Fuerteventura, un’isola tra Europa ed Africa…

Meglio tardi che mai, eccomi qui a scrivere il mio diario sulla settimana trascorsa a Fuerteventura a giugno.
Era da un po’ che volevo andare in un’isola delle Canarie, ma per vari motivi avevo poi sempre ripiegato su altre mete; come la scelta sia caduta proprio su Fuerteventura è dovuto a diversi fattori: offerta trovata, pareri entusiasti di conoscenti e giramondini etc…
Partenza di lunedì pomeriggio da Malpensa con Todomondo (forse tra gli ultimi fortunati che sono riusciti ad usufruire di questo TO senza avere problemi, poche settimane dopo è successo quello che molti di voi sapranno…) con volo Eurofly e dopo 4 ore di viaggio un po’ noioso (io e il mio ragazzo non eravamo neppure seduti vicini) eccoci giungere all’aeroporto di Fuerte. Ormai è sera inoltrata, quindi tra ritiro bagagli, attese al pullman e varie ed eventuali, arriviamo al nostro appartamento, nel residence la Tahona Garden di Caleta de Fuste, che è praticamente ora di andare a dormire. L’appartamento è abbastanza grande (zona giorno separata dalla zona notte), ma abbastanza spartano, ma a noi va bene così, in casa di tempo ne passeremo davvero poco…
Martedì 23 (1° giorno)
Sveglia con calma, dopodichè subito fuori per due cose fondamentali: la colazione e il noleggio dell’auto. Siamo andati dal noleggiatore consigliato dal residence (nonché anche il più vicino) e abbiamo preso una Micra per 6 giorni a 120 euro, comprensivi di assicurazione (attenzione che l’assicurazione non copro incidenti avuti sugli sterrati!). Così finalmente possiamo partire alla scoperta dell’isola!!!
Imbocchiamo una strada un po’ a caso, senza una meta precisa, ma alla fine decidiamo di dedicare il primo giorno alla visita dell’interno dell’isola e quindi seguiamo le indicazioni per il villaggio di Betancuria. L’interno di Fuerteventura è decisamente brullo, più brullo di quello che mi immaginassi; si osservano inoltre zone immense e prive di ogni forma di vita umana, molto suggestivo. Non sono mai stata nel Gran Canyon e in quelle zone degli Stati Uniti, ma da quello che ho visto in foto e documentari, credo che in parte Fuerteventura lo ricordi (ovviamente in versione molto più soft). Betancuria è un piccolo villaggio dell’interno, abbastanza grazioso; durante la nostra permanenza abbiamo anche fatto tappa in un negozietto che vendeva prodotti ricavati con l’Aloe (punto forte dell’isola) e dove un signore italiano ma abitante a Fuerte ci ha fatto tutta una spiegazione su come l’Aloe viene estratta e vengono realizzati questi prodotti; ovviamente, da brava appassionata di cremine e affini, non sono uscita a mani vuote.
Siamo poi ripartiti, stavolta in direzione mare; lungo la strada ci siamo fermati in un paio di zone panoramiche e in una di queste abbiamo conosciuti dei simpatici abitanti locali, ovvero degli scoiattolini che sbucavano dalle rocce e venivano vicino a tutti i turisti nella speranza di avere qualcosa da sgranocchiare. Tenerissimi!!!


Eccoci poi finalmente ad Ajuy, villaggio sulla costa occidentale, dove dopo una sosta in spiaggia ma senza bagno (l’acqua era molto mossa) ci incamminiamo lungo un sentierino che costeggia la costa verso nord e che conduce ad una bellissima baia dove si trovano delle grotte affacciate sul mare.

