L’acqua dell’ Amazzonia

Itinerario: Manaus – Vila do Cordeiro – Rio Araca( navigazione) – Foresta amazzonica
(escursione diurna e serale) – Visita agli indigeni – Imbarco su Cassiquiari – Igaparè de Tarumazinho – Navigazione negli “igapares” – Arcipelago delle Anavilhanas – Comunità di Terra Petra – Novo Airo – Manaus – Figueiredo – Sao Luis – Barreirinhas – Parque Naz.le desLencois – Mandacarù – Ilheus – Maraù – Baia di Camamù – Salvador.

Diario di viaggio

Volo da Malpensa alle 12,15 dell’08/09/06 per Lisbona in perfetto orario. All’imbarco per Fortaleza siamo in attesa quando iniziano ad annunciare del ritardo, poi ancora ritardo, poi guasto tecnico, poi non si sa più niente.
Le persone, abituali usufruitori di questi voli, sono inferocite perché dicono che queste cose si ripetono abitualmente. Noi siamo preoccupati per le coincidenze con i voli successivi che ci salterebbero pregiudicando così l’attuazione del programma. Finalmente alle 22 si parte ed in questo modo riusciremmo a rispettare quanto predisposto, anche se salteremmo una notte di riposo in albergo. Volo da Fortaleza a Manaus e finalmente arriviamo a destinazione.
Il 10/09/06 inizia il nostro tour andando con una barca super veloce alla confluenza del Rio Negro con il Rio delle Amazzoni. E’ spettacolare vedere queste acque, di colore diverso, che scorrono parallele e non riescono a mescolarsi per 6 km. grazie alla differenza di velocità, densità e temperatura. Il colore vinaccia delle acque del Rio Negro è dovuto a tutto il residuo vegetale che si disfà nell’acqua stessa che risulta essere ad alta acidità.
Di due cose ci siamo già accorti: la prima è il caldo umido terribile all’esterno e l’aria condizionata alle stelle all’interno degli edifici; la seconda è vedere questa immensità di acqua dove le parole del vocabolario tipo “ grande, immenso, ampio, esteso, vasto, enorme, ecc…..” non bastano a rendere l’idea di ciò che stiamo vedendo.
Qualche numero per capirci: il Rio delle Amazzoni , il fiume più lungo al mondo, scorre per più di 6000 Kmq., le sue acque sono profonde fino a 100 metri e nei punti più larghi raggiunge i 25 Km., in esso sfociano più di 10.000 fiumi. Il bacino amazzonico comprende un’area di quasi 7 milioni di Kmq; durante le inondazioni il fiume straripa e l’acqua sale fino a 10 metri. Per ovviare a questo dislivello le case degli indios sono, lungo gli argini, su palafitta oppure su capanne appoggiate sopra enormi zatteroni galleggianti.
(vedi foto: Tramonto sul Rio Cuieiras)
Visitiamo un tipico mercato con frutta, verdura, carne e tantissimo pesce di tutte le stazze! C’è abbondanza di bottigliette di acqua che tutti immancabilmente scolano. Che caldo! Siamo sui 35° con 95% di umidità !
Alla sera facciamo una passeggiata lungo Punta Negra, un tratto di spiaggia fluviale che si estende per 13 km., per osservare le persone. Sono allegre e sorridenti, le auto parcheggiate lungo la strada, con le portiere aperte, sparano musica a tutto volume mentre sull’ampio marciapiede si balla…
Anche i bambini piccoli danzano e come sentono il ritmo! Le giovani fanciulle, abbastanza formose, sfoggiano corti gonnellini e top ed espongono con disinvoltura tutte le loro protuberanze.
Non c’è nulla di volgare nel loro atteggiamento, ma la consapevolezza di prosperosità. Non si pongono il problema della linea vista la quantità di gelato squisito che consumano! Forse sono proprio i dolci e la frutta a portare questo problema, visto che non mangiano pane o pasta, ma solo riso, pesce e carne.
Il giorno dopo navighiamo ancora lungo l’Arasà ed il Mamurì fino al lago Tracaja ed oltre. I panorami sono splendidi, ammiriamo flora e fauna, ci soffermiamo per cimentarci nella pesca dei pesci piragna e ci inoltriamo nella foresta amazzonica. CALDO! CALDO! CALDO!
I fazzoletti sono bagnati, le magliette inzuppate che si strizzano, non vediamo alcuna bestia anche se sentiamo i loro versi.
(vedi foto: Bruco nella foresta)
Ci fermiamo in un villaggio indios dove si coltivano alberi di caucciù dalla cui corteccia, solcata da varie incisioni, si raccoglie il lattice per la produzione della gomma. Nel 1900 questa estrazione fece la fortuna delle città di Manaus e Belem, attualmente non viene più commercializzata. Assistiamo comunque alla lavorazione artigianale eseguita da un anziano indios serengheros.
(vedi foto: Indios Serengheros)
Dopo cena andiamo in cerca di caimani. Nel buio illuminato solo dalle stelle e dalle lucciole si odono le rane campanella. Lungo gli argini del rio, illuminate con una torcia, si vedono doppi puntini rossi : sono gli occhi dei caimani! Sono famiglie intere e la nostra guida Wilmar si avvicina con la barca, ma poi scende e ne afferra uno di piccola taglia. Lo tiene ben stretto per il collo e possiamo vedere la sua dotazione di denti già affilati, gli occhi gialli e toccare la sua pelle! Ad un certo punto Wilmar lo sdraia a pancia in su a prua e lo continua ad accarezzare sul ventre e poi toglie le mani: il caimano è libero, rimane immobile, sembra ipnotizzato…. Wilmar prende una manata d’acqua e lo bagna : l’incantesimo è rotto e lui schizza rapido in acqua per andare a raccontare la sua terribile avventura!
