Belize on the road

Un viaggio in Belize ? Perchè no , paese poco conosciuto , al di fuori delle mete turistiche più pubblicizzate,famoso per il mitico Blue Hole , i Lamantini le mitiche sirene avvistate per la prima volta da Cristoforo Colombo ,l’altrettanto mitica San Pedro cantata da Madaona nella sua famosa canzone Isla Bonita .Un tempo dominio Britannico , Honduras Britannico , infatti è il suo nome prima che si affrancasse dalla dominazione inglese , paese dove venivano coltivate canna da zucchero e banane e fiorente era il commercio
di legnami pregiati soprattutto il mogano; paese così lontano e
remoto da essere scelto dai Mennoniti olandesi per rifugiarsi scappando dalle persecuzioni per ricreare un loro mondo che ancora oggi sopravvive nel sud del paese .Infatti viaggiando attrverso la foresta che si incontra prima
di arrivare a Punta Gorda si possono vedere le loro fattorie dove uomini e donne biondissimi , ancora vestiti con abiti stile ottocento , lavorano la terra ed allevano polli ( sono i primi produttori di polli in Belize ) come se il tempo non fosse mai trascorso senza farsi corrompere dai tempi moderni.
Ma è il paese dove ancora viva è la presenza degli originari abitatori del cento America che vivono ancora adesso in villaggi fatti di capanne nel sud del paese dove c’è la presenza maggiore di antiche rovine Maya :Lubaantun , Caracol Nim Li Punit, dove puoi incontrare i “rasta ” e restare incantato dal ritmo dei tamburidei garinagu , dove i Cinesi hanno in mano la quasi totalità delle attività commerciali e dove lo sport nazionele sembra quello di lasciarsi dolcemente dondolare sulle amache .Ma è soprattutto un paese dove la natura è la padrona incontrastata,infatti il territorio è in gran parte ricoperto da una lussureggiante foresta tropicale e la zona che costeggia il mare è ricca di paludi( a nord nei pressi di Belize City , ma anche a sud nei pressi di Punta Gorda e Dangriga) e di mangrovie.Proprio per questo quasi tutto il territorio è un susseguirsi di parchi naturali e aree protette : dal famosissimo parco marino del Blue Hole National Park , al Cockscomb Basin altimenti conosciuta come Riserva de Giaguaro , dove si trova la montagna più alta che raggiunge i 1000 metri di altezza , al Gra Gra Lagoon National Park nei pressi di Dangriga , alla riserva della scimmia urlatrice il Community Baboon.
Un viaggio in Belize quindi accontenta sia la voglia di conoscere , popoli antichi e moderni , sia il gusto dell’esplorazione di una natura ancora ” selvaggia “, sia il sacrosanto bisogno di relax .
Infatti le sue spiaggie da Placencia a quelle dei Cayes non hanno nulla da invidiare alle più famose spiaggie di altre località caraibiche : purtroppo anche li il punteruolo rosso ha colpito e moltissime palme da cocco sono morte.Il nostro viaggio in Belize ( tappa di un viaggio che comprendeva anche lo Yucatan) è durato due settimane, durante le quali , viaggiando sempre con i bus locali e dormendo in guest house dove il posto ci sembrava meritevole di fermarsi un pò di più , abbiamo percorso da sud verso nord il paese
facendo tappa a Punta Gorda , Placencia , Maia Center( per visitere la riserva del giaguaro ) , Dangriga ( Gra Gra Lagoon ), una capatina a Belmopan e ad Orange Walk ed in fine Belize city e Caye Caulker.
Abbiamo conosciuto gente molto povera , ma di grande dignità e ospitalità che sa accontentarsi di quello che ha ,gente che convive con una natura a volte ostile ( tremendi uragani periodicamente flagellano le coste del Belize ) ,che vive vendendo frutta fresca o sacchettini di fette di banane essicate , salate e condite con il peperoncino sui bordi delle strade o alle fermate degli autobus .
