Tra Indiani e Cowboys

Dopo aver letto e riletto i vari racconti pubblicati nella sezione Stati Uniti ed aver usufruito dei molti consigli frutto delle esperienze di altri turisti, ho deciso di contribuire anche io a questa parte del sito, raccontandovi una delle mie esperienze in questa terra così diversa dalla nostra e così tanto amata dalla sottoscritta! I protagonisti di questo viaggio siamo io, Daniele – il mio ragazzo – e 4 stati americani, Colorado, South Dakota, Wyoming e Utah (con una “puntatina” in Montana). Per noi è la seconda volta insieme negli States (2 anni prima abbiamo visitato la California e i Parchi dell’ovest) e abbiamo deciso di raccontarvi la ns. esperienza in questa parte di America un po’ meno conosciuta rispetto alle classiche New York, California o Florida sperando possa essere di spunto anche per altre persone perché merita davvero tantissimo. Immancabile compagna di viaggio inoltre è la nostra guida Routard, che troviamo semplicemente perfetta.
Il viaggio è stato organizzato in totale autonomia da noi 2, cercando i voli direttamente sul sito della compagnia aerea, noleggiando l’auto dal sito www.enoleggioauto.it[/U] e prenotando solo qualche notte (solitamente la prima e quelle dei w/e) dai siti delle varie catene alberghiere.

15 settembre: Milano – Denver
Partiamo da Milano Malpensa con volo di linea British Airways delle ore 13.00, facendo ovviamente scalo a Londra (che è sempre bellissima…. La giornata è splendida e c’è una vista mozzafiato!!!); i voli sono tutti puntuali e quindi alle 19.00 (ora locale) siamo a Denver…. Colorado…. Wow!!! Ci mettiamo ordinatamente in fila (proprio come in italia… si, certo….) per sbrigare tutte le formalità doganali e finalmente verso le 21.00 usciamo dall’aeroporto per andare a ritirare la macchina che avevamo affittato dall’Italia…. Anche qua coda… e vabbeh, siamo in ferie! Finalmente verso le 22.00 riusciamo ad avere la macchina… e qua abbiamo una piccola sorpresina…. Overbooking di auto… quindi in prima battuta ci dicono che ci daranno un suv per il 1° giorno e che il giorno successivo dovremo andare a cambiarla per prendere l’auto della categoria da noi prenotata e pagata (ovviamente inferiore), poi invece ci dicono che possiamo avere l’upgrade per tutte le due settimane e quindi felici e contenti ci prendiamo la “nostra” Nissan Murano e ci mettiamo in marcia, un po’ cotti, verso Aurora, piccolo sobborgo di Denver.

Arriviamo in hotel verso le 23.00 (abbiamo pure sbagliato strada… vabbeh capita, siamo cotti ed è buio quindi ci sta…), check in velocissimo e dritti dritti a nanna, pronti per affrontare la nostra nuova avventura americana!
L’hotel è della catena Best Western, ho avuto una quota agenti veramente fantastica (30 dollari a notte, colazione inclusa….) e la camera è molto carina, pulita e funzionale!

