Un viaggio fra guerre, religioni e paesaggi 1° parte (SIRIA)


Aqaba, 10 maggio 2009

All’improvviso sono sveglia, guardo l’ora, è da poco passata la mezzanotte qui in questo letto a tre piazze dove mi perdo, arrotolata in un lenzuolo da branda che dovrebbe servire a coprire due persone e un materasso che è il triplo del lenzuolo. Ormai non ci faccio più caso, sono stanca. L’ora locale è un’ora avanti…è l’una di notte, cavolo è presto per svegliarsi.
Mio marito dall’altra parte, è scoperto completamente, il suo sacco lenzuolo portato da casa proprio per queste evenienze, è vuoto come il bozzolo di una crisalide.
Mi alzo e vado in bagno, tendo l’orecchio per ascoltare il sibilo del vento che, furioso, tutte le notti mi ha fatto compagnia, ma non lo sento. Appunto, domani mattina partiamo e torniamo a casa, normale che il tempo si aggiusti. La mia ironia mi fa sorridere anche mentre, seduta sulla tazza del water, osservo, a metà della porta, due grossi scarafaggi dal colorito della terra del deserto bagnata che, immobili, sperano di essere invisibili …in un’altra occasione sarei scappata, o avrei tentato di scacciarli. Non stanotte…stanotte li osservo rassegnata, sapendo già di non riuscire più a dormire.
La mia mente va a ritroso, cerca di ricordare questi 18 giorni per non dimenticarne i dettagli.

Tutto è incominciato il 23 aprile, siamo partiti da Milano Malpensa dopo aver pranzato a Oleggio (qui ci sarebbe una bella storia da raccontare, ma tralascio perché troppo personale)

Consiglio: mai cambiare valuta in aeroporto…dimenticavo: il volo ci è costato tutto compreso 600,00 euro a testa, con ritorno da Aqaba.

4 ore di volo e siamo ad Amman in Giordania. Facciamo il visto (purtroppo singolo, il multiplo ci è stato rifiutato) con 10 JD a testa (anche il visto, mai farlo dall’Italia, sarà più comodo, ma sicuramente più costoso)

Prendiamo un taxi (17 JD) e ci facciamo portare al Palace Hotel (1 notte 26 JD)
Già l’anno scorso abbiamo pernottato qui. Non si può certo dire che sia una bellezza, ma per una notte va bene, e poi lo abbiamo scelto perché nei vicoli attorno c’è vita, la vita di chi vive qui da sempre ed esce per mangiare nei tavolini lungo la strada un kebab con lo yogurt e i sottaceti. Ci mischiamo agli autoctoni, anche se non passiamo inosservati. Quattro passi e a nanna, dove rinnovo il mio sacco lenzuolo. Quasi sempre negli hotel arabi i letti sono separati e il lenzuolo di sopra non esiste, come non esiste il bidet, anche se per l’igiene intima c’è un utilissimo tubo con un rubinetto a spruzzo.

Si dorme e anche di piombo, questa è una costante di tutto il viaggio ed in qualunque letto si sia finiti, la stanchezza ha sempre avuto il sopravvento, a parte quest’ultima notte.

Continuo a girarmi e rigirarmi nel letto, sperando di riaddormentarmi, ma i pensieri ronzano ed echeggiano, come a volersi ancorare nell’ultimo giorno prima del ritorno.

Com’è che siamo partiti per la Siria da Amman?
Ah..si, al mattino è arrivato il buon Walid, conosciuto l’anno scorso, un buon driver, con una Toyota Camry nuova di pacca, felice di rivederci, ma siamo consapevoli di essere per lui un business, questo è certo.
Andiamo in un’agenzia di un suo amico e qui inizia la contrattazione. Stabiliamo 150 usd al giorno per auto e autista. Per loro è una fortuna, considerando anche che la benzina costa 0,375 JD al litro (pari a circa 0,40 euro), ma anche per noi è un prezzo accettabile.

E ora comincia l’avventura dei passaggi di frontiera via terra…allucinanti, a volte facili, a volte angoscianti.

