Grecia continentale agosto 2009

Grecia 2009 – 21 giorni dal 15/8 al 5/9

Avevo visto la Grecia, anzi solo Atene e Corfù, ben 27 anni or sono, quindi ricordi ormai nebulosi se si eccettuano le partite di back-gammon nelle viuzze di Plaka e l’insopportabile sapore dei dolmades (involtini di foglie di vite con riso). Era tempo quindi di ritornare: nel passato recente (dopo la fatidica nascita della primogenita) sempre vacanze stanziali, ma ora i sei anni del piccolo Franci (alias Tapina) e i 9 anni di Valentina (alias Tatosa), mi fanno ritenere sia giunto il momento di iniziarli al “perpetuum mobile” che erano le mie vacanze prima del matrimonio.
La moglie ha acconsentito chiedendo come risarcimento 9 giorni fermi in un villaggio per ricaricare le pile in vista del nuovo anno lavorativo e ho dovuto, prendere o lasciare, accettare. E sia.

DIARIO
15 agosto – Atene

Si parte per Malpensa con tutta calma con qualche eccesso di bagaglio (quarto borsone con stipati i seggiolini per i bambini che pagare da listino 210 euro mi sembrava un furto belle e buono, ma la strizzata d’occhio dell’impiegato Hertz al Venizelos mi darà ragione) e animati da belle speranze per il primo viaggio familiare degno di questo nome.

Puntuali arriviamo in Atene e prendiamo possesso della Seat Ibiza che ci guiderà fedele senza sorprese o colpi in testa nel prosieguo, stipata all’inverosimile per la solita mania degenerativa che colpisce le valigie femminili in fase di approntamento: metà della roba, con mia piccola soddisfazione per i “vedrai” in fase di chiusura zip, ritornerà intonsa ancora inamidata.

I primi tre Hotel presi attraverso booking.com per evitare mugugni iniziali. Ad Atene ho scelto un hotel boutique (100 € due doppie) già fuori in direzione di Lamia/Meteore dove sarà la prossima tappa. Dai tempi di “Solo per i tuoi occhi” ho sempre voluto visitare i monasteri abbarbicati sui picchi della Tessaglia e il momento sembra arrivato anche se comporta una certa deviazione che potrebbe minare nel morale la truppa: per questo ho voluto una macchina in autonomia e lasciar perdere viaggi organizzati sempre da me evitati in passato.

Alle 20.00 in hotel non resisto comunque alla tentazione di dare una toccata e fuga ad Atene by night. Rimango silenzioso agli inviti di Vale a fermarsi al McDonald sull’autostrada nei pressi dell’hotel (ma che scherziamo! facciamo due ore di volo per trovare lo stesso panino di Piazza Castello) e dopo 20 minuti siamo in Syntagma deserta per la festività (vedere Atene così ci costerà caro nel ritorno). Posteggio senza problemi e castighiamo la prima greek salad della vacanza, lo tzatziki e il souvlaki obbligatori nella “tabepna” Terina. Il fascino della tabepna con tovaglia a scacchi, piedone, feta e birra gelata incomincia a contagiare anche moglie e figli (va beh questi ultimi senza la birra), non che io ne avessi molti ricordi avendo trascorso solo una settimana oltre venticinque anni fa.

Plaka è molto trasformata rispetto ai miei flebili ricordi più vicini al suk maghrebino, ma devo constatare che mantiene sempre il suo fascino. Satolli ritorniamo in Hotel non prima di aver perso la strada due o tre volte nella bruttissima periferia e ci addormentiamo del sonno dei giusti, non prima comunque di aver scardinato la sbarra delle tende con ovvio sole in camera alle 6 di mattina.

16 agosto – Kalampaka

Viaggio tranquillo con sosta per bagno e pranzo (polipo alla griglia modestissimo che per fortuna nel Mani troverà una giusta vendetta) a Kamena Vourla prima di Lamia e merendina a Karditza in un ameno parco con pavoni e gioco ragnatela da scalare talmente “appassionante” per i bambini che mi costringono a spergiurare un secondo passaggio al ritorno pur di riuscire a ripartire. La moglie ha intanto preso possesso del satellitare, mio odiato nemico d’ora in avanti, prediligendo io mappe e un innato senso d’orientamento.

