Thailandia – Malesia – Singapore

2001 Thailandia – Malesia – Singapore
Bangkok – Krabi – Puket – Ko Samui (Thailandia)
Kuala Lumpur – Taman Negara – (Malesia)
Singapore

30/6 – Volo Milano – Roma, Roma – Bangkok dove arriviamo alle 7.00 di mattina.
Il viaggio dall’aeroporto al centro ci mostra la città che, all’interno dei palazzi, si sta svegliando, mentre il traffico sulle tangenziali è già frenetico.
Nel pomeriggio partecipiamo ad una visita ad alcuni templi organizzata dall’albergo.
Nonostante i mostruosi ingorghi, l’inquinamento, il rumore del traffico, il clima umido e appiccicoso, Bangkok è una delle città più frizzanti dell’Asia. Domina da almeno due secoli la vita urbana, politica, economica e culturale della Thailandia.
La città vera e propria è adagiata sulla sponda orientale del fiume Chao Phraya ed è divisa in due dalla principale linea ferroviaria che corre da nord a sud. La maggior parte dei templi antichi e il palazzo reale risplendono nel settore compreso tra il fiume e la ferrovia, ad est della quale sorge la città nuova, molto più estesa di quella vecchia. Qui si concentrano i quartieri commerciali e turistici.
Se si pensa quanto è grande, sorprende davvero trovare a Bangkok così tanti luoghi tranquilli e raccolti a portata di mano, eppure basta entrare in uno dei 400 Wat (templi-monasteri) o prendere un taxi fluviale sul Chao Phraya.
Visitiamo il Wat Phra Kaew, il Wat Pho e soprattutto il Wat Traimit, che è il Tempio del Buddha d’oro, nel quale è custodita un’enorme statua del Buddha d’oro massiccio alta tre metri.
L’atmosfera di preghiera che si respira nei templi è contagiosa. Litanie di sapore orientale escono dalle casse d’impianti acustici o dalle sale “all’aperto” dove gruppi di monaci stanno pregando. L’odore dell’incenso e il tintinnio d’oggetti metallici, appesi all’entrata dei templi, che si toccano tra loro mossi dal vento, accompagnano il visitatore nelle varie sale di preghiera.
Molto vivo il quartiere cinese, che attraversiamo in bus, dove ci riproponiamo di tornare successivamente a piedi.
Ceniamo subito molto “local thai”: “Samboon Sea Food” situato in centro su Surawong rd. Spendiamo meno di 10€ a testa e mangiamo pesce in un’atmosfera ben poco turistica.
Per il dopocena ci tuffiamo subito nelle vie affollate di quest’incredibile città. Camminiamo tra odori e profumi provenienti dalle varie bancarelle che si trovano lungo i marciapiedi. Si alternano veri e propri negozi d’abbigliamento con cucine all’aperto. La gente che vende o che cucina, mangia continuamente e a qualsiasi orario. Le bancarelle con le magliette vendono tutte lo stesso materiale. Tutte magliette uguali e false, cambia solo il marchio, rigorosamente famoso e occidentale.
La giornata è stata molto lunga e approfittiamo del bagno turco dell’albergo con un super massaggio-doccia.

1/7 – Bangkok
Visitiamo il Palazzo Reale, poi giro in barca nei fetidi “klong”, i famosi canali di Bangkok.
La stradina per arrivare all’imbarcadero passa in mezzo a mille bancarelle di cibo. E’ impossibile non fermarsi a curiosare e cercare di indovinare di che cosa si tratta.
Si naviga in mezzo alle baracche appoggiate ai bordi dei canali o a palafitte che sorgono sull’acqua. La vita quotidiana si svolge su passerelle da una baracca all’altra o sulle barche.
La sera abbiamo il primo incontro con quella che sarà la cosa più ricercata di tutto il viaggio: il “thai massage”. Un’ora di massaggio sublime.
Per cena abbiamo un appuntamento già programmato prima di partire con altre due persone all’Hard Rock Cafè.

