Parigi e Normandia, con un pizzico di Bretagna.

Parigi-Normandia-Bretagna, questo è l’itinerario del nostro viaggio, deciso proprio nel periodo in cui le ceneri che del vulcano Eyjafjallajökull compromettevano la regolarità del traffico aereo. Il timore, per nulla infondato all’epoca, che i disagi potessero prolungarsi nel tempo, ci fa optare per il viaggio via terra. La nostra auto è vecchiotta e piuttosto scomoda, non più adatta per lunghi tragitti, così per raggiungere Parigi scegliamo un mezzo che mi riporta alla mente le vacanze dell’infanzia: il treno.
Nel diario mi sono attardato un po’ ad descrivere questa parte, che comunque ha fatto parte della vacanza: se non vi interessa, passate direttamente alla seconda parte del 10 agosto…

Una (lunga) premessa.
Uno dei punti di vantaggio del treno AV rispetto all’aereo sulle medie distanze, è che vengono evitati i tempi di trasferimento da/per aeroporto e quelli di check-in e ritiro bagagli. Se questi ultimi sono validi per tutti, il primo punto è una comodità solo per chi abita nella città di partenza. Tutti gli altri hanno un tragitto aggiuntivo, lungo o breve che sia, in auto o in treno. Nel nostro caso (Mantova-Milano) il mezzo migliore sarebbe il treno, purtroppo però la linea è una delle più disastrate della Lombardia: i guasti sono frequenti e i ritardi, anche considerevoli, all’ordine del giorno. Così, oltre alle due ore di viaggio, è opportuno prevedere un certo margine di tempo per la coincidenza. Siamo costretti a scartare tutti e tre i convogli quotidiani Milano-Parigi. Uno è notturno e ci impedirebbe di “vivere” il viaggio. Dei due diurni: il primo parte troppo presto (6:40), il secondo arriva troppo tardi a Parigi (23:21): in caso di ritardo, potremmo essere in difficoltà con l’alloggio.
L’alternativa è il cambio di treno in Svizzera, possibile in diverse città e la scelta cade su Ginevra che è la più comoda come orari e anche la più economica. La partenza da Milano è alle 12:25 e quelle possibili da Mantova sono 2: alle 6:52, con tre ore e mezza di attesa nel capoluogo lombardo, oppure alle 9:37. Sarebbe questa la coincidenza perfetta: solo 45 minuti, ma il timore di un ritardo eccessivo ci fa scegliere la prima partenza
Per il ritorno invece nessun problema: si partirà da Parigi alle 7:42 con il TGV diretto.

10 Agosto 2010, Martedi. Il viaggio in treno.
Poco dopo le 6:30 siamo in stazione pronti a montare sul primo treno del nostro viaggio.
La partenza è puntuale e così tutto il viaggio, che avviene senza imprevisti. Arriviamo a destinazione solo 3 minuti dopo il previsto, minuti peraltro accumulati nel tratto interno alla cintura milanese.
Per una volta che speravo in un forte ritardo… vabbè… pazienza…
Ora però c’è da aspettare parecchio. Di rimanere in stazione non se ne parla. Lasciamo i bagagli al deposito e ci avviamo verso il Duomo. Colazione, giro alla Rinascente e in Duomo e ritorno in stazione per salire sul secondo convoglio: il “Cisalpino” che ci porterà a Ginevra via Domodossola. Il treno è un ETR di ultima generazione, confortevole e veloce. La partenza è puntuale e il percorso molto suggestivo. Raggiungiamo velocemente la sponda occidentale del lago Maggiore, che costeggiamo per tutta la sua lunghezza, quindi ecco le Alpi e il lungo traforo del Sempione. Da Montreux un altro lago, quello di Ginevra, ci accompagna per tutto il resto del viaggio. Quando arriviamo al capolinea, ci accorgiamo che abbiamo accumulato quasi un quarto d’ora di ritardo: è andata peggio che con il Mantova-Milano!! Comunque abbiamo ancora 40 minuti di attesa, quindi possiamo raggiungere con calma la zona francese della stazione da cui partiremo per Parigi con il mitico TGV.
Il treno è molto più vecchio del precedente, ma è comunque comodo e silenzioso. Partiamo ancora in perfetto orario e ansiosi di provare la velocità del famoso treno francese. La prima parte del percorso è un po’ deludente: il convoglio scivola lentamente verso Bourg-en-Bresse con qualche fermata intermedia. Non conosco la distanza ferroviaria, ma quella stradale fra la città svizzera e quella francese è di 108km: il tempo di percorrenza di circa 1h40′ non è certo entusiasmante. Lasciata la stazione di Bourg-en-Bresse, si entra sulla rete AV e la musica cambia. Sfrecciamo velocissimi nella campagna francese e nelle stazioni di cui non riusciamo neppure a leggere il nome. Dopo un po’ di tempo, il capotreno, via interfono, ci avvisa che è stata raggiunta la velocità di crociera: 300km/h. Durante il viaggio, consulto la cartina della rete TGV, estremamente capillare, che permette di raggiungere Parigi velocemente e comodamente da quasi tutta la Francia. Non posso fare a meno di constatare che, nonostante le Frecce di vari colori e la tratta Milano-Roma in 3h, in Italia siamo molto lontani dalla costituzione di una vera rete ferroviaria AV che non sia semplicemente una replica dei principali collegamenti aerei. Il viaggio verso Parigi scorre senza intoppi e il TGV si ferma nella Gare de Lyon, alle 20h49′ spaccando il minuto! Da Mantova a Parigi il viaggio è durato complessivamente 13h57′ (ma se avessimo avuto più fiducia nella linea Mantova-Milano, sarebbero state 11h12′). Il tempo trascorso in treno è stato complessivamente di circa 9h30′. La percorrenza del TGV diretto tra Milano e Parigi sarebbe stata di 7h19′. Viaggiare in aereo sulla stessa tratta, partendo e arrivando in centro città, vuol dire 1h30′ di volo, almeno 2h tra imbarco alla partenza e ritiro bagagli all’arrivo e un’altra ora abbondante, nel caso più favorevole, per i trasferimenti tra le città e i relativi aeroporti. Insomma il viaggio in aereo è ancora più veloce, ma se la linea ferroviaria fosse tutta AV, il divario verrebbe del tutto annullato.