Ancora una visita ad una comunità indigena che coltiva la manioca, fondamentale risorsa per le popolazioni della foresta. La radice, altamente tossica, viene sbucciata con un coltello affilato, lavata abbondantemente, tagliata in pezzi ed essiccata. Dopo questo trattamento diventa commestibile e viene utilizzata come farina o fritta in bastoncini ed in tantissime altre preparazioni.
(vedi foto : indios del Rio Araras)
Rientro a Manaus dove c’è il caratteristico porto fluttuante o Stazione idroviaria. Progettato dagli inglesi e realizzato nel 1902 era considerato una meraviglia tecnologica in quanto si adattava al cambiamento di livello delle acque che varia fino a 14 metri.
Nel pomeriggio ci imbarchiamo sul nostro “panfilo” per navigare per 3 giorni lungo gli “igapares”
e visitare l’arcipelago delle Anavilhanas che, con più di 400 isole, è il più grande arcipelago di isole fluviali al mondo! Sono ricoperte dalla vegetazione e formano un labirinto naturale. Durante la stagione secca le acque si ritirano lasciando spiagge di sabbia bianca.
Ci accoglie l’armatore della nave che ci presenta il suo equipaggio formato dal capitano, la cuoca/barista e 3 marinai. Siamo solo noi 8 gli ospiti e siamo contenti di avere una barca a nostra esclusiva disposizione.
Durante la navigazione facciamo sosta a Novo Airo.
Appena sbarcati ci sono 8 grosse moto con altrettanti baldi giovani che ci invitano a salire e ci fanno scorrazzare a squadriglia fino ad una fondazione dove un italiano raccoglie bimbi indios per avviarli ad uno studio ed ad un lavoro. Eseguono lavori di intaglio su legno, molto graziosi e ne acquistiamo, dando sostentamento e soddisfazione a tutti.
Rombando a tutta velocità sulle moto, andiamo a dare da mangiare ai botos, i delfini rosa che vengono a prendere il cibo dalle mani.
(vedi foto : botos a Novo Airo)
Pernottiamo sul Rio Cuieiras, ammiriamo i dedali d’acqua e facciamo un’altra sosta alla spiaggia di Tupè per andare ad incontrare la comunità di Indios Dessano. Le donne dipingono viso e corpo ed indossano reggiseni fatti con gusci di frutti. Sono molto interessanti gli strumenti musicali che utilizzano durante le tipiche danze.
La navigazione è stata stupenda per lo spettacolo delle isole fluviali, per il silenzio e la pace: abbiamo incrociato solo un’altra barca in tre giorni.
(vedi foto: Arcipelago Anavilhanas-A e B)
Per inoltrarci negli “ igapares” avevamo a disposizione 2 scialuppe a motore e con queste ci spostavamo velocemente dove serviva.
Due parole devo dirle sull’equipaggio, sempre molto cortese e disponibile ad aiutarci nelle ripide discese a terra tramite un’asse di equilibrio molto ripida ed inclinata. I 3 marinai sembravano l’equipaggio di una nave corsara: uno sguercio, uno mezzo zoppo, uno un po’ addormentato; le scialuppe che avevamo al seguito per ben 2 volte siamo andati a recuperarle perchè si erano sciolti i nodi; i motori delle scialuppe per due volte si sono spenti e non si sono più riaccesi e l’una ha rimorchiato l’altra. Ciononostante abbiamo un ricordo splendido di quella navigazione per il buon cibo somministrato all’aperto sul ponte, per la cortesia di tutti, per i luoghi magnifici!
(vedi foto: La Cassiquiari)
D’altronde i miei compagni di viaggio ormai conoscono i programmi stilati da me: il più possibile rustici e tipici, ma puliti e sicuri. (Come in Giordania, nel Wadi Rum, dove volevo un pernottamento in un vero accampamento beduino, e non in uno turistico. Di notte, quando la temperatura è scesa di parecchio, c’era un’aria condizionata fredda che entrava ed usciva dagli strappi nella tenda!….. ancora se lo ricordano!……)
Torniamo a Manaus e con una alzataccia ( alle 3) andiamo a prendere il volo per Sao Luis, la capitale del Maranhao,con bellissime dimore coloniali arricchite da azulejas, che hanno avuto il riconoscimento dall’Unesco come Patrimonio culturale dell’Umanità.
Aaaahhhh! Ma allora è proprio un vizio: l’aereo non parte, parte, non parte, perché c’è nebbia (ma dov’è che non si vede), tutti inferociti perchè si ripete la stessa odissea di Lisbona! Niente da fare. Dobbiamo rimanere l’intera giornata a Manaus e sono preoccupata perchè non ci slitti la visita al Parque des Lencois che ho fatto inserire nel programma e ci tengo a visitare.
Il giorno dopo si parte ed all’arrivo ci propongono di riposare e far slittare…i Lencois. Rifiuto la proposta ed, anche se stanchi, procediamo senza sosta ed immediatamente alla visita al Parco.
Bellissima la gita, la salita sulle dune è faticosa, ma quando ti appaiono i laghi resti ammirato dalla fantasia della natura. Ci sono i grandi Lencois e noi costeggiamo la Lagoa Priguica, la Lagoa Smeraldo e la Lagoa Azzurra, ed i piccoli Lencois.
(vedi foto: Scalata sulla duna – Lencois Maharanensis – Parque Nat.le des Lencois)

