Brevi cenni sul Madagascar

Agosto 2009
Cenni dal Madagascar
Il Madagascar è una delle più grandi isole al mondo, si trova nell’Oceano Indiano al largo della costa del Mozambico, la costa ovest è separata appunto dall’ominimo canale, dall’altro lato nella costa est ” fronteggia in primis le piccole isolette di Reunion e Mauritius”, a nord ovest le isole Comore relativamente non troppo distanti, più lontane le Seychelles, nonostante il Mada non ne abbia la fama vi possiamo trovare tutte i luoghi pù esotici a piacere, che niente hanno da invidiare alle altre celebrate mete sopracitate, salvo rare eccezioni le strtutture turistiche sono però di basso e medio livello, la differenza sta tutta qui, ma solo qui, per il resto il Mada se da un lato è considerarsi paese estremamente povero, dall’altro possiede una straordinaria potenzialità turistica per quanto è più di diverso vi possiamo trovare. Una vacanza in Mada nonostante Nosy Be è da considerare una meta naturalistica, sono endemiche il 90% delle piante e quasi tutte le specie dei mammiferi, circa due terzi dei camaleonti del pianeta vivono qui, Il Mada detto anche paese dei Lemuri ne ospita ben dodici differenti specie, circa 350 sono le varietà delle farfalle, si ci sono anche i serpenti se ne contano 60 specie tra cui il famigerato boa.
Il periodo per visitarlo è da ponderare attentamente, infatti a seconda del periodo scelto troveremo un clima del tutto diverso a seconda delle zone che intendiamo visitare. Vedere il paese dei Lemuri in colpo solo è impossibile, almeno per noi. Dopo aver fatto tutte le considerazioni possibili alla fine abbiamo deciso per un piccolo assaggio, no, non è Nosy Be, sarà anche bella, no lo so, ma fare tutta questa strada per andare a piantarsi in una isoletta per giunta così turistica ed Italianizzata non ci è parso il caso, l’alternativa a questa vacanza restando sulla stessa latitudine era nell’ordine la costa del Mozambico o le Comore.
Partiremo da Antananarivo, Tanà per tutti, fino ad Anakao sulla costa sud occidentale del Mada per poi spostarci a Fort Dauphin, non sono tanti km, circa 1.000 fino a Tulear. Peercorreremo la RN7 e attraversando gli altopiani centrali con le varianti che si presenteranno al momento.
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Abbiamo prenotato il tutto tramite agenzia locale risevandoci una certa libertà di movimento e i necessari spazi aperti per delle varianti sempre possibili e che spesso danno quel qualcosa in più alla vacanza.
Se state pensando al Mada ecco i nostri amici, sono affidabili.
http://www.madagascar-ortour.com/
Arriviamo ad Antananarivo che significa città dei mille guerrieri, per tutti Tanà, 1400 sul livello del mare, freschetto anche se è Agosto, giusto ricordare che siamo a sud dell’equatore, è il loro inverno sebbene niente a che vedere con il nostro.
hotel-palissandre.com/galerie/au_en.htm" class="bbcode-link">http://www.hotel-palissandre.com/galerie/au_en.htm
Costruito tutto in palissandro, una buona sistemazione per una notte con una discreta vista su Tanà.
Il nostro driver ci accompagna all’ hotel, depositati i bagagli partiamo per un breve giro della città, da alcuni punti panoramici riusciamo a fare delle foto di uno splendido tramonto sulla città.
Tanà è soltanto il punto di partenza del nostro tour, una città caotica, per le strade tutti sono impegnati per vendere qualcosa, si divide in due parti quella alta e quella bassa, haute-ville e basse-ville, iniziamo con le prime lezioni di Francese.
In considerazione che l’indomani dovremo alzarci presto rientriamo in hotel per un bagno e relax nella piscina.
Tanà–Antsirabe circa 180 km, in Jeep una passeggiata
Partiamo per la prima tappa, ci guiderà e ci assisterà Claudio munito di 4X4, avevo espressamente cercato e richiesto un autista/guida che parlasse Italiano o Inglese, i più parlano Francese, questo per me sarebbe stato seccante, comunque accontentato e alla fine del tutto soddisfatto.
Nel tragitto sostiamo brevemente in alcuni villaggi fatti di paglia e terra rossa sullo sfondo di coltivazioni a terrazze che ci rammentano altri luoghi, Claudio vuole fermarsi a tutti i costi al villaggio di Ambatolampy, capiamo successivamente che ha dei conoscenti, oppure semplicemente insiste per interesse, tutti lavorano il metallo, come nella migliore tradizione il turista viene accompagnato in certi posti con il fine di fargli spendere un pò di soldi, va bene, fa parte del folclore, acquistiamo alcuni inutili oggetti e ripartiamo verso Antsirabe.
Abbiamo scelto di pernottare all’Hotel delle Terme dove lasciamo libero il nostro amico.
hotels-online.com/hotels-luxe-antsirabe/25-hotel-des-thermes.html" class="bbcode-link">http://www.madagascar-hotels-online.com/hotels-luxe-antsirabe/25-hotel-des-thermes.html
Non fatevi impressionare dalle immagini, l’hotel come struttura è bello ma porta i segni del passato sarebbe tutto da rifare, ad ogni modo per una notte può andare e poi sarà meglio cominciare ad abituarsi.