Abbiamo gustato una cucina semplice , ma buona , molto speziata e piccante basata quasi esclusivamente sulle banane sul riso , i fagioli neri, il mais il pesce e la carne di pollo e di maiale. A questo proposito non dimenticate di provare le famose salse piccanti di Marie Sharp e le ottime marmellate di guava e di altra frutta prodotte sempre
dalla stessa fabbrica. Marie sharp .
Abbiamo prenotato via internet il viaggio aereo da Milano a Cancun via Amsterdam con la KLM/Martiner che mi è sembrato allora il più economico ( circa 700 euro A/R a persona ) anche se abbiamo dovuto restare la notte all’aeroporto di Amsterdam perchè il volo per Cancun partiva alle 7 del mattino successivo. Devo dire che stare tutta la notte in aeroporto non è stato male , infatti l’aeroporto è ben attrezzato e c’è una zona con comode poltrone relax in pelle dove si può comodamente dormire !!All’arrivo a Cancun abbiamo preso un autobus Riviera che per 80 pesos a testa ci ha portato a Playa del Carmen dove abbiamo pernottato per ripartire la mattina successiva per Chetumal , cittadina che si trova sul confine con il Belize ( autobus linea ADO 180 pesos a testa ) .Qui facciamo una sosta di due giorni e poi via….verso il Belize ; il 14 gennaio , dopo aver fatto una abbondante colazione a base di burritos e succo di lime in un chiosco del Nuevo Mercato alle 9 prendiamo l’autobus che in 4 ore ci porta a Belize City da dove ripartiamo subito per Dangriga .Il paesaggio che da Chetumal sino a Belize city era stato caratterizzato da coltivazioni di canna da zucchero e da aranceti, cambia lasciando il posto ad una foresta tropicale inframezzata da piccoli villaggi dai quali sbucano bambini che sul ciglio della stada vendono arance già sbucciate ; l’autista spesso si ferma per comprarne e le mangia tra una cantata e l’altra , infatti a differenza degli autobus messicani e dai loro autisti ” molto professionali ” gli autobus e gli autisti beliziani sono uno “spettacolo ” : vecchi scuolabus Tata riadattati,sgangherati che sfrecciano sulle strade quasi senza curve ad alta velocità , con musica ad alto volume Ma se avrete bisogno di aiuto per i bagagli o per scendere in qualche posto dove non c’è la fermata ufficiale , li troverete sempre a disposizione ! Pernottiamo a Dangriga e l’indomani partiamo per Punta Gorda , estremo sud del Belize ( strano , vero ? abbiamo deciso di visitarlo partendo da sud e risalendo verso nord ! una ragione c’è , infatti avevamo deciso di fare altre due settimane visitando lo Yucatan , ma questa è un’altra storia ) .
Da Dangriga a Punta Gorda la strada attraversa foresta e zone paludose e per un lungo tratto , prima di arrivare è in terra battuta completamente immersa nella foresta , vi si incontrano solo piccoli villaggi maya , con capanne in
pietra e tetti in paglia e le fattorie dei Mennoniti che ti riportano in dietro nel tempo gli uni perchè non sembra possibile che si possa vivere ancora in simili capanne , condivise dagli uomini e dai loro animali domestici , senza elettricità , usando il fuoco per cucinare ,e coltivando piccolissimi fazzoletti di terra strappati alla foresta , le altre perchè i mennoniti rifiutando la nostra società e ” civiltà ” vestono e vivono coltivando la terra come lo facevano i loro antenati due secoli fa !!
A Punta Gorda ci attende una piccola cittadina di confine , animata da una popolazione variegata , maya , creoli, garinagu, cinesi e gli immancabili canadesi che ritroveremmo numerosissimi in tutto il Belize. Pare che l’abbiano eletto loro seconda patria visto il clima decisamente più favorevole , ma soprattutto il cambio tra dollaro canadese e dollaro beliziano!!!