Torniamo verso est, facendo però un’altra strada passante per Pajara e Tuineje, e ci dirigiamo a Gran tarajal, cittadina abbastanza turistica con spiaggione di sabbia scura, dove finalmente faccio il primo bagno della vacanza. Anzi, il mio primo bagno in assoluto nell’Atlantico! Devo dire che me lo aspettavo più freddo, invece l’acqua è balneabilissima, nello stesso periodo l’avevo trovata molto più fredda a Minorca.
Sulla strada del ritorno, sosta spesa; la sera abbiamo mangiato in casa ma siamo poi usciti a farci un giretto per Caleta de Fuste: l’età media è abbastanza alta e c’è anche poca gente a dire il vero; se non erro però giugno non è periodo di alta stagione per le Canarie.
Mercoledì 24 (2° giorno)
Il programma di viaggio oggi prevede di muoversi in destinazione Corralejo e dune. Si imbocca quindi la strada verso nord, ampia e scorrevole (attenzione agli autovelox! Ce ne sono parecchi e spesso camuffati in auto parcheggiate al ciglio della strada… quindi occhio ai limiti di velocità…). Ad un certo punto, ecco comparire le dune ai lati della strada. Parcheggiamo e scendiamo a farci un giro: sembra davvero di stare nel deserto! Ripartiamo poi alla volta di Corralejo city dove, oltre ad un giro per le viuzze, brulicanti di turisti, abbiamo anche fatto un salto al porto per vedere gli orari dei traghetti per Lobos.
Sulla strada del ritorno, altra sosta presso le dune per fare due passi e un bagnetto; nel frattempo il cielo si era completamente coperto ed aveva anche assunto un colore minaccioso, il quale faceva un gran contrasto col chiarore della sabbia.

Camminare in quella distesa di dune per arrivare al mare è davvero strano, in certi punti ci si guarda intorno e non si vede più nulla oltre alla sabbia, sembra davvero di essersi smarriti nel deserto! In spiaggia c’è poca gente, qualche nudista qua e là; in mare nessuno, troppo vento e troppe onde.
Tornando, siamo passati da Puerto del Rosario, il capoluogo dell’isola, ma non ci siamo fermati poiché non ci ispirava troppo.
Giovedì 25 (3°giorno)
Dopo essere stati a nord, oggi ci si dirige verso sud, destinazione penisola di Jandia. Caleta de fuste da questo punto di vista è una buona scelta, perché si trova abbastanza a metà strada tra Corralejo e Morro Jable, quindi per chi è interessato prevalentemente a girare l’isola la consiglio come zona dove soggiornare, pur non essendo nulla di particolare in quanto a bellezza.
Arrivati a Morro Jable la strada principale finisce e inizia uno sterrato che permette di raggiungere il punto più a sud dell’isola, dove vi è un faro e un minuscolo villaggio di pescatori, Puerto de la Cruz. Lo sterrato è abbastanza lungo, una ventina di km, ma non è brutto e neppure pericoloso. Puerto de la Cruz è un villaggio abbastanza triste, ma la visita alla zona merita; siamo anche scesi dalla scogliera nel mare.

Ripartiamo, ma anziché tornare verso Morro Jable, ad un bivio seguiamo le indicazione per Cofete, una delle spiagge più note di Fuerteventura; in questo caso lo sterrato è decisamente più bruttino, più che altro perché la strada è stretta e in alcuni punti a picco, senza protezioni laterali, quindi occorre prudenza, ma è comunque percorribilissimo. A Cofete pranzo e bagnetto veloce rinfrescante; il mare è molto mosso ed è anche sconsigliato fare il bagno per le forti correnti che vi sono in quella zona, ma una “pucciatina” refrigerante era d’obbligo, il sole era veramente potente e quel giorno scarseggiava pure il vento.

Tornando da Cofete, sosta a Morro Jable e giro nel paesino; nulla di che, Corralejo decisamente molto ma molto più bello e caratteristico!
Al ritorno, approfitto della piscina del residence per farmi un altro bagnettino refrigerante…
Venerdì 26 (4° giorno)
Oggi è il giorno di Lobos! E’ da quando son partita che mi immagino questa escursione! Lobos è un isolotto disabitato a nord di Fuerteventura, raggiungibile in meno di mezz’ora di barca (costo 15 euro A/R… informatevi sugli orari, ce ne sono pochi). Noi abbiamo preso il traghetto delle 12.00 perché non avevamo voglia di alzarci eccessivamente presto, e non soggiornando a Corralejo dovevamo considerare un’oretta di macchina. Arrivati a Lobos le alternative sono 3: andare all’unico bar-ristorante, fiondarsi alla spiaggetta oppure incamminarsi lungo il sentiero che circumnaviga l’isola. Noi abbiamo optato per la terza opzione! All’inizio altra gente aveva avuto la nostra idea, ma ben presto ci rendiamo conto di essere rimasti soli… e come dar loro torto?! Sono le 13, siamo quasi ai tropici, il sole è agguerritissimo e non c’è un alito di vento (ma Fuerteventura non era l’isola del vento e dei surfisti?!?)! malgrado ciò noi andiamo avanti imperterriti; devo dire che nonostante il caldo, ne è valsa davvero la pena, Lobos sembra un semplice ammasso di pietre, ma rivela degli angolini incantevoli, tipo la zona salmastra dove si radunano centinaia di uccelli migratori.