10 agosto 2010, Martedi. Arrivo a Parigi.
Giunti a Parigi, dobbiamo raggiungere il nostro alloggio che non è il solito hotel, ma un appartamento nei pressi di Place de la Nation, a solo due fermate di metro. Parigi vanta una vastissima offerta di appartamenti di tutte le dimensioni, in tutti i quartieri e per tutte le tasche. Nella maggior parte dei casi il soggiorno minimo richiesto è di una settimana, ma anche per 4 notti, come nel nostro caso, si può disporre di una discreta scelta. Place de la Nation è servita da 4 linee della metro, dalla RER A e da diversi autobus, quindi anche se leggermente decentrata è un ottimo punto di riferimento.

Usciti dalla metro raggiungiamo il portone del condominio sotto una leggera pioggerella. Dopo qualche minuto di litigio con l’apriporta a codice (niente citofoni a Parigi…), ci rechiamo da Mme Marie, referente della proprietaria, per ritirare le chiavi. Mme Marie è una signora sui sessanta che, per il suo aspetto dimesso, mi richiama subito alla mente la portinaia Renée, protagonista de “L’eleganza del riccio”. Ci mostra l’appartamento e ci consegna le chiavi, non prima però di aver ritirato il saldo del pagamento.
L’appartamento è esattamente come descritto su internet.
Unico particolare negativo, abilmente nascosto dal taglio della foto inserita in rete, è l’accesso alla vasca da bagno, difficoltoso e anche un po’ pericoloso, essendo costretti a scavalcare in un angolo il bordo della vasca stessa. C’è un secondo aspetto negativo, del quale però eravamo a conoscenza: quinto piano senza ascensore. Ma non potrebbe essere diversamente: il condominio è un tipico palazzo parigino con il cornicione trasformato in terrazza al penultimo piano (il nostro) e la mansarda all’ultimo piano, costruito probabilmente un centinaio di anni fa. Comunque è pulito e attrezzato: per il nostro uso è più che sufficiente.

11 agosto 2010, Mercoledi. Disneyland Paris.
E’ la seconda volta che visitiamo Parigi ed eravamo già stati a Disneyland, ma allora Alessandro (7 anni), non era ancora nato e soprattutto per lui sacrifichiamo questa giornata. Partiamo direttamente da Place de la Nation con la RER A che arriva a due passi dall’ingresso del parco. Non c’è molto da dire… sarà perchè non siamo particolarmente amanti dei parchi di divertimenti. L’ambientazione è magica per chi, come il sottoscritto, è cresciuto con Topolino, Paperino e Pinocchio, ma a parte quello la giornata scorre piuttosto noiosamente nelle code, con qualche minuto di divertimento sulle giostre, e quasi sempre sotto la pioggia. Usciamo alla chiusura del parco, dopo lo spettacolo pirotecnico (molto bello), confrontando tra noi Disneyland con Gardaland, che conosciamo molto bene, Il giudizio di noi genitori e di Federico (14 anni) è unanime: Gardaland vince. L’unico eccitato per la giornata trascorsa è Alessandro che, a testimonianza dell’esperienza, conserva le foto abbracciato a Topolino, a Minni e a Woody…