Antsirabe è una cittadina termale con costruzioni coloniali ben conservate e centinaia di risciò parcheggiati a mo’ di taxi da tutte le parti, loro gli chiamano pousse pousse sarà il risciò francese presumo, in realtà sono un retaggio Cinese. Sono ancora oggi il mezzo di trasporto locale più diffuso, coloratissimi e di tutti i tipi, noi ne scegliamo uno rosso Ferrari con i mancioni neri e tendalino cabrio tono su tono per una divertente visita della città, in verità tutto è contrastante e non tutto è piacevole da vedere, senza entrare nei dettagli diciamo che certe situazioni quanto a povertà ricordano certi luoghi dell’India.
Siamo diretti al Parco Nazionale di Ranomafana
Partenza all’alba, ci addentriamo nella regione abitata dalla tribù dei Betsileo che vivono di agricoltura, sostiamo nella cittadina di Ambositra nota per la lavorazione del legno, tipici sono i legni della cultura Zafimaniry, una tribù che vive in piccoli villaggi arroccati nelle montagne circostanti.
Arriviamo al parco Ranomafana, ovvero la città dell’acqua calda, la sistemazione è prevista nel Lodge del parco
http://www.setam-madagascar.com/setamlodge.htm
Bungalow spartani ma puliti, il cibo è decente, bellissima è la vista sulla foresta pluviale.
Alla sera primo assaggio in notturna del parco, accompagnati da una ecoguida e muniti di torce ci addentriamo in un percorso predefinito nella foresta pluviale, accompagnati da fragorosi canti di rane riusciamo a scorgere diversi lemuri fra cui il piccolo mouse e qualche occhio di chissà quale animale nascosto fra la vegetazione.
Ranomafana -Fianarantsoa
Al mattino partiamo per la vera escursione nel parco di Rano seguendo un sentiero che si inerpica nella Jungla, i passaggi non sono difficili ma dobbiamo attraversare torrenti, saltare alberi divelti spesso aggrappati alle liane, avvistiamo lemuri di ogni specie, quelli zebrati sono i più simpatici, sembrano essere abituati a stare in posa per farsi fotografare, il parco si rivela molto bello e soprattutto mantiene un’ambientazione incontaminata. Partiamo per Fianarantsoa, circa due ore di jeep e siamo in centro città, Claudio la nostra guida conosce molto bene i posti, facciamo un giro panoramico ma non ci sono molte attrattive, salvo la cattredale, il palazzo reale e.. bambini, bambini e ancora bambini, siamo preparati, regaliamo le solite cose a loro utili, ci sistemiamo al Tsara Lodge
http://www.mercure-voyages.com/hotels/hotels-by-city/hotels-in-fianarantsoa/hotel-tsara-guest-house-716.htm
Veramente un’ottima soprpresa, piccolo Hotel che definirei eccellente, sempre relativamente a dove siamo.
Anche la cucina è ottima, riusciamo a spendere 12euro a testa per un ricco piatto di zucchine ripiene, carne di Zebù, aperitvo, frutta e digestivo compresi.
Fiana – Sahambavy 1° variante al programma
Questa tappa non era prevista, cediamo alle pressioni del nostro driver, vedremo se ne è valsa la pena.
Prendiamo la strada per Sahambavy i km sarebbero pochi ma la strada è davvero in pessime condizioni, anche con la jeep dobbiamo faticare non poco, in compenso il paesaggio è magnifico, la vegetazione è lussurreggiante, percorriamo lentamente la pista ogni tanto attraversata da lemuri, Sahambavy è nota per le piantagioni di tè e il lago o meglio l’Hotel sul lago, decisamente un’ottima diversione, il posto… non ci sono aggettivi, va bene, il Lac Hotel con la sua posizione è un qualcosa che definire bello è poco. Saltiamo la visita alla piantagione di Tè per dedicarci al relax in riva al lago.
http://www.madabrousse.com/en_GB/hebergement-lac-hotel-sahambavy-fianarantsoa.html
Bungalow disseminati in un giardino tropicale, noi ne abbiamo uno su palafitte, bellissima vista, e bellissimo tutto il paesaggio che fa da cornice.
Sahambavy -Amabalavao-Isalo
Di primo mattino lasciamo il Lac Hotel destinazione Parco dell’Isalo, circa 300 km da percorrere.
Prima tappa ad Ambalavao piccola cittadina nota per essere un centro di fabbricazione della carta, sosta di rito alla fabbrica, A-Z del processo della lavorazione e acquisto di souvenir quasi obbligatori. Il paesaggio da foresta pluviale adesso è mutato in stile desertico far west, Claudio ci porta a visitare il mercato degli Zebù, originale ma non ne siamo attratti, sostituite zebù con vacche e siamo pari, acquistiamo alcuni indumenti di seta e ripartiamo verso Ranohira. Lungo la strada iniziamo a intravedere le spettacolari formazioni rocciose del Parco dell’Isalo, il paesaggio è sempre più lunare e nonostante le strade siano in buone cndizioni non incontriamo nessuno, molto strano, fin qui avevamo sempre visto persone percorrerle a piedi sui lati in ambo le direzioni. Arriviamo a Ranohira base di tutte le escursioni nel pomeriggio in tempo utile per la mini gita alla finestra dell’Isalo, niente di altro è che una parete rocciosa attraverso la quale ammiriamo il tramontar del sole, molto fascinoso se non fosse per la massa di turisti che si affollano per guadagnare la prima fila.
