Australia… costa est

Australia …costa est

2/8 Sydney
Arriviamo a Sydney la mattina del due agosto e ci accoglie la pioggia.
Temiamo molto il tempo sapendo che qui è inverno.
Alla fine del soggiorno rideremo del tentativo quotidiano di capire che tempo fa guardando fuori dalla finestra della camera d’albergo e cercare di capire la temperatura guardando l’abbigliamento dei passanti. Si passa dalla signora con cappotto al ragazzo in bermuda e sandali. Il clima varia ad ogni ora e gli australiani non si scompongono. Abbiamo praticamente tre giorni pieni e decidiamo di partire anche qui col classico giro turistico organizzato per la città. Di quelli con le fermate fisse dove si può scendere e risalire quante volte si vuole, con lo stesso biglietto, nell’arco della stessa giornata.
Abbiamo acquistato il “Sidney Pass” da tre giorni che comprende: il tour rosso “Sydney explorer” che gira in città, il tour blu “Bondi explorer” che fa il giro dei paesi sulla baia fino alla spiaggia di Bondi; il transfer per l’aeroporto (giallo) e tutti i bus di linea nel centro di Sydney. Inoltre si può scegliere una delle tre crociere nella baia: 1 ora e trenta di durata, due ore o quella di sera. Noi abbiamo acquistato il Pass in città perdendo però così un trasferimento dall’aeroporto. E’ un po’ caro (45€) ma molto comodo, oltre che per i giri organizzati anche per l’uso degli autobus di linea.
La metropolitana collega per lo più il centro di Sidney con i sobborghi e quindi non serve molto per girare in città. Esiste anche la monorotaia, ma non la si usa molto per gli spostamenti, è più una cosa turistica.
Partiamo il primo giorno col tour rosso.
Tocchiamo tutti i quartieri più particolari: Rocks, Darling Harbour, Kingcross.
The Rocks è la zona più vecchia e più curiosa di Sydney. Oggi è completamente diversa dal posto squallido, sovraffollato e pestilenziale che era un tempo. Reinventata negli anni ’70 dall’industria edile e dal movimento dei sindacati, The Rocks è una zona prettamente turistica, di interesse storico e con ambiente totalmente bonificato, pieno di strade coperte di ciottoli e di edifici dell’epoca coloniale. L’aspetto un po’ kitsch non disturba e una passeggiata per The Rocks si rivela comunque divertente. I luoghi di particolare interesse, oltre al mercato del fine settimana, sono i numerosi negozi di oggetti d’artigianato e le altrettanto numerose gallerie d’arte.
La maggior parte dei turisti è però attirata dagli edifici antichi, dai viali e dalle facciate storiche. Si può esplorare le zone meno sviluppate nel vicino quartiere di Millers Point, che non ha sacrificato la vita della sua comunità ai dollari dei turisti.
Facciamo anche il mitico Harbour Bridge, da dove si vede tutta la baia e la bellissima cupola “a foglia di palma” dell’Opera Hause.
Dopo averlo fatto in autobus siamo scesi e abbiamo rifatto il ponte a piedi: uno spettacolo!
Esistono anche dei tour per chi vuol “scalare” la parte superiore del ponte, praticamente una struttura fatta ad arco in ferro.
Inizialmente abbiamo pensato fossero dei matti, poi ci siamo resi conto che “la passeggiata” era pubblicizzata in ogni depliant turistico e ogni volta che, mentre eravamo in giro per la baia, buttavamo lo sguardo al ponte, nei giorni seguenti, si potevano vedere sempre delle persone che camminavano legate tra di loro là in alto.
L’Opera House è sicuramente il simbolo più conosciuto dell’Australia e si trova sul promontorio orientale del Circular Quay, in posizione molto panoramica. Il suo tetto famoso a forma di vele e conchiglie si ispira alle foglie di palma, secondo quanto ha affermato l’architetto Jørn Utzon. L’Opera House è una costruzione davvero unica: è stata fotografata innumerevoli volte, appare su moltissime magliette e sulla maggior parte delle cartoline di Sydney. È stata innalzata tra il 1959 e il 1973. Sulla “prua” dell’Opera House, il fine settimana si può assistere a spettacoli musicali gratuiti; la domenica, sul piazzale antistante la costruzione, si svolge un mercato di artigianato.
L’atmosfera della città inizia sempre più a coinvolgerci. L’organizzazione è di stampo americano ma il tocco europeo si nota. Dall’abbigliamento delle persone al tipo di auto, dai palazzi ai negozi, è tutto più misurato e non così esagerato, come negli Usa che ormai ben conosciamo. Ci aspettavamo di trovare una società che tendesse allo stile statunitense, invece ci ritroviamo in una città di pochi anni di vita, con stile europeo che magari tende un po’ all’asiatico. Nel senso che molti ristoranti e negozi si stanno facendo influenzare da questa cultura. Non esiste una cucina australiana e quindi è tutto un mix di cucine varie, e quella italiana la fa da padrone.

