Incantevole Scozia

La Scozia è un terra che mi ha affascinato e attratto fin da bambino, ma solo l’estate scorsa mi è stato possibile visitarla e rimanerne definitivamente innamorato. La preparazione del viaggio avviene, come si consueto, sul web, itenerario, prenotazioni, luoghi, cartine… Stabilire le tappe è la cosa più dura perchè purtroppo i 9 giorni utili a disposizione sono davvero pochi, considerando anche che Alessandro, il mio bimbo, ha 6 anni e non posso imporgli ritmi troppo serrati, anzi devo prevedere anche momenti di gioco e di riposo.

4 Luglio

La partenza è fissata in serata dall’aeroporto di Orio al Serio, destinazione Manchester. La scelta per la città inglese è stata di tipo puramente economico: il volo costava talmente meno rispetto a quello del giorno successivo per Glasgow (entrambi Ryanair), che anche la notte in più in albergo e il giorno in più di noleggio auto, non compensava la differenza.

Il viaggio non comincia sotto buoni auspici. Siamo davanti al cancello di imbarco in attesa di salire sull’autobus che ci deve trasferire a bordo dell’aereo, anzi i passeggeri in possesso del Priority Boarding sono già sull’autobus, quando su Bergamo si scatena una tempesta di lampi che costringe la direzione dell’aeroporto a fermare tutte le partenze: il nostro volo è il primo ad essere bloccato. La partenza era prevista per le 19, ma sono quasi le 22 quando finalmente vengono riaperte le partenze e il nostro volo viene chiamato.
Arrivati a Manchester manca ormai un quarto a mezzanotte (grazie fuso orario!!), ritiriamo l’auto e ci rechiamo in albergo, fortunatamente solo ad un miglio di distanza, confidando in miglior sorte per il giorno successivo.

5 luglio

E così sarà! L’abbondante ed ottima colazione ci mette subito di buon umore e ci prepara alla più lunga tappa di tutto il viaggio, che ci porterà in terra scozzese.

Attraversiamo senza fermarci le Lowlands e Glasgow (due dei tagli dolorosi di cui dicevo prima…) e la prima destinazione è il Loch Lomond, in particolare il pittoresco villaggio di Luss, sulla sponda occidentale del lago. C’è molta gente, essendo domenica ed essendo Luss una meta del turismo mordi-e-fuggi scozzese, ma l’atmosfera è molto tranquilla, quasi rilassata. I turisti passeggiano senza fretta tra i cottage ottocenteschi ristrutturati che rendono caratteristico il villaggio. Sulla spiaggia c’è chi sta cuocendo una grigliata, chi arrischia un timido bagno (nell’aria ci sono 22-23 gradi) e chi semplicemente si affaccia dal molo a godersi la stupenda vista sul lago e sui bassi monti che lo circondano.
Un’oretta di relax e risaliamo in auto per raggiungere il nostro allogio per la notte al termine della valle di Glencoe, alcune miglia a sud di Fort William.

Mentre attraversiamo il Glencoe, la bellezza del paesaggio ci rapisce: quasi del tutto disabitato, verdi colline e piccoli specchi d’acqua, talvolta limpidi, talvolta acquitrinosi e un cielo che cambia con una rapidità sconosciuta alla nostra quotidianità padana. Viene voglia di lasciare l’auto e proseguire a piedi per fondersi con la prepotente natura che ci circonda. Resistiamo alla tentazione e raggiungiamo il nostro B&B dal chiaro nome gaelico (Tom-na-creige) sulle sponde del Loch Linnhe. John e Lesley ci accolgono con grande cordialità, e ci indicano un ristorante poco distante dove consumiamo la nostra prima cena scozzese: zuppa del giorno e costolette d’agnello per noi, cheeseburger e patatine per Alessandro.

6 luglio

Il programma del giorno non è del tutto definito: l’unica cosa certa è che si va sull’isola di Mull. Una volta lì le alternative sono varie e vedremo il da farsi. Prendiamo subito il Corran Ferry, uno dei pochi superstiti della flotta che in Scozia, e in particolare nelle Highlands, consentivano di traversare fiordi e laghi evitando lunghi peripli in auto. Dalla seconda metà del ‘900, la costruzione dei ponti stradali li ha soppiantati quasi tutti. Non si scende nemmeno dall’auto: il ferry parte con puntualità impeccabile e in pochi minuti ci deposita sulla sponda opposta del Loch Linnhe. Dobbiamo raggiungere Lochaline dove ci aspetta il secondo ferry della giornata che ci porterà a Fishnish sull’isola di Mull.