Ci sistemiamo al Relais
http://www.hotels-isalo.com/lerelaisdelareine.com/
oh cavolo ! tutto fransè, se non si è capito tutto quello che odora di fransè mi stà indigesto, francesine escluse …talvolta, comunque un’altra sorpresa, un piccolo capanneto di charme immerso nella vegetazione, similie agli standard occidentali, anche nei prezzi, peccato che parlano quasi tutti in francè, ceneremo al lume di candela, che luogo romantico.. no, è che la corrente va e viene in continuazione, la cena è discreta, bellissimo il dopo ammirando un cielo stellato talmente basso che dà l’ìllusione di poterlo quasi toccare. L’appuntamento è per il giorno successivo, una tappa agognata, escursione nel parco che ha la fama di esssere il più bello del Mada.
Parco dell’Isalo
Mora mora, Claudio lo ripeterà un’infinità di volte, siamo calmissimi in vacanza..
Abbondante colazione e partenza per la giornata interamente dedicata alla visita del Parco dell’Isalo. Si estende su una superficie pazzesca attorno all’’altopiano di Horombe ad un altitudine tra i 500 e i 1.200 Mt. ne vedremo soltanto piccolissime parti. Con Claudio e una guida autorizzata percorriamo circa 25 km di strada sterrata fino a giungere all’entrata del canyon dei makis ovvero dei lemuri. Proseguimo a piedi, nel canyon fa molto caldo e c’è molta umidità costeggiamo un piccolo torrente dall’acqua limpidissima, dove incontriamo una comunità di lemuri Sifaka. Ritornati alla Jeep ci dirigiamo verso la Maison de Isalo,una specie di postazione fissa dove possiamo ristorarci e godere di una vista magnifica.
Il paesaggio è davvero spettacolare, costituito da formazioni rocciose, grotte e canyon circondato da una fitta savana, a piedi ci dirigiamo verso la Piscina naturelle xxxxx naturale, dopo una lunga passeggiata ci appare una cascata che si getta in un laghetto dalle verdi acque, tutt’intorno vegetazione, grandi alberi e una spiaggia anch’essa
naturelle, sarebbe d’obbligo fare il bagno, infatti diversi visitors si gettano nell’acqua spezzando il silenzio e la pace di questo incantevole luogo.
Per la cronaca l’aqua è gelida, sarà per un’altra volta.
Sulla via del ritorno inaspettatamente incontriamo a poca distanza da noi dei lemuri Catta, si distinguono bene dalla coda ad anelli, sono molto agili e buffi, portano sul dorso i loro cuccioli saltando da un’albero all’altro.
Isalo – Tulear
Partenza di primo mattino, ci aspettano circa 250 km per giungere nella costa sud occidentale del Mada a Tulear.
Nel tragitto attraversiamo la foresta di Zombitse punteggiata da boabab, oltrepassiamo i villaggi dei cercatori di zaffiri, a Ilakaka c’è un caos indescrivibile, il paesaggio è da arida savana, un far west malgascio, tiriamo dritto lungo l’ultimo tratto della RN7, facciamo brevi soste a Sakahara, ad Andoharotsy. Siamo finalmente arrivati alla città del sole, nei miei sogni c’era un baretto da aprire a Tulear, chissà perchè questo nome mi ha sempre evocato sogni esotici, adesso ci siamo, posso chiuderlo senza recriminazioni non solo per mancanza di clientela. Prima di recarci in hotel visitiamo il giardino botanico di Antosokay,
bellino ma giusto perchè non c’è altro da fare.
Tulear affacciata sul canale di Mozambico è una città polverosa come del resto un pò tutte le altre del Mada, pous pous percorrono di continuo viali e strade squadrate dove c’è poco e niente, tranne il porto e la barca che il giorno successivo ci condurrà ad Anakao.
Vi lasciamo Claudio per un soggiorno retribuito.
Tulear – Anakao
Non ci sono strade che conducono ad Anakao, o meglio una impercorribile, dovremo raggiungerla via mare. Al porto vengono caricati i bagagli su un carretto trainato da zebù che procedono in un pantano sabbioso fino alla barca, un’esperienza simpaticissima se no fosse per quei poveri animali spintonati a forza nel loro procedere in un ambiente che non è il loro, va bene, qualcuno obbietterà che lo zebù è carne da macello, boh! sicuro! lasciamo perdere, un paio d’ore e sbarchiamo su di una spiaggia bianchissima vicina al pittoresco villaggio dei pescatori Vezo che è il nome dell’etnia locale. E’ il passaggio delle balene al largo di Anakao a scandire il tempo dei pescatori nomadi Vezo, il transito è in Agosto ne approfitteremo per un safari di avvistamento.
L’appellativo di nomadi contrariamente a quanto si possa pensare nasce dalla loro abitudine ad inseguire le prede per giorni e giorni sulle loro barche ricavate da tronchi di baobab trascorrendo le notti su spiaggie riparati dalle loro vele quadrate trasformate in tende. Ci sistemiamo al Prince Anakao, un 3 stelle senza tanti fronzoli ma pulito, dotato di acqua potabile e corrente di fronte all’isola di Nosy Ve, ( da non confondere con Nosy be)
Da queste parti l’aqua potabile è un’optional, tenete conto.
http://www.princeanakao.com/index.html
Resteremo 4 notti dedicate a escursioni e relax nei d’intorni di Anakao.
Siamo in un’infinita spiaggia bianca protetta da un’imponente barriera corallina, nei d’intorni ci soni altri piccoli hotel e il villaggio dei pescatori, siamo in bed and breakfast cosicchè liberi di dedicarci all’esplorazione dei numerosi ristorantini che propongono menù a base di pesce, faremo il pieno. Da segnalare il Bivouac Lalandaka-Chez Olivier, dispone anche di qualche bungalow.
