Due viaggi e un sogno…Panama!

Ciao a tutti, siamo Erika e Fabio. Siamo due ragazzi italiani di Genova e già da alcuni anni stiamo immaginando un trasferimento in un paese dal clima tropicale, dove sia ancora possibile realizzare il sogno di vivere una vita essenzialmente diversa da quella che ci troviamo a vivere in Italia, una vita che ormai non ci stimola più molto e non ci prospetta grandi orizzonti futuri. Saremmo forse noiosi e prolissi se ci soffermassimo sull’argomento a lungo, dunque procederemo col raccontarvi la nostra breve storia a riguardo del magnifico paese in questione, Panama. Sono parecchi anni che appena possiamo ci mettiamo uno zaino sulle spalle e partiamo alle volte di paesi lontani alla ricerca di un eventuale piccolo paradiso. Non appena riusciamo, scegliamo una destinazione, tracciamo un itinerario, prenotiamo un volo aereo e senza troppi problemi e prenotazioni varie, partiamo! Fu proprio non molto tempo prima di partire per Bangkok, destinazione Thailandia, che conobbi via internet Elisa e Massimo, due ragazzi italiani rispettivamente di Savona e Modena, che già da qualche anno, motivati da una grande passione per il viaggio e la conoscenza di nuovi luoghi, usi e costumi, erano impegnati nell’attuazione di un importante definitivo trasferimento nella Repubblica di Panama, precisamente località Playa Las Lajas, provincia del Chiriquì. Fu così che nel febbraio del 2009, incuriositi al massimo da tutto questo, il nostro nuovo viaggio, la nostra nuova destinazione era Panama! Già, perché parlando per ore, per giorni, con Elisa e Massimo, cominciammo a scoprire un paese, una realtà alla quale fino a quel momento non avevamo mai pensato né quindi preso in considerazione. E che scoperte! Da quello che ci raccontavano e da quello che ci consigliavano di leggere su internet, si intuiva, se non altro, che Panama sarebbe potuto davvero essere quel paese che stavamo cercando. Questo sostanzialmente per motivi di stabilità politica, economici, climatici, legali e burocratici. Partiti da Genova per Parigi e non prima di esserci fermati poi qualche giorno a New York, arrivammo finalmente a Panama Ciudàd in una caldissima sera del verano Panameño. Inutile dire quanto già l’atmosfera notturna della capitale ci stava in qualche modo stregando, con lo skyline illuminato dei suoi nuovi grattacieli di punta Paitilla visti dal “Casco Viejo” o “Casco Antiguo”, il vecchio quartiere in stile coloniale patrimonio dell’umanità UNESCO. Un mix a distanza fra sviluppo moderno e atmosfera coloniale tanto stupefacente quanto coinvolgente. Ci fermammo nella capitale soltanto per due notti, pernottando all’”Hospedaje Cascoviejo” in pieno centro storico, visitando nei due giorni successivi il Casco Viejo stesso, le chiuse di Miraflores e il relativo museo presso di esse, situati all’imbocco del celeberrimo canale sul lato pacifico della capitale, il porto di Balboa, nonché la “Calzada de Amador”, un fantastico tratto di strada panoramico con ampio passeggio pedonale, costruito in mezzo al mare a uso militare e riadattato nel tempo a uso, il quale lungo tutta la sua estensione unisce letteralmente tre isolotti in fronte alla capitale. Allo scadere di questi due giorni, spinti dalla voglia di raggiungere Elisa e Massimo a Las Lajas e dal tempo a disposizione comunque non infinito (tre settimane), eravamo già in partenza a mezzo aereo verso l’aeroporto di David, il capoluogo del Chiriquì, con uno dei voli interni effettuati dalla Air Panama (una delle due compagnie aeree che offrono voli interni sul territorio nazionale insieme alla Aero Perlas) da dove ripartimmo subito senza fermarci dal terminal dei bus verso Playa Las Lajas, località ormai divenuta fissa dimora dei nostri nuovi amici, in quanto proprietari e gestori di uno splendido ostello ristorante battezzato La Spiaza situato a pochi passi da una delle spiagge a nostro avviso più belle dell’intera costa Pacifica. Fu proprio nei giorni trascorsi in compagnia di queste due splendide persone e grazie al loro aiuto, che ebbe inizio un miracolo, l’inizio del processo di realizzazione del nostro più grande desiderio: l’acquisto di un lotto di terra che sarebbe poi diventato la nostra Pepita de Marañon, nome di battesimo dovuto alla presenza di due ancora piccoli alberi al suo interno, appunto due Marañones. Il colpo di fulmine fra noi e la futura pepita fu praticamente istantaneo. La sua strategica ubicazione sulla strada principale a Las Lajas e soprattutto la sua splendida vista panoramica sulla Cordillera Central che divide le province del Chiriquì e quella caraibica di Bocas del Toro di cui si può godere alle sue spalle, catturarono i nostri cuori nel giro di pochi secondi, dandoci l’impressione di essere nel bel mezzo di un pascolo svizzero piuttosto che a pochi chilometri da una spiaggia tropicale del Pacifico!
