Cronico Mal d’Africa

CRONICO MAL D’AFRICA

Parchi del Nord della Tanzania

Itinerario: West Kilimanjaro – Arusha National Park – Ilkidinga – Lake Manyara National Park – Ngorongoro Conservation Area – Serengeti National Park – Ngorongoro Crater – Lake Eyasi – Mto Wa Mbu – Tarangire National Park.

Pernottamenti: Kambi Ya Tembo – River Trees – Lake Manyara Lodge – Ndutu Lodge – Seronera Lodge – Ngorongoro Lodge – Kisima Ngeda Lodge – Tarangire Lodge.

E’ veramente impossibile guarire da un male incurabile come il mal d’Africa!
Dopo l’Egitto, la Libia, il Marocco, la Namibia ed il Botswana eccomi di nuovo in Africa!
Questa volta si tratta di un viaggio personalizzato in Tanzania, concordato con Claudia e Max, due italiani che gestiscono splendidamente il Rift Safari ad Arusha.
Viaggio organizzatissimo, ottimi i lodge e i campi tendati utilizzati.
Interessanti le etnie visitate, tantissimi gli animali avvistati e guardati a vista da distanza molto ravvicinata.
Entriamo in qualche dettaglio sui Lodge.
Nessuno è recintato o chiuso, per cui gli animali circolano liberi nel circondario. Esistono soltanto cartelli che delimitano la zona oltre la quale è sconsigliato circolare. Dove l’erba è lasciata alta ed incolta si possono vedere zebre, gazzelle, dick dick e altri animali selvatici che pascolano tranquillamente.
I babbuini galoppano sui tetti dei Lodge rincorrendosi per gioco ed aspettando fiduciosi che qualche incauto ospite dimentichi aperta una porta finestra esterna per entrare e fare razzia di ogni cosa di commestibile all’interno della camera.

Una citazione particolare la devo fare per il Seronera Lodge. E’ artisticamente inserito fra i Kopjes, grandi formazioni di granito sparse qua e la nel Serengeti,

e al Ngorongoro Lodge dove ogni camera ha un terrazzo dominante l’intero cratere omonimo sottostante 600 metri e del diametro di circa 20 Km. Con un sol colpo d’occhio si spazia sull’intero bacino e le foto non rendono l’ampiezza del magnifico panorama.

Alcuni dettagli sulle etnie.
Nel West Kilimanjaro visitiamo un autentico boma masai. Sono comunità non censite, i bambini non vanno a scuola e portano le greggi al pascolo,le capanne sono costruite dalle donne con letame, fango e paglia.
I Masai non si cibano di carne selvatica, ma solo di quella degli animali da loro allevati: bovini, caprini ed ovini.
Gli uomini si praticano fori nei lobi delle orecchie che col tempo vanno sempre più allargandosi; le donne ed i bambini si adornano con ampi collari,collane e bracciali di perline.
Incuriositi dalla mia pelle bianca i bambini vengono continuamente a toccarmi, come pure toccano la mia macchina fotografica. Sono sempre sorridenti, malgrado non abbiano nulla.

Nei dintorni del Lago Eyasi, zona molto arida e povera, incontriamo i Datoga e gli Hadzabe.
L’etnia dei Datoga, pastori, abita in capanne fatte con tronchi d’albero e fango. Le donne macinano la farina di mais con due grossi sassi. Vestono con abiti confezionati con pelli di capra, abilmente rifiniti di frange molto sottili tagliate dalla stessa pelle ed adornati con varie perline.

L’etnia Hadzabe, costituita da cacciatori-raccoglitori, vive in capanne di foglie e rami. Confezionano collane con perline e semi di piante. Tra loro tanti hanno evidenti problemi agli occhi e accusano una tosse profonda. Vivere in questi luoghi non deve essere facile per loro!