L’arrivo a Kalambaka al tramonto è ovviamente suggestivo con i picchi visibili dalla veranda del Monastiri Guesthouse (bellissimo hotel in pietra con camere tipo baita montana con influssi turchi nell’arredamento) gestito da una coppia simpatica e ospitalissima. La mia intenzione il giorno dopo era di muovere a piedi dal villaggio (meglio città) verso i 4 monasteri del gruppo nord con un bel trekking e pranzo al sacco, ma lo sguardo della nostre oste verso Tapina mi fa comprendere come non sia ancora giunto il momento di simili prodezze e pertanto ci dirigiamo in centro per un’anonima cena nella tabepna di turno.

17 agosto – Meteore

Saltiamo il primo e più piccolo monastero per concentrarci sul Great Meteore e Varlaam prima dell’arrivo delle carovane da Atene. Con ancora poca gente sono affascinanti, peccato non poter arrivare con la funicolare. Il sole picchia il giusto, ma non pago inserisco anche il Santa Barbara con sentiero attraverso il bosco. La moglie incontra un collega la cui consorte suggerisce di far appassionare i bambini agli affreschi (presenti regolarmente nelle cappelle) raffiguranti quasi invariabilmente martiri cristiani e i cento modi per far loro conquistare il Paradiso tra atroci sofferenze. Descrizioni di roghi, squartamenti, decapitazioni diventano così il fulcro di ogni monastero, rendendo l’approccio agli stessi molto più “digeribile” per i giovani assetati di sangue.

Varlaam è quello che mi impressiona maggiormente, mi siedo nello scranno di legno con davanti le scritture ruotanti e chiudendo gli occhi assaporo l’atmosfera della vita monastica in quei rifugi imprendibili. La processione di vecchi e giovani genuflessi a baciare le icone dei santi stride non poco con le facce pasciute dei monaci ormai tramutatisi in veri e propri business man della City. Ma tantè…pecunia non olet e le monache imprenditrici del Monastero Agiou Stefanou ne sono un perfetto esempio con uno souvenir shop da far invidia a Plaka.

Torno sulla strada a prendere la macchina e raccatto la truppa in basso. Per oggi può bastare mi dico e mi dirigo al villaggio di Kastraki per una meritata sosta in tabepna, quando scatta la tragedia di Tapina che chiama a gran voce la visita del monastero saltato in mattinata. Valli a capire…non si regge più in piedi e pure l’idea di non vederne uno è insostenibile. Lo guardo e replico “benissimo, son contento che tu voglia affrontare i 400 gradini…”
Non necessita altro, tempo un minuto e sento un più rassicurante “ va beh…non importa, lo possiamo guardare da sotto”. Trovo un bel posto con tavolo nei pressi di una fontana refrigerante e tetto di vite e via col trio MIT Mithos-Insalata-Tzatziki.
Finale di pomeriggio in paese e cena al decantato (per il pesce dalla Lonely Placet) To Paramithi che si rivela carino nell’ambientazione, ma deludente nel servizio: due coppie di italiani arrivano poco dopo di noi, non trovano posto, ritornano dopo un’ora, si siedono per disperazione dentro ma dopo dieci minuti ignorati se ne vanno mesti mesti. Tutto sommato a me non è dispiaciuto, ottimo lo Snapper cotto alla brace, ma è chiaro che con bambini quando superi le due ore a tavola il confine tra piacere e tragedia è molto labile.

18 agosto – Itea

Alzata con tutta calma, abbondante colazione in giardino (ancora non comprendo come taluni possano trovare piacere nel fare i sei monasteri e Delfi in un giorno solo) e partenza per gli ultimi due monasteri, tra cui quello famoso di James Bond, che si vedono anche dalla nostra camera. Leggera delusione perché gli affreschi descrivono qui scene più morigerate (solo un drago infernale che si pappa i dannati attrae parzialmente l’attenzione dei bambini) mentre la stanza del cestello è sempre emozionante per chi ha il tempo di tornare indietro nel tempo e figurarsi l’accesso al monastero due o tre secoli or sono. Le rocce a strapiombo di questo monastero sono impressionanti con vista sul paese di Kalambaka: peccato non avere tempo, vent’anni di meno e la voglia di iniziare un corso di arrampicata.