Sulla spiaggia e negli improvvisati mercatini si cerca di vendere un pò di tutto, la verà novità sta nel fatto che si preferisce il baratto a i soldi, l’articolo più ricercato ad Anakao è la TShirt, posiamo scambiarla perfino con un mega massaggio.
Gita da Anakao a Ifaty e Mangily
Ifaty volendo sarebbe raggiungibile anche via terra da Tulear con un fuoristrada percorrendo una pista non consigliata, da Anakao via mare tutto sommato è meglio, con un motoscafo raggiungiamo questo paesello a nord di Tuelear. Diciamo subito che Ifaty e soprattutto la zona poco a nord vorrebbe essere la marina balneare vacanziera e rinomata di Tuelear, per quello che abbiamo visto, al momento è assai improbabile che lo diventi non fosse altro perchè è difficilmente raggiungibile via terra, Mangily invece non è altro che una succursale di Ifaty. Siamo di fronte alle coste del Mozambico, il paesaggio è movimentatao da dune, il mare in certi tratti è bello sebbene la zona soffra di un evidente fenomeno delle maree. Anche questa località è zona di pescatori di etnia Vezo, scorgiamo molte delle loro classiche piroghe.
Qualche resort simil lussuoso, capanne, e una triste desolazione in giro, accompagnati da una guida locale visitiamo la riserva Reniala, è fittissima, la guida serve poichè sarebbe difficile uscirne da soli, terra rossa infuocata e baobab , bello, però più o meno già visto, considerato che questa escursione prende una giornata probabilmente sarebbe consigliabile spenderela nei d’intorni di Anakao, sempre e solo la mia opinione.
Gita da Anakao a Nosy Ve
Dal Prince Anakao quasi la possiamo toccare è proprio di fronte, la gita viene proposta in piroga o in motoscafo, la partenza è sempre prevista al mattino presto, optiamo per il motoscafo e in circa 30 minuti atterriamo sull’isoletta, è un sogno tropicale, senza parole, non avrei immaginato di trovare certi luoghi da queste parti, la spiaggia è lunghissima, lingue di sabbia candida si tuffano in una laguna blù straripante di coralli, l’isola è completamente disabitata, il silenzio è rotto ogni tanto dall’arrivo di qualche piroga condotta a remi. La giornata si snoda fra bagni e relax condita da una grigliata di pesce appena pescato. Ma è questo il paradiso sognato? diciamo che per almeno per oggi lo è, dopo potrebbe anche diventare noioso.
Noioso o no la nostra permanenza ad Anakao fra mercatini, mangiate di pesce, gente sempre cordiale non contaminata dal turismo di massa sta per finire, saperlo prima.. magari un giorno in più non sarebbe stato sprecato.
Siamo adesso diretti a Fort Dauphin, ci trasferiamo in barca a Tulear dove ad attenderci c’è Claudio, solo 50 minuti di volo ci separano dalla prossima meta nell’estremo sud est dell’isola. Lo ammetto era una scelta, la più facile e anche quella più conveniente, più o meno quella che fanno tutti ma noi abbbiamo preferito metterci controvento di bolina stretta e percorrere le piste che da Tulear conducono a Fort Dauphin, oltre 500 km da urlo e 3 giorni di viaggio previsti… per questa avventura.
Ampanihy è la prima meta da raggiungere, caricati i bagagli sulla jeeep usciamo dal porto e quindi lasciamo Tulear, appena fuori inizia la strada accidentata che poi diventerà una pista, la percorriamo nel bel mezzo del nulla, paesaggio desertico e la cosiddetta foresta spinosa, incontriamo tanti carretti trainati da zebù con sopra dei barili che Claudio ci spiega fanno la spola a caricare chissà in quale pozzo l’acqua, dopo 7 ore arriviamo a destinazione, ci sistemiamo nel lussuoso Hotel Angora. Chiamarlo Hotel è un’eufemismo, tutto previsto. Siamo nella terra della tribù dei Mahafaly, vivono in capanne di legno costruiscono grandi tombe di pietra e soprattutto sono noti per lanciare i fady, i tabù. Claudio ci spiega che i defunti vengono seppelliti molti giorni dopo il decesso accompagnati da pianti collettivi, numerose sono le regole da rispettare per non infrangere i fady, chi viola i fady deve pagare un riscatto in zebù per ricostituirli.
Ampanihy è anche nota per la produzione molto artigianale di tappeti in mohair, ce ne sono alcuni abbastanza belli, occupano poco spazio per cui facciamo shopping.
Prossima tappa Faux Cap, soltanto 150 km di pista
Dopo un veloce quanto improbabile ristoro mattutino partiamo in direzione Cap St Marie-Faux Cap, sono due promontori che fanno da spartiacque fra l’Oceano Indiano e il canale di Mozambico, oltrepassiamo il villaggio di Tsiombe, casette con tetto di lamiera e una piazza in terra battuta, vi si svolge una specie di festival folk malgascio della canzone, genere Sanremese, ma giorno e notte, breve sosta e ripartiamo, circa 40 km ci separano da Cap Faux – Betanty, dopo circa otto ore di viaggio per soli 150 km giungiamo finalmente a destinazione, abbiamo previsto di restare nei pressi per due notti cosicchè abbiamo scelto di soggiornare nel miglior hotel possibile.
Siamo al Libertalia 2, bungalow due stelle Malgasce vicino al mare, acqua che va e viene e corrente eletttrica pure, ma costa poco ed è pulito, inoltre il ristorantino offre grigliate di pesce fresco e aragoste a prezzo contenuto.