Si esce dalla Giordania, dopo 3 controlli passaporto in tre postazioni diverse e si entra in Siria dopo altri 4 controlli passaporto in 4 postazioni diverse (nonostante il visto fatto dall’Italia costato 50 euro).
Cambiamo un po’ di soldi e naturalmente il cambio non è mai quello ufficiale e mai lo stesso, e mai a nostro favore (conviene fare bancomat e prelevare, ma il problema è trovarli questi bancomat e che funzionino)



E’ venerdì, è festa. Lungo la strada noto alcuni gruppi di persone riuniti sotto gli alberi, fanno il picnic…e quanti tappeti alle finestre.

Ci fermiamo a Bosra, per una visita alla cittadella. La cosa che più mi colpisce, sono gli occhi azzurri del loro presidente che sorride da ogni muro o porta. (la Siria è stata invasa nel 1940 dai Francesi e dalle altre forze alleate che qui hanno piantato un po’ del loro seme)


Proseguiamo, ci aspetta Damasco. (dista da Amman circa 3 ore di auto compreso le frontiere)
Damasco, che dall’alto sembra una larga macchia bianca.


Lei, con il suo cuore vecchio dalle mura annerite che rivendica il titolo di centro abitato più vecchio del mondo, lei che per “toccarla” devi passare sotto una galleria dal tetto sforacchiato dai proiettili francesi, lei con la sua enorme moschea degli Ommayyadi famosa per ospitare la verde tomba contenente (si dice) la testa di S.Giovanni Battista, venerato anche dai musulmani come profeta, lei con il suo continuo disorientarmi mostrandosi con un labirinto di viuzze imboscate fra le bancarelle del suq, lei già vista in altre città arabe, lei che per fare pipì devo pagare il doppio di quello che pagano gli altri, lei che ha deluso le mie aspettative….lei, non mi ha entusiasmato.
Fa anche freddo, (altra costante di tutto il viaggio) fortuna che ho portato un caldo giubbotto.



Qui Walid ci saluta e ci lascia nelle mani di un autista siriano: “conosce l’inglese?” Certo, sa dire: panorama-foto-picnic. Rimando a dopo le mie incazzature!

Sento il letto cigolare, rimango immobile nella finzione del sonno. Mio marito si è alzato, anche lui non dorme stanotte. Entrambi simuliamo un respiro finto, forse è preoccupato per la puntualità del taxi che domattina alle 6,30 ci deve accompagnare in aeroporto qui ad Aqaba. Ora sento anche il vento…bene, mi sento meno presa in giro.
Ci provo a ricongiungermi a Morfeo, invano. Tornano le immagini del tempo trascorso nei dintorni di Damasco.

Seidnayya e le 4 rampe di scale per salire al suo convento greco-ortodosso dove si respira un’aria buona e dove si incontrano giovani ragazze in gita scolastica. Panni neri stesi nel cortile fanno da cornice a canti e preghiere. Salgo su fino in cima e le campane iniziano a suonare a 10 cm dalle mie orecchie. Fuggo priva di udito


Maalula incastrata in una stretta valle.
Il paesaggio per arrivare a Maalula è arido e montagnoso.
Dobbiamo inoltrarci a piedi, fra gli urletti dell’ennesima multicolore gita scolastica, lungo una gola simile a quella di Petra. E’ una specie di canyon che si dice sia stato aperto da un fulmine per dare modo a Tecla di fuggire da chi tentava di sposarla.
Tecla aveva ascoltato un discorso sulla verginità da S.Paolo, Tecla voleva rimanere vergine e fu così che potè rifugiarsi in una grotta in fondo a questo passaggio. Dall’alto di questo antro scende una goccia di acqua e tutti i pellegrini stanno con le mani alzate nella speranza di farsi toccare da una di queste…io sono stata presa di rimbalzo. Ho gioito…si!
Oltre la grotta c’è un monastero. Questo è per S.Sergio e Bacco, un legionario romano martorizzato, qui c’è una chiesa bizantina cupa, dall’atmosfera sublime, una delle cose più belle che ho visto in Siria. Vietate le foto.