Partenza per Itea, sul mare nei pressi di Delfi, con sosta per un panino nel mezzo del nulla poco dopo Lamia. Ristorati e indottrinati, i bambini (e la moglie) accettano supinamente la visita al monumento della battaglia delle Termopili dove però sarò il solo (da buon appassionato di storia e strategia militare) uscire dalla macchina. Curioso come prima di arrivare al sito avessi capito poco delle geste degli spartani/tepsani: non comprendevo perché Serse fosse obbligato a passare di lì, poi la mappa della battaglia mi ha chiarificato questo aspetto. La costa in 2500 anni è avanzata sensibilmente, mentre ai tempi di Leonida lasciava uno stretto passaggio tra le montagne a strapiombo e il bagnasciuga. Poco distante ci fermiamo alle terme, dove alcuni greci si intrattengono nell’acqua che sgorga dalla condotta, ma la puzza sulfurea ci rimette speditamente in macchina.

La strada per Itea, cittadina sulla costa poco distante da Delfi (in passato ne era il porto), è splendida e mi godo il paesaggio che verso il termine ci offre la pittoresca vista del paese di Amfissa abbarbicato sul costone della collina. Entriamo stanchi al Trokadero Hotel e ci riprendiamo con un bagno nella spiaggia antistante. Cena al porto dove Tatosa e Tapina palesano il desiderio, d’ora in avanti, con buona pace del mio portafogli, di ridurre i loro pasti a semplici … grigliate di pesce. In fondo li assecondo piacevolmente, in questo caso non disdegnando per nulla i loro avanzi.

19 agosto – Delfi

Mattinata di relax con maschere e pinne (nulla di chè poiché il fondale è sabbioso) e partenza nel tardo (forse troppo tardo) pomeriggio per Delfi per la visita al sito. Premetto, per chi non c’è stato, che ci vuole una discreta immaginazione per apprezzare gli ammassi di pietre che normalmente sono i siti archeologici quali Delfi, Micene, Corinto, Olimpia e via discorrendo. Il visitare gli stessi però in tarda pomeriggio aggiunge un piacere totalmente diverso: poco gente, caldo accettabile, tramonti pittoreschi. Per questo motivo Delfi e Olimpia ci sono sembrati più suggestivi che non ad esempio Micene e l’Acropoli. Il mio consiglio è sempre arrivare sul tardi visto che con bambini la mattina presto è fuori discussione.

Andiamo senza tentennamenti attraverso la via Sacra verso lo stadio in alto leggendo i vari aneddoti legati all’oracolo. Pare infatti che un tempo le Pizie fossero giovani e belle, ma avessero la tendenza a scappare con i postulanti più attraenti: dopo l’ennesima fuga un’età minima di 50 anni fu imposta alla Pizia, figura che per associazione lego alla divinatrice di Matrix in preda ai fumi di strane droghe e alcool. O come alla storiella di Alessandro Magno che, invitato a ritornare dopo aver domandato circa l’imminente spedizione in Medio Oriente, trascina per i capelli fuori dal tempio la Pizia di turno e la molla solo quando questa impreca “sei invincibile”.

Tralascio l’intera storia di Edipo che consiglio di rileggere. A questo proposito ci siamo poi dotati di un libro su miti e divinità dell’Olimpo, scelta quasi obbligata per apprezzare pienamente metope, vasi e bassorilievi vari. Mi ha divertito molto rileggere le gesta di Pelope, le invidie di Era, la prolificità di Zeus, i castighi di Prometeo o i serpenti di Esculapio: sconsigliatissimo per calarsi nell’atmosfere giusta.

