Tra Indiani e Cowboys

Dopo aver letto e riletto i vari racconti pubblicati nella sezione Stati Uniti ed aver usufruito dei molti consigli frutto delle esperienze di altri turisti, ho deciso di contribuire anche io a questa parte del sito, raccontandovi una delle mie esperienze in questa terra così diversa dalla nostra e così tanto amata dalla sottoscritta! I protagonisti di questo viaggio siamo io, Daniele – il mio ragazzo – e 4 stati americani, Colorado, South Dakota, Wyoming e Utah (con una “puntatina” in Montana). Per noi è la seconda volta insieme negli States (2 anni prima abbiamo visitato la California e i Parchi dell’ovest) e abbiamo deciso di raccontarvi la ns. esperienza in questa parte di America un po’ meno conosciuta rispetto alle classiche New York, California o Florida sperando possa essere di spunto anche per altre persone perché merita davvero tantissimo. Immancabile compagna di viaggio inoltre è la nostra guida Routard, che troviamo semplicemente perfetta.
Il viaggio è stato organizzato in totale autonomia da noi 2, cercando i voli direttamente sul sito della compagnia aerea, noleggiando l’auto dal sito www.enoleggioauto.it[/U] e prenotando solo qualche notte (solitamente la prima e quelle dei w/e) dai siti delle varie catene alberghiere.

15 settembre: Milano – Denver
Partiamo da Milano Malpensa con volo di linea British Airways delle ore 13.00, facendo ovviamente scalo a Londra (che è sempre bellissima…. La giornata è splendida e c’è una vista mozzafiato!!!); i voli sono tutti puntuali e quindi alle 19.00 (ora locale) siamo a Denver…. Colorado…. Wow!!! Ci mettiamo ordinatamente in fila (proprio come in italia… si, certo….) per sbrigare tutte le formalità doganali e finalmente verso le 21.00 usciamo dall’aeroporto per andare a ritirare la macchina che avevamo affittato dall’Italia…. Anche qua coda… e vabbeh, siamo in ferie! Finalmente verso le 22.00 riusciamo ad avere la macchina… e qua abbiamo una piccola sorpresina…. Overbooking di auto… quindi in prima battuta ci dicono che ci daranno un suv per il 1° giorno e che il giorno successivo dovremo andare a cambiarla per prendere l’auto della categoria da noi prenotata e pagata (ovviamente inferiore), poi invece ci dicono che possiamo avere l’upgrade per tutte le due settimane e quindi felici e contenti ci prendiamo la “nostra” Nissan Murano e ci mettiamo in marcia, un po’ cotti, verso Aurora, piccolo sobborgo di Denver.
Arriviamo in hotel verso le 23.00 (abbiamo pure sbagliato strada… vabbeh capita, siamo cotti ed è buio quindi ci sta…), check in velocissimo e dritti dritti a nanna, pronti per affrontare la nostra nuova avventura americana!

L’hotel è della catena Best Western, ho avuto una quota agenti veramente fantastica (30 dollari a notte, colazione inclusa….) e la camera è molto carina, pulita e funzionale!