Interessati a questo resortino?
http://www.madalibertalia.com/
Faux Cap o Betanty è una località semi sommersa dalle dune quasi sempre battuta da venti quanto meno fastidiosi, non è il massimo per quanto riguarda il mare, a meno di non essere appassionati surfisti, non c’è molto da fare se non approfittare della giornata per un quasi totale relax.
Lasciamo Faux Cap senza rimpianti destinazione Fort Dauphin oltre 200 km gran parte su pista.
Riprendiamo la statale 13, la pista prevalentemente in terra rossa si snoda in una foresta spinosa fino a giungere nei pressi di Ambovombe, siamo sempre nella provincia di Tulear, fin qui nessun tipo di problema alla nostra Jeep e il programma stilato con il nostri amici che prevedeva di arrivare a Ambovombe nel giorno del mercato è stato rispettato, centinaia e centinaia di contadini colorano i lati delle strade… si vendono spezie, ortaggi e tutto quanto è agricolo, incontriamo mandrie di zebù al pascolo e decine di mandriani che ne contrattano la compravendita, nel tratto di pista da Ambovombe e nei pressi Amboasary le piantagioni di agavi sono immense, la fibra che si ricava da questa pianta serve principalmente a costruire cesti e altri manufatti come stuoie, tappeti, fino alle intelaiature per le capanne, è una fibra vegetale che se raffinata ha molteplici usi, rari in questa zona i baobab ma di notevoli dimensioni. La pista diventa una strada asfaltata a dir poco in cattive condizioni, il paesaggio cambia radicalmente assumendo un’aspetto da foresta pluviale, in lontananaza possiamo scorgere le montagne ricoperte da palme, siamo a Fort Dauphin o come dicono i malgasci Tolagnaro, prendiamo alloggio a la Croix du Sud un residence più che accettabile nel centro città.
http://www.madagascar-resorts.com/pages/CroixSud.html
Fort Dauphin è una cittadina abbastanza piccola dove perennemente soffia un gran vento e il mare è per questo sempre agitato,le strade sono in cattive condizioni, tutto intorno si respira un’aria di decadenza coloniale, le condizioni climatiche rendono comunque un paesaggio molto bello, la vegetazione tropicale è fitta e rigogliosa.
Siamo qui soprattutto per visitare alcune riserve naturali, volutamente abbiamo scartato quella di Berenty, molto piccola, molto conosciuta e privata, ci fidiamo di Claudio che l’ha descritta “parco giochi”, visitiamo subito la riserva di Nahampoana anch’essa privata, ma se non altro a soli 10 km dalla città.
In un percorso costruito ad arte nella foresta tropicale si possono facilmente osservare i Catta dalla coda ad anelli e i Sifaka, tuttavia l’mpressione che se ne ricava non è del tutto positiva, in fin dei conti i lemuri in questa riserva sembrano addomesticatie forse un pò lo sono considerato che il cibo viene fornito loro dagli uomini del parco, una breve passeggiata per vedere i coccodrilli in un laghetto artificiale, ne abbiamo abbastanza di questo piccolo grande zoo, decliniamo l’invito a restare per la cena e con il buio avvistare i piccoli lemuri notturni che vivono sugli alberi.
Adesso un vera riserva naturale si tratta del Parco Nazionale di Andohahela visitiamo le zone di Tsimelahy e Mangatsiaka, la prima pluviale la seconda spinosa, sono circa 50 km di da Fort Dauphin per arrivare all’ingresso del parco, da qui in avanti il pecorso si svolge quasi interamente su pista, poco dopo i primi lemuri Catta ci attraversano velocemente la strada, certo non sono addomesticati siamo in un parco vero, le montagne sono ricoperte da palme, nel percorso verso Mangatsiaka il paesaggio si fa più aspro ma non di meno interessante, ci imbattiamo in un branco di lemuri Sifaka detti anche ballerini per il loro modo buffo di procedere sul terreno, rientriamo a Fort Dauphin dopo una giornata che ci ha regalato belle emozioni, per concluderla nel migliore dei modi non ci resta che cercare un bel posticino per una cena in riva al mare approfittando di una tregua dei venti
Oceanici, Claudio ci consiglia Chez Georges sulla spiaggia di Libanona, bel posto, consigliabile per chi venisse da queste parti.
Evatra e la penisola di Lokatra sarà la prossima escursione.
Ci sono diversi modi per raggiungere Evatra noi abbiamo scelto di raggiungerla con una lancia a motore, navighiamo lentamente fra laghi e canali contornati da mongrovie e da alti alberi con enormi foglie che qui chiamano “orecchie di elefante”, dopo alcune ore di navigazione giungiamo a Evatra, un piccolo villaggio su una spiaggia bianchissima che dà sull’Oceano, il nostro sbarco richiama tanti bambini, tanti, ma tanti bambini in mezzo a un villaggio costituito da povere capanne, la nostra guida ci dirà in seguito che due terzi degli abitanti è composto da bambini. Da Evatra proseguiamo a piedi alla scoperta della penisola, in breve raggiungiamo la cima di una collinetta dalla quale possiamo godere di una vista spettacolare sull’ Oceano e sulla costa confinante, scendiamo in una delle poche cale riparate dai venti, sulla spiaggia alcuni pescatori stanno tirando in secca le reti ne osserviamo il bottino composto principalmente di aragostelle, più in là alcuni Zebù gironzolano sulla riva, la penisola è molto bella, le lunghe spiaggie sono interrotte da alte pareti rocciose e scogliere piane, tante sono le calette riparate ma il mare è freddino anzi molto freddo nonostante il sole a picco come in un nostro caldissimo ferragosto, di fare il bagno non se ne parla, risaliamo un’altra collina per poi scendere nuovamente su Evatra, da un punto panoramico immortaliamo il villaggio adagiato sulla splendida laguna circondata dalle palme, foto di rito, discesa e rientro su Fort Dauphin.