Purtroppo dilungandoci (anzi veniamo quasi accompagnati all’uscita dalle guardiane) allo Stadio, veramente ben conservato e che ai tempi rivaleggiava con Olimpia per i giochi, ci perdiamo il Tempio circolare di Atena: a nulla vale la mia perorazione e il mio tentativo di inoltrarmi nel bosco per avvicinarmi allo stesso. La vista tra gli ulivi delle colonne con il tramonto alle spalle basta e avanza.

Cena nella Tabepna Dyonisos con vista a strapiombo spettacolare sulla valle, sull’immensa piana di ulivi fino al golfo di Itea. Dolmades (foglie di vite con riso) e Taramosalata accompagnano i suvlaki di pesce spada.

20 agosto – Tolo

La tappa è impegnativa, da Itea a Nafplio passando per il ponte sul golfo di Corinto nei pressi di Patrasso. Consapevoli di questo riusciamo (arghh) a partire verso mezzogiorno. La strada anche qui è scenica: le acque sotto, colline e montagne a destra. La scaletta prevederebbe l’antica Corinto o Micene e poi dedicarsi a cercare un letto per i prossimi due giorni.
I bambini la pensano diversamente e incominciano a lagnarsi, litigare e esaurire in generale la poca pazienza che la mia schiena mi concede dopo tre ore di macchina. Sosta quindi diplomatica ad un provvidenziale (per il morale e per le finanze) McDonald sulla strada dal quale ci schiodiamo verso le quattro. Mettere a questo punto la visita di Micene risulta deleterio e decidiamo di tirare dritto.
Nonostante il navigatore (oggetto di studi intensinsimi ma improduttivi della moglie) invece di mirare a Paralia Astros, che amici italiani mi avevano consigliato, arriviamo nella più trafficata, ma comunque piacevole Tolo. Dopo un paio di “pieno” mi accetto una quadrupla al King Minos con la prospettiva il giorno dopo di dover migrare nuovamente: ma lo sguardo pietoso di Tatosa che ha ormai un piede in piscina mi convince a fermarmi. Tolo pensavo fosse più riminesca, invece mi è piaciuta molto, soprattutto quando il giorno dopo ci siamo spostati in una villetta in un agrumeto dietro consiglio del receptionist del King Minos (poi scoperto nipote del proprietario della Villa). Anche il prezzo è abbordabile a 75 euro.
La sera mangiamo sulla sabbia della spiaggia dalla parte del porto.

21 agosto – Nafplio

Le due spiaggette di sassi a sinistra e destra del promontorio poco fuori Tolo sono piacevolissime (infatti la presenza di alcuni italiani garantisce la bellezza del posto). Prolunghiamo di un giorno la sosta a Tolo, anche se dentro di me so che il Mani che ci attende è più affascinante, ma non mi sento di esagerare. Iniziamo Tapina alle gioie dello snorkel. Vedere dalla maschera i bambini uno a destra e uno a sinistra con i fondali rocciosi e i raggi del sole che penetrano nell’acqua cobalto mi commuove. I due hanno approntato un linguaggio di segni che sott’acqua mi diverte un sacco: pugno per il riccio, dita tremolanti per branco di pesci piccoli, pistola per indicare movimento… Il secondo pomeriggio vediamo anche pesci colorati che attraggono moltissimo i bambini. Peccato che oltre la mezz’ora non si possa restare per il freddo che soffre Tapina, si farà anche lui, son già ampiamente soddisfatto.

La sera andiamo a visitare Nafplio, accontentandoci del tour col trenino (la fortezza è improponibile dopo una giornata di mare e i 999 gradini che conducono al kastro) e di una mirabile cena al Savouras: 1,2 Kg di Orata e linguine ai gamberoni freschi fanno giustizia del posto. Massima spesa della vacanza di 90 euro, ma avendo preso sotto consiglio uno dei migliori ristoranti di pesce non posso lamentarmi. Poi a ben pensarci è quello che spendi a casa per una pizza e dolce, insomma nessun rimpianto.