16 settembre: Denver
Sveglia alle ore 08.00, colazione in hotel (niente male, c’è un aggeggio per fare i waffle che è fichissimo, oltre ai soliti cornflakes, donuts, succo d’arancia, uova, bacon… l’unica cosa è che come ovunque negli Stati Uniti c’è l’aria condizionata a stecca e sembra di essere al polo!!!! Vabbeh, ci si copre…) e via verso la scoperta della capitale del Colorado!
La nostra prima meta è la zona del Capitol Hill ma mentre siamo per strada intravediamo un mercatino e decidiamo di fermarci… facciamo un giretto respirando l’aria della vita quotidiana americana (sulle bancarelle c’è tutta roba “mangereccia”, compreso lo stand “Pappardelle”…. Cool!!!!), poi ci dirigiamo verso il Capitol Hill…. Essendo domenica ovviamente è chiuso, però è molto bello anche se visto solo da fuori…. La particolarità più “divertente” è che all’interno della struttura c’è una scalinata e salendo al 16° gradino si è esattamente a 1 miglio di altitudine; d’altronde Denver è anche chiamata “1 mile high city”!
Dopo la visita al Capitol Hill continuiamo il ns. giro e finiamo in mezzo ad una festa messicana…. Incredibile, sembra veramente di essere stati catapultati in un’altra dimensione, tutti che parlano spagnolo, musica sudamericana, non si vede l’ombra di un americano a pagarla oro…. Veramente un fuori programma niente male! Siccome è quasi mezzogiorno e fa alquanto caldo (è una giornata bellissima, cielo terso e sole splendente) decidiamo di prenderci una birra e una porzione di nachos e, rispolverando il mio spagnolo, facciamo due parole con una tipa messicana che, stupita dal fatto che siamo italiani, ci chiede un po’ di cose e ci dà due nomi di ristoranti italiani (ovviamente non le sono stata a spiegare che quando varchiamo i confini italiani i Ristoranti Italiani non li prendiamo neanche in considerazione….!). Poco fuori dal parco dove si svolge questa festa c’è una scultura particolarissima… una “mezza faccia” molto strana ma da vedere! Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso la zona centrale della città, sempre se di centro si può parlare in una città americana… Essendo domenica non c’è il solito traffico anzi, la città è tranquilla e sonnecchiante e si gira molto bene. Decidiamo quindi di dirigerci verso lo stadio di baseball, menzionato anche dalla nostra guida perché finanziato da una Fabbrica di Birra dalla quale tra l’altro prende il nome (Coors Field) e per nostra somma gioia scopriamo che c’è una partita… come perdere l’occasione di respirare l’atmosfera pre-partita per due appassionati di sport come noi? Memori delle leggi restrittive che vigono qua in Italia, ci aggiriamo un po’ timorosi nei dintorni dello stadio (e che stadio…) e quando mi avvicino ai cancelli perché non resisto e voglio dare una sbirciatina dentro, un tipo della secuirity mi avvicina e mi dice…. “Vuoi entrare a dare un’occhiata?” E io esterrefatta… “ Sarebbe bello ma non ho il biglietto…” “Non c’è problema… se vuoi solo fare un giro all’interno dello stadio puoi stare fino all’inizio della partita e poi uscire” Eh?!?!?! Cosa!?!?!? Qua tra biglietti nominali, tornelli, e decreti vari ormai andare allo stadio sta diventando un incubo e ora mi chiede se voglio farmi un giretto così senza nessun tipo di problema? Beh morale della favola ovviamente io e Daniele non ce lo facciamo ripetere 2 volte e così il gentilissimo steward ci fa entrare… dentro è uno spettacolo, a partire dalla pulizia; abituata allo scempio dei nostri stadi questo è veramente un gioiellino, con tanto di galleria per lo shopping e bar vari all’interno. Un po’ di foto di rito e poi si esce, passando di nuovo a ringraziare il mio amico steward! Ci dirigiamo quindi verso il centro, Denver per essere una capitale di Stato americana è una città assolutamente a misura d’uomo ed il centro si gira tranquillamente a piedi. Finito il nostro giretto, è ancora abbastanza presto e quindi sfruttiamo il tempo rimasto per andare a visitare la tomba di Buffalo Bill; come ci anticipa la Routard, la tomba di per sé non è niente di che ma la strada “collinare” che si percorre per arrivare alla tomba è molto bella e c’è un panorama sulla città che merita la visita.
Ritorniamo in centro per la cena, i locali sono tutti strapieni ma dopo un po’ di ricerca troviamo posto all’Hard Rock Cafè dove un gentilissimo cameriere di nome Todd ci intrattiene con la sua parlata ogni tanto incomprensibile e poi dritti ad Aurora perché la giornata è stata intensa ed il sonno chiama!

17 settembre: Denver – Rocky Mountains – Estes Park – Chugwater
Anche oggi sveglia alle ore 08.00; colazione in hotel, check out e via verso le Rocky Mountains!!! Solo il nome mi mette un’adrenalina addosso infinita… giustificatissima, visto che la strada per arrivare al Rocky Mountain NP è veramente mozzafiato! Io che mi sono sempre ritenuta un’amante del mare e che ho sempre snobbato la montagna, mi sono dovuta assolutamente ricredere perché questi paesaggi trasmettono una pace interiore infinita e non ci sono parole per descrivere l’emozione… La temperatura è bassina, inerpicandoci sulla strada il termometro di bordo si abbassa sempre più, arrivando in breve tempo ai 5°, per arrivare allo 0° quando sostiamo all’Alpine Visitor Center; beh, siamo a quasi 3000 mt di altezza! C’è poca gente in giro, il che ci fa godere ancor di più il paesaggio, incontriamo una coppia di arzilli vecchietti della Georgia con i quali scambiamo due parole e poi proseguiamo la visita del parco, fermandoci nei vari punti panoramici ad ammirare animali e natura…. Davvero un posto da vedere una volta nella vita! La giornata è interamente dedicata alla visita delle Rocky Mountains, terminata quindi la visita riprendiamo l’autostrada e ci dirigiamo verso Cheyenne, capitale del Wyoming… l’idea era di pernottare in questa città ma siccome è ancora presto decidiamo di macinare ancora qualche km per averne meno da fare domani ed arriviamo a Chugwater, l’unico paese che sulla cartina era indicato come centro 1 pochino più grosso…. Appena entrati in paese incontriamo l’unico hotel dove un simpaticissimo signore sulla sessantina con un look da cow-boy mi dice che ha posto… l’hotel è il Buffalo Lodge Inn and Grill, neanche 60 dollari per una camera veramente carina e ben curata… Facendo il check in l’arzillo cow-boy mi dice che se ci sbrighiamo (sono le 18.30) riusciamo anche a cenare nel ristorantino che si trova all’interno e che chiude alle 19.00… ovviamente il tutto in americano, quindi penso di aver capito male…. Comunque ci sistemiamo in camera, doccia e siamo di nuovo fuori…. Nel frattempo sono le 19.00 ed effettivamente avevo capito bene!!!! Alle 19.00 il ristorante sta chiudendo…. Incredibile!!!! Così decidiamo di avventurarci in paese…. Certo… 292 anime, almeno così recita il cartello all’ingresso…. E non c’è niente!!!! Sembra veramente una città fantasma! Per fortuna c’è una stazione di servizio con una sorta di bazar all’interno e così riusciamo a recuperare 2 hot dogs e una bibita che consumiamo in macchina! Fantastico…. Questi sono gli “imprevisti” dei viaggi on the road che io comunque amo particolarmente.. alla fine, è stato divertente mangiare in macchina e rientrare in hotel alle 20!!!! Due chiacchiere con il nostro amico cow boy e alle 21 eravamo già a dormire!

