Sorprendente Dubai

25 dicembre 2009
Fortunatamente archiviata l’emergenza neve, la mattina di Natale siamo partiti da Malpensa sotto una pioggia battente.
Poco male. Ben presto freddo e gelo saranno solo un ricordo.
7 ore dopo atterreremo, previo transito a Doha, nella scintillante Dubai (Qatar Airways promossa a pieni voti!)
Sono le 21,20 ora locale (le 18,20 in Italia).
L’aeroporto è immenso. Quante scale mobili abbiamo utilizzato – per la gioia di Filippo – per raggiungere il ritiro bagagli! La valigia era già sul nastro. Cambiamo i primi euro ottenendo 5,09 dirham per un euro (migliori i cambi in città, mediamente a 5,20 Dhs x euro).
Prendiamo un taxi che ci condurrà, in una ventina di minuti, al nostro albergo, il Rydges Plaza, sulla Dyhafa Road a Satwa.
L’albergo non è di recente costruzione, ma la posizione strategica, le camere ampie ed accoglienti, la cura nel servizio e la gentilezza mostrata alle famiglie con bambini, ne fanno un buon hotel ad un costo accessibile.
Vista l’ora non ci resta che disfare la valigia, dimenticarci di piumini e maglioni e riposare in vista di una giornata alla scoperta di questa tanto chiacchierata Dubai.
Tempio del lusso e dell’abbondanza, indubbiamente proiettata verso il futuro, Dubai è comunque ancora in grado di custodire gelosamente un passato fatto di antichi commerci favoriti dall’ottima ubicazione nel Golfo Persico.
Come avremo modo di constatare, è una città molto tollerante ed aperta nei confronti di noi stranieri, pur rimanendo rigorosamente legata alla religione islamica e a tutto quanto questo comporta.

