Viaggio in Costa Rica 2003

17 agosto: siamo partiti da Milano Malpensa verso mezzogiorno, destinazione Amsterdam, con un volo della KLM. Siamo arrivati nel primo pomeriggio e dopo aver lasciato i bagagli in albergo, il Radisson vicino all’aeroporto, abbiamo preso il treno e siamo andati visitare la città. Abbiamo fatto un giretto in centro e siamo andati a mangiare in un ristorante messicano, tanto per entrare in atmosfera col viaggio che avremmo intrapreso il giorno seguente.
18 agosto: siamo partiti con un volo della Martinair, destinazione San Josè con scalo ad Orlando. Siamo arrivati nella capitale in serata e dopo aver fatto un giretto a piedi nei dintorni dell’albergo, il Centro Colon Hotel, siamo andati a dormire.
19-20 agosto: sveglia alle 6 del mattino (merito anche del cambio di fuso) e abbondante colazione in attesa del pulmann che ci porterà a Tortuguero. Alle 7.00 arriva il pulmann e dopo aver attraversato la città ci siamo diretti verso la costa caraibica del Costa Rica. Per strada, dopo aver attraversato il Braulio Carrillo National Park, ci siamo fermati in un ristorante a fare un’altra colazione, abbiamo mangiato solo un po’ di frutta fresca visto l’abbuffata del mattino presto e abbiamo fatto un giretto nel parco del ristorante dove abbiamo incontrato il nostro primo serpentello e la prima ranita. Siamo quindi ripartiti e dopo aver attraversato un bananeto abbiamo lasciato il pulmann e preso una barca che ci ha portato al Mawamba Lodge.
Qui abbiamo passato due giorni bellissimi con svariati tour al villaggio del Tortuguero, nel parco nazionale del Tortuguero, sia in barca che a piedi in mezzo alla giungla, dove abbiamo visto tantissimi animali: tucani, aironi, rane, scimmie, caimani, bradipi…. In più la prima notte abbiamo fatto l’escursione per andare a vedere le tartarughe che deponevano le uova sulla spiaggia, un’esperienza indimenticabile…Una precisazione: la spiaggia caraibica del Tortuguero non è proprio come uno se l’aspetta, mare cristallino, sabbia bianca e palme; è invece abbastanza lasciata nature, piena di tronchi e residui che il mare lascia sulla sabbia, il mare è sempre agitato e infestato da squali ed è impossibile fare il bagno.
Ma l’esperienza del Tortuguero è proprio questa: sei su una striscia di sabbia tra il mare agitato e la tranquillità del fiume, dove la natura fa la padrona; non ci sono macchine, strade asfaltate e per muoversi bisogna andare a piedi o usare la barca. Di notte senti la scimmie urlatrici a km di distanza e nel giardino del Lodge trovi iguana, colibrì e rane di tutti i colori. Senza contare dell’esperienza di attraversare in barca, a motore quasi spento, i piccoli canali che si diramano all’interno del parco, coperti da una volta di alberi dove spuntano qua e là le scimmie ragno che si rincorrono e dove gli unici rumori che senti sono quelli della natura; nessuno fiatava più, rimanevi solo ad ammirare una pace e tranquillità che nel nostro mondo non riesci a trovare e capisci finalmente il significato di Pura Vida.
21 agosto: dopo la prima colazione siamo rientrati a San Josè, con un po’ di amarezza nel cuore, ma pronti ad iniziare la nostra avventura da soli.
22 agosto: finalmente si parte! Al mattino ci arriva la macchina all’hotel, un RAV 4, la nostra 4×4 pronta per attraversare il Costa Rica. Il 4×4 è quasi indispensabile in estate, poiché è la stagione delle piogge, e la maggior parte delle strade del Costa Rica non è asfaltata. Dopo la nostra solita abbuffata di colazione al buffet dell’hotel siamo partiti in direzione del Vulcano Poas.
Il vulcano si trova a una sessantina di km dalla capitale e si raggiunge dopo aver attraversato una distesa di piantagioni di caffè. Per la strada ci siamo fermati, ed era un obbligo farlo, a bere un caffè in una sodas, snack bar economici che si trovano in tutto il paese. Quindi siamo arrivati al vulcano, abbiamo lasciato la macchina e abbiamo fatto un giretto a piedi, a 2600 m. di altitudine, strano a dirsi, in mezzo a una rigogliosa foresta tropicale, finchè si è aperta la bocca ancora fumante del Poas, un lago azzurro di acido solforico, una vista davvero suggestiva. Poco più su, un sentiero che attraversa la foresta nebbiosa, ma quel giorno c’era il sole, porta a un altro cratere, più antico e ormai spento, ormai formato da un lago sterile perché formato da acque acide.