18 settembre: Chugwater – Wind Cave – Custer State Park – Black Hills National Forest – Keystone
Beh alle 7.00 eravamo già svegli… e belli riposati! Oltre che affamati da matti… così “sfruttiamo” il ristorante che alle 19.00 chiude e ci rifacciamo del “light dinner” (!!!) con una colazione con i fiocchi…. Uova, bacon, patate, succo d’arancia e caffè…. Insomma, ci rimpinziamo alla grande! Per essere un paesino veramente sperduto in mezzo alle praterie, c’è un buon numero di clienti ma, almeno per i gestori del locale, l’attrazione principale siamo noi… fondamentalmente l’Italia negli Stati Uniti è molto amata, quindi già normalmente gli americani sono very friendly con tutti, figuriamoci quando scoprono che sei italiano! Si informano su chi sei, da dove vieni, come mai sei negli States… concludendo immancabilmente col tirar fuori dal loro albero genealogico qualche parente italiano e con la tipica frase IO AMO LA PIZZA con la loro cadenza che io adoro…. Qua non fanno eccezione e quindi ci ritroviamo a chiacchierare con la cuoca che, dopo averci chiesto se la colazione era stata di nostro gradimento (“sapete, sono nuova!!!”), ci intrattiene con qualche battuta sul nostro viaggio.
Verso le 9 siamo di nuovo in macchina, oggi il programma prevede la visita alla Wind Cave National Park dove arriviamo in tempo per fare la visita guidata insieme ad una ranger dalla pronuncia abbastanza incomprensibile… ma più o meno riusciamo a seguire i racconti e le leggende sul luogo e sulla grotta che ci apprestiamo a visitare. Dopo circa un’oretta e mezza abbondante, la visita finisce quindi facciamo ancora un mezzo giro in macchina e via verso il Custer State Park, con breve sosta per un velocissimo pranzo a base di sandwich e poco altro.
Il Custer merita sicuramente i 10 dollari che ci hanno chiesto per l’ingresso, il paesaggio è allo stesso tempo affascinante e rilassante e soprattutto proprio qua abbiamo avuto il primo incontro con un bellissimo (e grandissimo!) “buffalo”… Cavolo, sono giganti!!! Tra l’altro era fermo immobile, tanto che ci sono voluti una decina di secondi per capire che non era finto!!!! Sempre al Custer, abbiamo fatto amicizia con due asinelli buffissimi che alla macchina davanti a noi avevano scroccato delle caramelle alla panna e fragola e quando si sono letteralmente infilati con i loro dolcissimi musi dentro la nostra macchina, c’era un odore di panna e fragola tremendo!!!! L’ultima visita della giornata è stata quella alla Black Hills National Forest; altro “landscape” assolutamente da non perdere, che si estende per 480.000 ettari ed è grande quasi quanto il Delaware… Un vero paese delle meraviglie! La giornata termina a Keystone, località alle porte del Monte Rushmore, dove troviamo alloggio al Travelodge Motel (ben 56 dollari). Se vi piacciono saloon, musica country e atmosfere da cowboy, non potete non fare una sosta a Keystone… sempre guidati dalla nostra magica Routard, abbiamo cenato all’Historical Ruby House Restaurant, dove tutto è come era ai tempi di Jesse James, con cameriere vestite come all’epoca e musica country dal vivo in sottofondo… Voi direte, turistico al massimo… mah, l’impressione invece è proprio quella di tornare indietro nel tempo, tra l’altro abbiamo mangiato veramente bene per un prezzo più che abbordabile (carne gustosissima e così tenera da tagliare con un grissino!) e soprattutto dopo cena ci siamo spostati nella zona “bar” attraversando le classiche porte da saloon dove, seduti sui classici sgabelli da saloon, ci siamo goduti la musica country suonata dal vivo da un duo niente male. Nanna a mezzanotte passata stanchi morti, ma la giornata è stata da 10. Questo South Dakota ci piace un sacco!