Si perché il piccolo pueblo di Las Lajas, si trova non distante dall’incrocio sito nel municipio di San Felix sulla celebre interstatale “Panamericana” o “Interamericana” che attraversa tutto il continente americano da nord a sud, a circa 360km di distanza dalla Ciudàd de Panamà e a circa 70km dalla Ciudàd de Davìd nel Chiriquì, immerso in una moltitudine di pascoli verdissimi e sconfinati ai piedi della Cordillera. Esso procede poi verso la costa dell’Oceano Pacifico, dove la sua stupenda playa si estende per circa 15km in tutta la sua maestosità nel più totale sfoggio di natura, colori e tranquillità, offrendosi per indimenticabili passeggiate a piedi nudi e regalando al cuore e agli occhi splendide aurore e incantevoli tramonti! Vicino ad essa abbiamo soggiornato per ben nove notti all’ostello/ristorante La Spiaza gestito dai nostri nuovi amici, completamente rapiti dallo charme di quel posto, godendo soprattutto della deliziosa cucina italiana di Elisa! Oltre a “La Spiaza”, vicino alla spiaggia ci sono bar, ristoranti tipici, cabañas e un hotel. Cosa degna di grandissima nota, è la totale non pericolosità delle sue acque. Nonostante il moto ondoso sia tutto sommato sempre abbastanza “lungo” e attivo (d’altronde stiamo parlando dell’Oceano Pacifico), questa spiaggia non presenta alcun pericolo per i bagnanti, che possono davvero godersi alla grande le sue acque anche incredibilmente
calde e accoglienti. Ottime onde inoltre per il body surf, specie per
principianti! Finiti i nove giorni a Playa Las Lajas in compagnia di molti nuovi amici, ripartimmo non senza dispiacere alle volte di Santa Catalina in compagnia di Ryan, simpaticissimo ragazzo canadese conosciuto durante il nostro soggiorno che già da un po’ di tempo ha scelto Playa Las Lajas come sua nuova dimora. Santa Catalina, è un pueblo carino sito sempre sulla costa pacifica, nel sud della penisola di Azuero, qualche chilometro più a est verso la
Città di Panama, nella provincia di Veraguas ed è frequentato da un turismo giovane, specie dagli amanti del surf e offre parecchie strutture ricettive d’ogni genere. Non è ricca di spiagge bellissime, ma è punto assai strategico per raggiungere l’incommensurabile
bellezza e natura della Isla Cohiba, situata a non più di un’oretta scarsa di barca da essa, sfruttando le lance del diving che opera nel paese, il quale con una spesa contenuta mette a disposizione oltre al viaggio, un piccolo pranzo e il necessario per lo snorkeling, ovvero pinne e maschera su misura.
