Djerba – Gennaio 2005

Essendo “costretta” dalla chiusura della società dove lavoro a prendere ferie nel periodo più caro, decidiamo di aspettare e provare per la prima volta un last second. Mi fisso un limite di spesa estremamente basso e incomincio a navigare nei siti appositi. Le offerte iniziano ad apparire solo il 26 dicembre, ma sforiamo ancora. Finalmente il 30 dicembre, ultimo giorno utile, trovo, guarda caso, nella fida agenzia sotto casa, un last second per Djerba: 5 giorni in albergo a 4 stelle (Miramar Hotel) in pensione completa più bevande ai pasti – TO – Inviaggi!
Partenza il 2 gennaio alle 22.50 da Malpensa (terminal 2). Beh, per una volta non ci dobbiamo alzare alle 3 di mattina!
Lo stesso giorno, dopo pranzo, prepariamo i bagagli. Per noi che siamo abituati a portarci dietro tutta l’attrezzatura sub, due borsine sembrano ridicole!
Arrivati all’aeroporto, sbrighiamo le solite formalità e ci imbarchiamo con un’oretta di ritardo. Il vettore è AirOne: senza infamia e senza lode. Il volo è all’inizio un po’ turbolento a causa dei vuoti d’aria, ma è veramente breve e all’una circa atterriamo a Djerba. L’aeroporto è nuovissimo e molto grande.
Gli assistenti dell’Inviaggi ci smistano nei vari pulman che ci accompagnano nei rispettivi hotel. Sono quasi le 3 quando ci danno le chiavi e iniziamo a cercare la nostra camera. Verso le 3 e mezza riusciamo a trovarla! L’hotel è un labirinto!
Sfiniti ci addormentiamo nell’istante stesso in cui la testa tocca il cuscino, senza dimenticarci di prenotare la sveglia per domattina alle 9!
Lo squillo del telefono ci sveglia dal sonno profondo esattamente a quell’ora! Bisogna alzarsi… Ora che sono, si fa per dire, sveglia, do un occhiata alla camera. Entrando dalla porta si accede ad un piccolo corridoio. Subito a destra c’è uno stanzino piccolissimo che è la toilette; la porta successiva è la stanza da bagno con il lavandino e la vasca/doccia. In fondo al corridoio c’è la stanza – è grande con i muri intonacati di bianco e decorati con motivi blu di fiori stilizzati. I mobili sono in ferro battuto.


E’ carina e allegra. C’è anche un bel terrazzo che da su un giardinetto ben curato.
Dopo colazione ci incontriamo con l’assistente Inviaggi che ci fa un briefing su Djerba e sulle gite proposte. Ce n’è una lo stesso giorno nel pomeriggio, ma non ce la sentiamo di farla, visto che abbiamo un sonno terribile. Quindi decidiamo di dedicare la mattinata alla visita dell’hotel che, ci rendiamo subito conto, è enorme. Non tanto per il numero di camere (circa 300), ma per l’estensione. Non è il tipico albergone a blocco unico e su tanti piani, ma sono palazzine di al massimo due piani collegate o da vialetti che passano in mezzo a dei piccoli giardini, o da corridoi che si snodano girando ora a destra ora a sinistra.