3/8 Sydney
La temperatura è piacevole di giorno ma rigida di sera, col sole si sta in maglietta, mentre la sera non bastano camicia, maglione e giubbotto.
Facciamo una crociera nella bellissima baia di Sydney. La vista è fantastica!
Il racconto della voce della guida, che esce dagli altoparlanti insieme a musica e suoni vari, aiuta la mente a viaggiare e ad immergersi nei rumori e nelle atmosfere durante l’arrivo dei primi coloni inglesi.
Siamo veramente nel porto naturale più protetto al mondo. Questo luogo è proprio la caratteristica peculiare della città. I suoi numerosi promontori di sabbia, le sue bellissime scogliere, le sue isole rocciose e le baie e le spiagge mozzafiato lo rendono uno dei tratti d’acqua più belli del mondo. Il porto, il cui nome ufficiale è Port Jackson, si estende per circa 20 km verso l’interno. La zona più panoramica è quella dal lato del ponte che dà sull’oceano. Il modo migliore per apprezzarlo è fare un’escursione in barca a vela, ma ci sono molti altri modi per goderselo, anche se non si possiedono abilità nautiche.
Traghetti di linea e tour turistici in barca, oppure percorrendo le strade che costeggiano la baia in auto o in autobus. Le case che, adagiate sulle colline, si affacciano sulla baia sono molte e tutte di piacevole fattura. Niente villoni esagerati ma tante casette di legno con balconi e vetrate.
Oggi è sabato e abbiamo saputo che è il giorno del mercatino di Paddington. Si svolge all’aperto, lungo Oxford Street, nel cortile di una chiesa. Per la fermata dell’autobus basta chiedere all’autista, sono veramente tutti gentili.
Il mercatino è molto tranquillo e soprattutto molto caratteristico. I turisti vanno tutti al mercato dei “Rocks” e qui ci sono solo abitanti del quartiere.
Verso sera saliamo sulla “Sydney Tower”. Il sole sta scendendo e il cielo comincia ad arrossarsi.
La vista è magnifica e realizziamo che in poche ore questa città l’abbiamo veramente “vista” da tutti i lati.
Si vedono le luci dello stadio di Rugby dove sta per iniziare l’importante partita del “Tri Nations”: Australia- Nuova Zelanda.
A proposito di Rugby, nel pomeriggio abbiamo fatto una delle nostre solite figuracce.
Siamo entrati in un negozio che vendeva tutto sullo sport della palla ovale, comprese le bellissime magliette delle varie nazionali e dei club dei campionati australiani ed europei. Purtroppo erano molto care (70/80€) e l’abbiamo commentato tra di noi ad alta voce in italiano. Abbiamo chiesto alcune informazioni al proprietario del negozio sulla partita che si sarebbe giocata la sera e in inglese ci ha detto che i biglietti erano esauriti da tre mesi (70.000 persone!!!). Il suo consiglio era di andare a vedere la partita in uno sports-bar al porto per “annusare” almeno l’atmosfera. Mentre lui parla ci accorgiamo che su alcuni scaffali ci sono le foto, i poster e le maglie di David Campese, uno dei giocatori più importanti non solo dell’Australia ma del mondo, che ha giocato alcuni anni a Milano. Quando finalmente associo il volto del giocatore con quello del proprietario lui se ne accorge dalla mia espressione e si mette a ridere. A questo punto la conversazione (e le nostre scuse) si svolgono in perfetto italiano.
La sua “dritta” è azzeccata e ci permette di vivere la partita in un posto coinvolgente.
Per loro non è una partita ma “LA PARTITA”!. Praticamente la partita dello sport nazionale contro l’unica nazione “rivale” che hanno. Il locale è stracolmo di australiani bianchi e biondi e neozelandesi bianchi o per la maggior parte mulatti con caratteristiche somatiche (e tatuaggi) maori. Nonostante i fiumi di birra che scorrono l’atmosfera è molto calda ma assolutamente di convivenza pacifica.