2/7 – Bangkok
Affittiamo due “Tuck – Tuck”, dei moto-taxi con un carretto legato alla moto, con i quali concordiamo una corsa per la città in vari luoghi prestabiliti.
Iniziamo con “Jim Thompson’s House”, una casa di un commerciante di seta americano misteriosamente scomparso in Malesia nel 1967. La proprietà ricorda la vita di questo singolare americano residente a Bangkok che s’impegnò a preservare e a promuovere l’arte tradizionale thailandese.
La casa è stata costruita in puro stile thai nel 1960, ma i mobili, i quadri e i vari oggetti della casa vanno dal 15° al 17° secolo. Il giardino è fantastico, rigoglioso e ben curato, accompagna dolcemente verso l’entrata della casa. Altro luogo affascinante è il soggiorno che dà direttamente sull’entrata vecchia, quella dalla parte del canale.
Ritorniamo sui Tuck ed inizia a piovere e ci preoccupiamo un po’ vista la velocità del nostro scatenato autista. C’è molto inquinamento e il peggio si raggiunge al semaforo quando scatta il verde. Dobbiamo coprirci il naso e la bocca con la maglietta. Su questo mezzo ci sentiamo veramente immersi nella città.
Arriviamo così al “Big Buddha”, una statua di 45 metri e successivamente al “Lucky Buddha”, chiamato così perché è l’unica rappresentazione di un Buddha che sorride.
Il tempio è molto piccolo e ci siamo solo noi quattro, insieme con un poliziotto che si è sposato nella mattinata. E’ molto simpatico e tranquillo, ci spiega un po’ di cose sullo “Smile Buddha” e soprattutto sul matrimonio thai. Gli facciamo alcune domande e si vede che è contento di risponderci. Lui e la moglie hanno dovuto scegliere ognuno un tempio diverso e passare alcune ore in ringraziamento e lui ha scelto questo. Ci convince a fare una piccola offerta e ad avvicinarci il più possibile, salendo su una pedana, per ricevere la benedizione. Tutti e quattro prendiamo la cosa molto sul serio e ci facciamo trascinare dall’atmosfera che si è creata.
Alla sera dopo un’altra cena thai, andiamo a visitare “Patpong”, il quartiere del divertimento e della trasgressione. Cerchiamo di resistere ai mille inviti che ci vengono proposti, ma non possiamo rinunciare al “ping-pong show”.

3/7 – Krabi
Sveglia all’alba (6.00), per riuscire a prendere l’aereo per Krabi. Bangkok è ancora una volta già sveglia e quasi frenetica.
Dopo aver “trattato” col taxista ci facciamo portare alla baia di AoNang, una trentina di minuti da Krabi.
Siamo in un piccolo albergo direttamente sulla spiaggia, lontano da centri abitati (Golden Beach Resort).
Nel pomeriggio arriva un tremendo temporale che dura alcune ore che passiamo così in camera a dormire.
La gente è molto simpatica e notiamo subito che ha la pelle più scura rispetto alla popolazione della capitale. Dopo aver cenato in albergo facciamo una passeggiata sulla spiaggia in riva all’acqua.
Il mare è mosso e quindi molto rumoroso. L’acqua è calda e il contatto con i piedi nudi è piacevole.
La luna piena illumina in pratica a giorno.
Ci sembra tutto talmente bello e irreale.

4/7 – Krabi
La notte è stata una battaglia con un fantomatico “sistema centrale” che gestisce le luci e l’aria condizionata. Probabilmente è una copia come le magliette che troviamo in vendita su ogni bancarella.
Si passava dalla “sauna” al “freddo polare” senza poter intervenire, in più, ogni tanto, si accendevano le luci della stanza alternandosi all’aria condizionata!
Dopo la pioggia di ieri, finalmente ha fatto capolino un pallido sole e passiamo così la giornata a saltare tra le alte onde del mare o a rilassarci nella piscina dell’albergo.

5/7 Krabi – Puket
Partiamo da Krabi (AoNang) con un mini van con autista. (2000 bath). Piove!
Ci fermiamo a Phang Nga, un villaggio sulla foce di un fiume. Abbiamo noleggiato una barca (2.000 Bath) per fare un giro sul fiume. Navighiamo su alcuni canali laterali che sì “srotolano” in mezzo a fitte mangrovie.
C’è un gran silenzio rotto solo dal rumore della barca. Col passare dei minuti il paesaggio diventa monotono ma ci pensa la fantasia. Scene di guerra americana in Vietnam o Cambogia mi vengono in mente dai vari film visti. Piove!
Arriviamo all’isola di Puket, collegata con la terraferma da un ponte.
Siamo alloggiati nella zona nord dell’isola, sulla spiaggia di Kamala Beach, in sostanza la baia successiva a quella di Patong, la zona dei divertimenti. La sera prendiamo un taxi e c’infiliamo nel casino di Patong. Fa un gran caldo e il primo impatto col posto non è piacevole.

6/7 – Puket
Finalmente il sole. Quanto picchia!
Primo giorno di sole vero e prima bruciatura. Dopo cena abbiamo passeggiato lungo la nostra baia e abbiamo trovato un localino, (Paul’s Place), praticamente una capanna sotto le palme a ridosso della spiaggia, gestita da un tedesco, per un ottimo dolce con caffè.