19 settembre: Keystone – Mount Rushmore – Crazy Horse Memorial – Badlands – Spearfish
Solita sveglia verso le 8.00 (le nostre sono sempre vacanze all’insegna del relax…), colazione veloce al motel (niente di trascendentale ma ci sono cmq succhi, dolcetti vari, latte e cornflakes) e poi via verso il Monte Rushmore… Questa mattina fa veramente freschetto, il mio pile è proprio necessario! Beh del resto è settembre e siamo a circa 1500 mt di altitudine quindi ci sta. L’ingresso al Memorial è libero, si paga il parcheggio (8 dollari) che vale un anno intero… mi sa che sarà difficile riutilizzarlo! Che dire del Mt. Rushmore… mai avrei pensato mi sarebbe piaciuto così tanto! Imponente, immenso, pregno di storia… inoltre ci si trova davvero in mezzo alla natura, ci sono pure delle capre di montagna che girano libere e indifferenti nei dintorni del monte. Insomma, questo South Dakota ci piace ogni giorno di più! Per visitare il monte, c’è un percorso che arriva proprio ai piedi del monte stesso, grazie al quale si possono vedere le facce dei Presidenti Washington, Jefferson, Lincoln e Roosvelt da tutti i lati! Inoltre, all’ingresso del Memorial si trova l’immancabile Visitors Centre con annesso un bel negozietto di souvenirs, uno snack bar e una bellissima terrazza panoramica. La visita successiva prevede il Crazy Horse Memorial, che però vediamo solo da fuori perché i 20 dollari che ci chiedono per l’ingresso ci sembrano sinceramente una esagerazione e quindi ci dirigiamo verso le Badlands… nella mia “ignoranza”, questo posto era sconosciuto fino a quando non ho iniziato a fare le mie ricerche pre-viaggio; beh, anche qua sono riuscita a restare a bocca aperta! Un misterioso paesaggio che si estende su un territorio di 98.000 ettari circa formatosi durante milioni di anni, che grazie al movimento dei venti e dell’acqua nel corso del tempo, offre formazioni calcaree a spirale, pinnacoli, canyon e spettacolari architetture naturali. E’ il più ricco territorio di fossili dell’Oligocene esistente al mondo. Popolate da antilopi, cervi, capre di montagna e simpaticissimi cani della prateria – “prairie dogs”, (che in realtà sono graziosi piccoli roditori che si nascondono in tane sotterranee e spuntano a sorpresa nella prateria) oltre che da coyote e volpi, le Badlands offrono il meglio durante la fine della giornata, quando la luce definisce i contorni dei picchi e delle guglie, con colori tra il rosa, il giallo, il marrone ed il verde. Imperdibile se passate da queste parti! In serata cerchiamo una sistemazione a Spearfish, grazioso paesino di neanche 10.000 anime, e finiamo al Chris’ Camp, dove una squisita famigliola che sembra uscita dalle fiabe ci sistema, x 20 dollari, in un carinissimo cabin con tanto di sacchi a pelo e asciugamani in dotazione! I proprietari (mamma, papà, 2 bambini che sembrano svedesi e un cane bellissimo) sono di una gentilezza, educazione e squisitezza impagabile e tra l’altro ci consigliano un locale per la cena che risulterà uno dei più particolari che abbia mai visto… The Spearfish Chophouse, dove siamo accolti da una graziosa ragazza che ci porta al tavolo omaggiandoci di un secchiello pieno di arachidi le cui bucce vengono “obbligatoriamente” buttate per terra…. Incredibile! Inoltre, siamo allietati dalla musica di un arzillo vecchietto (avrà almeno 90 anni!) che suona la stangata…. Cibo ottimo, prezzo anche! Ore 11 tutti a nanna.

20 settembre: Spearfish – Devil’s Tower – Gillette
Dopo una mega colazione a base di un super muffin al mirtillo (pesava mezzo chilo!!!) e un cappuccino buono per essere americano, il nostro viaggio prosegue con la visita del Devil’s Tower National Monument, una enorme roccia stratificata di 264 mt di altezza, caratterizzata dalla cima piatta e rettangolare. La si inizia a scorgere già da km di distanza e, complice il cielo terso, la sua visione ha qualcosa di mistico. Molte sono le leggende che ruotano intorno a questo monte sacro per gli indiani, e l’atmosfera che si respira davvero magica. La giornata sarebbe dovuta continuare con la visita della zona di Little Big Horn Valley, ma uso il condizionale in quanto non avevamo fatto i conti con un cingolato che in autostrada ha perso il controllo proprio mentre stavamo passando noi e che ci ha sbattuti dall’altro lato della carreggiata, distruggendo ovviamente la macchina… ed è già un mezzo miracolo se siamo qua tutti integri a raccontarlo… saranno mica gli spiriti degli indiani della Devil’s Tower? Ovviamente avremmo di gran lunga preferito evitare una esperienza di questo genere, ma siccome da ogni esperienza si deve trarre qualcosa di buono, beh da questa abbiamo imparato l’ennesima lezione di civiltà, educazione, gentilezza ed efficienza del popolo americano… neanche il tempo di realizzare cosa era accaduto che avevamo già intorno ambulanza, County Police e Patrol Police… il tempo di verificare che fossimo integri (you are pretty lucky!) che l’agente si mette subito in contatto con il noleggio auto per farci arrivare una nuova macchina e, dopo aver firmato il foglio di manleva x non farci ricoverare in ospedale, sempre lo stesso agente ci accompagna a Gillette, la cittadina più vicina al luogo dell’incidente, per aspettare l’auto e cercare di riprenderci dallo spavento. Insomma, in meno di 3 ore avevamo già sbrigato tutte le faccende burocratiche (grazie soprattutto al prezioso aiuto del ns. amico poliziotto) ed eravamo “parcheggiati” all’Apple Bees di Gillette in attesa che ci riconfermassero l’arrivo dell’auto. Siccome nello Stato del Wyoming non ci sono filiali del ns. noleggiatore, la macchina è partita dal Sud Dakota all’apertura del sinistro e alle 19.00 era già magicamente in consegna! Incredibile, qua una velocità del genere ce la sogniamo, purtroppo. Ovviamente la serata si è conclusa in hotel per cercare di riprenderci dallo spavento dell’incidente. Vorrei inoltre sottolineare per l’ennesima volta la gentilezza estrema del poliziotto che, pur di aiutarci, ci ha persino dato il suo numero di casa e quello del cellulare perché dal giorno successivo sarebbe andato in ferie ma era + che disposto ad aiutarci se ne avessimo avuto bisogno… qua succederebbe la stessa cosa?