4/8 Sydney
Giornata dedicata ai sobborghi. Attraversiamo molti villaggi che si affacciano sulla baia, diventati ormai quartieri periferici di Sydney: Double Bay, Rose Bay, Watson Bay, fino ad arrivare a Bondi.
Oggi è una domenica “invernale” e l’atmosfera e molto piacevole.
Bondi Beach è la spiaggia più bella di Sydney, con la sua distesa di sabbia e la sua serie infinita di cavalloni maestosi che si infrangono sulla riva. Il quartiere di Bondi Beach è un eclettico mix di gelaterie, caffè artistici, rivenditori di cartocci unti di fish & chips e negozi per surfisti. La passeggiata e i padiglioni sul mare sono stati ristrutturati: ci dicono che gli unici problemi rimangono i parcheggi e gli scarichi fognari al largo.
Nonostante il vento e la temperatura freddino, nessuno sembra curarsene tra chi fa surf, chi passeggia per negozi, chi sta seduto ai tavolini dei caffè.
Per la cena rientriamo in città, ci affidiamo al nostro fiuto e passeggiamo per Oxford Street. La via è piena di locali ed è molto viva. Scegliamo un posto che cucina pesce al grill del bancone da cui seduti si ordina direttamente.

5/8 Surfer Paradise
Prendiamo l’aereo per Brisbane e dopo aver affittato l’auto si parte per la “Gold Coast”.
Prima quindi direzione sud per vedere Surfer Paradise e pio risaliremo tutta la costa est fino a Cairns.
Surfer Paradise è una piccola Miami Beach, tutta dedicata al surf. La spiaggia è molto grande e completamente libera. Non ci sono stabilimenti balneari con lettini e ombrelloni. Solamente gente che cammina liberamente.
Siamo in bassa stagione ma mentre di sera fa veramente freddo, di giorno è piacevole stare in maglietta sotto il sole. E’ pieno di ragazzi con la muta che a cavallo del surf aspettano l’onda.
Nonostante i palazzi il colpo d’occhio in spiaggia è notevole.

6/7
Iniziamo la risalita della costa in direzione Nord, l’autostrada numero 1 ci condurrà fino a Cairns.
Primo obiettivo Brisbane e la Sunshine Coast.
Vogliamo costeggiare più possibile il mare e così facciamo una deviazione uscendo dalla autostrada.
Ci sono meno grattaceli e l’atmosfera vacanziera è data dalle coppie di anziani che passeggiano o dai ragazzi che camminano per strada con la tavola da surf sotto il braccio.
Decidiamo do arrivare fino a Tin Can Bay, con un deviazione di 50 km verso la costa.
Ci sembra di tornare indietro nel tempo. Arriviamo col buio ma sono sole le 19. Al motel la signora ci dice di muoverci se vogliamo cenare in paese perché alle 20 l’unico ristorante del luogo chiude.
Siamo qui perché abbiamo letto qualche cosa riguardo a dei delfini che vengono con la bassa marea fino a riva. Siamo dubbiosi perché la nostra “bibbia” (Lonely Planet), non ne parla, ma quando la signora del motel, (che avrà 70 anni ma quando mi dice l’elenco delle città italiane che ha visto rimango senza parole), ci conferma che al mattino i delfini arriveranno verso le 8, siamo elettrizzati.