Ecco perché abbiamo cercato la nostra camera per mezz’ora! E’ tutto molto pulito. Dà l’aria di essere molto fresco, visto che tutti i muri sono intonacati di bianco e che tutti gli scalini sono decorati con piastrelle di ceramica decorata con motivi tipici nei colori di bianco e blu.
Passeggiamo lungo i vialetti alla ricerca della spiaggia… nel tragitto troviamo una piscina, un’altra piscina più piccola, un centro di talassoterapia in costruzione, campi da tennis, bocce, minigolf, golf, discoteca, mini-club… e alla fine cominciamo a vedere tracce di sabbia: ci siamo quasi! Infatti dopo poco si vedono le dune e, oltre queste, il mare. La spiaggia e molto grande sia in lunghezza che in profondità e la sabbia è bianca e fine. Ovviamente, essendo inverno, ci sono alghe e varie conchiglie, ma il mare è bello e ha dei colori veramente notevoli. Soffia anche un vento piuttosto freddo e forte, ma al riparo da alcuni muretti vediamo anche gente che prende il sole in costume da bagno. Personalmente mi sembrano un pochino esagerati, visto che la temperatura non supera i 15°C e il vento è veramente freddo, però, quando ci troviamo al riparo dal vento, la temperatura si alza e si sente che il sole picchia – ma allora non sono dei pazzi!
E’ quasi l’ora di pranzo e ci avviamo verso la sala del ristorante. E’ molto grande e sistemata su più livelli che sono definiti dai vari colori dei rivestimenti delle sedie. Ci sono anche grandi porte-finestre che, penso, vengano aperte quando fa più caldo, ma che ora che sono chiuse e fanno entrare tantissima luce. I pasti sono serviti a buffet. In effetti, vista la grandezza della sala, ci sono due buffet che però servono gli stessi cibi. Il cibo è internazionale, abbastanza vario e anche gustoso: ci sono primi piatti, zuppe o pasta, secondi di carne e pesce, contorni, insalate, dolci…C’è anche l’angolo della cucina tunisina che offre piatti tipici… impossibile non trovare qualcosa che possa piacere. Abbiamo anche assaggiato i vini tunisini: molto, molto buoni! Vengono tutti dalle vigne nei pressi di Cartagine che, ci hanno spiegato, ha tutte le carte in regola per fruttare ottima uva!
Dopo pranzo, sbadigliando ci avviamo per un pisolino… in fondo abbiamo dormito circa 5 ore!
Nel pomeriggio prendiamo un taxi davanti all’hotel e ci facciamo portare nel centro di Midoun, il centro abitato più vicino alla zona turistica dove sono situati tutti gli alberghi. Purtroppo il sole tramonta abbastanza presto (verso le 16.30) e, visto che è bassa stagione, tutti i negozi chiudono al tramonto. Quindi abbiamo solo passeggiato lungo le vie.
Dopo cena, ci accomodiamo sul nostro terrazzo per un’oretta di lettura e quindi a nanna!
Ci sveglia la luce del sole che filtra attraverso le tende: è una bellissima giornata, non c’è neanche una nuvola e il cielo è di un incredibile color turchese! Dopo colazione decidiamo di accomodarci su delle sdraio in piscina, ovviamente al riparo dal sempre presente vento freddo, e dedicarci alla lettura. Si sta veramente bene: il sole è talmente caldo che presto resto in maniche corte. Ahhhh… finalmente relax!
L’ora di pranzo giunge fin troppo in fretta, ma siccome lo stomaco brontola, ci pieghiamo ai suoi voleri e andiamo a mangiare!
Nel pomeriggio siamo troppo pigri per fare qualsiasi cosa e ci accomodiamo sul nostro balcone. E’ completamente al riparo dal vento e fa un caldo pazzesco per essere gennaio: mi metto il costume da bagno, ma spesso entro in camera a rinfrescarmi con acqua fredda!!! Ma quanto si sta bene a far niente!
Ovviamente la sera ho da pagare lo scotto: mi sono bruciata la fronte e il naso! Non me lo sarei mai aspettata e non ho nè portato nè messo creme solari nel bagaglio! Rossa come un peperone passo la cena bagnandomi la fronte con l’acqua! Che vergogna!
Dopo cena passiamo dall’assistente a prenotare almeno una gita: è un peccato venire in Tunisia e starsene chiusi nell’hotel! Dopo ci concediamo un caffè turco in un caffè tipico all’interno dell’hotel: non lo troviamo affatto buono… è troppo annacquato! Beh, se non altro Renato non avrà problemi ad addormentarsi! Infatti la notte dormiamo come ghiri!
Alle 6.30 – sveglia! Con un occhio ancora chiuso ci trasciniamo a colazione dove scoliamo 3 tazze di caffè nella speranza di svegliarci! Alle 7.30 si parte!
Ci vergogniamo un po’: è una gita di massa… nel pulman ci saranno almeno 50 persone… e non vi dico il genere!!! La cosa positiva è la guida: un uomo estremamente colto e preparato. Per prima cosa ci meravigliamo della sua conoscenza della lingua italiana: cavolo, usa persino i congiuntivi corretti!!! Usa anche parole per le quali, secondo noi, il 90% dei partecipanti aveva bisogno di consultare il vocabolario! Comunque sia, nel tragitto da un posto all’altro, spiegava la storia del posto successivo, le curiosità che lo riguardavano e le usanze che avremmo trovato! Veramente interessante ed esauriente! Le informazioni che ci dava erano talmente tante e talmente dettagliate che avrei voluto avere un registratore perché in quel caso questo racconto sarebbe stato di gran lunga più interessante e ricco! Purtroppo la mia memoria è quella che è… Vediamo cosa riesco a ricordarmi….
Djerba è un isola, ma è collegata alla terraferma dal vecchio ponte romano sull’estremità sud dell’isola. In effetti si tratta di un terrapieno eretto in epoca romana, lungo circa 7 chilometri, che è stato asfaltato e al giorno d’oggi funge anche da acquedotto. La scelta di fare un terrapieno proprio in quel punto invece che nella parte nord dell’isola, che è più vicina al continente, è dovuta al fatto che il mare è poco profondo: al massimo 1,5 metri, mentre al nord arriva anche a 15 metri. Inoltre a nord ci sono correnti anche molto forti, mentre qui sono quasi assenti.
Proseguendo in direzione del confine libico, la strada taglia in due un grande lago salato. Ci fermiamo per la prima sosta. E’ molto suggestivo: il sole si riflette su una immensa distesa di sale bianchissimo!
La prossima sosta è a circa 50 chilometri da Djerba e a soli 37 chilometri dal confine con la Libia. E’ una sosta tecnica: infatti si tratta di un distributore di benzina dove facciamo rifornimento. Ne approfittiamo per fare alcune foto con accanto i cartelli stradali che segnano le distanze da Djerba, Tunisi e Tripoli! Forte!
La prossima tappa è Tataouine.