7/7 – Puket
Phuket è la più grande delle isole thailandesi e si trova vicino alla costa sud-occidentale nel Mare delle Andamane. Il 35% circa degli isolani è di religione musulmana.
La costa è molto diversificata: rocce, lunghe distese di sabbia, scogliere calcaree, colline verdi. Le spiagge sono molto belle e unite alla vegetazione tropicale creano un’atmosfera rilassante e piacevole. Lo sviluppo e le conseguenti speculazioni stanno, però, rovinando l’equilibrio ecologico dell’isola.
Affittiamo una Jeep e tentiamo il giro dell’isola. Tentiamo nel senso che la guida a sinistra ci fa temere della buona riuscita del viaggio.
La prima baia che incontriamo, Karon Beach, c’impone già la prima sosta. Le onde sono alte e forti e ci attirano subito.
La strada è un continuo sali e scendi, con viste su baie spettacolari. Subito dopo Karon c’è un’altra bella spiaggia: Kata Beach. Queste sono le principali stazioni balneari, ma durante tutta la giornata vedremo molte spiagge belle e tranquille.
Arriviamo al punto-vista a sud dell’isola. Siamo su una collina e la vista è magnifica. La collina è molto verde e la brezza è fresca e piacevole. Scendiamo in riva al mare, verso il villaggio di Rawai Beach. C’è un porticciolo per l’arrivo di un traghetto e alcuni ragazzi stanno aggiustando le reti da pesca. Qui il mare è calmo perché davanti a noi ci sono alcune isole. Troviamo un posticino che c’ispira molto (Nikita Bar). Musica “lounge” e soprattutto ombra e pale per muovere l’aria. Stare seduti, bevendo e ascoltando musica, osservando il poco movimento intorno, ci fa sentire in pace con noi stessi.
Continuiamo il giro dell’isola fino a Puket Town. Dopo tanta tranquillità non ci aspettavamo una confusione del genere. Auto e soprattutto tanti motorini, o meglio, veicoli a due ruote d’ogni tipo e che sbucano da ogni direzione.
Finiamo il giro attraversando un pezzo dell’interno dell’isola. Un vero pezzetto di foresta pluviale che si alterna a risaie, alberi di anacardi, cacao, ananas e cocco.
Ceniamo in un ristorante italiano appoggiato alle pendici della collina che divide la nostra baia con quella di Puket. Il ristorante è in una posizione fantastica. Appoggiato alla collina ed arriva fino alle rocce che si trovano a bordo della baia. E’ carissimo ma gli spaghetti con i gamberi sono super.
Il proprietario, un romano da otto anni sull’isola, è in pratica la copia di Califano.
Approfittiamo dell’auto noleggiata per l’auto-moto tour. E’ lo sport preferito dei “thai locali”. Ci s’immerge nel fluido del traffico e si gira sempre intorno al centro lungo le quattro vie. E’ sabato sera e si vede.
Il locale più animato è quello dei “trapperoni” (trans), sono molto divertenti e quasi carini.

8/7 – Puket
Giornata dedicata all’abbronzatura, stando però il più possibile all’ombra, e al massaggio thai.
Il massaggio lo abbiamo fatto direttamente sulla spiaggia dopo le 17, quando il sole stava scendendo e cominciava fare meno caldo. Il massaggio è veramente piacevole, la cura dei particolari è quasi maniacale. I piedi, le mani, le spalle e la faccia, assolutamente fantastico!

9/7 Puket – Ko Samui
Partiamo per Ko Samui, la giornata è bruttissima, c’è una cappa d’umidità che rende tutto grigio.
Ko Samui ci sembra subito molto più tranquilla e con molta più atmosfera. Il resort è composto di piccoli bungalow ed è molto carino, (First Bungalow Resort), la sua spiaggia è magnifica e il mare è tranquillo e invitante. Siamo all’estrema destra della baia di Chaweng Noi.
Questa bella isola della Thailandia sud-orientale è coperta di piantagioni di cocco e ha splendide spiagge racchiuse dalle palme. Fino a poco tempo fa era l’incontaminata mecca dei vacanzieri alternativi, ma ultimamente sta diventando la classica destinazione turistica fatta su misura per gli occidentali. L’economia si basa ancora in gran parte sulle noci di cocco: ogni mese ne mandano a Bangkok anche due milioni.

