abbiamo mangiato gran che e sicuramente nulla di memorabile. Ma la location è senz’altro unica, avendo la possibilità di vedere sfilare tutta la città illuminata, torri comprese, davanti ai propri occhi.

20/4 Oggi come previsto cambiamo hotel! La nostra scelta ricade sull’hotel Istana, 5 stelle in zona centralissima, Bukit Bintang (288RM con colazione). La posizione è ottima, proprio accanto ad una fermata della monorail, l’hotel ha qualche annetto, ma è molto gradevole, arredato in stile tipicamente moresco. Ne siamo soddisfatti.
Per la terza volta ci rechiamo all’uffico Avis, che incredibilmente è ancora chiuso! A questo punto chiedo spiegazioni al portinaio dello stabile che, un po’ imbarazzato, mi confida che probabilmente gli impiegati sono usciti a bere qualcosa! Fatto sta, che più o meno casualmente, l’addetto arriva, ma dal suo inglese approssimativo e stentato comprendiamo che le condizioni pattuite on line sono in realtà ben diverse e francamente inaccettabili. Dopo discussioni senza esito e telefonate a vari customer service, allineati con l’incompetenza del loro personale in loco, alquanto sconcertati ed esasperati, considerando che per domani abbiamo necessità dell’auto, decidiamo di abbandonare Avis e cerchiamo un altro ufficio di noleggio. In Jalan Sultan Ismail ci rivolgiamo alla Herz, dove invece troviamo finalmente personale preparato e affidabile, e ci accordiamo per il noleggio di un’auto che ci recapiteranno gentilmente domattina direttamente in hotel (400€ per 10 giorni).
Il resto della giornata è dedicato alla visita di Chinatown, templi e mercatini vari. La zona sarebbe anche simpatica se solo non fosse così tremendamente inquinata da rendere poco gradevole la visita. Ovunque auto e camion altamente inquinanti riversano sui passanti i loro tossici fumi di scarico… non capisco perché queste zone non siano state almeno limitate al traffico.
Apro una parentesi sui mezzi di trasporto di Kuala Lumpur. Muoversi con la metro è senz’altro veloce ed economico. Ma fra trovare la stazione, scendere, salire, fare la fila per il biglietto, forse più comodo ed altrettanto economico può essere spostarsi tramite i taxi, soprattutto se si adottano alcune misure preventive. L’opzione di contrattare preliminarmente il prezzo è senz’altro quella più semplice e favorita anche dai taxisti, ma non pensate di fare grandi affari. Noi optiamo invece per richiedere preventivamente l’uso del tassametro, anche se ciò comporta talvolta di dover fermare diversi taxisti, in quanto per lo più si rifiutano. Una volta pattuito l’uso del tassametro, occorre prestare attenzione ancora ad un paio di cosette: un allegro taxista, mentre con una mano ci distraeva mostrandoci una moschea, con l’altra caricava fraudolentemente il tassametro! Un altro, per guadagnare qualche ringgit in più, per compiere pochi metri ci ha invece fatto fare il giro lungo tutto il perimetro esterno della città! Quindi occhi aperti e cartina in mano! Ma tranquilli, anche se gabbati, si tratta sempre di pochi RM!

21/4 Come promesso, puntuale alle 10.00 l’omino della Herz ci porta la nostra auto e noi siamo pronti per partire alla volta del nostro car-tour nella penisola.
Prima tappa Batu Caves, situate a 13 km nord di Kuala Lumpur. Ad accoglierci una enorme statua dorata alle cui spalle si inerpica la scalinata di 272 scalini che conduce alla grotta. Il luogo è abitato da numerosissime scimmiotte impertinenti che cercano di impadronirsi di qualunque cosa capiti loro a tiro: una di loro, riesce a rubare ad un turista un’intero sacchetto di pop corn e si siede compiaciuta sulla scalinata con il suo bottino.
Il luogo è meno pervaso da religiosità di quanto mi aspettassi e, per quanto la location meriterebbe, è stata trasformata in modo piuttosto kitsch con sgraziate gettate di cemento e discutibili soluzioni architettoniche.
Ci dirigiamo poi verso il FRIM Forestry Research Institute, un parco che si prefigge come scopo la tutela e lo studio degli ecosistemi naturalistici tipici malesiani. Quel che più mi interessa è il canopy walk, una passerella di 200 mt, sospesa a 30 mt di altezza sulle cime degli alberi da cui sembra si goda di una splendida vista su Kuala Lumpur. Ho scambiato un paio di e-mail con il personale del parco per accertarmi che questa attrazione sia aperta ed ho appreso che è chiusa lunedì e venerdì e che l’orario di apertura arriva alle 14.00. E’ martedì e sono le 11.00, quindi tutto in regola. All’entrata del parco paghiamo i 10RM di ingresso chiedendo specificamente del c

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Ci sono 13 commenti su “Diario di viaggio: Singapore, Borneo (Sarawak) e Malesia peninsulare

  1. Grazie Michelle per il tuo diario! Bello e divertente!
    Non male l’idea di noleggiare una macchina nel Borneo, potremmo farlo anche noi e cercarci una longhouse da visitare, le agenzie propongono prezzi assurdi.
    Ecco, ora mi dispiace di aver saltato le Cameron Highlands, ma ormai il Dado è tratto…
    E poi, a questo punto, mi sa che non perdero’ tempo a visitare k bahru e me ne andrò subito sulle isolette!