Lungo il percorso, facciamo la conoscenza con un altro elemento tipico delle Highlands: le Single Track Roads. Sono strade molto strette, per quanto perfettamente asfaltate, che non permettono il transito affiancato di due mezzi. Ad intervalli regolari si trovano i cosiddetti “Passing Places”, piccoli spiazzi posti alternativamente su uno dei lati della strada, che consentono ad un mezzo di accostare per lasciare il passo a chi incrocia dalla parte opposta o chi intende sorpassare. Un approssimativo codice, basato più sul buon senso e sulla buona educazione stradale che su rigide norme, regola le precedenze: in pratica un sistema che in Italia non funzionerebbe mai! Il traffico non è certo intenso, ma ovviamente siamo un po’ in impaccio nelle prime occasioni di incrocio, complice anche la guida a destra che confonde ancora di più le idee. Ma siamo in Scozia, non in Italia. Gli altri conducenti, oltre a essere essi stessi estremamente disciplinati, sono tolleranti e non ci mandano mai un colpo di clacson o un gesto di stizza, anzi ogni incrocio ci riserva un saluto e un sorriso. Inizialmente, da bravi italiani, pensiamo si tratti più che altro di compatimento, ma leggendo tra le pieghe della nostra guida, scopriamo che al contrario, salutare fa parte del rituale di incrocio e anzi non ricambiare è considerata quasi una scortesia. Ci adeguiamo subito e subito pensiamo abbastanza atterriti a quando dovremo tornare nella giungla del nostro traffico italiano.

Giunti a Lochaline ci imbarchiamo. Il viaggio per Fishnish dura solo un quarto d’ora, ma questa volta possiamo scendere dall’auto e goderci la breve traversata all’aperto. Sbarchiamo sull’isola di Mull e a questo punto dobbiamo decidere fra tre destinazioni alternative: il castello di Torosay, l’abbazia di Iona o la circumnavigazione dell’isola, verso le bianche spiagge di Calgary e Dervaig. L’orario e il tempo che sta volgendo al brutto, ci fanno eliminare subito Iona, anche in considerazione del fatto che il pernottamento sarà a Tobermory: esattamente dalla parte opposta dell’isola. Il castello di Torosay è a due passi e può essere raggiunto con un simpatico trenino con locomotiva a vapore. Leggiamo sulla guida che c’è anche un’area gioco per i bimbi, e la scelta è fatta. Se rimane tempo faremo la circumnavigazione dell’isola per raggiungere Tobermory.

Il castello di Torosay non è un vero castello, ma una grande villa privata con circa 60 stanze e un terreno circostante di quasi 50 km quadrati. Costruita nel XIX secolo, l’attuale proprietario, ne ha aperto al pubblico l’intero piano inferiore e i giardini, riservandosi come residenza i piani superiori. Nel 2008 Torosay è balzato agli onori della cronaca mondana, per il rinvenimento, nella segreta di un mobile, della più vecchia bottiglia conosciuta di champagne Veuve Clicquot, datata 1893. La bottiglia, in ottimo stato di conservazione, ora si trova esposta a Reims presso la sede di Veuve Clicquot. La costruzione è imponente e molto suggestiva, ma l’interno non è nulla di eccezionale. I giardini invece sono bellissimi, oltre che enormi, e ci invitano ad una lunga e riposante passeggiata.

Usciti da Torosay, il trenino ci riporta al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto e un occhio all’orologio, ci convince a partire per il periplo dell’isola: dovremmo farcela abbondantemente. Purtroppo dopo alcune miglia, il tempo già non tanto bello, peggiora all’improvviso e un violento acquazzone (l’unico vero di tutta la vacanza) si scatena proprio mentre percorriamo una single track road a strapiombo sul mare. Non si vede quasi nulla, così ci fermiamo nel primo spiazzo in attesa che la pioggia cali di intensità. Il tempo perso è fatale per il nostro progetto e, avendo la possibilità dopo pochissima strada di tagliare verso l’interno, rinunciamo a malincuore a vedere la spiaggia di Calgary e ci dirigiamo verso Tobermory.

