Alla scoperta di Samos su un cinquantino…

Per motivi vari che non sto a spiegare, ci siamo ritrovati a luglio inoltrato senza avere ancora prenotato la vacanzina di fine agosto; un’unica certezza c’era: saremmo tornati nelle mia amata Grecia.
Dopo aver consultato vari siti internet e aver constatato che non c’erano offerte di nostro gradimento (l’unica soluzione che prendo in considerazione per la Grecia è lo studios, e pochi tour operator la propongono … e quelle poche volte che succede, costa più di un villaggio all inclusive, cosa che mi fa abbastanza irritare) abbiamo optato per il fai-da-te e ci siamo messi a cercare voli a prezzi fattibili. La nostra prima scelta era Karpathos, ma non riuscendo a incastrare i voli in maniera decente, in particolare quelli del ritorno, abbiamo desistito e ripiegato su altre mete di nostro interesse; alla fine, quella con le combinazioni di volo migliori sia per quello che riguardava il prezzo sia per gli orari risultava Samos, isola che peraltro mi ispirava parecchio, e quindi abbiamo prenotato i voli: partenza il 25 agosto, ritorno il 4 settembre.
Era il momento di trovare uno studios e quindi è iniziata la ricerca su internet e l’invio delle mail con richiesta di prezzo e disponibilità. Alla fine prenotiamo all’Electra Studios , non lontano da Pythagorio: dalle foto sul sito il posto sembra carinissimo, il prezzo è a dir poco ottimo (35 euro al giorno, cioè 17.5 € a testa!), la posizione buona essendo vicino a Pythagorio, uno dei centri principali dell’isola, e a pochi km dall’aeroporto.
25 agosto
Come già detto, la partenza è il giorno 25 dal terminal 2 di Malpensa con EasyJet per Atene; questo volo ci è costato molto poco e anche i voli interni avevano prezzi decisamente accettabili; purtroppo non si può dire la stessa cosa per l’Atene-Milano del ritorno in quanto non avendo trovato voli low cost abbiamo ripiegato su un volo di linea dell’Olympic, ovviamente molto più caro. Ma d’altronde, avendo prenotato a fine luglio…
Il nostro volo Easy Jet decolla in perfetto orario alle 6.45 e alle 10 ora locale siamo già ad Atene; alle 14, nuovo decollo su un aeroplano dell’Aegean a turboelica, destinazione isola di Samos, che raggiungiamo in meno di 50 minuti. Sono in Grecia, che bellissima sensazione! Ritirati i bagagli, usciamo dall’aeroporto e saliamo subito su un taxi e in 10 minuti circa (e 12 euro) siamo all’Electra. Il nostro studios ci viene consegnato da una signora anziana che parla poco l’inglese, ma ci intendiamo lo stesso. Il posto è proprio come lo immaginavo: un complesso di pochi appartamentini (13 più la casa dei proprietari, che vivono lì), circondato dagli alberi, con un giardinetto ben curato e una grossa piscina. Lo studios in sé è il classico studios greco, con giusto l’essenziale: letto, tavolino con sedie, angolo cottura, frigo, un armadio, bagno con doccia. Ma d’altronde cos’altro ci serve?! Ah, ci sono anche l’aria condizionata e la cassetta di sicurezza, comprese nel prezzo. E verranno tutti i giorni esclusa la domenica a farci le pulizie: cos’altro volere? Insomma sembra tutto perfetto…