Arrivati al faro sul lato opposto dell’isola, dopo una 50ina di minuti circa, facciamo una pausa-panino (portato ovviamente da casa) e poi riprendiamo il cammino. Ad un certo punto ci si presenta un bivio, con la possibilità di prendere il sentiero che sale in cima alla caldera del vulcano, ma sinceramente la sola idea di fare un’altra ora sotto il sole a picco mi uccideva: peccato, sicuramente da lassù si avrà avuto una bella visuale, ma forse con un clima diverso sarebbe stato meglio! Affrettiamo il passo e ci dirigiamo alla spiaggetta: ai nostri occhi si apre un immagine incantevole, l’acqua è di un azzurro fantastico. Tempo 5 minuti e siamo già in acqua e facciamo un po’ di snorkeling; qualche pesce si vede, anche se, devo essere onesta, dopo essere stata sul mar Rosso nulla è più lo stesso in fatto di snorkeling…

Alle 16 ci dirigiamo al porticciolo, in quanto l’ultimo traghetto per il ritorno parte a quell’ora (non ho capito perché almeno d’estate non posticipano gli orari… va beh…). Ecco, a posteriori posso tranquillamente dire che Lobos è la cosa della vacanza a Fuerteventura che più mi è piaciuta e consiglio a tutti vivamente di andarci.

Sabato 27 (5° giorno)
Oggi il programma prevede una visita all’Ecomuseo. Esso si trova all’interno dell’isola, a nord, nei pressi del villaggio di Tefia. Ne approfittiamo per fare anche un giro da quelle parti e andiamo dapprima alla cittadina di La Oliva, dove facciamo anche una visita alla Casa dei Colonnelli, e in seguito ci spingiamo fino a El Cotillo. il paese in sé è abbastanza triste, ma le spiagge che vi sono lì nei paraggi, con quella sorta di piscinette naturali, sono spettacolari. Il bagno ovviamente è d’obbligo!


Dopo il bagno e un panino rimontiamo in auto direzione Tefia. L’ecomuseo altri non è che la ricostruzione e rappresentazione di come era la vita sull’isola nei tempi che furono: quindi vi è la ricostruzione di alcune case con le diverse stanze, del mulino, e vi sono anche delle persone che si occupano di determinate attività quali il fabbro, la tessitrice etc… insomma uno spaccato di vita vissuta nel cuore di Fuerteventura. Molto suggestivo, se non fosse sempre per il solito caldo e per la presenza di alcuni animali che facevano un po’ pena (passi per pecore, capre e similari nel recinto, ma i cani legati alla catena con un angolino di ombra minuscola facevano davvero una gran pena).

Prima di tornare verso casa, poiché è ancora presto, facciamo una deviazione verso la costa occidentale e ci dirigiamo verso Los Molinos. Il villaggio di Los Molinos è tutt’altro che bello, anzi non si tratta di un villaggio vero e proprio, ma sono perlopiù roulotte. C’è un ristorante direttamente sulla spiaggia, la quale si apre tra le rocce. Direi che è un posto decisamente dimenticato dalle rotte turistiche, infatti c’è quasi solo gente del posto, o comunque Spagnoli. Ci arrampichiamo un po’ su per le rocce per guardare un po’ il panorama e poi ce ne torniamo verso Caleta.
Domenica 28 (6° giorno)
Lo scopo del giorno è visitare La Pared, di cui ho visto foto e cartoline e sembra un angolino selvaggio molto bello. Prima però non possiamo evitarci un micro giro a Costa Calma e un salto a Sotovento (sono le spiagge più famose di Fuerteventura e non ci siamo ancora stati!). Questa spiaggia, oltre a essere lunghissima, è anche larghissima: controllate di aver preso tutto dalla macchina, perché vi passerà di sicuro la voglia di tornare indietro. Il mare è abbastanza calmo, l’acqua non fredda e c’è pochissimo vento… e come sempre il sole è molto aggressivo!