Il capoluogo dell’isola di Mull è un villaggio di 700 anime, molto caratteristico per le case vivacemente colorate che si affacciano sulla strada principale che, sull’altro lato, costeggia il porto. Arriviamo in anticipo rispetto al previsto e, preso possesso della nostra camera, nella Harbour Guest House che si trova proprio in una di queste case colorate, abbiamo tutto il tempo di passeggiare e sbirciare nelle vetrine dei negozi, ormai chiusi dato che sono “già” le 17.15… Un’occhiata anche ai pub per scegliere dove mangiare. Prima delle 19 però, perchè poi i bambini non sono più ammessi: e dalle nostre precedenti esperienze in Inghilterra, sappiamo che su questa cosa qui non si scherza.

7 luglio

Lasciamo Tobermory in mattinata e imbarcandoci sul terzo (e ultimo) ferry del nostro viaggio: destinazione Kilchoan sulla penisola di Ardnamurchan. La traversata, questa volta è in mare aperto, e dura una mezz’oretta. All’arrivo ci dirigiamo verso il faro di Ardnamurchan molto vicino a quello che è il punto geografico più occidentale della Mainland, l’isola principale dell’arcipelago britannico. Il faro è posto sulla punta di un promontorio, una trentina metri sopra la superficie del mare. Il tempo è bello, l’aria pulita e si può godere di una vista incredibile sull’oceano e su alcune delle Ebridi interne. Al nostro ritorno in Italia, apprendiamo da internet che la visibilità in quel giorno era di 45 miglia! Il faro è uno dei tanti costruiti in Scozia da Alan Stevenson, zio dello scrittore Robert Louis Stevenson, nel XIX secolo. Il suo funzionamento è da anni completamente automatico e la romantica figura del guardiano del faro ormai appartiene al passato.

Ripartiamo nel primo pomeriggio tornando sui nostri passi verso Kilchoan per poi costeggiare il Loch Sunart e tagliare verso la costa nord di Adrnamurchan. Raggiungiamo di nuovo l’oceano nei pressi di Glenuig e anche qui la vista è spettacolare. Costeggiamo il Loch Ailort per tutta la sua lunghezza e finalmente raggiungiamo la Road To The Isles che imbocchiamo in direzione di Fort William per giungere a Glenfinnan. Purtroppo arriviamo tardi e il Glenfinnan Monument che volevamo visitare sta chiudendo. Ci accontentiamo di ammirarlo dall’esterno e di guardare da lontano il Glenfinnan Viaduct, ponte ferroviario reso celebre dai romanzi e dai film della saga di Harry Potter. Quando lasciamo Glenfinnan, ormai poche miglia ci separano dal nostro prossimo B&B a Invergarry.

Helen e Dennis ci accolgono calorosamente al Glen Albyn Lodge, che sarà il miglior allogio della nostra vacanza, sia per la comodità e la pulizia della camera, sia per la qualità e l’abbondanza della colazione. In più scopriamo che i nostri ospiti sono innamorati dell’Italia che hanno già visitato in più occasioni e ce lo dimostrano mostrandoci due loro splendide foto, a Roma e a Venezia, appese in cucina. Li invitiamo a contattarci e a passare da Mantova al loro prossimo viaggio nel nostro paese.

8 Luglio

E’ il giorno del Loch Ness! Nel pianificare l’itinerario, una volta giunti a Invergarry, si è trattato di scegliere tra Skye e il Loch Ness. Skye mi attirava molto di più, ma come si fa al primo viaggio in Scozia a ignorare il lago più famoso del mondo e il suo improbabile abitante? La meta principale comunque è il castello di Urquhart, le cui rovine raccontano la terribile determinazione con cui gli inglesi hanno soffocato la rivolta giacobita alla fine del XVII secolo. La visita del castello è particolarmente gradita da Alessandro che può scorrazzare liberamente da un punto all’altro delle rovine, trascinandoci in tutti gli angoli di questo suggestivo monumento. Usciti dal castello ci rechiamo al Loch Ness Exhibition Center dove un percorso attraverso diverse stanze multimediali ci illustra la leggenda, le presunte prove dei vari avvistamenti e i tentativi di scienziati ed esploratori di far luce sul mistero del fantomatico mostro.