26 dicembre 2009
Alle 9,45 mi sveglio. A dire il vero avevo già aperto un occhio alle 5,45 quando il canto del muezzin mi ha ricordato che ci troviamo in un paese musulmano.
Il tempo è nuvoloso e non riesco ad immaginare che temperatura ci può essere esternamente.
Facciamo colazione nella lounge del 5° piano, dedicata alle camere executive che, come la nostra, sono più ampie. Siamo i soli, ci accomodiamo in poltrona e sorseggiando un buon the sfogliamo i quotidiani locali.
Usciamo ed un raggio di sole caldo ci investe. Che spettacolo! La temperatura è ottima, attorno ai 25 gradi, ed in caso di vento è sufficiente una felpa in cotone.
Per 25 dirham l’auto dell’hotel (che useremo solo in questa occasione in quanto i taxi sono più economici) ci conduce ad Old Dubai, nell’antico quartiere di Bastakiya, che conserva le atmosfere di un tempo: un piccolo dedalo di vicoli stretti e secolari torri del vento, originariamente utilizzate come sistema di ventilazione. I palazzi di Bastakiya furono fatti costruire da mercanti persiani che si stabilirono qui sfruttando la posizione strategica di Dubai nel Golfo Persico, e grazie all’utilizzo di materiali quali il gesso, il corallo e le conchiglie si sono conservati integri sino ad oggi. Nei pressi di Bastakiya il creek, insenatura naturale nel cuore di Dubai, divide la città in due parti.
La passeggiata che costeggia il creek permette di ammirare il via vai di abra (taxi fluviali) e barche. Sostiamo in un parco dove Filippo giocherà con una bimba senza poter comunicare, naturalmente, ma per fortuna il gioco non conosce barriere.
Ci addentriamo nel quartiere di Bur Dubai, dove notiamo una netta prevalenza di nazionalità indiana. Siamo nei pressi dell’hotel Arabian Courtyard quando passiamo di fronte ad un fornito supermercato Almaya nel quale ci fermiamo.
Per pranzo optiamo per un veloce pollo da KFC per poi spostarci al Dubai Museum che merita assolutamente una visita. Situato all’interno del bellissimo Al Fahidi Fort, è l’edificio più antico della zona.
Eretto attorno al 1787 ed aperto come museo nel 1971, offre un’affascinante introduzione alla storia ed alla cultura di Dubai. Filippo ha molto apprezzato i cannoni posti esternamente visto che i pirati solo la sua ultima passione. Antiche imbarcazioni in legno adornano la corte, oltre ad una tradizionale casa in foglia di palma. All’interno realistiche e fedeli ricostruzioni di case arabe e laboratori con rappresentazioni di antichi mestieri praticati originariamente nell’emirato. Un bel salto nel passato sino alle radici di questo paese.
Il percorso è molto gradevole anche per i bambini, essendo tutto in sabbia, e ricrea un labirintico souk tra piccole botteghe di ceramiche, pentole, spezie, sete, drogherie, venditori di perle, bambini che studiano il Corano, i momenti di gioco ed aggregazione, ed ancora le stanze di una tradizionale casa del golfo e scene di vista domestica.
Ma anche le tende dei beduini, la vita nel deserto, contrapposta a quella dei pescatori di perle, che ad ogni immersione rischiavano la vita.
Un cantiere ove si può ammirare la costruzione di un dhow (in dimensioni reali) fa subito pensare che qualcosa del passato rimane anche nel presente, essendo questi velieri in legno tuttora utilizzati per il trasporto di merci di ogni genere.
Tutto sapientemente ed esaustivamente spiegato e ricostruito in questo interessante ed imperdibile museo, arricchito anche da foto e video che ripercorrono la rapida evoluzione di Dubai dagli anni ‘50 – quando era poco più di un villaggio di pescatori – ad oggi. Da non perdere! (ed è anche economicissimo: 3 ingressi = 7 dirham).
Nelle vicinanze del museo, esattamente alle sue spalle, il Bur Dubai Souk si spinge sino al creek; vi si trovano negozi di stoffe e sete prettamente indiani. I colori sgargianti ci riportano per un attimo agli splendidi sari indossati elegantemente dalle donne indiane. Un pezzo d’India si è trasferito qui in cerca di fortuna.
Le arcate in legno del souk si aprono sul creek, il tramonto è indubbiamente il momento migliore per ammirare il panorama su Deira.
E proprio qui, lontano da grattacieli e lusso sfrenato, troveremo quella Dubai “popolare”, illuminata da una calda luce ambrata che le conferisce un aspetto ben lontano da quello raffigurato (troppo spesso!) su cataloghi e riviste di viaggi.
Gli abra solcano il fiume in un incessante andirivieni, il rumore dei loro motori si sovrappone al suono della preghiera che puntuale si sente in ogni angolo della città. Centinaia di gabbiani arrivano ed iniziano a svolazzare sopra di noi. Hanno un importante appuntamento, e ben presto capiremo anche con chi. Un affascinante signore indiano, col capo avvolto in un turbante nero, si avvicina carico di sacchetti di pane. Filippo lo nota subito e si precipita verso di lui. Lo guarda con occhi molto convincenti e si fa assumere all’istante come aiutante, senza neppure dover fare il periodo di prova! L’indiano e Filippo si spartiscono il pane. Filippo rompe le fette ed inizia a lanciarne in aria pezzetti, imitando il gentile signore. I gabbiani si radunano sopra di noi, è uno spettacolo incredibile, siamo praticamente circondati. Filippo esulta e nella confusione si mangia pure qualche fetta di pane! L’uomo, con lo sguardo magnetico e gli occhi di quel marrone dorato che solo in India abbiamo visto, continua il rituale, un po’ di pane a lui e un po’ a Filippo. Ma i gabbiani sono tanti e il pane finisce presto. Ci chiede di aspettarlo e in pochi minuti ritorna con altri sacchetti di pane. La nostra giornata terminerà qui, lungo il creek, che al tramonto offre alcune istantanee di Dubai veramente inedite. Filippo è felicissimo. Saluta con la mano quell’uomo e lui, dal canto suo, lo ringrazia con un inchino per l’aiuto ricevuto, prima di scomparire nel souk. I bambini sanno conquistare anche le persone più impensabili e spesso grazie a loro i viaggi assumono un significato diverso. Imparare a guardare con gli occhi di un bambino fa apprezzare ancora di più le piccole cose.
La mia Dubai è racchiusa nel volto di quell’uomo, e di tanti altri che avremo il piacere di incontrare, persone semplici, lavoratori, volti segnati dal sole e dal vento del Golfo, ben lontani da ricchezze e ostentazioni.
E’ oramai sera. Ci incamminiamo a piedi senza meta, un saluto al cammello di Bastakiya e ci ritroviamo in un quartiere popolare: giusto il tempo di acquistare una scheda Etisalat per telefonare a casa e perdiamo decisamente l’orientamento. Giungiamo ad un semaforo posto in un crocevia alquanto trafficato. Di taxi neppure l’ombra. Qualcuno ci indica dove ne potremo trovare. Ne prendiamo uno al volo. I grattacieli affacciati sulla Sheik Zayed Road si stanno illuminando. Il Burj Khalifa svetta nei suoi 800 metri. Dubai è indubbiamente molto avanti, ma conserva un’anima ed un passato assolutamente da scoprire. Per vederla da una prospettiva diversa, migliore e decisamente molto più interessante.
Eccoci già di fronte all’albergo. Saliamo al nostro piano e nella lounge ci attende una bevanda fresca, internet a disposizione ed una gentile cameriera che ci offre dei chicken nuggets appena fritti.
Bella Dubai. Chi l’avrebbe mai detto…..