Senza neppure aver disfatto i bagagli, usciamo per affittare uno scooter; di fianco all’Electra c’è un noleggiatore, più comodo di così! Peccato che questi ci dice che per guidare lo scooter in Grecia serve la patente della moto; noi, che abbiamo avuto un 80 cc a Santorini (due volte) e un 125 lo scorso anno a Kos restiamo un po’ basiti e decidiamo di provare da un altro, e quindi ci incamminiamo verso Pythagorio (a piedi circa un quarto d’ora o poco meno all’andata, che è in discesa). Sul viale principale del paese è un susseguirsi di agenzie di noleggio; entriamo nella prima: e anche qui ci ripetono la stessa cosa! Panico! Siccome l’auto proprio non la vogliamo (a nessuno dei due piace troppo guidare e poi… vuoi mettere il piacere dell’aria greca sulla pelle???) ci informiamo per quad o buggy: prezzi allucinanti, tra i 45 e i 65 euro al giorno, considerato che noi lo prenderemmo per 9-10 giorni siamo su…no, troppo, decisamente troppo! Ormai avviliti proviamo un altro noleggiatore, che ci dice che senza patente della moto ci può noleggiare al massimo un “cinquantino”. A quel punto quindi abbiamo tre possibilità: svenarci per un quad, rinunciare al piacere e prendere un auto, accettare il cinquantino; senza titubanza optiamo per la terza scelta: mal che vada ci metteremo più tempo a raggiungere i vari posti, ma abbiamo il nostro motorino! 95 euro e il Liberty Piaggio color azzurrino acqua è nostro per 9 giorni e mezzo; ha qualche acciacco (la sella non si chiude a chiave, il bauletto è chiuso da una fune e non con la chiave…) ma è sempre meglio che niente. Si parte, destinazione… beh, destinazione spesa, a casa il frigo è vuoto!!!
La sera abbiamo mangiato qualcosina in casa, anzi sul nostro micro terrazzino, proprio di fianco alla fontana; ci fa compagnia il profumo del gelsomino. Poi a letto presto, l’indomani Samos ci attende!
26 agosto
Sveglia abbastanza presto, colazione e poi si parte. Per prima cosa facciamo tappa a Pythagorio, giusto per farci un’idea di come è fatto il paesino: esso è in parte a livello del mare e in parte arroccato; intorno al porto si sviluppa un susseguirsi di locali e taverne, mentre il viale principale che conduce al porto è una lunga serie di agenzie, autonoleggi, negozi di vario genere. Turistico, ma nel complesso sembra carino…
A pochi minuti da Pythagorio si trova il tunnel di Eupalinos: costruito in epoca romana, aveva in origine la funzione di acquedotto; ora è semplicemente un tunnel che entra nella montagna e visitabile, alla cifra di 4 euro, per i primi 200 metri. L’ingresso è stretto, ma poi si allarga ed è parecchio fresco: è come stare in una grotta!
Dopo la tappa Eupalinos iniziamo a vagare un po’ a caso, senza una meta ben precisa: abbiamo guida e cartine, ma non abbiamo ancora deciso un “piano” d’attacco dell’isola.
Da Pythagorio risaliamo verso Chora, da lì seguiamo per Mytilini e poi per Samos, nota anche come Vathi, la città principale dell’isola. In realtà Vathi è la zona vecchia, arroccata, Samos quella più recente, sul mare, ma spesso i due nomi vengono utilizzati in maniera intercambiabile. Samos è decisamente più grossa e più “cittadina” rispetto a Pythagorio: tanti negozi, locali… decisamente meno caratteristica, di primo acchito Pythagorio conquista molto di più. Cartina alla mano, decidiamo di imboccare la strada verso nord, fino ad arrivare ad Agia Paraskevi; la strada, pur elevata, costeggia il mare e il paesaggio che ci si offre è davvero bello, con graziose calette dal mare color turchese. Arriviamo ad Agia Paraskevi, posto un po’ isolato, dove la strada finisce, e facciamo sosta in una piccola spiaggetta di ciottoli ombreggiata dagli alberi, dove oltre a noi ci sono pochissime persone: l’acqua è di un azzurro incantevole e invita proprio a farci un bagno… peccato che sia gelata!