Lasciamo il Loch Ness e ci prepariamo ad un lunga tappa che ci porterà ancora verso l’oceano. Ci dirigiamo verso nord-ovest e il paesaggio muta gradualmente: i boschi lasciano il posto a prati e pascoli sempre più estesi e sempre più abitati da pecore e capre di vario taglio. Colore dominante oltre al verde è sempre l’azzurro dei frequenti corsi d’acqua e dei laghi che costellano il territorio e del cielo che pur tra nuvole a volte bianche a volte grigie è sempre limpido ed intenso. La prima fermata è a Ullapool, piccolo villaggio di pescatori divenuto importante per essere il punto di imbarco principale verso le isole Ebridi Esterne. Breve passeggiata sul molo proprio mentre è in partenza il grande ferry per l’isola di Lewis e di nuovo in auto puntando decisamente verso nord.

Il nostro albergo è a Drumbeg piccolissimo paese sulla baia di Eddrachillis, composto da alcune case, un negozio e il nostro hotel, punto di riferimento per escursionisti e turisti ornitologici. Le ultime miglia, una volta usciti dalla strada principale, mettono alla prova la mia abilità di conducente. Percorrere le Single Track Roads richiede già una certa concentrazione, se a ciò si aggiungono ripidi dossi, altrettanto ripide discese e secche curve tra spuntoni di roccia che ostacolano ulteriormente la visibilità, c’è da meravigliarsi di essere arrivati indenni a destinazione.

Il Drumbeg Hotel non è bellissimo, probabilmente avrebbe bisogno di una rinfrescata. Tuttavia è pulito e ciò è sufficiente. Ci apprestiamo a cenare, stavolta nel ristorante dell’albergo, visto che il locale più vicino è a circa 10 miglia. Una cena da ricordare: salsiccia di cervo e filetto di Haddock, ma la vera sorpresa è il piatto di lasagne che, con una punta di scetticismo, ordiniamo per Alessandro. Oltre ad essere chiaramente fatte in casa, le lasagne sembrano uscite da una trattoria di Bologna, anzichè da un paesino sperduto nelle Highlands. La seconda sorpresa della serata arriva con il dessert: una specie di meringata alle fragole, anch’essa chiaramente fatta in casa. Se come albergo il locale prende un 7, come ristorante un 10 e lode non glielo leva nessuno!

9 Luglio

Nel progetto di itinerario, la giornata di oggi è costellata di punti interrogativi. L’allogio successivo è a Inverness, ma per raggiungerlo le alternative sono diverse. Il mio desiderio principale era di raggiungere Durness sulla costa all’estremo nord e tornare a sud attraverso l’entroterra. Ma a conti fatti questo percorso avrebbe voluto dire passare l’intera giornata in auto e anche vista la lunga tappa del giorno prima, decidiamo di desistere e passare al piano B, che consiste nel seguire la costa verso ovest fino a Stoer, scendere verso Lochinver e ripetere al contrario la strada per Ullapool per raggiungere infine Inverness.

E’ una giornata molto bella, e questo ci invoglia ad una tappa che inizialmente non avevamo messo in preventivo: la spiaggia bianca di Achmelvich. Lo spettacolo che ci attende una volta raggiunta la spiaggia, ci compensa abbondantemente della rinuncia all’itinerario originale. La spiaggia si apre su una piccola baia e la sua sabbia è davvero bianca come quella delle spiagge caraibiche. Il mare è limpidissimo e il suo colore degrada dall’azzurro molto chiaro fino al blu intenso via via che le acque si fanno più profonde. Intorno alla spiaggia sorgono alcune casematte e un piccolo campeggio, un paio di bagnanti passeggiano sulla riva, due velisti prendono il largo su una piccola barca molto veloce e altre due persone tentano, senza fortuna, di fare altrettanto in kayak. La presenza umana è comunque molto discreta e l’impressione generale è quella di un luogo incontaminato dove è opportuno bussare prima di entrare. Bellissimo.

E’ quasi ora di pranzo e lasciamo Achmelvich per raggiungere Lochinver, il centro abitato più grande della zona… 600 abitanti… Non siamo più sul mare aperto, ma in fondo al Loch Inver, un largo e profondo fiordo che dall’oceano penetra verso l’entroterra. Il villaggio è molto grazioso, ma la maggior parte del tempo la trascorriamo prima in un pub vista fiordo, che ci serve un fish & chips delizioso e poi in un’area giochi molto bella e ben tenuta e che fa la gioia di Alessandro. Lo lasciamo sfogare per bene quindi ripartiamo alla volta di Inverness, che raggiungiamo senza difficoltà.