Dopo aver terminato la nostra visita ci siamo diretti verso un altro vulcano, forse il più famoso del Costa Rica e uno dei più attivi al mondo: l’Arenal. Si trova ai piedi del paese di Fortuna a circa 170 km dal Poas, ma mettevi l’anima in pace, ci vuole quasi una mezza giornata per raggiungerlo; le strade sono quelle che sono, in mezzo alle montagne, e se vi trovate un camion davanti armatevi di pazienza perché finché non arriva lui non arrivate neanche voi. Comunque finalmente arriviamo a Fortuna. Eravamo partiti con l’idea di andare a dormire in uno dei tanti resort lungo le pendici del vulcano, tanto pubblicizzati perché hanno camere con vista mozzafiato; ma quando arrivi in paese ti rendi conto che non ne vale la pena spendere 50$ a testa per avere la camera “con vista” perché il vulcano si vede proprio dappertutto.
Quindi abbiamo pensato di fermarci in paese, dove c’era più scelta di hotel economici e dove si poteva trovare anche un ristorantino locale senza farsi dissanguare e pagare 50$ per mangiare delle fettuccine agli asparagi (ma chi viene in Costa Rica per mangiare le fettuccine agli asparagi! … eppure ci sono!!!). Abbiamo dormito alla Cabinas La Amistad un piccolo motel dignitosissimo dove abbiamo speso 25$ per una doppia con bagno privato. Purtroppo siamo arrivati che il cielo era nero di pioggia e la vista non era un gran che. Comunque ci siamo rinfrescati e siamo andati a mangiare proprio di fronte al nostro motel dove c’era un ristorante che offriva tutto quel ben di Dio che è la cucina del Costa Rica: carne di manzo o pollo di allevamenti locali, pescado sia di mare che di lago, tortillas, gallo pinto e soprattutto il casado un piatto unico di solito costituito da riso, fagioli, platano fritto (una sorta di banana che si mangia più come verdura che come frutta) e carne o pesce, accompagnato da salsine piccanti e il tutto annaffiato da un’ottima birra locale; il tutto con la modica spesa di 10$.
Dopo una bella mangiata e un giretto nel paese per negozietti di souvenirs pensavamo di andare a dormire, anche perché ormai aveva piovuto tutta sera, quando inaspettatamente torna sereno e si apre la vista del vulcano in piena attività eruttiva. Di corsa ci armiamo di macchina fotografica e con l’auto ci avviciniamo al vulcano per un vista migliore: una cosa meravigliosa, si vedevano le colate rosse della lava che fuoriusciva, uno spettacolo mozzafiato, soprattutto perché inaspettato, visto il tempo. Soddisfatti della vista andiamo a dormire.
23 agosto: al mattino ci alziamo di buon ora, verso le 6 come al solito, e come usciamo dalle camere ci appare una vista sorprendente: il vulcano era lì in primo piano che dominava ogni cosa; siamo rimasti ad ammirarlo un bel po’ prima di andare a fare colazione. L’unico problema era che non si vedeva la cima perché sempre circondata da un anello di nuvole; in ogni caso ci siamo rassegnati dopo aver saputo che la cima era visibile solo 60 giorni all’anno; eravamo già fortunati a vederlo col sole, cosa difficile nel periodo delle piogge. Siamo poi andati a fare la nostra solita colazione super e siamo ripartiti. Abbiamo girato intorno al vulcano e siamo arrivati alla Laguna de Arenal, il lago più grande del Costa Rica. Abbiamo costeggiato tutta la sponda del lago, circa 70 km, in una strada assurda, piena di buche che andava sempre più peggiorando finchè abbiamo raggiunto Tilaran. Di lì parte la strada per Santa Elena, vicino al parco di Monteverde, che sarebbe stato la nostra prossima destinazione.
La strada per Santa Elena non è asfaltata e altamente dissestata, ma veramente divertente (era il nostro tagadà). Nel pomeriggio arriviamo a destinazione e andiamo a cercarci da dormire. Pernottiamo alla Cabanas los Pinos, sulla strada tra Santa Elena e il parco. E’ un resort molto carino con bungalow immersi in un parco e dotati di cucina; con soli 65$ abbiamo dormito in quattro con due camere e due bagni e la cucina in comune. Visto che eravamo attrezzati di cucina siamo andati in un negozietto a comprarci il cibo per la colazione. Nel tardo pomeriggio siamo andati in paese e dopo essere stati sorpresi da un grosso temporale, tanto per cambiare, durato soli pochi minuti siamo andati a mangiare al Morphos Restaurant dove dopo la cena abbiamo scoperto il famoso liquor de cafè.