Ci spostiamo poi sulla costa occidentale, a La Pared. Qui fare il bagno è abbastanza impensabile, il mare è molto mosso, il fondo roccioso, e pare anche che ci siano delle correnti pericolose. Ci sono solo un paio di persone che pescano e qualcuno accampato che prende il sole; è un angolino davvero bello, abbiamo fatto bene a venirci. Ci avventuriamo tra gli scogli, dove notiamo la presenza di parecchi granchi neri, dopodiché saliamo sulla scogliera lì a fianco e guarda un po’ chi incontriamo? Gli scoiattolini del primo giorno. Ce ne sono un sacco, entrano ed escono di continuo dalle fessure nella roccia, si avvicinano per prendere del cibo ma sono rapidissimi ad allontanarsi… chissà di cosa si nutrono normalmente…

Ad un certo punto la testa inizia a bruciare: è ora di spostarsi. Passando per una delle stradine interne scolliniamo e ci rispostiamo verso est; durante il tragitto rischiamo anche di investire una capretta che in una curva ci è sbucata fuori all’ultimo, per fortuna Dario ha avuto i riflessi pronti. Ecco: capitolo capre. A Fuerteventura ce ne sono parecchie, anche se dopo aver letto le varie guide pensavo anche ce ne fossero molte di più; in ogni caso pascolando esse perlopiù allo stato brado, non è insolito trovarsele per strada, come è successo a noi.
Prima di tornare verso casa, decidiamo di fare un’ ultima tappa e ci rechiamo a Pozo Negro, una piccolo villaggio non lontano da Caleta de fuste, frequentato, un po’ come Los Molinos, perlopiù da locali; ne approfittiamo per berci qualcosa di fresco al baretto sulla spiaggia (spendendo una cifra irrisoria). La vacanza giunge al termine e noi ci godiamo gli ultimi scampoli di relax…
Lunedì 29 (ultimo giorno…)
Il pullmino per andare in aeroporto passerà a prenderci alle 14.30, quindi siamo abbastanza rilassati con i tempi. Certo dispiace perdere più di mezza giornata di vacanza, ma ci consola il fatto che perlomeno arriveremo a Malpensa ad un orario decente e non a notte fonda o peggio ancora all’alba. Restituiamo la nostra Micra con i suoi 950 km in più (beh dai, abbiamo girato un bel po’! Per fortuna che la benzina costa poco alle Canarie…) e poi andiamo a farci una tranquilla passeggiata fino alla spiaggia di Caleta; sì, perché paradossalmente, abbiamo girato in lungo e in largo, ma alla spiaggia di Caleta non ci eravamo ancora mai stati! Rientro, doccia, ultimi bagagli e poi si va, verso l’aeroporto.
Check-in lunghissimo, volo leggermente in ritardo (un’oretta) e poi si atterra a Malpensa, dove ci attende l’afa milanese. Piccolo contrattempo con le valige (del tipo che anziché agli arrivi UE sono stati recapitati a quelli extraeuropei… hai voglia ad aspettarle!) e poi si va a casa. Vacanza ufficialmente finita.

Cosa dire? Beh, se dicessi che sono soddisfatta al cento per cento mentirei. Non che Fuerteventura sia brutta o non mi sia piaciuta… no no, è un posto molto particolare e affascinante e soprattutto con degli spazi ancora autentici, non deturpati dal turismo più estremo. Malgrado ciò, è mancato quel qualcosa in più… forse semplicemente è mancato il verde, gli alberi. Sì, perché devo proprio dirlo, in certi momenti questo totale seccume e questa assenza di vegetazione mi sono davvero pesati; sì, sapevo a cosa andavo incontro, non è stata una cosa inaspettata, ma non credevo influisse così. Ecco diciamo che Fuerteventura non mi è dispiaciuta, ma non è un posto dove mi piacerebbe tornare, di sicuro non a breve (mentre di solito il pensiero che ho quando me ne vado da un qualsiasi posto è: ci voglio tornare!)
Su Caleta de Fuste: classico paesino turistico pieno di ristoranti e locali, sebbene a giugno mezzo deserto (ma un po’ tutta l’isola lo era); per una vacanza statica la sconsiglierei, ma per girare è invece un ottimo punto di partenza.
Clima: dove era finito il vento???? A parte i primi due giorni, vento quasi assente e gran caldo. Secco per fortuna, ma al sole si faceva fatica a stare.
Prezzi: molto buoni!
Da non perdersi assolutamente : Lobos! Ma anche La Pared! E le piscinette naturali del Cotillo… Per chi ama gli spiaggioni, anche Sotovento, Corralejo e Cofete, per quello che mi riguarda non son proprio il mio genere preferito…
Cosa non dimenticherò di Fuerteventura? Le onnipresenti nuvolette basse, nere e rosate… :rose:

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