12 agosto 2010, Giovedi. Parigi.
Il soggiorno utile nella capitale è solo solo due giorni per cui ci concentriamo su quartieri e attività che la volta scorsa abbiamo tralasciato. Per stabilire una sorta di continuità con il viaggio di 9 anni fa, partiamo dal Sacré Couer: allora lo avevamo raggiunto in auto, già carica di bagagli, pronti a tornare a casa, solo per vedere il panorama sulla città, questa volta ci arriviamo a piedi, attraversando la parte bassa del quartiere di Montmartre. E’ una splendida giornata e l’avvicinamento all’imponente Basilica dal basso è molto suggestivo, con le guglie bianche che si stagliano sul cielo azzurro. Altrettanto suggestivo, guardando indietro, è il panorama il cui orizzonte si allarga man mano che si sale. Entriamo nella Basilica, aperta per la preghiera e il pellegrinaggio 24 ore al giorno, successivamente passiamo nella vicina e famosissima Place du Tertre: la piazza degli artisti. Ormai essa ha perso tutto il suo fascino ed è diventata un luogo altamente turistico, anzi troppo turistico. Ci sono ancora artisti di strada, ma occupano solo piccoli spazi tra ristoranti e negozi di souvenir e l’impressione è che in realtà siano dei professionisti… magari stipendiati dal comune… chissà…
Per scendere nuovamente ai piedi della collina, utilizziamo un piccolo bus di linea chiamato simpaticamente “Montmatrobus” che effettua il giro del quartiere e ci deposita al capolinea di Pigalle da cui prendiamo un altro bus con destinazione Trocadero. La Tour Eiffel era già stata meta del nostro viaggio precedente, ma avevamo rinunciato a salirvi a causa della coda interminabile alla biglietteria. Fiduciosi di avere maggior fortuna, ci avviciniamo percorrendo a piedi il ponte sulla Senna… ma ahimè, anche questa volta la coda non ci lascia scampo… anzi l’accesso alla vetta della torre è già chiuso alle vendite: al massimo potremmo arrivare al secondo piano… ed è appena passata l’una… pazienza. Sostiamo un po’ a ridosso della torre e ci avviamo verso il Parc du Champs de Mars. La zona del parco è molto sporca, piena di cartacce e rifiuti, e brulica di venditori ambulanti, la maggior parte pinttosto importuni… insomma dal 2001 non è cambiato nulla, anzi no qualcosa è cambiato: allora c’era un imponente servizio d’ordine ora quasi del tutto assente. Va ricordato però che solo un mese dopo ci sarebbe stato l’attentato alle Twin Towers di New York: evidentemente anche la Tour Eiffel in quel momento era considerato un obiettivo sensibile per il terrorismo.
La stanchezza accumulata nei giorni precedenti e la parziale delusione per questa prima giornata parigina, ci suggeriscono il rientro a casa, sempre in autobus, tanto per guardarsi un po’ intorno.

13 agosto 2010, Venerdi. Parigi.
Prima destinazione del giorno è il Cimetière du Père Lachaise, dove sono sepolti molti personaggi famosi, francesi e non, degli ultimi 500 anni. Girare tutto l’immenso cimitero, visitando anche solo i sepolcri segnalati sulla mappa, richiederebbe diversi giorni. Nelle poche ore a disposizione, ci limitiamo ad un breve itinerario basato sulla posizione delle tombe che ci interessano di più: Jim Morrison e Oscar Wilde. Lungo la strada ci soffermiamo anche presso altri noti personaggi: Gilbert Becaud, Moliere, La Fontaine, Sarah Bernhardt… ma anche su tombe di gente comune, spesso più belle, da un punto di vista monumentale. Certo fa un certo effetto vedere un cimitero pieno di turisti che gironzolano nei vialetti scattando foto, ma nonostante ciò l’atmosfera rimane tranquilla e rispettosa della sacralità del luogo.
Usciamo dal cimitero in Place Gambetta per dirigerci verso il Pont de l’Alma da dove partiremo per una crociera turistica sulla Senna. La compagnia è la storica “Bateaux Mouches”. Il percoso inizia in direzione est fino alla Île Saint-Louis per poi invertire la marcia. Giunti alla Tour Eiffel, nuova inversione e fine della corsa nuovamente al Pont de l’Alma. Il commento lungo il tragitto è in diverse lingue tra cui l’italiano, si può quindi seguire il percorso senza doversi concentrare sulla traduzione, anche se in realtà la maggior parte degli edifici e dei monumenti commentati sono ben noti.
Scesi dal battello ci rechiamo nel quartiere di Beaubourg per passeggiare un po’ e cenare.