16 settembre: Denver
Sveglia alle ore 08.00, colazione in hotel (niente male, c’è un aggeggio per fare i waffle che è fichissimo, oltre ai soliti cornflakes, donuts, succo d’arancia, uova, bacon… l’unica cosa è che come ovunque negli Stati Uniti c’è l’aria condizionata a stecca e sembra di essere al polo!!!! Vabbeh, ci si copre…) e via verso la scoperta della capitale del Colorado!
La nostra prima meta è la zona del Capitol Hill ma mentre siamo per strada intravediamo un mercatino e decidiamo di fermarci… facciamo un giretto respirando l’aria della vita quotidiana americana (sulle bancarelle c’è tutta roba “mangereccia”, compreso lo stand “Pappardelle”…. Cool!!!!), poi ci dirigiamo verso il Capitol Hill…. Essendo domenica ovviamente è chiuso, però è molto bello anche se visto solo da fuori…. La particolarità più “divertente” è che all’interno della struttura c’è una scalinata e salendo al 16° gradino si è esattamente a 1 miglio di altitudine; d’altronde Denver è anche chiamata “1 mile high city”!
Dopo la visita al Capitol Hill continuiamo il ns. giro e finiamo in mezzo ad una festa messicana…. Incredibile, sembra veramente di essere stati catapultati in un’altra dimensione, tutti che parlano spagnolo, musica sudamericana, non si vede l’ombra di un americano a pagarla oro…. Veramente un fuori programma niente male! Siccome è quasi mezzogiorno e fa alquanto caldo (è una giornata bellissima, cielo terso e sole splendente) decidiamo di prenderci una birra e una porzione di nachos e, rispolverando il mio spagnolo, facciamo due parole con una tipa messicana che, stupita dal fatto che siamo italiani, ci chiede un po’ di cose e ci dà due nomi di ristoranti italiani (ovviamente non le sono stata a spiegare che quando varchiamo i confini italiani i Ristoranti Italiani non li prendiamo neanche in considerazione….!). Poco fuori dal parco dove si svolge questa festa c’è una scultura particolarissima… una “mezza faccia” molto strana ma da vedere! Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso la zona centrale della città, sempre se di centro si può parlare in una città americana… Essendo domenica non c’è il solito traffico anzi, la città è tranquilla e sonnecchiante e si gira molto bene. Decidiamo quindi di dirigerci verso lo stadio di baseball, menzionato anche dalla nostra guida perché finanziato da una Fabbrica di Birra dalla quale tra l’altro prende il nome (Coors Field) e per nostra somma gioia scopriamo che c’è una partita… come perdere l’occasione di respirare l’atmosfera pre-partita per due appassionati di sport come noi? Memori delle leggi restrittive che vigono qua in Italia, ci aggiriamo un po’ timorosi nei dintorni dello stadio (e che stadio…) e quando mi avvicino ai cancelli perché non resisto e voglio dare una sbirciatina dentro, un tipo della secuirity mi avvicina e mi dice…. “Vuoi entrare a dare un’occhiata?” E io esterrefatta… “ Sarebbe bello ma non ho il biglietto…” “Non c’è problema… se vuoi solo fare un giro all’interno dello stadio puoi stare fino all’inizio della partita e poi uscire” Eh?!?!?! Cosa!?!?!? Qua tra biglietti nominali, tornelli, e decreti vari ormai andare allo stadio sta diventando un incubo e ora mi chiede se voglio farmi un giretto così senza nessun tipo di problema? Beh morale della favola ovviamente io e Daniele non ce lo facciamo ripetere 2 volte e così il gentilissimo steward ci fa entrare… dentro è uno spettacolo, a partire dalla pulizia; abituata allo scempio dei nostri stadi questo è veramente un gioiellino, con tanto di galleria per lo shopping e bar vari all’interno. Un po’ di foto di rito e poi si esce, passando di nuovo a ringraziare il mio amico steward! Ci dirigiamo quindi verso il centro, Denver per essere una capitale di Stato americana è una città assolutamente a misura d’uomo ed il centro si gira tranquillamente a piedi. Finito il nostro giretto, è ancora abbastanza presto e quindi sfruttiamo il tempo rimasto per andare a visitare la tomba di Buffalo Bill; come ci anticipa la Routard, la tomba di per sé non è niente di che ma la strada “collinare” che si percorre per arrivare alla tomba è molto bella e c’è un panorama sulla città che merita la visita.
Ritorniamo in centro per la cena, i locali sono tutti strapieni ma dopo un po’ di ricerca troviamo posto all’Hard Rock Cafè dove un gentilissimo cameriere di nome Todd ci intrattiene con la sua parlata ogni tanto incomprensibile e poi dritti ad Aurora perché la giornata è stata intensa ed il sonno chiama!