Visitiamo il mercato delle spezie. Più che spezie noi siamo interessati ai venditori: si vedono dei costumi molto particolari! Addentrandoci nelle viuzze scopriamo venditori ambulanti che vendono di tutto: dalla verdura alle pile. La merce è disposta su banchetti improvvisati e la gente si accalca per le contrattazioni di rito. E’ tutto molto interessante e ci fermiamo spesso per assistere alle discussioni, anche se non capiamo una parola di quello che dicono! Alcune persone del nostro gruppo commentavano, una volta sul pulman, che era molto sporco e brutto, ma a noi non è parso tale. Era invece molto caratteristico vedere calzolai all’opera mentre riparavano scarpe vecchie, oppure il contadino che vendeva solo finocchi con alle spalle un furgoncino stracolmo, oppure il venditore di legumi secchi con davanti tre sacchi pieni di fagioli, ceci e lenticchie avvolto nel suo burnus!

Proseguiamo per Chenini: un villaggio dove tutt’ora vive la popolazione berbera dei Trogloditi.
Un po’ di storia…. Fra l’XI e il XII secolo c’è stata un’invasione araba e di conseguenza le popolazioni autoctone che fino a quel momento erano esclusivamente nomadi si sono divise: una parte ha continuato a condurre una vita nomade, ma si è mescolata con gli arabi, mentre l’altra parte, principalmente per preservare la propria cultura, si è ritirata verso i monti diventando stanziale. Da una parte per timore che gli invasori l’attaccassero e dall’altra per sopravvivere all’ambiente climaticamente ostile, hanno iniziato a costruire le proprie abitazioni scavandole nel fianco della montagna. Infatti, ancor oggi la popolazione che abita a Chenini parla il berbero che è una lingua completamente diversa dall’arabo che è la lingua ufficiale in Tunisia.
Le case sono veramente molto curiose; completamente abbarbicate sulla montagna, si aprono porte che conducono all’interno.

Ci sono fino a 7 stanze interconnesse che si inoltrano all’interno della montagna! All’interno la temperatura non varia: sia d’inverno che d’estate, indifferentemente dalla temperatura esterna, all’interno ci sono 20-21°C! In cima alla montagna una volta venivano costruiti i magazzini in modo da proteggere al meglio le fonti di cibo della comunità. Oggi è stata costruita anche una moschea dalla quale si gode una vista veramente bellissima su tutta la valle!
Pranziamo proprio a Chenini: brodo (una specie di zuppa piccante), cous-cous e come dolci i “corni di gazzella” una bomba calorica a base di pasta, miele e mandorle!
Dopo pranzo si parte verso Medenine e i granai-alveare chiamati gofras: altra curiosità!
Le popolazioni che sono rimaste fedeli al nomadismo costruivano questi granai nelle pianure lungo le loro rotte cicliche in modo da poter immagazzinare il surplus dei prodotti. Sono costruiti in modo tale da essere quasi una cittadella fortificata: sono anche circondati da mura. All’interno, nella piazza centrale che si veniva a creare, si svolgeva la vita sociale della tribù: venivano erette le tende e si commerciava. Le persone anziane e le più giovani, che non potevano sopportare le fatiche della vita nomade, vivevano stanzialmente all’interno di queste cittadelle e svolgevano anche un compito utilissimo di sorveglianti e custodi. I granai erano costruiti a più piani e hanno proprio l’aspetto caratteristico degli alveari. Sempre per mantenere la temperatura costante all’interno venivano costruiti con la volta a botte in mezzo alla quale si apriva un foro che permetteva all’aria più calda di uscire e manteneva l’interno fresco. Inoltre, nello sfortunato caso che un granaio fosse stato conquistato dal nemico, per rendergli le operazioni di saccheggio difficili, l’accesso ai piani superiori era reso possibile solamente con le carrucole! Inoltre, i piani a livello del suolo avevano porte robuste con le serrature a combinazione! Davvero: le chiavi erano delle aste lunghe circa mezzo metro nelle quali venivano inseriti “chiodi” di legno in ordine definito in modo diverso da ogni tribù e intorno a questa chiave veniva realizzata la “serratura” – se la disposizione dei chiodi non era esatta, la chiave non girava! Veramente ingegnoso!
Visitiamo prima uno di questi granai che ormai non è più in uso. Veramente bellissimo, anche se è molto lasciato andare in rovina!