14 agosto 2010, Sabato. Giverny-Rouen.
Il soggiorno parigino è finito. Ci rechiamo nuovamente alla Gare de Lyon, questa volta non per predere un treno, ma per ritirare l’auto con la quale seguiremo il nostro itinerario programmato.
Usciamo da Parigi senza difficoltà e ci dirigiamo verso Rouen.
La destinazione principale della giornata è il piccolo villaggio di Giverny, dove si trovano la casa e i giardini appartenuti a Claude Monet. Se la casa, grande ma non enorme, è graziosa e interessante, i giardini sono a dir poco incantevoli e, grazie anche alla bella giornata, si può passeggiare tranquillamente alla ricerca degli angoli che il grande pittore impressionista ha riprodotto in alcuni suoi famosi quadri.
Ripartiamo velocemente alla volta di Rouen cui, per questioni di tempo, non possiamo dedicare una visita approfondita. Ci limitiamo alla Cattedrale e ad una passeggiata per il centro, tra le vecchie case a graticcio.
Non è tardi, ma dobbiamo raggiungere il nostro alloggio, una Chambre d’Hotes a una ventina di minuti a nord di Rouen. Abbiamo ampiamente collaudato la formula B&B in Gran Bretagna, ma è la nostra prima esperienza in una struttura di questo tipo in Francia, quindi vogliamo fare con calma. Partire un po’ presto da Rouen è una fortuna perchè uscire dalla cittadina si rivela più complicato che lasciare Parigi. La segnaletica non chiarissima ci confonde le idee un paio di volte e quando finalmente imbocchiamo l’autostrada in direzione di Barentin, non è più così presto. Raggiungiamo Pavilly, il piccolo villaggio dove si trova il nostro alloggio. La nostra “ostessa” è Mme Natacha, che, dopo averci salutato, ci mostra la camera, la sala della colazione e ci spiega le regole della casa. Insomma in Francia, lingua a parte, funziona proprio come in Gran Bretagna!

15 agosto 2010, Domenica. Etretat-Bayeux
La mattina inizia con un’ottima e abbondante colazione, ovviamente alla francese.
Ci congediamo da Mme Natacha e partiamo in direzione nord, per raggiungere la Cote d’Albatre sul canale della Manica. Purtroppo non è una bella giornata, piove, a tratti anche intensamente. Fortunatamente avvicinandoci alla costa, la pioggia smette, ma il cielo rimarrà coperto per tutto il giorno. Il paesaggio dell’entroterra normanna è bello e verde, ma piuttosto monotono. A Fecamp troviamo il mare, ma non sostiamo per dirigerci subito verso Etretat. Giunti a destinazione parcheggiare l’auto si rivela un’impresa difficilissima. Anche se il tempo non è un gran che, i turisti sono tantissimi e i pochi posti che via via si liberano vengono immediatamente occupati dal fortunato di turno. Dopo una buona mezz’oretta, riusciamo finalmente a piazzare l’auto e ad avviarci verso la spiaggia dove lo spettacolo delle famose falesie che la racchiudono ci ricompensa della lunga attesa.
Nonostante i 16° di temperatura e il forte vento che ne abbassa ulteriormente la percezione, diversi bagnanti sono a mollo e altri se ne stanno sui sassi della spiaggia, come se splendesse il sole. Noi invece siamo vestiti di tutto punto, compresa la giacca antivento… Pranziamo in uno dei locali affacciati sul lungomare, con il piatto tipico della costa normanno-bretone: Moules Frites, ossia cozze e patate fritte.
Lasciamo Etretat per raggiungere Le Havre. La città, importante porto marittimo e fluviale sulla foce della Senna, fu completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita in chiave moderna. La attraversiamo in auto per dirigerci verso il Pont de Normandie, che con eleganza scavalca audacemente la Senna a 60 metri di altezza con la sua campata lunga oltre 850 metri. Unico neo del ponte: 5 euro di pedaggio…. alla faccia…
Scesi dal ponte, ricomincia a gocciolare e quando raggiungiamo Honfleur, dove avevamo intenzione di sostare nuovamente, la pioggia battente ci induce a rimanere in auto. Passiamo per vari paesi sulla costa fino a Cabourg, celebre per essere stata la meta balneare preferita da Marcel Proust. Da qui deviamo verso l’interno per raggiungere prima Caen, che aggiriamo esternamente, e quindi Bayeux. Qui si trova il nostro alloggio, una Chambre d’Hotes proprio di fronte alla Cattedrale. Mme Yvette e famiglia ci accolgono con cordialità e dopo una breve rinfrescata usciamo per vedere la cittadina e cenare. Bayeux è stata miracolosamente risparmiata dalla battaglia seguita al D-Day e per quanto piccola è molto graziosa. Qui si trova la famosissima Tapisserie de Bayeux, una tela ricamata lunga 70 metri, che narra la conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore: in un certo senso un’antenata della striscia a fumetti… Sarebbe interessante da vedere, ma viaggiando con un figlio piccolo e piuttosto insofferente agli spazi chiusi, abbiamo deciso fin dalla partenza di evitare musei e simili, quindi sorvoliamo.