La capitale delle Highlands con i suoi 40.000 abitanti e il suo traffico tutto sommato abbastanza intenso, ci sembra una metropoli in confronto ai centri che abbiamo attraversato negli ultimi giorni. Raggiungiamo la Atholdene Guest House e dopo una veloce rinfrescata, partiamo a piedi. Il punto di riferimento di questa gradevole e tranquilla cittadina è, manco a dirlo, il castello che domina la sponda orientale del fiume Ness. Passeggiamo nella zona pedonale ricca di negozi e lungo le rive del fiume godendo di alcuni scorci suggestivi.
Di questa città ci colpisce soprattutto il ritmo pacato, nonostante l’ora di punta di un giorno feriale qualsiasi. Se questo ci era sembrato normale in villaggi con poche centinaia di abitanti, ci sorprende in una cittadina paragonabile per dimensioni alla nostra Mantova, ma in posizione molto più nevralgica essendo un importante nodo di comunicazioni e centro amministrativo. Eppure il ritmo di Mantova, che pur è nota in Italia per essere una tranquilla città di provincia, ci appare caotico in confronto a quello di Inverness.

10 Luglio

Fin dalla programmazione della vacanza ho sperato fortemente che la giornata di oggi non fosse guastata dal maltempo perchè avevo in programma di visitare lo Highland Folk Museum. Si tratta di un grande museo all’aperto situato a Newtonmore, 50 miglia a sud di Inverness, nel quale sono stati ricostruiti un tipico villaggio settecentesco e un borgo del 1930. E’ già iniziata anche la preparazione di un villaggio dell’800, che probabilmente sarà visitabile tra un paio di anni. La ricostruzione è minuziosa, sia per il villaggio più antico, con le tipiche capanne dal tetto fumante, sia per quello più recente composto dei vari elementi tipici del borgo: la scuola, la chiesa, la casa del pastore, la stazione ferroviaria ecc.
La visita alle singole strutture è guidata da personaggi vestiti nei costumi tipici dell’epoca che rappresentano, tutti dotati di una gentilezza e una disponibilità senza precedenti e il trasferimento tra le varie zone del parco, oltre che a piedi, si può affrontare sulla ricostruzione di un autobus dei primi del ‘900 guidato da una affabile e simpatica autista,
L’intento era ovviamente quello di offrire ad Alessandro una giornata di gioco e divertimento, e l’operazione è riuscita in pieno.

Ripartiamo nel primo pomeriggio e lasciamo le Highlands, destinazione Perth. La ex-capitale scozzese ci ricorda molto Inverness, anzi nella zona che costeggia il fiume Tay, ne sembra la fotocopia. C’è decisamente più movimento e anche un pizzico in più di frenesia. Durante la passeggiata per il centro, ci fermiamo per un caffè, e qui ci accade un fastidioso contrattempo: mi dimentico la macchina fotografica sotto la sedia. Non la compattina digitale, ma la mia amata reflex meccanica che oltre al grande valore affettivo ha anche un certo valore economico. Me ne accorgo quando siamo già quasi al parcheggio… dopo un attimo di panico lascio le chiavi dell’auto a mia moglie, perchè il ticket è quasi scaduto e non vorrei beccare anche una multa e mi precipito a ritroso verso il pub. Chiedo con una certa apprensione ai due baristi, ma non c’è problema: la fotocamera è al sicuro sotto il bancone. Tento un goffo ringraziamento e riparto di corsa verso il parcheggio.

Di nuovo in auto verso il Fife dove ci attente il Robin’s Nest B&B, nostro prossimo allogio nel piccolo paese di Dairsie. Il paesaggio è decisamente cambiato: ora piccoli boschi e prati si alternano a qualche campo coltivato e le alture sono molto dolci e arrotondate: in alcuni punti sembra quasi di essere in Maremma. La casa che ci ospita è una bellissima villetta monofamiliare. Christina, la proprietaria, è affabile e molto cordiale: ma ormai ci siamo abituati e ci stupiremmo del contrario. La mattina successiva il figlio ci servirà una colazione superba. Un bel 10 anche a questa struttura.