21 settembre: Gillette – Cody
Cercando di non pensare a quanto accaduto il giorno prima, saliamo sulla nostra nuova macchina (una Chrysler Pacifica… bella e grande, ma la Murano è tutta un’altra storia!) in direzione Cody, che dista circa 250 miglia, e dopo circa 5 ore di viaggio arriviamo a destinazione. Siccome siamo nel w/e, memori di una precedente esperienza sempre negli States (dove per trovare da dormire di venerdì ci sono volute solo 3 ore), questa notte era già stata prenotata dall’Italia e quindi ci dirigiamo a passo sicuro al Ponderosa Campground, dove ci sistemiamo in un carinissimo cabin per la cifra di 33 dollari, asciugamani e lenzuola compresi! Questo campeggio è davvero bello, strapulito e veramente ben tenuto… ci starei una settimana, altro che una notte! Sistemati i bagagli facciamo un giro a Cody, città fondata nel 1896 dal famigerato Buffalo Bill e che, ci mancherebbe, ospita un museo a lui dedicato (che però non abbiamo fatto in tempo a visitare). In tutta la cittadina si respira l’aria del mitico Far West ed immancabile è la visita dell’hotel Irma, costruito nel 1902 proprio da Buffalo Bill per la figlia Irma e che conserva tutt’oggi gli arredi e l’atmosfera western. Fascinoso! Buttate un occhio al bar dell’hotel, sembra uscito da un film western! Proprio davanti al ristorante dell’hotel ogni giorno alle 18 (domenica esclusa) una compagnia teatrale fa rivivere le atmosfere dell’epoca con uno spettacolo in costume, con tanto di sparatoria e di inno americano (tutti in piedi, mano sul cuore!). Magari un po’ turistico, ma in fondo divertente. Cena in un locale sulla via principale dove, neanche a dirlo, abbiamo mangiato benissimo e speso il giusto. Bellissima l’espressione della cameriera quando ho chiesto olio ed aceto per condire l’insalata…

22 settembre: Cody – Yellowstone
A malincuore lasciamo il Ponderosa Campground e andiamo a fare colazione in un locale poco turistico ma molto, molto americano chiamato “Our Place”… che colazione! Uova, bacon, succo d’arancia, caffè… qualche sguardo incuriosito verso noi turisti e ben 12 dollari di conto… quando dico che mi trasferirei seduta stante in America, mica lo dico a caso! Prima di lasciare Cody andiamo a visitare la “Old Trail Town” (ingresso 6 dollari p.p.), ovvero una cittadina di pionieri ricostruita con case autentiche dell’epoca…C’è la banca, la scuola, il saloon, il drugstore, insomma è un vero e proprio villaggio al quale vale la pena dedicare un paio di ore di visita. Facciamo anche due chiacchiere un po’ in italiano un po’ in americano con una coppia della Virginia che essendo stata in Italia qualche anno prima aveva studiato un po’ della nostra lingua e non sembrava loro vero di poter rispolverare quel poco che avevano studiato! La giornata prosegue verso Yellowstone e lungo la strada ci fermiamo mezz’oretta a visitare la Buffalo Bill Dam e poi via verso Yellowstone… L’emozione è tanta, anche perché non riesco più di tanto ad immaginarmi come possa essere e quindi non so cosa aspettarmi! Dopo un bel viaggio attraverso un paesaggio da favola (tra l’altro il tempo è magnifico, cielo terso e sole caldo!) arriviamo a West Yellowstone, nello Stato del Montana, dove abbiamo prenotato le prossime 3 notti al Madison Hostel, Hotel & Motel. In pieno centro, è l’albergo più antico della città ed è classificato come monumento storico; anche se un pochino + caro di quanto solitamente mettiamo a budget per gli alberghi, l’htl merita il soggiorno: tutto in legno con camere calde ed accoglienti, una bella sala comune con tv ed accesso internet (a pagamento), è in stile Old West e con una atmosfera molto amichevole. Siccome abbiamo ancora più di metà pomeriggio a disposizione, iniziamo subito la visita di questo Parco così diverso da tutti quelli che ho visto fino ad ora e così interessante! Oggi visitiamo il Grand Canyon di Yellowstone, il Mud Volcano e Sulfur Caldron, lo Yellowstone Lake e le Cascate + Canyon del fiume Gibbon. La prima cosa che ci ha colpito è… la puzza di uova marce!!! Ebbene si, in mezzo alla natura e lontano da smog e traffico il primo odore che ci ha colpito è questo! Ma è normale, colpa dello zolfo che in certi tratti è davvero fastidioso… Non solo fenomeni naturali, geyser, sorgenti di acqua calda, fumarole e stagni di fango, ma anche tantissima fauna… La quantità di bisonti è imbarazzante! E poi aquile, alci, cerbiatti, cervi, marmotte e orsi. Insomma, un paradiso nel quale l’uomo è un semplice ospite e come tale dovrebbe comportarsi. Non credo di poter esprimere a parole l’emozione che provoca visitare un parco come questo, perché non ci sono parole! Alla sera andiamo a cena al Three Bears Restaurant dove mi aspetta un fantastico “All you can eat” di salad & soup niente male… a 9 dollari!!!! Voto molto alto anche per questo locale sia per qualità di cibo che per i prezzi. Stasera fa freddo e pioviggina anche, quindi dopo la cena dritti a nanna.