Alloggiamo al Pallavi’s Hotel , nome un pò altisonante ( era in ristrutturazione ed ampliamento allora ), ma ha il vantaggio di essere sulla via principale ed avere buoni prezzi. in più c’è anche il ristorante dove si può gustare
una ottima cucina tipica e dove ci si può informare per fare escursioni nelle zone archeologiche limitrofe che sono l’unica attrazzione di PG ( come la chiamano gli abitanti ) .Quello che coplisce è la estrema calma e tranquillità
degli abitanti , i loro ritmi naturali , la semplicità di una vita essenziale al limite della sussistenza , ma al tempo stesso il ritmo e l’allegria del mercato nel quale i maya nei loro coloratissimi vestiti tipici vendono oggetti artigianali fatti di fibre vegetali , frutta e verdura . Come al solito sono i bambini a colpirmi di più , infatti durante il nostro girovagare per il paese e i dintorni, veniamo adocchiati da due sorelline maya che vendevano piccoli oggetti , ci fermano e credendoci americani ci offrono di comperare qualche cosa , compro un fermaglio per capelli per mia figlia e regalo qualche caramella alla più piccola : il giorno dopo le stesse due bambine ci ” scovano ” ma non per venderci oggetti , pensate …….. volevano ancora delle caramelle per loro e anche per i loro amichetti che subito compaiono quando tiro fuori le caramelle !!
Lasciamo PG per la seconda tappa che è Placencia . Decisamente diversa , più turistica , piena di ristoranti ( due
italiani e addirittura una gelateria italiana ) , piccoli alberghi più o meno cari e moltissimi turisti canadesi , residenti li da molti anni . Conosciamo anche degli Italiani che vivono li e che ovviamente lavorano nel turismo , ma soprattutto una ragazza romagnola che , con una bimba di circa tre anni avuta da un garifuna , vive a Placencia
facendo la pizza in casa e vendendola all’ora di pranzo per la strada , pizza rivisitata e adattata ai gusti locali infatti quella che va per la maggiore sembra essere quella con l’ananas !?.
Noi optiamo per una sistemazione semplice ed economica , la guesthouse di miss LYdia ( Lydia’s guest house) che si trova quasi alla fine della stradina in cemento che costeggia la spiaggia e sulla quale si affacciano quasi tutte le strutture ricettive e le case ( quasi tutte fatte a palafitta ). Il posto idelae per passare 4/5 giorni sulla
spiaggia , fare lunghe passeggiate e pescare . Per quanto riguaarda i pasti consiglierei di evitare i ristoranti italiani che sono carissimi e consiglierei Omar’s che è una specie di trattoria a conduzione famigliare gestita da
una famiglia di mussulmani ( si beve solo acqua o succhi di frutta ) dove si mangia cucina famigliare tipica beliziana e anche degli ottimi e giganteschi burritos alle verdure . Un altro posto dove noi mangiavamo spesso è il ristorante Pinocchio dove tutte le sere c’era un Menu del Dia , a prezzo fisso , ottimo e sostanzioso misto tra creolo e messicano .Questo piccolo ristorante , che si trova all’estremità sud del paese , alle spalle del distributore di benzina vicino alla fermata degli autobus è frequentato anche dagli americani e dai canadesi che ci vanno per mangiare soprattutto aragosta e gamberoni.
Lasciamo Placencia con un pò di tristezza perchè ormai avevamo fatto amicizia con miss Lydia che tutte le mattine ci faceva un’ottima colazione facendoci gustare ogni giorno un tipo diverso di pane e di marmellata fatta da lei (ottima quella di guava ) e ci faceva conoscere , attraverso i suoi racconti , la vita del popolo beliziano ; ci eravamo abituati al semplice ritmo di vita scandito solo dal passare della giornata dall’alba al tramonto parlando con la gente del posto ed invidiando un pò chi aveva deciso di pare di Placencia la sua seconda casa !
Prossima tappa Cockscomb Basin Wildlife Sanctuary , la riserva del giaguaro ! Con l’autobus arriviamo a Maia Center e l’autista ci indica una casa del villaggio dove possiamo chiedere alloggio. Ci sistemiamo presso una famiglia maia dove prenotiamo colazione e cena e il trasporto in macchina alla riserva . Con noi alloggiano due americane , naturaliste esperte di birdwatching. E’una sistemazione molto spartana ( camera con letto ed una mensola per appoggiare le valige , bagno esterno con una piccola doccia con acqua scaldata dal sole ) ma che ci permette di assistere alla vita quotidiana di questa gente maia che fino a qualche anno prima , quando ancora la riserva non c’era , viveva nel loro villaggio all’interno della foresta .