16 agosto 2010, Lunedi. Il D-Day
E’ tornato il sole! La giornata è splendida e calda. Dopo un’ottima colazione consumata insieme ad una coppia di americani del Missouri e ad una coppia di francesi, lasciamo Bayeux. Prima di risalire in auto però, visitiamo la Cattedrale gotica, che la sera prima era già chiusa, per apprezzarne le splendide vetrate decorative.
Quindi partenza in auto verso le zone teatro dell’operazione militare della seconda guerra mondiale nota come Operazione Overlord. La storia è nota: all’alba del 6 giugno 1944, un imponente contingente di truppe alleate sbarcarono su 5 spiagge normanne, allo scopo di conquistare subito le città nei pressi della costa, in primo luogo Caen, e poter procedere rapidamente verso Parigi. L’attacco non ebbe l’esito sperato e quella che doveva essere un operazione lampo si trasformò in un’estenutante battaglia di terra nella quale molte migliaia di soldati di entrambi gli schieramenti persero la vita. A testimonianza e memoria dell’accaduto, questa zona della Normandia vanta un innumerevole serie di siti e musei e una visita accurata richiederebbe settimane. Noi abbiamo meno di una giornata, quindi ci concentriamo solo su alcuni luoghi selezionati.
La prima meta è Arromanches-les-Bains. Qui dopo lo sbarco iniziale, venne costruito uno dei due porti artificiali utilizzati come centro logistico e punto di rifornimento delle truppe. Molte delle strutture sono rimaste sulla spiaggia e al largo della costa e sono ancora perfettamente visibili. Impressionante.
Lasciamo la spiaggia per una tappa obbligata: il Memorial americano sulla collina che sovrasta Omaha Beach. Certamente molti di voi che mi state leggendo avranno visitato questo sito e saranno d’accordo nell’affermare che non ci sono parole che possano descriverlo. Se al Père Lachaise l’idea di morte che aleggia è quella corretta, cioè che sia il naturale termine della vita, a Colleville-sur-Mer, nonostante la grande pace che sottolinea la solennità del luogo, non si può fare a meno di riflettere sulla follia umana che è all’origine dell’esistenza stessa del Memoriale. Camminare tra le croci e le stelle di David è commovente, in particolare quando su una di esse, anzichè un nome e una data è scritto: “Here rests in honored glory – A comrade in arms – Known but to God”.
Ci spostiamo dal Memorial alla spiaggia di Omaha Beach. Decine di bagnanti frequentano oggi la spiaggia, noi ci soffermiamo un attimo davanti ai monumenti posti al centro del lungomare e della spiaggia stessa per poi risalire in auto e raggiungere l’ultima destinazione della giornata: il Pointe du Hoc.
Su questo promontorio a cento metri sul mare, si trovava una massiccia postazione di artiglieria tedesca, fortificata in bunker di cemento armato. 225 ranger americani scalarono dal mare la scogliera verticale e distrussero la postazione difensiva. La particolarità di questo sito è che è stato lasciato intatto, con i bunker semidistrutti e i profondi avvallamenti causati dalle bombe. Manca solo l’artiglieria, che in realtà i tedeschi avevano spostato poco prima dell’attacco, ma che i ranger riuscirono comunque a distruggere poco lontano, mentre veniva trasferita. Entrando e uscendo dai bunker e dagli avvallamenti, non si può fare a meno di pensare alla ferocia della battaglia e all’assurdità della guerra, finchè la voce innocente di Alessandro grida: “Papà, questo posto è bellissimo! Hanno proprio avuto una grande idea a far scoppiare le bombe!”. Se il mondo fosse dei bambini, sarebbe certo un mondo migliore.
Ripartiamo in auto verso il nostro alloggio successivo, dove rimarremo due notti. Al nostro arrivo, Mme Janine e il marito Pierre ci accolgono nella loro splendida casa a una dozzina di km da Mont-Saint-Michel. Depositati i bagagli ci rechiamo a cena dove, incredibile coincidenza, nel tavolo a fianco del nostro si accomoda la coppia americana che avevamo conosciuto la mattina a Bayeux. Dopo cena andiamo a vedere il famoso monte illuminato dalle luci notturne.