Dal 1981 le lenzuola del Maranhao sono Parco Nazionale Protetto. Ai bordi dell’oceano c’è questo Sahara di sabbia bianchissima intercalata da lagune di acqua dolce e cristallina che si formano durante la stagione delle piogge e che si estendono per 200 kmq. Le dune non sono mai le stesse, cambiano la forma ad ogni soffiata del vento che spazza via le eventuali orme : il panorama deve essere sempre intatto e vergine per ogni successivo visitatore!!!
(vedi foto: il vento disegna)
Il paese più vicino, Mandacarù, è molto povero, come anche Barreirinhas, non c’è una strada asfaltata, gli abitanti sono pescatori in particolare di granchi. Tutto il Maranhao , dalla natura ricca, è molto povero ed a periodi di siccità totale si alternano inondazioni spaventose, durante la stagione delle piogge. Da giugno a settembre scompaiono le uniche tracce umane cioè le capanne di paglia che sono state utilizzate dai pescatori lungo le rive del Preguicas.
(vedi foto: Barreirinhas casa pescatori)
Mi sento a disagio, dopo aver visto tanta povertà in così grandi bellezze naturali, quando rientro nella mia bella posada con tutte le comodità ed una amaca invitante sotto il portico.
Trasferimento a San Luiz per prendere il volo che ci porterà ad Ilheus e da qui 2 ore di macchina fino a Camamu ed 1 ora di barca per raggiungere la Lagoa de Cassange, una bellissima posada sulle rive dell’Oceano con una lunga spiaggia adornata da palme.
(vedi foto: Lagoa de Cassange)
Il titolare, Sig Giovanni, ci fa da guida e ci racconta che è venuto in Brasile a 21 anni, qui si è laureato ed ha insegnato matematica per 39 anni. Ancora insegna. Ci accompagna a Pedra Furada, a Sapinho, a Taipus de Dentro, è asciutto ed atletico, nuota come un pesce, ci fa assaggiare le aragostine ripiene, ci mostra la mata atlantica, ci parla delle bromelie, delle palme per ricavare l’olio, ci presenta alle donne che preparano la polpa di granchio ed a quelle che preparano i semi per produrre il cacao, ci accompagna alla baia di Camamù, 48 km di spiaggia continua.
Il Sig Giovanni dice che abita in Paradiso e ci posso credere: ha solo 81 anni!
Nuovo trasferimento fino a Ilheus in macchina e barca e poi volo diretto a Salvador per un tour storico di questa città coloniale.
Salvador de Bahia è la capitale di questa regione che ha un clima mite tutto l’anno, una natura eccezionale,una cultura ricca di tradizioni popolari. In queste zone si incontrarono portoghesi, africani ed indigeni creando un misto di culture diversissime fra loro. La città è divisa in due: la alta e la bassa.
Il centro storico è frequentatissimo, le strade sono acciottolate, le case coloniali sono state restaurate e dipinte con colori pastello.
Viene anche chiamata la Roma nera per il gran numero di chiese e per essere la città con più alta popolazione nera, al di fuori dell’Africa.
Il Pelourinho è la zona più tipica ed è qui che, dal secolo XVI, vennero portati milioni di schiavi africani per essere utilizzati come mano d’opera ed è qui che sorsero le molte lotte di resistenza ed è da qui che la cultura africana è partita e si è irradiata per tutto il Brasile.
(vedi foto: Salvador- Il Pelourinho)

Un grazie di cuore a Filippo Dutto, responsabile dell’Arkipelago, che con pazienza e collaborazione ci ha aiutati a mantenere il programma di viaggio nonostante i disguidi dei voli aerei.

OBLIGADO BRASIL !!!

Pin It

Ci sono 4 commenti su “L’acqua dell’ Amazzonia

Lascia un commento

Commenta con Facebook