27 dicembre 2009
Sole! Oggi spiaggia.
Dopo colazione usciamo ed una leggera brezza preannuncia una giornata soleggiata ma non troppo calda. In taxi, spendendo 15 Dhs, raggiungiamo Jumeirah Beach Park (entriamo al gate n. 3 e paghiamo l’irrisoria cifra di 5 Dhs a persona), una enorme spiaggia tenuta molto bene, ove sono disponibili lettini, bagni, docce, spogliatoi ed un punto ristoro. La spiaggia è controllata da bagnini e, essendo pubblica, non è permesso né fotografare né riprendere. A meno che non vi limitate a fotografare chi è con voi, senza fare panoramiche a 360°, ed in tal caso nessuno vi dirà nulla. Verificare sempre il giorno in cui l’ingresso è permesso solo alle donne (all’epoca del nostro viaggio era il lunedì).
E ricordate che il venerdì è giorno festivo!!
Pranzo al fast food della spiaggia M.B.C. Jumeirah tutto a base di pollo.
Dopo pranzo ci siamo incamminati lungo la Jumeirah Beach road sino ad arrivare ad una spiaggia molto ventosa e, proprio per questo, molto frequentata da chi fa surf agganciato ad un paracadute (per intenderci skysurfing). Le evoluzioni sono spettacolari, ad ogni virata il paracadute alza gli skysurfer come se volassero per poi tornare a pelo d’acqua prendendo velocità. I paracaduti colorati volano come tante farfalle, qui le foto sono d’obbligo! Attraversiamo un bel quartiere residenziale costituito da villette a ridosso della spiaggia per tornare sull’arteria principale di Jumeirah Beach road. Constatiamo che le distanze tra le varie zone sono notevoli ed impraticabili a piedi. Riusciamo a trovare un taxi che ci condurrà di fronte ad uno dei simboli di Dubai: il Burj Al Arab, la famosissima Torre degli Arabi, la cui forma si ispira alla vela di un dhow gonfiata dal vento e noto al mondo per essere l’unico hotel 7 stelle esistente (quanto a qualità del servizio). Andarci al tramonto è un must.
Ma per immortalarlo al meglio entriamo al Madinat Jumeirah, un lussuoso resort molto scenografico (costituito da due alberghi di lusso, il Mina A’ Salam ed il Al-Qasr), costruito attorno ad una laguna artificiale e che ricorda un’antica città araba, con canali navigabili, ponti, souk e ristoranti. All’interno, vicino alla scalinata, un bellissimo albero di Natale e le palme decorate a tema ci ricordano che anche qui, seppur solo per noi turisti, è Natale e fa specie vedere questo albero illuminato e come sfondo un tramonto da cartolina.
E’ oramai sera quando rientriamo in hotel. Vista l’ora, per cena rimaniamo nella zona di Satwa. Passeggiare a piedi tra negozietti di abbigliamento, ristoranti libanesi e pasticcerie indiane è un ottimo modo per concludere questa bella giornata.