17 agosto 2010, Martedi. Mont-Saint-Michel e St.Malo.
Questa giornata sospesa tra Normandia e Bretagna, inizia con la consueta abbondante e ottima colazione. Abbiamo addirittura yogurt artigianale biologico e confettura fatta in casa. La prima meta della giornata è ovviamente Mont-Saint-Michel. Mme Janine ci sconsiglia la visita ai musei: si perde tempo e sono di poco interesse. Noi
comunque non avevamo intenzione di entrarvi. Raggiungiamo il parcheggio e ci dirigiamo a piedi verso il monte per salire all’Abbazia. Se visto dall’esterno Mont-Saint-Michel conserva tutto il fascino che lo ha reso famoso, una volta varcate le mura, esso svanisce. Sullo stretto vicolo che sale a spirale si affacciano decine di negozi di souvenir e di piccoli ristoranti. Un fiume di gente si muove entrambe le direzioni. La lingua più parlata è l’italiano, cosa tutto sommato non troppo sorprendente. Per entrare all’Abbazia c’è una lunga coda che seguiamo pazientemente, mentre inizia anche a piovere. Purtroppo siamo capitati nei giorni del mese in cui l’effetto delle maree è minimo, e non possiamo nemmeno godere di questo spettacolo naturale. L’Abbazia si rivela abbastanza interessante, ma non al punto da giustificare il termine “La Merveille” con cui è conosiuto, ci pare eccessivo.
Insomma complessivamente non all’altezza delle aspettative.
Torniamo all’auto nel primo pomeriggio e ci dirigiamo verso St.Malo, prima tappa bretone del nostro viaggio. Seguiamo l’itinerario costiero, più lungo e panoramico, ma le condizioni meteorologiche non buone ci impediscono di goderne appieno. Raggiungiamo rapidamente la nostra meta, cittadina fortificata un tempo principale città corsara della Francia. Da qui partì la spedizione che, cercando una via per la Cina, scoprì invece il Canada.
Saliamo sui bastioni percorrendoli per un tratto, fino alla spiaggia. L’impatto visivo è molto suggestivo e lo sarebbe ancor di più se fossimo in un periodo di forti maree. All’interno, la città è molto frequentata dai turisti, ma conserva la propria identità, anche se è evidente che la maggior parte degli abitanti vive fuori dalle mura, nei quartieri nuovi della città. Và ricordato che anche St.Malo venne rasa al suolo durante l’ultima guerra, ma è stata ricostruita com’era, permettendo anche a noi di poterne apprezzare l’aspetto storico.
Passeggiamo fino al momento di cenare e quindi facciamo ritorno al nostro alloggio.

18 agosto 2010, Mercoledi. Dinan-Cap Frehel
Prima giornata interamente in Bretagna.
Iniziamo da Dinan, cittadina nell’entroterra che conserva il suo centro medioevale. L’intenzione è di passarvi solo un’oretta, ma affascinati dagli stretti vicoli su cui si affacciano le tipiche case bretoni che, al loro esterno, hanno sempre una nota di colore vivace: o i muri, o i graticci, o le porte e le finestre, alla fine passeggiamo pigramente esporando tutti gli angoli fino al primo pomeriggio. Ne approfittiamo anche per acquistare i classici souvenir per parenti e amici, dato che la scelta è ampia e i prezzi decisamente migliori di quelli visti nei giorni precedenti.
Lasciamo Dinan e ci dirigiamo verso Cap Frehel, promontorio sulla Cote de Emeraude.
Le attività possibili sono due, la visita al Fort-La-Latte, fortezza del XV secolo posta proprio sul mare, su uno spuntone di roccia, e Cap Frehel vero e proprio, dove si erge anche un faro.
Non c’è tempo per visitare entrambi e decidiamo per il secondo. La scelta si rivelerà felice, intanto perchè il luogo è stupendo, come pure il panorama che si gode, e in secondo luogo perchè il faro, che dalla nostra guida non aggiornatissima, risultava non visitabile è in realtà parzialmente aperto ai turisti. Con un esigua tariffa di 2 euro, si può salire sulla torre e godere ancora meglio della splendida vista. La giornata, nuvolosa ma limpida, ci permette di scorgere la sagoma delle Isole Normanne di Jersey e Guernsey, distanti da qui diverse decine di miglia.
Risaliamo in auto per dirigerci al nostro nuovo alloggio, nei pressi della Cote du Granite Rose, anche questo per due notti. All’arrivo Mme Agnes ci accoglie, con la consueta cordialità, in una rustica e antica casa posta sulla piazza di Plounez, piccola frazione di Paimpol. La piazza è in realtà una stretta strada che gira intorno alla chiesa neogotica di Saint Pierre. Dinanzi alla chiesa e all’interno del recinto della stessa, si trova il cimitero del paesino e questa è la vista che si presenta dalla nostra camera. Ma non è una vista inquietante, tutt’altro! Comunque, dopo un cimitero a Parigi e uno in Normandia era d’obbligo trovarne uno anche in Bretagna…