Al ritorno, notiamo diverse strade sterrate che portano alle varie calette: ne imbocchiamo una di 2 km, abbastanza tranquilla perché poco pendente, e raggiungiamo una spiaggetta che si rivela però una delusione in quanto non solo il mare è mossissimo, ma la microspiaggia è totalmente occupata da uno stabilimento balneare che spara musica a palla stile discoteca: la nostra permanenza qui è quindi di soli due minuti, il tempo di qualche foto.
Ritorno quindi verso lo studios, facendo però la strada che passa da Platani.
Dopo cena vaghiamo per Pythagorio e individuiamo qualche ristorante dove ci piacerebbe andare nei giorni seguenti; guardando poi la guida scopriamo che sono tutti e tre segnalati da essa. Bene!
27 agosto
Anche oggi ci dirigiamo verso Chora, ma seguiamo poi per Koumaradei, dove un negozietto che vende spezie, saponi e altri prodotti locali attira la nostra attenzione e mi faccio i primi acquisti vacanzieri; da Koumaradei saliamo poi verso Pirgos e in seguito Spatharei; passata Pirgos la strada offre una bellissima visuale sul golfo di Marathokampos, peccato ci sia foschia. Lungo la strada è possibile vedere molti resti di foresta bruciata, testimonianza dei terribili incendi che hanno colpito Samos nel 2000 e di cui l’isola porta ancora molti segni; ovunque però, anche nel paesino più sperduto, si notano camionette dei pompieri ed idranti, forse per prevenire al meglio altri scempi. Arriviamo all’imbocco dello sterrato che conduce alla Tsopela beach, che sarà la meta della nostra giornata. In realtà la Tsopela è raggiungibile solo con uno sterrato di 7 km, ma la nostra mente malata ha deciso di andarci lo stesso e quindi iniziamo la nostra discesa in scooter. L’inizio non è male ma la strada peggiora di metro in metro: è ripida e piena di curve. Rischiando almeno 2-3 volte di ribaltarci e farci male (grazie al cielo Dario è un bravo pilota) arriviamo alla meta, stremati, anche per il caldo (la strada è praticamente chiusa in una conca dove batte il sole e c’è poco vento). Una signora anziana vende ceramiche in spiaggia e affitta ombrelloni e noi ci prendiamo due lettini ed un ombrellone all’”esorbitante” cifra totale di 5 euro in totale (prezzo che ho visto in tutta l’isola… proprio come in Italia!); c’è anche una taverna, come in quasi tutte le spiagge dell’isola, anche le più imboscate. Dopo esserci ripresi dalla discesa, ci dedichiamo allo snorkeling in un mare calmissimo e fortunatamente meno freddo di ieri.

La risalita è abbastanza drammatica: la strada è pendente e il nostro povero scooter proprio non ce la fa in alcuni punti a portar su entrambi (anzi fa fatica anche con una persona sola); quindi mi faccio forza e coraggio e buona parte della strada me la faccio a piedi. Quando finalmente raggiungiamo la strada principale sono distrutta, sudata, puzzolente e accaldata, ma per consolarmi penso alla moussaka che mi mangerò quella sera per rifarmi delle energie perse. Ripartiamo, con tappa prima a Pagonda per comprare qualcosa di fresco da bere e poi a Ireo, paesino costiero (un po’ triste per la verità) non lontano da Pythagorio. La Tsopela vale la pena di essere vista, ma meglio optare per una gita in barca come avevano fatto tutti gli altri presenti alla spiaggia; oddio forse in auto lo sterrato non è neppure così terribile, ma la nostra esperienza in scooter la sconsiglio vivamente! Anche se a posteriori è stato anche divertente…
Come già detto, la sera mi consolo al ristorante Poseidonas, con tavolo direttamente sulla spiaggia a pochi centimetri dal mare…
28 agosto
Oggi si va in direzione costa settentrionale. La prima tappa è Kokkari, paesino sul mare, ricco di localini e taverne, molto turistico ma abbastanza grazioso. Proseguiamo poi verso Agios Konstantinos, da dove parte la strada che conduce al villaggio di Manolates passando per la cosiddetta Valle degli Usignoli; tale strada attraversa un bosco abbastanza fitto e in un attimo sembra di essere proiettati in un posto che non è più Grecia. Il nostro scooterello però, forse ancora stremato dall’esperienza Tsopela, fa fatica ad affrontare la strada in salita e quindi ad un certo punto parcheggiamo e proseguiamo per i restanti 2 km a piedi; fortunatamente la strada è ombreggiata e si sta abbastanza al fresco.

Al ritorno facciamo prima sosta alla Tsambou beach, dove però il vento forte e il mare mosso ci fanno scappare quasi subito, e in seguito a Limonakia, baia decisamente più riparata, con mare piatto e azzurrissimo, dove possiamo dedicarci ad un po’ di snorkeling.