24 agosto: al mattino andiamo visitare la Monteverde Cloud Forest Riserve. Indecisi sul da farsi prendiamo una guida, visto che a Tortuguero era stata indispensabile per avvistare gli animali. Peccato che ce n’è capitata una che non vedeva neanche un albero nella foresta. Comunque facciamo un primo giro con la guida, poi l’abbandoniamo per farne un altro per conto nostro, anche perché i sentieri sono ben segnati ed è impossibile perdersi. Di animali se ne avvistano veramente pochi poichè la vegetazione è molto fitta, ma la natura all’interno del parco è fantastica. Attraversiamo un ponte sospeso dove si riesce a comprendere la vastità della foresta e l’altezza che raggiungono gli alberi. Raggiungiamo un percorso detto sentiero nebbioso che di nebbioso aveva poco, visto che c’era un gran sole, meno male che eravamo nel periodo delle piogge. Rimaniamo nel parco fino
al pomeriggio inoltrato quindi torniamo al nostro bungalow e al nostro ristorantino in Santa Elena.
25 agosto: lasciamo Monteverde e ci dirigiamo verso la costa del Pacifico. Come si comincia a scendere dalle colline si intravede il mare e finalmente finisce la strada sterrata, ma anche il divertimento del tagadà. La nostra meta è Manuel Antonio dove si può fare un po’ di mare. Lungo la strada attraversiamo un ponte sul Rio Tarcoles, letteralmente invaso dai coccodrilli. Erano una quindicina ed enormi, almeno sui 4 metri. Ci fermiamo un po’ sul ponte ad ammirarli mentre si fanno trasportare dalla corrente. Riprendiamo il nostro viaggio ed arriviamo a Manuel Antonio nel primo pomeriggio. Andiamo a cercare il nostro hotel il Mono Azul, sulla strada tra Quepos e Manuel Antonio.
Era segnalato dalla guida (Lonely Planet) e anche se non proprio a buon mercato, sui 50$ a camera, lo abbiamo scelto perché ospita un piccolo ospedale per gli animali della foresta e parte dell’incasso viene devoluto alla loro salvaguardia. Oltre a noi erano ospiti dell’hotel un cucciolo di Agouti, un procione, e due cuccioli di bradipo che il proprietario teneva in braccio mentre faceva le pulizie. Decidiamo di metterci il costume e finalmente andare al mare. Arriviamo finalmente alla spiaggia di Playa Espadilla, molliamo tutto e ci buttiamo in acqua. Era calda, ma con onde altissime e finalmente ci rilassiamo un po’. Decidiamo la sera di andare a mangiare in un piccolo ristorante sulla spiaggia dove assaporiamo un ottimo pesce, mentre ci gustiamo il tramonto sul mare, un vero spettacolo.
26 agosto: la giornata è dedicata alla visita del Parco nazionale di Manuel Antonio. E’ formato da splendide spiagge tropicali e di promontori rocciosi dai quali si può vedere lo spettacolo dell’oceano e delle isole di fronte. Prima di entrare ci riforniamo di acqua e qualche banana, poiché all’interno del parco non ci sono punti di ristoro. Prima di fermarci a fare il bagno in una delle tante spiagge, facciamo un giro all’interno e incontriamo diversi animali: i soliti bradipi, gli agouti, ma soprattutto le scimmie cappuccine. Ci fermiamo a darle le nostre banane, anche se non si potrebbe dar loro da mangiare, e loro ci ringraziano mettendosi in posa sugli alberi per farsi fotografare. Rimaniamo nel parco tutto il giorno, passando una giornata indimenticabile. Mentre lasciamo il parco per andare a prendere la macchina ci troviamo il sentiero che abbiamo attraversato al mattino, completamente inondato dall’acqua, probabilmente dovuto all’alta marea. Infatti è meglio visitare il parco al mattino, perché molte piccole spiagge il pomeriggio sono coperte dall’acqua. Fortunatamente un barcaiolo ci accompagna da una riva all’altra. La sera solita cena a base di pesce sulla spiaggia.
27 agosto: è il nostro ultimo giorno con la macchina. Il mattino dopo la dovevamo lasciare a Sierpe per dirigerci a Corcovado. Affrontiamo la giornata con calma e ci dirigiamo verso sud. Decidiamo di fermarci prima di Sierpe, perché là il pernottamento non è consigliato. Troviamo un hotel con bungalow a sud di Uvita, Villas el Bosque, gestito da un francese che ormai da anni si era trasferito in Costa Rica e viveva solo col suo cane, chiamato per l’appunto Bosco.