Un brivido di freddo in questo letto e un sorriso…ho l’impressione di aver visitato un contenitore di chiese, basiliche, conventi siti romani castelli, suq e monasteri a gogò…
Ho la sensazione di aver mangiato per 18 giorni hummus, baba ganuj, kebab, spiedini, pollo, lamb e formaggini….si, sono stanca, ho voglia di verdura fresca che Nerio ha mangiato tutti i giorni, ma io no, non mi sono fidata….il virus intestinale con me è spesso in attesa di una fogliolina verde.

Domani, a quest’ora sarò nel mio letto, nella mia doccia, nella mia casa.
Provo a fare un bilancio, non ci riesco…devo metabolizzare con calma….capire.

Vedo la testa di mio marito mentre su un fianco sembra dormire. Ha i capelli corti.
Anche in questo viaggio è riuscito a collezionare il barbiere.

Stavolta ne ha trovato uno molto in gamba a Damasco, un ragazzo molto professionale che oltre a un bel taglio (prima del lavaggio) e ad una bella sbarbata, gli ha pure fatto un massaggio al viso, al collo e alle spalle.
Una goduria invidiabile alla modica cifra di 600 S£ (circa 9 euro)!
E non è finita lì…, subito dopo si è catapultato in un Ammam (bagno turco) che risale al 1100 d.c.(500 S£). Una struttura meravigliosa, ma per solo uomini, quindi io sono stata relegata, molto gentilmente, in attesa per più di 1 ora, in uno stanzino. Mi hanno acceso la tv, peccato che non capisco l’arabo.


Questa giornata, l’ultima a Damasco, è finita addentando dolci luccicanti di miele ripieni di pistacchi…(una delizia)

Domani ci aspetta Palmira.

La cosa che più mi entusiasma è l’attraversare il deserto per arrivarci.
Sicuramente Palmira è un sito interessante, ma ci andiamo più che altro perchè è una delle attrattive maggiori della Siria ed è quasi un obbligo morale visitarla, non perchè a noi interessino particolarmente le sue rovine. Mi chiedo come mai a me piaccia vedere dove non c’è niente piuttosto che visitare dove c’è tanto.
Troviamo più interessante percorrere la strada che porta fin lì, osservare le macchie scure che le nuvole formano sulla sabbia del deserto, e scoprire che quello che sembra un lago in lontananza, altro non è che un miraggio…Ma tu guarda fin dove si sono spinti i Romani, e con i mezzi che potevano esserci nel I secolo d.c.
C’è un posto di blocco: siamo a 172 km. dall’Iraq


All’orizzonte appare un’oasi, siamo arrivati dopo circa 3 ore di nulla. Finalmente un po’ di caldo.




Uffa!!! comincio ad innervosirmi, devo assolutamente dormire, ma più ci penso e più rimango sveglia. Quante domande in testa. Se io avessi studiato archeologia forse apprezzerei con il dovuto rispetto le rovine che incontriamo lungo tutto il percorso di quest’area del Medio Oriente? Certamente, ma io non ho studiato archeologia, quindi, vedo solo la bellezza apparente di questi resti. Mi sto perdendo molto? Non lo so….uffa!!! voglio dormire.
Guardo verso lo spiraglio di circa 2 cm. sotto la porta di questo bungalow, alla ricerca della luce, niente, è notte fonda.

…e i dettagli cominciano già a sbiadire, fatico a mettere in sequenza i movimenti fatti…
Palmira, abbiamo pagato per entrare? Mi sembra di si, in due 7 dollari…continuo a percorrere i pensieri in questa veglia interminabile.

Oh! Il driver siriano, che sgranava continuamente il suo rosario mentre guidava e intanto mangiava semi di girasole.

Gli chiediamo di portarci a Deir Ez-Zur, sulle rive dell’Eufrate. Dista circa 2 ore da Palmira.
Lungo la strada, pozzi di petrolio, qualche caserma dove si vedono piccoli uomini che sparano ad un bersaglio, e… il deserto.