29 agosto
Oggi la destinazione è l’estremo ovest dell’isola, ovvero il villaggio di Drakei. Per noi che stiamo a Pythagorio è il posto più lontano da raggiungere; imbocchiamo la strada già nota per Pirgos, ma anziché per Spatharei seguiamo per Marathokampos e Votsalakia. Ci sono tante salite e discese. Votsalakia è un paesino sulla costa prettamente turistico, nulla di che. Prima di proseguire è bene ricordarsi di fare benzina in quanto da qui (anzi, più precisamente da prima di Votsalakia) a Drakei non vi sono benzinai. Anche la strada per Drakei è quasi interamente in salita, essendo Drakei un villaggio arroccato sulle pendici del Kerkis. Il nostro motorino però stavolta non fa scherzi, malgrado alcune salite siano segnalate essere del 10%, e si prosegue. Il panorama merita, a destra il Kerkis, montagna in tutto e per tutto, con rocce e boschi rigogliosi, a sinistra lo strapiombo sul mare, da dove si intravedono incantevoli calette dal mare smeraldo, non raggiungibili però con strade asfaltate (forse c’è qualche sterrato, ma memori dell’esperienza alla Tsopela non lo abbiamo neppure cercato e ci siamo accontentati di guardare dall’alto); peccato per la lieve foschia: la guida diceva che nelle giornate molto terse si vedono addirittura le Cicladi.

Drakei è un villaggio di poche case e, sebbene anch’esso parecchio raggiunto dal turismo, è talmente lontano dal resto della civiltà dell’isola da trasmettere l’idea che lì il tempo si sia fermato. Parcheggiato il nostro bolide ci incamminiamo a piedi lungo una strada, la quale ad un certo punto sembra passare nella veranda di una casa, cosa che ci fa indugiare, ma la padrona di casa, pur parlando solo in Greco, ci fa capire che possiamo proseguire; un sentiero ci fa raggiungere in pochi metri il piccolo cimitero di Drakei. Dal sentiero partono anche indicazioni per Micro Seitani e Megalo Seitani, due spiagge, ma vedendo a che altezza siamo rispetto al mare mi sa che c’è parecchio da camminare… Ritorniamo al motorino e ripartiamo. La sosta-mare la facciamo a Limnionas, spiaggia di ciottoli tranquilla dal mare trasparente.

Da qui parte anche uno sterrato che conduce alla punta sud-occidentale dell’isola, dove sorge una taverna (in Grecia si trovano taverne nei posti più astrusi) dove dicono che il panorama sia particolarmente bello, ma questo l’abbiamo scoperto qualche giorno dopo parlando con altre persone.
La sera cena in una taverna di Pythagorio, taverna Maritsa, 30 euro in due per una cena completa.
30 agosto
Oggi gita in barca. Dal porto di Pythagorio tutte le mattine verso le 10 partono diverse barche gestite da locali che organizzano escursioni presso le spiagge più famose ma difficili da raggiungere (vedi Tsopela) e verso l’isolotto di Samiopoula. Con la maggior parte di loro non è necessario prenotare, ci si presenta lì la mattina e si parte, cosa che abbiamo fatto pure noi (dopo però esserci fatti un giro le sere precedenti per farci un’idea su prezzi, orari etc…). Noi abbiamo optato per la intera giornata a Samiopoula, essendo già stati alla Tsopela ed essendo le altre spiagge proposte raggiungibili via terra. Samiopoula è un’isoletta disabitata, utilizzata perlopiù per il pascolo delle capre, dove non ci sono strade ma solo un paio di sentieri. Il viaggio dura circa un’oretta e mezza, si costeggia tutta la costa sud-orientale; sulla barca siamo una quindicina o poco più, oltre a noi un’altra coppia di Italiani, due Greci e tutti gli altri di nazionalità non pervenuta (ma noi abbiamo supposto fossero Olandesi, molto presenti sull’isola insieme agli Scandinavi).

Arriviamo nella baia di Samiopoula: il mare ha un colore talmente bello da non sembrare reale.