22 agosto – Epidauro

Altra mattinata di mare e partenza nel pomeriggio per Epidauro dove grazie al diabolico navigatore armeggiato dalla consorte arriviamo dopo un giro infinito. Riusciamo però a visitare il museo, il teatro e le rovine (nonostante il divieto di un boss locale sotto la minaccia di richiedere la restituzione del biglietto ci fanno passare).
Così ci muoviamo da soli nel perimetro del tempio di Asclepio e nel Tholos, edificio circolare ornato da colonne dove un tempo pare venissero introdotti i malati di mente per avere un shock salutare alla vista dei serpenti che strisciavano al centro del labirinto: anche qui le disgrazie altrui attraggono l’attenzione dei sadici bambini. Appena dopo il nostro arrivo si è comunque formata una coda clamorosa per il festival ellenico che vedeva rappresentata in serata un’opera del Bardo.

Torniamo sui nostri passi e scendiamo nuovamente nel centro storico di Nafplio per la cena in una tabepna sotto le mura della fortezza. Un concerto nell’adicente piazza ammanta il tutto di un sapore medio orientale irresistibile. Gelatone da Antica Gelateria Roma come da suggerimento Lonely Planet. Il centro di Nafplio è davvero carino, una Plaka in miniatura paradiso dello shopping turistico. Peccato che quest’ultimo non abbia mai incontrato i miei favori e quindi dopo poco sono io a perorare il rientro.

23 agosto – Mani

Lasciamo a malincuore la nostra villa non prima di aver colto un paio di aranci nell’agrumeto per la mattutina spremuta. Ci attendo un discreto viaggio fino nel Mani, dito centrale del Peloponneso, aspro e incontaminato, anche se ormai battuta meta turistica rispetto a quanto descritto da Fermor nel suo Viaggi nel Peloponneso.

Sulla strada ci fermiamo a Mystras, l’antica e ultima fortezza bizantina a tre cinta di mura con il kastro strepitoso con vista sulla città bassa e sulla nuova Sparta 5 km a est.
Qui non riusciamo a coordinare l’orario e ci tocca propinare la scalata al castello alle due di pomeriggio sotto un micidiale sole che mette a dura prova anche gli adulti. Tra lamentele e mugugni arriviamo in vetta e ci godiamo il panorama, io chiudendo gli occhi a immaginare la corte del Despota e gli attaccanti respinti dalle spesse mura. Arriviamo fino alla chiesa di Santa Sofia, chiedere di più sarebbe osare troppo, ci consoliamo con un panino al chiosco e riprendiamo la marcia verso Gytheio.

L’idea iniziale era di fermarsi nel porticciolo sulla costa est del Mani, ma visto l’orario decidiamo di inoltrarci più a sud verso le grotte di Diros. Arrivare a Gerolimenas mi sembra eccessivo, quindi arrivati a Areopoli giro a destra per scendere nel golfo di Itilo. Troviamo una piacevole guesthouse con piscina vicina alla spiaggia gestita da un’anziana signora che parla un buon francese. I prezzi decisamente più abbordabili che nelle mete battute del nord (ma a parte Tolo prenotate online), 170 euro per due notti colazione compresa.

Giornata in spiaggia e alla sera scoviamo una deliziosa tabepna pieds dans l’eau a Karavostasi, nemmeno un km dalla guesthouse. O faros mi è rimasta nel cuore, sia per la cucina che per l’ambiente, con la baia illuminata dalle poche luci e le barchette dei pescatori sotto la terrazza. Soprattutto poca gente, qualche connazionale che come sempre dimostra buon gusto.
Strepitoso polipo alla griglia e frittura di pesciolini che da soli valgono la vacanza.
Normalmente odio riproporre una meta, che sia hotel o ristorante, ma il tutto è talmente piacevole e fuori dal tempo che la sera seguente non avrò dubbi.

24 agosto – Diros e giro del Mani interno

Al mattino puntiamo veloci verso le grotte di Diros. Il giro un po’ veloce (il nostro gondoliere sembrava Trulli) è comunque interessante per l’atmosfera di luce resa nelle grotte perlustrate con la barchetta, coda quasi inesistente e quindi ripartiamo dopo un oretta per Gerolimenas. La baia è carina, ma abbastanza frequentata. Maschere e boccaglio e siamo in acqua e poi ci riprendiamo dal sole nella consueta tabepna del porticciolo, che personalmente non mi stancherà mai anche se il menu proposto cambia raramente. Non ci fossero i bambini non andrei oltre la Mithos gelata e l’insalata con abbondante tzatziki, con loro almeno un Mullet è d’obbligo.