7/8 Tin Can Bay
Alle 7 e 45 siamo al porticciolo dove una ventina di persone è nell’acqua ghiacciata fino alle ginocchia con dei pesciolini in mano per i due delfini che gironzolano in 30 cm. d’acqua.
E’ bellissimo!
I delfini arrivano fino a riva a prendere direttamente dalle mani il cibo che li sta aspettando.
Tutti sono agitati, quelli a mollo con i pesci in mano e quelli a riva che cercano di immortalare il momento con macchina fotografica o telecamera.
Ci raccontano che sono 20 anni che tutte le mattine arrivano. L’organizzazione dell’evento è curata da un gruppo di anziani volontari che procurano il pesce da vendere, per pochi dollari, ai turisti.
Sono simpatici e disponibili e si capisce che ci tengono e considerano questo una “donazione” per il loro villaggio.
Ci rimettiamo in viaggio e attraversiamo Maryborough, un villaggio cresciuto ai margini della strada e che sembra rimasto agli inizi del 1.900, durante la scoperta dell’oro. Le case hanno balconi e portici in metallo e anche la popolazione è vestita in stie “vecchio west”.
Arriviamo ad Hervey Bay e nel pomeriggio partiamo con un grande catamarano per il “whale watching”, (l’osservazione delle balene).
Dopo un’ora di navigazione nelle tranquille acque della grande baia si vedono in lontananza degli spruzzi e la barca, fino a quel momento sonnolente, viene presa da un’eccitazione incredibile.
Ci affianchiamo e lo spettacolo lascia senza parole.
In totale, nel pomeriggio, vedremo una quindicina di balene (del tipo Humback), che passano vicino alla barca e alcune, giocando, si girano su sé stesse, mostrando la striscia bianca che hanno sul davanti. Una è emersa col muso per alcuni metri molto vicino a noi, mentre un’altra è addirittura passata sotto al catamarano, facendoci capire perfettamente le sue reali dimensioni, fino lì solo immaginate.

8/8 Hervey Bay
Visitiamo il “Nature’s Life Park” di Hervey Bay. Si tratta di un parco semplice e non particolarmente grande ma molto bello. Incontriamo i canguri che sono praticamente liberi in un grande spazio verde.
Capiscono che abbiamo da mangiare e ci balzano incontro. Quando saltano sono leggerissimi e vanno veramente veloci. Mentre ti puntano a forte velocità ti viene il dubbio/paura che non riusciranno a fermarsi, invece in poco spazio si arrestano e sono pronti per il cibo.
Vediamo anche i Koala e si può addirittura prendere in braccio un “Wombat”, una specie di orsetto che sembra più un peluche.

Seguiamo una ragazza che lavora nel parco mentre dà loro da mangiare e ci riempie di notizie. E’ molto disponibile e simpatica, ma ormai crediamo che queste caratteristiche della popolazione siano piuttosto diffuse.
Quando usciamo dal parco facciamo molta strada fina ad arrivare verso sera a Mackay.

9/8 Hamilton Island
Raggiungiamo in mattinata Arlie Beach, dove al visitor centre acquistiamo un pacchetto per tre giorni con traghetto per l’isola di Hamilton.
Si tratta di un’isola disabitata dove è stato costruito un resort diventato praticamente un piccolo villaggio, con porto, una decina di ristoranti e mille possibilità di alloggio per tutte le tasche.

10-11/8
Partecipiamo all’escursione a “Whiteheaven Beach”. Quasi 30 min. di traghetto per arrivare a Whitsunday, un’isola disabitata con una spiaggia bianca lunga ben 6 km.
La sabbia è molto strana, sembra di camminare sulla neve. Peccato che l’acqua sia ghiacciata, ma i colori sono spettacolari.