23 settembre: Yellowstone
La pioggia della notte ci ha fatto svegliare con una sorpresa: un magnifico e ben delineato arcobaleno è proprio davanti alla nostra finestra! Che bello!!! In hotel c’è la possibilità di avere caffè o cioccolata calda, quindi ci compriamo 2 muffins e vai con la colazione in macchina da veri americani! J Oggi fa veramente freddo, il cielo minaccia pioggia e la temperatura è sui 9/10 gradi… brrr! Visitiamo il Norris Geyser Basin, le Terrazze di Mammoth Hot Springs (imperdibile le Terrazze di Minerva), Tower Roosvelt, Tower Fall e Washburn Range. A pranzo ci fermiamo a mangiare un hamburger nella zona di Hot Springs e mentre attraversiamo la strada x entrare appunto al fast food, un ranger ferma il traffico perché un’alce sta camminando beata e tranquilla per la strada… uno spettacolo! L’alce è un animale davvero imponente ma allo stesso tempo elegante e vederla aggirarsi tranquilla e per nulla spaventata in mezzo alle macchine è veramente strano… ma come vi dicevo, nei Parchi i “padroni” sono gli animali e per chi se lo dimenticasse, ci sono i Rangers che non perdonano! Come è giusto che sia. Dopo pranzo, mentre rientriamo verso la macchina, abbiamo la fortuna di vedere una cerbiatta col suo piccino che si gode beata su un prato la quiete del parco, anche lei incurante di tutto quello che le passa intorno! Immagine bellissima. Oggi fa veramente freddo, nel tardo pomeriggio, mentre rientriamo in hotel, il termometro della macchina segna 1 grado… Cena all’Old Town Cafè, un locale semplice ma che a noi è piaciuto molto, con i classici sgabelli per poter mangiare al bancone e tavoli con le panche in legno. Carne ottima, prezzo anche! Nanna presto perché oggi, probabilmente anche a causa del freddo, sento ancora di più i dolori post incidente e ho il collo che urla vendetta, quindi complice un antidolorifico, alle 10 crollo. Notte!

24 settembre: Yellowstone
Anche oggi muffin e cioccolata calda, anche oggi un freddo niente male! Ma almeno non piove. Oggi visitiamo il Midway Geyser Basin, il Lower Geyser Basin, la Fountain Paint Pot ed il Lake Village & Bridge Bay ed il Geyser Old Faithful, così chiamato perché è il geyser più regolare di tutti gli altri e le sue eruzioni si possono prevedere con 10 minuti di scarto. E’ sicuramente uno delle star di questo parco, un “monumento storico della natura”, intorno al quale ci sono pure delle panche per poter assistere comodamente all’eruzione! Gli orari previsti per le eruzioni vengono giornalmente esposti al Visitor Centre. Questa sera ceniamo al Bullwinkle’s Saloon & Eatery, un saloon ristorante tutto in legno, il cui arredamento è interamente dedicato ai Packers, squadra di football. Ottima accoglienza (è anche uno dei pochi locali in cui hanno capito alla prima il mio nome) e cibo ottimo.