Dopo questa visita ci dirigiamo a Medenine dove uno di questi granai è stato ristrutturato, trasformando le “celle” in caratteristici negozietti! Ovviamente è una posto frequentato soprattutto da turisti. Nei negozietti vendono tutti le stesse cose: le sciarpe, le ciabatte, i tappeti, i “gioielli in argento” (che di argenteo hanno solo il colore)… Però è carino vedere la confusione e sentirli decantare in tutte le lingue la loro mercanzia!
Dopo questa tappa ci avviamo verso l’hotel dove rientriamo verso le 6 di sera. Siamo stanchissimi, ma è stata veramente una bellissima gita!
Il pomeriggio del giorno dopo decidiamo di andare di nuovo a Midoun, ma stavolta ci andiamo subito dopo pranzo! Infatti tutte le bancarelle sono lì in attesa dei turisti: una girandola di colori! Tutta la mercanzia è disposta fuori dal negozio: montagne di oggetti di porcellana, scarpe, vestiti… di tutto e di più!

Facciamo un veloce giro e, dietro un angolo ci imbattiamo nel mercato alimentare! E’ bellissimo! Montagne di arance, carote, patate, finocchi, peperoni rossi e verdi, piccoli e grandi – il tutto e disposto con un accostamento di colori veramente artistico! Poi ci sono i venditori di granaglie: enormi mucchi di grano sia spersi su teli messi direttamente per terra, oppure in grandi sacchi stracolmi! Poi banchi di datteri di tutti i tipi: piccoli, medi, grandissimi; freschi, secchi! E la gente!!! Donne vestite di costumi, che costumi non erano ma il loro abbigliamento normale, con grandi ceste di vimini sotto braccio; uomini avvolti dai burnus con i turbanti in testa! Sembrava di essere entrati in una fiaba! Penso che siamo stati almeno due ore a girare, mentre tutti ci guardavano un po’ straniti meravigliandosi di cosa ci facessero due turisti (eravamo gli unici europei!) lì! E’ stato veramente un pomeriggio molto divertente!
Purtroppo la fine della vacanza si avvicinava a passi veloci e in meno che non si dica era già ora di partire.
Il nostro aereo è riconfermato per le 19.50 e alle 17 partiamo verso l’aeroporto. Ci accompagna un tramonto spettacolare!
Arrivati all’aeroporto e sbrigate le pratiche doganali e di check-in, attendiamo l’imbarco quando una voce ci avvisa che il nostro aereo è in ritardo a causa della nebbia e che la partenza è prevista per le 22.30! La gente inizia a brontolare, ma non c’è nulla da fare: bisogna attendere. Per intrattenersi vengono organizzati vari giochi! E’ quasi comico come una sala d’aspetto sia stata trasformata in due minuti in un campo di calcio! Si avvicinano due poliziotti. Penso che vengono per richiamare all’ordine; invece si fermano a fare il tifo! Così il tempo passa e finalmente l’aereo arriva e ci imbarchiamo accolti dal personale di bordo che sta crollando dalla stanchezza: a causa della nebbia è stato chiuso l’aeroporto di Verona e sia i passeggeri che l’equipaggio sono stati trasferiti in pulman a Venezia – ecco la spiegazione del ritardo! Arriviamo a Malpensa all’1 di notte: il terminal 2 è un deserto! Scopriamo con sgomento che l’ultimo autobus per il centro parte alle 01.30 dal terminal 1!!! Corriamo insieme ad alcuni altri passeggeri per acchiappare la navetta, poi di nuovo corriamo per acchiappare il pulman!!! Meno male che ce l’abbiamo fatta, perché, in caso contrario, avremmo passato la notte lì! E’ un’indecenza che un aeroporto internazionale non abbia collegamenti con la città dopo l’1.30!!!
Questa vacanza, così improvvisa e non pianificata, per la quale siamo partiti senza nessuna aspettativa se non di riposo assoluto, si è trasformata in una vacanza veramente interessantissima, nella quale abbiamo conosciuto una realtà inaspettata e molto bella. L’unica cosa negativa è che è stata una vacanza fin troppo breve! Ci vorrebbe più tempo per conoscere e vedere questo bellissimo paese!

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