28 dicembre 2009
Stamattina ci dedichiamo alla visita del famoso Gold Souk, uno dei migliori mercati dell’oro degli Emirati.
Non eravamo interessati agli acquisti, ma piuttosto ad osservare il continuo movimento di folla sotto le sue arcate. Diciamo che questo souk è molto frequentato, non solo dai turisti ma da molte donne del posto. L’oro è l’ornamento per eccellenza, basti pensare che le donne indiane, qui numerose, nel loro paese arrivano a rinunciare alle cose essenziali pur di avere braccialetti tintinnanti e orecchini rigorosamente d’oro (senza contare che la buona dote di una sposa araba prevede una discreta quantità di oro “nuovo”). Diciamo che l’importante è non soffermarsi troppo davanti alle vetrine, altrimenti tutti quei gioielli iniziano a far girare la testa anche a chi (come me) solitamente ne fa volentieri a meno! Al di là di chi è interessato all’oro, questo souk offre un notevole spaccato di vita, perché altrettanto numerosi sono gli uomini che qui vi lavorano, trasportando a mano carri stracolmi di merci, in un continuo viavai. Volti affaticati contrapposti a giovani ragazze arabe che, ben nascoste dal burka, celano al di sotto scarpe tacco 12, abiti ultima moda, make-up invidiabili e look griffatissimi. A Dubai si convive tutti pacificamente, l’importante è non sgarrare perché le leggi qui le fanno rispettare. Sta a noi ospiti capire fin dove possiamo arrivare, sin dove ci possiamo spingere, per non infrangere le regole, il rispetto delle tradizioni ed il buon costume di un paese che, non dimentichiamolo, è di fede islamica. Usciti dal souk chiediamo come raggiungere la più antica scuola di Dubai. E’ proprio a due passi, e facilmente raggiungiamo la Al Ahmadiya School. La costruzione di questa scuola ebbe inizio nel 1912 e venne ultimata nel 1922, grazie soprattutto ai finanziamenti offerti dai commercianti di perle. La scuola, semiprivata, garantiva a tutti l’istruzione in quanto le rette delle famiglie meno abbienti venivano pagate direttamente dagli sceicchi (una tradizione che continua ancora oggi). L’insegnamento, suddiviso in scuola primaria ed avanzata, proseguì sino al 1932 quando la forte crisi economica degli Emirati, dovuta al collasso del commercio delle perle, costrinse alla sua chiusura. Solo nel 1937 venne riaperta ed il numero degli studenti crebbe a tal punto che, negli anni ’60, erano operative 21 classi e la struttura era oramai insufficiente per ospitare più di 800 alunni.
Nel 1963 venne ufficialmente chiusa la Al Ahmadiya. Ora è un interessante edificio storico da non mancare, unitamente alla Heritage House, alla quale si accede dalla porta accanto.
Ottimo esempio di casa tradizionale degli Emirati, venne costruita nel 1890 e, successivamente, ampliata e modificata dai successivi proprietari, tra i quali alcuni fra i più famosi commercianti di perle di Dubai. Nel 1994 le autorità di Dubai si occuparono di un notevole lavoro di restauro che durò 18 mesi. Il 20 marzo del 2000 lo Sceicco Hamdan bin Rashid Al Maktoum inaugurò ufficialmente la Heritage House completamente restaurata, così come si presenta oggi ai nostri occhi. Un altro luogo degno di nota per capire come, originariamente, si svolgeva la vita familiare in una tipica abitazione del Golfo.
La mattinata vola e per pranzo ci vediamo costretti a spostarci perché in zona è tutto rigorosamente arabo e indiano (e noi, purtroppo, dell’India abbiamo apprezzato molte cose ma non la cucina). Troviamo un taxi e, su suggerimento di un gentile signore (non sempre i taxisti capiscono al volo le vostre intenzioni) ci facciamo portare al Deira City Centre
Un centro commerciale dove c’è ovviamente di tutto, compreso un bel negozio di giocattoli proprio di fronte al bar dove ci fermiamo per uno spuntino. Che fortuna eh!!! Tira via Filippo se riesci……
Dopo pranzo riprendiamo il taxi e ci facciamo portare allo Spice Souk, onestamente piccolo e deludente, ma in ottima posizione per raggiungere i moli dei dhow.
La vita che brulica su questi moli è uno degli aspetti di Dubai che più ci hanno colpito.
Ancora una volta un tramonto spettacolare preannuncia un cielo di fuoco. I dhow sono tutti posizionati lungo i moli e l’attività è in pieno fermento. Una catena di montaggio umana, braccia che in perfetta sincronia si passano merci di ogni tipo. Abbiamo visto i marinai scaricare frigoriferi come niente fosse. Volti bruciati dal sole, turbanti avvolti sui capi, nei loro occhi la fatica di una vita non facile; ci siamo fermati, approfittando di un sonnellino di Filippo e li abbiamo osservati, quasi spiati per non dar loro fastidio. Sono stati loro a farsi avanti, con grandi sorrisi. Allora Marco ha chiesto se poteva scattare alcune foto e la loro immediata disponibilità ci ha sorpreso. Alcuni si sono messi proprio in posa, regalandoci i sorrisi più autentici, poi sono venuti a salutarci chiedendoci di rivedere gli scatti. Da quei moli non sarei più venuta via. Il sole ha dipinto il cielo di un colore magnifico. Il canto della preghiera, il minareto illuminato di fronte a noi, tutto rende questo luogo quasi magico. Solo quando è sceso il buio ci siamo decisi ad andarcene, ma molto a malincuore.
Filippo si è finalmente svegliato e ha una gran fame. Invece di rientrare in hotel ci dirigiamo al Dubai Mall. All’interno si manifesta tutta la grandiosità di questo enorme centro commerciale, ubicato ad Old Town, che, a dispetto del nome, è invece una zona nuova di Dubai (per l’esattezza Downtown ove sorge, per intenderci, anche il Burj Khalifa). La pista di pattinaggio su ghiaccio attira Filippo e si diverte un mondo nel guardare le evoluzioni (e le rovinose cadute) di provetti pattinatori. Il grandioso albero di Natale lo ammiriamo da ogni piano, cambia continuamente colore e Filippo si domanda fin dove arriva …… praticamente sino all’ultimo piano! Ci sarebbe anche l’acquario da visitare ma lo rimandiamo ad altra data. Un buon ristorante italiano, “Napoletana” per l’esattezza, fa al caso nostro. Filippo si gusta la sua adorata pasta, Marco una pizza ed io un’ottima zuppa di verdure. La stanchezza è tanta ma non possiamo mancare una passeggiata all’esterno, lungo la bella laguna artificiale, sulla quale si affacciano il grattacielo più alto al mondo, il Souk Al Bahar e lo stupendo hotel “The Address”. Ogni sera proprio qui prende vita un magnifico spettacolo di fontane danzanti. Chi ha apprezzato la Fontana Magica di Montjuic a Barcellona non può perdersi questa meraviglia. Da vedere e assolutamente rivedere! Vi assicuro che non vi stancherà mai! Prima di rientrare ci concediamo un gelato da Morelli’s. Che squisitezza. Ottima conclusione di giornata. Dubai che continua sorpresa.