Isla Cohiba è un parco naturale nazionale marino, che regala splendide spiagge tropicali di sabbia bianca dalle acque cristalline ricche di banchi corallini fra i quali si possono ammirare le più disparate specie di pesci tropicali e anche qualche squalo di dimensioni notevoli! E’ rigogliosissima e su di essa non è presente nessun tipo di struttura ricettiva turistica in quanto parco naturale nazionale. E’ ammesso campeggiare su di essa se avete tutto il necessario per farlo, razioni di cibo comprese
Dopo questo breve soggiorno a Santa Catalina e Isla Cohiba, ripartimmo con Ryan verso Sonà, cittadina nel mezzo della penisola di Azuero che raggiungemmo in tarda serata, da dove prendemmo commiato dal nostro nuovo amico e da dove partì il nostro nuovo bus per Santiago, altra importante città panamense per dimensioni e popolazione sempre in Veraguas, decisi a riprendere via via la strada verso la fine del nostro primo viaggio a Panama verso la capitale per il ritorno in Italia. A Santiago arrivammo di notte e ci fermammo a riposare in un hotel solo nell’attesa dell’indomani, quando con un nuovo bus diretto a Ciudàd de Panama, partimmo diretti a El Valle de Antòn, provincia di Coclè, fresca località montana raggiungibile se non con un bus diretto, con un secondo facendosi lasciare dal primo alla fermata di Las Uvas lungo l’interamericana. A El Valle sotto la maestosità della India Dormida (montagne dai lineamenti che riprendono secondo la leggenda quelli di una donna india addormentata), si possono trascorrere giornate all’insegna della tranquillità o del relax e al riparo (ma non troppo) del gran caldo tropicale e serate invece indubbiamente molto più fresche, dormendo anche con una copertina…Magari affittando una bicicletta, o passeggiando con calma, si può visitare il Chorro Macho, un’imponente cascata veramente bella immersa nella natura più verde che forma anche due laghetti limpidissimi (meglio nella stagione secca da novembre ad aprile, poiché in quella umida il livello delle acque è troppo alto e l’imponenza della cascata risulta troppo elevata) oppure si può passare qualche ora di relax nella zona termale pubblica dove con pochissimi dollari si può godere dei fanghi o delle calde acque termali di El Valle o ancora si può procedere lungo un sentiero nella vegetazione che conduce alla “Piedra Pintada”, un enorme masso con incisioni preistoriche sul fronte non ancora ben identificate. Molto facilmente, specie nella stagione secca quando liberi dagli impegni scolastici, all’imbocco del sentiero troverete simpatici bimbi del posto che insisteranno per accompagnarvi fino al grande macigno in cambio di pochi spiccioli, molto probabilmente raccontandovi la sua presunta storia con grande orgoglio lungo tutto il tragitto. Anche vicino alla Piedra vi sono laghetti carini balneabili…portatevi il costume! Un’altra caratteristica della cittadina, sono gli alberi dal tronco quadrato. Noi personalmente non gli abbiamo visti poiché lungo il tragitto con le biciclette, abbiamo avuto vari inconvenienti di natura tecnica ai pedali e la riserva di fiato era già finita…siamo delle polpette! Ma esistono e sono, in effetti, quadrati, almeno a detta di un ragazzo italiano che abbiamo conosciuto nel successivo viaggio nel Panamà, quello di quest’anno (Febbraio – Marzo 2010). Non preoccupatevi per quello che riguarda il vostro pernottamento. A El Valle vi sono splendidi hotel per il vostro soggiorno non troppo costosi e ristoranti di vario genere. Attenzione solo la sera, quest’ultimi chiudono presto! Dopo la rilassante visita a El Valle, arrivammo dunque al momento di tornare verso la capitale con ancora poche ore di bus. A Panamà, sbrigate alcune pratiche burocratiche per l’acquisto del nostro lotto di terra di Las Lajas, terminò il nostro primo viaggio nel nostro futuro paese.