10/7 – Ko Samui
Affittiamo l’immancabile Jeep per fare il giro dell’isola. Incontriamo subito l’isola del “Big Buddha”. Si tratta di un isolotto, collegato con un ponte, su cui sorge un Buddha alto 12 metri. Con una donazione otteniamo una benedizione da un monaco buddista.
Da qui parte il traghetto per l’isola di Ko Pha-Ngan, che si raggiunge in quaranta minuti di barca, otto chilometri a nord di Ko Samui. E’ più tranquilla, ma altrettanto bella. Famosa per le mega-feste “della luna piena” che si tengono sulla spiaggia di Hat Rin, molto apprezzate dai giovani, ma, sembra, non molto dalla polizia locale.
Fa molto caldo e ci fermiamo spesso con l’auto. Diamo un’occhiata alle baie di Mae Nam e Bo Phut, sempre sul lato settentrionale, sono spiagge più tranquille rispetto a quelle della parte est.
Lungo molte spiagge ci sono semplici bungalow con il tetto di paglia, ma in alta stagione – da dicembre a febbraio e da luglio ad agosto – trovare una sistemazione è molto difficile. I mesi migliori sono quelli della stagione secca che va da febbraio a giugno.
Attraversiamo la piccola capitale, Na Thon. Piena di negozietti vari è il principale centro abitato dell’isola.
Da qui partono i collegamenti per Surat Thani, che si trova sulla terraferma: sono 35 chilometri che l’aliscafo percorre in un’ora e mezzo, mentre le express boats ci mettono due ore e mezzo, a cui va poi aggiunto un’ora di bus.
Usciti dal villaggio raggiungiamo in pochi minuti le cascate. Dal parcheggio si raggiungono le cascate con due chilometri di cammino in mezzo alla giungla. Ci sentiamo molto Di Caprio alla fine del film “the beach”.
La cascata non è niente di particolare ma c’è la possibilità di fare un piacevole bagno nel laghetto che forma. C’è poca gente e la tranquillità aiuta la fantasia.
Il ritorno è un po’ più complicato, infatti, si scivola sui sassi per vie dei sandali e dei piedi bagnati.
Arrivati alla jeep una sorpresa spiacevole: l’auto non parte. Chiediamo aiuto ad alcune famiglie che abitano vicino al parcheggio. Siamo in mezzo alla giungla dell’isola e nessuno parla inglese. Riusciamo a farci capire e ci danno una mano a spingere il mezzo ma non c’è niente da fare. Riusciamo infine ad avvisare via telefono l’agenzia che ci ha affittato la jeep, che ci manda così alcuni suoi dipendenti. Risolto il problema, un morsetto della batteria da sostituire, riprendiamo il giro dell’isola. La strada abbandona la costa e taglia verso l’interno. Siamo attirati da alcuni elefanti che stanno mangiando praticamente al bordo della strada. Ci fermiamo e alcuni ragazzi che li accudiscono vogliono farli muovere per farci piacere. Noi siamo affascinati anche solo a vederli mangiare. Sono veramente grandi e puzzano un casino. E’ bellissimo osservarli mentre con la proboscide “ripuliscono” i rami con le foglie di palma per mangiarli.
Prima di arrivare alla nostra baia scopriamo un localino in riva al mare che c’ispira tanto e così ci torniamo per cena. (Bigrock)
Il cibo è mediocre ma il posto è super. Lontano dai rumori della strada e in sostanza sulla sabbia nella baia di Lamai. Arredato con parei colorati al posto delle tovaglie e lampade multicolori.
Finalmente anche un po’ di musica. C’è un impianto con alcuni CD ed è tutto molto self-service. Scelgo un album d’acid-jazz, che non sarà molto tailandese ma ci sta benissimo. Sentiamo spesso, in effetti, la mancanza della musica. Nei ristoranti o nei locali in genere non è previsto l’accompagnamento musicale.
Ci rifacciamo andando dopo cena al “Reggae Pub”. Un locale all’aperto, tutto in legno, veramente grande per gli standard dell’isola. Un’ora di sola musica regge a volume sparato, con i bassi che rimbombano come si deve.
Il pub, anche se è più una discoteca, domina la laguna interna e capiamo che è il locale di moda ed inizia ad animarsi dopo le 24.

11-12/7 – Ko Samui
Passiamo la giornata in spiaggia. Il mare è calmo ma non è molto trasparente. Ceniamo in un locale strano e frivolo, si chiama Oriental Garden ed è a Chaweng. Arredamento minimalista e con molto gusto e scopriamo che c’è lo zampino di qualche italiano.
Dopo cena, ci dedichiamo al massaggio, e tra le varie possibilità scegliamo quello con l’olio.