29 dicembre 2009
Oggi in taxi ci dirigiamo verso l’attrazione più lontana dal centro città, l’Atlantis che si trova sulla Palm Jumeirah (super fotografata dall’alto in quanto ha proprio la forma di una palma e si trova nel mare, collegata a Dubai da una superstrada). Costruito secondo il modello di quello delle Bahamas, questo albergo di lusso richiama ovunque il tema di Atlantide, il misterioso e leggendario continente sommerso.
L’oceano è il protagonista assoluto di questa magnifica struttura. Al suo interno un acquario veramente spettacolare che alcuni (pochi!) fortunati guests possono ammirare direttamente dalle loro costosissime suite.
Prima di entrare ad Aquaventure, il parco acquatico adiacente, accontentiamo Filippo ed entriamo nelle “Lost Chambers”, l’acquario appunto, che è veramente bellissimo (ma ditemi che cosa qui non lo è!). La fauna marina è notevole. Filippo dopo aver visitato il Siam Ocean World di Bangkok si è appassionato ai pesci, complice anche il film “Alla ricerca di Nemo” e se le murene lo affascinano ricordandogli lunghi serpenti, i pesci pagliaccio sono tutti fratellini di Nemo, le colonie di mante sono gli scuolabus che portano i pesciolini a scuola e Dori la riconosce subito grazie a quel colore blu elettrico e alla coda gialla tipici dei pesci chirurgo. Anche l’acquario ha un non so che di misterioso …. Le vasche sono intervallate da oscuri corridoi nebulosi ove appaiono improvvisamente strane creature degli abissi. Se le Lost Chambers custodiscono alcuni degli inquietanti segreti di Altantide, uscite alla luce del sole dove nulla è misterioso e godetevi lo spettacolo di Aquaventure! 17 ettari di piscine, giochi d’acqua, cascate, piscine con onde, rapide, e la torre Ziggurat, emblema del parco, una discesa semiverticale di 27 metri dalla quale si scende a velocità proiettile, passando poi sotto la vasca degli squali. Da pelle d’oca.
All’interno del parco forniscono i teli mare (esibendo il biglietto di ingresso), lettini, canotti per adulti, bambini o gommoni doppi, fatti a forma di otto, dove da una parte sta l’adulto (con le gambe in acqua) mentre nella parte chiusa sta seduto il bambino e, naturalmente, vi sono anche punti ristoro. Qui ci si passa tranquillamente tutta la giornata. Mettete però subito in conto che vostro figlio, per tutto il resto della vita, vi chiederà quando lo riporterete qui!
Il parco ha 3 accessi alla spiaggia privata, attrezzata con lettini, e bei vialetti ombreggiati da palme ove passeggiare. Proprio di fronte a noi, che in questo momento ci troviamo su di un braccio della palma, si staglia la sagoma del Burj Al Arab.
In attesa del tramonto, che anche questa sera si prospetta magnifico, ci spostiamo alla baia dei delfini, dove alcuni istruttori accompagnano chi si è precedentemente prenotato per un’indimenticabile esperienza con questi deliziosi mammiferi. Peccato che Filippo si sia appisolato proprio ora.
Il tramonto non si fa attendere. Il Burj di fronte a noi assume pian piano i toni caldi delle ore serali, la temperatura è ottima, ci gustiamo sino in fondo questo tramonto indimenticabile pensando che a casa, purtroppo, ci aspetta l’inverno, che mai come quest’anno sarà lungo e freddo.
Congediamo Aquaventure e ci portiamo all’ingresso in attesa di un taxi. Ardua impresa. Come noi c’erano decine di famiglie alla ricerca di un taxi che non voleva arrivare. L’Atlantis è parecchio decentrato e quindi i taxi non sono così numerosi come in altre zone di Dubai.
La sera siamo distrutti. Optiamo per una cena comoda e ci facciamo lasciare di fronte al Four Points by Sheraton di Downtown nel cui ristorante si cena a buffet. La scelta è molto varia, proviamo alcuni piatti locali e rimango stupita di fronte a Filippo che (penso per fame) ha fatto il bis con uno strano spezzatino di carne. Tutti i piatti locali a base di verdure erano ottimi ma il ristorante non è dei più economici.
L’abbattimento nel letto è poi immediato. Buona notte!