Si ritorna! Partenza 6 febbraio 2010… Dopo un lungo anno di attesa, eccoci di nuovo giunti a tarda sera all’aeroporto internazionale Tocumen della Ciudad de Panamà.Questa volta anche in compagnia di mia sorella, Silvia, siamo giunti nella capitale panamense. La scelta per il pernottamento nella capitale, al contrario del nostro primo viaggio, non è stato il Casco Viejo, bensì “La Casa de Carmen”, un fascinoso ostello con ampio giardino privato situato nella zona di Via España, una delle arterie commerciali della capitale a pochi passi dalla moderna zona bancaria della città. Non molto economico, ma con un’ottima colazione fai da te compresa nel prezzo ogni mattina, quest’oasi verde in mezzo alla metropoli ci ha comunque regalato due giorni di ottimo riposo e adattamento al clima tropicale in febbraio mica da poco! Ciò che decidemmo di visitare questa volta, non fu molto diverso dalla prima. Portammo Silvia a gustare gli ottimi piatti del ristorante “Mi Ranchito” sulla Calzada de Amador, un ottimo posto dove gustare tutto il repertorio della cucina Panamense, non troppo economico ma nemmeno proibitivo. Del resto era la festa celebrativa del nostro arrivo! Con la pancia piena, passeggiammo un po’ lunga la Calzada, ammirando i voli dei pellicani e il fascino della città vista dal mare. Proseguimmo verso il centro della città vecchia, appena sopra il Casco Viejo, facendo una breve sosta al Coca Cola caffè, la tavola calda più storica di tutta Panamà, dove abbiamo avuto anche l’onore di conoscere un anziano signore panamense di 75 anni, biochimico in pensione ancora con una gran voglia di raccontare la storia del suo paese e quella personale a tre italiani estremamente felici e incuriositi di ascoltarle. In sua compagnia poi, proseguimmo verso l’Avenida Central, sicuramente la mia via preferita in tutta la città. Una strada colma di negozi grandi e piccoli d’ogni genere molto economici e di bancarelle che pompano musica latina d’ogni genere, dalla salsa al reggaetòn lungo tutta la sua estenzione per mezzo di grandi casse acustiche! E che dire della breve gita a Isla Taboga? Taboga è un’isola non lontana dalla costa della città. Si raggiunge in battello ed è meta abituale degli abitanti della Ciudad nei weekend e nei festivi. Non è nulla di trascendentale, ma la sua lingua di sabbia sul lato dove attracca il battello, è sicuramente un ottimo posto dove andare al mare e rilassarsi senza allontanarsi troppo dalla città. Anche questa volta però, arrivò in fretta il momento di lasciare la capitale sempre per via aerea, con destinazione nordovest verso il Mar dei Caraibi, più precisamente per la Isla Colòn, località Bocas del Toro come l’omonima provincia in cui si trova, un fantastico arcipelago caraibico composto da isole e isolotti più o meno grandi, circondati da spiagge di fine sabbie coralline bianche e splendidi agglomerati di mangrovie rigogliose.
Bocas è sicuramente uno dei posti più conosciuti e turistici di Panama. Bocas del Toro è il centro abitato più ampio e a noi non è dispiaciuto affatto. Costruito lungo la costa e sulla punta est della Isla Colon, è a mio avviso affascinante solo per il fatto che quasi tutti i suoi edifici, sono costruiti in maggioranza con il legno,
sono palafitte siano essi sul mare o sulla terra ferma e sono dipinti con i colori più vari, in perfetto stile piratesco caraibico. All’interno del paese, non vi è alcuna difficoltà a trovare sistemazioni per dormire o buoni posti per mangiare (noi consigliamo il ristorante Chitrè sulla strada principale, comida panameña più bevanda circa 3,50$ a testa), ostelli giovanili e festosi, alberghi più tranquilli anche per tasche poco cariche, sebbene non sia comunque la località più economica di Panama. Noi come già detto, raggiungemmo Bocas con un altro dei voli della Air Panama partito dalla Capitale per comodità, in quanto dalla capitale non sarebbe stato troppo agevole farlo con mezzi terrestri, sebbene più economico. Tenete presente che un volo interno per Bocas o per Davìd dalla capitale, si aggira intorno ai 100$ a testa. Non è pochissimo, ma tre quarti d’ora et voilà…se avete fretta o non