13/7 – Ko Samui
Con la scusa della mancanza di lettini in spiaggia, decidiamo di andare in piscina. Visto che c’è molta ombra facciamo una cosa che normalmente, specialmente quando la fanno gli americani, odiamo.
L’ombra delle palme e l’acqua fresca della piscina sono un’accoppiata piacevole.
E’ l’ultima sera a Ko Samui e vogliamo andare al Reggae Pub ma commettiamo l’errore di sottoporci ad un messaggio ai piedi di un’ora che ci schianta.
Sono 25 minuti per piede più una toccatina a spalle, braccia e mani. Super!

14/7
Trasferimento da Ko Samui a Kuala Lumpur Via Bangkok.

15/7 – Kuala Lumpur
Abbiamo deciso di dedicare tutta la giornata alla visita di Kuala Lumpur. Il modo più rapido in così poco tempo è naturalmente con una visita guidata.
Quello che colpisce subito è la quantità diversa di razze che convivono per strada. Un pò come il gruppo di persone che si trovano sul nostro autobus. I gruppi principali sono: indiani, cinesi e musulmani.
I musulmani sono quelli che, all’occhio, ci colpiscono di più, specialmente quelli integralisti. Le donne con il velo, in testa e sulla faccia, lasciano intravedere solo gli occhi.
A volte s’incontrano occhi timidi, che si abbassano all’incrociarsi dei nostri, altre volte occhi fieri, con un tocco di trucco occidentale.
La città è pulita e molto verde. Non ha molta storia ma ha un suo fascino. Convivono i grattacieli con le moschee, i templi con i centri commerciali e le auto di grassa cilindrata. Ci sono molti parchi, pieni di gente che passeggia intorno ai laghetti.
Il centro di Kuala Lumpur ospita diversi edifici coloniali, un vivace quartiere cinese con bancarelle lungo le strade e mercati notturni, e un pittoresco distretto indiano. Il cuore di Kuala Lumpur batte in Merdeka Square, dove torreggia l’asta portabandiera alta 95 metri e dove si svolgono tutte le feste e le processioni cittadine. La piazza fu usata dai governatori della Malaysia durante il periodo coloniale per tenervi partite di cricket, ma fu anche il luogo dove venne dichiarata l’indipendenza nel 1957.
Sul lato orientale di Merdeka Square si erge il Palazzo del Sultano Abdul Samed, costruito in stile moresco e sovrastato dalla Torre dell’Orologio, alta 43 metri.
Anche la splendida stazione ferroviaria vanta un simile stile architettonico, ed è caratterizzata dall’eccentricità dei suoi minareti, cupole, torri e archi.
L’edificio noto come Petronas Tower è meno pittoresco ma altrettanto visibile. Essendo alto quasi mezzo chilometro, non sorprende che sia una delle strutture in cemento più imponenti del mondo. Di notte viene illuminato da fasci di luce in movimento.
La Masjid Jamek (Moschea del Venerdì), caratterizzata dalla cupola a cipolla, è situata in un boschetto di palme che dà su Merdeka Square e il suo riflesso è chiaramente visibile nelle vetrate del nuovo edificio costruito di fronte. Appena a sud della moschea si trovano le strade brulicanti di Chinatown (quartiere cinese), una zona affollata e animata in cui si mescolano luci al neon, attività commerciali e rumore.
Saliamo sulla KL Tower. Si tratta della quarta torre per telecomunicazioni nel mondo. Alta 256 metri e da lassù la vista fa impressione. Nella zona più moderna s’incontrano le abitudini più occidentali. Molte persone stanno sedute all’aperto per l’aperitivo e i negozi sono pieni di gente, lungo le vie, le insegne luminose sono esageratamente grandi e luminose. Sui palazzi ci sono grandi video che sparano pubblicità e video musicali.
Stanchi di cibo asiatico decidiamo di provare, con successo, un ristorantino spagnolo e le sue tapas. (Tapao)

16/7 Kuala Lumpur – Kota Baru
Abbiamo fatto alcune variazioni al nostro programma.
Per prima cosa rinunciamo all’isola di Redang perché è tutto pieno, poi cambiamo idea sul percorso che volevamo fare noleggiando un’auto. Percorrere parte della costa est da Kota Baru a Kuantan e poi ritornare a Kuala Lumpur. Per gli spostamenti occorre molto più tempo di quello da noi calcolato. Decidiamo così di viaggiare in aereo. Partiamo da Kuala Lumpur per Kota Baru, dove soggiorneremo una notte per andare poi in auto a Kuala Besut, da dove c’imbarcheremo sul traghetto per le isole Perenthian.
Facciamo una passeggiata per il centro di Kota Baru e nella piazza principale c’immergiamo nel suo incredibile mercato notturno all’aperto. Ci sono molte bancarelle dove si può comprare direttamente quello che si desidera mangiare e poi spostarsi in un lato della piazza dove ci si può appoggiare su dei tavolini disponibili per tutti. Cinese, malese, indiano: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si mescolano profumi e odori in uguale misura così come le etnie e perfino i gusti musicali.