A Mto Wa Mbu nel 1970 Nyerere, per far cessare i tribalismi locali e creare una identità nazionale, istituì delle fattorie dove appartenenti a tutte le etnie potevano trovare un’ occupazione.
Ancora oggi esistono di queste aziende, ne visitiamo una. E’ una estesa piantagione di banani dove se ne coltivano trenta tipi; i frutti sono utilizzati sia crudi che cotti: fritture, barbecu e in zuppa. Vengono anche prodotti farina, vino e birra di banane.
I Makonde, che vivono in zona, sono degli abili intagliatori di legno; lavorano prevalentemente l’ebano,legno molto duro, ed anche altri tipi di legno più teneri. Gli oggetti prodotti sono molto graziosi e, per incrementare lo sviluppo artigianale, ne acquistiamo alcuni.
Che dire dei Parchi del Nord Tanzania?
Ognuno ha caratteristiche sue proprie; ecosistemi così diversi l’uno dall’altro, all’interno dello stesso parco, ne diversificano sia la flora che la fauna.
Un particolare accenno va all’immensità del Serengeti ed alla maestosità dei Baobab del Tarangire.
Nel Tarangire abbiamo assistiti persino all’attraversamento del fiume omonimo da parte di una famiglia di elefanti che avevano al seguito un elefantino veramente piccolo. Due femmine si sono poste a monte del piccolo per diminuire la velocità della corrente e con le proboscidi dirigevano il percorso del piccolino in tal modo aiutandolo ed incoraggiandolo. Quando l’acqua, divenuta più alta, ha ricoperto interamente il piccolo, questi teneva alzata la sua proboscide a mo’ di boccaglio come uno snorkellista. Abbiamo trepidato per lui, ma indenne, è giunto sull’altra sponda del fiume.
Stupendi sono i panorami collinosi nella Ngorongoro Conservation Area.
Parliamo, dulcis in fundo, di animali.
Sia in Namibia che in Botswana gli animali da noi avvicinati erano sempre all’erta e pronti a scappare via. A noi ciò sembrava logico. Qui, in Tanzania, invece, la cosa che mi ha più stupita è stata proprio la grande indifferenza che gli animali dimostravano all’avvicinarsi del nostro automezzo. Sembrava che ci considerassero uno strano animale rumoroso, ma facente parte del loro mondo. Persino i DickDick, considerati molto timidi e paurosi, sostavano tranquilli a pochi metri di distanza.

Lo stesso dicasi per le iene.

Con aria annoiata ed infastidita, poi, qualche animale si allontanava lentamente per andare a riacquistare la sua privacy.
Come potete constatare nelle foto, se non si ha la fortuna di vedere sporgere un orecchio, una zampa o una coda dalla superficie dell’erba alta o del terreno, gli animali, durante la siesta, riescono a nascondersi perfettamente alla nostra vista, tra l’erba o in un avvallamento del terreno.

Puoi passar loro al fianco senza che neanche alzino la testa!
Solo per le guide tanzaniane, ovviamente, il discorso cambia per l’incredibile occhio esperto ed allenato che si sono formato fin da bambini.
In Africa, come sempre, gli animali sono splendidi: hanno il pelo lucidissimo, un aspetto sano e soddisfatto e belle panciotte piene.
Non vi mostro le foto dei soliti animali noti, ma di qualcuno meno famoso e pur sempre bellissimo.
Nel Parco di Arusha abbiamo avuto modo di scorgere, anche se da molto lontano, le eleganti scimmie Colobus con il loro soffice mantello bianco e nero.

Nella sala ristorante del Ndutu Lodge vi erano, ospiti abituali, tre genette, in attesa paziente di consumare i resti della cucina.

Nel giardino del Seronera Lodge indisturbati circolavano un Agama delle rocce maschio e le Procavie.

Nel Serengeti National Park passeggiavano tranquille gru coronate, facendo sfoggio delle loro regali corone.

A proposito, ve ne voglio raccontare una: all’interno del Ngorongoro Crater, nei pressi del Lago Goisoto, c’è un’ area pic-nic per i visitatori. Gli spuntini vengono consumati all’aperto. E’ severamente vietato dare da mangiare agli animali. In alto volteggiava uno stormo di falchi pronti ad arraffare qualsiasi residuo commestibile. Ero stupita dal loro meraviglioso volo con puntate velocissime a bassa quota. Decido, quindi, di fare qualche foto ravvicinata e preparo la macchina. Per indurre qualcuno ad avvicinarsi mi sono preparata con un biscotto tenuto in mostra con la mano sinistra e con la macchina pronta allo scatto con la mano destra. Ebbene, non so come né quando, mi sono ritrovata senza biscotto e senza foto. Il falco è sopraggiunto velocissimo da dietro sopra di me e senza neanche sfiorarmi ha raggiunto l’obiettivo.
Quando si dice “veloce come un falco…..”, posso testimoniare che è la verità!!!

Mi accontento di una foto meno ravvicinata e della compagnia di Tessitori di Speke che si avvicinano tanto da entrare nell’abitacolo del mezzo per ottenere una ghiottoneria. Sono troppoooooo bellliiiiiiiiiiiiiiiii!!!

