West USA da San Francisco a San francisco

Tutto inizia ad Agosto dell’anno scorso quando mio marito, al rientro dalle vacanze in Egitto, mi dice: “E se il prossimo anno ci organizzassimo da soli una vacanza negli Stati Uniti?”
“Sei impazzito? Non se ne parla neanche!”
Infatti….

03/08/10
Eccoci qui all’aeroporto di Malpensa in attesa del nostro volo Milano/New York/San Francisco
della Delta acquistato su Expedia a Gennaio per € 800,00 a/r.
Check-in regolare, ci consegnano le carte di imbarco per entrambe le tratte e saliamo a bordo.
Subito dopo il decollo sistemo passaporti e documenti vari e ahhhh!!! mi accorgo che si sono sbagliati ad emettere le carte di imbarco per la tratta NewYork-San Francisco: ce ne sono due a
nome di mio figlio con lo stesso numero di posto e non c’è quella di mio marito. Panico.
Mi rivolgo al personale di bordo di Alitalia che efficientissimi in pochi minuti ci risolvono il problema, al nostro arrivo, subito dopo aver fatto le pratiche per l’immigrazione, troveremo pronte ad attenderci le carte di imbarco rifatte. Non so per quale motivo, ma a tutti i controlli di polizia sia all’andata che al ritorno sarò fermata e perquisita accuratamente. Avrò l’aspetto della terrorista. Atterriamo alle 11 di sera a San Francisco e ci mettiamo un po’ a capire che dobbiamo prendere l’air train per andare al garage della Hertz. Ci consegnano l’auto ma quando saliamo ci accorgiamo che non c’è il navigatore come avevamo richiesto. Torniamo all’ufficio e ce ne danno un’altra. Questa è appena appena tornata da un tour, tutta sporca e con ancora i bicchieroni dei caffè e gli avanzi di cibo a bordo. Quando mi ripresento all’impiegata la mia faccia deve essere abbastanza eloquente perchè mi offre subito uno sconto di 50 $ per il disturbo assieme alle chiavi della terza auto. Stavolta ci siamo. Una Toyota Corolla nuova che si comporterà benissimo per tutto il viaggio.
Spendo solo due parole per il navigatore: nonostante molti dicessero che non era necessario per noi
è stato fondamentale, sono stati i soldi meglio spesi di tutta la vacanza.
Proviamo la guida col cambio automatico, facciamo la classica frenata di botto con il piede sinistro che cerca la frizione, giriamo un po’ su e giù per il garage e via, si parte per questa avventura. Dormiremo per 3 notti a “La luna inn” sulla Lombard Street. Carino e confortevole con parcheggio e colazione gratuiti.

04/08/10
Alle 7,30 facciamo colazione e percorriamo a piedi Lombard street fino al tratto a serpentina, di lì andiamo al capolinea del cable car Hyde-Powell, dove facciamo il pass per tutto il giorno. E’ presto e ancora non c’è nessuno in fila. E’ decisamente divertente. Scendiamo ad Union square, giriamo un po’ e ci dirigiamo verso Grant Avenue per vedere Chinatown. Foto di rito alla porta d’ingresso poi passeggiamo per la via principale e per le viuzze secondarie. Seconda tappa di stamattina è Telegraph Hill, saliamo fino alla Coit Tower, entriamo a vedere i murales poi prendiamo l’ascensore per salire in cima e vedere il panorama di San Francisco a 360°. Bellissimo, peccato per la nebbia. A proposito, fa un freddo barbino e ci siamo messi addosso tutto quanto di pesante ci eravamo portati, in due giorni non vedremo mai nemmeno l’occhio del sole. Si vede la baia con Alcatraz, il Golden gate, il Financial District con la Transamerican Pyramid. Non so perchè ma questo edificio mi piace particolarmente, lo si vede da quasi tutta Frisco e lo fotografo in continuazione. Ridiscendiamo per Filbert Steps immersa nel verde. Questa zona rimarrà tra le nostre preferite.
Passiamo per Levi’s Plaza e raggiungiamo il Fisherman’s Wharf e il Pier 39. E’ sicuramente la zona
più turistica di San Francisco ma ha un’atmosfera coinvolgente. Mangiamo la clam chowder (buonissima), andiamo a vedere i leoni marini, giriamo un po’ senza meta ed entriamo all’Hard Rock
Cafe’ (con un ragazzino di 14 anni al seguito ho dovuto mettere in programma qualche tappa ad hoc). Riprendiamo il Cable fino al capolinea ed andiamo a piedi alla City Hall entrando per una veloce visita. Ci dirigiamo verso Alamo square passando per Ellis street. Ci sono tantissimi homeless e mio figlio è molto turbato, mi fa tante domande. Piccola lezione di vita: non è tutto un “Fishermans Wharf”. Sostiamo ad Alamo ed ammiriamo le case vittoriane. Stanchi ed infreddoliti cerchiamo un bus che ci riporti in zona albergo, ma il prossimo passerà tra 30 minuti.
Ok, gambe in spalla e ce la facciamo a piedi. Ceniamo in un ristorante messicano a Chestnut street.