Improvvisamente, un arco, una rotonda e siamo arrivati.
Che meraviglia, ecco il posto che cercavo.
Mi riappacifico con la Siria e mi godo la stanza di uno dei migliori alberghi visti fin ora. Una benedizione, pulito, con il lenzuolo sopra, i letti alti, silenzioso, con un portiere simpatico e non strafottente e una bella vista sul canale della cittadina. C’è persino il bidet. Costa 45 usd a notte, ma ne vale la pena.
Ci lanciamo alla ricerca del mitico fiume, rimembranze scolastiche echeggiano…
Mentre percorriamo il ponte sospeso che lo attraversa, dove alcuni ragazzotti si lanciano dall’alto in tuffi paurosi.


Io, a voce alta grido all’acqua: “Ehi… mi riconosci? Ti ricordi di me, perchè io so di essere già stata qui…”
Nerio se la ride, ormai è abituato alle mie stranezze ed io alle sue.
L’Eufrate è emozionante, è come lo immaginavo, si!
Assaporiamo i colori del sole che si specchia nelle sue acque al tramonto, mentre beviamo un the e il mio lui fuma qualcosa che sa di mela in un narghilè ad acqua, la shisha. A contorno ci sono fiori dai colori luminosi e vivissimi.


La serata continua con l’incontro di una donna che, mentre risuona il canto del muezzin, ci vuole invitare a cena a casa sua, invito che naturalmente o scioccamente rifiutiamo, per inoltrarci nel cuore di Deir Ez-Zur.
Il solito già visto e rivisto caos delle città arabe, la cena a base del solito kebab, in un locale dove a un certo punto il cameriere si ritira in un angolo a pregare.
In questa zona si è notati, i visitatori sono pochi, la gente per strada è tanta, una moltitudine di abiti lunghi colorati. Le giovani donne ormai vestono in poche il nero, optano per il marrone chiaro, per il rosa, il blu e addirittura per il jeans (stoffa non pantalone). Nessuno ci infastidisce, anzi, mi sembra di notare una sorta di “rispetto”


Se avessi qui il mio notebook, potrei iniziare a scrivere il racconto, chissà se domani ricorderò tutto quello che ho in testa ora.
Ormai accetto con calma questa notte di pensieri, anzi la accolgo come fosse una pagina da riempire. Cerco di memorizzare.

Certo non dimentico l’uomo dal nome impronunciabile che guida l’auto.
A un certo punto gli diciamo: “stop here please”, tiriamo fuori la cartina e gli facciamo vedere un percorso diverso da quello stabilito in partenza.
Non andiamo più ad Aleppo (ci farebbe perdere troppo tempo) inoltre lui ha poca voglia di portarci anche ad Apamea. Ci fa capire che è simile a Palmira, ma meno bella, quindi decidiamo di deviare per Raqqa, Rasafa e poi puntare direttamente ad Hama. A lui conviene, il tratto è più breve, perciò gli chiediamo di fermarsi a Sarouj, un piccolo villaggio lungo il percorso dove si possono vedere le case ad alveare. Siccome i nomi delle città così come sono scritti, sono diversi da quelli pronunciati dagli arabi, chiediamo più volte se ha capito. E’ difficile comunicare con lui, non sa leggere nulla che non sia l’alfabeto arabo, non conosce neanche i numeri. Ma non lo dice, infatti rispondendo con i gesti e nella sua lingua, ci fa capire di aver compreso tutto.
Mi convince e mi rilasso, anche se mi dispiace tralasciare un pezzo di nord ovest siriano.

Costeggiamo per un po’ il grande fiume. Quante donne nei campi (qui c’è acqua e quindi si coltiva) o sedute come regine sul dorso imbottito di paglia di piccoli somarelli. I loro abiti sono splendidi, coloratissimi. Prevale il rosso porpora e l’azzurro. Le donne che lavorano…non commento oltre.