E’ finita, che magone..è arrivato il momento peggiore di tutti i viaggi, il rientro, Air Madagascar, Tanà, e via a casa, a dirlo sembra facile…
:(
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Agosto 2010 ritorno in Madagascar
Evidentemente non ne avevamo abbastanza, la verità è che la stagione secca è molto lunga, in Agosto per chi come noi si muove in base al clima la scelta è abbastanza ridotta, in Mada la stagione va da Aprile a Novembre e non si aspettano certo uragani, quindi è favorevole anche se di questi tempi non si può esser certi di nulla,e poi che cosa avevamo visto? una parte, solo una piccola parte e anche dopo questo viaggio altrettanto ne rimarrà da scoprire, tutta la costa est per esempio, con la sua St Marie, per questa volta ci dedichiamo ad un’itinerario personalizzato un misto mare avventura che riusciremo a modificare almeno per una decina di volte con l’ausilio dei nostri amici
http://www.madagascar-ortour.com/
Per forza di cose tutto doveva girare intorno alla Rue du Baobab e quindi la zona di Morondava che raggiungeremo dopo aver effettuato la discesa sul fiume Tsiribihina e il parco nazionale del Tsingy.
Siamo di nuovo sulla RN7 Tanà-Antsirabe, il tragitto è obbligato attraverso gli altopiani fino a Antsirabe dove facciamo per così dire contento Claudio e pranziamo all’Italianissimo ristorante Sarabanda, consigliabile per chi viene da queste parti, offre ottimi piatti italiani e malagasci a la carte. Riprendiamo la nostra strada e poco dopo siamo a Miandrivazo dove alloggiamo in uno dei pochi hotel decenti, La Reine Rasalimo, non è niente di particolare, offre soltanto una bella vista sul fiume.
Miandrivazo è una cittadina di medie dimensioni dominata da un clima caldo umido a circa 20 km di Antsirabe, si dice che sia la città più calda del Mada,non ha niente da offrire se la solita polvere e il punto di partenza per tutte le escursioni sul fiume Tsiribihina. Da qui partono le escursioni che affrontano il tragitto con canoe e tende camping, noi invece ci spostiamo a Masiakampy circa un’ora e mezza di transfer, abbiamo prenotato una chiattina che una volta veniva usata per il trasporto del tabacco adesso riadattata a scopi turistici, ci imbarchiamo ed iniziamo la navigazione attraverso uno splendido paesaggio, dalla barca riusciamo a scorgere sugli alberi branchi di lemuri Sifaka, siamo nei pressi delle gole del Bemaraha dove il livello dell’acqua è più profondo, l’entrata è spettacolare, la montagna calcarea sembra tagliata in due con un coltello, le pareti sono molto alte e colorate di varie tonalità rossastre fino ad un’arancio intenso, percorriamo lentamente la gola, fino ad arenarci su un banco di sabbia nei pressi del villaggio di Ampela dove ci accampiamo per la notte, siamo in compagnia di aironi e una grande varietà di uccelli acquatici, la nostra suite comprende l’uso di cucina e vettovaglie mentre per dormire montiamo una tenda sul ponte di poppa della chiatta.
Trascorriamo un po’ di tempo ad osservare un tramonto magico che piano piano va a nascondersi dietro l’orizzonte tra mille sfumature rossastre. All’indomani ci svegliamo fra canti di uccelli e uno sciamare di ragazzini, nonostante sia molto presto fa già caldo, riprendiamo la navigazione fino a che la chiatta non accosta su un grande banco di sabbia, sbarchiamo e proseguiamo a piedi per un sentiero fino a che ci appare una cascata che forma una bellissima piscina naturale, ci tratteniamo per uno splendido bagno in solitaria osservati solo da piccoli lemuri abbarbicati in cima a grandi alberi, peccato che dobbiamo ripartire, siamo giunti nel villaggio di Begidro, un agglomerato di capanne molto ordinato i cui abitanti sono dediti alla coltivazione del tabacco, scendiamo per un’escursione nella foresta, sempre e comunque lemuri, baobab e mandrie di zebu al pascolo in
un’ambientazione del tutto primitiva. E’ quasi finita il mattino successivo riprendiamo la navigazione fino a giungere nei pressi di Belo sur Tsiribihina, poco più di due giorni per questa particolare crociera che ci ha regalato indimenticabili emozioni.
Da Belo con la 4×4 percorriamo circa 50 km di pista nella foresta spinosa e arriviamo a Bekopaka nel tardo pomeriggio, Bekopaka è la porta meridionale del parco del Tsingy, sarà la nostra nuova base per le prossime escursioni.
Il parco nazionale di Tsingy Bemaraha è l’unico in Mada dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ci sistemiamo all’hotel di lusso che avevamo prenotato per tre notti
http://www.orchideedubemaraha.com/
Il parco si divide in due zone “il piccolo e il grande Tsingy” dovremo meglio dire due parchi considerati i suoi 150mila ettari di superficie, Tsingy sta a significare in malgascio aghi, più o meno per noi un impenetrabile labirinto di pinnacoli in pietra calcarea, ci dirigiamo verso sud per visitare la gola del Mananbolo, con una canoa attraversiamo la gola di pinnacoli calcarei fino a giungere ad un camminamento dove si trovano alcune grotte, fra cui quelle dove vivevano i Vazimba primi abitanti del Mada, la giornata si svolge fra canyon, foreste, labirinti di pietra calcarea, cascate, lemuri e una grande varieta di uccelli che svolazzano tutt’intorno.