05/08/10
Dopo colazione raggiungiamo in auto Sausalito attraversando il Golden Gate.
Molto suggestivo. Il freddo ci ha fatto rinunciare all’idea di andarci in bici come avevamo pensato il giorno prima. Ci fermiamo al view point dalla parte opposta me c’è un’aria che pela. Passeggiata per Sausalito poi andiamo a vedere le houseboats. Ripercorriamo il ponte e ci dirigiamo
verso l’albergo, ma una serie di lavori in corso ci fa perdere la via per cui ci ritroviamo a girare su e giù per le strade di San Francisco. Non pensavamo che fossero tanto “su” e tanto “giù”. E’ molto divertente percorrerle in auto così continuiamo a farlo ancora per un po’. Lasciata l’auto nel parcheggio dell’hotel andiamo verso Presidio. Ci fermiamo al Letterman center e facciamo una foto sotto la statua di Yoda (stavolta il figlio è una scusa, ci divertiamo anche noi a farci riprendere sottobraccio ai personaggi di Star Wars). Il parco è molto bello e curato. Andiamo al Palace of Fine
Arts. Scendiamo a Marina percorrendo il lungomare e su mia insistente richiesta andiamo a vedere
l’organo a onde(???!!!). La più grossa ciofeca di tutta la vacanza. Cosa mai pensavo di trovare?
Sempre a piedi attraversiamo Fort Mason e rieccoci al Fishermans Warf. Pranziamo in un Burger
King (bleah) e per il resto del pomeriggio facciamo i “turisti” dentro e fuori da tutti i locali e i negozi in zona. Acquistiamo il frigo in polistirolo che risulterà utilissimo per tutta la vacanza. Rientriamo e vediamo che vicinissima all’hotel c’è la pizzeria Avellino: perchè no?

06/08/10
Alle 8 dopo colazione partiamo per Yosemite. Le autostrade e il traffico di Frisco ci mettono addosso un po’ di ansia ( ehhh, il bello dovrà ancora arrivare), ma grazie al navigatore tutto
procede senza problemi. A metà strada un’altra prima esperienza: rifornimento negli States.
Entriamo, diamo la carta di credito, dichiariamo quanto vogliamo mettere, firmiamo la ricevuta ed usciamo a fare il tutto. Siccome non ci azzeccheremo nemmeno una volta in tutta la vacanza rientreremo sempre a farci riaccreditare quanto avevamo pagato in più. Una procedura che le prime
volte ci lascerà perplessi, poi diventerà routine. Il viaggio procede monotono verso Oakhurst dove
arriviamo verso le 12,30. Tutt’altra temperatura, qui fa decisamente caldo. Pranziamo in un altro Burger King (ribleah) ed andiamo all’ingresso del parco dove facciamo il pass annuale. Passiamo il pomeriggio a vedere le sequoie a Mariposa Grove. Vediamo anche una gran quantità di scoiattoli che poi saranno una costante di tutti i parchi. Ad Oakhurst troviamo anche un bel supermercato fornito di tutto dove facciamo la spesa per i prossimi giorni. Check in al Best Western Gateway inn che ci piace molto. Stanze ampie con balcone, tranquillo e immerso nel verde. Io e mio figlio troviamo anche il tempo per un tuffo in piscina e 15 minuti di idromassaggio, mio marito
rimane al fresco in camera a leggere, siamo pur sempre in vacanza, no?
Cena in ristorante messicano.