Giunti a Raqqa, deviamo a sinistra per Rasafa. In questo pezzo di strada non si trova da bere nemmeno un caffè. Solo deserto e qualche piccolo agglomerato di beduini (beduini significa abitanti del deserto)
Improvvisamente appare. Quasi nel centro della Siria, ci sorprende.
Rasafa, un’antica città racchiusa da mura, completamente, e in tutti i sensi, abbandonata a se stessa. Sembra emergere dalla sabbia, quasi a confondersi con essa. Nel silenzio quasi innaturale si respira storia, movimento, vita, si odono gli echi di passi antichi.
Un piccolo chiosco offre riparo per un eventuale picnic (uno dei pochi nomi pronunciati dall’uomo che guida)
Questa piccola struttura è anche l’unico posto che può dare ombra.
Bambini, figli di pastori, hanno già compreso che possono ottenere caramelle, penne, soldi dai soliti turisti rovinamondo.


Qui troviamo altri italiani.
Commovente il canto di un gruppo guidato da un prete che ha detto messa nel centro di quella che era la basilica di questa suggestiva ex città assira.


Ci dirigiamo verso la Valle dell’ Oronte. Calcoliamo circa 3 ore di strada per arrivare ad Hama fermandoci a Sarouj. Sbagliato perchè il nostro bravo autista non ha capito niente o ha fatto finta di non capire. Il piccolo villaggio dalle case ad alveare rimarrà un desiderio negato. Ci accorgiamo tardi di averlo superato da un pezzo.


Arrviamo ad Hama dopo 2 ore e mezza. Per strada ci aveva chiamato il buon Walid dicendoci che era già lì ad aspettarci. E’ una sorpresa perchè avrebbe dovuto arrivare solo la mattina dopo.
Domani ci aspetta il Libano e sarà lui ad accompagnarci. Domani, il pensiero mi crea un attimo di ansia. Succede così quando non so cosa prevedere.

Ora però è ancora oggi. Godiamoci Hama, attraversata al centro dal fiume Oronte, coi suoi giardini, i fiori, gli alberi e le sue norie (enormi ruote idrauliche di legno) che un tempo attingevano acqua dal fiume per aiutare l’irrigazione. Dicono che sono ancora funzionanti, e che il cigolio che emettono è un sottofondo costante alla città. Noi le troviamo ferme, forse perchè non c’è abbastanza acqua.



Nel 1982, in questa città avvenne un massacro. La città vecchia di Hama è stata quasi completamente rasa al suolo dai bombardamenti, ne sopravvive solo una piccola parte.
La cerchiamo, la percorriamo, e qui veniamo avvicinati da un ragazzo molto strano che colleziona fotografie con turisti sconosciuti. Insiste per scattarcene una insieme a lui dal suo cellulare.
In un parco, poco più avanti, vengo letteralmente assalita da un folto gruppo di bambini che vogliono una foto. Sono rumorosi, assillanti e mi chiudono in un cerchio soffocante.

Indubbiamente Hama di giorno ha un fascino particolare. La notte diventa simile alle altre.

Anche qui, fatichiamo a trovare un internet cafè. In tutta la Siria facebook è bandito, e i punti internet sono imboscatissimi in claustrofobici sotterranei di palazzi o in stanzine ai piani alti. Difficile trovarli. Qualcuno ci scrive il nome arabo su un biglietto dicendoci di guardare un cartello con questa scritta. Seee!!! Sembra facile! Quando ne troviamo uno, la connessione è lentissima. 1 ora costa 25 S£. (0,40 euro circa)


L’ultima notte siriana. Uno sguardo dall’alto del Tower Hotel (65 usd a notte) per ammirare il paesaggio e rubare qualche scatto notturno.


…continua (vedi Libano)

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Ci sono 5 commenti su “Un viaggio fra guerre, religioni e paesaggi 1° parte (SIRIA)

  1. Pina che fascino, comprendo che Damasco non ti abbia soddisfatta appieno, a volte le nostre aspettative sono tante e non sempre ciò che vediamo risponde a quello che vaevamo immaginato e sognato. Però non avevo dubbi che l’Eufrate ti avrebbe emozionata. Posti diversi e lontanissimi ma in fondo tutte e due siamo andate in cerca di fiumi della vita nei nostri ultimi viaggi ;)

    aspetto il seguito

    g

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