Dopo questa bellissima giornata, rientriamo all’hotel.
E’ arrivato il grande giorno verso il GrandeTsingy, le piste sono più difficili ma anche molto più spettacolari, in un’immensa foresta costituita da pinnacoli carsici possiamo vedere alcuni Tsingy che si erigono alti come grattacieli per diverse centinaia di metri, proseguiamo a piedi per un percorso di trekking, non senza brividi effettuiamo il passaggio sul ponte sospeso, sotto di noi impressionanti sono i pinnacoli, non è troppo difficile effettuare questa escursione, certamente non bisogna soffrire di vertigini, uno sguardo giù dal ponte sospeso è da evitare potrebbe provocare come minimo un giramento di testa oppure uno svenimento, procediamo attraverso passarelle con imbracature e ganci di sicurezza fra una flora e una fauna incontaminata fino alla “cattedrale di roccia” da cui si gode una vista infinita spettacolare sul Grande Tsingy. Rientriamo in hotel e per concludere dopo la cena facciamo una passeggiata notturna in cerca del piccolo lemure pigmeo, comunque nessuna traccia dell’esserino purtroppo.. in compenso illuminati dalle torce riusciamo a vedere un’infinità di camaleonti.
Molti ritengono che questo sia il più bel parco in Mada, per noi è difficile da confermare diciamo che certamente è il più singolare.
Ultima nostra meta è Morondava, questa volta niente levatacce abbiamo deciso per una giornata “tranquilla” quando arriviamo .. arriviamo, niente stress ma mora mora, partiamo alle 9 percorriamo la pista all’inverso fino a Belo dove sostiamo da Mad Zebù per mangiare qualcosa, dobbiamo ancora percorrere circa 100 km di pista e soprattutto dobbiamo attraversare il fiume su di una chiatta, l’operazione come previsto non si svolge velocemente, l’attesa per il nostro turno d’ura più di un’ora, finalmente riusciamo ad imbarcarci e proseguire verso sud, la pista non è così male i km scorrono velocemente senza incontrare anima viva, nei pressi di Kirindi Forest già si iniziano a vedere grandi baobab, Kirindi è un parco privato non abbiamo tempo per una sosta, tiriamo dritto, l’appuntamento è con il Viale dei Baobab al tramonto nei pressi di Morondava.
Pochi km ci separano dai primi scatti fotografici, come è intuibile il traffico turistico si fa più intenso, percorriamo una pista di terra rossa e poco dopo incontriamo il primo grande Baobab solitario, più in là altri in ordine sparso, la pista è tutto un andirvieni di carretti trainati da zebù, ragazzini che ti chiedono qualcosa e naturalmente tanti turisti con le loro apparecchiature fotografiche pronte all’uso.
Arriviamo nel Viale dei Baobab, sono esemplari enormi dal fusto liscio e dal colore rossiccio che seguono la pista da entrambi i lati, è uno spettacolo unico, la definizione di viale è appropriata, più avanti prendendo un’altra pista ci sono due particolari baobab unici in Mada, cresciuti avvinghiati fra di loro sono chiamati per questo “innamorati”, è certo che nel percorso stradale che va da Tulear a Fort Dauphin in quanto a baobab ne avevamo visti in numero maggiore anche se non così concentrati. Ad ogni modo assieme ai lemuri e a i camaleonti, sono il simbolo del Mada, è giusto passare dal Viale, noi lo abbiamo fatto al tramonto quando i colori del cielo fondendosi con quelli della terra creano uno scenario semplicemente affascinante, molti turisti sono lì immobili con gli sguardi estasiati come ad attendere chissà cosa, dopo il tramonto solo il buio.

Morondava è una semplice cittadina sul mare che deve la sua fama al Viale dei Baobab, il luogo sicuramente più fotografato del Mada, a seguito del grande afflusso turistico nella zona sono sorti numerosi hotel di categoria superiore.
Dopo questa bella passeggiata di 180 km tutta su pista sabbiosa e in parte ciottolosa ne approfittiamo, ma proprio credete, ne approfittiamo davvero per sistemarci all’hotel di lusso
http://www.palissandrecote-ouest.com/accueil.php?lang=eng
Bellino bellino, adagiato sul canale di Mozambico, giusto segnalare che il mare a Morondava non è balneabile per via delle forti correnti, potremmo ripartire subito ma preferiamo una sosta giusto di un giorno non per vita marinera ma solo per un breve stop sulle lunghe spiaggie rosate. Con un volo interno siamo di nuovo a Tanà e da qui a Nosy Be, ahi, ci siamo, Nosy Be è sicuramente il luogo più turistico di tutto il Mada, lo
conferma il fatto che incontriamo subito tanti compagni di merende. Per evitare il caos turistico Agostiano abbiamo scelto una crociera in catamarano lungo un percorso che ci porterà a visitare principalmente l’arcipelago delle Mitsio, era questa la meta a cui tenevamo di più nel Mada marino del nord.
Partiamo dal porto di Hellville, l’unica cittadina a cui fa riferimento Nosy Be, prima tappa al parco marino di Nosy Tanikely e primo snorkling all’interno di un’imponente barriera corallina, la laguna è cosparsa di stelle marine giganti, il mare… nel tardo pomeriggio il Cat a vele spiegate si dirige verso Nosy Komba dove si ancora nella baia.