17/7 Kota Baru – Isole Perenthian
Il pulmino noleggiato ci viene a prendere all’albergo. Ci vorrà circa un’ora. Facciamo un pezzo di quella costa orientale che avremmo voluto fare in auto da soli, senza autista. Il mare non si vede mai pur facendo una strada che costeggia la costa. Non attraversiamo mai paesi, ma le case sono comunque costantemente di fianco alla strada. Arriviamo a Kuala Besut, un villaggio adagiato alla foce di un fiume, da dove c’imbarchiamo sul traghetto veloce (30 minuti). Il mare è molto calmo.
Navighiamo a vista d’alcune isole. Attracchiamo direttamente al molo del resort che ci ospiterà sull’isola di Perenthian. ( Perenthian La baia è bellissima. La vegetazione è lussureggiante e arriva fino alla sabbia della spiaggia.

!8/7 – Isole Perenthian
Dopo una lunga dormita ci svegliamo con un paio di scrosci di pioggia e le urla di alcune scimmie che girano libere intorno ai bungalow. Dopo colazione arriva, come ad un appuntamento, il sole e passiamo la giornata in spiaggia.
L’isola è molto piccola, non ci sono strade e la “vita” si svolge in pratica nel nostro resort e soprattutto in quello, molto più spartano, accanto. La baia è veramente bella. La spiaggia è grande e sulla destra della baia c’è una distesa di corallo piena di pesci che ti circondano appena entri in acqua.
Il resort è gestito, male, da malesi musulmani. Sono tutti ragazzi o ragazze molto giovani. Le ragazze hanno sempre il velo sopra la testa. Vorrei chiedere loro, cosa pensano delle occidentali in topless in spiaggia, ma è difficile socializzare.
Abbiamo visto alcune ospiti mussulmane fare il bagno in piscina vestite con una tunica e una cuffia in testa.

19/7 – Isole Perenthian
Sole, (ombra), spiaggia, mare (con la sorpresa dei pesci che ti mordicchiano), uno spettacolo!
Conosciamo una coppia d’italiani, pilota dell’esercito lui e insegnante di lingue lei, che c’invitano al loro chalet per un caffè. Sono dei veri cultori di questa bevanda e si sono portati tutto l’occorrente da casa! Ci ridiamo su ma in fondo ci fa piacere radunarci a chiacchierare intorno ad un buon caffè italiano.

20/7 Isole Perenthian – Kuala Lumpur
Partenza all’alba per la terraferma. Questa volta il traghetto (una piccola barca però velocissima) ci fa stare male e l’arrivo sulla costa è un sollievo.
Con un’ora d’auto ritorniamo verso Kota Baru e andiamo direttamente all’aeroporto.
Le nostre intenzioni erano, una volta ritornati nella capitale, di prendere un van e andare a vedere le Cameron Highlands, le famose colline dove si coltiva il tè, ma purtroppo ci sono solo piccole auto e visto che siamo in quattro e piuttosto grossi e con i bagagli, non ci stiamo.
Decidiamo così di andare, il giorno dopo, nella foresta di Taman Negara in autobus da Kuala Lumpur.
La sera festeggiamo il compleanno di uno di noi in un ristorante italiano: “Soho”.
Anzi, si tratta di un ristorante malese con cucina italiana. Il locale è bellissimo. Un loft con arredamento “freddo”, tutto in metallo. Forse siamo gli unici turisti poiché il locale è molto di moda nella città in questo periodo. E’ venerdì sera e vediamo passare davanti a noi i giovani “bene” di Kuala Lumpur. Amano il lusso e “l’atteggiarsi” in puro stile occidentale.