19 agosto 2010, Giovedi. Ile de Brehat-Guingamp
La colazione è splendida, la migliore del viaggio, per di più con una padrona di casa assolutamente adorabile e una tavola decisamente multinazionale (noi, belgi, francesi, inglesi…). Questa Chambre d’Hotes è consigliata sulla guida Routard 2010 e ne ha tutto il diritto!,
Questa zona offre tantissimo ai turisti, balneazione, siti naturali, luoghi storici, itinerari panoramici.
Avendo solo un giorno a disposizione, ho preparato varie alternative tra cui scegliere, in base soprattutto al meteo. La giornata è splendida, meglio anche della precedente e su consiglio anche di Mme Agnes, optiamo per l’Ile de Brehat, almeno per la mattinata.
L’isola è in realtà un arcipelago, composto da una serie di scogli e isolotti di granito e da due isole principali, vicinissime tra loro e collegate da un ponte e dove vivono alcune centinaia di abitanti. Raggiungerla richiede solo 10 minuti di navigazione, ma è possibile anche effettuare un tragitto più lungo, che prevede il periplo delle isole principali, prima di raggiungere l’approdo di Port Clos. Scegliamo la seconda opzione, ideale per chi come noi non ha il tempo per esplorare tutta l’isola dall’interno. Il percorso è bellissimo. Dal battello si possono vedere scorci indimenticabili sulle isole e sul mare aperto. In alcuni punti il granito è davvero rosa come il nome del tratto di costa suggerisce. Il percorso è guidato e apprendiamo che al mondo esistono solo altri due tratti costieri in questa pietra, uno in Corsica e l’altro in Cina. Questo rende ancora più esclusivo lo spettacolo. Tratti di scogliera si alternano a piccole spiagge, scogli e isolotti appaiono e scompaiono rapidamente alla vista, sia in prossimità delle isole principali, sia verso il mare aperto.
E’ il momento più indimenticabile del nostro viaggio.
Sbarcati sull’isola Sud ci addentriamo al suo interno tramite la fitta rete di stradine e sentieri che la attraversano in tutte le direzioni. Non ci sono auto, non ammesse nemmeno per i residenti, solo pedoni e ciclisti. Gli unici mezzi a motore sono un paio di piccoli trattori che si occupano del trasporto di merci da e verso il porto e della raccolta dei rifiuti. L’entroterra è altrettanto bello quanto la costa. Siamo relativamente vicini all’oceano e la corrente del Golfo qui ha portato i suoi effetti benefici. La vegetazione è rigogliosa, non solo quella indigena, ma anche quella importata nel corso dei secoli. Ci sono persino delle palme. Raggiungiamo il borgo al centro dell’isola Sud dove si trovano quasi tutti gli esercizi commerciali e dove pranziamo con le celebri Galettes bretoni. Quindi ci inoltriamo ulteriormente verso l’interno. Belle case, circondate da ampi giardini, si alternano a zone di crescita spontanea. Vorremmo rimanere di più in questo angolo di paradiso civilizzato, ma c’è un’altra tappa cui non vogliamo rinunciare, quindi ci rechiamo all’imbarco per tornare sulla terraferma.
Recuperiamo l’auto e, dopo una breve sosta in camera, ci rechiamo a Guingamp, nell’entroterra, dove si sta svolgendo il Festival de la Saint-Loup, manifestazione di danza bretone e musica celtica. Quando arriviamo, la quotidiana sfilata dei gruppi in costume e cornamuse è purtroppo quasi finita. Riusciamo comunque a vederne l’ultima parte e ci accontentiamo. E’ una festa molto caratteristica, simile alle nostre sagre in costume tipiche del centro Italia ed è valsa la pena di raggiungere Guingamp, paese che altrimenti non meriterebbe più di un attraversamento in auto.
Ceniamo e torniamo al nostro alloggio.