Dalla barca è possibile raggiungere l’isola a nuoto (in realtà dopo due bracciate già si tocca, quindi sarebbe meglio dire a piedi) oppure il “capitano” della nave trasporta a riva persone e borse con un gommoncino; sull’isola c’è una spiaggetta con ombrelloni a nostra disposizione, volendo. Dapprima ci facciamo un po’ di snorkeling in quel mare incantevole, poi raggiungiamo l’isola a nuoto e imbocchiamo il sentiero che conduce ad una piccola chiesetta che avevamo visto dalla barca, scattando foto a destra e a manca.

Alle 13.30 pranzo sulla barca. Il pranzo è compreso nel prezzo della gita (27 euro: ci sono stati serviti anche succo di frutta la mattina e anguria in seguito a merenda; i prezzi sono pressoché identici tra tutte le barche); volendo si può non pranzare (bisogna però organizzarsi in partenza, non essendoci a Samiopoula punti di ristoro!) e il prezzo scende di circa 5 euro se non erro. Ci son stati serviti carne, insalata greca, fagioli, patate fritte, feta, pane: non ci si può proprio lamentare! Svacco al sole e ancora bagno, peccato però che son girate le correnti e il mare si è un po’ intorbidito. Alle 16 si riparte verso Pythagorio, ma con una bella sosta a metà viaggio per fare un bagnetto al largo. Fantastico! Questa è vita!
Siamo tornati a casa decisamente cotti dal sole, ma consiglio a tutti la gita in barca e in particolare a Samiopoula; un’altra buona opzione sarebbe la combinazione mattina a Samiopoula + pomeriggio alla Tsopela, che alcune imbarcazioni offrono.
31 agosto
Dopo esserci spinti fino a Drakei, quest’oggi si va invece a Potami, estremo nord-ovest. Le strade possibili sono due: risalire fino a Vathi e costeggiare tutta la costa settentrionale (parte di questa strada l’abbiamo già fatta per raggiungere la valle degli usignoli), oppure fare la solita strada passante per Pirgos e seguire poi direzione Karlovassi. Noi abbiamo optato per la prima all’andata e per la seconda al ritorno: come tempistiche sono abbastanza simili, la seconda però è caratterizzata da molti più sali-scendi. Prima di raggiungere Potami passiamo per Karlovassi, una delle maggiori cittadine dell’isola, dove sorgono anche alcune facoltà dell’Università dell’Egeo Nord-Orientale (saperlo prima un pensierino per un Erasmus ce lo facevo… eheh!); in realtà come cittadina non è nulla di che, quindi proseguiamo oltre.
Potami è una spiaggia ciottolosa ai piedi della montagna.

La cosa però più interessante di Potami non è la spiaggia, quanto le cascate. Seguendo infatti per pochi minuti un sentierino che entra nel bosco e che costeggia un ruscelletto, si raggiungono delle graziose cascatelle: sia chiaro, non immaginatevi le cascate del Niagara, il salto sarà sì e no di due metri e inoltre in questa stagione l’acqua non è moltissima, ma è comunque carino da vedere. Piccolo particolare non trascurabile: per raggiungere la cascata vera e proprio, per gli ultimi metri bisogna abbandonare il sentiero ed entrare nell’acqua, che a me nel punto più profondo arrivava al di sopra del punto vita; è veramente gelida, sappiatelo! Non fidandoci ad entrare in acqua con gli zaini, noi li abbiamo lasciati un attimo incustoditi, credo fosse più alta la possibilità di bagnare macchina foto e cellulare, che quella che qualcuno ce li rubasse…

In realtà vi sono altre cascate, ma per raggiungerle vi sono due possibilità: superare le cascate precedenti arrampicandosi sulla roccia oppure imboccare una scalinata stretta e ripidissima e con scorrimano traballante, per poi ridiscendere dall’altra parte della collina: per non lasciare a lungo incustoditi gli zaini optiamo per la seconda scelta. In cima alla scalinata sorge l’ennesima taverna e noi abbiamo decretato che questo è ufficialmente il posto più assurdo dove ne abbiamo trovata una! Scendiamo dall’altro lato e arriviamo presso la seconda cascata: alcuni nel frattempo la stanno risalendo aiutandosi con delle corde appese alla roccia, stile ferrata di montagna. Qualcuno usa le stesse corde per scendere. Sembra complicato, ma non impossibile, ma il lavaggio completo è assicurato, quindi a causa dei soliti zaini lasciamo perdere e torniamo indietro ripercorrendo sentiero e scalinata… ripromettendoci però di comprare uno zaino impermeabile (e infatti per Natale ho ricevuto per regalo una sacca subacquea!!!)