Dall’hotel parte un sentiero che porta alla spiaggia e il cane ci fa da guida. Dopo aver attraversato un bananeto arriviamo su una spiaggia dove non c’era anima viva se non i pellicani che facevano il bagno. Il mare era agitato e la spiaggia non un gran che. Torniamo a prendere la macchina per andare a cercare una spiaggia migliore, ma all’improvviso si mette a piovere. Capiamo che non era un semplice temporale, ma che avrebbe piovuto tutto il giorno. Decidiamo allora di andare a Uvita e ci fermiamo in un locale a bere una birra. Passiamo la giornata a guardare i pescatori che pulivano il pesce sulle loro barche e visto che la pioggia non mollava un attimo siamo poi tornati in camera. La sera abbiamo trovato un altro ristorante col pesce e dopo mangiato siamo andati a dormire; ancora non aveva smesso di piovere.
28 agosto: finalmente il sole! Partiamo per andare a lasciare l’auto a Palmar Sur, che era solo qualche km più a sud, ma a un certo punto troviamo la strada crollata. La pioggia del giorno prima l’aveva fatto franare. Abbiamo fatto una piccola deviazione, con tanto di guado di un fiume, meno male che avevamo la nostra 4×4. Arrivati all’aeroporto non troviamo il tipo che doveva prendere in consegna l’auto. Telefoniamo e ci viene detto che era in ritardo e di lasciare le chiavi alla signora dell’aeroporto. Mettiamo in chiaro: l’aeroporto era una tettoia con un baracchino in legno che faceva da biglietteria e la pista di atterraggio era in terra battuta. Ci fidiamo e lasciamo le chiavi, anche perché il pulmino ci aspettava per portarci a Sierpe.

Là prendiamo un barca che attraverserà il fiume fino ad entrare nell’oceano e ci porta al nostro hotel a Corcovado, l’Aguila de Osa. L’hotel è formato da bungalow di legno arroccati sul mare. I nostri sono splendidi, con un ampio terrazzo da dove si potevano scorgere viste mozzafiato e completamente immersi nella natura. In tutto l’hotel eravamo 10 ospiti, che a parte noi erano americani. La sera si mangiava tutti assieme, anche se il cibo era una vera schifezza perché fatto per gli americani. Nel pomeriggio andiamo a visitare la spiaggia vicina all’albergo da raggiungere attraverso un sentiero nella foresta. La spiaggia è splendida e non c’era nessuno. Abbiamo fatto il bagno e l’acqua era oltre i 35 gradi. Il nostro sonno, per tutta la notte è stato accompagnato dai suoni della giungla, dalle scimmie urlatrici e da altri animali notturni, un vero paradiso.
29 agosto: conosciamo la nostra guida Tony che ci porterà a visitare il Parco Nazionale di Corcovado: partiamo in barca e ci dirigiamo verso una spiaggia dove lasciamo il nostro mezzo e ci addentriamo nella giungla a piedi. Eravamo solo noi e gli animali: scimmie urlatrici, bradipi, agouti, rane… Passiamo diverse ore all’interno della foresta, quindi torniamo alla spiaggia dove abbiamo lasciato la barca per il nostro picnic. Nel pomeriggio riprendiamo la barca per tornare in hotel, quando avvistiamo un ara macao e lo seguiamo in mezzo al mare. Arrivati a un certo punto scorgiamo una balena insieme al piccolo, un’esperienza davvero entusiasmante. Lungo il tragitto ci fermiamo su un’altra spiaggia dove erano stati avvistati altri ara macao. Li troviamo su un albero, qualche foto e via. Tornati in hotel ci rimane ancora qualche ora da passare sulla nostra spiaggetta per un bagno.
30 agosto: Al mattino ci alziamo e la prima cosa che vediamo è un tucano su un albero di fianco alla nostra camera e più in giù, su di un altro, gli ara macao che quasi ci prendevano in giro per la caccia del giorno prima. Si riparte di nuovo in barca per un’escursione all’isola del Caño, un’isoletta disabitata con una splendida spiaggia e fondali corallini. Passiamo la giornata a fare snorkeling e a giocare a beach volley con gli altri ospiti americani. Dopo il picnic un’altra ora di snorkeling nella barriera corallina si riparte per l’hotel e di nuovo incontriamo mamma balena col piccolo. Ci fermiamo un po’ ad osservarli, quindi torniamo a casa.
31 agosto: purtroppo è l’ultimo giorno e siamo in partenza per San Josè. Rifacciamo il tragitto dell’andata, in barca fino a Sierpe e in pulmino fino all’aeroporto. Lì prendiamo un piccolo aeroplano, dodici posti fino alla capitale e visto che viaggiava a una quota non troppo alta ci siamo gustati il panorama. Arrivati a San Josè posiamo i bagagli in hotel e andiamo a fare un giro per la città, che a parte il centro storico non offre niente di buono.
1 settembre: rientro in Italia con scalo a Orlando a Amsterdam.

Pin It
Tags:

Lascia un commento

Commenta con Facebook