21/7 – Taman Negara
L’autobus parte alle 8.00 per il Parco Nazionale del Taman Negara. La foresta è la più vecchia del pianeta (130 milioni d’anni). Il viaggio dura quattro ore da Kuala Lumpur, di cui solo un’ora in autostrada, sempre immersi nel verde. Arriviamo agli uffici all’entrata del parco, che sono a ridosso di un fiume. In due ore dobbiamo sbrigare le formalità delle pratiche per l’ammissione al parco, per l’imbarco e per il pranzo.
C’imbarchiamo per l’unico resort, presente nel parco, da cui partono tutte le varie attività ed escursione per la foresta. Il traghetto non è altro che una barchetta da 14 posti con cui dovremo risalire il corso del fiume. Ci si siede sul fondo e si sta, tipo gondola, al livello dell’acqua, che è molto scura e inizialmente incute un po’ timore.
Il tragitto in barca dura tre ore che sommate alle due passate all’entrata del parco e alle quattro d’autobus, fanno ben 9 ore!
L’arrivo all’attracco del piccolo resort è già uno spettacolo. Siamo circondati dal verde e dal grigio delle nuvole basse, avvolti nel silenzio e dai rumori della foresta.
Siamo alloggiati in bungalow di legno e i suoni provenienti dall’esterno sono dei più vari.
Prima di andare a letto troviamo un paio di scarafaggi e un “geccho”, il posto è pulito ma, visto dove siamo e soprattutto visto le fessure del legno dello chalet, ci rassegniamo.

22/7 – Taman Negara
Ci sono varie escursioni organizzate dal resort e per la mattina scegliamo quella in barca verso una “natural jacuzzi”. Risaliamo con una canoa a quattro posti un affluente del fiume principale. Il viaggio è bellissimo. IL sole non riesce a penetrare la fitta vegetazione che c’è sulla riva. Ad un certo punto la barca accosta perché il livello dell’acqua diventa troppo basso. La guida c’indica il sentiero da percorrere costeggiando la riva. Lui non parla inglese e si fa capire a gesti ma solo dopo esserci incamminati scopriamo che lui non viene e ci aspetta lì. La prendiamo a ridere ma non siamo proprio tranquilli. Dopo un quarto d’ora arriviamo davanti ad una piccola cascata, ai piedi della quale si forma una piscina naturale. Il tuffo è immediato e, una volta in acqua, ridiamo come matti all’idea di dove stiamo facendo questo stupendo bagno.
Nel pomeriggio affrontiamo da soli il sentiero da cui parte il vero “trekking tour”. Siamo terrorizzati dalle sanguisughe e abbiamo letto molto prima di partire su di loro. La sera prima abbiamo tempestato di domande il tipo delle escursioni che non ci ha tranquillizzato. Ci siamo portati, praticamente solo per quest’escursione, pantaloni lunghi, calze lunghe dove infilare i pantaloni e felpe. Sembriamo dei tirolesi in esportazione. Ci spruzziamo chili di repellente e così puzziamo di citronella a metri di distanza. Siamo buffissimi e sudiamo solo a stare fermi. Sappiamo che le sanguisughe non vanno strappate ma bruciate con sigarette. Nessuno fuma ma abbiamo dei fiammiferi e ridiamo solo all’idea di doverli usare.
I primi due turisti che incontriamo, che stanno ritornando al resort, sono tempestati di domande e quando ci dicono: “niente sanguisughe, solo quando piove”; vorremmo baciarli.
Si suda tantissimo per l’umidità. Incrociamo una famiglia americana con due bambini, anche loro sulla via del ritorno, tutti in pantaloni corti e canottiera!
La vegetazione è fittissima e la cosa che ci diverte di più sono le liane. Sono bellissime, resistenti e molleggiate. Non vediamo animali ma li sentiamo solo! I rumori e i versi più strani mai sentiti.
Al ritorno, ormai vicino al resort, vediamo alcune scimmie, scoiattoli e tucani e ci scateniamo con le foto.

23/7 Taman Negara – Kuala Lumpur
Giornata interamente dedicata al ritorno verso Kuala Lumpur. Il viaggio in barca è un po’ più veloce perché siamo a favore di corrente.
All’arrivo una brutta sorpresa: per problemi di lavoro una di noi deve rientrare in Italia.

24/7 Kuala Lumpur – Tioman
Partiamo in taxi verso l’aeroporto, da dove con un volo della compagnia proprietaria anche del resort dove siamo diretti, (Berjaya) in un’ora arriviamo sull’isola di Tioman.
All’arrivo percorriamo l’unica strada dell’isola che, dal villaggio nato intorno all’aeroporto, Kampung Tekek, porta in pochi minuti verso il Berjaya Tioman Baech Resort.
Il resort è molto più grande dei precedenti in cui siamo stati in questa vacanza. La baia è bella, anche se meno raccolta della precedente e il mare è quindi un po’ più mosso.
Quest’isola da cartolina si trova nel Mare Cinese Meridionale al largo della costa orientale della Malaysia peninsulare e può vantare bellissime spiagge, fondali trasparenti, barriere coralline, pesci variopinti, rilievi pressoché inesplorati ricoperti di giungla, torrenti d’acqua cristallina e le alte cime del Batu Sirau e del Nenek Semukut. Tioman è scarsamente popolata e di solito i turisti sono più numerosi degli abitanti dell’isola. La stagione turistica va da giugno ad agosto e durante le piogge monsoniche di novembre, dicembre e gennaio l’isola è quasi deserta.
Siamo pronti per celebrare finalmente il “sunset” ma una nuvola all’ultimo momento ci toglie il tuffo in mare del sole. L’atmosfera dell’”Happy Hour” nel piccolo “beach bar” è piacevole e finalmente sentiamo un po’ di musica. Siamo tutti concordi nel dire che è una delle cose che c’è mancata di più. A conferma della poca importanza che loro danno alla musica, per averla si deve pagare una specie di juke-box.
I momenti di silenzio musicale confermano, per la nostra abitudine, quanto in alcuni momenti l’accompagnamento sonoro sia fondamentale.