La serata è dedicata alla vicina St.Andrews che raggiungiamo con 3 obiettivi: far visita al nostro figlio più grande, in vacanza studio presso un college della città, cenare e vedere la spiaggia resa famosa dal film “Charots of Fire”. Riusciamo anche a fare una breve passeggiata per il centro, quasi deserto, e a goderci il tramonto. Torniamo al B&B con un pizzico di rimorso, rendendoci conto che St Andrews meritava un po’ di tempo in più.

11 Luglio

La giornata di oggi ha due destinazioni: il castello di Stirling e Edimburgo dove restituiremo l’auto e passeremo gli ultimi giorni prima del ritorno in Italia. Partiti alla volta di Stirling, troviamo sul nostro cammino il “T in the Park”, monumentale festival di musica pop. Il nostro ospite ci aveva avvertito che avremmo trovato in loco delle deviazioni, in quanto la strada principale era chiusa per svariate miglia. Con qualche difficoltà superiamo l’ostacolo, finendo però prima nel parcheggio del festival a causa dell’errata interpretazione di un cartello, e raggiungiamo Stirling. La città la vediamo appena passando in auto: è già un po’ tardi e ci rechiamo subito al castello. La visita dura alcune ore, interessante, ma niente di più di ciò che ci aspettavamo. Per Alessandro è un’altra giornata eccitante perchè nel castello può muoversi con grande libertà: sedersi sul trono del re e a cavalcioni di un cannone, correre negli ampi cortili e osservare la ricostruzione delle cucine e le uniformi dell’esercito scozzese. Dai bastioni del castello, grazie anche ad una bella giornata, possiamo spaziare con lo sguardo sulla sottostante cittadina, sul monumento a Wallace e sulla campagna circostante.

Si riparte alla volta di Edimburgo, deviando leggermente dalla direttrice principale, per poter entrare in città attraversando il Forth Bridge. Stiamo per affrontare la disavventura della vacanza. La restituzione dell’auto è programmata entro le 17 in Picardy Place a poca distanza dal nostro hotel e quando entriamo in città non sono ancora le 15: siamo tranquilli, la strada per l’hotel è quasi diretta e abbiamo tutte le indicazioni stampate. Così non facciamo caso ai cartelli che segnalano importanti lavori in città a causa della costruzione di una linea tramviaria che la attraverserà in tutta la sua lunghezza. Avvicindandoci al centro iniziamo ad incontrare deviazioni, perfettamente segnalate per tempo e più volte, è vero: ma comprensibili solo a patto di conoscere un minimo la topografia della città. Ci rendiamo conto che la nostra mappa è inutile e iniziamo a consultare la pianta della città, ma non sappiamo quali sono le strade chiuse fin quando non siamo in loro prossimità. Dopo un paio di giri a vuoto, fermiamo un vigile che con la consueta cortesia e cordialità ci spiega la strada da percorrere. Purtroppo è un lungo giro e quando arriviamo all’hotel sono già passate le 16. Metto una sterlina nel parcometro che corrisponde a mezz’ora di sosta e entriamo per il checkin. Siamo preoccupati perchè, viste tutte le deviazioni che ci sono, temiamo di non riuscire a raggiungere il garage in tempo. Ho un’idea: chiedo al receptionist di telefonare alla Hertz informandosi se è possibile riconsegnare l’auto in aereoporto: c’è molta più strada, ma lì si può andare fino a mezzanotte. Tutto ok: si può fare. Portiamo i bagagli in stanza e torniamo all’auto, ma ahimè… la mezz’ora è ormai scaduta e la proverbiale puntualità dei britannici non si limita a trasporti e uffici, ma è estesa alle multe in zona parcometro… 30 sterline…

Un po’ contrariati ci dirigiamo verso l’aereoporto per la consegna dell’auto, per poi far ritorno in città con l’autobus di linea. Giungiamo in centro in tempo per cenare e per una prima passeggiata sul Royal Mile. Siamo un po’ sorpresi nel constatare che sacchi di rifiuti sono accatastati lungo la via, alcuni anche rotti e il nostro primo giudizio sulla città non è positivo. La sera vediamo un servizio di cronaca di BBC proprio sulla raccolta di rifiuti a Edimburgo, ma non riusciamo a capire quale sia il problema.