Ripartiamo per indugiare dopo mezz’oretta nella visita solitaria della cittadina fantasma di Vathia, con le alte torri restaurate dove si svolgevano le faide interne tra le famiglie. Ci scervelliamo su come potessero essere condotte tali lotte intestine e i bambini sembrano divertiti al pensiero di noi ciascuno sulla sua torre a tirare contro gli altri. Le fusa di un gattino ronfante, unico essere vivente visibile nel paese, termina la visita a Vathia e si prosegue verso nord con la strada della costa est.

Il panorama è favoloso, si incontrano salite e discese oltre i 10% di pendenza, paesi di torri abbarbicate, gli abiti neri di una volta indossati dalle matrone sedute ai bordi, ma soprattutto dopo una quindicina di km di ricerca la splendida spiaggia di Alipha (il cartello era visibile solo venendo da nord, siamo andati avanti 7 km e poi ritornati sui nostri passi perché era descritta con favore dalla guida). Se il polpo di O Faros mi ha conquistato il palato, questa baietta di sassi con tre case, chiesetta di pietra a picco sul mare e immancabile tabepna sulla spiaggia, ma soprattutto l’acqua del mare e gli scogli da esplorare con la maschera mi hanno ammaliato la vista. Saremo in tutto una dozzina di persone nella caletta, il chè fa apprezzare all’inverosimile un simile paradiso.

Dentro di me mi pento di non avere concentrato sul Mani più giorni, ma tutto non si può avere.
Rientriamo tutti soddisfatti. Domani si entra al villaggio e per me quella non è, come dire, vacanza. Nutro però la speranza di fare una gita al fiume Nedas e di vedere Olimpia.

25 agosto – Skafidia

Trasferimento al villaggio vicino a Pyrgos. Sulla strada ci fermiamo a Kardamili nella speranza di tributare un omaggio alla tomba di Chatwin, scrittore on the road a me caro, ma dopo richieste a destra e manca nessuno sembra saperne nulla. Sarà, come le cascate del Nedas, per un’altra volta.

Poco da dire sul villaggio Olympian Village, bel posto che vale le sue stelle, sicuramente all’altezza il nostro appartamento, quasi più grande di casa in Italia, ma nulla si prende gratis. Ne avrei fatto volentieri a meno, e forse col senno di poi anche i bambini. Ma lo scivolo di 90 metri prospettato per tutta la vacanza ha svolto un egregio lavoro di supporto morale nei momenti di sconforto. Rilassamento d’obbligo. La SPA è la seconda della Gracia, lascio alla moglie il compito di esplorarla.

28 agosto – Olimpia

In serata andiamo ad Olimpia solo mezz’oretta dal villaggio. Anche qui timing azzeccato, poca gente, siamo in 6 nello stadio ad applaudire i cento metri di Tapina che rivive le gesta di due mila anni or sono. Consigliato il museo per avere chiara la disposizione dei templi com’era una volta.

31 agosto – Nedas

Partiamo per la gita al fiume Nedas e alle sue cataratas. Purtroppo l’addetto Columbus del villaggio sa poco nulla su questa meta, ma sono fiducioso. Già dalla partenza l’andazzo di moglie e bambini non è però conciliante. Il nemico GPS snocciola tempi di arrivo biblici e infatti nello sconforto crescente ci inerpichiamo su una strada montagnosa che a tratti presenta massi franati e in un punto la carreggiata di destra franata. L’intrepida consorte è sempre più preoccupata nonostante io ostenti sicurezza: per me guidare in un simile paesaggio è un piacere. Superiamo Nea ****lia, Petronia o qualcosa di simile e arriviamo all’antica ****lheia paesino di poche case.