07/08/10
Facciamo colazione con pane, marmellata, biscotti e caffè preparato in camera. Da sempre sento
parlare male del caffè americano, ma noi non lo abbiamo trovato così terribile (altra cosa sarà per la cucina americana), anzi approfitteremo sempre di quanto messo a disposizione negli hotels.
Alle 8 siamo di nuovo all’ingresso di Yosemite, questa volta per attraversarlo tutto. Andiamo fino a
Glacier Point e ci godiamo il panorama, poi giù al village e infine prendiamo la via per il Tioga
pass. Pranziamo al sacco seduti su di un tronco nel bosco. Nonostante sia indubbiamente bello
Yosemite è uno dei luoghi che forse ci ha emozionati meno. Sarà probabilmente perchè non si discosta poi tanto da quanto di bello possono offrirci le nostre Alpi. Durante la programmazione del
viaggio avevo un chiodo fisso: riuscire a vedere il Monolake. Arriviamo a Lee Vining abbastanza
presto e al visitors center ci informiamo su come arrivare alle formazioni di tufo. Stavolta le mie
aspettative vengono ripagate in pieno. È un posto molto suggestivo, dall’aspetto lunare, inquietante. La spiaggia del lago è resa nera dalla moltitudine di un tipo di mosca che riesce a vivere in queste condizioni estreme e che formano una nuvola nera che avanza ad ogni nostro passo. Sono veramente soddisfatta. Arriviamo al Vagabond inn di Bishop in tempo per bagno in piscina più idro, naturalmente i soliti due, l’asociale si ributta di nuovo nella lettura con aria condizionata. Il motel è discreto ed include un’ottima colazione. Serata in pizzeria e a nanna presto. Domani ci attende la Death Valley.

08/08/10
Facciamo colazione e alle 6 siamo già sulla strada della Death Valley. Arriviamo alle dune, passeggiatina e foto di rito con impronte fresche poi ci dirigiamo verso Badwater. Qui abbiamo la bella idea di andare a fare una passeggiata (neanche tanto corta) sul deserto salato. Torniamo fritti.
Un cartello appeso alla montagna 85 mt. sopra di noi ci dice dove è il livello del mare. Impressionante. Al ritorno percorriamo la Artist Drive con le rocce colorate e continuiamo fino a Zabriskie Point. Rimango a bocca aperta! Non me lo aspettavo. Talmente bello da togliere il fiato.
Si sono fatte le 13, ci sembra troppo caldo per Dante’s Wiev quindi rotta per Las Vegas. Alle 15 dopo un velocissimo check in al Luxor ed un meno veloce girovagare dispersi nei tanti corridoi per trovare l’elevator (ops “inclinator” in questo caso) siamo in camera. Spaziosa ma un po’ datata, abbiamo comunque voluto esaudire un desiderio del pupo che voleva dormire dentro ad una piramide. Hai voglia a ribadire che nelle piramidi non ci si andava esattamente a dormire. E adesso finalmente relax in piscina. RELAX??? una serie di vasche tra colonnati e palme con acqua che arriva in vita, strapiene di gente con in mano bicchieroni ripieni di ghiaccio e qualsiasi cosa purchè colorata e tanto di DJ con musica a palla. Il papi batte subito in ritirata, io e mio figlio…. siamo a Las Vegas no? E allora VIVA LAS VEGAS !!! Alle 9 di sera inizia la nostra conoscenza con la Strip. E’ innegabile: Las Vegas con tutte le sue contraddizioni e le sue pacchianate ti cattura anima e corpo. Tanto per far capire a mezzanotte ci guardiamo in faccia e diciamo: “Ma ci siamo dimenticati di cenare!” Di fronte a noi fanno degli strani hot dogs sottili e lunghi mezzo metro. Perfetto, non c’è tempo da perdere. La serata ci vola entrando ed uscendo dai vari hotels. Ci posizioniamo per assistere ad uno spettacolo delle fontane del Bellagio. Commovente, l’acqua danza sulle note di
“Con te partirò” di Bocelli con tanto di finale da urlo. Avremo l’occasione di vederne altri, ma
questo mi ha quasi strappato una lacrimuccia. Facciamo acquisti all’Hard Rock Cafè (aridaje) e
verso l’una e trenta capiamo che è ora di riprendere la via del ritorno. Il jet lag non è ancora stato
superato del tutto.