25 settembre: Yellowstone – Grand Teton National park – Jackson Hole – Vernal
Purtroppo la nostra esperienza allo Yellowstone sta per concludersi, ma per salutarci il Parco ci riserva l’ultima sorpresa… la neve! Ovviamente fa un freddo becco anche oggi ma va bene così, lo spettacolo di Yellowstone innevato non ha prezzo! Passando dal Continental Divide, usciamo dalla parte sud di Yellowstone e passiamo al fratellino minore, il Grand Teton…”purtroppo” la vicinanza allo Yellowstone mette un po’ in ombra questo altro gioiellino della natura… si tratta di una delle perle delle Rocky Mountains, una catena di monti e ghiacciai le cui cime vanno dai 3500 ai 4197 mt di altezza. Ai suoi piedi si stende una valle interminabile dove si aggirano branchi di animali selvaggi e sui cui aleggia lo spirito del vecchio e selvaggio West. A conferire un ulteriore tocco “Old Testament” a questi spettacolari paesaggi, si aggiungono corsi d’acqua limpidissimi, fiumi e laghi dalle rive incredibilmente frastagliate, sui quali si riflettono le cime dei monti, creando dei “quadri” naturali particolarissimi. Proseguiamo quindi per Jackson Hole, dove arriviamo dopo circa un’oretta e mezza di strada… e rimango folgorata dal “Buco di Jackson”!!! Un po’ turistica ma vivace, animata ed allo stesso tempo provinciale, è molto graziosa con il suo vecchio centro a scacchiera e le case tutte in legno. Da non perdere poi è Town Square, in pieno centro, a cui si accede attraverso archi monumentali fatti di pile di corna di daini e wapiti… tranquilli, nessun massacro di animali, ogni autunno i cervi maschi perdono le corna! Peccato non fermarsi per la notte, ma oggi la nostra tabella di marcia prevede di arrivare nello Utah, quindi ci accontentiamo di fare un giretto per il paese, mangiare un panino per pranzo all’Harvest Bakery & Cafè e ripartire. Prima di ripartire però non possiamo non entrare al Million Dollar Cowboy Bar, una vera istituzione a J.Hole, buona steakhouse con tavoli da biliardo e atmosfera unica! Bella anche la fila di Harley che stazionava davanti al locale. Nel tardo pomeriggio ripartiamo alla volta dello Utah, dove troviamo da dormire (non senza difficoltà) a Vernal.

26 settembre: Vernal – Arches National Park – Moab
Dopo la colazione al Days Inn, ripartiamo in direzione Moab, dove arriviamo in tarda mattinata. Anche qua non avevamo alcun hotel prenotato ma siccome sulla guida c’è un ostello che mi ispira, ci dirigiamo a passo sicuro verso il Lazy Lizard Hostel, un ostello davvero economico e pulito dove con 21 dollari ci assegnano una camera doppia (con bagno in comune). L’ostello offre anche letti in piccole camerate oppure qualche cabin ed è gestito da un tipo davvero molto cool! Per non parlare della gente che vi soggiorna, se avete voglia di fare conoscenze questo è il posto ideale. Visto che è ora di pranzo, ci fermiamo da Pizza Hut a mangiarci una pizza (buona!) e poi ci dirigiamo verso Arches per iniziare ad esplorare questo il parco. Anche qua restiamo a bocca aperta davanti a quello che la Natura riesce a fare! Archi di tutte le forme e dimensioni, il colore rosso delle pietre e della sabbia che verso il tramonto si accende ancora di più e conferisce al parco un’aurea davvero suggestiva! La giornata si conclude con l’avvistamento di un coyote e col tramonto al Delicate Arch… cosa si può volere di più dalla vita? Per cena ci fermiamo alla Moab Brewery, buona carne e ottima birra di produzione propria del locale.

27 settembre: Moab – Arches National Park – Salt Lake City
La giornata inizia alla grande con una fantastica colazione alla Pancake House di Moab… se siete amanti come me delle colazioni all’americana, questa è imperdibile! Sazi e contenti, ci dirigiamo quindi nuovamente verso Arches per terminare la visita di questo parco che mi è rimasto veramente nel cuore e nel primo pomeriggio partiamo alla volta di Salt Lake City. Da programma avevamo previsto solo 2 notti a SLC ma visto che le visite programmate le abbiamo fatte tutte, partiamo già oggi verso quella che è la capitale amministrativa dello Utah. Ripensandoci adesso, forse avremmo potuto fare ancora una notte a Moab per visitare Canyonland… vabbeh, vorrà dire che ci torneremo!!! J Arriviamo a Salt nel primo pomeriggio e ci sistemiamo all’Howard Johnson, catena che abbiamo già utilizzato varie volte (Las Vegas, San Francisco, Orlando) e con la quale ci troviamo sempre bene. Visto che è tardi x visitare la città, ci “rilassiamo” al Gateway, un bel centro commerciale dove c’è veramente di tutto e di più, mentre per cena ci spostiamo al Red Iguana; se vi piace la cucina messicana, una cena qua è d’obbligo! Prezzi medi, cucina ottima. Ah, munitevi di pazienza xchè c’è sempre coda…