Ora trovare l’accesso al fiume diventa difficile, i bimbi sbottano nelle solite frasi che fanno comprendere un disastro imminente “ho sete”, “ho caldo”, “non ne posso più”, “grazie del regalo” (in effetti è il compleanno di Tatosa) e tutto il campionario tipico del caso.
Arriviamo fino ad una strada sterrata ai margini della valle: mezzo km sotto intravedo la gola del fiume, ma una carovana che supera una collinetta proprio al nostro arrivo mina le speranze della moglie ancora di più: sono vestiti di tutto punto come partissero per conquistare l’Everest.
Un vecchietto ci indica un’altra strada sterrata e in effetti dall’altro versante sale una strada asfaltata quindi immagino ci sia un collegamento. La mia proposta di proseguire è pero stroncata senza mezzi termini…”se buchiamo?”, “se è una strada senza sbocco?”…iniziano i pianti e gli stridori di denti dei pargoli e quindi comprendo sia meglio desistere.
Ritorniamo su e in un rigurgito di orgoglio prendo un’altra strada che conduce a qualche casa e un ulivo secolare; una mappa mostra finalmente un sentiero. Scendiamo e iniziamo la discesa. Dietro di noi però il cielo è pesto, si intravedono i bagliori dei lampi più su nella valle. Sono le due e come pranzo vantiamo due pesche e due pere, più qualche fico raccolto sul sentiero.
Arriviamo a un paesino dove riconosco l’antica fonte della sorgente descritta dalla Lonely, ma ormai l’ammutinamento è compiuto. L’impavida moglie si rifiuta di proseguire per una scarpatina e questo causa un generale ammutinamento. Isso bandiera bianca e iniziamo a risalire a un passo (in verità qualche passo) dalla meta. Peccato, ma forse il peccato originale è stata la mia troppa superficiliatà nella preparazione. Tralascio anche la visita al, a detta della guida, spettacolare tempio di Apollo Epicureo di Vasses. Torniamo sulla costa e ci adagiamo sulla spiaggia, bella e selvaggia, di Tolo.

2 settembre – Zante

Prendiamo il caicco per la gita a Zante. La giornata è piacevole soprattutto per l’emozione di avvistare i delfini e essere scortati per qualche minuto di navigazione e la bellezza di tuffarsi nel cobalto dell’acqua nella riserva naturale delle tartarughe carette-carette nel sud dell’isola. Con loro non siamo altrettanto fortunati però.

3 settembre – Micene

Sulla strada tra Pyrgos e Atene decidiamo di deviare per Micene, rimasta sul groppo all’arrivo nel Peloponneso. La cittadella non mi colpisce molto al di là della monumentale Porta dei Leoni. Più misterioso e affascinante la tomba del Tesoro degli Atrei con il corridoio d’accesso e la sua splendida cupola ben preservata. Arriviamo ad Atene e ci dirigiamo verso Maratona, colpita la settimana prima da furiosi incendi. In effetti al villaggio avevo prenotato l’Hotel a Nea Makri per non essere nel caos della capitale, confidando nel traffico osservato il primo giorno. Ceniamo sul porto di Rafina in compagnia di una coppia di Boston alla quale offro abbondanti cozze fritte che nessuno dei bimbi sembra apprezzare, terrirozziti dalla laconica, anche se siamo usciti dal Peloponnso, frase della moglie “gli spazzini del mare”.

4 settembre – Atene

Abbondante colazione e partenza per Atene dove quasi subito ci scontriamo col famigerato traffico locale. In effetti è disastroso, ci mettiamo un’ora e mezza per entrare in centro e trovare un parcheggio. Altra mezz’ora per arrivare all’Acropoli che facciamo l’errore di visitare all’una. Per me è comunque spettacolare, l’ingresso dei Propilei e ciò che rimane del Partenone sono mozzafiato pensando alle cognizioni del 500 a.c. Cerco di immaginare l’impatto emotivo del popolino quando accedeva al tempio lungo la via Panatenaica. Racconto ai miei “studenti” dell’esplosione della santa barbara turca nell’assedio veneziano. Follie della guerra, sono sicuro che avrebbe retto perfetto al tempo e alla natura, non così all’insensatezza umana.