30 dicembre 2009
Sbirciatina fuori. La giornata è magnifica.
Oggi operazione tintarella. Scegliamo una nuova spiaggia e ci facciamo condurre ad Umm Suqeim Beach.
E’ un tratto di spiaggia libera (e non attrezzata quindi niente ombrelloni) vicino al Jumeirah Beach hotel, più piccola rispetto allo spiaggione di Jumeirah Beach Park ma con una particolarità che la rende una vera chicca: offre una vista privilegiata sul Burj Al Arab (e sull’andirivieni di elicotteri che portano i danarosi clienti).
Il mare è bellissimo e calmo, non tira un filo di vento, i colori sono notevoli e sul bagnasciuga si trovano tante conchiglie che Filippo si diverte a raccogliere. Bella veramente questa spiaggia. Diciamo che se volete una foto ricordo con il Burj Al Arab come sfondo (ma non volete spendere una fortuna per entrare nella lussuosa spiaggia del Jumeirah Beach hotel) questo è il vostro posto!
All’ora di pranzo cerchiamo un taxi e ci facciamo condurre a Dubai Marina, nei pressi della passeggiata di Jumeirah Beach Residence nota come “JBR The Walk”.
E’ una zona nuova di Dubai, tutto è perfetto. Fontane abbelliscono questa passeggiata che costeggia la spiaggia, sull’altro lato grattacieli imponenti accolgono appartamenti che godono di una vista spettacolare sull’Atlantis, che scorgiamo all’orizzonte, e sul mare. Ristoranti di grido, bei negozi, tanto lusso. Qui è proprio evidente. Una processione di auto paralizza Filippo. Ferrari, Porche, Lamborghini, Limousine e Rolls Royce…… I suoi adorati modellini qui hanno preso forma, colore e rombano alla grande. E’ incredulo. Io invece sono seriamente preoccupata. Non vorrei si mettesse in testa strane idee…… Intanto ci tocca andare nel parcheggio adiacente la spiaggia per vederle bene da vicino e soprattutto controllare i tubi di scarico. Se sono almeno due sono OK se ne hanno solo uno scartate. Tirarlo via da qui è stata un’impresa! Manco la fame l’ha distolto dallo spettacolo.
Verso sera, mezzi cotti dal sole rientriamo in albergo.
Dal taxi osserviamo i cantieri illuminati da neon artificiali che continuano a lavorare senza sosta, giorno e notte, 24 ore su 24. Non entro nel merito di un controverso e discusso argomento. Nei cantieri ci lavorano gli immigrati, i “poveri”, quelli disposti a sopportare turni di lavoro massacranti pur di guadagnare, spesso troppo poco rispetto al duro lavoro svolto (rincuora sapere che durante gli infernali mesi estivi le autorità hanno imposto un orario di lavoro ridotto nei cantieri). Proprio quei grattacieli vengono esibiti al mondo, a testimoniare quanto questa città sia unica e quasi imbattibile nella sua opulenza. Per fortuna, al di là di questa facciata perfetta e artificiale, c’è un altro mondo da scoprire.
Per cena andiamo al Mall of the Emirates, dove un intero piano è dedicato alla ristorazione e ce n’è per tutti i gusti. Dalle catene di fast food all’etnico, ordinate, vi prendete un tavolo, ritirate l’ordinazione e gustate! Le nostre scelte sono ricadute su Pastamania per Filippo (buona pasta con vero pomodoro molto economica) e Panda Chinese per noi. I noodle saltati con verdure sono ottimi. La sala giochi dell’ultimo piano ci farà esaurire tutte le forze. Acquistiamo nel fornitissimo Virgin Megastore alcuni cd di musica locale (“Secret of Dubai” è bellissimo!).
Una breve sosta a SkiDubai, il più grande parco innevato al chiuso esistente al mondo, giusto per renderci conto di cosa sono capaci qui. A me la sola vista della neve rievoca la settimana precedente la partenza ma scaccio subito il brutto pensiero perché ora non ci voglio pensare. Alla neve ci sono abituata ma ne farei molto volentieri a meno.
Una veloce corsa in taxi e siamo in hotel.