09/08/2010
Facciamo colazione da Starbucks all’interno del Luxor ma ci delude: cappuccino slavato, brioches
decongelate modello Autogrill il tutto a 20 $. Il gruppo naturalmente si divide, due in piscina e uno a zonzo. Piazzale di cemento, sole rovente, zero ombrelloni e la piramide che fa da specchio e riflette i raggi del sole (lo ridefiniamo “il raggio inceneritore di Amon Ra”). É umanamente impossibile resistere più di tanto. Per il pomeriggio c’è in programma una scappata all’outlet. Scegliamo l’Outlet Center, non lontanissimo dal Luxor. Un gentilissimo adetto alla security ci consiglia di fare l’abbonamento al Deuce che fa continuamente servizio su e giù per la Strip, da Downtown fino all’outlet. Naturalmente la vera protagonista di oggi sarà la carta di credito e, complice il fatto che è tutto al chiuso e con l’aria condizionata, passeremo lì tutto il pomeriggio. Usciamo carichi come dei muli (chi la metterà poi tutta ‘sta roba in valigia?) e con un caldo che ci cuoce. Pausa doccia e alle 20 siamo di nuovo sul Deuce in direzione downton per la Freemont Experience. Il traffico è congestionato e ci mettiamo esattamente un’ora per arrivare. Scendiamo proprio mentre sta iniziando lo spettacolo delle 21 (Doors). Passeggiamo un po’ ma la zona non ci piace tanto. Il tempo di mangiare qualcosa e di vedere lo spettacolo delle 22 (Queen) e decidiamo di tornare sulla Strip. Da qui in poi la serata sarà una replica di ieri sera.

10/08/10
Lasciamo Las Vegas alle 7,30 in direzione di Bryce. Dopo circa un’oretta ci fermiamo in un locale ed ordiniamo la classica colazione americana: pancakes, sciroppo, uova, bacon, pane tostato e sformato di patate. Tutto buonissimo. Per questo tratto scegliamo di proseguire sulla freeway e non
attraversare Zion. Ci fermiamo a pranzo al Cow Boy steakhouse di Panguitch da cui usciremo disgustati. Lasciamo le valigie al Bybee Steppingstone di Tropic (piccolino, ma pulito e curato) ed entriamo al Bryce N.P. Ci fermiamo ai vari wiev points che sono uno più bello dell’altro, poi a Sunset Point iniziamo a piedi il Navajo loop. Bryce ci ha veramente entusiasmati.
Ceniamo di fronte al motel in una pizzeria gestita da mormoni che ci avvisano subito che hanno solo birra rigorosamente non alcolica. Dopo il pranzo di oggi la pizza ci è sembrata super.

11/08/10
Oggi percorreremo la UT 12 Scenic Byway + la UT24 in direzione Moab come ci era stato consigliato. E decisamente è stato un ottimo consiglio. La strada attraversa prima la Dixie National Forest poi il Capitol Reef con un susseguirsi di paesaggi diversissimi tra loro: dai boschi di betulle (mai visti prima) alle rocce di un rosso intenso solcate da un fiume (il Virgin) che sembra uscito dalla fabbrica di Willy Wonka, color cioccolato. Arriviamo a Moab alle 13,30 e fortunatamente la stanza è già disponibile. Staremo 2 notti allo Sleep Inn, motel buono con colazione compresa. Alle 15 partiamo per Arches. Avevo letto pareri contrastanti tra di loro su questo parco. Beh, noi siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. Ci fermiamo in vari view points poi facciamo a piedi il giro attorno a Balanced rock, ed i percorsi verso Windows Arches e Landscape Arch passando per Pine e Tunnel Arch. Sono le 19 e siamo stanchi, non riusciamo a continuare oltre. Ceniamo al Branding Iron Grill, ordiniamo 3 burgers (se non li fanno buoni qui…) e tanto per cambiare usciamo schifati. Decisamente la cucina americana non fa per noi. Dopo cena approfitto delle lavatrici del motel per dare una lavata a quanto usato finora. Comodissimo.