Ci sarebbe tanto da dire, ma ancor di più da guardare e restare stupiti per ciò che la natura crea e per come gli animali si adattano alla stessa, tutelando la sopravvivenza di ogni specie.
Va bene! Mi sento in colpa a non mostrarveli. Eccovi, anche, i soliti magnifici noti che abbiamo ammirato da molto vicino.

Che ne dite di questa alba africana?

Splendida l’arte di tessere questi nidi appesi alle estremità di sottili rametti, cosicché nessun animale male intenzionato possa raggiungerli senza cadere per il suo stesso peso. Così i Tessitori proteggono i loro nidi.

Cosa dire dei cieli azzurri cosparsi di nuvolette bianche, delle pianure sconfinate e del silenzio rotto dal rumore del vento, del senso di pace che provi nel guardarti attorno, dei Masai col loro bastone sulle spalle erranti a piedi. Per andare dove? …. Verso il nulla?….
Ecco il maestoso Kilimanjaro con la vetta sempre coperta di neve!

Ahi, Ahi… è tornato di nuovo un sintomo del mal d’Africa…
Siamo in transito all’aeroporto di Addis Abeba e mi diletto ad osservare gli Etiopi eleganti con i colletti ed i polsini delle loro camice che spuntano troppo candidi dai vestiti neri sulla loro pelle nera. Le signore, invece, sfoggiano abiti coloratissimi come ali di farfalla, copricapo in tinta, ma scarpe di tipo europeo che non si intonano con l’insieme tradizionale.
Giungiamo a Fiumicino. E’ ancora notte. Non circolano più di dieci persone. Gli addetti ai controlli ci sollecitano non troppo garbatamente a sbrigarci.
Mi domando: cosa siamo tornati a fare ,qui…? Hanno forse fretta per andare a prendersi ” er cappuccino”?!
Sto già pensando che è meglio tornare in Tanzania per visitare i Parchi del Sud, ormai convinta che il mal d’Africa non è una malattia, ma un bellissimo senso di pace per noi stessi e verso gli altri.
Mostrandovi le prossime due foto, lascio a voi le considerazioni del caso…..

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Ci sono 14 commenti su “Cronico Mal d’Africa

  1. Che bel diario!Io sono afflitta da mal d’Africa senza esser mai stata in quei posti meravigliosi,purtroppo non è sempre facile trovare riscontro nei propri compagni di viaggio quando proponi determinate mete…per ora mi accontenterò di riguardare le tue foto!complimenti!:cool:

  2. Mamma mia che meravigliaaaa!!!! Il mal d’Africa viene già solo a leggere un racconto così e, soprattutto, a vedere queste foto, che sembrano provenire direttamente dal National Geographic:ok:!!! Posso chiederti che fotocamera hai usato? Tanti complimenti, davvero!

  3. Come già commentato da altri giramondini anch’io mi voglio complimentare x le splendide foto che hai fatto (anch’io vorrei sapere che macchina fotografica hai usato) e anch’io vorrei avere maggiori informazioni sui costi di questo viaggio e sul t.o. che hai usato. Il mal d’africa esiste e non ti abbandona mai!!!

  4. Silvit risponde a Federica S., Ely 80 e Alina+.
    Per le foto ho utilizzato una Nikon Coolpix 8800 , il TO è Rift Safari di Arusha (Claudia e Massimiliano) per un costo individuale di circa 3.550 Euro tutto incluso per 15 giorni.
    Ringrazio per i complimenti ricevuti che vanno più ai soggetti fotografati che non all’operatore.

  5. Bellissimo diario con bellissime foto complimenti!
    A leggerlo e a vedere le foto, mi viene già il cosidetto mal d’ Africa.
    A Febbraio andrò in Tanzania così potrò finalmente capire cos’è il vero mal d’ Africa

  6. Stettacolare!!!!! E’ vero che i posti aiutano ma le foto e il modo di raccontare fanno la propria parte ….come in questo caso!!!
    Complimenti veramente al fotografo-narratore!!
    Ad agosto andrò anch’io con la tua stessa agenzia…. itinerario un po’diverso….più breve purtroppo! (in compenso mi farò un po’di mare). Spero che il Natron, che ho incluso nel mio programma, e parte dei luoghi che tu hai visto e che vedrò anch’io, mi regalino simili emozioni!

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