avete intenzione di farvi molti chilometri via terra, è una soluzione da prendere in seria considerazione. Veniamo al bello di Bocas…imperdibile è sicuramente Playa Estrella a Boca del Drago. Si trova esattamente dalla parte opposta della Isla Colon, dunque è raggiungibile con 40 minuti di bus che partono da Bocas del Toro più un pezzo a piedi lungo la spiaggia una volta arrivati. E’ uno spettacolo caraibico in piena regola, condito dalla presenza d’incredibili e grosse stelle marine sparse lungo tutta la lunghezza dello specchio d’acqua immediatamente dopo l’arenile. Non lontano da essa, vicino a dove si ferma il bus proveniente da Bocas del Toro, c’è l’unico ristorante della zona non troppo distante. Si mangia bene ma se avete intenzione di risparmiare, rimediate un veloce pranzo al sacco prima di partire in uno dei minimarket di Bocas del Toro. Non so indicarvi se a Bocas del Drago siano presenti strutture ricettive per la notte. Non dimenticate la macchina fotografica…sarebbe un’immane tragedia imperdonabile! Un altro paradiso dell’arcipelago è Cayo Zapatilla, un isolotto distante una mezz’ora abbondante di lancia da Bocas del Toro, solitamente visitabile tramite piccoli tour operators che organizzano gite in barca in giornata comprensive di: pranzo a pagamento, visita alla vicina baia dei delfini e snorkeling presso una non lontana barriera corallina. Tutto un contorno per quello
che in realtà è il piatto forte, appunto Cayo zapatilla. Quest’isola è una cartolina. Le parole non possono raccontare il candore della sua sabbia, il colore delle sue acque, il verde della sua vegetazione. Poi c’è Isla Carenero, quella immediatamente in fronte a Bocas del Toro, raggiungibile con un taxi d’acqua al prezzo di due dollari a testa in due o tre minuti di lancia. Non è forse una grande attrazione, ma ha i miniresort e i locali più fighi dell’intero arcipelago. Giudicate voi…Altro piatto forte della zona è Isla Bastimento. Anche su di essa vi sono strutture ricettive e l’isola in generale è più “selvaggia” di Isla Colon. Anch’essa si raggiunge da Bocas con un taxi del mare, una piccola lancia in pratica. Il tariffario è appeso alle pareti degli uffici della compagnia che effettua i trasporti, dunque non possono nascere equivoci con gli operatori riguardo al prezzo. Oltre la piccola cittadina di Old Bank, dove gli abitanti parlano fra loro uno strano dialetto al posto dello spagnolo, Bastimento offre la splendida Red Frog Beach. Questa spiaggia prende il suo nome dal fatto che è appunto frequentata da una specie di piccole rane rosse, ma a dir la verità non si incontrano troppo facilmente. Noi ne abbiamo visto un esemplare dentro al tappo d’un barattolo, catturato da alcuni bambini del posto che giocavano sulla spiaggia. Trovandosi sul lato scoperto dell’isola, il suo moto ondoso è sempre imponente, motivo per cui essa è un altro piccolo paradiso per surfisti, ma anche per chi semplicemente vuole godere delle sue caratteristiche tipicamente caraibiche. Lasciata Bocas dopo quattro bei giorni di Caribe con tempo atmosferico anche bello, abbiamo ripreso marcia con destinazione Chiriquì verso la nostra Las Lajas, riguadagnando la terra ferma con il servizio lancia taxi collettivo per Almirante, piccolo pueblo parecchio brutto sulla costa della provincia di Bocas, da dove un bus per David, stava per condurci per un lungo tragitto attraverso la Cordillera, le ripide montagne che separano le due province. Splendidi scenari di montagna fra cui il lago fortuna dove c’è la centrale idroelettrica gestita dall’Enel (eh si, proprio quell’Enel), parecchie curve e salite impervie da affrontare…
Giunti a David dopo un estenuante viaggio, ivi abbiamo pernottato esausti per una notte all’ostello “The Purple House”, la “Casa Morada” prima di ripartire per Las Lajas il giorno seguente. David è per grandezza e popolazione la seconda città di Panama. Non è brutta, ma c’è molto traffico per le sue strade e, nella stagione secca, sa proporre temperature comunque umide vicine ai 40°C. Per questo, non è proprio il posto dove gradivamo passare le nostre giornate, nonostante abbiamo avuto poi la necessità di tornarci un paio di volte per motivi legati all’acquisto del nostro terreno. Non lontano da essa però tornando sui monti, c’è la celebre Boquete con le sue piantagioni di caffè e il vulcano Barù con la sua caldera. In ben due viaggi però, non siamo ancora riusciti a visitarla. Direi che per il momento può bastare. I nostri giorni successivi si consumarono praticamente tutti a Las Lajas.
Spero che i nostri itinerari vi siano piaciuti, non vi abbiano annoiati e vi abbiano invogliato a visitare questo splendido paese se ancora non lo avete fatto.
Oltre a Boquete, anche l’arcipelago della Comarca di San Blas è cosa a noi ancora sconosciuta. Se vorrete seguire i nostri futuri itinerari andate sul nostro www.lapepitapanama.com
Proveremo a darvi informazioni anche su questi posti!

Que Viva Panamà!

Fabio e Erika

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