E’ possibile anche prenotare una guida per visitare la riserva e a posteriori secondo me conviene anche se all’ingresso ti danno una brochure dove ci sono seganti tutti i sentieri con il grado di difficoltà e la lunghezza è meglio essere accompagnati da ci conosce bene il posto e , in poco tempo ti fa vedere le cose più interessanti .
Anche girando da soli noi abbiamo potuto vedere le scimmie urlatrici , qualche tapiro , i tucani e una moltitudine di uccelli e piante tipiche della foresta tropicale . Bellissimo , lo consiglio !!!
Lasciamo la natura selvaggia e facciamo tappa verso i Cayes scegliendo Caye Caulker che è sicuramente meno cara della più famosa Ambergris Caye e San Pedro.
I taxi water della Caye Caulker Association partono da Belize City , il costo A/R per due è di 50 dollari beliziani( allora il cambio era 1 dollaro americano/ due dollari beliziani ) , il viaggio dura più o meno un ora .
L’arrivo , nonostante ci sia una pioggrella antipatica è spettacolare perchè avvicinandosi all’isola ci si presenta dapprima una estensione di mangrovie e quello che resta della foresta tropicale e po la bianchissima spiaggia sulla quale ci sono i pontili in legno che sono l’attracco per tutte le imbarcazioni.
Troviamo una camera al Taj Hotel , camera con bagno in camera 45 dollari beliziani , buono anche il ristorante prevalentemente piatti taj , ma anche cucina beliziana e naturalmente vegetariana . Prezzi ottimi dai due dollari Beliziani per i roti , tutti i contorni di riso e fagioli ai 10 per il pollo masala e tutte le altre varietà di pollo ovviamente compreso di contorni di verdure e fagioli ai 15/20 per il pesce e i crostacei , sempre compreso di contorni base.
Devo dire che qui siamo stati sfortunati perchè il tempo è stato inclemente e ha piovuto quasi sempre impedendoci di fare le escursioni alla barriera corallina e ai parchi marini dei dintorni , abbiamo potuto però visitare la Caye Caulker Mini Reseve molto interessante soprattutto per gli uccelli ( bellissime le enormi fregate e i pellicani ),le iguane giganti e la bellisima zona delle mangrovie . Anche qui abbiamo conosciuto sia abitanti del posto come una signora , proprietaria di un piccolo bar che faceva il caffè all’italiana perchè suo padre da giovane era stato in Italia A Lavorare ,sia gente di tutto il mondo che li aveva deciso di fermarsi come una coppia di italiani ( lui ligure e lei piemontese) che girando per il mar dei caraibi in barca a vela arrotondavano le loro finanze vendendo quadri e magliette dipinti da lui e monili di pietre dure acquistate in guatemala , fatte da lei, un giovane edl centroamerica che aveva passato molti anni della sua vita in svizzera con la famiglia , ma che poi aveva deciso di ritornare preso dalla passione per il mare e divideva la sua vita tra il Belize , il Guatemala e l’Honduras seguendo corsi sub e guadagnandosi da vivere con piccoli lavoretti e vendendo oggetti di artigianato.
E’ stato un viaggio veramente molto interessante per tanti aspetti non solo naturalistici e di relax , ma soprattutto perchè ci ha fatto conoscere un mondo che ci era totalmente sconociuto , un popola variegato e per noi certamente un pò difficlie da capire ,ma molto affascinante .
Unico rammarico ? Aver perso tutte le fotografie ( quasi 600 sig!!!) per un accidente alla memoria della digitale!
Peccato , ma restano sempre le immagini , le sensazioni , i sapori e gli odori nella mente e nel cuore .

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Ci sono 5 commenti su “Belize on the road

  1. Peccato per le foto perse (è uno dei miei “incubi” ricorrenti quando sono in viaggio… forse per questo di macchine ne porto sempre due?!) ma, come scritto sopra, i ricordi e le sensazioni sono indelebili. :serenata:
    Avete fatto proprio un bel giro!

  2. Che peccato per le foto, mi avrebbe incuriosito molto vederle…anch’io porto sempre almeno 2 fotocamere e più memory card nelle quale suddividere le varie foto!!!
    Però grazie per il diario!!!!
    Un testimonianza di un viaggio non troppo usuale…apprezzatissima!!!

    Lola:rose:

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