Torniamo verso la spiaggia, un po’ stanchi ma soddisfatti della bella passeggiata: e poi siamo anche stati qualche ora all’ombra, che non è male!
Il mare è molto mosso quindi bagno velocissimo e poi si riparte, la strada è lunga e il nostro scooter lento. Oggi il cielo sembra più azzurro del solito.
1 settembre
Paradossalmente non abbiamo ancora visitato le spiagge e le località della costa sud-orientale, che sono quelle più vicine a noi. Oggi quindi ci dedichiamo a questa zona. Dapprima ci rechiamo a Kerveli, baia tranquilla con mare calmo e spiaggetta di sassi stretta, ma con molti alberi dove ripararsi dal sole; poi ci spostiamo verso il piccolo villaggio di Poseidonio e la vicina spiaggia di Klima :

una baia dal mare trasparante e cristallino, direttamente di fronte alla Turchia, la quale sembra davvero a due passi (ed effettivamente si tratta solo di qualche km di distanza); stavolta non troviamo riparo all’ombra essendo tutti gli alberi già occupati, perciò ci buttiamo direttamente in acqua a fare snorkeling. In realtà prima di recarci a Posidonio abbiamo seguito una breve deviazione che conduceva alla punta più estrema di sud-est, in un angolino dove oltre a noi c’erano solo altre due persone e dove il mare aveva dei colori veramente mozzafiato: consiglio caldamente di farci un salto!
Dopo Klima, ripartiamo alla volta di Psili Ammos, spiaggia abbastanza famosa in quanto una delle poche sabbiose dell’isola, come dice il nome stesso (αµµος significa sabbia in Greco); in realtà non abbiamo scelto il giorno adatto: c’è un vento abbastanza forte e la sabbia svolazza addosso, direi che non ne avevo sentito la mancanza e rimpiango decisamente le spiagge sassose dei giorni precedenti! A parte ciò, è una spiaggia abbastanza grande e frequentata molto dalle famiglie, e anche qui c’è la presenza di alberi ove ripararsi dal sole (se come noi siete “allergici” agli ombrelloni); di fronte a noi si stagliano due isolotti: uno con bandiera greca e quello più avanti con bandiera turca: in mezzo, passa il confine.

Dopo un caffè frappè al bar e un bel bagnetto torniamo verso casa: la strada costeggia anche una vecchia salina e alcuni villaggi di tour operator noti (sinceramente è una zona dove non mi sarebbe piaciuto soggiornare in pianta stabile, un po’ desolata).
La sera, cena alla taverna Esperides, dove abbiamo mangiato benissimo e in abbondanza (la cena è iniziata con un bicchiere di Ouzo come aperitivo offerto dalla casa), spendendo 29 euro in due. Al che ci siamo subito fiondati a prenotare un tavolo per l’ultima sera, visto che c’era sempre gente in coda. All’Esperides ho anche visto uno dei gatti più grossi che abbia mai visto in tutta la mia vita!
2 settembre
Partenza verso est anche quest’oggi, destinazione monastero di Zoodochos Pigi. La vista che si gode da lassù è molto suggestiva.