Al mattino sbarchiamo per visitare l’isola, di per sè è bellina, circondata da rocce al suo interno ci sono piantagioni di banane e un animato mercatino, la foresta ospita una colonia di lemuri per questo è anche chiamata ” Nosy komba l’isola dei lemuri”, ed anche l’isola più visitata, dal porto di Hellville dista soltanto 7 km.
Forse una giornata intera è pure troppa, comunque siamo su di un itinerario prestabilito, ripartiamo il giorno successivo, Nosy Komba non ci ha impressionato così tanto da metterla nel libro dei ricordi.
E’ il giorno dell’Arcipelago delle Mitsio 55 km da Nosy Be, molte isole e isolette per lo più disabitate, salpiamo presto verso Nosy Tsarabanjina, che in malgascio significa bella spiaggia, ce ne accorgiamo quando il Cat getta l’ancora in una baia dove la sabbia candida si specchia in un mare turchese, l’ isola è circondata da una barriera corallina intatta e da lagune con bassi fondali, in una splendida baia a forma di mezzaluna accoglie un’esclusivo resort per facoltosi clienti, cosa curiosa per guadagnare luce l’orologio segna un’ora in meno rispetto al resto del Mada. L’unico modo per visitare questa isola privata è esserne ospiti o in alternativa arrivarci con una barca, ma considerata la distanza non può essere una gita giornaliera, forse una base a Nosy Komba potrebbe essere giusta ma non abbiamo notato strutture, è comunque in mare che si vivono le più belle avventure, è un’acquario popolato da numerosissime specie di pesci, facilmente avvistiamo grandi mante, attorno a gli scogli dei “4fratelli” dove una moltitudine di uccelli nidificano lo snorkling è fantastico, non occorre essere sub per avvistare cernie, squaletti e un gran numero di barracuda.
Anche noi abbiamo messo l’orologio indietro di un’ora, ma questa splendida giornata giunge ugualmente al termine, facciamo rotta verso Nosy Mitsio o altrimenti Grande Mitsio oltrepassando le” canne d’organo”, una stramba formazione basaltica che fuoriesce dal mare e che ne ripete i disegni, il sole è già tramontato, l’ancoraggio come al solito è alla”ruota” in una baia protetta. All’indomani facciamo il giro dell’isola e sbarchiamo in una delle lunghe spiaggie, praticamente Nosy Mitsio ne è circondata, la spiaggia pù spettacolare è quella di Ampasindava, lunghissima e contornata da alte dune. L’isola è abitata soltanto da una comunità di pescatori dediti soprattutto alla pesca delle aragoste. Tutti a bordo, con una breve navigazione raggiungiamo Nosy Ankarea, un’altra perla dell’arcipelago dove è previsto lo sbarco per una escursione.
Ankarea è nota perchè il suo interno è ancora coperto da una foresta di baobab, dicono intatta perchè protetta dai “fady”, sarà anche vero, comunque sia è molto bella e ben tenuta diciamo che somiglia ad un giardino botanico, una bella spiaggia e un resortino “ecologico” composto da un piccolo accampamento di tende.
Ritorno a Nosy Mitsio per la notte, la cambusa nel frattempo è stata integrata da aragoste “pescate” con il portafogli.
Siamo al giro di boa diretti a Nosy Sakatia, la raggiungiamo dopo 6 ore di dolce far niente, Sakatia è chiamata l’isola delle orchideee per via di questi fiori che la ricoprono, c’è un villaggio molto piccolo e il solito resortino senza tante pretese, un’isola molto bella dall’aspetto primordiale, natura incontaminata, niente auto, niente strade, siamo molto vicino a Nosy Be soltanto un miglio le separa, restiamo in questo piccolo eden tutto il giorno.
Oggi andiamo a scoprire un’altra piccola perla chiamata Nosy Iranja.
In realtà, Nosy Iranja, o l’isola delle tartarughe è composta da due isole, Iranija be e Iranja Kely rispettivamente la grande e la piccola Iranja, su questa c’è l’omonimo resort le due “gemelle” sono collegate da una lunga striscia di sabbia bianca che emerge con la bassa marea, poco più di un km il tragitto da percorrere.
Lasciamo le spiagge bianche di Nosy Iranja e ripartiamo con rotta verso Baramahamay dove il Cat getta l’ancora nell’omonima baia,non riesco a prendere sonno, provo a contare i lemuri, ma niente, con i camaleonti va meglio, trascorro la notte con continui flashback di questo viaggetto ma non riesco a mettere insieme nulla, siamo al termine della crociera e della vacanza, al mattino visitiamo il villaggio noto per la costruzione di piroghe, ne avrei fatto anche a meno, sento che sta arrivando lui, il solito “magone”, rientro in serata a Hellville dove il giorno appresso inizia tutta la solita trafila che non voglio ricordare.
A casa è diverso sogno tutte le notti lemuri baobab e variegati camaleonti.
Passerà di sicuro, non appena mi verrà un’idea per la prossima gita..
*-)

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Ci sono 5 commenti su “Brevi cenni sul Madagascar

  1. come non lasciarti un commento anche qui….viaggio bellissimo a Nosy be….ops scusa……:-P….
    viaggio meraviglioso fuori dai circuiti turistici…grazie per tutte le dritte che dai come sempre….chissà…magari un giorno…..magari……

    le foto….brrrrrr…

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