12 Luglio

Dopo una notte di riposo, le cose si vedono sotto un’altra luce. Archiviata la pratica della multa (la pagheremo via internet da casa), saliamo a piedi al castello, ma non entriamo a visitarlo perchè la coda alla biglietteria è troppo lunga e il tutto ci farebbe perdere buona parte della giornata. Preferiamo scendere nuovamente lungo il Royal Mile, dove constatiamo che una parte della spazzatura è scomparsa, ma non tutta: è evidente che qualche problema c’è. Scendiamo verso i giardini di Princes Street e visitiamo la National Gallery of Scotland. La collezione non è paragonabile a quella londinese, ma è comunque di buon livello. Usciti dalla galleria ci rilassiamo ai giardini, lasciando che Alessandro possa sfogarsi e correre un po’ in libertà, quindi ci spostiamo in Princes Street: la strada è completamente per aria a causa dei lavori per il tram, ma l’ampio mariapiede ci permette di passeggiare con tranquillità, entrando e uscendo tranquillamente dai negozi e dai grandi magazzini affacciati sulla via. Esauriamo la giornata rimanendo in Princes Street e nei paraggi.

13 Luglio

E’ l’ultimo giorno di vacanza e decidiamo di trascorrerlo nella parte di Edimburgo che si affaccia sul mare. Raggiungiamo prima Ocean Terminal dove è ancorato il Britannia, il grande Yatch Reale in disarmo. L’intenzione è di visitarlo, ma il biglietto è molto caro e lasciamo perdere. L’ingresso al Britannia costringe ad attraversare un enorme centro commerciale e gran parte della mattinata la passiamo nei suoi negozi, complice anche il tempo che è decisamente brutto. Una sorpresa attende Alessandro in un’ala del centro commerciale: è esposta una delle Ford Anglia utilizzata per i film di Harry Potter e la foto un po’ kitsch di lui accanto all’auto è inevitabile. Lasciamo il centro commerciale per raggingere la spiaggia di Portobello Road, la più famosa della città. Sarà per il maltempo, sarà perchè quasi deserta, sarà per il fresco ricordo dell’incantevole Achmelvich e della suggestiva St Andrews, ma ne ricaviamo un’impressione piuttosto deludente. Ripartiamo in autobus per trascorrere l’ultima parte della serata ancora in Princes Street per gli ultimi acquisti. Nel complesso Edimburgo è stato il passaggio più deludente e sottotono del viaggio. Forse per la stanchezza, forse perchè due giorni sono pochi e possiamo dire di aver visto solo una piccola parte della città e praticamente nessuna delle sue attrazioni.

14 Luglio

Si torna in Italia… il viaggio in autobus verso l’aereoporto è tranquillo e un po’ malinconico. Abbiamo negli occhi le immagini di questo stupendo viaggio e l’ultima di queste è dall’aereo durante il decollo. E’ una splendida giornata, pur con le immancabili nubi bianche, il cielo è di un azzurro intenso e l’immagine del suolo che si allontana è nitida, segno che pur se nei pressi di una città, l’aria è fresca e pulita. Al nostro arrivo a Bologna, ci attende invece un velo di umidità, quasi una nebbia, che impedisce la vista fino a pochi metri dal suolo e, appena scesi dall’aereo, l’afa e il caldo opprimente ci incolla i vestiti addosso. In attesa dei bagagli, scherziamo con una ragazza conosciuta in aereo: “Che caldo! Torniamo subito in Scozia!” e lei “Subito… subito… dov’è l’aereo?”.

Ci attendevamo molto da questa vacanza, ed essa ha complessivamente superato le nostre aspettative. Ho il rimpianto per i luoghi che non ho potuto raggiungere e che ripetutamente sono stati inclusi ed esclusi in fase di progetto: le isole di Skye e di Lewis, la costa nord, le Orcadi, la zona delle Trossachs, le Lowlands, Aberdeen, Dundee, Glasgow… senza contare che soprattutto Edimburgo avrebbe richiesto molto più tempo. Di certo ciò che non avevamo preventivato e invece abbiamo trovato è la gente scozzese che in comune con i cugini inglesi ha l’educazione e la gentilezza, ma che ci ha anche dato un calore, una cordialità, e un’ospitalità che davvero non ci aspettavamo.

Sto già pensando ad un secondo viaggio, non quest’anno magari… ma nemmeno fra troppo tempo…

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Ci sono 4 commenti su “Incantevole Scozia

  1. Grazie per i commenti positivi, compresi quelli sulle foto!
    Se non l’avete ancora fatto, trovate un posto per la Scozia nei vostri prossimi viaggi: è una terra magica ed è fantastico viverla e respirarla anche solo per pochi giorni.

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