12/08/2010
La mattinata è dedicata alla visita di Deadhorse point e Canyonlands (Island in the sky). Quest’ultimo in particolare mi stupisce: i canyons sembrano delle enormi ferite aperte sulla crosta terrestre. Parcheggiamo e raggiungiamo il Mesa Arch. Alle 13 rientriamo, ma prima, subito dopo aver attraversato il ponte verso Moab giriamo a sinistra e costeggiamo per un po’ il Colorado. In tutte le altre occasioni lo vedremo solo dall’alto, in fondo al canyon. Nel pomeriggio i soliti due se la spassano in piscina. Verso le 18,30 rientriamo ad Arches per fare il trail fino al Delicate Arch e vederlo al tramonto. La proposta però viene bocciata e la maggioranza (2 su 3 e lo chiamano sesso forte) decide che può bastare l’Upper view point. L’arco è un po’ lontano, ma ugualmente bello.
Per cena tutto ok, andiamo da Pizza Hut. Moab è un paese carino, con tanti locali e bei negozi.

13/08/10
Partiamo per Mexican Hat. Durante la strada un paio di deviazioni ci portano prima a Gooseneck
(qui il fiume fa addirittura tre giri avanti e indietro, molto bello) e a Mexican Hat Rock(con una stradina sterrata che gli gira tutto intorno). Soggiorneremo al San Juann inn, situato in una posizione abbastanza spettacolare, ma poi tutto il bello finisce qui. Inganniamo il tempo acquistando alcuni monili nelle bancarelle dei Navajos ed alle 17 partiamo per la Monumento Valley fermandoci a fare foto alla famosa strada 163. Paghiamo l’ingresso non compreso nel pass dei parchi e iniziamo la pista in autonomia. Questa pista la si può percorrere tranquillamente anche con una semplice berlina, come abbiamo fatto noi, basta andare piano ed evitare le buche più profonde.Inutile dire che il giro è bellissimo, porta via 2 ore abbondanti. Ci si ferma continuamente e si vorrebbe fotografare ogni singolo sasso. Alla fine si risale al piazzale del visitors center per finire di ammirare il tramonto. Rientriamo che è già buio e andiamo direttamente allo Swinging Steak come consigliato da tanti ma troviamo la fila. Ci dicono “ten minutes” e incredibilmente allo scadere dei “ten minutes” si libera un tavolo per noi. Viste le esperienze precedenti naturalmente siamo prevenuti. Invece ci portano un bell’hamburgherone così come mamma lo ha fatto, semplicemente cotto e basta, senza niente altro sotto o sopra, con insalata e fagioli nel piatto di metallo che fa tanto Terence Hill. Fantastico! E BUONOOOO!!! Facciamo pace con la cucina americana. Beh noi saremmo anche contenti cosi ma… Tah Dah!!! Si apre il portoncino di quello che credevo un garage e ne esce un teatrino completo di luci e ventilatore con nonno, mamma e nipotino che cantano canzoni country. Cosa vogliamo di più dalla vita? Andiamo a dormire con un sorriso che va da un orecchio all’altro.

