Mauritius: l’ Isola

Dopo un lungo inverno speso sognando e progettando, ecco finalmente l’Isola: Mauritius. Tanto si è detto, scritto e letto; quindi un resoconto dal cuore, personalissimo. Otto giorni, con una macchina a noleggio, possono bastare per visitare Mau – come ho preso a chiamarla – , alternando escursioni alle maggiori località d’interesse a pause rilassanti alle spiagge, soprattutto per chi, come noi, viaggia con bambini al seguito. Il mese di aprile è ancora umido, caldissimo con i suoi 32 gradi e chiede necessariamente bagni rinfrescanti, a tratti. Partita con la consapevolezza di alloggiare in un villaggio semplice – il Villas Caroline – a ridosso di un mare non all’altezza delle Maldive o delle Seychelles, devo dire che sono stata piacevolmente sorpresa, invece, dall’alloggio: ben integrato nell’ambiente, pulito, curato e – cosa non da poco – ancora a misura d’uomo. Le acque migliori, in effetti, sono all’isola dei Cervi o a ridosso del promontorio di Le Morne. Il vantaggio di avere una macchina è la piena libertà di viverti la tua vacanza, ai tuoi ritmi: i 600km percorsi ci hanno permesso, infatti, di fare quasi il periplo completo, tra campi sterminati di canna da zucchero splendente al sole, piantagioni di tè avvolti tra le brume che aleggiano sopra il lago sacro, ma anche ingorgati nel traffico assurdo di Port Louis o Quatre Bornes. Il Nord l’ho avvertito più… come dire…ordinato, preciso, oltre che costruito; il Sud, regno di coltivazioni sconfinate, è più selvaggio, autentico, verace. Forse perché lì è stata la nostra “casa” per una settimana, ci siamo affezionati ed era bello scendere, al tramonto, la stradina che conduce a Flic en Flac, sotto il profilo tanto decantato di King Kong, lasciandosi alle spalle gli ingorghi e lo smog dei grandi centri per rientrare in un resort dove qualche gallinella razzola tra i bungalow in tutta tranquillità e semplicità, la stessa che Mau sa dare a chi la cerca negli angoli più schietti.
Tra le visite di rito: il Caudan Waterfront ed il mercato coperto di Port Louis; i giardini botanici di Pamplemousses dove, in effetti, è con un fremito che scorgi – e poi ti avvicini – alla vasca delle victoria amazonica; Cap Malheureux con la sua chiesetta dal tetto rosso e le limitrofe spiaggette di Pereybère e Trou aux biches; l’idilliaca Ile aux Cerfs, con sosta alle cascate ed un ottimo barbecue con aragostine. E poi il Sud: Chamarel con le sue cascate tra l’esplosione della vegetazione lussureggiante che ti fa sentire un novello Robinson Crusoe; le terre colorate e le tartarugone; il cratere di Curepipe; il mistico Gran Bassin con i suoi riti induisti; Le Morne, imponente ed austero, sulla lingua di sabbia aisuoi piedi; l’isola del Cocco con la Roche Crystal, lo scoglio che pare un miraggio, sospeso tra cielo e mare. Infine la laguna di Flic en Flac che ci ha accompagnato con i suoi colori rosati alla sera, per tornare accesi al mattino. La spiaggia, là, a differenza di tante altre visitate, è ampia ed estesa, permettendoti lunghe passeggiate sulla battigia, tra residui di coralli misti a sabbia finissima. All’orizzonte, la linea spumeggiante della barriera corallina, su cui si infrangono le grandi ondate dell’oceano indiano.
Ed è questa l’immagine che rivedo, se chiudo gli occhi, mista al profumo inebriante dei fiori di frangipane: il bianco della spuma sul blu oltremare, profondo, tra le verdi scaglie delle palme che mi accoglievano frusciando sul “mio” terrazzino. E tale l’ho sentito: “mio”, fino a quando ho avuto la fortuna di risvegliarmi a Mau. :serenata:

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