17 settembre: Denver – Rocky Mountains – Estes Park – Chugwater
Anche oggi sveglia alle ore 08.00; colazione in hotel, check out e via verso le Rocky Mountains!!! Solo il nome mi mette un’adrenalina addosso infinita… giustificatissima, visto che la strada per arrivare al Rocky Mountain NP è veramente mozzafiato! Io che mi sono sempre ritenuta un’amante del mare e che ho sempre snobbato la montagna, mi sono dovuta assolutamente ricredere perché questi paesaggi trasmettono una pace interiore infinita e non ci sono parole per descrivere l’emozione… La temperatura è bassina, inerpicandoci sulla strada il termometro di bordo si abbassa sempre più, arrivando in breve tempo ai 5°, per arrivare allo 0° quando sostiamo all’Alpine Visitor Center; beh, siamo a quasi 3000 mt di altezza! C’è poca gente in giro, il che ci fa godere ancor di più il paesaggio, incontriamo una coppia di arzilli vecchietti della Georgia con i quali scambiamo due parole e poi proseguiamo la visita del parco, fermandoci nei vari punti panoramici ad ammirare animali e natura…. Davvero un posto da vedere una volta nella vita! La giornata è interamente dedicata alla visita delle Rocky Mountains, terminata quindi la visita riprendiamo l’autostrada e ci dirigiamo verso Cheyenne, capitale del Wyoming… l’idea era di pernottare in questa città ma siccome è ancora presto decidiamo di macinare ancora qualche km per averne meno da fare domani ed arriviamo a Chugwater, l’unico paese che sulla cartina era indicato come centro 1 pochino più grosso…. Appena entrati in paese incontriamo l’unico hotel dove un simpaticissimo signore sulla sessantina con un look da cow-boy mi dice che ha posto… l’hotel è il Buffalo Lodge Inn and Grill, neanche 60 dollari per una camera veramente carina e ben curata… Facendo il check in l’arzillo cow-boy mi dice che se ci sbrighiamo (sono le 18.30) riusciamo anche a cenare nel ristorantino che si trova all’interno e che chiude alle 19.00… ovviamente il tutto in americano, quindi penso di aver capito male…. Comunque ci sistemiamo in camera, doccia e siamo di nuovo fuori…. Nel frattempo sono le 19.00 ed effettivamente avevo capito bene!!!! Alle 19.00 il ristorante sta chiudendo…. Incredibile!!!! Così decidiamo di avventurarci in paese…. Certo… 292 anime, almeno così recita il cartello all’ingresso…. E non c’è niente!!!! Sembra veramente una città fantasma! Per fortuna c’è una stazione di servizio con una sorta di bazar all’interno e così riusciamo a recuperare 2 hot dogs e una bibita che consumiamo in macchina! Fantastico…. Questi sono gli “imprevisti” dei viaggi on the road che io comunque amo particolarmente.. alla fine, è stato divertente mangiare in macchina e rientrare in hotel alle 20!!!! Due chiacchiere con il nostro amico cow boy e alle 21 eravamo già a dormire!