14/08/10
La direzione di oggi è Page, ma non viaggiamo nemmeno da un’ora che vediamo in lontananza un mercatino, giriamo ed andiamo a vedere. Questo è di nativi fatto per i nativi. Ci guardano un po’ stupiti, forse qualcuno vorrebbe dirci che ci siamo sbagliati, che non troveremo lì i souvenirs.Ma noi proprio questo volevamo: un piccolo spaccato di vita vera. E quello che vediamo ci lascia l’amaro in bocca. Una bancarella con scarpe usate, una con vestiti usati, una postazione da barbiere,
alcuni cd vecchiotti, bambini che sguazzano nelle pozzanghere, un contadino che vende quel po’ di frutta e verdura che è riuscito a produrre. Il tutto però in un clima estremamente tranquillo, anche noi dopo un po’ diventiamo invisibili, non ci vedono nemmeno più. Una vecchietta con le trecce grigie e lunghe accovacciata per terra sta confezionando braccialetti poveri, con corallini e semi, niente turchese, niente di bello per i turisti. Ne compro uno ma non lo regalerò a nessuno. Questo è mio. Il mio unico ricordo della terra dei Navajos.
A Page arriviamo presto, complice l’ora che recuperiamo provenendo dallo Utah, così riusciamo a far tappa ad Horseshoebend. Un sentiero non troppo impegnativo ci porta sull’orlo del canyon dove il Colorado compie l’ennesimo giro, per me il pìù bello. Ma anche il più spaventoso: per vederlo bene tutto ti devi sporgere sull’orlo e non esistono protezioni. Troppo per me. Allungo il braccio alla cieca e scatto qualche foto, come viene viene. E’ ora di dirigerci all’agenzia dove abbiamo prenotato il tour delle 12 all’ Upper Antelope Canyon. E qui mi gioco la mia carta. Io, che ho fatto da organizzatrice, tour operator e guida per questo viaggio, avevo visto ormai tutto dell’Antelope, ma mio marito e mio figlio, che non ne avevano mai sentito parlare, sono rimasti di sasso. Ci affidano a Sheryl, una signora Navajo che sarà la nostra guida e che ci accoglie con in mano bicchierone di Coca e sacchetto di crocchette Mc Donald’s. Storciamo il naso. Mai giudizio fu più sbagliato: guida il fuoristrada come un veterano del Camel Trophy, ci spiega dove e come fotografare e per tutta la visita, con una serie di ordini perentori impartiti ad alta voce nella sua lingua, manterrà il percorso libero, tanto che non incontreremo quasi nessuno. Solo sulla via del ritorno ci renderemo conto di quanta gente c’era nel canyon a quell’ora. E brava Sheryl, mancia ben meritata. Passiamo al Wall mart per rifornirci ed andiamo al Motel 6, motel discreto ma dove realizzo, ahimè, che così come negli altri Motel 6 non c’è l’asciugacapelli. Tuffo rinfrescante in piscina (indovinate chi) e cena al Fiesta Mexicana sempre su consiglio di chi ha fatto il tour in precedenza. Anche qui ottimo. Due sere consecutive!

15/08/10
Partiamo verso il Lake powell, fermandoci a vedere la diga e a curiosare nel visitors center che si rivela interessante. Poi facciamo un salto alla marina ed infine alla spiaggia di Lone Rock. Purtroppo il lago visto così non dice molto, gli si dovrebbe dedicare una intera giornata, magari con gita in barca. Ma ci aspetta il Grand Canyon. Entriamo dall’ingresso ovest e ci fermiamo al Desert view. Sostiamo per il pranzo in un’area pic nic e proseguiamo per Mather point (con lavori in corso) e Yavapai point. Alloggiamo al Maswik che si rivela scarsino ma in una buona posizione a poca strada dal capolinea della linea rossa Hermits route che prenderemo poco dopo. Scendiamo ai view points e facciamo qualche trail. Bella idea per una che soffre di vertigini sul terzo scalino di uno sgabello. Camminiamo su di un sentiero largo meno di un metro a strapiombo sul canyon senza protezione. Respiro solo in prossimità delle ringhiere dei view points. E qui riesco a guardarmi intorno perchè lo spettacolo del Grand canyon al tramonto è maestoso. Quando il cuore non regge più, prendiamo la navetta sulla via del ritorno. A pochi passi dal lodge in gruppo di cervi sta pascolando con alcuni cerbiatti piccolini, in tutta tranquillità, a poca distanza dalle persone.
Ceniamo al self service del Maswik lodge, avremmo anche potuto farne a meno….