12/8
Ritorniamo in traghetto verso la costa. L’acqua è calma e il viaggio è molto piacevole. Restiamo al piano superiore all’aperto, lo spettacolo del passaggio tra le isole così vicine è notevole.
Recuperiamo l’auto e partiamo per Townsville dove prendiamo un nuovo traghetto per Magnetic Island dove arriviamo nel pomeriggio. Scegliamo di dormire in un B&B e la proprietaria ci viene a prendere al Ferry. E’ molto simpatica e si diverte a riempirci di informazioni mentre ci accompagna verso casa.
Rispetto alle Whitsunday, dove le isole sono per lo più dei resort, questa è una vera comunità di 2000 abitanti. Ci sono cinque villaggi nella costa meridionale. Ci dobbiamo sbrigare per andare a cena perché oltre le venti non si mangia più. L’atmosfera in giro è molto informale e rilassante.

13/8 Magnetic Island
Conosciamo a colazione una ragazza svizzera che si fa tre mesi in giro per l’Australia. I padroni di casa, una coppia in pensione che si dedica pienamente alla loro casa adibita a B&B, concordano con lei dicendo che è il periodo minimo che serve per girare un po’ in questo continente….
Prendiamo l’autobus di linea per raggiungere Harseshoe Bay. Praticamente la baia più a nord dell’isola. Dalla fermata con una trentina di minuti di cammino per un sentiero sterrato arriviamo a Balding Bay.
Dopo il cammino, la vista dall’alto della baia è uno spettacolo per gli occhi. Una baia a mezzaluna di circa 300 metri, circondata da rocce e vegetazione fittissima, con una decina di persone che se la stanno godendo.
Siamo così entusiasti dell’atmosfera di questa isola che decidiamo di allungare di un giorno il nostro soggiorno.

14/8 Magnetic Island
Giornata buona per un’altra baia: “Arthur Bay”, dove si fa snorkeling sul corallo a pochi metri dalla riva.
Il ritorno lo facciamo a piedi attraverso un sentiero (5 km.). Siamo stati contagiati da quello che sembra lo sport nazionale: le camminate!
Tutti camminano senza problemi per strade asfaltate o per sentieri. Ogni isola ha dei cartelli con la mappa dei sentieri.
In serata facciamo conoscenza con la famosa gara “dei rospi”. Un personaggio locale fa il banditore e vende all’asta i vari rospi partecipanti alla competizione. Al via il primo rospo che riuscirà ad uscire da un cerchio disegnato sul terreno, vince il premio. Maglietta della competizione più i soldi che gli altri concorrenti hanno speso per i vari rospi.
La parte più divertente è quella dell’asta, dove tutti partecipano con battute assecondando il battitore.

15/8 Atherton Tablelands
Lasciamo Magnetic Island e la simpatica coppia che gestisce il B&B Marshall. A colazione eravamo un gruppo veramente eterogeneo: una ragazza americana, una tedesca e un ragazzo spagnolo, più noi due.
Arrivati a Townsville col traghetto riprendiamo l’auto e la Bruce Hiw.
Facciamo una deviazione per Mission Beach. Purtroppo la giornata è bruttissima, piove e fa freddo.
Rientriamo sulla H. N°1 fino a Innisfeil. Qui decidiamo di cambiare il nostro programma. Seguiamo i consigli dei Marshall e allunghiamo la strada attraversando la zona chiamata “Atherton Tablelands”.
Si tratta di un altopiano che precede la foresta pluviale. E’ una zona molto verde, con terra coltivata e molti allevamenti. Sembra davvero un paesaggio svizzero. Le fattorie si susseguono a villaggi molto ordinati. Ci sono molti corsi d’acqua ed incontriamo alcune cascate, ma questa non è la stagione delle piogge, così i salti d’acqua sono meno spettacolari di quello che vediamo in alcune foto.
Ci fermiamo a Yungaburra. Un villaggio nato nel 1910 e ben conservato. Ceniamo in un ristorantino molto caratteristico. Tutto intorno a noi ci aiuta a sentirci trasportati nel tempo. L’arredamento e le foto appese alle pareti ricordano i pionieri arrivati un secolo fa. Carretti e cavalli che attraversano le strade del villaggio, campeggiano sulle foto appese al muro.