Pranzo a Plaka in Plateia Filomousou, ritorno all’hotel per recupero forze e ultimo bagno.
Era però restato in sospeso il trenino by night, e quindi la truppa richiede a gran voce tale mirabolante attrazione: torniamo in Plaka ora più scafati sulle strade e sulla navigazione nel traffico ateniese e dopo aver attraversato coi vagoncini l’incredibile folla stipata nei tavolini delle tabepne e bar con la vista dell’Acropoli illuminata di via Ardianou (forse più spettacolare di notte da lontano che non di giorno da vicino e con tutti i ponteggi delle ristrutturazioni) ci sediamo (Tapina stremato per la giornata) in Plateia Agoras dove uno chansonnier ci allieta l’ultima cena e l’ultima greek salad con un commovente sirtaki alla chitarra.

5 settembre – Atene

Mattina tranquilla, spingo per visitare Capo Sounion, ma la truppa e la generalessa optano per il Museo Archeologico. Forse scelta azzeccata, perché di guidare altre due ore non avevo più molta voglia. Non pago faccio però il giro largo, da dietro le colline con sosta alla pianura di Maratona e al cumulo dei 192 ateniesi morti. Tapina e Tatosa ridono di gusto alla storia del Tedoforo che schiatta distrutto dalla fatica dopo aver annunciato la vittoria ai terrorizzati ateniesi. Non eccedendo in particolari riesco a propinare loro tutta la storia della lotta tra Serse e le città stato guidate da Atene e Sparta con la definitiva vittoria a Plateia.
Come contraltare osserviamo la devastazione dei recenti incendi: anche il lago di Maratona, serbatoio della città, è circondato dalle braci spente, le colline sono nero pece, chissà quanti anni per tornare rigogliose.

Al museo possiamo ammirare il tesoro, quello vero, rinvenuto da Schliemann a Micene e io apprezzo molto l’escursus statuario attraverso le sale dal 1500 a.c. fino al classicismo dell’arte ellenica sotto la dominazione dei tardo Impero Romano. Al piano di sopra gli arazzi rinvenuti a Santorini sono estremamente ben conservati, spostati ad Atene dopo aver segato la roccia del palazzo; in effetti come ci spiega un simpatico e competente cicerone, l’eruzione del vulcano ha fermato nel tempo quei capolavori come successe in seguito a Pompei.
Panino e partenza per l’aereoporto e ritorno a casa per salutare Lilli, neo acquisto della famiglia, che i pargoli mi fanno giurare l’anno prossimo accompagnerà la comitiva.

Conclusione

Bellissimo viaggio, esemplare comportamento di Tatosa e Tapina che pensavo più lagnosi e invece, se opportunamente stimolati e interessati, si sono dimostrati piacevoli compagni di viaggio, se si esclude la canonica litigata che si udiva dai sedili posteriori invariabilmente un quarto d’ora prima dell’arrivo di tappa. Ma ci siamo presto abituati. Plauso ovviamente alla matrona di casa, che con la sua pazienza tira fuori sempre il meglio dal peggio potenziale dei bambini.
A posteriori il villaggio è proprio un eccesso di zelo facilmente eliminabile, ma non andando mai al mare durante l’anno concordo che una settimana di riposo serva alla bisogna. Senza quello il costo poteva essere decisamente inferiore nell’ordine dei 1500 a testa, perché nel Mani è ancora abbordabile la giornata con 170/180 euro in quattro tutto compreso. La Grecia mi è piaciuta tantissimo e immagino di non aver ancora visto la parte più caratteristica delle isole. Già faccio un pensierino a Creta per l’anno venturo…

Pin It
Tags:

Ci sono 4 commenti su “Grecia continentale agosto 2009

  1. Che bellissima vacanza!!! Anch’io prima o poi mi devo cimentare!!! Bravi!!!
    Creta l’ho vista quest’anno e mi è piaciuta moltissimo!! Giratela tutta (cosa che io con una settimana sola non ho potuto fare…) mi raccomando!!

Lascia un commento

Commenta con Facebook