Scendiamo poi alla piccola spiaggia di Mourtià, dove sono ormeggiate molte barche di pescatori. L’acqua è splendida (ma ormai è inutile ripeterlo, dove non lo è a Samos?) e ci facciamo il solito snorkeling.
Ci spostiamo poi sulla costa settentrionale, in particolare alla spiaggia di Tsamadou, dove eravamo in precedenza solo passati senza mai fermarci; la spiaggia è molto frequentata anche dai nudisti, che si trovano perlopiù nella zona più orientale.
Rientrando, tappa a Kokkari in un internet cafè, per il solito caffè frappè e per consultare la nostra posta (si sa mai che ci fossero comunicazioni da parte delle nostre compagnie aeree).
3 settembre
Ultimo giorno. La tristezza inizia a farsi sentire. La mattina ci spingiamo dapprima a Pappa beach, vicino ad Ireo, ma non ci piace molto, quindi ce ne andiamo subito; imbocchiamo quindi la strada per Myli, uno dei pochi villaggi che non avevamo ancora visitato, e visitiamo un monastero poco più avanti.
Ultimo bagno in mare a Potokaki, spiaggia molto ombreggiata di fianco all’aeroporto: non è certo uno dei posti più ameni dell’isola, ma vedere gli aerei atterrare/decollare mentre si fa il bagno ha sempre un suo fascino…
Ultimo giro per Pythagorio: tra chiese e negozi.
Ultimo bagno alla piscina dell’Electra: la piscina non è certo il motivo per cui scelgo o meno una struttura dove alloggiare, ma all’Electra meritava…

Saldiamo poi il conto ai nostri affittuari: io sono ancora incredula di quanto poco abbiamo speso e di quanto ci siamo trovati bene: sempre molto pulito e loro molto gentili.
Ultimo giro in scooter: alle 19 lo restituiamo al noleggiatore; abbiamo fatto esattamente 700 km. Direi che lo abbiamo sfruttato il più possibile e, anche se in certi momenti ci ha quasi lasciato a piedi, tornando indietro non lo baratterei con un auto per nessun motivo. Certo, in alcun momenti il fondoschiena faceva male, eccome, ma sentire il Meltemi sulla pelle non ha pari…
Ultima cena in taverna, all’Esperides, dove mangiamo tanto quanto la sera precedente. Avremo poi modo di smaltire il cibo, visto che essendo ora senza scooter dobbiamo tornare a casa a piedi e i 2 km per arrivare all’Electra son quasi tutti in salita.
Ultima notte all’Electra: questo posto mi mancherà.
4 settembre
La sveglia suona alle 6.30; le valigie sono già pronte dal giorno prima. La signora dell’Electra ci chiama gentilmente un taxi, che in 5 minuti giunge a prenderci e ci porta in aeroporto. Volo Aegean in orario alle 8.50, in meno di tre quarti d’ora siamo ad Atene. Qui dovremo passare 7 (che poi diventano 8 causa ritardo) ore in attesa del volo successivo per Malpensa; un po’ noioso ma tra negozi, cibo e letture varie il tempo passa.
E alle 19.30 locali eccoci in Italia.
Negli occhi ancora impressi il mare e la vegetazione di Samos; e mi ritrovo già col pensiero rivolto alla prossima isola da visitare: Karpathos? Naxos? Alonissos?… Chissà… le vorrei vedere tutte…
Sono afflitta dal mal di Grecia, e spero di non guarirne mai… :serenata::serenata::serenata:

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Ci sono 20 commenti su “Alla scoperta di Samos su un cinquantino…

  1. ciao! sono una new entry su giramondo…quest’estate al 99% vado a samos…grazie al tuo diario di bordo è stato tutto più semplice organizzare…avrei qualche info in più da chiederti, posso? grazieeee

  2. grazie!premessa…sono domande molto pratiche:

    -che guida avevi?la devo comprare e volevo un consiglio…
    -porto maschera,pinne e boccaglio?ne vale la pena?
    -per la spesa ci sono vicino dei supermercati?come sono i prezzi?
    -quanto hai speso circa per la benzina?

    grazie mille ancora…

  3. Avevo sia la Lonely planet generica delle isole greche, sia la Dumont di Samos (ben fatta!)

    Noi avevamo maschera e boccaglio… le ho usate, pesci se ne vedonao, ma non pensare alla barriera corallina ovviamente :wink:

    Supermercati nei paesi prioncipali ce ne sono molti, e anche qualcuno piu grande lungo le strade. I prezzi sono nel complesso abbastanza buoni.

    Noi facevamo il pieno allo scooter quasi tutti i giorni, circa 3-4 euro alla volta. Però considera che abbiamo fatto 700 km!

    Ti consiglio di dare un’occhiata qui
    troverai tante altre informazioni utili e magari potrai postare altri dubbi o domande a cui oltre a me potranno rispondere anche altre persone che hanno visitato Samos:ok:

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