    Grazie ancora!

  2. bel viaggio!!:ok:

    inanzitutto confermo di essere rimasta un po’ scioccata anche io da little india *-),
    (per sim lim square invece la pecca è che bisogna contrattare un bel po’ per ottenere buoni prezzi.perchè i primi prezzi che ti dicono sono quasi il doppio)

    e poi….son contenta che TopSpot ti sia piaciuto :ok:

  3. Che viaggio stupendo hai fatto !!! Tutto molto dettagliato dà prendere in considerazione come meta per un futuro viaggio.(Stò incominciando a leggere un pò di cose e mi piace sempre più)
    Complimenti per il racconto , le foto sono stupende. :cool:

  4. Mun wrote:
    bel viaggio!!:ok:

    inanzitutto confermo di essere rimasta un po’ scioccata anche io da little india *-),
    (per sim lim square invece la pecca è che bisogna contrattare un bel po’ per ottenere buoni prezzi.perchè i primi prezzi che ti dicono sono quasi il doppio)

    e poi….son contenta che TopSpot ti sia piaciuto :ok:

    Sicuramente hai ragione! Non avendo particolari necessità di comprare qualcosa di preciso, non mi sono impegnata più di tanto nella contrattazione! ;)

  5. Ottimo racconto e bellissime le foto!!!
    Io partirò a metà luglio e non vedo l’ora :D
    Sono stata indecisa tra Sabah e Sarawak e alla fine ho optato per il primo, ma leggendo il tuo diario un pò mi pento..sarà una scusa per tornare in Borneo!
    Ho letto che sei stata al Maya e al PIR, anche io ho prenotato li, magari ti romperò un pò le scatole sui relativi topic per chiederti qualche informazione.

  6. Rosadizhao wrote:
    Ottimo racconto e bellissime le foto!!!
    Io partirò a metà luglio e non vedo l’ora :D
    Sono stata indecisa tra Sabah e Sarawak e alla fine ho optato per il primo, ma leggendo il tuo diario un pò mi pento..sarà una scusa per tornare in Borneo!
    Ho letto che sei stata al Maya e al PIR, anche io ho prenotato li, magari ti romperò un pò le scatole sui relativi topic per chiederti qualche informazione.

    Grazie! Comunque non credo tu abbia sbagliato a scegliere il Sabah, leggo di cose bellissime su quelle zone, anzi è senz’altro ancora più selvaggio delle zone da me visitate in sarawak.
    Per il resto, a disposizione! Buona vacanza!

  7. Complimenti Michelle, bel diario dettagliato e foto stupende. Quanto a quel BBQ autogestito al tavolo anche io l’ho provato qualche mese fa in Cambogia e ne siamo usciti mezzi arrostiti pure noi :D

    Sabah e Sarawak sono entrambi bellissimi, qualche che sia la scelta non si resterà delusi ;)

    g

  8. Complimenti per il viaggio.veramente dettagliatissimo. Anch’io parto il 28 di giugno:D, ma sono molto indecisa se fare Singapore, ho i giorni contatissimi ….
    Mi puoi dare un consiglio?:oops:
    Arrivo a Kul il 29 notte
    30 -1 luglio Kul
    2 luglio partenza per Kuching(lì volevo prenotare escursione alle longhouse )
    3 luglio kuching-batang ai
    4 Batang ai
    5 batang ai -kuching
    E qui viene il dilemma….
    pensavo di prenotare il volo per singapore alle 18.20 del 5 luglio,ma non so se si torna dall escursione in tempo….
    quindi altro giorno a kuching
    6 luglio ore 18.00 partenza per sing
    7 sing
    8 sing e la sera partenza per melaka (oppure partire la mattina del 9….boh!)
    9 melaka e nel pomeriggio partire per il taman negara (non so se è un doppione avendo fatto il sarawak ma c è il Canopy Walkway che mi intriga….
    10-11 taman
    12 oppure 13 partenza per le perhentian fino al 19
    19 in serata volo per kul
    20 sera volo per italy

    Spero tu possa darmi una mano.
    grazissime

  9. Mi sembra che funzioni:
    3 notti a kl compresa quella di arrivo in nottata e quindi 2gg effettivi di visita.

    4 notti in Sarawak: ma non essendo stata a Batang Ai non so dirti quanto tempo ci voglia. Spero solo che quest’escursione ti consenta di vivere un pò la giungla, che è il piatto forte del luogo!

    2 notti a Singapore (con partenza da Kuching il 6/7) con due gg per visitarla (il 7 e l’8)
    Non rinuncerei assolutamente a Singapore, che merita davvero!

    Partenza l’8 sera per Malacca, così il 9 te la giri un pò (cmq è piccolissima).

    Dal 9 al 12 Taman Negara: potrebbe essere un doppione e sicuramente sarà un pò più turistico rispetto al Borneo, ma se ti piace la natura, sarà senz’altro cmq una bella esperienza!

    Dal 13 al 19 mitiche Perhentian

    ecc. ecc.

    Secondo me fila!

  10. Grazie:ok:! per le perhentain invece , pensavamo di andare all abdul’ s chalet su perhentain besar ma non riesco a capire se devo prenotare prima oppure trovo lì.cosa ne pensi?

    Preferisci kecil o besar ?
    Io vado con il mio ragazzo a cui piace parlare, giocare a pallavolo o calcio:???: C è qualcosa del genere?

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