31 dicembre 2009
Fa strano pensare che stanotte sarà S. Silvestro. Non siamo mondani e i nostri ultimi dell’anno sono sempre stati tranquilli. Certo il solo fatto di essere qui è già di per sé un evento per noi. Oggi dedichiamo la giornata a Filippo. L’Heritage and Diving Village proprio oggi è privo di attività e quindi non fa al caso nostro. Fermiamo un taxi e ci facciamo portare nel Creek Park, alla Children’s City (ingresso 5 Dhs a testa).
Non sto a descrivere più di tanto questo parco in quanto ci si va se si hanno bambini altrimenti non ce n’è motivo. Se ne avete però andateci perché loro si divertiranno moltissimo. Ci sono i gonfiabili, noleggiano bici, macchinine a pedali, risciò, si può salire sulla funicolare e percorrere tutto il perimetro del parco dall’alto, vi sono distese di prati che arrivano sino al creek, un posto magnifico per trascorrere una bella giornata in famiglia. Peraltro fa caldissimo ed il parco è rallegrato dalle scolaresche. Filippo si ritrova sui gonfiabili circondato da bambini molto più grandi, non si parlano, ma il gioco unisce i bimbi di ogni nazionalità. All’interno del parco va visitato il Museo della Scienza e delle Tecnica: family ticket 40 dhs, ed è veramente interessante.
Nel parco vi è anche il Dolphinarium, ed alcuni fast food (ma volendo visti gli immensi prati si può mangiare anche al sacco).
Il problema è stato tornare in albergo in quanto i taxi non passano spesso da qui.
Fortuna vuole che un taxista abbia portato una famiglia per lo spettacolo serale dei delfini e nonostante avesse finito il turno ha accettato di riportarci a Satwa in hotel perché lui abita proprio lì. E qui ho iniziato a pensare che se mai torneremo a Dubai ci sarà da valutare il noleggio dell’auto.
E’ sera ed è l’ultimo dell’anno.
Prima facciamo tappa al Mall of the Emirates per la cena rigorosamente etnica, poi in taxi raggiungiamo il Dubai Mall per festeggiare la notte di capodanno.
Usciamo nella laguna: mancano dieci minuti a mezzanotte. Una gran folla si è già radunata qui e a stento troviamo un angolino dove posizionarci per vedere lo spettacolo ed incastrare il passeggino ove dorme Filippo.
Il Burj Khalifa è avvolto da fasci di luce che lo stringono in un abbraccio. Sembra un tutt’uno col cielo stellato. E’ talmente alto che la luna gli strizza l’occhio.
A mezzanotte in punto inizia lo spettacolo.
Le fontane si accendono, una musica araba accompagna le danze. I getti d’acqua si muovono sinuosi, poi improvvisamente si alzano verso il cielo in salti acrobatici quale saluto al nuovo anno.
E’ una standing ovation.
La voce di Andrea Bocelli intona “Con te partirò”. Non potevano scegliere musica più suggestiva.
Ripercorro rapidamente le giornate trascorse qui e mi rendo conto di quanto, anche stavolta, sia valsa la pena partire.
Scoprire l’altra Dubai, il cuore pulsante di questa città, la gente comune, le braccia che lavorano, è stata l’esperienza più intensa. Sono certa che al visitatore più attento non sfuggiranno i molteplici volti di una città veramente sorprendente.