16/08/10
Oggi inizia la strada di avvicinamento a Los Angeles, con deviazione per un tratto di route 66.
A Seligman ci fermiamo a fare qualche foto e prendere qualche ricordino. É tutto molto pittoresco, anche se un po’ pacchiano. Foto di rito sotto al cartello della 66 e via verso 130 km di nulla, con la ferrovia sulla sinistra percorsa da treni con 5 locomotive ed un centinaio di vagoni. Altra foto di rito al benzinaio di Hackeberry, ancor più pacchiano di prima. In realtà questo tratto di route 66 serve più a dire “io ci sono stato” che a vedere cose interessanti. Arriviamo a Needles e uscendo dall’auto l’aria che ci investe sembra quella della Death Valley, unita a quella di Las Vegas e riscaldata per benino. Mai sentito un temperatura del genere in vita mia. E qualcosa di eccezionale ci deve essere perchè oggi pomeriggio, udite udite, saremo in piscina TUTTI E TRE! Alle 8 di sera a Needles è tutto buio, non si vede un’anima e fatichiamo a trovare una pizzeria fast food. Dormiamo al Days inn, non male ma con condizionatore rumoroso.

17/08/10
Partiamo verso Santa Monica in apprensione per le strade di Los Angeles, e non ci sbagliavamo.. La tensione sale e solo grazie al nostro benedetto navigatore pian pianino ci saltiamo fuori. Senza saremmo ancora là a piangere. Però Santa Monica ci piace subito. E tanto. Avevamo prenotato al Seashore motel e al nostro arrivo il ragazzo al desk tenta una mossa furbetta: la stanza non è pronta, ma se vogliamo, con un supplemento, possiamo averne una più grande subito. Rifiutiamo in quanto era già abbastanza cara quella prenotata. Facciamo due passi e mangiamo qualcosa, poi ci ripresentiamo all’ora convenuta. Ci informa che ha deciso di darci ugualmente la stanza più grande senza supplemento. Contento tu…. In realtà è un vero e proprio appartamento con soggiorno, cucina, camera da letto e bagno. Sì ma, e se avessimo accettato subito? Andiamo in spiaggia, qui è pieno di gente che corre, pedala, pattina, balla, fa ginnastica. Noleggiamo tre bici e iniziamo a percorrere la ciclabile che costeggia il lungomare, prima in direzione del molo, dove facciamo la foto sotto il cartello che indica la fine della Route 66, poi verso Venice. Il sole splende ma l’aria è fresca, è bellissimo e molto rilassante. Venice è piena di bancarelle quindi, una volta depositate le bici ci torniamo a piedi. C’è un misto di hippies, commercianti, barboni. Per cena andiamo alla 3rd Promenade, via chiusa al traffico con locali e negozi, dall’aria vacanziera. Anche qui però il rovescio della medaglia: alcuni giovani stanno distribuendo pasti caldi ad un discreto numero di homeless.

18/08/10
Ci ributtiamo nel traffico verso Santa Barbara dove facciamo un giretto ed una visita alla missione.
Proseguiamo per una seconda tappa a Morro Bay. Il posto è carino, sono pentita di non aver prenotato qui per la notte come avevo inizialmente pensato. Raggiungiamo il Motel 6 di San Simeon e, siccome qui non c’è niente, andiamo nella vicina Cambria che ci sorprende: sembra un paesino delle alpi svizzere spostato in riva al Pacifico. La temperatura è decisamente freschina, stiamo riadottando l’abbigliamento di San Francisco. Ceniamo con shrimps & chips.