18 settembre: Chugwater – Wind Cave – Custer State Park – Black Hills National Forest – Keystone
Beh alle 7.00 eravamo già svegli… e belli riposati! Oltre che affamati da matti… così “sfruttiamo” il ristorante che alle 19.00 chiude e ci rifacciamo del “light dinner” (!!!) con una colazione con i fiocchi…. Uova, bacon, patate, succo d’arancia e caffè…. Insomma, ci rimpinziamo alla grande! Per essere un paesino veramente sperduto in mezzo alle praterie, c’è un buon numero di clienti ma, almeno per i gestori del locale, l’attrazione principale siamo noi… fondamentalmente l’Italia negli Stati Uniti è molto amata, quindi già normalmente gli americani sono very friendly con tutti, figuriamoci quando scoprono che sei italiano! Si informano su chi sei, da dove vieni, come mai sei negli States… concludendo immancabilmente col tirar fuori dal loro albero genealogico qualche parente italiano e con la tipica frase IO AMO LA PIZZA con la loro cadenza che io adoro…. Qua non fanno eccezione e quindi ci ritroviamo a chiacchierare con la cuoca che, dopo averci chiesto se la colazione era stata di nostro gradimento (“sapete, sono nuova!!!”), ci intrattiene con qualche battuta sul nostro viaggio.
Verso le 9 siamo di nuovo in macchina, oggi il programma prevede la visita alla Wind Cave National Park dove arriviamo in tempo per fare la visita guidata insieme ad una ranger dalla pronuncia abbastanza incomprensibile… ma più o meno riusciamo a seguire i racconti e le leggende sul luogo e sulla grotta che ci apprestiamo a visitare. Dopo circa un’oretta e mezza abbondante, la visita finisce quindi facciamo ancora un mezzo giro in macchina e via verso il Custer State Park, con breve sosta per un velocissimo pranzo a base di sandwich e poco altro.
Il Custer merita sicuramente i 10 dollari che ci hanno chiesto per l’ingresso, il paesaggio è allo stesso tempo affascinante e rilassante e soprattutto proprio qua abbiamo avuto il primo incontro con un bellissimo (e grandissimo!) “buffalo”… Cavolo, sono giganti!!! Tra l’altro era fermo immobile, tanto che ci sono voluti una decina di secondi per capire che non era finto!!!! Sempre al Custer, abbiamo fatto amicizia con due asinelli buffissimi che alla macchina davanti a noi avevano scroccato delle caramelle alla panna e fragola e quando si sono letteralmente infilati con i loro dolcissimi musi dentro la nostra macchina, c’era un odore di panna e fragola tremendo!!!! L’ultima visita della giornata è stata quella alla Black Hills National Forest; altro “landscape” assolutamente da non perdere, che si estende per 480.000 ettari ed è grande quasi quanto il Delaware… Un vero paese delle meraviglie! La giornata termina a Keystone, località alle porte del Monte Rushmore, dove troviamo alloggio al Travelodge Motel (ben 56 dollari). Se vi piacciono saloon, musica country e atmosfere da cowboy, non potete non fare una sosta a Keystone… sempre guidati dalla nostra magica Routard, abbiamo cenato all’Historical Ruby House Restaurant, dove tutto è come era ai tempi di Jesse James, con cameriere vestite come all’epoca e musica country dal vivo in sottofondo… Voi direte, turistico al massimo… mah, l’impressione invece è proprio quella di tornare indietro nel tempo, tra l’altro abbiamo mangiato veramente bene per un prezzo più che abbordabile (carne gustosissima e così tenera da tagliare con un grissino!) e soprattutto dopo cena ci siamo spostati nella zona “bar” attraversando le classiche porte da saloon dove, seduti sui classici sgabelli da saloon, ci siamo goduti la musica country suonata dal vivo da un duo niente male. Nanna a mezzanotte passata stanchi morti, ma la giornata è stata da 10. Questo South Dakota ci piace un sacco!