28 settembre: Salt Lake City
Oggi la giornata è dedicata alla visita della città così, dopo la colazione in hotel, iniziamo il nostro tour. La visita non può che iniziare da Temple Square, ovvero il santuario dei Mormoni. Le visite sono gratuite e vengono organizzate dai Mormoni stessi in molte lingue, visto che ci sono ragazzi che vengono da tutto il mondo. Ci sarebbe anche una ragazza italiana ma disponibile solo nel pomeriggio, quindi visto che con l’inglese ce la caviamo abbastanza bene, decidiamo di seguire quella in inglese. L’atmosfera che si respira all’interno di Temple Square è davvero particolare, si “respira” pace tutto intorno al Tempio ed i Mormoni sono veramente cordiali e gentili. Quello che più mi ha colpito è che non vogliono “convertire” nessuno, le loro sono semplici spiegazioni di quello che fanno e di come vivono la loro religione, ma senza l’affanno di voler imporre il proprio pensiero a nessuno. Un’altra cosa che mi ha colpito è il numero impressionante di Mormoni che gravita intorno al Tempio, ragazzi e ragazze, giovani e non, da tutto il mondo. Sarà forse perché non mi aspettavo nulla da questa visita, che invece si è rivelata molto interessante. Siccome si è fatta ora di pranzo, ci compriamo 2 sandwich in una sorta di alimentari e sgranocchiamo il nostro pranzo al City Creek Park, un grazioso giardino pubblico in pieno centro (se di centro in questa città si può parlare!) dove ci siamo solo noi! Oggi la giornata è bella, c’è il cielo azzurro e un bel sole caldo al punto giusto. Nel pomeriggio andiamo a visitare lo Utah State Capitol (ma ci sono dei lavori in corso tutto intorno quindi ci fermiamo giusto il tempo di dare un’occhiata) e poi visitiamo il Pioneer Memorial Museum, un vero e proprio Museo dei Pionieri molto particolare, dove ci si trova veramente di tutto! Interessante la “Carriage House” all’interno della quale si trova un autentico carro di pionieri utilizzato dai Mormoni nella loro traversata verso il luogo indicato nella rivelazione a Brigham Young (this is the place!). Buffissima la vecchietta che sta all’ingresso e che rimane sbalordita quando le diciamo che siamo italiani… probabilmente siamo i primi italiani a visitare questo Museo! La giornata si conclude al Trolley Square, un centro commerciale ricavato da un vecchio deposito di trolleys (niente di speciale) e quindi a cena alla “Squatters Pub Bewery”. Anche qua mangiamo bene e beviamo una ottima birra casalinga!

29 Settembre: Salt Lake City – Park City – Salt Lake City
Oggi il tempo è meno clemente di ieri, il cielo minaccia pioggia… Ma non ci facciamo di certo smontare da qualche goccia di pioggia! Così, dopo la solita colazione in hotel, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Antilope Island, isoletta collegata con un ponte alla terra ferma che si trova poco lontano dalla città. Sull’isola vivono bisonti ed altri animali… peccato che quando arriviamo stia piovendo così tanto che non si vede nulla!!! Piove talmente tanto che il Ranger non chiede neanche i 10 dollari che ci sarebbero da pagare come ingresso… Dato che il tempo non accenna a migliorare cambiamo programma e, anziché andare a visitare il Grande Lago Salato, ci dirigiamo verso il Factory Stores di Park City, località montana dove nel 2002 si sono svolte le Olimpiadi. La strada per arrivarci è panoramica e si inerpica su per le montagne… così che i gradi scendono… e scendono ancora… e quella che fino a poco prima era pioggia… diventa neve!!! Sta nevicando di brutto, ma la cosa ancora più buffa è che siamo in pantaloncini corti e maglietta a maniche corte!!! Per fortuna in macchina erano rimasti quasi x caso due maglioncini, così arrivati all’outlet ci fiondiamo allo store della Levi’s e facciamo nostri un paio di jeans a testa… mai amato così tanto i jeans come oggi! L’outlet è davvero bello e immenso, ci sarebbe da comprare di tutto e di più ma cerchiamo di limitarci… anche se a malincuore. Intanto continua a nevicare… lo spettacolo non è niente male! Soprattutto coi jeans addosso… J Visto che appunto non accenna a smettere, a metà pomeriggio rientriamo xchè non vorremmo restare bloccati in una bufera di neve! Scendendo verso Salt, la neve si tramuta in acqua e, dopo aver fatto un salto veloce in hotel, andiamo al Gateway per l’ultima cena americana, che consumiamo da Applebee… hamburger, patatine fritte e Bud… proprio da americani!

30 settembre: Salt Lake City – Milano
Il nostro volo è previsto nel primo pomeriggio, quindi facciamo in tempo ad andare a sentire il Coro dei Mormoni… siamo stati “invitati” dai Mormoni stessi il giorno della visita al Tempio e anche sulla guida ne parlano così bene che non possiamo mancare! Così anche l’ultimo giorno sveglia alle 7.30 per arrivare almeno mezz’oretta prima dell’inizio dei canti. Il coro ha sede dentro al Tabernacolo che già di per sé è una meraviglia, con al suo interno una delle volte più grandi al mondo ed una acustica semplicemente perfetta. L’organo comprende 11600 canne ed è il secondo al mondo per grandezza e la sala può ospitare fino a 6500 persone. I canti… beh semplicemente magnifici! Dopo l’esibizione, torniamo in hotel a recuperare le valigie e quindi ci dirigiamo, tristemente, verso l’aeroporto, dove riconsegniamo l’auto e rientriamo con il volo via Denver e poi via Londra a Milano Malpensa.

CONCLUSIONI:
Sono passati 2 anni da quando abbiamo fatto questo viaggio, siamo tornati altre 2 volte negli States (New England nel 2008 e Florida nel 2009) ma i colori, gli odori ed i paesaggi di questo viaggio sono fissati in maniera indelebile nella nostra mente e nel nostro cuore, così come la gente che con la sua educazione e semplicità ti conquista dal primo minuto in cui metti piede sul suolo americano.
Bye bye folks… e ovviamente contattatemi se vi servono altre informazioni!

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