Non potrò mai dimenticare i marinai sui moli dei dhow, gli abitanti di Satwa incontrati nelle nostre passeggiate serali, l’indiano coi sacchi di pane sul creek, gli impiegati alla Heritage House che hanno intrattenuto Filippo (il sorriso, la lingua internazionale che demolisce ogni barriera linguistica!), i tramonti rosso fuoco indimenticabili, il tutto accompagnato dai canti rivolti ad Allah, colonna sonora delle nostre giornate.
Sono queste le fotografie impresse nella mia mente.
Con te partirò. Paesi che non ho mai veduto e vissuto con te, adesso si li vivrò…….”
Arrivederci Dubai, torneremo, certo che torneremo!

La nostra galleria fotografica:
http://simoalba.smugmug.com/Holidays/Dubai/11047440_tCZfA#773996366_DzKrf

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Ci sono 11 commenti su “Sorprendente Dubai

  1. Complimenti per il diario!
    Dubai mi ha sempre attratto molto, prima o poi vorrei andarci, e leggere il tuo diario mi fa venire ancora di più la voglia di partire. Bellissima in particolare la descrizione del capodanno, con i giochi di luce e la voce di Bocelli in sottofondo…molto suggestivo!!!:serenata:

  2. Federica, come potevo non trovarti qui?
    Buongustaia.

    Dubai sembra davvero sorprendente. Questo trip report e’ semplicemente fantastico. Un racconto di viaggio fuori dai soliti schemi di Dubai: hai visto i contorni lussuosi e scintillanti, ma ti sei soffermata soprattutto sul cuore e sui volti di questa citta’.
    Le foto, poi, sono bellissime: colorate, particolari, scatti davvero interessanti….i tramonti, le luci, gli occhi, i dettagli.
    Molto brava.
    Filippo e’ un bimbo molto fortunato.:)

  3. Volevo ringraziarti Bradipina, perchè dopo aver letto il tuo diario e visto le tue foto ho subito cercato e organizzato il mio viaggio di Natale e Capodanno a Dubai!
    Complimenti per le bellissime foto, alcune sono davvero meravigliose…

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