19/08/10
Risaliamo la costa facendo la Scenic CA1. Ci fermiamo a Point Piedras Blancas per vedere gli elefanti e i leoni marini. Da qui in poi viaggiamo nel nulla, completamente immersi nella nebbia, fino a Big Sur dove esce il sole e ci si presenta un panorama mozzafiato. Peccato, se tanto mi da tanto chissà cosa ci siamo persi prima. Scattiamo foto a ogni curva poi prendiamo a piedi un sentiero che ci porta, tra i fiori, in riva alla scogliera. C’è un fantastico profumo misto tra macchia mediterranea e pineta di montagna. Visitiamo Monterey ed andiamo al Fishermans Wharf. Qui ci sono le foche che si fanno ammirare dai turisti e letteralmente invadono le barche ormeggiate. Naturalmente qui è di rigore la Clam Chowder (sigh l’ultima) ed il panino col granchio. A questo punto inizia il momento che mio figlio ha atteso per tutta la vacanza: visita al circuito di Laguna Seca. Ci siamo solo noi. Sembra impazzito e scatta foto a qualsiasi cosa. Ehhh se solo ci fosse anche Vale…. Acquistiamo la t-shirt col simbolo del circuito e riprendiamo la via del ritorno.
Traffico congestionato e clima orrendo ci fanno capire che stiamo entrando in San Francisco.
Ok, la vacanza è finita e tutto è filato liscio. Aspetta….. Non cantiamo vittoria….. vuoi che non ci sia il colpo di scena finale? Il navigatore non riconosce l’indirizzo del Motel 6 che avevo prenotato e ci troviamo a girovagare in zona aeroporto sempre più disorientati e demoralizzati. Dopo un bel po’ in preda a sconforto, stanchezza e freddo prendiamo una decisione: non siamo mai stati fermati dalla polizia, allora saremo noi a fermare loro. Detto fatto iniziamo un inseguimento fantozziano della prima auto che passa. I poliziotti a bordo ci guardano allibiti, ma poi si attivano subito per aiutarci. Doccia calda e a letto, ci dovremo alzare nel cuore della notte.

20/08/10
Lasciamo la nostra auto nel garage della Hertz, facciamo il chek-in e salutiamo gli States con uova, bacon, toast, patate e caffè. Un viaggio che ci ha accompagnato per un anno durante la programmazione e che ci accompagnerà per il resto della nostra vita. Un’esperienza che non dimenticheremo mai.

P.S.
Sul volo di ritorno mio marito mi dice:” E se il prossimo anno ci organizzassimo da soli una vacanza alle Seychelles?”
“……………………………”

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Ci sono 7 commenti su “West USA da San Francisco a San francisco

  1. Che ricordi, dal momento che abbiamo fatto lo stesso viaggio più o meno, nello stesso periodo… ma le foto??? Come si fa a non mettere le fotooooo!!!

    P.S.: per le seychelles (tutto mare, amore e fantasia), sono qui ad aiutarti essendoci stati nel 2009!!! Sicuramente il relax che in un on the road usa manca per troppi giorni!

  2. ilafabio wrote:
    Che ricordi, dal momento che abbiamo fatto lo stesso viaggio più o meno, nello stesso periodo… ma le foto??? Come si fa a non mettere le fotooooo!!!

    P.S.: per le seychelles (tutto mare, amore e fantasia), sono qui ad aiutarti essendoci stati nel 2009!!! Sicuramente il relax che in un on the road usa manca per troppi giorni!

    Non ci riescooooo!!!:(:x:-x
    Per le Sey…. tra un po vi stancherò

  3. ..bel racconto, d’altronde il viaggio, attraverso la highway da los angeles, santa barbara passando x la big sur, straordinaria avrò fatto 300 foto!!….passando x Carmel e soggiornando a Cambria con l’oceano a pochi passi, è di una meraviglia assoluta…x nn parlare di Frisco…il Pier 39, Lombard Street, Alamo Square, il Golden Gate, Twin Peaks, Haight-Ashbury…il luogo della famosa estate dell’amore, il centro della rivoluzione hippy, dove sono nati i migliori artisti musicali.., i luoghi di Kerouac…la Beat generation, alcatraz…….che emozioni!!!….

    …e mi raccomando alle Seychelles scegli La Digue….un’isola poco turistica ci si muove solo con la bici, niente auto….ti sembrerà che il tempo qui si sia fermato!!…e poi vai a Praslin e le altre isole in escursione….lascia stare Mahè troooooppo turistica…..

    Ciao ciao

  4. Bellissimo diario ZiaDenny! :clap:
    Peccato che non ci sono le foto :realsad:
    mi è apiaciuta un sacco la tua conclusione: “Un viaggio che ci ha accompagnato per un anno durante la programmazione e che ci accompagnerà per il resto della nostra vita. Un’esperienza che non dimenticheremo mai.” perchè è quello che sta succedendo a noi: è da giugno, da quando cioè sono venute a trovarci le nostre amiche americane, che programmiamo questo viaggio e ogni volta che leggo un diario diverso, una guida diversa, vedo delle foto nuove mi emoziono sempre di più! :oops:

    Complimentissimi! :D

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