20 agosto, Venerdi. Ritorno a Parigi.
E’ l’ultimo giorno di vacanza e sappiamo già che lo trascorreremo quasi tutto in auto: si torna nella capitale francese per rientrare, il giorno successivo, in Italia.
Partiamo senza troppa fretta, costeggiando la costa fino a Saint Brieuc. Da qui imbocchiamo l’autostrada che ci porterà a Rennes, Le Mans, Chartres e infine a Parigi. Il tempo è ancora una volta ottimo e il viaggio scorre veloce. Nella preparazione dell’itinerario, avevo pensato di sostare a Chartres per visitare la Cattedrale, ma giunti nei pressi dell’uscita è ormai pomeriggio e il timore di incontrare difficoltà per l’ingresso a Parigi ci consiglia diversamente. Inoltre nella capitale abbiamo una commissione importante: abbiamo dimenticato la nostra asciugamano da viaggio nell’appartamento e ci teniamo a recuperarla, soprattutto per il suo valore affettivo. Con una mail e una telefonata ci siamo accordati con la proprietaria dell’appartamento e Mme Marie ci aspetta nel tardo pomeriggio per consegnarcela. Tiriamo quindi diritto e raggiungiamo la barriera del pedaggio dove, per un attimo ripiombiamo in Italia. La coda non è lunga, grazie anche all’elevato numero di caselli, non più di 700-800 metri, ma è talmente caotica e indisciplinata che impieghiamo più di 20 minuti per superarla. A questo punto abbiamo il timore che altre code ci attendano, invece il traffico è molto intenso, ma scorrevole e in breve raggiungiamo la Gare de Lyon dove riconsegnamo l’auto e prendiamo possesso della nostra camera al Novotel che si trova proprio di fianco alla stazione.
Dopo aver recuperato la nostra asciugamano e ringraziato Mme Marie per la cortesia dimostrata, dobbiamo accontentare anche Federico e recarci all’Hard Rock Cafè, per vedere le reliquie ivi custodite.
L’ultima tappa del nostro viaggio è il quartiere Latino che ci accoglie con le sue luci e i suoi locali etnici e tradizionali. Ceniamo in una taverna Greca e concludiamo la nostra vacanza attraversando la Ile de la Cité.
Parigi offre di sera uno spettacolo fantastico e dai ponti sulla Senna si ha la sensazione di una città magica.

21 agosto 2010, Sabato. Ritorno a casa.
Puntuale il TGV per Milano parte alle 7:42. Il viaggio scorre mestamente a ritmo inverso rispetto a quello di andata. In poco più di un’ora e mezza attraversiamo tutta la Francia raggiungendo Bourg-En-Bresse; da qui ce ne vorranno più di cinque per arrivare a Milano. Abbiamo il tempo di riguardare le oltre 1200 foto scattate in questi giorni ripensando ai momenti migliori del nostro viaggio. L’arrivo a Milano è manco a dirlo puntualissimo.
L’ultima attesa poi saliamo sul treno che ci riporta nella nostra Mantova.

Conclusione.
E’ stato un bel viaggio, con alcuni giorni di pioggia è vero, ma anche con giornate di splendido sole.
Alcuni luoghi si sono rivelati un po’ deludenti, rispetto alle aspettative, in particolare Montmartre e Mont-Saint-Michel. La bellezza selvaggia delle falesie normanne e delle coste bretoni e la visita ai luoghi del D-Day, rappresentano gli highlights della vacanza, in particolare l’Ile de Brehat che ci è davvero rimasta nel cuore.
E’ rimasto un po’ di rammarico per aver solo sfiorato la Bretagna, ma con il tempo che avevamo a disposizione e il ritmo che ci eravamo imposti alla partenza, non si poteva fare di più.
Di certo se torneremo in Francia, sappiamo già quale sarà la nostra meta!

Costo.
Escludendo la giornata a Disneyland, costata tra ingresso e traasporto circa 250 euro, la vacanza è costata poco più di 2500 euro, circa 630 euro a testa. Non poco, ma nemmeno una cifra eccessiva per una viaggio di questo genere in 4 persone e considerando che solo gli alloggi sono costati un migliaio di euro. Certo il viaggio in treno, oltretutto con il passaggio in Svizzera all’andata, più costoso rispetto al diretto e il successivo noleggio dell’auto fanno salire la cifra rispetto all’uso dell’auto personale. Ho calcolato in questo caso un risparmio di circa 350-400 euro.

Alloggi
Parigi 1 – Appartamento. Voto 3/5. Euro 398 + 40 per le pulizie.
Pavilly – Chambre d’Hotes de Rougemont. Voto 5/5. B&B: euro 50 (!!!!)
Bayeux – La Relais de la Tour de Louise. Voto 4/5. B&B: euro 100
Aucey La Plaine (Mont-Saint-Michel) – Chambre d’Hotes “La Jouvanelle”. Voto 5/5. B&B: euro 176 (2 notti)
Plounez – Chambre d’Hotes “Le Presbytere de Plounez à Paimpol”. Voto 6/5. B&B: euro 160 (2 notti)
Parigi 2 – Novotel Gare de Lyon. Voto 4/5. Solo pernottamento: euro 119.

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