25-28/7 – Tioman
Giornate passate all’insegna del dolce far niente. L’acqua è limpida ma la sabbia ha un colore particolare, è molto scura e questo toglie l’effetto azzurro-verde che siamo ormai abituati a vedere. Inoltre si scalda molto e nelle ore più calde è buffo vedere correre le persone tipo “camminata sulle braci ardenti”.
Il resort è molto grande ma ben organizzato e curato e purtroppo è facile cadere nella tentazione di farsi coccolare. Le ragazze partecipano ad un tour in barca, con due soste previste sull’isola e alcuni stop in acqua per fare snorkeling. La prima sosta è alle cascate, dove, dopo venti minuti di cammino, si può fare una piacevole doccia naturale. L’altra fermata è a Jura Villane, poche baracche su una spiaggia nella parte est dell’isola, raggiungibile in barca o a piedi con un sentiero che attraversa la montagna e la giungla.
Gli altri stop per lo snorkeling sono al Parco Marino e vicino a Reggie Island, un isolotto vicino a Tioman.
Ci sono molti pesci, specialmente nel parco.

29/7 Tioman – Singapore
Lasciamo Tioman, per Singapore, di mattino e mettiamo il naso fuori del resort “via terra” per la prima volta. E’ un peccato che non ci siano strade o perlomeno sentieri per vederla meglio.
Dall’alto dell’aereo l’isola è bellissima, ha le colline piene di una vegetazione molto fitta che arrivano direttamente al mare.

Singapore
Abbiamo a disposizione un pomeriggio, la sera e qualche ora di domani prima della partenza per l’Italia.
Decidiamo di prendere il classico Tourist Tour con le fermate fisse, che c’è ormai in ogni importante città.
Il colpo d’occhio è subito accecante. Un misto di tecnologia e urbanizzazione occidentale con tocchi orientali misti allo stile inglese coloniale.
Situata in prossimità dell’equatore, Singapore è una fiorente città-stato che ha supplito alla mancanza di risorse naturali diventando uno dei massimi centri commerciali e finanziari dell’Asia. Pur essendo una città di cemento, vetro e acciaio, famosa per la sua ingegnosità tecnologica, essa offre anche l’occasione di incontrare in modo agevole (su un territorio di ridotte dimensioni) qualcosa delle grandi culture asiatiche.
Anche se Singapore non è più un malfamato porto di risciò, di fumatori d’oppio, di pescatori di perle, di pirati, vi si può ancora gustare l’atmosfera coloniale bevendo languidamente un gin al fresco dei ventilatori a pale di qualche hotel coloniale, cenare all’aria aperta sulle banchine ristrutturate del Singapore River, dove un tempo attraccavano le navi da carico e visitare i numerosi resti del periodo vittoriano sopravvissuti al frenetico sviluppo della città.
È proprio questa combinazione magistralmente orchestrata di modernità occidentale e d’antiche tradizioni orientali e coloniali che fa di Singapore uno spaccato d’Asia così accessibile.
La prima fermata più vicina a noi è proprio sulla via dello shopping: Orchard Rd., che insieme al distretto coloniale, Chinatown, Arab Street e Little India sono le zone migliori per fare acquisti.
E’ domenica ma tutto è aperto. C’è molta confusione amplificata da stereo e televisori giganteschi, appesi alle facciate dei palazzi, con volume altissimo. Il via-vai dei ragazzi dentro e fuori dei centri commerciali è frenetico. Ci fermiamo anche al giardino botanico. E’ un’esplosione di colori dove le orchidee la fanno da padrone attirando i visitatori.
Ci piace molto il quartiere lungo il fiume. Sono molti i ristorantini o pub ricavati dai vecchi negozi di venditori di pesce, con i loro tavolini all’aperto che si affacciano sul fiume. La sera ci ritorniamo a cena e l’atmosfera è molto piacevole.

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