19 settembre: Keystone – Mount Rushmore – Crazy Horse Memorial – Badlands – Spearfish
Solita sveglia verso le 8.00 (le nostre sono sempre vacanze all’insegna del relax…), colazione veloce al motel (niente di trascendentale ma ci sono cmq succhi, dolcetti vari, latte e cornflakes) e poi via verso il Monte Rushmore… Questa mattina fa veramente freschetto, il mio pile è proprio necessario! Beh del resto è settembre e siamo a circa 1500 mt di altitudine quindi ci sta. L’ingresso al Memorial è libero, si paga il parcheggio (8 dollari) che vale un anno intero… mi sa che sarà difficile riutilizzarlo! Che dire del Mt. Rushmore… mai avrei pensato mi sarebbe piaciuto così tanto! Imponente, immenso, pregno di storia… inoltre ci si trova davvero in mezzo alla natura, ci sono pure delle capre di montagna che girano libere e indifferenti nei dintorni del monte. Insomma, questo South Dakota ci piace ogni giorno di più! Per visitare il monte, c’è un percorso che arriva proprio ai piedi del monte stesso, grazie al quale si possono vedere le facce dei Presidenti Washington, Jefferson, Lincoln e Roosvelt da tutti i lati! Inoltre, all’ingresso del Memorial si trova l’immancabile Visitors Centre con annesso un bel negozietto di souvenirs, uno snack bar e una bellissima terrazza panoramica. La visita successiva prevede il Crazy Horse Memorial, che però vediamo solo da fuori perché i 20 dollari che ci chiedono per l’ingresso ci sembrano sinceramente una esagerazione e quindi ci dirigiamo verso le Badlands… nella mia “ignoranza”, questo posto era sconosciuto fino a quando non ho iniziato a fare le mie ricerche pre-viaggio; beh, anche qua sono riuscita a restare a bocca aperta! Un misterioso paesaggio che si estende su un territorio di 98.000 ettari circa formatosi durante milioni di anni, che grazie al movimento dei venti e dell’acqua nel corso del tempo, offre formazioni calcaree a spirale, pinnacoli, canyon e spettacolari architetture naturali. E’ il più ricco territorio di fossili dell’Oligocene esistente al mondo. Popolate da antilopi, cervi, capre di montagna e simpaticissimi cani della prateria – “prairie dogs”, (che in realtà sono graziosi piccoli roditori che si nascondono in tane sotterranee e spuntano a sorpresa nella prateria) oltre che da coyote e volpi, le Badlands offrono il meglio durante la fine della giornata, quando la luce definisce i contorni dei picchi e delle guglie, con colori tra il rosa, il giallo, il marrone ed il verde. Imperdibile se passate da queste parti! In serata cerchiamo una sistemazione a Spearfish, grazioso paesino di neanche 10.000 anime, e finiamo al Chris’ Camp, dove una squisita famigliola che sembra uscita dalle fiabe ci sistema, x 20 dollari, in un carinissimo cabin con tanto di sacchi a pelo e asciugamani in dotazione! I proprietari (mamma, papà, 2 bambini che sembrano svedesi e un cane bellissimo) sono di una gentilezza, educazione e squisitezza impagabile e tra l’altro ci consigliano un locale per la cena che risulterà uno dei più particolari che abbia mai visto… The Spearfish Chophouse, dove siamo accolti da una graziosa ragazza che ci porta al tavolo omaggiandoci di un secchiello pieno di arachidi le cui bucce vengono “obbligatoriamente” buttate per terra…. Incredibile! Inoltre, siamo allietati dalla musica di un arzillo vecchietto (avrà almeno 90 anni!) che suona la stangata…. Cibo ottimo, prezzo anche! Ore 11 tutti a nanna.

20 settembre: Spearfish – Devil’s Tower – Gillette
Dopo una mega colazione a base di un super muffin al mirtillo (pesava mezzo chilo!!!) e un cappuccino buono per essere americano, il nostro viaggio prosegue con la visita del Devil’s Tower National Monument, una enorme roccia stratificata di 264 mt di altezza, caratterizzata dalla cima piatta e rettangolare. La si inizia a scorgere già da km di distanza e, complice il cielo terso, la sua visione ha qualcosa di mistico. Molte sono le leggende che ruotano intorno a questo monte sacro per gli indiani, e l’atmosfera che si respira davvero magica. La giornata sarebbe dovuta continuare con la visita della zona di Little Big Horn Valley, ma uso il condizionale in quanto non avevamo fatto i conti con un cingolato che in autostrada ha perso il controllo proprio mentre stavamo passando noi e che ci ha sbattuti dall’altro lato della carreggiata, distruggendo ovviamente la macchina… ed è già un mezzo miracolo se siamo qua tutti integri a raccontarlo… saranno mica gli spiriti degli indiani della Devil’s Tower? Ovviamente avremmo di gran lunga preferito evitare una esperienza di questo genere, ma siccome da ogni esperienza si deve trarre qualcosa di buono, beh da questa abbiamo imparato l’ennesima lezione di civiltà, educazione, gentilezza ed efficienza del popolo americano… neanche il tempo di realizzare cosa era accaduto che avevamo già intorno ambulanza, County Police e Patrol Police… il tempo di verificare che fossimo integri (you are pretty lucky!) che l’agente si mette subito in contatto con il noleggio auto per farci arrivare una nuova macchina e, dopo aver firmato il foglio di manleva x non farci ricoverare in ospedale, sempre lo stesso agente ci accompagna a Gillette, la cittadina più vicina al luogo dell’incidente, per aspettare l’auto e cercare di riprenderci dallo spavento. Insomma, in meno di 3 ore avevamo già sbrigato tutte le faccende burocratiche (grazie soprattutto al prezioso aiuto del ns. amico poliziotto) ed

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