16/8 Atherton Tablelands
Facciamo il giro del lago “Timareo”. Si tratta di una strada sterrata di circa 30 km. Incontriamo subito il “Curtain Fig Tree”. Un albero che avrà circa 500 anni, alto 50 mt. e con una circonferenza di 39 mt.
Le radici sembra che vadano verso l’alto.
Il percorso intorno al lago inizia prima nelle Tablelands, poi si addentra sempre più nella foresta tropicale.
Percorriamo tutto l’altopiano fino a Port Douglas, dove praticamente ci ricongiungiamo con la strada che costeggia la costa. Fa freddo, (tutti qui dicono stranamente), ed è una brutta giornata, così decidiamo di raggiungere Cairns per la notte.

17/8 Kuranda
La mattina la passiamo per le vie del mercatino di Kuranda, un villaggio a pochi chilometri dalla costa ma già a più di 1000 mt. di altezza sul livello del mare. Andiamo a vedere le “Baron Falls”, putroppo c’è poca acqua nel corso del fiume ma la vista è veramente splendida. Anche qui abbiamo visto delle foto e nella stagione delle piogge il cambiamento è impressionante.
Nel pomeriggio andiamo a cavallo nel “bushland”, il bosco che si trova nell’entroterra. Due ore di camminata per i sentieri a cavallo.
In serata torniamo a Port Douglas per la cena. Si tratta di un villaggio diventato importante dopo la costruzione di molti resort lungo la bellissima “Four mile beach”. Una striscia di sabbia lunga 4 miglia. E’ una delle poche belle spiagge che si trovano sulla costa di tutto il Quennsland. La via principale è piena di negozi o ristorantini, e anche se molto turistici tutto è stato fatto con buon gusto.

18/8 Fitzory Island
Decidiamo di andare a Fitzory Island anche se il cielo è molto nuvoloso. Colo traghetto ci vogliono 45 minuti. Si tratta di una piccola isola corallina con solo un resort.
Appena arrivati camminiamo attraverso la fitta vegetazione per circa 20 minuti e arriviamo a quella che è praticamente l’unica spiaggia dell’isola: Nudey Beach.
La spiaggia è piena di corallo e a 2 mt. dalla riva c’è un paradiso per lo snorkeling: corallo di svariati colori e moltissimi pesci. Purtroppo l’acqua è fredda e visto la mancanza di sole non si resiste molto. A peggiorare la situazione, si mette anche a piovere, così non riusciamo a goderci questo posto.

19/8
Trasferimento a Brisbane in aereo. (2740 km)
Facciamo in tempo a fare un giro per il centro mentre la gente esce dagli uffici e si incontra nei cafè per una birra.

20/8 Brisbane
Brisbane è la terza città dell’Australia per grandezza ed è la capitale dello stato del Queensland. Fino a non molto tempo fa, gli australiani delle grandi città la consideravano una cittadina di provincia dal cuore campagnolo e dalle ambizioni da metropoli, ma negli ultimi anni la città si è sottratta a questa poco lusinghiera reputazione per divenire uno dei centri più progrediti del paese. Sembra una piccola città ma ci vivono ben un milione e mezzo di abitanti. Non c’è che dire: gli australiani sono riusciti ad unire l’efficienza e l’organizzazione di stile “americano” con un po’ di tocco europeo. Non ci sono le esagerazioni americane, ma tutto funziona perfettamente. La città conserva bene quel che di storico ha senza esagerare con le cose finte. Nonostante la giornata di pioggia (“erano tre mesi che qui non vedevano una goccia” !!) è piacevole vedere i molti locali all’aperto. Ci sono zone come “South Bank Parklands”, praticamente 16 ettari di parco lungo la riva del fiume, che ospita sentieri, prati, vari tipi di cafè o bar, un teatro e perfino una lunga spiaggia. Un’altra zona piacevole è quella di “Fortitude Valley”, che confina con Chinatown.
Le vie centrali della city sono piene di negozi e uffici e la città è praticamente deserta dopo le 19.
La sensazione è di una città piacevole, aiutata da un ottimo clima e nonostante la dimensione, piuttosto tranquilla, dove la gente ama incontrarsi all’aperto.

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